13 maggio 2011 – Nel sonno della ragione spunta un vescovo sfrontato …

Un’amica mi segnala-  tramite facebook – un passaggio di un articolo di un quotidiano locale in cui si legge:

“ Ma se le critiche di D’Alema parevano prevedibili, la vera notizia della giornata è l’ingresso nell’arena elettorale di monsignor Crepaldi, un vescovo sempre attento alla politica – ha anche scritto il manuale del buon politico cattolico – e criticato da alcuni proprio per questa attitudine. Oggi Crepaldi ha invitato i cristiani a votare per chi appoggia i valori della Chiesa perché “non è lecito al cristiano appoggiare partiti che su questioni etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie” al Vaticano. Il vescovo ha reclamato la giustezza della presenza della Chiesa in momenti delicati come quelli elettorali: “La comunità cristiana e la fede cristiana – ha sottolineato nell’intervento pubblicato sul sito della Diocesi – non sono estranee a questi momenti importanti della vita della comunità”.

Oltre l’indignazione per le espressioni sciagurate del vescovo, che non mi meravigliano (diritto che negli anni ho perso) ma mi indignano (diritto che mantengo con determinazione), non posso che segnalare il crollo di quel fondamento della democrazia che è la capacità di pensiero – e di pensiero pubblicamente espresso – dei cittadini, ormai volontariamente scivolati al rango di sudditi.
Le reazioni più comuni sono: il mugugno, l’avvoltolamento nella curiosità per le sbavature senili del presidente del consiglio, il rifugio nel ‘sono tutti uguali’ che si nutre di dibattiti televisivi spesso sguaiati che hanno funzioni più catartiche che informativa. Uno sta davanti al televisore, si disgusta e ritiene di aver esaurito la sua capacità propositiva.
Così muore una democrazia….

Se è cattolico, e se si adegua anche come tale alla sciagurata propaganda vescovile che può avvalersi del vantaggio aggiunto della assenza di par condicio, umilia la sua coscienza in una sonnolenta obbedienza che può garantirgli paciose convivenze negli incontri parrocchiali e simili.
Scriveva Kant nel 1784 in “Che cos’è l’illuminismo?: “Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro.  <…> Ed è così comodo essere minorenni! Se io ho un libro che pensa per me, se ho un direttore spirituale che ha coscienza per me, se ho un medico che decide per me il regime che mi conviene ecc., io non ho più bisogno di darmi pensiero di me. Non ho più bisogno di pensare, purché possa solo pagare: altri si assumeranno per me questa noiosa occupazione”.

 

13 Maggio 2011Permalink

28 aprile 2011 – Dire e disdire. Fra furbizie repellenti e paure indotte

Quando surrettizie  precisazioni trasformano il Presidente del Consiglio in un saltimbanco mentale.

Il solito Presidente del Consiglio ha dichiarato: “Siamo assolutamente convinti che l’energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo – e aggiunto a titolo di spiegazione – l’accadimento giapponese ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini. Se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra due anni a un’opinione pubblica conscia della necessità nucleare”.

E il 27 aprile il giurista Stefano Rodotà ha commentato su Repubblica:
“Sia lode al presidente del Consiglio. Con la disinvoltura istituzionale che lo contraddistingue ha svelato le vere carte del governo sul nucleare, carte peraltro niente affatto coperte. La frode legislativa, già evidente, diviene ora conclamata. Berlusconi è stato chiaro. Un tema tanto importante come il nucleare non può essere affidato a cittadini “spaventati” da quanto è avvenuto in Giappone, che debbono “tranquillizzarsi”. Meglio, dunque, non far votare un popolo emotivo, disinformato. Gli abbiamo scippato con uno stratagemma un referendum che avrebbe reso impossibile per anni il nucleare, e ora abbiamo le mani libere per tornare in pista già tra dodici mesi”.

Prendo atto, ma non sono fra quelli che si meravigliano: giocare con il populismo offerto come rimedio alle paure, spesso artatamente indotte, non è un caso, ma un costume.
Riporto dal mio diario del 15 marzo:
“Il Ministero dell’Interno, con la circolare n. 19 del 7 agosto 2009, ha inteso fornire indicazioni mirate a tutti gli operatori dello stato civile e di anagrafe, che quotidianamente si trovano a dover intervenire riguardo ai casi concreti, alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 94/09 (entrata in vigore in data 8 agosto 2009), volta a consentire la verifica della regolarità del soggiorno dello straniero che intende sposarsi e ad arginare il noto fenomeno dei matrimoni “fittizi” o di “comodo”.
E’ stato chiarito che l’eventuale situazione di irregolarità riguarda il genitore e non può andare ad incidere sul minore, il quale ha diritto al riconoscimento del suo status di figlio, legittimo o naturale, indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori stessi. La mancata iscrizione nei registri dello stato civile, pertanto, andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico. ….”  

Dal testo del Sottosegretario di stato Miche1ino Davico (Lega Nord) apprendiamo che:
1.  La Lega Nord ha proposto norme che –approvate con la ripugnante complicità degli alleati di governo sarebbero diventate legge (n.94/2009) –  prevedono la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione degli atti di stato civile (nascita, morte, matrimonio), in deroga alle norme precedenti che nemmeno la legge Bossi-Fini aveva soppresso.
2.  L’enormità derivante dalla impossibilità a fornire un neonato di certificato di nascita, condannandolo ad essere apolide, è stata compresa persino dal governo Berlusconi che ha ‘rimediato’ con una circolare (citata dal sullodato sottosegretario) che, così come è stata emanata, potrebbe essere revocata senza alcun passaggio parlamentare.
E non dimentichiamo la scorrettezza che vuole una circolare non subordinata alla legge che pretende di interpretare.
3  Da notare poi che la precisazione Davico nasceva da una richiesta dell’on. Orlando e non dall’esigenza autonomamente considerata del rispetto dei diritti umani, presenti nella Costituzione e definiti da norme internazionali.

Ciò che mi scandalizza
Quindi fra un colpo al cerchio (soddisfare cli appetiti del populismo leghista al fine di tener vicino un governo che non ha obiettivi politici oltre la propria permanenza comunque sia) e uno alla botte (esagerare con le matte bestialità potrebbe suscitare qualche protesta) si porta avanti il degrado.
Ma non è la vincente inettitudine dei lego-pidielli che mi sconvolge quanto l’acquiescenza dei sindaci (che non capiscono essere stato leso un loro diritto fondamentale: quello di farsi garanti della popolazione esistente sul loro territorio) e delle organizzazioni per lo più a ispirazione cattolica (ma ormai la chiesa cattolica nelle sue espressioni gerarchiche, e non solo, è disposta a tutto barattare in cambio di un qualche finanziamento e privilegio).
Certamente queste organizzazioni parlano o meglio strillano per proclamare principi ma non usano la loro forza (nemmeno quando ne dispongono) per farsi garanti di un sistema di cittadinanza conforme ai diritti civili e umani. Per far questo dovrebbero porsi come coscienza critica delle (e nelle) istituzioni cui amano invece rivolgersi per averne finanziamenti e riconoscimenti. Non sempre arrivano al voto di scambio, però…
La linea del degrado programmatico non nasce oggi: io la seguo dagli anni ’90, quando l’orrore delle crisi balcanica permise l’emergere di altri –e apparentemente sopiti – orrori.
Ho deciso che farò una specie di resoconto die miei ricordi, ma non ora, rinvio a maggio.

