8 settembre – Perez Esquivel scrive ad Obama

8 settembre – Una data che parla da sé

Mentre stavo per chiudere il PC, dopo aver deciso di non scrivere nulla sull’8 settembre troppo sconsolata dalle cattive notizie che arrivano da varie parti, ho letto della bella notizia della liberazione del giornalista de La Stampa Domenico Quirico.
Nulla invece su padre Dall’Oglio.
Aggiungo le prime parole di Quirico sulla sua prigionia:
“Ho cercato di raccontare la rivoluzione siriana, ma può essere che questa rivoluzione mi abbia tradito. Non è più la rivoluzione laica di Aleppo, è diventata un’altra cosa“: così l’inviato della Stampa,
Aggiorno il calendario di settembre a mia futura memoria e chiudo.
… e mentre decido di chiudere mi consento una ‘navigazione’ su facebook per vedere se s’è qualche reazione alla liberazione di Quirico (riuscirà a dirci qualche cosa sulla Siria?)
Trovo in una pagina della dott. Cremaschi la lettera ad Obama del premio Nobel per la pace che trascrivo, ringraziando la consigliera regionale per la pubblicazione e la traduzioni.

Lettera di Adolfo Pérez Esquivel, Nobel per la pace, al Presidente Obama

 Caro Obama

 Ascolta il grido che viene dal popolo! La situazione in Siria è preoccupante, e ancora gli Stati Uniti si ergono a gendarmi del mondo e pretendono di invadere la Siria in nome della libertà e dei “diritti umani”.

Il tuo predecessore G.Bush nella sua pazzia messianica ha strumentalizzato il fondamentalismo religioso per dare inizio alla guerra in Afganistan ed in Iraq. Quando dichiarava di parlare con Dio e che Dio gli diceva di attaccare l’Iraq, lo faceva perché “era ordine di dio esportare la libertà” al mondo.

 Hai detto, nell’ occasione dei 50 anni dalla morte del reverendo Luther King, premio Nobel per la pace, della necessità di completare il suo sogno “…un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.” Questo sogno fu la maggiore espressione della lotta per i diritti civili contro il razzismo nella prima democrazia schiavista del mondo. Luther King diede la sua vita per dare vita, e per questo motivo è un martire del nostro tempo. Lo uccisero dopo la marcia su Washington perché agiva con la disobbedienza civile contro la guerra imperialista contro il popolo del Vietnam. Veramente credi che invadere militarmente un altro popolo sia portare a compimento questo sogno?

 Armare i ribelli per autorizzare l’intervento della NATO non è un comportamento nuovo da parte del tuo paese e dei tuoi alleati. E non è una novità che gli Stati Uniti d’America pretendano di invadere paesi accusandoli di possedere armi di distruzione di massa, cosa che non risultò poi certa nel caso dell’Iraq. Il tuo paese ha appoggiato il regime di Saddam Hussein che utilizzò armi chimiche per annientare la popolazione curda e contro la rivoluzione in Iran e non ha fatto nulla per sanzionarlo perché in quel periodo era suo alleato. Il tuo paese pretende di invadere la Siria senza saper con certezza i risultati delle investigazioni che l’ONU sta attuando con l’autorizzazione dello stesso governo della Siria. Certamente l’uso delle armi chimiche è immorale e condannabile, ma il tuo governo non possiede alcuna autorità morale per giustificare un intervento armato.

 Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, sostiene che un attacco militare in Siria potrebbe portare ad una escalation del conflitto.

 Il mio paese, l’Argentina, attualmente alla Presidenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ha reso pubblica la sua posizione contro un intervento militare straniero nella repubblica della Siria rifiutando di diventare “complice di nuove morti”.

Papa Francesco ha chiamato il mondo a rendere globale l’impegno per la pace ed ha decretato una giornata di digiuno e di preghiera contro la guerra per il 7 di settembre ( al quale digiuno noi aderiamo)

 Anche il tuo alleato storico, la Gran Bretagna, si è rifiutato, almeno per il momento, di partecipare a questa invasione. Il tuo paese sta trasformando la “primavera araba” nell’ inferno della NATO, provocando guerre in Medio Oriente e scatenando il ladrocinio delle multinazionali.

 L’invasione che intendi mettete in atto aumenterà la violenza e la morte, aumenterà la destabilizzazione della Siria e della regione Medio Orientale. Quale è il tuo obiettivo? Robert Fisk, lucido analista, ha precisato che il vostro obiettivo è l’Iran e il contrasto alla costituzione dello stato palestinese; non è l’indignazione prodotta dalla morte di 100 bambini siriani che vi motiva ad intervenire militarmente. E proprio quando in Iran trionfa un governo moderato, in cui si possono costruire scenari di negoziazione pacifica verso i conflitti esistenti. Questa tua politica si rivelerà suicida per il tuo paese.

 La Siria ha bisogno di una soluzione politica, non militare. La comunità internazionale deve appoggiare le organizzazioni sociali che cercano la pace. Il popolo siriano, come ogni altro popolo, ha diritto alla autodeterminazione e a definire il suo processo democratico; e noi dobbiamo aiutarlo nella misura in cui ne ha bisogno.

 Obama, il tuo paese non ha l’autorità morale, né la legittimità, né la legalità, per invadere la Siria e nessun altro paese. E ancor meno dopo aver assassinato 220.000 persone in Giappone lanciando bombe di distruzione di massa.

 Nessun congresso del parlamento degli Stati Uniti può legittimare l’illegittimabile, né legalizzare l’illegalizzabile. In particolare tenendo conto di quanto disse un giorno il presidente del Nord America James Carter: Negli Stati Uniti non c’è un regime democratico efficace.

 Le intercettazioni illegali che il tuo governo utilizza ne confronti dei cittadini non sono efficaci dato che secondo un inchiesta pubblica ( Reuters) il 60% degli statunitensi è contrario all’invasione che intendi mettere in atto. Per questo ti domando: “Obama, A chi obbedisci?”

Il tuo governo è divenuto un pericolo per l’equilibrio internazionale e per il popolo degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti si sono trasformati in un paese che non può evitare di esportare la morte per mantenere la sua economia ed il suo potere. Noi non smetteremo di tentare di impedirlo.

 Io sono stato in Iraq durante i bombardamenti attuati dagli Stati Uniti negli anni 90, prima dell’invasione che abbattè Sadam Hussein. Ho visto un rifugio di bambini e di donne assassinate da missili telecomandati. “Danni collaterali” , dite.

 I popoli stanno dicendo “basta” alla guerra. L’umanità reclama la pace ed il diritto di vivere in libertà. I popoli chiedono di trasformare le armi in aratri, ed il cammino per attuare questo obiettivo è ”DISARMARE LE COSCIENZE ARMATE”.

Obama, ricorda che noi raccogliamo i frutti di quanto seminiamo. Ogni essere umano dovrebbe seminare pace ed umanità, soprattutto un Premio Nobel per la pace. Spero che non trasformerai il sogno di fraternità a cui anelava Luther King in un tormento per i popoli e per l’umanità.

 Ricevi il mio saluto di pace e bene

 Adolfo Perez Esquivel     Premio Nobel per la pace

8 Settembre 2013Permalink

7 settembre 2013 – A mia futura memoria. La storia giudiziaria di un cav

Una sintesi interessante.
L’articolo che trascrivo è tratto da: FORUM (359) Koinonia (6 settembre 2013)
http://www.koinonia-online.it
Convento S.Domenico – Piazza S.Domenico, 1 – Pistoia – Tel. 0573/22046
Lo riprendo dal sito www.ildialogo.org e ne riporto il link:
http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/elezioni/dibattito_1378490573.htm

La sentenza della Cassazione nel paese di Bengodi  di Domenico Gallo

Il deposito delle motivazioni della sentenza con la quale la Corte di Cassazione ha confermato la condanna di Silvio Berlusconi alla pena di quattro anni di reclusione, oltre al pagamento di una provvisionale di 10 milioni di euro all’Agenzia delle entrate, ha aperto una vera e propria breccia nella narrazione creata dai mass media dell’azienda-partito nella quale i fatti sono puntigliosamente cancellati e la realtà sostituita dalla favola del paese di Bengodi. Dove viene narrata l’epopea di un Cavaliere senza macchia e senza paura che combatte eroicamente per ridare la libertà ad un popolo oppresso dalle tasse e proteggerlo da una giustizia ingiusta che perseguita i galantuomini.

