17 agosto 2010 – Verdini, Obama e il mio blog.

Le ragioni di un titolo stravagante

Il titolo stravagante che propongo mi è venuto in mente da sé, senza sforzo e ora cerco di spiegarmene le ragioni.
Comincio da Verdini. Scrive nel sito on line del Corriere della Sera (15 agosto) il giornalista Massimo Muchetti: “ … fin d’ora si può dire che la vicenda Verdini fa riemergere la cattiva abitudine dell’uso privatistico della cosa comune. Una cooperativa creditizia è un soggetto economico privato. E tuttavia, quando è a mutualità prevalente come sono il Credito Cooperativo Fiorentino e le altre 400 e passa banche di credito cooperativo italiane, l’interesse del socio viene perseguito nel quadro dell’interesse generale della compagine sociale, a sua volta legata alla comunità locale. Non a caso queste banche hanno un regime speciale che ne lega l’attività al territorio, limita la remunerazione, l’emissione e la compravendita delle azioni e, al tempo stesso, detassa ampiamente gli utili portati a riserva. Le Bcc sono una grande e positiva espressione dell’autogoverno delle comunità locali. Non perseguono il profitto, ma servono valori. Non speculano, non concentrano il rischio a favore dei soliti noti, possono perdere durante le crisi con artigiani, commercianti, agricoltori, ma non con gli amici degli amici.”
Ma i giornali proni al governo difendono Verdini. Perché?
Forse é meglio porre diversamente la domanda.
Chi governa deve comperare il consenso funzionale al mantenimento di posizioni in qualsivoglia modo acquisite o costruirlo attorno ai principi che fondano la vita di uno stato e che  ne costituiscono la base?
Il presidente degli Stati Uniti, riferendosi alla costruzione di una moschea a New York nei pressi di ground zero, ha detto:  “Con la massima chiarezza in quanto cittadino, in quanto presidente, sono convinto che i musulmani abbiano lo stesso diritto di praticare la propria religione come qualsiasi altra persone in questo paese. Ciò comprende il diritto di costruire un luogo di culto e un centro per la comunità su una proprietà privata a Lower Manhattan, nel rispetto delle leggi e delle ordinanze locali”. E ancora: “questa è l’America, e il nostro impegno per la libertà religiosa deve essere incrollabile. Il principio in base al quale i popoli di tutte le fedi sono benvenuti in questo paese, e che non verranno trattati in maniera diversa dal loro governo, è essenziale per quello che siamo. La volontà dei nostri Fondatori deve essere rispettata”.
E’ abbastanza evidente che nella dialettica della vita di una società organizzata c’é chi ritrova nella convinta chiarezza dei propri principi e nella propria forza contrattuale la capacità di difesa propria e per chi di quella difesa ha bisogno ed è a questo punto che diritti e consenso si intrecciano e, quando invece il consenso si può mercanteggiare con qualsiasi moneta, i diritti dei deboli sono i primi a venir calpestati.
E chi é più debole di un bambino?
Ho scritto tante volte nel mio blog della questione della registrazione anagrafica dei figli degli immigrati irregolari. Il mio blog è fornito di un indice analitico –chiamato tag (non mi piace ma funzione così). Evidenziando nell’elenco della colonna a destra le parole ‘anagrafe’ o ‘bambini’ (o la parola ‘minori’ nell’elenco delle categorie della stessa colonna) ne esce abbondante materiale con l’indicazione delle varie fonti.
Io suggerisco, prima di passare ad altro, l’articolo del 10 novembre 2009.