Ciò che mi preoccupa
Ciò che mi preoccupa è il silenzio dell’opinione pubblica, non più difesa democratica ma paciosa massa forse ammiccante, felice di essere succube al capo.
Non ci posso far nulla, nemmeno Dio ci provò, se è vero quel che ci racconta il profeta Samuele di cui scelgo di riportare il racconto che mi sembra facilmente adattabile alla situazione attuale senza citare persone che non è simpatico nemmeno nominare.

Primo libro di Samuele, cap 8
Quando Samuele fu vecchio, stabilì giudici d’Israele i suoi figli. 2Il primogenito si chiamava Gioele, il secondogenito Abia; erano giudici a Bersabea. 3I figli di lui però non camminavano sulle sue orme, perché deviavano dietro il guadagno, accettavano regali e stravolgevano il diritto. 4Si radunarono allora tutti gli anziani d’Israele e vennero da Samuele a Rama. 5Gli dissero: “Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non camminano sulle tue orme. Stabilisci quindi per noi un re che sia nostro giudice, come avviene per tutti i popoli”.
6Agli occhi di Samuele la proposta dispiacque, perché avevano detto: “Dacci un re che sia nostro giudice”. Perciò Samuele pregò il Signore. 7Il Signore disse a Samuele: “Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro. 8Come hanno fatto dal giorno in cui li ho fatti salire dall’Egitto fino ad oggi, abbandonando me per seguire altri dèi, così stanno facendo anche a te. 9Ascolta pure la loro richiesta, però ammoniscili chiaramente e annuncia loro il diritto del re che regnerà su di loro”.
10Samuele riferì tutte le parole del Signore al popolo che gli aveva chiesto un re. 11Disse: “Questo sarà il diritto del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, 12li farà capi di migliaia e capi di cinquantine, li costringerà ad arare i suoi campi, mietere le sue messi e apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. 13Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. 14Prenderà pure i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li darà ai suoi ministri. 15Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi cortigiani e ai suoi ministri. 16Vi prenderà i servi e le serve, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. 17Metterà la decima sulle vostre greggi e voi stessi diventerete suoi servi. 18Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà”. 19Il popolo rifiutò di ascoltare la voce di Samuele e disse: “No! Ci sia un re su di noi. 20Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie”. 21Samuele ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all’orecchio del Signore. 22Il Signore disse a Samuele: “Ascoltali: lascia regnare un re su di loro”. Samuele disse agli Israeliti: “Ciascuno torni alla sua città!”.

27 Aprile 2011Permalink

18-aprile 2011 – “Restiamo umani, anche quando intorno a noi l’umanità pare si perda”

In ricordo di Vittorio Arrigoni.

Il titolo è la citazione di una espressione che ci viene detto sia stata cara a Vittorio Arrigoni, il volontario italiano ucciso pochi giorni fa a Gaza da –sembra- un gruppo di salafiti.
E’ un invito che Vittorio Arrigoni ha diritto di proporci per come è vissuto e per come è morto.
Ma poiché sono convinta che l’ipocrisia della celebrazione non faccia onore a nessuno voglio dire che condivido solo a metà un’altra citazione che gli appartiene: ”Non temo le urla dei  violenti, ma temo il silenzio degli onesti”.
E’ vero, del silenzio degli onesti, ammesso che ci siano situazioni in cui il silenzio è ‘onesto’, anch’io ho paura, anzi mi ripugna, ma mi ripugnano anche le urla dei violenti.
Violenza genera violenza e in Italia ben dovremmo saperlo, dove proprio urla e volgari sghignazzi-hanno convinto molti che il razzismo è cosa buona, che l’arroganza e l’assenza di qualsiasi etica caratterizzano chi ‘possiede’ il potere, che ciò che conta è costruire un nemico e ridurre le nostre scelte alla sua distruzione.  
E proprio perché neppure immobilizzarsi in un presente senza memoria è cosa umanamente buona voglio associare alla memoria recente di Arrigoni quella dei frati trappisti uccisi in Algeria probabilmente il 21 maggio 1996, della giovane Rachel Corrie, massacrata il 16 marzo del 2003 a Rafah (il valico fra Gaza e l’Egitto da un carro armato da cui passeranno i resti di Arrigoni quando saranno portati in Italia), del giornalista Enzo Baldoni, ucciso in Iraq il 26 agosto 2004 ai cui resti è stata concessa sepoltura solo il 27 novembre dello scorso anno, di Nicola Calipari ucciso il 4 marzo 2005 a Bagdad mentre riportava in Italia la giornalista Giuliana Sgrena, liberata dai suoi sequestratori.
La ricerca della pace non ha un’unica strada, secondo me esclude soltanto la guerra e la violenza perché la pace non è solo un obiettivo ma anche un metodo.
Qualcuno vorrà ricordare altri nomi: io ho scritto i primi che mi sono venuti in mente, lo spazio dei commenti del blog è a disposizione di chi voglia aggiungerne altri. 

La rivoluzione dei gelsomini

Il 15 aprile il giornalista Roberto Zichitella ha dedicato la trasmissione Radio 3 mondo delle 11.30 alla rivolta della Tunisia contro il presidente Ben Ali.
Ha detto: “Nel futuro della Tunisia ci sono incognite politiche Il 24 luglio ci saranno le elezioni per eleggere l’assemblea costituente. Dopo gli anni soffocanti del partito unico ora nascono decine di formazioni politiche. I partiti già registrati sono una cinquantina ma altri sono in lista di attesa. Ci sono partiti di ogni tendenza: liberali socialisti, ambientalisti perfino maoisti. Ci sono naturalmente anche i partiti islamici fra i quali Hennada messo fuori legge da Ben Ali”. Infine ha espresso il suo timore per una possibile deriva islamista in Tunisia, timore condiviso – in forma molto equilibrata e senza l’espressione di alcun fanatismo- dal vescovo di Tunisi, Maroun Lahham (di origine palestinese) che Zichitella ha intervistato.
Mi piace riportare una frase del vescovo che mi è sembrata di particolare interesse: “Io spero che la gioventù tunisina –  che è abbastanza colta abbastanza aperta – e che la donna tunisina –che è una delle donne più libere del mondo arabo- sia cosciente di questa ambiguità“. Così mons. Lahham descrive l’ambiguità che suscita la sua preoccupazione: “Un partito islamista politico anche se comincia con un linguaggio moderato ha una meta alla quale deve arrivare, la sharia islamica perché lo stato islamico fa parte del credo di un islamista non di un mussulmano”.
Una distinzione interessante e un importante riferimento alle donne su cui la gerarchia cattolica, a mio parere, dovrebbe riflettere anche in Europa.

18 Aprile 2011Permalink

31 gennaio 2011 – Un cardinale, qualche signora e un Presidente

 Da un direttore generale tremolante a un cardinale insinuante.