Questa realtà rovesciata è penetrata nell’immaginario di milioni di persone, ma ogni tanto la narrazione si inceppa.

I fatti sono duri a morire e gli sceneggiatori del reame di Berlusconi non sempre riescono a cancellarli. Qualche volta i fatti irrompono nella scena pubblica e squarciano il velo delle menzogne con le quali viene costruita una realtà parallela.

Il compito specifico della giurisdizione è quello di accertare i fatti nella loro cruda realtà e, per questa via, disvelare quei comportamenti illeciti che, altrimenti, resterebbero rigorosamente occultati. Il significato di una condanna è proprio quello di far emergere una condotta, un comportamento antisociale, in tal modo neutralizzandolo.

Una condanna passata in giudicato è una vera e propria sciagura perché illumina e cristallizza dei fatti che contraddicono radicalmente la narrazione degli sceneggiatori del regime di Arcore.

Anche questa volta il cavaliere è sceso in campo per cancellare i fatti. A caldo ha dichiarato che la sentenza “è fondata sul nulla”. E poi qualche giorno dopo ha firmato platealmente i referendum radicali ed ha dichiarato: “Non c’è nulla da fare se c’è un pregiudizio politico nei giudici. Sono in questa situazione per colpa di una parte della magistratura, Magistratura Democratica. Ho 41 processi alle spalle nei quali non sono riusciti ad arrivare ad alcuna condanna, così hanno deciso di avvalersi di un’altra strategia, sono diventati i padroni di tutti i collegi che mi hanno giudicato. Le condanne solo esclusivamente politiche, infondate e ingiuste, tese a un disegno preciso, eliminare l’ostacolo Berlusconi”.

Il mantra del pregiudizio politico questa volta ha raggiunto un nuovo stadio. Adesso non sono i pubblici ministeri che lo perseguitano o quei prevenuti dei magistrati milanesi. Adesso la piovra rossa ha ulteriormente allungato i suoi tentacoli: i magistrati comunisti si sono impadroniti di tutti i collegi che hanno avuto la ventura di giudicare il Cavaliere.

Peccato che la sentenza illumini delle vicende che appartengono alla dura sostanza dei fatti, e non è colpa dei giudici, né di alcun pregiudizio politico se i fatti smentiscono le favole che il regime di Arcore vuol dare da bere agli italiani.

Di questi fatti si dovrebbe parlare, si dovrebbero far conoscere agli italiani, invece delle chiacchiere della politica.

Con il deposito delle motivazioni sono i fatti a parlare attraverso le sentenza della Cassazione e le sentenze dei giudici del merito che la Cassazione ha confermato, riconoscendone la correttezza.

E i fatti ci parlano di una colossale operazione di uso illegale del potere economico, iniziata intorno al 1985 e proseguita, con modalità varie fino al 2003; ci parlano della creazione di una ragnatela di società off shore, volte a creare una interposizione fittizia attraverso la quale si gonfiavano artificialmente i costi dei diritti di sfruttamento delle opere cinematografiche acquistate dalle Major americane, al fine di creare una provvista enorme di fondi nero all’estero, sottratti ad ogni controllo, con l’effetto anche di realizzare una imponente frode fiscale, che è stata punita solo in minima parte. Ciò perché, sia i reati fiscali più risalenti, sia tutti gli altri reati collegati a questa vicende, come il falso in bilancio e l’appropriazione indebita in danno degli azionisti Fininvest-Mediaset, sono caduti in prescrizione, anche grazie ad una coraggiosa legge, varata dal governo Berlusconi che ha accorciato i tempi della prescrizione per i reati dei colletti bianchi.

Tutti questi fatti sono stati incontestabilmente accertati attraverso le indagini giudiziarie e sono puntigliosamente descritti nelle 208 pagine della sentenza della Cassazione.

Come in tutti gli accertamenti giudiziari, i fatti sono basati su prove, non su opinioni. Sono basati sulla documentazione bancaria acquisita all’estero che ha seguito le tracce dei passaggi di denaro fino a quando non veniva trasformato in contanti, su numerose prove testimoniali, su mail dal significato inequivocabile, su lettere e missive scritte dai protagonisti di queste vicende. Tutte prove che sono state analizzate, controllate, passate ai raggi x dai giudici del merito in contraddittorio con l’agguerrita difesa degli imputati.

Sostenere che la sentenza è basata sul nulla, significa dire che la realtà deve sparire perché turba la narrazione delle favole.

I fatti definitivamente accertati con la sentenza della Cassazione, devono essere inquadrati in un contesto in cui altre sentenze passate in giudicato hanno accertato (o quasi accertato per via della prescrizione) che i fondi occultamente accumulati da questo gruppo di potere sono stati utilizzati per illeciti finanziamenti a partiti politici (caso All Iberian), per corrompere giudici (Metta e Squillante), testimoni (l’avv. Mills), e ufficiali della Guardia di finanza.

Insomma le enormi risorse accumulate con “il giro dei diritti cinematografici” sono rientrate e sono state utilizzate a fini di potere per forzare le regole istituzionali ed inquinare la vita pubblica italiana.

Durante la sua seconda campagna elettorale Roosevelt pronunziò una frase memorabile: “il governo del denaro organizzato sarebbe altrettanto pericoloso del governo della delinquenza organizzata”.

A volte questi due fenomeni sono convergenti.

Domenico Gallo                                                       

pubblicato da il dialogo.org: Venerdì 06 Settembre,2013 Ore: 20:01 

7 Settembre 2013Permalink

4 settembre 2013 – Naturalmente tacciono

Io non sono una lobby

Il 26 luglio avevo segnalato in questo blog lo sconcerto provocatomi da un documento con una affermazione sorprendente distribuito dall’Ospedale di Udine. (Si veda Perplessità e preoccupazioni )

Ho consegnato una segnalazione in merito all’Ufficio relazioni con il pubblico dell’ospedale stesso e ne ho scritto all’assessore comunale di competenza. A distanza di più di sei settimana risposta zero.
Certamente ci sono le ferie, ma i responsabili dei servizi dispongono di sostituti … comunque io conto solo uno che sembra equivalere a nulla.

Ecco la segnalazione consegnata all’Ospedale di Udine

Non parlo né di me né di singoli casi a me noti ma espongo quanto potrebbe essere accaduto o accadere a tutti i neonati, figli di migranti privi di permesso di soggiorno, cui sia stato richiesto il permesso stesso per presentare la denuncia di nascita del figlio/a, per assicurargli l’atto di nascita. Se tale certificato dovesse mancare il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico. Nel comune di nascita non ne verrebbero infatti registrati né il nome, né la data e ora di nascita, né il nome dei genitori, né la cittadinanza (che, allo stato attuale, è quella dei genitori dato che viene attribuita secondo jus sanguinis).

Purtroppo se un migrante si trova in situazione di irregolarità non può corrispondere alla richiesta del documento di cui non dispone (ché se lo avesse non sarebbe irregolare) nemmeno se ciò comporti per il figlio il danno irrimediabile della mancata registrazione e la mancata iscrizione nei registri dello stato civile andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di chi che lo ha generato.

Nello scritto che segue cercherò di chiarire perché la richiesta stessa del permesso di soggiorno possa – anche se non ne consegue esplicito rigetto della domanda presentata–trasformare la richiesta della registrazione anagrafica in un rischio e quindi disincentivarne la presentazione.

Riferendomi a  quanto ho affermato constato che nel  dépliant intitolato : Guida rapida all’ospedale dove si citano esplicitamente l’Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine, la sede di Cividale del Friuli e di Gemona del Friuli alla voce ‘denuncia di nascita’ si precisa la richiesta del permesso di soggiorno, scrivendo:  “COSA SERVE: documento di identità valido di entrambi i genitori, se stranieri non residenti passaporto o permesso di soggiorno valido” .

Preciso che tale dépliant è stato consegnato in un reparto dell’Ospedale di Udine al signor Luca Peresson in giornata immediatamente precedente il 25 luglio quando me lo ha messo a disposizione.

Il proposito osservo che:

secondo quanto recita l’art. 7 della Legge 27 maggio 1991, n. 176 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo fatta a New York il 20 novembre 1989) “Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi”.

Tanto dovrebbe bastare a dissuadere dalla richiesta di un documento che, per il fatto di non esistere, diventa un ostacolo al soddisfacimento di un diritto fondamentale.