Di analogia in analogia

Il caso della banca di Credito Cooperativo Fiorentino mi ha fatto venire in mente un mio –fallito – tentativo di dialogo con l’ Unicoop Firenze, cooperativa che aderisce all’ Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori  della Lega delle Cooperative.
Nel 2005 mi trovavo a Betlemme e osservavo con interesse (era uno degli scopi che mi ero prefissa) il sistema scolastico. Una delle scuole più stimate era –ed é -la scuola di Terrasanta, gestita dai francescani, che comprende anche una scuola dell’infanzia, rigorosamente allora (oggi non so) solo maschile eppure –e ciò va a onore soprattutto delle scuole protestanti – in Palestina ci sono anche scuole miste.
Quella scuola, un vero gioiello finanziato dall’Italia, così veniva e viene ancora presentata dall’Ufficio stampa dell’Unicoopo (uno dei finanziatori del progetto)
”L’intento di tutti e’ quello di offrire ai bambini e alle bambine di Betlemme un ambiente accogliente per far crescere una speranza di pace e normalità”.
Una frottola che inutilmente provai a segnalare, inviando numerosi messaggi ai politici che avevano partecipato all’inaugurazione della scuola (fra cui l’on. Bindi) e all’ufficio stampa dell’Unicoop  senza mai ricevere risposta).
Evidentemente l’obiettivo era soddisfare il rispetto delle pari opportunità – che si presumeva presente nei donatori – e insieme l’opportunismo della scelta che prevalse a Betlemme.
Sia stata sciatteria o consapevole doppio gioco, mi resta la domanda “è più grave rubare consenso con i quattrini o con l’ostentazione di buoni sentimenti fondati su un falso, in quel caso le bambine di Betlemme, ancora una volta beffate e tradite, abusate quali esche per un consenso evidentemente utile?”

Una scultura che mi ha dato una scossa.

Ieri ho visitato la mostra dedicata ai fratelli Basaldella   La statuetta di cui propongo l’immagine   è un lavoro di Mirko (1930). Si intitola la strage degli innocenti.
Quel bambino aggrappato, come se ne volesse ricavare sicurezza, alla gamba di chi lo massacrerà (sembra che anche il dr. Mengele ad Auschswitz sapesse suscitare fiducia nei piccoli che avrebbe torturato e massacrato) mi ha fatto tornare in mente troppe cose.
Se segnalare la responsabilità di chi compera il consenso altrui è doveroso è insieme opportuno ignorare la responsabilità di chi –con quattrini o sollecitazioni sentimentali – si lascia comperare?
Qual è il confine fra l’essere vittime e l’essere complici?
Purtroppo per molti funziona non il criterio della conoscenza ma quello dell’appartenenza acriticamente accettata.

P. S.: Chi volesse saperne di più sulla scuola dell’infanzia di Terrasanta può andare, sempre attraverso la colonna destra a blog precedenti – diari e altro – 14 agosto 2005 e 30 gennaio 2007

17 Agosto 2010Permalink

29 luglio 2010 – Il Governo, la Camera, le intercettazioni e i blog. 30 luglio 2010 – Un lungo seguito.

Intercettazioni e blog  

Il disegno di legge “Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche”, che ora porta il numero 1415, è approdato al dibattito della Camera. Proviene dal Senato ma il suo iter è iniziato più di due anni fa.
I quotidiani ne parlano, ha dato occasione per parecchie pesanti e autorevoli critiche.  

Da parte mia mi voglio soffermare su un aspetto soltanto, una parte del comma 29 dell’art. 1 (al solito quanto intervengono voti di fiducia i vari articoli vengono accorpati per rendere più sbrigativamente agevole la votazione e la lista dei commi si allunga a dismisura).   

Per leggere il comma 29  

Il comma  29 del disegno di legge in discussione fa riferimento al decreto legislativo n. 177 del 2005 che al comma 2 dell’art. 32 recita  

2. Chiunque si ritenga leso nei suoi interessi morali o materiali da trasmissioni contrarie a verità ha diritto di chiedere all’emittente, al fornitore di contenuti privato o alla concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo ovvero alle persone da loro delegate al controllo della trasmissione che sia trasmessa apposita rettifica, purché questa ultima non abbia contenuto che possa dar luogo a responsabilità penali.  

