21 giugno 2014 – E’ il tempo di tirare le somme [Sesta puntata]

L’ASGI e il CRC

Nel sito dell’ASGI trovo una notizia inaspettata di cui ricopio la presentazione a seguito di un mio breve commento
Perché il collegamento al 7mo rapporto del Gruppo Convention on the Rights of the Child (CRC) e l’ampia presentazione  è per me inaspettata?
A mio parere sui minori l’Asgi ha finora traccheggiato (particolarmente inopportuna a fronte di altri silenzi  l’insistenza sui minori stranieri impossibilitati a far parte delle squadrette della FIGC) voltando consapevolmente le spalle al problema della iscrizione anagrafica che da tre anni il Gruppo CRC riporta correttamente nel suo rapporto.
In questo 7mo rapporto si vada a pag. 47 sgg.. Per i precedenti rapporti li ho citati più volte. Ricordo a titolo di esempio quanto scritto il 18 dicembre 2013 
Ora – obliquamente ma senza equivoci – l’ASGI ne prende atto (si veda il terzo paragrafo della presentazione del rapporto CRC che ricopio alla fine).
La cosa per me gravissima è che mai l’autorevole associazione è intervenuta sulle pubbliche dichiarazioni (RAI – Radio3 – 23 aprile scorso) dell’avvocato suo associato che segnalava una situazione che non oso neppure definire presente in qualche ospedale italiano.
Ne ho scritto alla presidente Boldrini il 6 maggio riportando ampie citazioni di quella intervista che ho integralmente trasmesso a tutti i deputati firmatari della proposta di legge 740. Ora l’ASGI si attiva? Speriamo. Più che un atto di fiducia sperare è un dovere.

Cosa ho fatto io

L’unica certezza dei miei faticosi cinque anni di impegno sul tema, faticoso soprattutto per le delusioni che ho vissuto e vivo nei confronti di varie persone e gruppi organizzarti (partititi, associazioni, chiesa cattolica), è la correzione che ho ottenuto in un dépliant dell’Ospedale di Udine che aveva pubblicato una notizia falsa e deviante..
Ne ho scritto, concludendo questa triste vicenda il 5 gennaio scorso.

Forse ho contribuito, scrivendo ai parlamentari locali del Pd e di SEL appena eletti, alla presentazione della pdl 740 (se ne può trovare il testo nel mio blog il 17 giugno 2013).
Forse ho contribuito, forse no. Di fatto ora tutti i 104 deputati sembrano disinteressati a far approvare o almeno discutere quanto hanno proposto.

L’ASGI pubblica il rapporto CRC

Il Gruppo CRC ha lanciato il 17 giugno 2014 il nuovo Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione Onu sull’infanzia e l’adolescenza e i suoi Protocolli Opzionali (Rapporto CRC).

Per quanto riguarda i minori stranieri molte sono le problematiche emerse e, diverse, vengono riposte all’attenzione delle autorità che non hanno dato seguito a precedenti raccomandazioni poste in precedenti rapporti sull’infanzia .

Il Gruppo CRC ribadisce, innanzitutto, la mancanza di modifiche normative necessarie ad assicurare la sicura registrazione anagrafica per i minori stranieri figli di cittadini presenti irregolarmente, così come già richiesto nel precedente rapporto e chiede alla presidenza del Consiglio dei Ministri di promuovere la riforma dell’art. 6 del Testo Unico sull’Immigrazione in modo da reintrodurre gli atti di stato civile tra i documenti per i quali non è necessaria l’esibizione del permesso di soggiorno .

Al Ministero della Salute il Gruppo CRC chiede di rendere uniformi le previsioni contenute nell’Accordo Stato- Regioni che precedono l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale dei minori figli di genitori irregolarmente presenti sul territorio italiano, vista l’attuale situazione disomogenea che genera disparità di diritti.

Famiglie e minori, reduci da viaggi faticosi attraverso il mar Mediterraneo, devono poter sostare presso i centri di primissima accoglienza il più breve tempo possibile e devono essere garantiti servizi di tutela alla salute nei centri di seconda accoglienza, si legge nelle raccomandazioni al Ministero dell’Interno.

Viene nuovamente richiesto al Parlamento di provvedere ad una modifica della normativa sulla cittadinanza rispetto all’accesso da parte di minori stranieri giunti in Italia da piccoli, nonostante alcune modifiche positive sono state rilevate.

Particolare attenzione ai minori non accpompagnati (MNA) viene data nell’ambito del capitolo dedicato alle misure speciali per la tutela dei diritti dei minoto (7) dove il Gruppo CRC raccomanda al Parlamento di approvare la proposta di legge A.C. 1658 contenente misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati . Inoltre chiede  a tutti i Garanti regionali per l’infanzia di promuovere la creazione presso le sedi giudiziarie di albi e/o elenchi riservati ai tutori volontari, nonché la stipula di protocolli di intesa che li rendano operativi, e di realizzare corsi di formazione inter-disciplinare per i tutori dei minori stranieri non accompagnati. Alle Regioni, agli Enti locali e alle Autorità giudiziarie minorili viene richiesto di di predisporre adeguati progetti di presa in carico complessiva dei MNA stranieri e di promuovere e applicare l’affido familiare laddove rispondente al loro interesse.

Riguardo alle minorenni straniere vittime di tratta va sottolineato come questo non sia  fenomeno così manifesto, dato che generalmente le minorenni vengono tenute al chiuso, negli appartamenti e nei locali, e il “ponte” coi clienti avviene tramite donne adulte e quindi meno esposte ai controlli.  Percio’ si deve prestare maggiore attenzione quando ci si trova di fronte a minori stranieri : a tal proposito  le associazioni che si occupano del tema della tratta lamentano, purtroppo, la scarsa attenzione e identificazione delle vittime di tratta tra coloro che presentano richiesta di asilo da parte delle Commissioni Territoriali che valutano tali richieste e alle frontiere, dove proprio la giovane età – e, a volte, la nazionalità – dovrebbe essere un utile indicatore di cui tener conto per identificare le vittime di tratta. La richiesta di asilo politico viene invece troppo spesso considerata  dalle forze di Polizia come “strumentale”, in quanto permette di girare liberamente sul territorio dello Stato fino alla valutazione della domanda. Essa, invece, va  considerata come “coercitiva”, in quanto sono gli sfruttatori a indicare alle vittime di tratta di seguire tale procedura.