Fino al 2009 la legge italiana non prevedeva la richiesta del permesso di soggiorno o documento equipollente per lo straniero che registrasse la nascita di un figlio.

In quell’anno intervenne la legge 94 (cd pacchetto sicurezza) che modificò il Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” e  successive modifiche che al comma 2 dell’art. 6 impose la presentazione del documento un migrante ’irregolare’ non possiede per definizione..

Pochi giorni dopo l’approvazione della legge venne emanata una circolare definita interpretativa che consente ciò che la legge nega (Circolare del Ministero dell’interno n. 19 del 7 Agosto 2009) la cui applicazione, sebbene si tratti di strumento il cui valore è inferiore a quello di una legge, assicura la regolare registrazione anagrafica. Vi si legge infatti. “Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto”.

Non sia indifferente ricordare che il migrante in situazione di irregolarità non potendo assicurare al figlio il normale certificato di nascita gli causa danni irrimediabili (la impossibilità della tutela genitoriale, la difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie, l’impossibilità di iscrizione al nido, alla scuola dell’infanzia, alla scuola successiva a quella dell’obbligo e a tutti gli atti di stato civile che accompagnano il corso dell’esistenza in cui il certificato di nascita è richiesto) e nello stesso tempo espone se stesso al rischio di essere espulso quale ‘clandestino’ in costanza del permanere del reato di clandestinità introdotto dalla legge cd. Bossi Fini.

Il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC che ha il compito di preparare il Rapporto sull’attuazione della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza che viene trasmesso al Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza), oltre a far presente che la mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato avviene in violazione del diritto all’identità nonché dell’art. 9 della Convenzione di New York contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori, ricorda che ciò comporta un rischio anche per le partorienti. Infatti “il timore di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto ”sottraendosi a cure necessarie e cui hanno diritto.

Segnalo anche la relazione della proposta di legge 740 (allegata) che, prevedendo la modifica della norma in vigore, spiega nell’ampia relazione in premessa la situazione che ho sommariamente riportato nella mia segnalazione.

Non ho titolo alcuno per richiedere o proporre alcunché.

Solo la consuetudine all’esercizio dei miei doveri di cittadina nei confronti di soggetti privi di difesa – e spesso del tutto ignorati anche da chi dovrebbe assicurarne tutela – mi ha indotto a segnalare la situazione che ho descritto.

Non posso che augurarmi che i dépliant con il testo che ho trascritto vengano immediatamente corretti nella speranza che neppure un neonato abbia subito il danno della mancata registrazione o della sottrazione alla potestà genitoriale se già privo di certificato che tale genitorialità formalmente dichiari.

Una interrogazione parlamentare.

Nel frattempo sono venuta a conoscenza di una interrogazione parlamentare che puntualizza un altro aspetto –che a quello che ho più volte segnalato si connette – e che, per documentazione utile almeno a me, ricopio.

Rossomando – Al Ministro dell’Interno – per sapere – premesso che:

–             l’art. 7 comma 1 della Convenzione delle N.U. sui Diritti del Fanciullo,  ratificata dall’Italia con la legge 27.5.1991 n. 176, stabilisce testualmente: “Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della nascita, e da allora ha diritto a un nome, ad acquistare una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e ad essere allevato da loro”;

–             La Convenzione sui diritti del  Fanciullo introduce un vero e proprio diritto del fanciullo all’immediata “registrazione”, che nel nostro ordinamento consiste nella formazione dell’atto di nascita da parte dell’ufficiale di stato civile sulla base della dichiarazione di nascita effettuata da chi ha il dovere di farla;

–             Il vecchio Ordinamento dello stato civile (r.d. 9/7/1939 n. 1238) prevedeva, all’art. 67, che la dichiarazione di nascita fosse fatta nei dieci giorni successivi al parto dal padre o dalla madre, o dall’ostetrica o da qualsiasi persona che avesse assistito al parto (art. 70 e71), con un ampio intervallo temporale attribuibile alle difficoltà di collegamento esistenti all’epoca;

–             il vigente Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’Ordinamento dello Stato civile, emanato con D.P.R. 3 novembre 2000 n. 396, in attuazione della legge 15 maggio 1997 n. 127, ha previsto, all’articolo 30, un nuovo termine di tre giorni per le dichiarazioni fatte presso la direzione sanitaria dell’ospedale o della casa di cura  in cui è avvenuta la nascita, ma ha conservato il vecchio termine di dieci giorni fissato nella previgente normativa nel caso di registrazione della nascita presso il comune nel cui territorio è avvenuto il parto e nel caso in cui i genitori vogliano registrare il neonato nel comune di residenza (articolo 30, comma 7); 

–             il mantenimento del termine dei dieci giorni, oltre ad essere in contrasto con quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, potrebbe portare all’eventualità che le dimissioni della puerpera avvengano prima che la dichiarazione di nascita con contestuale riconoscimento sia stata effettuata, esponendo quindi il neonato al pericolo di divenire vittima della tratta di minori o di finire nel circuito delle adozioni illegali, anche attraverso falsi riconoscimenti di paternità-:

quali iniziative intenda assumere affinché i termini per la registrazione e il riconoscimento dei neonati vengano aggiornati ed uniformati a quanto indicato dall’art. 7 comma 1 della Convenzione delle N.U. sui Diritti del Fanciullo, ratificata dall’Italia con la legge 27.5.1991 n. 176, affinché i neonati non vengano dimessi prima che sia stata effettuata la dichiarazione di nascita, sia stato dato loro un nome e, se del caso, nominato un tutore provvisorio che ne risponda.

Roma, lunedì 5 agosto 2013

On. Anna Rossomando

4 Settembre 2013Permalink

3 settembre 2013 – Ritorno a casa

Dopo qualche giorno di assenza torno a casa. Mai mi era capitato di desiderare un tablet che non ho per restare collegata alla mia posta e ai siti poco noti, ma di cui mi fido, che pratico.
A Torino, dove mi ero fermata, non mi è capitato di trovare nemmeno un internet point.
Oggi i giornali riferiscono del messaggio di domenica scorsa del papa: un tentativo di costruire unità sulla richiesta di pace con il più nonviolento dei mezzi, il digiuno. Una richiesta che vorrebbe farsi planetaria.
Ci riuscirà? Intanto si segnala il successo dei parlamento inglese nei confronti della decisione di appoggio agli USA nell’iniziativa militare del primo ministro Cameron e i mezzi di informazione analizzano il no (eventuale ma, sembra, improbabile) del Congresso americano come un insuccesso personale del presidente Obama.
A questo punto l’iniziativa di più ampio respiro politico sembra essere quella del papa ed è buffo vedere tante persone che ne sono coinvolte ma, preoccupate dal respiro religioso che la cosa può assumere, dichiarano (il mio riferimento è facebook) il proprio consenso con un ‘sì, ma … io sono laico’ ‘e tuttavia..’.
Il vaticano ha pubblicato il testo del discorso del papa di domenica scorsa anche in arabo.
Ho visto con piacere che il parroco della parrocchia della mia zona lo ha appeso nell’atrio della chiesa accanto al testo italiano.
Cerco di farlo sapere agli amici arabi e soprattutto siriani. Ancora una volta … vedremo
Intanto ne metto il link. Non si sa mai che qualcuno lo legga e se ne serva.
http://www.vatican.va/holy_father/francesco/angelus/2013/documents/papa-francesco_angelus_20130901_ar.html

I tetti di Gradisca

Ne ho scritto il 13, 14, 15, 17, 18, 26 agosto. Oggi riprendo il comunicato che l’on Serena Pellegrino ha pubblicato nel suo sito. Mi avvalgo delle notizia diffuse da lei perché la so attendibile e soprattutto è entrata al CIE e si spesa in una difficile mediazione e ha coinvolto il sen. Luigi Manconi, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.
Per oggi non posso che riportare il comunicato di Serena del 31 agosto.

GRADISCA. Clandestini nuovamente sui tetti, è ancora bagarre al Cie di Gradisca. L’allarme è scattato mercoledì sera, quando un gruppo di una ventina di trattenuti all’ex Polonio ha forzato le barriere, riuscendo a uscire dalle vasche di contenimento e a salire nella zona già teatro delle proteste dei giorni scorsi.