 A sua volta quel decreto fa riferimento alla legge 8 febbraio 1948, n. 47  che all’art. 8 (risposte e rettifiche) recita  

“il direttore o vicedirettore responsabile è tenuto a far inserire, nel periodico, integralmente e gratuitamente le risposte, rettifiche o dichiarazioni delle persone cui siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni lesivi della loro dignità o da esse ritenuti contrari a verità, purchè le risposte, rettifiche o dichiarazioni non abbiano contenuto che possa dar luogo a incriminazione penale”.   

Comma 29  

E infine il comma  29 dell’art. 1 prevede che “Per i siti informatici,  ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica,  

le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”;  

Non mi sento di scrivere di più perché non è materia in cui io sia esperta e competente, ma, posto che il disegno oggi o in futuro (se mai fosse rinviato) venga sciaguratamente votato com’è, vorrei poter sperare che i grandi mezzi di informazione, gruppi d’opinione e partiti politici, giovandosi di veri esperti e competenti, diano indicazioni di comportamento a chi, pur volendo continuare a confrontare le proprie opinioni per via informatica, non ne sia dissuaso dal timore di incappare in situazioni insostenibili, almeno sul piano finanziario.  

Spero invece che non vengano diffuse informazioni errate o devianti che, indicando percorsi di ricerca privi di senso, distolgano l’interesse da una questione su cui si gioca la nostra libertà di sapere e dire, inducendoci a darci da fare per diffondere opinioni errate (si veda il mio scritto Contraddizioni del 30 maggio).  

Non possiamo permetterci il lusso di perdere tempo: abbiamo bisogno di idee chiare.
La protesta é doverosa ma la costruzione di apparenti sommarie certezze da strillare è nociva e non fa onore a chi la promuove.   

Post scriptum: 

Sebbene io abbia già collegato i singoli argomenti alle loro fonti, ne ripeto qui l’indirizzo per chi volesse documentarsi:  

Collegato al paragrafo ‘Intercettazioni e blog’: http://www.camera.it/126?pdl=1415-B&tab=4&leg=16  

Collegati al paragrafo ‘Per leggere il comma 29’: http://www2.agcom.it/L_naz/dl177_05.htm
 http://www.italgiure.giustizia.it/nir/lexs/1948/lexs_145703.html   

Collegato al paragrafo ‘Comma 29’:  http://diariealtro.altervista.org/blog/30-maggio-2010-contraddizioni/).  

30 luglio – Un lungo seguito 

Il ddl intercettazioni é defunto o dorme?

Il caos costante del parlamento italiano (e insieme del governo) ha trovato ieri nella scelta dell’on. Fini il catalizzatore che ne ha determinato un’accelerazione. In tale contesto –e non certo per un’azione politicamente corretta ed efficace di chicchessia da qualsivoglia parte- l’iter del disegno di legge 1415 si è arenato.

Tornerà al dibattito a settembre?

Io non tento previsioni in una situazione che richiederebbe l’uso della sfera di cristallo e non del ragionamento. Sono convinta che una ragionevole prudenza suggerisce di comportarsi come se fossimo certi che il dibattito riprenderà.
E’ bene quindi tener vigile l’attenzione sulle critiche relative ad argomenti alti e a quelli di apparente piccolezza (ma, a pensarci bene, l’opposizione alla censura non ha livelli: è in ogni caso necessaria e doverosa) avendo ben presente la necessità di non fare sciocchezze, di promuovere e sostenere una comune riflessione, senza indulgere al piacere di ululare in gruppo  (si veda il mio articolo di maggio – contraddizioni- collegato sopra).

Un decalogo per orientarsi nella eventuale censura dei blog
A sostegno di un percorso possibile io propongo un passo di un intervento importante, con il relativo indirizzo per il collegamento). 