La condizione dei minori rom, sinti e camminanti risulta ancora difficile, con una diminuzione della frequenza scolastica e l’aumento della politica dei campi e degli sgomberi che il Gruppo CRC chiede di terminare per applicare, al contrario, la Strategia nazionale per l’inclusione, assicurandone una concreta attuazione e un efficace monitoraggio, che preveda la partecipazione attiva delle comunità rom e sinte, garantendo adeguate risorse finanziarie alla sua effettiva attuazione ed esplicitando chiari obiettivi quantificabili e indicatori di risultato.

Infine il Rapporto affronta anche i casi di apolidia tra i minori stranieri, che risultano essere oltre 15 mila, chiedendo al Ministero dell’Interno di risolvere, di concerto con Prefetture, Questure e Rappresentanze Diplomatiche, la questione degli “apolidi di fatto” e di sanare, di concerto con le competenti autorità, le posizioni dei minori nati in Italia, figli di genitori scappati da Paesi in guerra, che si ritrovano a oggi a non avere uno status giuridico definito.

Questi alcuni dei temi affrontati nel 7° Rapporto CRC nei 51 paragrafi redatti dalle 87 associazioni che compongono il Network. Il Gruppo CRC si impegna ad attivare e rafforzare il dialogo con le istituzioni competenti al fine di garantire una piena ed efficace implementazione della CRC nel nostro Paese.

Per leggere tutto il Rapporto, CLICCA QUI.

6 puntata – forse continua

Segnalazione puntate precedenti (tutte contengono documenti)
6 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3051    (petizioni Boldrini)
8 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3056   (calcio negato ai minori stranieri)
16 maggio 2014 – https://diariealtro.it/?p=3070 (Asgi – Miur)
11 giugno 2014  –  https://diariealtro.it/?p=3110  (congresso SIMM)
13 giugno 2104    https://diariealtro.it/?p=3128   (Asgi – MCE)

A queste aggiungo, oltre i documenti citati nel testo, quelli pubblicati  il 25 maggio
25 maggio  Lettera Kyenge   https://diariealtro.it/?p=3081
7 giugno     Cittadinanza ai figli dei rifugiati   https://diariealtro.it/?p=3090 .
9 giugno     articolo Paolo Citran – CIDI  https://diariealtro.it/?p=3100
15 marzo 2011 Il gallo – Il mio primo articolo oltre il blog  https://diariealtro.it/?p=673
21 dicembre 2013 – Figlio di clandestini   Il primo articolo scritto da altri
Tommaso Canetta e Pietro Pruneddu   https://diariealtro.it/?p=2852

21 Giugno 2014Permalink

13 giugno 2014 – Forse qualche volta segnalare è utile [Quinta puntata]

Il 16 maggio avevo scritto della lettera inviata il 13 maggio dall’ASGI al MIUR a proposito della richiesta del permesso di soggiorno per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo presente nelle linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri dello stesso  ministero. Drasticamente l’Asgi affermava “le linee guida vanno modificate” e ancor più drasticamente la lettera di accompagnamento firmata dal suo presidente concludeva: «in mancanza di sollecito riscontro ci attiveremo in sede giudiziale al fine di ottenere  la rimozione dalle linee guida della richiesta del permesso di soggiorno ai fini dell’iscrizione scolastica».
Il 23 maggio l’Asgi informava che «tale indicazione deve considerarsi mero errore materiale di trascrizione, essendo più volte ribadito nel corpo delle stesse Linee Guida come l’irregolarità dei genitori riguardo al possesso del permesso di soggiorno non possa in alcun modo compromettere il diritto degli alunni all’iscrizione scolastica».

L’esonero del permesso di soggiorno per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo – una storia.

Soddisfatta del risultato della richiesta dell’ASGI non posso però impedirmi di giudicare ridicola la giustificazione dell’errore perché l’inserimento della dizione ‘iscrizione alla scuola dell’obbligo’ ha una non onorevole storia, raccontata molto bene in un articolo di Paolo Citran (CIDI) di cui ho dato notizia con il relativo link il 9 giugno

Scrive Paolo: « L’aureo provvedimento esonera però il cittadino straniero che chiede l’iscrizione del proprio figlio a scuola dall’obbligo di esibire il permesso di soggiorno per quanto concerne le “prestazioni scolastiche obbligatorie”. Il carattere buonista (!) di questa disposizione si avverte tenendo conto del fatto che genitori privi del permesso di soggiorno, richiesti della presentazione di tale documento, tenderebbero a non iscrivere i loro figli a scuola per evitare di autodenunciarsi come irregolari. Tuttavia la faccenda sembra valere per la sola scuola dell’obbligo. Ma prima della scuola dell’obbligo esistono l’asilo nido e la scuola dell’infanzia».
Tanto per la cronaca l’intento di escludere la scuola dell’obbligo dalla presentazione del permesso di soggiorno era stato espresso dall’allora presidente della Camera on. Fini e realizzato con un emendamento – accolto dalla maggioranza – dell’on. Alessandra Mussolini (era il 2009 e si discuteva del ‘pacchetto sicurezza’. Persino la legge Bossi Fini non era intervenuta nel merito).

Scrive il Movimento di Cooperazione Educativa

Il 12 giugno di prima mattina trovo copia di una lettera che il gruppo di Udine del MCE ha scritto alla propria segreteria nazionale.
Tralascio la prima parte dove l’MCE udinese segnala le riserve dell’Asgi e chiede alla segreteria nazionale di intervenire in proposito.
Come ho scritto sopra è superata.
Ne riporto invece la seconda parte:
«Rileviamo d’altra parte come, in base all’articolo del Decreto legislativo sopra citato, l’esenzione dalla presentazione del permesso di soggiorno riguardi solo l’iscrizione alla scuola dell’obbligo e non alle altre istituzioni educative e scolastiche, la cui frequenza viene quindi di fatto ostacolata per i figli di immigrati “irregolari”. Pensiamo in particolare agli asili-nido e alle scuole dell’infanzia, che rappresentano per il bambino un’ occasione di crescita e di arricchimento, nonché di precoce apprendimento della lingua italiana, necessario ai fini di un’effettiva integrazione sociale e culturale nel nostro Paese.