Nell’ultimo scritto ho fatto riferimento a un direttore generale tremolante (Masi, RAI) ora non voglio trascurare uno che si presenta mite ma … non lo è e oltre che autorevole per dichiarato ruolo è nocivo per quanto comunica a soggetti ahimè passivi: si tratta del card. Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana.

Al di là  dello stile, che trovo vecchio e untuosetto, trascrivo due passi della sua prolusione alla Conferenza dei vescovi italiani (24 gennaio) che mi hanno indignato, non per ciò che dicono (Sua Eminenza sa usare le argomentazioni che vuole usare con abilità e consumata esperienza e conosce bene il significato delle parole) ma per ciò che non dicono.

Al numero 6 della sua prolusione il cardinale propone un termine che ho trovato geniale ‘alfabetizzazione etica’ ma che, a mio parere, tradisce poco sotto dichiarando: “Anche la crescente allergia che si registra nei confronti dell’evasione fiscale è un segnale positivo, che va assecondato”.
Eminenza concordo, ma come la mettiamo con la soppressione dell’ICI non solo per i locali di culto, ma anche per tutta la catena di vari mercati che alla chiesa cattolica, direttamente o indirettamente, si riferiscono (uno fra tutti l’offerta alberghiera)?
Il Vaticano non soffre di allergie?

E poco sotto al n. 7 “Va da sé che una ricognizione lucida della condizione nazionale deve portare il Paese a darsi una politica familiare preveggente, che mantenga la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, e aperta alla vita, quale base per rilanciare il Paese, e rilanciarlo sul proprio caratteristico equilibrio esistenziale, dunque senza ossessivi cedimenti alla struttura del «soggetto singolare»”
Il breve passo che riporto non copre i numerosi  -e ben inseriti nel cardinalizio contesto – riferimenti alla famiglia (comunque chi volesse leggere l’intera prolusione può farlo da qui)

Correttezza a questo punto avrebbe voluto che il cardinale per evitare di cadere nella “cultura della seduzione” (di cui al n.6) avesse ben definito l’ambito del suo uditorio, dato che non può essere altro che il mondo cattolico (che, per fortuna- è tutt’altro che monolitico). Poteva farlo proprio giovandosi del costume che appartiene a quella ‘alfabetizzazione etica’ precedentemente denominata poiché non ignora che nella società italiana molti cercano di ragionare responsabilmente su forme diverse di legami fra persone di diverso e dello stesso sesso.

Cardinalizie seduzioni contro il pluralismo culturale.

Sono ben consapevole che il presidente della Conferenza Episcopale Italiana  non farebbe alcun danno alla convivenza plurale se i cittadini italiani fossero abituati alla personale riflessione e educati al rispetto di sé: così non è.

Quindi nelle parrocchie (veicoli ancora potenti di diffusione culturale di base) quanto detto a livello gerarchico viene assunto come verità di fede e accantonato nell’universo di quelle cose che si dovrebbero fare (e che, per umana debolezza, non si fanno). Così a seguito della fiducia nel modello tradizionale di concordatario matrimonio cattolico (eppure è sempre più praticata la formula del matrimonio civile!) rotolano tutte le tradizioni in qualche modo passivamente assimilate: ivi compresi i diritti dei minori.
Credo che questo sia un punto focale.

Da servili tremolii e tradizioni non verificate ai diritti dei soggetti senza contrattualità

E cammina, cammina … sono arrivata dove volevo.

Mi limito a una considerazione di fatto: l’ambito cattolico non esaurisce quello cristiano.
Sulle coppie omossessuali c’è stata un’ampia discussione al sinodo valdese, provocata da una lettera del deputato Malan (PdL) evidentemente ballonzolante fra il suo partito – e le conseguenti opportunità politiche-  e la sua chiesa.
Al di là dell’intervento del Malan (fortunatamente all’interno della sua chiesa inefficace) resta però il grave problema dell’omaggio di comodo alla gerarchia cattolica di molti cosiddetti laici, oltre che opportunisti servili (almeno per questo aspetto) dottrinalmente ignoranti con pretese di trasmissione di verità.

Esaurita la considerazione di fatto una domanda:
– come fanno questi famiglia tradizionale dipendenti ad educare i bambini se non danno loro, con tutta la necessaria discrezione che il processo di crescita richiede, l’indicazione del rispetto di sé come soggetti di diritto?
Non so immaginare altro modo per educarli anche ai doveri (non si danno doveri senza diritti e viceversa) a meno che i sedicenti educatori famiglia-dipendenti non indulgano alla coppia sostitutiva (e molto praticata) di capriccio-obbedienza passiva.

Questa lacuna spiega, secondo me, la ragione fondamentale (ma non l’unica) per cui nulla ha detto la gerarchia cattolica sul problema della connessione imposta per legge da due anni fra permesso di soggiorno e registrazione degli atti di stato civile, in particolare la registrazione anagrafica.
Le parrocchie e il giro connesso assentono …ma non sono le sole

Donne, cardinali e vacui consensi

A quanto ho letto sui giornali (non mi sono sentita di partecipare) sabato donne di compositi movimenti si sono trovate in piazza per dire che il governo Berlusconi le fa arrabbiare e che non tutte le donne sono escort.
Attentissime a parlare di sé sono non elegantemente sfuggite ai diritti dei soggetti a debole contrattualità.
Eppure il principio dello sfruttamento delle persone è sempre quello e sempre quello è il modo di agire più orientato a una momentanea ricerca di consenso che alla considerazione razionale di un problema e delle possibili ipotesi per affrontarlo.
Non mi va trovarmi a traballare fra improbabili buoni sentimenti, cupo buon senso e incazzature senza obiettivi.

Non voglio ora  riprendere il problema che da due anni affronto nel blog cui potrebbero affiancarsi tanti altri, specifici se qualcuno volesse studiarli e darne comunicazione.. .

Una lettera al Presidente della Repubblica che ha meritato risposta

Egregio Presidente

il Suo gesto –così limpido nella sua determinazione e importante per il significato che riveste- di ricevere in Quirinale una delegazione di studenti, mi ha incoraggiato nella decisione di scriverLe per chiederLe di dar voce a persone cui voce è negata e che non hanno modo di chiederle udienza.

Si tratta dei neonati, figli di immigrati privi di permesso di soggiorno, cui è rifiutata la registrazione anagrafica, il che li condanna alla perdita di diritti anche essenziali e a un futuro da apolidi.

Il meccanismo che crea tale situazione attraversa subdolamente leggi e burocrazie.

Mi spiego: tale esclusione è prevista dalla legge ‘Disposizioni in materia di sicurezza pubblica’ (94/2009 – lettera g) del comma 22 dell’art. 1).

Non c’é una espressione esplicitamente e chiaramente discriminatoria, ma semplicemente una modifica della norma precedente che diceva essere esclusi dalla presentazione del permesso di soggiorno vari provvedimenti, fra cui gli atti di stato civile (comma 2 – art. 6 – legge 40/1998). Nella legge 94/2009, mentre permangono altre esclusioni, é scomparsa quella relativa agli atti di stato civile e di conseguenza la registrazione di tali atti è subordinata alla presentazione del permesso di soggiorno.