 Almeno in due hanno tentato senza successo la fuga: uno di loro si è ferito in maniera non grave cadendo a terra nel tentativo di raggiungere il muro di cinta aggrappato a una sorta di fune rudimentale che ha cercato di agganciare alle sbarre. L’uomo non ha voluto desistere dal suo proposito (con gli agenti che avevano piazzato una scala per farlo scendere) quando la corda improvvisata ha ceduto facendogli compiere un volo di 4 metri. È stato soccorso dagli uomini del 118 e ricoverato al nosocomio di Gorizia, dal quale è stato dimesso facendo ritorno al Cie già durante la notte.

 Rovinosa caduta anche per un secondo straniero che non è riuscito a scavalcare le barriere per questione di centimetri. Non vi sono stati comunque scontri fra gli “ospiti” e le forze dell’ordine. Fonti interne alla polizia smentiscono con decisione, fra l’altro, la notizia secondo cui anche gli agenti sarebbero saliti sui tetti nel tentativo di riportare nelle camerate i “rivoltosi”. L’ordine della Questura al contrario è quello di controllare la situazione evitando il contatto fisico.

 I trattenuti hanno continuato a occupare il tetto per tutta la giornata di ieri, dichiarando di volervi rimanere a oltranza. Il “casus belli” della nuova protesta sono state le convalide di fermo per altri due mesi comminate dal giudice di pace nei confronti di 4 delle persone trattenute al Cie, una delle quali si trova all’ex Polonio da ormai 14 mesi.

 Altre persone colpite dal provvedimento hanno moglie e figli nel nostro Paese. Altri due avrebbero inoltrato senza successo richiesta di rimpatrio volontario.

 Torna quindi d’attualità il tema dei tempi di “detenzione” nei Cie, tempi che sono acuiti anche dalla lentezza e a volte negligenza con cui i Paesi d’origine di queste persone colpite da decreto di espulsione avviano le procedure di rimpatrio. «Non abbiamo prospettive», «La vita qui non conta più niente», «Siamo come cani, molto meglio il carcere».

Altri ospiti hanno persino chiesto il trasferimento in altri Cie. Nel frattempo il trattenuto algerino che aveva spaccato il naso a un operatore con un pugno al volto è stato processato per direttissima e condannato a sei mesi di reclusione. È stato tradotto a Gorizia, nella casa circondariale via Barzellini.

 Ieri sera l’onorevole Serena Pellegrino (Sel) ha svolto una nuova visita al Cie per proporre eventuali mediazioni. La nuova protesta è andata in scena proprio quando a Roma si è svolto un incontro fra i funzionari del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione e le Questure il cui territorio ospita un Cie. Sul tavolo le criticità di questi giorni e le possibili soluzioni operative.

CIE di carne
Rappresentano l’impegno più importante che mi sono data e che fallirà come molti altri miei impegni, ma non  voglio tralasciarlo: ci sono cose che si devono fare anche se destinate al fallimento.
Ne scriverò i prossimi giorni raccogliendo brandelli di informazioni che, negli anni, hanno costruito un dossier. Forse inutile ma ci tengo che resti.
Per ora solo una considerazione. I neonati per la cui registrazione alla nascita è prevista l’esibizione del permesso di soggiorno dei genitori svolgono la funzione dei CIE: servono ad identificare i genitori al fine di espellerli.
Che poi vi siano misure burocratiche che rendono difficile, o almeno rallentano, il processo nulla toglie alla vergogna di una legge che ci teniamo quasi con indifferenza.

3 Settembre 2013Permalink

27 agosto 2013 – Una gran signora

Sono riuscita a recuperare alcuni brani del discorso della ministra Kyenge al Sinodo valdese.
E’ possibile ascoltarlo integralmente dal sito di cui riporto l’indirizzo

http://vociprotestanti.it/wp-content/uploads/2013/08/serata-pubblica-intervento-Kienge.mp3

Vigilate, siate saldi, comportatevi da uomini e da donne”.
 L’intervento del ministro Kyenge al Sinododi Matteo Scali  Pubblicato il 27 agosto 2013

E’ diventata, probabilmente suo malgrado, un simbolo e ne è pienamente consapevole. E il suo è stato, per l’appunto, un discorso ricco di rimandi simbolici e di metafore. A cominciare dalla citazione di Martin Luther King e del celebre discorso al Lincoln Memorial Park, 50 anni fa. Quel discorso in cui vennero pronunciate le celebri parole: I Have A Dream.

Il suo sogno, la ministra Kyenge lo ha raccontato, con parole semplici di fronte a centinaia di persone che gremivano il tempio di Torre Pellice. “Sono colpevole di essere nera, di essere donna, di aver osato parlare di cose semplici, di essere nata all’estero, di essere nata in un a famiglia che non ho scelto, ma che è la mia famiglia. Mi chiedo se noi qui questa sera non dovremmo sentirci tutti colpevoli oppure, al contrario, sentirci protagonisti di un cambiamento. Tocca a noi scegliere se essere colpevoli o se contribuire a cambiare la cultura. In questo luogo a 2 giorni dai 50 anni dal discorso di Martin Luther King, io credo che dovremmo adattare quelle parole al presente”.

E la legge sulla cittadinanza si incrocia con il testo biblico, il secondo passaggio simbolico del discorso della ministra. “Io non ho scelto quello che sono – dice la Kyenge – sono arrivata in Italia perché volevo studiare e diventare medico. Ho scelto l’Italia, ho capito che era il luogo dove potevo continuare. Sono tanti quelli che come me hanno fatto questo percorso e meritano un’opportunità. Quando avevo due mesi fui salvata da un medico che per caso mi portò fuori dall’obitorio in cui mi trovavo per vedere se ero morta. Da quel momento la mia vita è cambiata, non sarei qui. Se ho avuto l’opportunità – sottolinea – di essere qui, studiare e fare quello che faccio, perché negarlo al prossimo?”

Ed è proprio “il prossimo” il centro del discorso della ministra. “Dire di voler bene al nostro prossimo come a noi stessi  – dice la Kyenge – bisognerebbe non fosse un atto di coraggio ma di normalità”.

Poi un ringraziamento importante verso la Chiesa valdese. “Ringrazio questa comunità anche per le lotte che ha sempre fatto: la lotta contro il razzismo e l’esclusione, contro il femminicidio, per i diritti civili. Credo che il mio mestiere sarebbe molto facile se avessi al fianco comunità e persone come voi, che riescono ad interpretare le parole integrazione, interazione, conoscenza dell’altro. Parole che ho sentito qui oggi. Conoscere l’altro è fondamentale e forse noi abbiamo bisogno di questo: abbiamo bisogno di conoscere chi abbiamo di fronte per capire che l’altro non è un pericolo”.

Ma l’altro non è solo una categoria astratta, qualcuno di incorporeo cui tendere. “Dobbiamo dare un’opportunità a noi stessi – dice la ministra – di fronte a voi non ci sono io ma la vostra immagine allo specchio e mi chiedo come potete fare del male a voi stessi quando vi guardate allo specchio. Il percorso per la cittadinanza parte di qui”.

Il percorso della cittadinanza ha occhi, carne, volti. Gli stessi che guardiamo quando siamo allo specchio ed è così che al centro di una standing ovation finale, la ministra si congeda con una citazione, insieme simbolo, metafora, sogno e citazione biblica (1 Corinzi 16, 13): “Vigilate, siate saldi, comportatevi da uomini e da donne”.

27 Agosto 2013Permalink

26 agosto 2013 – Il silenzio non è calato sul CIE di Gradisca d’Isonzo 6

Dichiarazione a margine della manifestazione avvenuta davanti al Cie di Gradisca d’Isonzo sabato 17 agosto

“Ieri, a Gradisca d’Isonzo, si è svolta davanti al CIE una manifestazione di sensibilizzazione, di pacifica protesta e di civile impegno. Come tale molti l’hanno sostenuta e condivisa.
Spiace però constatare che gli esponenti delle istituzioni regionali non abbiano potuto accedere al CIE. Come già da me più volte auspicato riteniamo sia essenziale che questi luoghi possano essere accessibili attraverso più semplici protocolli.
Ma quello che più mi preoccupa è che l’accaduto possa vanificare il processo fin qui sviluppato. E’ evidente che la nuova situazione di crisi all’interno del CIE deve essere ricomposta: coloro che ne hanno la competenza istituzionale si attivino quanto prima.”

NOTA MIA

Il 31 luglio sette consiglieri regionali erano entrati al CIE. Io avevo trovato al notizia nell’intervento su fb della consigliera regionale Cremaschi e ne avevo dato notizia nel mio blog del 15 agosto, raggiungibile anche da qui                   
Perché è intervenuto il rifiuto di ingresso per i parlamentari locali, i sindaci e i loro rappresentanti?