Ciò è in evidente contrasto con la Legge n. 176/1991 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione dei diritti del fanciullo, pubblicata a New York il 20.11.1989) e con l’insieme della legislazione riguardante i minori, che afferma come la condizione di irregolarità dei genitori non possa ostacolare in alcun modo il rispetto dei diritti dei minori, compreso quello all’educazione e all’istruzione.

Riteniamo perciò che sia urgente una revisione complessiva della legislazione in materia.

 Vogliamo ricordare, in particolare, che la Legge n. 94 del 15 luglio 2009 stabilisce l’obbligo di presentare il permesso di soggiorno anche per gli atti di stato civile quali la dichiarazione di nascita (art.1 comma 22, lettera g). Questo crea il rischio che genitori immigrati irregolari non denuncino la nascita di un figlio per paura di essere espulsi. Precisiamo che il 7 agosto dello stesso 2009, il Ministero dell’Interno ha cercato con una circolare  di porre rimedio a questa situazione, chiarendo che non è necessario esibire documenti inerenti al soggiorno per dichiarazioni  di nascita e di riconoscimento di filiazione. Ma, non essendo una Circolare Ministeriale una fonte primaria del diritto, permane l’urgenza di una revisione della legislazione in materia, da approvarsi da parte del Parlamento. (Esiste a riguardo una proposta di legge, la  n.740, presentata  il 13 aprile 2013 e assegnata alla Commissione Affari Costituzionali, che ancora giace ignorata).

L’MCE, che nei suoi principi di fondo annovera l’attenzione e l’impegno al  riconoscimento dei diritti dei minori, a nostro parere dovrebbe impegnarsi per un cambiamento dell’attuale  legislazione
».

Una speranza, come altre forse inutile, ma non illegittima.

L’MCE nazionale è organizzazione stimata e autorevole. Mi ostino a sperare che faccia buon uso della lettera udinese e si attivi presso il ministero per  arrivare a una norma che ponga fine a questi continui riferimenti al Permesso di soggiorno.
Probabilmente il coinvolgimento responsabile del Ministero faciliterebbe la revisione parlamentare della norma che l’MCE correttamente auspica.
Risolvendo la questione in radice – come anche l’MCE udinese suggerisce – si semplificherebbe la situazione.
Ma di ciò a una prossima puntata   –  continua

La documentazione specifica a questo punto si infittisce.
Per ora segnalo le quattro puntate precedenti:

6 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3051;
8 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3056
16 maggio 2014 – https://diariealtro.it/?p=3070
11 giugno 2014  –  https://diariealtro.it/?p=3110

A queste aggiungo, oltre i documenti citati nel testo, quelli pubblicati  il 25 maggio
https://diariealtro.it/?p=3081 e il 7 giugno   https://diariealtro.it/?p=3090 .

13 Giugno 2014Permalink

11 giugno 2014 – Chiamarmi fuori? [Quarta puntata]

Il desiderio di non occuparmi più della questione relativa alla mancata registrazione anagrafica è sempre più forte ma accade che si manifestano piccoli segnali alla cui lettura non riesco a sottrarmi.
E questa volta il segnale non è così piccolo.

Il XIII Congresso della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni.

Nelle raccomandazioni conclusive – che neritano di essere integralmente lette – ha detto a proposito della registrazione anagrafica qualche cosa di estremamente chiaro, valido e pertinente, ricordando anche i 25 anni trascorsi dalla firma della Convenzione di New York..

Ricopio alcuni passi:
«Il minore non è soltanto “oggetto di tutela e assistenza”, ma anche e soprattutto “soggetto di diritto”, e quindi titolare di diritti in prima persona […] In questo quadro, si riconosce l’importanza del riconoscimento della cittadinanza, come diritto ad avere diritti e punto di partenza per ogni possibile percorso di inserimento sociale»

E prosegue con le raccomandazioni: 

->  «Accelerare l’iter di riforma della legge sulla cittadinanza per garantire ai minori nati o cresciuti in Italia una piena inclusione e contemporaneamente portare avanti un nuovo concetto di cittadinanza per un’Italia più inclusiva e meno discriminatoria;

->  approvare una legge che garantisca il diritto alla registrazione anagrafica per tutti i figli indipendentemente dalla situazione giuridico–‐amministrativa dei genitori, senza la necessità di esibire documenti inerenti al soggiorno, in modo da evitare che ci siano “nati invisibili” con conseguenze aberranti di ordine sociale e sanitario»

E buffo ma trovo consolante la chiara distinzione fra cittadinanza e registrazione anagrafica, e la correttezza della loro connessione, trattandosi di concetti il cui significato sfugge – a mia più volte verificata conoscenza –  anche a politici e amministratori che di ciò si occupano o dovrebbero occuparsene.

Segnalo ancora che per la prima volta a mia conoscenza un documento che proviene da un’organizzazione della società civile indica con chiarezza l’elemento politicamente fondante della questione: approvare una legge che garantisca il diritto alla registrazione anagrafica per tutti i figli indipendentemente dalla situazione giuridico–amministrativa dei genitori

Spero che la Simm abbia un ascolto migliore di quello che non ho ottenuto io.

La documentazione specifica a questo punto si infittisce.
Per ora segnalo le più recenti puntate precedenti:
6 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3051;
8 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3056
16 maggio 2014https://diariealtro.it/?p=3070

A queste aggiungo  documenti pubblicati il 25 maggio https://diariealtro.it/?p=3081,
il 7 giugno   https://diariealtro.it/?p=3090  e il 9 giugno  CIDI   https://diariealtro.it/?p=3100

 

11 Giugno 2014Permalink

10 giugno 2014 – Il restauro di un’infamia

Per chi voglia (e secondo me sarebbe bene lo facessero in molti) è possibile ascoltare in un’edizione accuratamente restaurata il discorso con cui Mussoline annunciò l’entrata in guerra 74 anni fa.
Si trova nel sito di repubblica.it, ma non mi riesce di trasferirne il link

Per leggerne il testo
http://cronologia.leonardo.it/storia/a1940e.htm

Sembra una strada di ricerca promettente.

16 anni prima, l’ultimo discorso parlamentare di Giacomo Matteotti

http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o6856

 

 

10 Giugno 2014Permalink

9 giugno 2014 – Il Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti e la registrazione anagrafica

Nel supplemento on line della rivista Insegnare del CIDI si può leggere un articolo dell’amico Paolo Citran datato 31 maggio
E’ una carrellata molto precisa sulla storia della vicenda di cui mi occupo da cinque anni.
Ne riporto solo il link perché Paolo ha voluto parlare di me e la visibilità dell’intero testo mi imbarazza un po’.