I problemi sono parecchi, relativi a situazioni diverse: mi limito al problema nascita.

Pochi giorni dopo l’approvazione della legge 94 il Ministero dell’interno emanò una circolare (n. 19 del 7 Agosto 2009, prot. 0008899) che affermava essere possibile – relativamente alla registrazione anagrafica – ciò che la legge negava.

Ciò nonostante il problema resta aperto.

Infatti alla diffusa impreparazione degli uffici di molti enti locali si aggiunge la paura dei genitori che, scoprendosi irregolari per la mancanza del permesso di soggiorno, non osano avvicinare le sedi comunali, con un gesto che – anziché permettere loro di esprimere la gioia e l’orgoglio di aver generato un figlio – li condannerebbe all’espulsione.

Permetta, signor presidente, a una cittadina che è nata nell’anno in cui furono promulgate le prime leggi razziali italiane, di dichiararsi inorridita di fronte alla questione che le è stata posta da giornalisti cui si era rivolta “Conosce un caso da poter segnalare? L’informazione in  merito alla legge non è una notizia”.

Mi chiedo e Le chiedo: “Se la presenza in legge di un principio che discrimina le persone per uno status burocraticamente accertato è – e io ritengo che sia- un principio razzista, perché tale affermazione non è da considerarsi ‘notizia’?”.

Mi creda signor Presidente, nella convinzione che la difesa dei principi fondanti la nostra Costituzione appartenga ad ognuna e ognuno di noi (e questo ho insegnato ai miei figli e ai miei studenti di un tempo), ho fatto quando potevo e sapevo per segnalare, rendere pubblica la segnalazione, chiedere ai responsabili un gesto consapevole che apra alla modifica della norma.

Ora mi rivolgo a Lei: quei piccoli minacciati dalla negazione di un riconoscimento fondante la vita di relazione, non possono costituirsi in delegazione, né lo osano i loro genitori, ma Lei può essere la loro voce, tutelandoli come la Costituzione, numerose leggi (cito soltanto la legge n. 176/1991, ratifica della Convenzione di New York del 20 novembre 1989), prevedono e garantendo insieme la dignità di tutti noi che un principio razzista, che pretende di essere legale, umilia.

Nella certezza che Lei troverà il modo per essere voce di chi non ne ha e non può averne e insieme di confortarci nel disagio che nasce dalla consapevolezza di non riuscire ad opporci al razzismo strisciante, Le auguro buon anno.
Augusta De Piero

Segreteria generale della Presidenza della Repubblica
Ufficio per gli Affari Giuridici e le Relazioni Costituzionali                       Roma 12 gennaio 2011

           Gentile signora De Piero,
In relazione alla Sua lettera, indirizzata al Capo dello Stato, la informo che questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato all’attenzione del Ministero dell’interno, per l’esame di competenza.
p. il Direttore dell’Ufficio
dr. Gino Onorato

31 Gennaio 2011Permalink

29 ottobre 2010 – Fra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Conferenza Episcopale … non c’é spazio per tutti.

Eminenze ed Eccellenze

Mentre il Presidente del Consiglio soccorre, pietoso e benevolo, una ragazzina ora da pochi giorni maggiorenne, minacciata (??) dalla questura (altrimenti perché se ne sarebbe fatto carico?), il presidente della Conferenza Episcopale presenta gli Orientamenti Pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, un documento pontificio in cui ci spiega ciò che minaccia la famiglia.

Meglio lasciare la descrizione alle sue parole

“La famiglia, a un tempo, è forte e fragile. La sua debolezza non deriva solo da “motivi interni alla vita della coppia e al rapporto tra genitori e figli. Molto più “pesanti sono i condizionamenti esterni: il sostegno inadeguato al desiderio di “maternità e paternità, pur a fronte del grave problema demografico; la difficoltà a “conciliare l’impegno lavorativo con la vita familiare, a prendersi cura dei soggetti “più deboli, a costruire rapporti sereni in condizioni abitative e urbanistiche “sfavorevoli.
“A ciò si aggiunga il numero crescente delle convivenze di fatto, delle separazioni “coniugali e dei divorzi, come pure gli ostacoli di un quadro economico, fiscale e “sociale che disincentiva la procreazione. Non si possono trascurare, tra i fattori “destabilizzanti, il diffondersi di stili di vita che rifuggono dalla creazione di legami “affettivi stabili e i tentativi di equiparare alla famiglia forme di convivenza tra “persone dello stesso sesso”.

Ho letto e riletto le 42 pagine dell’intero documento ma non ho trovato quello che cercavo.
Già perché fra le minacce io cercavo quella della paura: la paura che impedisce a un genitore privo di permesso di soggiorno di dire ‘questo bambino è mio figlio’ per non scoprirsi, affrontando il rischio dell’espulsione (ne ho parlato tante volte nel mio blog, comunque chi volesse una sintesi della questione può farlo da qui)

Famiglie e non

Gli Orientamenti Pastorali danno grande spazio alla proclamazione dell’importanza dell’educazione fino a dichiarare: “Avvertiamo infine la necessità di educare alla cittadinanza responsabile”.
Ma evidentemente c’è famiglia e non famiglia e gli irregolari –a parere di Sua Santità, di Sua Eminenza e dei legislatori italiani dominati da un Presidente del Consiglio pietoso anche se forte di presenze dichiaratamente razziste nel suo governo- non costituiscono soggetti capaci di unirsi ad altri per formare famiglie e quindi i loro figli non sono soggetti da amare né da educare alla ‘cittadinanza responsabile’. Fin qui nulla potrebbe meravigliarmi. In Europa abbiamo già conosciuto poteri diversi intrecciati solidamente fra loro per devastare in nome di scelte di razza o di guerra.
Quello che mi turba sono i cittadini indifferenti quando non complici di tutto questo, ignari che i bambini sono soggetti di diritto che non dipende dalla razza né da ciò che la burocrazia conseguente a questa deriva riconosce ai loro genitori.
E lo sono i singoli e le associazioni, i partiti, le parrocchie (tanto esaltate nel documento di cui sopra come luoghi deputati ad attività educative, compresa la formazione alla cittadinanza responsabile nell’esclusione mirata?).
Criticare avversari politici, contemplare sofferenze lontane garantisce la consolazione della catarsi per chi ci riesce. E ci riescono in molti perché il luogo di esibizione di dolore, indignazione o altro che sia genera, a chi ne sa far uso, un consenso quantitativamente verificabile e visibile.  E i neonati non producono nulla, non vanno in piazza e non partecipano a trasmissioni televisive, sono inutili nella ricerca di quella popolarità che nasce dall’uso ampio e reciproco del voto di scambio.

 Consenso e svendita dei figli.