Link ad articolo de Il Piccolo 17 agosto

COMUNICATO STAMPA   20 agosto 2013

Alla riapertura di oggi della Camera dei deputati , la parlamentare Serena Pellegrino ha depositato proprio in queste ore un interpellanza urgente : il Governo spieghi quali politiche intende attuare per affrontare concretamente le continue situazioni di crisi al CIE di Gradisca d’Isonzo.

 L’interpellanza inquadra il problema nell’architettura normativa vigente e ne illustra gli sviluppi in ordine a palesi violazioni delle leggi italiane, delle direttive europee , dei principi umanitari e dei diritti universali, delle disposizioni contrattuali che regolano il rapporto tra Prefettura e cooperativa che gestisce il CIE.

 Pellegrino, oltre a ribadire la necessità di una revisione della legge italiana in materia di immigrazione, chiede un controllo regolare sulle condizioni attinenti il rispetto della dignità umana e delle norme igienico sanitarie all’interno della struttura di Gradisca d’Isonzo. Si rivolge al Ministro dell’Interno affinché le istituzioni competenti alle pratiche di identificazione dei trattenuti – in primis ambasciate e consolati – svolgano con maggior sollecitudine gli adempimenti necessari.

22 agosto
Nei giorni scorsi, dopo aver vissuto le vicende del CIE di Gradisca, da dentro e in un periodo dell’anno molto particolare in cui l’Italia intera sembra sopita, devo esprimere un sentito grazie e manifestare la mia stima nei confronti del Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, Luigi Manconi. Avendo saputo che mi stavo interessando in prima persona del CIE, mi ha contattato e mi sono relazionata con lui quotidianamente, ferragosto e domeniche incluse.
L’interesse e il modo in cui ha preso a cuore l’evento, ben aldilà di quanto la carica istituzionale chieda, ha dato a tutti la possibilità di sapere quanto sia uomo di grande valore umanitario.
Mai incarico istituzionale è stato assegnato così appropriatamente.
Grazie sen. Luigi Manconi

24 agosto

Prima di dirigermi verso il Comune di Gradisca, alla riunione congiunta indetta dal Sindaco, sono passata dal CIE.
Vengo a sapere che uno di loro è ricoverato in ospedale per aver ingerito un quantitativo eccessivo di psicofarmaci ma che per fortuna è fuori pericolo.
Comunico alla questura il mio arrivo, il senatore Francesco Russo di Trieste mi chiama ieri e mi chiede se è possibile entrare al CIE. Certo che si può entrare! tutti i parlamentari possono entrare! è curioso, è come se mi chiedesse il permesso. Effettivamente in questi giorni si è instaurato un rapporto con tutti, dai poliziotti, ai soldati presenti, agli operatori “in maglietta arancione”, agli “ospiti” – mi ostino a chiamarli così perché così vuole la legge e perché è così che dovrebbero essere considerati – che sembra familiare.
Rimango piacevolmente stupita. La prima telefonata istituzionale che ricevo dopo quindici giorni da quando ho denunciato i primi episodi e scopro che fa parte anche lui della commissione per i diritti umani: gaudio!
Arrivo al CIE. Mi annuncio al telefono e mi dicono che è già presente in struttura l’onorevole Gigli.  BENE!
Porto con me Matteo Negrari. Aspettiamo il Sen. Russo ed entriamo nelle “vasche”. Mi accolgono come se fossi una loro sorella. Una gioia indiscriminata. Lo stupore dei presenti è forte. Anche il mio.
Trovo pulito, in ordine, nel limite delle potenzialità della struttura, i vetri riparati la rete ripristinata.
La gabbia è di nuovo intatta.

Quante speranze, quante aspettative nei confronti della riunione di oggi.    Non voglio illuderli.
Con chiarezza gli dico che l’incontro di oggi non è risolutivo perché non è quello il luogo dove si decidono le sorti del CIE di Gradisca.
Arrivo in Comune, i ragazzi delle associazioni fuori! sempre fuori dal muro! Ma oggi è importante che ascoltino anche loro il pensiero degli amministratori. Gli dico di seguirmi.
Ottengo, senza grande difficoltà, la loro presenza. Ci siamo tutti.

La riunione congiunta a Gradisca, ospiti del sindaco Tommasini gli amministratori del comune di Gradisca, della provincia di Gorizia, della regione e della Presidente Serracchiani, ha evidenziato una voce unanime: il CIE va chiuso e la Bossi/Fini superata.

Le analisi sono chiare ed è evidente a tutti che è arrivato il momento di far sentire la propria voce.
Tutti i parlamentari presenti Brandolin, Malisani, Pegorer, Russo sono intervenuti – tranne Lorenzo Battista del movimento 5 stelle e parlandoci successivamente capisco che proprio l’argomento gli è poco chiaro.

Il CIE questo sconosciuto. Per tanti, molti, troppi in Friuli il CIE è sempre stato un universo sconosciuto.

Il mio intervento: narro in parte quanto accaduto in queste due settimane ma mi addentro subito su chi e che cosa può essere fatto.
Chi può incidere sulle sorti del CIE di Gradisca: Viminale, Prefettura a cui fa riferimento la Questura, l’ente Gestore.

Il Parlamento è l’organo di controllo e può legiferare.
Regione, Provincia e Comune hanno il compito di vigilare, tutelare e far emergere le criticità del proprio territorio.
Ecco perché in tutti questi anni ognuno, una volta interrogato ha detto: “non è di mia competenza”.
Ma ora, tutti al tavolo, per dichiarare e far valere la propria posizione e il proprio pensiero.
Questa volta credo che ci siano le persone giuste a ricoprire i ruoli giusti.

La due giunte, comunale e regionale, hanno elaborato di concerto una nota da inoltrare al Governo.
E finalmente oggi la finestra si è aperta.
Un altro piccolo passo.

Nota mia – Una preghiera a Serena
Non dimenticarti, non far dimenticare l’esigenza di far riferimento anche alle norme del pacchetto sicurezza.

Non si dica solo eliminiamo/rivediamo la Bossi Fini. Il pacchetto sicurezza voluto dal Ministro Maroni aggiunge altri disumani  e incostituzionali elementi.
Prima che mi si contesti l’attributo di incostituzionali ricordo che la norma che prevedeva il rifiuto della registrazione dei matrimoni (unitamente a quella che ancora prevede il rifiuto della registrazione delle nascite, che si trova alla lettera g del comma 22 dell’art. 1 del pacchetto sicurezza) è stata cancellata dalla Corte costituzionale con  sentenza n. 245 del 20 luglio 2011 (depositata in cancelleria il 25 luglio 2011).
Serena, chiedere al padre e/o alla madre il permesso di soggiorno che non  hanno perché manifestino la loro condizioni di irregolari (e conseguentemente possano essere espulsi) significa fare del figlio il CIE vivente dei genitori
Così ho scritto a Serena.
Aggiungo che ne ho già scritto in questo blog  
Poiché mi si è detto (ed è questione su cui dovrò tornare che ‘chiedere il permesso di soggiorno o in alternativa altro documento’  lascia al migrante irregolare libertà di scelta, ricordo che il titolo della sentenza dell’Alta Corte  suona “Illegittimità costituzionale dell’art. 116, primo comma, Codice Civile, per richiesta esibizione del permesso di soggiorno ai fini del matrimonio”.
Non sempre la cura grammaticale di burocrati, ideologicamente orientati o meno essi siano, è utile a capire.

26 Agosto 2013Permalink

18 agosto 2013 – Era quello che temevo 5

Una nota di Serena Pellegrino scritta nella notte del 18 agosto.

Alla manifestazione di questo pomeriggio svoltasi davanti al CIE di Gradisca, a cui non ho partecipato ma che come altri ho sostenuto per la sua forma di solidarietà verso le parti coinvolte, hanno partecipato gruppi eterogenei.
 Rappresentanti del consiglio regionale, provinciale di Gorizia e di diversi comuni erano presenti nella loro veste istituzionale. Secondo quanto mi è stato riferito da fonti più che accreditate, i fatti per come si sono succeduti non potevano che far esplodere, come ho più volte ripetuto, la pentola a pressione. Mi era stato annunciato che alcuni “antagonisti” i cosiddetti disobbedienti si stavano preparando a partecipare alla manifestazione.
Quanto imposto dalla questura come misura cautelativa per la buona riuscita della manifestazione non è stato seguito e nel frattempo all’interno del CIE gli “ospiti” sono saliti nuovamente sul tetto!!!