 

 

 

 
http://www.insegnareonline.com/istanze/filosofia-educazione-societa/bambini-clandestini-diritti-negati

9 Giugno 2014Permalink

7 giugno 2014 – I nomi delle cose

Pio La Torre torna a Comiso

La decisione è stata assunta dall’amministrazione comunale.

Già dieci anni addietro l’aeroporto era stato intitolato a Pio La Torre.
Poi, nel 2007, la nuova amministrazione comunale di centro-destra, revocò la scelta, intestando l’aeroporto ad un generale dell’aviazione siciliano , “distintosi” particolarmente durante l’ efferata aggressione fascista all’Etiopia.
Tanti e forti i dissensi all’oltraggio consumato contro l’eroe isolano Pio La Torre. In particolare una grande manifestazione si tenne a Comiso l’11 ottobre 2008 con delegazioni di cittadini provenienti da tutta la Sicilia.

Domenico Stimolo   –  dal sito ildialogo.org

Figli di rifugiati e figli di clandestini

Cittadinanza italiana ai figli dei rifugiati, in arrivo una circolare      06/06/2014

«Stiamo mettendo a punto una circolare interpretativa che ormai è quasi pronta e in emanazione a breve scadenza».
Il sottosegretario al Ministero dell’Interno, Domenico Manzione, ha annunciato la pubblicazione di una circolare che estenderà il diritto di acquisire la cittadinanza da parte dei figli di cittadini stranieri titolari di protezione internazionale, in analogia al riconoscimento che ora già spetta ai figli degli apolidi (per i genitori invece resta l’iter ordinario). L’articolo 1 della Legge 91/92 n. 5 stabilisce che è «cittadino per nascita» – oltre a chi è figlio di padre o madre cittadini italiani – anche «chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi».
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha espresso apprezzamento per l’intenzione del Ministero dell’Interno, ricordando che l’attuale normativa sulla cittadinanza prevede che nella sua applicazione la condizione del rifugiato e quelle dell’apolide siano equiparati.
La circolare, dunque, chiarirà, secondo l’UNHCR, che in ragione di tale equiparazione anche il figlio nato in Italia di genitori rifugiati possa ottenere la cittadinanza italiana.
“E’ la stessa Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato ad impegnare gli Stati contraenti a facilitare l’acquisizione della cittadinanza per i rifugiati.” afferma Laurens Jolles, Delegato UNHCR per il Sud Europa.

Dal nuovo sito dell’ASGI  – datato 6 giugno

7 Giugno 2014Permalink

1 giugno 2014 – Calendario giugno

2 giugno           –   Festa della Repubblica
3 giugno 1963 –    Muore Giovanni XXIII
4 giugno 1989 –    Strage di piazza Tienanmen
7 giugno 1929 –    La città del Vaticano diventa uno stato sovrano.
10 giugno 1924 –   Assassinio di Giacomo Matteotti
10 giugno 1940 –  Annuncio dichiarazione di guerra
11 giugno 1984 –  Morte di Enrico Berlinguer
12 giugno 1964 –  Condanna all’ergastolo di Nelson Mandela
13 giugno 2005  –  il senato Usa approva una mozione di scuse formali ai discendenti assassinati in pubblici linciaggi, documentati fra il 1882 e il 1968
14 giugno 1966 –   Il concilio Vaticano annuncia l’abolizione dell’indice dei libri proibiti
16 giugno 1976-    Sudafrica: massacro di Soweto
17 giugno 1991 –  Fine dell’apartheid in Sudafrica
18 giugno 1982 –  Londra: ritrovamento del cadavere di Roberto Calvi
19 giugno1945 –    Nascita di Aung San Suu Kyi
19 giugno 2013 –   Approvata la legge di ratifica della Convenzione di Istanbul
22 giugno 1633 –   Galileo è costretto all’abiura
23 giugno 1858 –  Pio IX fa rapire il bambino ebreo Edgardo Mortara
25 giugno 1946 –  Inizio dei lavori dell’Assemblea Costituente
26 giugno 1967 –  Morte di don Lorenzo Milani
27 giugno 1980 –  Ustica: esplosione del DC9. Muoiono 81 persone
28 giugno 1914  –  Sarajevo Assassinio di Francesco Ferdinando e della moglie
28 giugno 1919 –  Trattato di Versailles – Fine della prima guerra mondiale
28 giugno 2014 –   Inizio del Ramadan 1435
29 giugno 1934 –   Germania: notte dei lunghi coltelli
29 giugno 2013 –   Muore Margherita Hack
30 giugno 2005 –   Spagna: il Parlamento dice sì ai matrimoni gay

1 Giugno 2014Permalink

31 maggio 2014 – Cento anni da una strage letti con Ho un sogno

Sul mensile Ho un sogno pubblichiamo qualche considerazione sulla prima guerra mondiale.
In aprile e in maggio ho scritto due piccoli articoli che riporto a conclusione di questo mese.