E’ un altro problema di cui gli Orientamenti Pastorali, ben sostenuti dall’opinione pubblica,   non dicono nulla.
Alla televisione capita spesso di vedere corpi di bambini usati per pubblicità: non è un bello spettacolo e forse nemmeno decente, ma, a mio parere, esistono casi intollerabili per le contraddizioni interne che presentano.
Ci sono due signore che praticano con successo internazionalmente riconosciuto lo sport loro congeniale che, attraverso ciò che propinano ai loro figli e figlie impietosamente esibiti in attività masticatorie, traggono un reddito aggiuntivo.
A me consta che quando si fanno campagne contro l’obesità infantile uno dei cibi indicati come pericolosi siano le merendine che le due sventate propinano alle loro redditizie creature.
E si tratta di signore che per la loro attività hanno cura del proprio corpo ben conservato e anche i loro figli non sono obesi.
Forse nella  vita privata non faranno ingurgitare ai graziosi piccini ciò che danno loro davanti alla macchina da presa.
Come spiegheranno la contraddizione?
Diranno – o lasceranno intendere- che ci sono bambini di qualità, che devono avere rispetto per la loro salute e altri, di qualità inferiore, cui tanto non è dovuto?
Di qui all’accettazione dei bambini di razza il passo non è poi così lungo.
A questo punto mi vengono in mente le critiche ai rom che mandano i loro figli a mendicare.
Non so perché mi frullino per la testa queste strane idee.
Qualcuno me lo sa spiegare?

29 Ottobre 2010Permalink

16 luglio 2010 – I tempi non si scelgono – 3

I tempi non si scelgono
In essi si vive e si muore –3

Le nuove, minacciose Eve.
Concludevo la puntata precedente con un richiamo alla chiesa cattolica che i giorni trascorsi hanno reso particolarmente pregnante.
Il 15 luglio é uscito infatti un documento pontificio che fa capo alla Congregazione della Dottrina della fede, un’ampia riscrittura delle “Normae de delictis gravioribus” del maggio 2001, la cui sintesi si può leggere ne L’Osservatore romano del 16 luglio.
Non ho esaminato il documento nella sua interezza, forse lo farò, forse no, se non ne avrò il tempo, ma l’articolo pubblicato da L’Osservatore Romano che oggi illustra quel documento non può essere attribuito alla mia malignità (mi capita spesso di essere accusata di questo e altro).
L’articolo, di cui il link rende possibile la lettura, si conclude con una frase sconcertante che riporto integralmente:
 

’A completamento di questa breve rassegna sulle principali novità contenute nelle “Norme” il direttore della Sala Stampa della Santa Sede si sofferma anche sugli aggiornamenti che si riferiscono a delitti di altra natura e spiega che “in realtà anche in questi casi non si tratta tanto di determinazioni nuove nella sostanza, quanto di inserimento di normative già vigenti, così da ottenere una normativa complessiva più ordinata e organica sui “delitti più gravi” riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede”: i delitti contro la fede, per i quali sono normalmente competenti gli Ordinari, ma la Congregazione diventa competente in caso di appello; la registrazione e divulgazione compiute maliziosamente delle confessioni sacramentali e l’ordinazione delle donne’.

Quindi – per la mia realtà di genere – posso essere occasione di un delitto contro la fede, di un robusto confronto criminoso con Dio, dato che la fede a Dio si riferisce. O no? Se non fossi abituata a riflettere, se non avessi un convinto rispetto per la fede mia e altrui mi prenderebbe un attacco di onnipotenza.

Giustizia o diritto canonico?.
Ne fa riferimento anche un comunicato di ‘Noi siamo chiesa’ che così dice:

’Per ultimo perché infilare in questo testo (art.5) la scomunica latae sententiae  a chi procede alla “sacra ordinazione di una donna” (e naturalmente per la donna che la riceve)? Mi sembra una posizione difensiva ed anche arrogante. Sembra  scritta solo  per essere revocata tra qualche anno.’

A me sembra un’affermazione che sottovaluta la portata del problema (delitti contro la fede scriveva l’Osservatore romano, cui sono obbligata ad attribuire la cura nell’esattezza terminologica. O non dovrei?) ma il comunicato porta la stessa data del documento vaticano, 15 luglio. De supporre che sia stato scritto ‘a caldo’ (non solo e non tanto evidentemente per le temperature torride di questi giorni).
Spero che ‘Noi siamo chiesa’ torni a pronunciarsi più puntualmente in proposito.
Lo stesso documento però fa un’osservazione importante su un problema che a me sta particolarmente a cuore. Riporto la citazione:


’Ma la grave debolezza strutturale del testo è data ancora una volta dal problema del rapporto con la giurisdizione civile. Incredibili dictu nulla si dice nel nuovo documento, nonostante i mesi caldissimi su questa tematica. C’è solo una dichiarazione del padre Lombardi – a mio giudizio molto sulla difensiva- che giustifica questa assenza perché si tratta di norme canoniche in sé complete e distinte da quelle degli Stati. Ma è appunto questa separatezza la causa principale dell’ormai ben conosciuto sistema di privilegio per il clero e di abbandono della tutela delle vittime !’

La considerazione della violenza sessuale come reato contro la persona e non contro la pubblica morale è un portato recente della cultura laica, non certo del catechismo cattolico, né può essere di conforto il costume – tutto catechistico – che vuole pietà, considerazione, assistenza per le vittime ma svicola dal problema dei diritti negati, che fanno parte di un contratto sociale che ci appartiene come cittadine e cittadini non come belanti pecorelle.
Chi volesse leggere integralmente il documento (spero non l’ultimo) di Noi siamo chiesa può farlo da qui.

Ad majorem Dei gloriam.
Recentemente a Udine si è svolto un convegno dal tema ‘Il percorso di fine vita: aspetti scientifici e bioetici’. Il livello del convegno era diseguale e spesso un po’ poverello, ma mi ha profondamente turbato l’intervento di una neuropsichiatra che si é proposta, in quanto donna, come colei cui sarebbe spettata la mozione dei sentimenti.
Se io mi rivolgo ad una neuropsichiatra mi interesso della sua competenza, non dei suoi sentimenti né di quelli che la signora intendeva suscitare.
Non bastando questa gaffe, si è premurata di giustificare la sua riflessione sul ‘fine vita’ affermandosi cattolica (e io che faccio se vado da un/una neuropsichiatra? Gli/le chiedo il certificato di battesimo o la laurea specialistica?), fornita di un fratello prete e di una sorella suora. Così ha ficcato nel calderone anche il familismo e tutti siano rimasti infelici e scontenti o almeno tanto è capitato a me.