 Due telefonate, la prima con il dirigente della questura poi con Matteo Negrari mi hanno permesso di sapere come si sono svolti i fatti.
 Per accedere al tetto hanno di nuovo spaccato il vetro/plexiglass che funge da separatore tra l’ultima vasca e l’esterno, mettendo a rischio, in primo luogo la loro incolumità fisica e successivamente la loro credibilità; io mi auguro che tutto continui a procedere nel verso che abbiamo imboccato quest’ultima settimana.
 La scorsa volta che erano sul tetto avevo trascorso buona parte della nottata con loro e solo all’indomani ero riuscita a persuaderli a scendere perché andavo dal Prefetto con i loro desiderata.
 Ma noi sappiamo bene cosa pretendono: la riduzione del periodo di permanenza nella struttura da 18 a 6 mesi, ma si sa anche che è una misura che non può certo essere presa nell’immediato né tantomeno dal Prefetto.
 La mia più grande preoccupazione ora è l’incolumità di tutti gli “ospiti”. Non possiamo dimenticare che è ancora in ospedale, in coma farmacologico, il marocchino che lunedì notte è caduto dal tetto cercando di scappare.
 E’ arrivato il momento che gli organi preposti intervengano nell’immediato, il Parlamento poi dovrà fare il suo.

Aggiungo

Certamente ‘il Parlamento dovrà fare il suo’ ma dovrebbe farlo anche chi si muove nella società più o meno civile, purtroppo talvolta strumentalizzando sentimenti e confusione mentale a proprio vantaggio.
La causa prima di quanto è successo è la pessima gestione del problema migratorio che crea situazioni di disperazione e rabbia.
Adoperare la rabbia altrui a vantaggio della propria immagine non serve a nulla ma è pratica quotidiana e non solo in questo caso.

18 Agosto 2013Permalink

17 agosto 2013 – I diritti umani non vanno in ferie 4

Non so come ciò che è accaduto verrà riportato dalla stampa ma nei prossimi giorni non avrò tempo  per analisi e nemmeno il modo di documentarmi.
Mi garantisco quello che posso ancora registrare.

Al CIE di Gradisca un piccolo passo verso la “normalità”:

 I DIRITTI UMANI NON VANNO IN FERIE

 Rientrando a Gradisca, dopo un paio di giorni di assenza, la calma sembra tornata. 
 Alcuni materassi però sono ancora sistemati sopra il tetto; mi auguro ancora per poco perché all’idea che qualcuno possa di nuovo salirci non può che tenerci in allerta.
Arrivo, annunciando preventivamente che dopo la mia visita avrei tenuto una conferenza stampa nel piazzale antistante.
 Mi aspettavano.    La Prefettura avvisata.   Tutto regolare.    Nessun blitz.
 La collaborazione prima di tutto.

 Sapevo che oggi, con ogni probabilità, avrebbero restituito i cellulari: prima grande conquista dopo i colloqui tenutisi prima con gli “ospiti” e poi con il Prefetto e il Questore -dopo due anni di misura straordinaria direi che può essere definito un grande risultato per loro.

 Una volta dentro sono stata dissuasa dall’entrare a dialogare con loro: avevano avuto rimostranze nei miei confronti nei giorni precedenti, ma non mi faccio intimorire.

 Il dialogo e la fiducia per aver mantenuto la parola, prima di tutto.

 La diffidenza e il timore che io possa essere come tanti altri che fanno la visita e poi…chi li vedi più sono altissimi, ma quanto accaduto oggi rischia di valere più di mille carte scritte.

 Il ripristino della mensa, dal momento che necessita di lavori di manutenzione, non potrà essere agibile prima di una settimana.
 La cosa non mi turba. Loro lo sanno e mi auguro che sappiano attendere.  Entro.

 Mi accolgono, insospettatamente, con atteggiamento positivo.

 Sono contenti. Sembravano bambini. Piccoli pezzi di libertà. Poter comunicare e ricevere comunicazioni: impagabile! Parlare con la famiglia, ma soprattutto poter ricevere telefonate, perché l’uso del telefono pubblico per parlare con l’esterno non gli era mai stato negato.

 Mi trattengo qualche minuto con loro e mi dicono che hanno visto tutte le trasmissioni televisive, che sono contenti che si parli di loro, ma le richieste che avanzano di continuo sono l’impegno di diminuire il numero di mesi di “trattenimento” (perché è così che bisogna chiamarlo senza paura) da 18 a 6 mesi.

 Effettivamente, a parte alcuni casi e da quanto sostiene il Questore, parrebbe sia così.

 Prima di andare via, una raccomandazione: sono con voi se voi siete rispettosi…non posso dire delle regole, perché le regole NON CI SONO!!!
 Vengono decise di volta in volta e la cooperativa al suo interno deve fare di tutto perché venga rispettato. In ultimo, come extrema ratio, interviene la polizia.
 Mi auguro che mantengano la parola data.

 Nel frattempo sul piazzale antistante mi aspettano numerosi i giornalisti per la conferenza stampa.
 Perché una conferenza stampa il 16 agosto: perché i diritti umani NON VANNO IN FERIE!
 …e diventa lo slogan della conferenza…

 Intervengono tutti, tutte le associazioni che i questi anni hanno operato perché il CIE potesse diventare qualcosa di umano, la tenda per la pace. l’associazione laciasciateCIEntrare, il centro Balducci e molti altri. Qualcuno mi chiede: e la Bossi/Fini? ha fatto acqua da tutte le parti, la mia risposta, e quando una norma è palesemente sbagliata, bisogna avere il coraggio di cambiarla.

 Alla riapertura della Camera questo deve essere uno dei prossimi impegni. Il PD in questi giorni, per bocca della nostra Presidente, si è sbilanciato con dichiarazioni aperte.
 Ora dobbiamo continuare con i fatti: Senza Paura!
 Unico vero dispiacere: che si voglia con determinazione farmi apparire, in una diatriba tra guardie e ladri, dalla parte dei ladri.
 La difesa delle forze dell’ordine rimane in capo alla destra.
 Ma capiamoci. Qui, e cito don Di Piazza, nessuno vuole il CIE.

 La mia posizione è netta.
 Siamo lì per tutti, dai cittadini di Gradisca che subiscono sul loro territorio situazioni di forte anomalia e disagio, alle forze di polizia che anziché impegnarsi sul territorio sono costretti presidiare un luogo che, di fatto, non dovrebbe essere presidiato, agli operatori della cooperativa che non percepiscono lo stipendio da molti mesi e, ultimi nella catena perché non sostenuti da alcuna istituzione ufficiale a differenza di tutti gli altri, i “rifiuti” della società: gli immigrati irregolari.

 D’altronde chi vuoi che li voglia degli ex delinquenti, stranieri per di più, o dei senza diritto in un momento in cui la crisi morde qualsiasi settore? Meglio disfarsene e relegarli in una struttura fino a 18 mesi. O fino a quando lo stato d’origine dà l’ok per il rimpatrio – la loro “casa” – da dove, gioco forza, riprenderebbero lo stesso percorso.

 Ed è un cane che continua a mordersi la coda: ma i diritti umani NON VANNO IN FERIE!