APRILE

Quali date segnano per noi, in Friuli Venezia Giulia, l’inizio della prima guerra mondiale?
Se pensiamo all’Italia quale oggi è, la risposta è semplice: l’inizio fu il 24 maggio 1915, quando  il regno d’Italia, dopo aver esplorato le diverse alleanze possibili, dichiarò guerra all’Austria-Ungheria e si inserì nel conflitto, già in atto dall’estate dell’anno precedente, a fianco della Francia, della Gran Bretagna e dell’Impero Russo
Ma se guardiamo i confini della nostra regione – e li confrontiamo con  quelli di allora –  ci è impossibile accettare senza riserve la data che abbiamo sentito e che sentiremo risuonare ancora forse come esclusiva.
Il 28 giugno 1914 – quando a Sarajevo risuonò lo sparo che avrebbe dato occasione allo scoppio di un conflitto spaventoso e imprevedibile  per l’ampiezza che avrebbe assunto e i risultati che avrebbe provocato – i confini della nostra regione erano diversi dagli attuali. A nord Pontebba segnava il confine con  l’impero austro-ungarico che ad est, seguendo grosso modo la linea dell’Isonzo,  comprendeva le terre del goriziano e del monfalconese, estendendosi a oriente ben oltre  Trieste e l’Istria.
Quindi una parte della popolazione, oggi amministrativamente unita, il 28 luglio 1914, quando l’impero austro-ungarico dichiarò guerra alla Serbia, si scoprì combattente e dovette considerare  nemici coloro che ne erano divisi solo dalla storica mobilità di un confine.
Ma non a loro si sarebbe potuta attribuire la causa di sofferenze che negli anni a seguire avrebbero reso il “cuore … il paese più straziato”,  come scrisse il poeta Ungaretti allora militare nel goriziano.
Sapremo nel centenario che si celebrerà l’anno prossimo unire il ricordo delle vittime dell’altra parte a quello  dei loro “nemici”? O le celebrazioni ufficiali sorvoleranno su questo aspetto?
Fra le tante rimozioni possibili dello strazio degli anni di guerra vogliamo ricordarne una probabile, di cui fa inconsueta memoria  la bella ricerca ‘Cantieri di guerra’ dello storico gemonese Matteo Ermacora (edizione Il Mulino. 2005).
Si tratta dei lavoratori, anche giovanissimi, impiegati in tutti i lavori necessari per l’operatività dell’esercito. Infatti l’ampiezza e la complessità delle strutture che dovevano garantire le condizioni per l’azione militare ne impegnarono un gran numero mentre  sulle donne gravò anche  il peso della produzione agricola cui gli uomini – trasformati in combattenti – erano stati sottratti.
Molti  erano lavoratori migranti, anche provenienti dal meridione,  costretti a rientrare in Italia già dall’agosto del 1914 per la nuova situazione creata dalla guerra.
L’organizzazione del lavoro a supporto dell’attività militare fu affidata a un apposito organismo, il Segretariato Generale per gli Affari Civili
Le sofferenze degli “operai  borghesi”,  sottoposti a un lavoro durissimo e pericoloso, umiliati da una disciplina di tipo militare,  non erano inferiori a quelle dei combattenti  ma al termine del conflitto le “pensioni di guerra” furono loro negate.
L’esaltazione nazionalista privilegiava la figura del combattente, raffigurato in modalità astratte che non erano quelle di chi era stato obbligato all’orrore della trincea che era stata elemento caratterizzante della “grande guerra”.
Chi era tornato dal fronte si confrontava con la desolazione delle macerie.
E sulle macerie nasceva una nuova Italia che altre macerie avrebbe prodotto.

Fratelli di G: Ungaretti

Mariano il 15 luglio 1916

Di che reggimento siete

fratelli?

Parola tremante

nella notte

Foglia appena nata

Nell’aria spasimante

involontaria rivolta

dell’uomo presente alla   sua

fragilità

Fratelli

 

San Martino del Carso
di G: Ungaretti

Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
E’ il mio cuore
Il paese più straziato

MAGGIO

La circolare 3525 del comando supremo emanata il 28 settembre 1915 a firma del gen. Cadorna affermava “deve ogni soldato essere certo di trovare, all’occorrenza nel superiore il fratello o il padre, ma deve essere convinto che il superiore ha il sacro potere di passare immediatamente per le armi i recalcitranti e i vigliacchi” (A. Monticone.  Gli italiani in uniforme Laterza 1972. pag. 224).
Nel quadro di tanta fraterna paternità i tribunali militari emisero più di 4000 sentenze di morte, pari al 2,3% della cifra globale della condanne per tutti i reati  previsti dal codice penale militare (op. cit. pag. 217)
Non sappiamo invece quante esecuzioni sommarie furono messe in atto nel corso della guerra per ‘dare il buon esempio’.
Quando la memoria é un grumo di dolore e il permanere di un’ingiustizia che non può trovare rimedio impedisce di scioglierlo, anche le voci più lontane possono farsi consonanti e riconoscersi nell’esperienza della violenza subita e giudicata.   “Quando é viva davvero la memoria non contempla la storia, ma spinge a farla. <…> Come noi… è  piena di contraddizioni … non è  nata per servirci da ancoraggio. La sua vocazione sarebbe piuttosto di farci da catapulta”. Così le parole dello scrittore uruguayano Eduardo Galeano diventano voce per significare ciò che è  accaduto e accade in un paese del Friuli.

Il paese, Cercivento, é un piccolo centro della Carnia, non lontano dal confine italo-austriaco. Dietro il cimitero, che é ben visibile dal nuovo municipio costruito dopo il terremoto del 1976, si trova un cippo collocato due anni fa a ricordo di quattro caduti in guerra. Sono caduti speciali, ignorati dal monumento che fa memoria di chi morì fra il 1915-18 e il 1940-45. Infatti, proprio nel luogo del cippo, il primo luglio del 1916 vennero fucilati quattro alpini, dopo un processo sommario istituito da un Tribunale Straordinario di guerra e tenutosi in chiesa, l’unico spazio del paese sufficientemente ampio occupato per l’occasione..

I quattro alpini uccisi, tre caporali e un soldato, facevano parte della 109a compagnia alpina (XII° Corpo d’Armata), cui era stato ordinato di muovere alla conquista di una cima, tenuta dall’esercito austriaco e considerata dal capitano di quella compagnia particolarmente interessante dal punto di vista strategico.

Si trattava di una strategia connessa a scelte militari o al desiderio di un pezzetto di gloria strettamente personale? Questo non lo sapremo mai perché dopo la fucilazione dei quattro alpini il capitano passò ad altra zona d’operazioni e mori in guerra, colpito – tale almeno é la voce popolare- dai suoi stessi soldati.

Comunque, in quel lontano giugno 1916, i soldati della compagnia 109 si rifiutarono di uscire dai propri baraccamenti, invitando invece il capitano ad assicurare una adeguata copertura all’operazione che si sarebbe dovuta svolgere su un terreno particolarmente esposto.
Non é irrilevante il fatto che fra quei militari ci fossero valligiani che già avevano dimostrato in precedenti operazioni l’utilità della loro conoscenza del terreno.

Cosi fu convocato a Cercivento, il paese più vicino alle trincee, un Tribunale Militare straordinario per giudicare 80 alpini (68 soldati e dodici graduati) a norma dell’art. 114 del Codice penale militare. L’art.114 prevedeva il reato di “rivolta”, aggravato dal riconoscimento del “concerto tra i rivoltosi”, che poteva ritenersi fondato su un’intesa, anche istantanea, di almeno quattro militari.

Oggi sappiamo che nel 1916, dopo lo sfondamento dell’esercito austro-ungarico in Trentino e il conseguente ripiegamento dell’esercito italiano, la recrudescenza dell’azione penale militare fu assai rilevante: non é un caso che gli storici parlino di “fronte interno”.