Il bavaglio ai blog spiegato in 10 punti

DIECI COSE CHE NON SI POSSONO NON SAPERE SULL’OBBLIGO DI RETTIFICA PER I BLOG

«Il ddl intercettazioni, ancora in fase di approvazione, come è ampiamente noto, minaccia di incidere anche su Internet.
Il comma 29, infatti, prevede alcune modifiche alla legge stampa, imponendo l’obbligo di dichiarazione e rettifica, entro quarantotto ore dalla richiesta, anche ai “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”. Le rettifiche dovranno essere pubblicate con analoghe caratteristiche grafiche, metodologia di accesso al sito e pari visibilità della notizia cui si riferiscono.
Ma nel caos che ha scatenato questa proposta di legge, è necessario fare un po’ di chiarezza e precisare in quale contesto giuridico si inserisce la proposta di modifica.

10 cose che non si possono non sapere quando si parla di diritto di rettifica….

1) Che cos’è il diritto di rettifica?
È il diritto di fare pubblicare gratuitamente dichiarazioni dei soggetti interessati dalla pubblicazione di immagini, dichiarazioni, notizie ritenute lesive della loro dignità o contrarie a verità.
In sostanza, è il diritto – riconosciuto a certe condizioni – di affermare la propria verità.

2) Dove o come è pubblicata la notizia, la dichiarazione o l’immagine?
Nei giornali o in televisione.

3) Quali sono oggi le norme di riferimento?
a) La legge sulla stampa (e precisamente l’art. 8 della l. n. 47 del 1948) che afferma: il diritto di rettifica è il diritto di fare inserire “gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale” .

b) Il T.U. dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (e precisamente l’art. 32 quinquies del d. lgs. n. 177 del 2005) che dispone: “chiunque si ritenga leso nei suoi interessi morali (…) o materiali da trasmissioni contrarie a verità ha diritto di chiedere (…) che sia trasmessa apposita rettifica, purché questa ultima non abbia contenuto che possa dar luogo a responsabilità penali”.

4) Il diritto di rettifica elimina altri diritti?
Il diritto di rettifica si aggiunge, ma non elimina le azioni, cioè gli strumenti giuridici di tutela riconosciuti da altri diritti (querela per diffamazione, risarcimento del danno, ecc.).

5) Qual è il presupposto ad oggi per l’esercizio del diritto di rettifica?
Ad oggi, il diritto di rettifica è previsto per la stampa (quotidiani, periodici, agenzie di stampa) e per le radiotelevisioni, che trasmettono in via analogica o digitale.
Il presupposto è che la notizia o la dichiarazione siano state diffuse da un mezzo di informazione. Si presuppone che ci sia una struttura organizzativa creata allo scopo di produrre “informazione”, in altri termini, un’impresa a ciò finalizzata.

6) Il “sito informatico” è un giornale o una trasmissione televisiva?
E’ banale affermare che il sito telematico possa essere qualunque cosa. Anche un giornale (ad esempio un quotidiano on line). Ma certo non tutti i siti sono giornali. QUI STA L’ERRORE CONCETTUALE.

7) Il blog è un giornale?
No. Ci sono tanti tipi di blog, ma il blog tipicamente non ha i caratteri di periodicità di un giornale e non è registrato.

8) Il blogger è un imprenditore?                        Non in quanto blogger.

9) Quali sono rischi maggiore derivante da questa norma del ddl intercettazioni?

Oltre alle pesanti sanzioni (da Euro 7.746 ad Euro 12.911), oltre ai termini stringenti per la rettifica (appena quarantotto ore dalla richiesta) che appaiono concretamente non praticabili, il grave pericolo è che, a lungo termine, questa norma, se approvata, consentirà di equiparare siti (e blog) ai giornali, creando il presupposto per l’applicazione di norme severe (amministrativamente impegnative, e corredate di sanzioni penali) nate per le imprese di informazione ai “siti informatici” e magari ad ogni trasmissione telematica (perché no? anche social network e Twitter).