Il mio commento pubblicato su facebook

Grazie Serena! e ti prego di ricordare che nessun diritto umano va in ferie, né quelli di chi li urla dai tetti né quelli di chi può solo affidarli alla civiltà consapevole di altri.
Ancora una volta ti ricordo i bambini cui la legge nega l’appartenenza a un ordinamento giuridico. Sono i figli degli immigrati irregolari che, per  registrarne la nascita, dal 2009 devono presentare il permesso di soggiorno che non hanno. E’ una norma che è stata pensata – sulla pelle di neonati (ma si può immaginare una vigliaccheria peggiore?) – per facilitare l’identificazione e l’espulsione dei padri.
I figli diventano il loro CIE!
Il fatto che possa non essere applicata non cancella la vergogna e il pericolo di una simile norma.
Hai firmato la proposta di legge 740 la cui approvazione – che rimedierebbe questa situazione – non comporta oneri per lo stato. Mettila nel ‘pacchetto’ delle questioni che tratterrete in parlamento.
“Filo spinato
Tu scrivi dell’uomo nel lager
io – del lager nell’uomo
per te il filo spinato è all’esterno
per me si aggroviglia in ciascuno di noi
– Pensi che ci sia tanta differenza?
Sono due facce della stessa pena”.
(Ryszard Kapuściński)

ore 23
Gradisca (GO) – La mobilitazione di fronte al CIE. I migranti lanciano bozzoli e psicofarmaci dall’interno: la prova delle violenze

17 Agosto 2013Permalink

15 agosto 2013 – CIE e ferragosto 3

CIE di Gradisca: Una parlamentare …

Il 13 e 14 agosto ho riportato nel mio blog (e come potevo trasferito su facebook)  i comunicati e le frettolose note dell’on. Serena Pellegrino che anche oggi ha pubblicato una notizia nel sito che si è costruita e a cui rimando per il futuro (www.serenapellegrino.it). Comunico comunque che domani alle 11.45 terrà una conferenza stampa a Gradisca nel piazzale antistante il CIE.
Non sono l’addetta stampa di Serena e l’ho fatto perché era l’unico modo di proporre una voce dall’interno che è stata indubbiamente enfatizzata dall’emergenza della situazione ma di cui nessuno ha potuto soffocare la visibilità.
Però Serena si è messa in gioco e di ciò le va dato onore anche per aver sollevato la voce del senatore Manconi, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.
Non era mai successo e speriamo abbia un seguito.
Il CIE è là – se non vado errata – dal 2006, impenetrabile all’esterno ma non a chi (parlamentari e consiglieri regionali) ha un ruolo per potervi entrare, ruolo che da allora non è stato esercitato o almeno non lo è stato con efficacia.

CIE di Gradisca: …e sette consiglieri regionali

Il 31 luglio i consiglieri regionali Cremaschi, Codega, Dal Zovo, Gratton, Moretti, Pustetto, Travanut hanno presentato, a seguito della visita di alcuni di loro al CIE, l’interpellanza n. 10 di cui riassumo, collegandola per una lettura completa,  i  termini essenziali:
–        eterogeneità delle presenze dal punto di vista della classificazione amministrativa;
–        situazioni di fragilità e vulnerabilità psichica che necessitano di interventi socio sanitari non attuabili dentro un sistema di contenzione;
–         e, cito, “anche le forze dell’Ordine ritengono scarsamente tutelante la situazione sia per le persone trattenute, sia per gli operatori deputati a mantenere le norme di legge, tanto che lo stesso Sindacato di Polizia è intervenuto con numerosi comunicati”.

In definitiva  i consiglieri firmatari, prima di porre le ovvie domande alla giunta,  constatano come : “si ponga un problema umanitario, un problema di diritto ed un problema di efficacia”.
Nulla è accaduto nel consiglio regionale prima dell’intervento dell’on. Pellegrino cui ha fatto seguito (13 agosto) un comunicato stampa di Gianni Torrenti, Assessore all’istruzione, università, ricerca, famiglia, associazionismo, cooperazione, cultura, sport, relazioni internazionali e comunitarie, che qui collego per una eventuale lettura.

Non ho trovato invece comunicati personali della Presidente della Regione salvo qualche brandello di interviste, spero correttamente riportato, in cui chiede la chiusura del CIE.
Mi sembra poco e generico.  Continuerò a cercar di capire soprattutto se la Presidente della Regione, al di là degli auspici, si rende conto che – anche se il CIE venisse chiuso- questi migranti ora e per un futuro non so quanto lungo sono qui e che ci si deve far carico nell’esercizio delle proprie funzioni, partiti di riferimento consentendo o meno, anche dell’ora e del ‘qui’.

Le appartenenze dei consiglieri interpellanti
Volutamente non le collego ai singoli nomi: ci sono 4 Pd, 2 SEL, 1 M5S. Quello che mi interessa è l’eterogeneità delle appartenenze che segnano il rispetto dell’art. 67  della Costituzione (che vale anche per i Consiglieri regionali) “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Poco dopo la formazione del governo Letta c’era stata una stupida polemica in merito (ma poiché le cose stupide hanno successo me ne ero molto –e ancora lo sono –preoccupata).

Ha vinto Erode?

Ora spero che chi se ne ricorda sappia, nell’ambito delle proprie funzioni e con trasparenza, stimolare interventi efficaci non dimenticando la legge che nega ai neonati –figli di immigrati irregolari – il certificato di nascita.
Come ricorda la proposta di legge regionale n. 740, che potrebbe rimuovere questa infamia, è una riforma che non costa nulla (ma cui non sembrano attenti nemmeno i proponenti).
In questo periodo mi interesso di certi antichi miti e mi viene in mente un precedente: il re Erode decise di far ammazzare tutti i bambini di Betlemme per essere certo di liberarsi di uno che gli sfuggì. Nel 2009 il ministro Maroni volle minacciare alcuni bambini per spaventare i migranti e ottenere il consenso di chi si crogiola in una cultura xenofobo razzista. Gli è riuscito?

16 agosto – mattino presto
Trascrivo la segnalazione di un articolo che ho ricevuto e, pur trovandolo molto pertinente, ora non ho tempo di commentare. Ma se qualcuno legge…
http://www.famigliacristiana.it/articolo/bari-al-cara-si-violano-i-diritti-umani.aspx

Un po’ più tardi
http://www.cronachediordinariorazzismo.org/2013/08/in-coma-luomo-caduto-dal-cie-di-gradisca-chiudere-subito-i-cie/

E ancora, dopo una telefonata di Serena

Scritto su fb
Cara Serena, l’adesione dei movimenti è importante ma, ti prego, non dimenticare di essere una parlamentare. Agisci anche sulle regole. Troppi pensano che l’urlo basti.
Ho letto che è stata ritirata la circolare che negava l’uso del cellulare.
 E’ una misura importante e il non piccolo successo va a tuo merito.
Mi hai detto che avevi concordato con il prefetto anche la possibilità dell’uso della mensa per i pasti (i detenuti mangiano in cella) e l’uso di un campetto di calcio.
Forse ai fautori del tutto o nulla sembrerà poco ma ogni misura per umanizzare è un passo,  purché sia un passo e non l’ultima sosta davanti a una porta chiusa. Hai aperto uno spiraglio. Continua, se potessi mettere il piede nella fessura per non far chiudere quella porta lo farei.
Speriamo e attendiamo con trepidazione lo scioglimento della prognosi per il cittadino del Marocco in coma farmacologico.

 

15 Agosto 2013Permalink

14 agosto 2013 – Dalla nota facebook di Serena Pellegrino, deputata 2

Il mio commento

Ormai da anni scrivo nel mio blog, e poi su facebook, che per la questione immigrati in generale – e non solo per quella punta dell’iceberg che è il CIE – occorre un impegno di tutti i livelli istituzionali, non solo e non tanto per dire – o peggio strillare a proprio onore e gloria di protagonisti della protesta – qualche cosa di ciò che non va.

Ora ce lo dice una parlamentare che si è trovata ‘dentro’ e soprattutto ‘con’.

Altri che esercitano con responsabilità ed onore attività assistenziali si trovano ‘con’, ma non sanno (o non vogliono) affrontare i problemi dei diritti degli stranieri a livello normativo. Sembra siano timorosi di affrontare i livelli istituzionali di responsabilità che devono essere esercitate e per essere esercitate devono essere pubblicamente stimolate in forma responsabile.

All’intervento consapevole e responsabile di Serena Pellegrino si è unita -da Roma- la voce del sen. Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani del Senato. E’ un legame di continuità e coerenza importante che merita consenso e attenzione.

Una sola nota cui ci tengo moltissimo: Serena Pellegrino chiede al governo e alla maggioranza parlamentare di cancellare la Bossi Fin e il reato di clandestinità (certamente un nodo fondamentale della questione).
Per favore Serena non dimenticare il successivo ‘pacchetto sicurezza’ (94/2009) che aggiunge altre abiezioni arrivando a scatenare il disprezzo per i padri ostentato – e condiviso da molti – sui figli neonati e negando loro il certificato di nascita. Oggi quei neonati non hanno voce per esprimere una protesta che altri possa ascoltare – e magari strumentalizzare – ma i loro diritti sono stati radicalmente calpestati.

Non dimentichiamoli e … grazie  all’on. Serena e al sen. Luigi Manconi. Continuate così.

Ora vedremo che ne seguirà .