Allora però non era il momento dei giudizi storici, ma solo quello dell’orrore e del dolore e il fatto che il processo di Cercivento avvenisse vicino alla residenza degli imputati non consenti di nascondere e mistificare la realtà del dramma e perciò coinvolse, nel suo svolgersi, anche la popolazione, spettatrice e insieme protagonista di quanto si andava consumando.

Così se da una parte tutti gli arrestati, continuando forse a non rendersi ben conto della gravità della situazione, vivevano in un’attesa che era contrassegnata da un pesante mutismo, le loro madri e spose stavano cercando, piangendo, di mettersi in contatto con loro per capire cosa era successo e per dare loro quanto poteva necessitare.

E mentre altre donne, nello stesso momento, stavano dando origine a reazioni di protesta sempre più difficoltosamente tenute a freno dalle truppe in armi, alcuni anziani, in questo clima di confusione generale, manifestavano urlando e minacciando sotto l’edificio dove era imprigionata buona parte degli arrestati.

Il processo avvenne nell’unico locale adeguatamente spazioso, la chiesa del paese, fra il 29 e il 30 giugno e si concluse con pesanti pene per tutti gli imputati e, per quattro di loro, con la condanna a morte, eseguita precipitosamente all’alba del primo luglio, poco dopo la lettura della sentenza e che fu cosi registrata: “Oggi primo luglio 1916 alle ore 4 e minuti 58 in Cercivento di sopra, presente la truppa sotto le armi, é stata eseguita, in conformità ai regolamenti, la sentenza capitale emanata dal Tribunale Straordinario di guerra… per mezzo di fucilazione al petto”.

La memoria mai spenta di quell’evento é stata stimolo per un intero paese a conoscere e a capire e a tale desiderio ha dato risposta e ancora voce la pubblicazione di un volumetto, accurata e insieme appassionata raccolta di documenti e memorie. Il titolo “Sembravano anime del purgatorio” (Sameavin animes dal purgatori) viene da una testimonianza straordinaria, quella di Anna che, ormai vecchia, nel 1989 ricordava il suo incontro con chi aveva eseguito la sentenza:   «Erano circa le cinque del mattino: mi stavo recando al lavoro. In quel periodo ero una ragazza e aiutavo … a preparare i pasti ai militari che erano acquartierati presso il Lazzaretto … D’improvviso ho sentito una scarica …Mi sono spaventata … Non sapevo se andare avanti o ritornare a casa … Mi sono fatta coraggio e ho proseguito … Lungo il cammino verso il Lazzaretto ho incontrato il plotone che era stato incaricato di sparare …. Sembravano anime del purgatorio (Sameavin animes dal purgatori) …Li avevano ammazzati solo per dare il “buon esempio!” »

Quella ragazza, per dare un nome al tormento di chi non si era saputo sottrarre all’obbligo di farsi massacratore, aveva rievocato il fondo oscuro di antiche leggende! Il medioevo aveva associato alla guerra la “peste e la fame” e cosi era ancora nel 1916 e cosi ancora é oggi.

Se ne accorsero persino, sempre nel 1916 e pur senza raggiungere la profondità di penetrazione psicologica e politica dimostrata da Anna, i giudici del Tribunale militare della Carnia illustrando le motivazioni dell’assoluzione di un imputato di diserzione: “Scarno e macilento di aspetto con lo sguardo spaventato ed incerto, col volto attraversato di continuo da contrazioni dei muscoli facciali, egli non é stato nemmeno in grado di rendere il suo interrogatorio, rispondendo a malapena ed a monosillabi alle domande che gli si rivolgevano, e mantenendosi come estraneo e indifferente a quanto intorno a lui accadeva”.

La memoria, quando diventa catapulta, può rovesciare le convinzioni consolidate, ricostruire valori originari, uscire da quel conformismo che nel suo squallore riesce a rendersi ridicolo persino nelle tragedie. E la memoria dei morti di Cercivento viene oggi celebrata riconoscendo nella violenza che aveva distrutto i quattro alpini l’offesa ancora dolente a una intera comunità (che si é giovata anche della collaborazione di una autorità comunale singolarmente responsabile e consapevole).

Di recente, nel contesto di un’iniziativa cui ha presenziato il presidente della Repubblica per onorare le portatrici carniche (le donne che la necessità costrinse a farsi eroiche e che con le loro gerle non solo assicurarono i vettovagliamenti della prima linea, ma provvidero talvolta anche al trasporto di munizioni), é stata ripetuta la richiesta di formale riabilitazione dei quattro alpini, inutilmente perché‚ vi si oppone la morte degli interessati (sic!). Solo loro infatti – secondo il Tribunale Militare di Sorveglianza- avrebbero legittimo titolo a presentare l’istanza per cui, come recita un’ordinanza del novembre 1990, “difettano manifestamente le condizioni”: le condizioni per la riabilitazione o le condizioni per l’esercizio della ragione?      

1 Giugno 2014Permalink

23 maggio 2014 – Condividere un ricordo

 

Interrompo, ma non lascio l’argomento che sto trattando a puntate , per inserire un articolo che mi è stato segnalato da un amico che vive in Italia da quando la guerra lo ha costretto a lasciare la Bosnia e proprio una delle città che ora subiscono gli effetti dell’alluvionese.

I Balcani sepolti dal fango ora nelle strade dell’odio i vecchi nemici si aiutano