10) Allora, la conclusione è affermare che Internet sia o debba essere il Far West?
No. Oggi, esistono già validi strumenti giuridici di tutela (quali: diffamazione, risarcimento dei danni patiti, pubblicazione della sentenza). Se ne possono introdurre anche altri, ma meglio ponderati.
La libertà di espressione non è (SOLO) degli imprenditori dell’informazione, ma di tutti. Espressione del pensiero e attività imprenditoriale sull’informazione non coincidono.»

Qualche lettura

E infine ecco l’indirizzo per leggere il testo del disegno di legge sulle intercettazioni, sia morto, in agonia o ‘in sonno’, come un vecchio massone temporaneamente silente.
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0038530.pdf 

Se poi qualcuno volesse documentarsi sul (dis) funzionamento della legge 15 luglio 2009, n. 94, “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, può farlo servendosi dell’indirizzo che trascrivo di seguito:
http://www.ildialogo.org/norazzismo/documenti_1280409675.htm

 

30 Luglio 2010Permalink

30 maggio 2010 – Contraddizioni.

Riapro il mio sito dopo un periodo difficile che mi ha tolto per un po’ il piacere della scrittura.
Riprenderò l’argomento, di cui in questo scritto offro la documentazione, in un prossimo intervento.

Parole sagge e confortanti

Riprendo questo testo di Giancarla Codrignani dalla newsletter ‘Centro di ricerca per la pace’ (nbawac@tin.it)

“Credo che per le persone amiche della nonviolenza sia tornato il tempo della disobbedienza civile: “dovremo disobbedire alle leggi inique e associarci alla responsabilità di coloro che, magistrati o giornalisti, “seguiranno il dovere professionale, la correttezza morale e la coscienza”.

Così il Centro presenta Codrignani:
Giancarla Codrignani, presidente della Loc (Lega degli obiettori di coscienza al servizio militare), gia’ parlamentare, saggista, impegnata nei movimenti di liberazione, di solidarieta’ e per la pace, e’ tra le figure piu’ rappresentative della cultura e dell’impegno per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Giancarla Codrignani: L’odissea intorno ai telai, Thema, Bologna 1989; Amerindiana, Terra Nuova, Roma 1992; Ecuba e le altre, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1994; L’amore ordinato, Edizioni Com nuovi tempi, Roma 2005]

Disobbedienza e altro.
Purtroppo non basta disobbedire a chi viene percepito come avversario.
Riporto quanto ricevuto da altra newsletter e le mie risposte (inutili)

Primo messaggio ricevuto (cancello i nomi dei mittenti. Mi sembra più decente)

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere …
XX segnala (n.d.r.: la censura del nome è mia):

Il 1984 di Orwell non è così lontano…

NESSUN TELEGIORNALE HA AVUTO IL PERMESSO DI DIFFONDERE QUESTA NOTIZIA

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet/; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60.
Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della”Casta”.
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.
Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta! In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.
Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una /media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset
Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il istema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in> Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.
Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.

Servirà???? diffondiamo…..finché si può

(n.d.r.: prima dello sciagurato invito alla diffusione veniva indicata la fonte della falsa notizia. Bastava verificare e il falso, come riferirò più avanti, sarebbe stato dimostrabile).

Prima mia risposta (24 maggio) che ho inviato alla mittente e a tutta la lista in chiaro che accompagnava il messaggio. Non è seguito alcun riscontro.

Il pacchetto sicurezza è diventato legge quasi un anno fa ed è in vigore dall’8 agosto 2009. Quindi non è più ‘pacchetto’ ma legge 15 luglio 2009, n. 94, recante ‘Disposizioni in materia di sicurezza pubblica’, pubblicata sul supplemento della Gazzetta Ufficiale del 24 luglio 2009.