Così il mondo associativo, che ha in larga parte (non nella sua totalità) perso il senso di responsabilità che gli appartiene in quanto parte della società civile, si è ripiegato sull’assistenza (spesso offerta in modo esemplare, altre volte no) che ha assunto importanza anche per aspetti trascurati della quotidianità (e tanta più ne assumerà quando diventerà anche luogo riparatore dei guasti della prossima manovra finanziaria). Ora quel mondo è ammirato e può offrire ai politici che lo praticano un comodo e persino rispettabile palcoscenico.
Qualche sostegno finanziario e l’opportunità di un voto di scambio.
Non è mafia (o ‘drangheta o camorra), non ce n’é bisogno basta il bon ton nuova maniera per cui tu non mi rompi le scatole con richieste che, se le praticassi, mi renderebbero impopolare e io ti finanzio la sala per riunioni, il convegno che vorrai promuovere, al minimo ti assicuro un articolo visibile sulla stampa locale  ecc. ecc.
Ad majorem Dei gloriam si diceva un tempo.
E se a Dio aggiungiamo il politico di turno o l’aspirante tale i conti tornano.
Gli spazi per un ragionamento collettivo sono diventati nicchie, naturalmente povere.
Io cerco di praticarle e per quel che posso, di darne notizia, sperando che altri si unisca per consentire o dissentire.
I commenti alla fine di ogni pezzo sono fatti per questo.  
(fine)

16 Luglio 2010Permalink

20 marzo 2010 – Quando le infamie si incontrano … non si sommano, si moltiplicano.

Guazzando nell’Italia padana.
Anche in Friuli Venezia Giulia la Lega Nord ricatta la maggioranza negando il suo voto al piano sanitario se non saranno chiusi gli ambulatori STP (Stranieri Temporaneamente Presenti). Leggo su un periodico locale (Il Nuovo Friuli 18 marzo) che “Non sono “ambulatori per clandestini”, offrono un servizio sanitario a tutte le persone che sono escluse dal Servizio sanitario nazionale: gli immigrati che per qualsiasi ragione sono,anche solo temporaneamente, non in regola, ma anche i richiedenti asilo, i cittadini italiani senza fissa dimora e gli emigranti friulani o giuliani iscritti all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero)”.
E’ questione di cui mi occupo da più di un anno, da quando il pacchetto sicurezza era ancora in discussione. Erano i mesi in cui parte del personale sanitario si impegnava – con finale successo – per la salvezza del segreto sanitario. La prima stesura della norma li avrebbe obbligati a denunciare chi si fosse presentato ai pubblici servizi privo di permesso di soggiorno (era un punto essenziale nella prevista persecuzione in nome del ‘reato di clandestinità).
Non si mossero invece i sindaci per cui la proposta di esibizione del permesso di soggiorno, chiesto anche agli immigrati irregolari (e non esibibile per ‘contraddizion che nol consente’ – Dante, Inferno, XXVII, 118-120), avrebbe dovuto creare un disagio profondo. L’applicazione infatti della lettera g) del comma 22 dell’articolo 1 della legge n. 94/2009 .(Disposizioni in materia di sicurezza pubblica) sottraeva ai sindaci un compito fondamentale loro spettante: la registrazione di chi nasce nel loro comune (che non significa l’attribuzione della cittadinanza italiana, come molti credono). Dato il disinteresse delle più rispettate associazioni locali per la questione cercai di avvicinare anche personalmente alcuni sindaci e assessori comunali: risultato zero.
Non dimentichiamo che anche agli immigrati senza permesso di soggiorno spettano “le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva”-e ”Sono, in particolare, garantiti: … la tutela sociale della gravidanza e della maternità, … la tutela della salute del minore (secondo quanto prevedono norme internazionali ratificate dall’Italia), … le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni, …gli interventi di profilassi internazionale, …la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai”.
Per garantire questi interventi dovuti gli ambulatori STP svolgono, con personale volontario, le funzioni altrimenti attribuite al medico di famiglia.

Le paure dell’on. Fini.
A fronte del ‘pacchetto sicurezza’ uno dei timori di molti (ivi compreso il Presidente della Camera) era quello della mancata scolarizzazione dei figli di chi, non potendo esibire il permesso di soggiorno … (ma questo lo sappiamo). Così propose – e ottenne- che l’iscrizione alle scuole dell’obbligo non comportasse tale esibizione (lettera g, comma 22, art. 1 legge94/2009).
Non si accorse (non sapeva? non voleva?) che le esperienze formative non iniziano con la prima elementare ma con il nido e la scuola per l’infanzia.
Se ne accorsero naturalmente i solerti sindaci leghisti che – dopo le infamie natalizie di Coccaglio e quelle di poco successive di San Martino dall’argine (chi non ne avesse memoria può leggere il mio testo del 26 novembre – Sindaci d’Italia, fra inerzia e Ku Klux Klan) si sono fatti sentire a Goito (Mantova) dove la maggioranza del consiglio comunale ha “approvato un regolamento che impone nella scuola per l’infanzia, come condizione per iscrivere il figlio all’asilo, l’accettazione di una sorta di preambolo religioso: la provenienza da una famiglia cattolica o cristiana, escludendo di fatto molte famiglie di immigrati di diverso orientamento religioso” e –aggiungo io a quanto ha scritto la Gazzetta di Mantova- atei e agnostici.

Quando la realtà è peggiore dell’immaginazione.
Pensavo che il peggio sarebbe accaduto quando fossero cresciuti i bimbi apolidi – come governo vuole e sindaci compiacenti assicurano.
E invece il peggio é già in atto.
Alcuni di noi immaginavano che, oltre alle difficoltà nell’iscrizione alla scuola, nell’accesso alle cure … uno dei rischi per questi bimbi fantasma fosse quello di essere maggiormente esposti alla violenza dei pedofili.
Ora sappiamo che costoro abbondano anche nella chiesa cattolica, impossibilitata ormai a giovarsi della cultura tradizionale che finora era riuscita a mettere la sordina alla questione. La vicenda finanziaria della diocesi di Boston ha scoperchiato il vaso di Pandora e la possibilità di coprire i criminali al momento sembra meno sicura.
Però ancora non leggo, nemmeno da parte della massima autorità della chiesa cattolica, una dichiarazione chiara in merito a un crimine che spetta ai tribunali (civili non ecclesiastici) giudicare e sanzionare.
La catena che salda omissioni e compiacenti complicità in Italia é evidente.
Pur essendo la pedofilia un reato, le leggi votate dal parlamento, il disprezzo dei sindaci per il loro ruolo, il disinteresse dimostrato dai sordidi silenzi della politica (ma bambini e puerpere non vanno in piazza, quindi non creano né consenso né dissenso e perciò non interessano) trovano il loro autorevole riscontro nelle ambiguità papali.
Che dire?

Aggiungo un link all’intervento dell’avv. Nazarena Zorzella (asgi) che merita una attenta lettura.

20 Marzo 2010Permalink

26 gennaio 2010 – Puglia infedele e bazzecole.

Ho pensato a lungo prima di riprendere questo diario: avrei voluto lasciar perdere e nello stesso tempo non riuscivo a vincere la determinazione a continuare. La fine dell’anno e un periodo di forzata clausura mi hanno consentito di guardarmi alle spalle e alle spalle non c’era solo la mia memoria a ricostruire ciò che (mi) era accaduto ma lui … il sito con quello che avevo scritto, testimonianza di speranze e di un seguito di fallimenti.

So, me lo dico continuamente, che scrivo per me, in un luogo che ho creato per dire … e forse ‘dire’ è tutto quello che mi resta. Così continuo.
Non spedirò più i miei messaggi a una lista di persone che, ne sono certa, non desiderano il dialogo, che invece io desidero tanto ma non posso imporre.
Se qualcuno vuol dialogare prema la scritta webmaster in fondo alla pagina: compare lo spazio della corrispondenza e io pubblico e rispondo.