DOBOJ (BOSNIA) ADELNICE , ancora boschi stremati, persino tralicci piegati dal gelicidio. È lo stesso posto dove vent’anni fa vedevi i primi segni di guerra, le case dinamitate o sforacchiate dai kalashnikov. E poi via, oltre una cordigliera desertica, dove penetrarono le avanguardie del Turco, e dove la Bosnia col suo labirinto di acque spinge come un cuneo verso la valle della Kupa, ultimo fiume delle Alpi. Lassù sembra che Mediterraneo e Centro Europa si diano battaglia a colpi di vento. Oltre, pensi, andrà meglio. E invece no. Dopo Gradiska, quando la Sava sembra raddoppiare di portata per l’immissione dei primi affluenti di destra — l’Una e il Vrbas — proprio lì le prime colline di Bosnia sono inghiottite da uno strato di nubi grasse color topo. L’aria è ferma, in bilico fra i monti e la Pannonia. Ma il peggio arriva col fiume Bosna, lo stesso che sfiora Sarajevo. Fra Derventa, Modrica e Doboj il traffico si interrompe, i ponti sulle montagne son venuti giù, la precedenza è tutta per i mezzi di soccorso. Ora esce il sole, il paesaggio luccica di rivoli, mostra plasticamente la dimensione della catastrofe. Maglaj è sotto quattro metri d’acqua. A Doboj si parla di settanta vittime e di numerosi dispersi. A Srebrenica, fa sapere Azra Ibrahimovic, si arriva solo per la strada alta delle miniere; Bratunac e Potocari sono isolate. Travnik, la città di Ivo Andric, è andata sotto, e così anche Prijedor e Zenica. Fra Modrica e Zepce il fiume si è mangiato 200 metri di ferrovia e chilometri di asfalto stradale. Ma il peggio è il seminato perduto: granturco spazzato via, alberi di prugne e ciliegie che hanno perso i frutti. Dopo l’alluvione, la paura della carestia. C’è una colonna croata che sale da Slavosnski Brod, la catena della solidarietà è partita alla grande, anche fra ex nemici, sulle stesse strade della pulizia etnica. Serbi, croati, musulmani, cartelli in cirillico, in alfabeto latino, ora nessuno guarda la differenza. E’ saltato tutto, l’emergenza ridicolizza le spartizioni di Dayton. «Dite che mandino aiuti dall’Italia, ma non al governo che si mangerebbe tutto. Portate direttamente a noi. Cibo, vestiario, materassi, coperte, badili». Ma italiani non si vedono, gli aiuti governativi sono a quota zero. Dalla Serbia, dove il disastro prosegue oltre la frontiera della Drina, arriva notizia di colonne slovene, ungheresi e anche russe. Mosca è già al lavoro con squadre a Obrenovac, cuore del disastro a Sudovest di Belgrado. Annunciano aiuti gli Emirati. Manca solo l’Europa. La gente non la vede, in Serbia come a Sarajevo. All’Unione, ti fanno capire, i Balcani interessano per i giochi della geopolitica, e chi se ne frega se «stavolta è quasi peggio della guerra», se i fiumi si portano via villaggi e fabbriche, se “le colline si muovono” e sommergono quel poco che due Paesi in ginocchio sono riusciti a ricostruire. Alcune strade si stanno già riaprendo, ma il rischio è sulle montagne dove i campi minati ancora non bonificati smottano in alcuni punti. Una situazione afgana. Il territorio abraso dall’incuria e dalla guerra è diventato un acceleratore di piene, e così non tanto i grandi fiumi, ma i piccoli “potok” si trasformano in killer, centuplicano la portata in poche ore. A Dobrinja, periferia di Sarajevo, un rigagnolo ha trascinato via un uomo. A Modrica e a Zvornik c’è chi ha visto corpi portati dalla Drina come nei giorni della pulizia etnica, quando le bande trasformarono i ponti in scannatoi. La gente si è ritirata sui piani alti o sui tetti, e aspetta soccorso. Vecchi, adulti e bambini dormono all’aperto, sulle colline. Per via degli ospedali tagliati fuori molte donne hanno partorito in casa o in ambulatorio. Le facce. Indescrivibili. Molto oltre la rassegnazione. Ti guardano per dire: che può succederci di peggio? Cosa ancora, dopo gli scannamenti, il silenzio dell’Occidente, il genocidio impunito, la criminalità al governo e una grande alluvione? Eppure non c’è fatalismo. Nessuno aspetta la protezione civile, come da noi. Qui sono vent’anni che non c’è. Quelli che possono, sono a spalare. E sarebbero tanti di più, se li si rifornisse di stivali di gomma. Stivali che, ovviamente, non ci sono. Capacità di scherzare, anche col fango alle cintola: «Va male, malissimo. Ma intanto facciamoci un cicchetto». Frase già sentita, vent’anni fa, a Sarajevo assediata. Quattro giorni fa, quando la Miljacka si è improvvisamente gonfiata nella capitale, qualcuno aveva sparato l’immagine dell’onda con sopra, in fotoshop, un surfista. “Grazie Tito”, ghigna Emina Bruha Brkovic, alludendo alla diga di Lukavac piena fino all’orlo. Il senso è: meno male che fu Tito a farla costruire. Se l’avessero appaltata quelli di oggi, sarebbe già venuta giù. La note stonate, come sempre, dalla politica. «Sabac non deve cadere» proclamano i giornali serbi, gonfi di Dio-Patria-Famiglia. E fanno il verso alla Grande Guerra, quando proprio Sabac, sulla Sava, fu nucleo della resistenza contro l’austro-ungarico invasore. «Mobilitazione generale!», volano parole così. Ma funzionano: in diecimila hanno accumulato sacchi di sabbia attorno alla città, e ora il top della piena è passato, scende su Belgrado. E intanto partono appelli al mondo: “È una delle peggiori emergenze climatiche del secolo. Gli sfollati fra Bosnia e Serbia solo almeno settantamila». La Drina dalle parti di Bijeljina è inavvicinabile: la confluenza con la Sava è diventata un lago dove solo le cicogne sembrano a loro agio. Ci sono già stato un mese fa, sul fiume cantato da Ivo Andric attraverso la storia di un ponte. Le colline a Sud di Loznica, specialmente, mi sono parse un piccolo Eden. Sterminati frutteti, le prugne più buone del mondo, cespugli di more e mirtilli e, ai crocicchi, piccoli chioschi “turchi” profumati di grigliata. Ma soprattutto acqua, un reticolo luccicante di acqua benedetta tra i boschi, villaggi e mille piccoli ponti. Nessuno avrebbe detto, un mese fa, che quei rigagnoli avrebbero mosso le montagne

Paolo Rumiz

da la Repubblica.it20140519

23 Maggio 2014Permalink

16 maggio 2014 – Quando la burocrazia diventa violenta [Terza puntata]

 

L’ASGI fra il 5 maggio (quando ha pubblicato lo scritto che ho commentato con il titolo Calcio negato ai minori stranieri se i genitori non hanno il permesso) e il 13 maggio  si è ancora occupata di minori stranieri rendendo nota una lettera inviata il 7 maggio al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, a un sottosegretario e ad alcuni dirigenti del ministero stesso.