Il pacchetto portava il numero 733 (Senato) fra il 2008 e il febbraio 2009.
Poi ha cambiato numerazione nel passaggio fra i rami del Parlamento, fino a diventare la legge 94.

La legge 94 è composta di tre articoli perché molti articoli della numerazione precedente sono diventati commi rispettivamente dell’articolo 1, 2 e 3 nel corso delle votazioni per blocchi, così organizzate per rendere possibile il voto di fiducia.
Quindi l’art. 60 e 50 bis non esistono nella numerazione della legge in vigore.
L’emendamento D’Alia esisteva (due anni fa o giù di lì), ma è stato bocciato in corso di dibattito.

Quindi il messaggio che avete ricevuto, ed é stato diffuso in una delle catene irresponsabili che purtroppo si creano su internet, o è vecchio e circola ancora in rete o fa un minestrone con l’altro
provvedimento in dibattito, il Disegno di Legge presentato dal Ministro della giustizia (ALFANO) e approvato dalla Camera dei deputati l’11 giugno 2009.
Il disegno, com’è noto, si intitola:
Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche

Che la legge 94/2009 e il disegno in discussione siano schifezze pensate da menti sciagurate e irresponsabilmente votate da chi non rappresenta il popolo italiano (deputati e sentori escono
da liste prefabbricate dai partiti e malamente blindate, anche dall’attuale opposizione) è, per me, un dato di fatto.
E’ altrettanto, sempre secondo la mia opinione, dato di fatto costruire informazioni scorrette.

A me sembra faccia il gioco dei berluscon-leghisti.
Il fatto che sia inconsapevole non limita il danno
augusta (Augusta De Piero – Udine)

Seconda mia risposta
Il 28 maggio, indignata da una spedizione identica alla prima, nonostante le informazioni che avevo procurato, per mio scrupolo sono andata alla fonte dal messaggio indicata come diffusore della notizia (www.perlapace.it) e ho trovato quanto segue:

25.05.2010 Quel testo non è nostro. Ed è anche falso
Articolo di: La redazione
Su segnalazione di un nostro lettore,
abbiamo scoperto che sta girando in rete un testo intitolato “Nessun telegiornale ha avuto il permesso di diffondere questa notizia” (in allegato) ed in calce è stato scritto: documentazione diffusa da Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, http://www.perlapace.it/.
Abbiamo potuto verificare che la notizia è falsa, che il D.d.l. 733 è stato approvato al Senato come legge n. 94 nel luglio 2009 e che l’emendamento D’Alia, di cui si parla nel testo, è nato e morto in commissione senza mai andare in aula. Il Coordinamento degli Enti Locali per la pace e i diritti umani e la redazione del sito www.perlapace.it smentiscono di essere autori del testo e di averlo diffuso.
Diffidiamo chiunque dall’usare impropriamente le nostre sigle.
Coordinamento degli Enti Locali per la pace e i diritti umani
Redazione del sito www.perlapace.it 25 maggio 2010

Per chi volesse verificare alla fonte
http://www.perlapace.it/index.php?id_article=4405&PHPSESSID=a53c4fd66d14ea2aaf16c9f892109e52

30 Maggio 2010Permalink

07 luglio 2009 – Una sola sicurezza: l’infamia – 2

2 luglio: il Senato approva
Il testo delle ‘disposizioni in materia di sicurezza pubblica’ (approvato dal Senato con il numero di codice 733-B) si avvia a compiere il suo percorso. Presto sarà legge operativa per volere di questo governo e con tante, troppe, complicità.
Proveniva dall’approvazione fiduciaria della Camera, dove il numero di codice identificativo era 2180, a sua volta preceduto dal primo dibattito in Senato (codice 733). Si è arrivati all’approvazione definitiva con due passaggi attraverso voti di fiducia, una parola il cui significato è stato umiliato dall’uso che il parlamento italiano ne ha fatto.
Ho già proposto una piccola rassegna stampa nel mio testo datato 6 luglio.
Continuo riportando alcune citazioni, frammentarie e insufficienti per illustrare l’ampiezza e la serietà dei contributi che cito e che, pur se riferiti in forma così inadeguata, escono dal generico mantra antiberlusconiano.
Certamente fondato ma insufficiente.
Occorre conoscere e capire per opporsi in forma valida e forse queste citazioni possono offrire almeno spunti di riflessione.