Puglia infedele.
Da un po’ di tempo vanno di moda i cattolici, se e solo se ridotti a spettri che si aggirano per l’Italia, oggetti ambiti di un desiderio diffuso di moderazione e soggezione a chi si ritiene portatore di buon senso condito da tradizioni.
Identificati, con quella disinvoltura che viene dall’ignoranza, come indifferenziati cristiani, sono così pervicacemente posti in primo piano che nascondono ogni altra confessione per occupare persino i sogni del presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco.
Aprendo a Roma i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, si è augurato che “una generazione nuova di italiani e di cattolici, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti”.
E’ già accaduto quando, negli anni ’70, un mondo cattolico, ricco delle sue consapevoli differenze, nutrito dal dibattito che il Concilio Vaticano II aveva suscitato e che oggi sembra spento, aveva saputo ragionare sul bene comune e agire di conseguenza.
Era l’esatto contrario di coloro che nel 2005 si prostrarono al craxiano invito del card. Ruini di non votare al referendum sulla fecondazione assistita.
Così ‘quei’ cattolici (non ‘i’ cattolici) legittimano vacui chiacchieroni che li vogliono tutti compattamente schierati (e perciò manovrabili) in un grigio gregge uniforme che riesce ad essere persino la caricatura della ‘balena bianca’ di democristiana memoria.
Ma le primarie di Puglia scombinano un po’ le carte.
Vendola ha vinto all’interno della sinistra. Sono i suoi sostenitori tutti atei o di confessione diversa dal cattolicesimo? O sono semplicemente persone che, pur di confessione cattolica, fanno – in scienza e coscienza- quello che in politica credono più opportuno senza ridursi agli irresponsabili spettri, immaginati e tanto desiderati?
Vorrei sostenere con convincimento questa ipotesi ma ogni convincimento ormai sfuma nel dubbio: la nebbia che oscura la realtà si dirada solo a momenti: staremo a vedere.

Bazzecole.
Veramente per me sono questioni centrali ma mi ci ritrovo sempre più sola.
E’ un anno che me ne occupo e continuo.
Mi riferisco alla registrazione anagrafica dei minori, figli di immigrati irregolari.
Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 823 del 19 gennaio – si può leggere qui) offre argomenti molto interessanti all’analisi del rapporto figli-genitori, sottratto alle melensaggini del cattivo-buon senso comune e ai decisionismi razzisti, finalmente collocato entro gli indirizzi dei documenti internazionali che considerano il bambino soggetto di diritti e non grazioso strumento costruito per la gioia di chi gli sta attorno.
Ecco la notizia, come è stata data dall’Ansa e ampiamente ignorata dai nostri mezzi di informazione.

ROMA – La Cassazione dice ‘no’ ai giudici che negano agli immigrati irregolari presenti in Italia, genitori di figli minori, l’autorizzazione a prolungare la loro permanenza nel nostro paese per stare a fianco ai bambini.
In particolare la Suprema Corte ha accolto il ricorso di un immigrato irregolare africano, padre di due bambini, al quale la Procura del tribunale per i minorenni di Milano aveva revocato l’autorizzazione temporanea a prolungare di due anni la sua permanenza in Italia per restare stare accanto ai figli. Per la Cassazione non c’é dubbio che “per un minore, specie se in tenerissima età, subire l’allontanamento di un genitore, con conseguente impossibilità di avere rapporti con lui e di poterlo anche soltanto vedere, costituisca un sicuro danno che può porre in serio pericolo uno sviluppo psicofisico armonico e compiuto”.
La Cassazione sottolinea inoltre che concedendo agli immigrati irregolari, genitori di minori, una simile autorizzazione, non si corre il rischio che ”l’interesse del minore, alla crescita armonica, venga strumentalizzato al solo fine di legittimare la presenza di soggetti privi dei requisiti dovuti per la permanenza in Italia”. In proposito – con la sentenza 823 della Prima Sezione Civile – la Cassazione rileva che l’articolo 31 del testo unico sull’immigrazione ”riconosce allo straniero adulto la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno, necessariamente temporaneo o non convertibile in permesso per motivi di lavoro”.
Cosi’ i supremi giudici hanno accolto il ricorso di Chaouch N. autorizzandolo ”a permanere in Italia per due anni per assistere i figli minori” come aveva gia’ stabilito in primo grado il Tribunale dei minorenni di Milano. A supporto della sua decisione la Cassazione ricorda che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, approvata a Nizza il 7 dicembre del 2000, tutela, tra l’altro, la vita familiare e in particolare il rapporto genitori-figli.
Infine i magistrati di legittimità rilevano che i permessi di permanenza temporanea hanno l’obiettivo di assicurare ”una incisiva protezione del diritto del minore alla famiglia e a mantenere rapporti continuativi con entrambi i genitori”. Nella sentenza non e’ specificato se il genitore in questione fosse presente irregolarmente in Italia fin dal momento del suo ingresso nel nostro paese o se avesse un permesso di soggiorno scaduto. Non e’ inoltre specificato se i suoi figli avessero anche una madre in grado di occuparsi di loro, elemento peraltro ininfluente dal momento che la Cassazione afferma il diritto dei minori ad avere rapporti stabili con entrambe le figure genitoriali.

Non basta il ricorso all’autorità giudiziaria: il problema deve tornare alla politica.
Ma ne è all’altezza? E soprattutto come può essere orientata da un’opinione pubblica se non corrotta, inconsapevole e diffusamente irresponsabile?
E’ un tema su cui so che tornerò.
Per ora segnalo il commento (datato 23 gennaio) della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni che si può leggere da qui.

Una segnalazione.
Si parla tanto della salute dei migranti, per farne un pericolo e nello stesso tempo per negar loro le cure anche essenziali. Aiuta ad uscire da pressappochismo e pregiudizi un interessante documento del NAGA (Associazione Volontaria di Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti di Stranieri e Nomadi), di cui pure propongo il link

26 Gennaio 2010Permalink

30 novembre 2009 – L’evoluzione del crocifisso

L’evoluzione del crocifisso. Sospesa da tempo la riflessione sul significato della croce -sia dentro che fuori le chiese – lo si riscopre e, brandito come arma impropria, diventa un complemento d’arredo che ora entra nel design dei tessuti.
Dalla neolingua padana alla svizzero-padano teologia.

Da La Stampa 30 novembre   –  MISSILI E CAMPANILI – FRANCO CARDINI

Non c’è bisogno di aver letto Landscape and Memory (1995) di Simon Schama sulla storia del paesaggio per sapere che ambienti e landscapes si modificano col tempo.

Anche e soprattutto grazie all’opera dell’uomo: e che poco c’è in essi di puramente «naturale», niente di definitivamente «bello». Agli antichi elvezi, probabilmente, le torri e i templi dei romani sulle prime non piacevano affatto; e, agli elvezi romanizzati, non dovevan garbare granché i campanili. Che quindi qualche minareto avrebbe davvero compromesso l’armonioso paesaggio svizzero, con i suoi laghi e i suoi pascoli, è lecito dubitare. Le ragioni del «sì» degli abitanti della felice Confederazione Elvetica al referendum sul bando alla costruzione delle torri da cui si chiamano i musulmani alla preghiera debbono essere anche altre.