Ne riporto quasi integralmente quanto riferito nel sito dell’Associazione:

«13.05.2014  ASGI al MIUR : le linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri vanno modificate

Nel febbraio 2014  il MIUR ( Ministero per l’istruzione, Università e ricerca) ha reso noto le nuove “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” .

Nelle indicazioni operative contenute nel testo il Ministero  si trovano le indicazioni dirette alle segreterie scolastiche di richiedere ai genitori degli alunni stranieri, ai fini dell’iscrizione dei figli, l’allegazione alla domanda di copia del proprio permesso di soggiorno.

Seppur in più parti delle Linee guida si ribadisce, doverosamente, come l’irregolarità dei genitori non possa compromettere in alcun modo il diritto degli alunni all’iscrizione scolastica, la richiesta di esibizione ed allegazione del permesso di soggiorno ai genitori degli stessi appare tuttavia, secondo l’ASGI :

illegittima, per manifesta violazione dell’art.6, co.2, D.Lgs. 286/1998 che, nel sancire l’obbligo dei cittadini stranieri all’esibizione del permesso di soggiorno agli uffici delle pubbliche amministrazioni che ne fanno richiesta, fa salvo proprio il caso in cui il cittadino straniero vi si rivolga per provvedimenti “attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie”. Il cittadino straniero che chiede l’iscrizione del figlio a scuola non può pertanto essere tenuto ad esibire il permesso di soggiorno;

discriminatoria, ostacolando (illegittimamente per quanto sopra) l’iscrizione scolastica dei cittadini stranieri;

irragionevole, imponendo ai fini dell’iscrizione stessa l’allegazione di un documento del tutto inutile (la titolarità o meno da parte dei genitori dell’alunno del permesso di soggiorno infatti, come correttamente rilevato nelle stesse Linee guida, è del tutto irrilevante ai fini del perfezionamento della procedura);

dannosa, potendo ottenere l’effetto di scoraggiare i genitori privi di permesso di soggiorno dall’iscrivere i figli a scuola (legittimamente possono infatti ritenere che se a tal scopo viene richiesta l’allegazione di un documento, la sua indisponibilità possa ostacolare l’accoglimento della domanda).

L’ASGI,  in una lettera inviata al MIUR lo scorso 7 maggio 2014, chiede che le Linee guida vengano pubblicate in nuova edizione con la cancellazione, al paragrafo 2.2, della voce “permesso di soggiorno e documenti anagrafici”, da sostituirsi eventualmente con una voce “documenti anagrafici”.

In mancanza di sollecito riscontro, l’ASGI si attiverà in sede giudiziale al fine di ottenere per via giudiziale la rimozione dalle Linee guida della richiesta del permesso di soggiorno ai fini dell’iscrizione scolastica».

Prevenire, denunciare, lamentarsi, tacere?

Trovo questo documento non solo importante ma di singolare rilievo perché non si richiama a episodi specifici di danno già provocato ma analizza una disposizione risalente allo scorso febbraio (contro cui è l’ASGI si dichiara disposta ad attivarsi in sede giudiziale) allo scopo evidente di impedire che norme inaccettabili producano danni.

Spero che l’Asgi trovi una voce altrettanto apprezzabile e autorevole per segnalare la questione di cui scrivo da cinque anni: la legge (e non l’arbitrio dei singoli) che nega l’esistenza, prima ancora che la scuola, ai figli di  chi non abbia il permesso di soggiorno.
Oggi l’avvocato loro iscritto che ha parlato il 23 aprile a Radio3-RAI potrebbe, se ho correttamente interpretato ciò che ha detto, raccontare casi (ovviamente nelle sedi in cui questo non sia violazione del segreto professionale)  anche se –secondo me – la scelta irrinunciabile deve essere quella di opporsi alla legge che crea i tanto richiesti e variegati ‘casi’.        Pro memoria: ne ho scritto il 6 maggio  

Legalità e furbizia
Giustamente l’ASGI segnala la «manifesta violazione dell’art.6, co.2, D.Lgs. 286/1998 che, nel sancire l’obbligo dei cittadini stranieri all’esibizione del permesso di soggiorno agli uffici delle pubbliche amministrazioni che ne fanno richiesta, fa salvo proprio il caso in cui il cittadino straniero vi si rivolga per provvedimenti “attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie”. Il cittadino straniero che chiede l’iscrizione del figlio a scuola non può pertanto essere tenuto ad esibire il permesso di soggiorno».
Da parte mia ricordo benissimo che la precisazione che si riferisce alla “prestazioni scolastiche obbligatorie” fu suggerita dall’on. Fini (allora Presidente della Camera) e presentata con un emendamento dell’on Mussolini,  inserito nel testo imposto nel 2009 con voto di fiducia.
L’azione che lascerebbe trasparire una positiva intenzione da parte dei due era però caratterizzata da una particolare furba sciatteria: infatti il percorso educativo di un bambino inizia dal nido, si sviluppa nella scuola materna, prosegue nella scuola dell’obbligo e oltre.
Nido e materna in particolare sono i luoghi in cui il bambino può sviluppare naturalmente quella competenza linguistica che viene richiesta per l’integrazione.
La conoscenza del meccanismo della legge impone domande precise  «Come iscrivere al nido un bambino cui è stata affidata la funzione di spia dei genitori privi di permesso di soggiorno? come iscriverlo se non esiste? »
Negargli questa precoce opportunità appare anche scelta logicamente sconnessa ma il richiamo alla logica è forse eccessivo in questa vicenda evidentemente repellente anche sul piano etico e politico. Qui si gioca non di logica ma di pretesti per ottenere consenso a leghista benedizione.

Le organizzazioni della società (in)civile
Io però continuo ad essere preoccupata dal silenzio in materia di associazioni che si dicono finalizzate alla tutela dei diritti dei migranti (che, in questo caso almeno, se violati mettono in discussione i nostri di cittadini costretti a subire norme in dirompente odore di razzismo).
Ricordo che opporsi con competenza non  costa nulla e che si possono ottenere risultati anche a seguito di un impegno personale.
Si vedano i miei scritti relativi alla correzione operata dall’Ospedale di Udine nel dépliant che conteneva un richiamo alla discriminazione di neonati attraverso il permesso di soggiorno. Per ottenerla bastò uno scritto a firma personale.
Riferimenti in diariealtro.it: 28 luglio 2013  e 5 gennaio 2014.

 3. forse continua

16 Maggio 2014Permalink