La Stampa 3 luglio pag. 35 (segue dalla prima) “Una svolta che non aiuta la giustizia” di Carlo Federico Grosso
”Immagino che numerosi lettori applaudiranno la nuova norma, ritenendo che essa costituisca un esempio di reazione forte dello stato all’ingresso clandestino in Italia di stranieri delinquenti. In realtà il nuovo reato appare, ai tecnici del diritto, più che altro un ‘manifesto’ privo di logica e utilità se non, addirittura, una novità foriera di danni per l’esercizio della giustizia. <.Segue un’ampia, interessante disamina di alcune norme e infine la conclusione> Il ‘segno distintivo’ della nuova legge è comunque, senza dubbio, il reato di immigrazione clandestina. Ed è su tale profilo che deve essere, pertanto, misurato il livello di civiltà, o di inciviltà, del ‘legislatore nuovo’ che si accinge, in un modo o nell’altro, a trasformare lo Stato Italiano a sua immagine”.

Riprendo un testo dal Sole 24 Ore del 4 luglio (pag. 6 – Marco Ludovico. Ma la mia Svetlana è fuori legge?).
“ <…> sono tutti concordi nel sostenere che le procedure amministrative per l’espulsione rimangono intatte. Certo, la novità è che oggi si affianca un procedimento penale, con il giudice di pace che può condannare l’immigrato, comminando la sanzione economica da 5 a 10mila – ma nessuno crede che gli interessati pagheranno – e poi decretare l’espulsione. Un migrante irregolare tout court rintracciato fino a ieri subisce oggi la stessa sorte, con la differenza che scatta anche la denuncia delle forze dell’ordine al giudice. L’epilogo ò sempre lo stesso: il decreto di espulsione e l’allontanamento, che può avvenire se è stata possibile l’identificazione. Negli stessi rischi incorre il migrante con il permesso di soggiorno scaduto, che non ha potuto rinnovarlo perché ha perso il lavoro (e i casi di questo genere, con la recessione in corso, sono sempre di più).
Il vero problema, come sostiene una fonte qualificata del Viminale, ‘non è la quantità delle espulsioni, ma la loro qualità, intesa come la capacità dello Stato di allontanare innanzitutto e soprattutto il maggior numero di soggetti pericolosi per la pubblica sicurezza’.

Avvenire 3 luglio pag. 11. ‘Molti no dalla galassia dell’associazionismo’ di Marco Iasevoli
”Insorgono anche i medici cattolici: ‘Siamo contrari a qualsiasi norma che introduca l’obbligo di denunciare gli immigrati irregolari. Siamo anche pronti <…> a fare delle campagne in questa direzione’. D’accordo l’ordine dei medici: ‘Se un nostro collega dovesse incorrere in sanzioni penali lo sosterremmo, fino ad arrivare all’autodenuncia’. Sicuramente nuova è la convergenza tra magistrati e penalisti. Per l’ANM, il segretario Giuseppe Cascini parla di ‘norme dannose, ingiuste e senza nessun effetto positivo per la sicurezza dei cittadini’. Fanno eco i penalisti: ‘E’ un provvedimento propagandistico, inaccettabile che segna una involuzione autoritaria del sistema’ ”

La Repubblica 3 luglio pag. 41 (continua dalla prima) “Adriano Sofri. Ora L’Italia è più cattiva”.
Insieme ad altre interessanti considerazioni, Sofri tocca un punto che pochi hanno considerato, quello delle carceri: ”Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di detenuti: 64mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: ‘Le carceri scoppiano, c’è da temere il ritorno della violenza, un’estate di rivolte’. Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l’umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri. La domanda se questi siano uomini”.