Serena Pellegrino –  …Oggi è l’Altro giorno e voi, “papaveri”, dove siete stati…

 Dopo aver lasciato, ieri sera, il CIE con l’accordo del dirigente della Questura che gli “ospiti” avrebbero potuto rimanere fuori nelle “vasche” c’è stato da parte loro un sospiro di sollievo. Prima di andare via gli ho detto che la nostra fiducia nei loro confronti era totale.

 Un gruppo, il più nutrito, motivato e attento voleva discutere delle regole, alcuni mi chiedevano di poter intervenire su loro situazioni personali, altri ancora erano in disparte.

 Un paio, i sedicenti siriani, mi chiamano in parte per perorare la loro causa. A tutti dico che il mio compito è quello di promuovere il benessere di tutti all’interno della struttura e che chiedo loro solo di essere rispettosi del luogo, di non rompere più nulla, perché, con il denaro che necessita per riparare i danni, potrebbero avere altri benefici, come ad esempio le macchinette per il caffè all’interno delle loro stanze.

 Gli faccio mille raccomandazioni, mi sembrava di rivolgermi a dei figli. Ho fatto anche l’esempio di loro come padri nei confronti dei loro figli. La sensazione che queste persone non conoscano più un gesto d’attenzione e d’ “amore” da tempo illimitato è grande.

 Fiduciosa, anche se preoccupata, li ho lasciati.

 Questa mattina vengo raggiunta da una telefonata e vengo a sapere che due degli “ospiti” sono stati ricoverati a seguito di una caduta. Chiamo immediatamente il Prefetto che mi conferma che purtroppo la notizia è vera e che uno dei due versa in gravissime condizioni: è caduto mentre cercava di saltare dal tetto mancando la presa successiva, precipitando così a terra con la testa e che ora si trovava all’ospedale di Cattinara a Trieste sotto operazione chirurgica, mentre il secondo, dopo aver cercato di realizzare una cosiddetta fune tibetana, è scivolato riportando delle contusioni alle gambe.

 Quest’ultimo, nulla di grave.

 Mi comunica che proprio quello più grave era lì da pochi giorni, che aveva già ricevuto i documenti ed era prossimo al rientro nella sua patria. Ed è quindi proprio questo uno dei più gravi motivi per cui queste persone rischiano la fuga, perché nella loro terra non vogliono tornare: non hanno nulla da perdere!

 Che responsabilità enorme pesa sulla testa di noi occidentali che, dopo aver depredato le loro terre, li abbiamo introdotti nei nostri paesi a fare i mestieri meno appetibili e ora, dal momento che non ne abbiamo più bisogno li “rottamiamo”, parola molto di moda ultimamente…

 Per fortuna quanto accaduto nella notte non inficia il fatto che il Prefetto mantenesse la sua motivazione a procedere con il ripristino delle misure concordate assieme.

 Chiamo Galadriel Ravelli e Matteo Negrari e li avviso dell’accaduto.

 Ci facciamo numerose telefonate e concordiamo assieme che non sia il caso di tornare al CIE per non allertare gli “ospiti” che molto probabilmente non erano al corrente di come stesse il loro “compagno”.

 Mi arrabbio davvero perché dopo aver trascorso ore e ore all’interno della struttura proprio perché la mia preoccupazione più grande era quella che potesse succedere un incidente dal tetto, accade esattamente così.

 Mi tengo costantemente aggiornata, anche perché l’assessore regionale Torrenti annuncia il suo incontro con il Prefetto.

 Il mio timore è che il lavoro di mediazione di questi giorni potesse essere vanificato da questo incidente e che il Prefetto, nell’ottica dell’emergenza, tornasse sui suoi passi, facendo pagare a tutti l’errore di un singolo.

 A dire la verità il Prefetto non solo non revoca il provvedimento, sebbene il giorno prima abbia dimostrato di essere intransigente sulla questione, ma addirittura premia i suoi ospiti, redigendolo oggi stesso.

 Mi stupisco ma, ovviamente, mi rallegro per la buona tenuta dell’accordo.

 Nel frattempo mi giungono telefonate che mi dicono che i due “ospiti” non erano particolarmente in sé quando li vedono scappare, e qualcuno azzarda qualche ipotesi.

 Prendo queste informazioni con le molle. Tutto dovrà essere verificato dalle autorità preposte.

 Mi assicuro che i familiari siano stati informati e mi viene garantito che l’ambasciata è stata messa al corrente dei fatti.

 Nel corso della giornata vengo raggiunta telefonicamente dal sen. Luigi Manconi, presidente della commissione Affari per i diritti umani e mi chiede di riferirgli quanto accaduto nel dettaglio e di tenerlo aggiornato sugli sviluppi. Mi comunica che, oltre al suo immediato interessamento, è prevista la visita della commissione al CIE proprio il prossimo 9 settembre. 

 La cosa più strana? dopo aver trascorso tre lunghissimi giorni e notti a stretto contatto con la struttura e i suoi ospiti, dopo aver denunciato a tutti gli organi di stampa quanto stesse accadendo, nessuna delle autorità locali si è preoccupato di fare una chiamata fino ad oggi; solo qualcuno ieri ha dichiarato: “vediamo gli sviluppi…”.

 Ecco gli sviluppi.

 Capisco che siamo in agosto, capisco che le istituzioni sono chiuse…ma i diritti dell’umanità non possono certo andare in ferie, mai.

 ______________

 CIE GRADISCA, 13 agosto 2013

 SITUAZIONE NUOVAMENTE GRAVISSIMA: DUE IMMIGRATI FERITI, UNO E’ MOLTO GRAVE

 SERENA PELLEGRINO RIFERISCE AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE PER LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI SEN.MANCONI

 La situazione al CIE di Gradisca d’Isonzo ha improvvisamente e nuovamente fatto scattare allarme e tensione: la notte scorsa due persone, presumibilmente in un tentativo di fuga, sono rimaste ferite, una molto gravemente, e sono ricoverate all’ospedale di Cattinara di Trieste e all’ospedale civile di Gorizia.

 ” Il ministero dell’interno intervenga immediatamente prima che succeda una nuova tragedia”: lo afferma la deputata di Sel Serena Pellegrino che da giorni segue la vicenda del CIE di Gradisca d’Isonzo. Pellegrino è stata in queste ore chiamata dal sen.Luigi Mancone, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, per un aggiornamento sulla situazione.

 ” È ora – continua la deputata di Sel – che il governo, e la strana maggioranza che lo sostiene, si occupino di rivedere le politiche di immigrazione cancellando la Bossi-Fini e il reato di clandestinità.

 Un paese civile non può più accettare questi centri di detenzione, vere e proprie galere senza le minime condizioni umane, che chiamiamo Cie. La regione Friuli Venezia Giulia , oltre a dichiararsi contro il permanere del Centro, assuma iniziative più specifiche in ambito politico e si affianchi più concretamente a coloro che si stanno battendo per la revisione normativa”

 on. Serena Pellegrino

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 CIE GRADISCA: ON. SERENA PELLEGRINO (SINISTRA E. LIBERTÀ),

 SITUAZIONE GRAVISSIMA      INTERVENGA ALFANO

 La situazione al CIE di Gradisca d’Isonzo è gravissima come dimostrano i due feriti di questa notte ricoverati al Cattinara di Trieste e all’ospedale di Gorizia. Il ministero dell’interno intervenga immediatamente prima che succeda una tragedia.

 Lo afferma la deputata di Sel Serena Pellegrino che da giorni segue la vicenda del CIE di Gradisca d’Isonzo.

 È ora, continua la deputata di Sel, che il governo, e la strana maggioranza che lo sostiene, si occupino di rivedere le politiche di immigrazione cancellando la Bossi-Fini e il reato di clandestinità.

 Le politiche di questi anni hanno prodotto solo tragedie e morti, senza minimamente risolvere il problema. Un paese civile non può più accettare, conclude l’on. Pellegrino, questi centri di detenzione, vere e proprie galere senza le minime condizioni umane che chiamiamo Cie.

 Lo rende noto l’ufficio stampa

 Roma 13 agosto 2013

Segue il link al comunicato del sen. Manconi che avevo aggiunto ieri pomeriggio al mio scritto di ieri.

ore 11 Il comunicato Ansa. Giornalisti?
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/08/13/Tenta-fuga-Cie-ferito-gravemente_9154655.html

 

14 Agosto 2013Permalink