«Simboli del potere islamico», è stato detto. Ma quale potere? Un campanile cattolico in Svezia significa forse che quel Paese è passato al papismo? I templi buddhisti di New York simboleggiano il passaggio degli States alla fede in Gautama Siddharta? E la monumentale sinagoga di Roma significa forse che la Città Eterna è in mano agli ebrei? «Niente minareti se non c’è reciprocità», ha cristianamente sentenziato qualcuno. Ma di quale reciprocità si tratta? Di campanili cristiani molti Paesi musulmani abbondano: dalla Turchia alla Siria alla Giordania all’Egitto all’Algeria; e il fatto che il re dell’Arabia Saudita ne vieti la costruzione autorizza forse moralmente gli svizzeri a negare un minareto a una comunità musulmana fatta di turchi o di maghrebini, che col monarca wahhabita non hanno proprio nulla a che fare?

Ma le moschee sono fonte d’inquinamento fondamentalista, proclama qualcun altro. Dal che s’inferisce che l’unico modo per controllare e contrastare il fondamentalismo sia quello di umiliare molte decine di migliaia di credenti rifiutando loro un simbolo di libertà religiosa. E’ arrivata a questo, la nostra regressione verso l’intolleranza?

Giratela come volete: ma il risultato del referendum svizzero è un altro tassello nell’allarmante puzzle della perdita delle virtù di tolleranza e di ragionevolezza di cui l’Europa e il mondo occidentale stanno dando di questi tempi prove sempre più chiare. E che questa febbre sia grave è prova il contestuale rifiuto, opposto dal medesimo popolo svizzero, all’altro referendum, che gli chiedeva il divieto dell’esportazione di armi e materiale bellico al fine di sostenere lo sforzo internazionale per il disarmo. Qui, di fronte a ovvi motivi di ben concreto interesse economico, il popolo per definizione più pacifico d’Europa – ma anche quello militarmente parlando meglio esercitato – ha rifiutato di arrestare il «commercio di morte». E’ vero, le armi fanno male alla gente. Ma in fondo anche il tabacco e gli alcolici: e allora perché non continuarne produzione e vendita, magari con l’apposizione di qualche scritta d’avvertimento (tipo: «Sparare al prossimo fa male anche a te»)?

C’è del metodo, in questa follia. Curioso che il minareto somigli dannatamente a un missile, o anche a un bel proiettile lucente di fucile. I Mani di Charlton Heston, ex Mosè, ex Ben Hur, che tra 1998 e 2003 fu presidente dell’americana National Rifle Association, ne saranno estasiati. Lo ricordate, senescente eppur fiero della sua armeria simbolo di libertà, nel Bowling for Columbine di Michael Moore? Chi oggi esulta per l’esito del doppio referendum svizzero può prendere il vecchio Charlton a emblema del suo trionfo. A questo punto, per il momento, è arrivata la nostra notte.

30 Novembre 2009Permalink

22 novembre 2009 – Natale 2009 e la neolingua padana, dove White Christmas non significa bianco Natale ma Natale per bianchi.

Per chi non conoscesse i fatti ho riportato una articolo di Repubblica e alcuni indirizzi per leggere altro.

Brescia, il comune leghista di Coccaglio lancia l’operazione “White Christmas”
I vigili casa per casa a controllare gli extracomunitari: chi non è in regola perde la residenza – Un bianco Natale senza immigrati Per le feste il comune caccia i clandestini
Obiettivo: “Far piazza pulita” dice il sindaco. E l’assessore alla Sicurezza afferma
“Natale non è la festa dell’accoglienza ma della tradizione cristiana”
di SANDRO DE RICCARDIS

BRESCIA – A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L’amministrazione di destra – sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl – ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l’operazione “White Christmas”, come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari.
Un nome scelto proprio perché l’operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l’ideatore dell’operazione, l’assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi “per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità”. È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, mille e 500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. “Se non dimostrano di averlo fatto – dice il sindaco Franco Claretti – la loro residenza viene revocata d’ufficio”.
L’idea dell’operazione intitolata al Natale nasce dopo l’approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell’Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. “Da noi non c’è criminalità – tiene a precisare Claretti – vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia”.
A Coccaglio fino a giugno e per 36 anni ha governato la sinistra. “È solo propaganda – dice l’ex sindaco Luigi Lotta, centrosinistra – Io ho lasciato un paese unito, senza problemi d’integrazione. L’unico caso di cronaca degli ultimi anni, un accoltellamento tra kosovari, nemmeno residenti da noi, c’è stato sotto la nuova amministrazione”.
L’idea di accostare la caccia agli irregolari al Natale, ha provocato le proteste di un pezzo di città. “Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov’era domenica scorsa? Io a Brescia dal Papa”, replica Abiendi, che si definisce “tra i fondatori della Lega Nord, nel 1992”. Poi enumera i risultati dell’operazione “Bianco Natale”: “Dal 25 ottobre abbiamo fatto 150 ispezioni. Gli irregolari sono circa il 50% dei controllati”. E ora al modello Coccaglio guardano anche i sindaci leghisti dei comuni vicini, due (Castelcovati e Castrezzato) l’hanno già copiato. Lo scorso 24 ottobre, alla prima convention di sindaci leghisti, a Milano, la “White Chistmas” ha avuto l’appoggio convinto dello stato maggiore del partito. “Il ministro Maroni è un uomo pratico – dice ora Claretti – ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici”. Sul riferimento al Natale, il sindaco accetta le critiche. “Forse è stato infelice. Ma l’operazione scadrà proprio quel giorno lì”.

© Riproduzione riservata (18 novembre 2009)
Fonte: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/natale-a-coccaglio/natale-a-coccaglio/natale-a-coccaglio.htm

Indirizzi per altri articoli:

http://www.ildialogo.org/VerificaEsistenzaCommenti.php?f=http://www.ildialogo.org/norazzismo/notizie_1258724490.htm

http://www.asca.it/news-IMMIGRATI__PARROCO_COCCAGLIO_DIFENDE_GIUNTA__QUI_NESSUNO_E__RAZZISTA-875576-ORA-.html
18-11-09

http://www.in-dies.info/18/11/2009/coccaglio-brescia-scatta-loperazione-white-christmas/1689

http://www.asca.it/regioni-IMMIGRATI__OLIVERO_(ACLI)__DEMENZIALE_E_BLASFEMA_INIZATIVA_COCCAGLIO-444703-lombardia-10.html

http://www.asca.it/news-IMMIGRATI__CGIL__INIZIATIVA_COCCAGLIO_RICORDA_PERSECUZIONE_FASCISTA-875562-ORA-.html

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/immigrati-13/viaggio-paese/viaggio-paese.html

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/immigrati-13/immigrati-13/immigrati-13.html

22 Novembre 2009Permalink