Corriere della sera 4 luglio pag. 13 “Il monsignore critica Maroni ma il Vaticano non lo difende” di Alberto Melloni.
” conclusione molto interessante e da verificare quando sarà il momento. Dopo aver ricordato il comunicato della sala stampa vaticana che sembra prendere le distanze dalle critiche di mons. Marchetto, segretario del pontificio consiglio per i migranti, l’autore aggiunge: Quel comunicato “…non può dare l’impressione che la Santa Sede appoggi una legge che crea inquietudine e disagio nei vescovi italiani?
Un dubbio che non durerà molto: un provvedimento pontificio di gennaio ha infatti stabilito che, a differenza di quanto accaduto negli ultimi ottant’anni, la Santa Sede recepirà caso per caso le leggi italiane come fonti del proprio diritto, legge Maroni inclusa. Questione di tempo, dunque, e a mons. Marchetto sarà resa giustizia?”
La faccenda mi incuriosisce anche perché mi chiedo: se no n recepiranno che faranno? Ripristineranno il diritto d’asilo con campeggio nei giardini vaticani?

E infine un documento firmato da alcuni artisti italiani che ho ripreso da il sito ildialogo.org.
Lo riporto perché c’è il passaggio, per me essenziale, relativo al diniego del riconoscimento dei neonati.
Mi chiedo però perché finora tanto silenzio e tanti silenzi e parole, quando ci sono, tardive?
Nel prossimo scritto di questa breve serie cercherò di riportare e analizzare quelli che mi hanno impressionato e che ho tentato di analizzare a livello locale, sperando che qualcuno mi scriva dal suo luogo: forse riusciremo a capire di più di un silenzio che turba.

Contro il ritorno delle leggi razziali in Italia
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio
Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato.
Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.
Roma, 29 giugno 2009

7 Luglio 2009Permalink

06 luglio – Una sola sicurezza: l’infamia – 1

2 luglio: il Senato approva
Il testo delle ‘disposizioni in materia di sicurezza pubblica’ (approvato dal Senato con il numero di codice 733-B) si avvia a compiere il suo percorso. Presto sarà legge operativa per volere di questo governo e con tante, troppe, complicità.
Proveniva dall’approvazione fiduciaria della Camera, dove il numero di codice identificativo era 2180, a sua volta preceduto dal primo dibattito in Senato (codice 733). Si è arrivati all’approvazione definitiva con due passaggi attraverso voti di fiducia, una parola il cui significato è stato umiliato dall’uso che il parlamento italiano ne ha fatto.

3 luglio – Libero, in due paginoni annunciati in prima, propone, sotto la dicitura ‘I successi del governo’, un’intervista al ministro Maroni, curata da Gianluigi Paragone. L’intervista è preceduta da una scheda che trascrivo.
Copiarla è stata un’operazione ripugnante, ma voglio che le mie impressioni diventino, almeno per me, memoria.

I punti chiave (secondo Libero)
La clandestinità diventa reato
. Chi entra o soggiorna in maniera illegale in Italia commette il reato di immigrazione clandestina. La pena è un’ammenda da 5 a 10 mila euro. I clandestini sono sottoposti a processo davanti al giudice di pace con espulsione per direttissima.
Nascono i centri di espulsione. I Centri di permanenza temporanea (Cpt) diventano Centri di identificazione e di espulsione. La permanenza massima passa da 2 a 6 mesi.
Servizi pubblici off limits. Chi svolge la funzione di pubblico ufficiale ha l’obbligo di denuncia dei clandestini che si presentano agli sportelli.
La registrazione all’anagrafe. Il permesso di soggiorno diventa obbligatorio per qualsiasi atto: registrazione nuovi nati, matrimonio, etc.
Soggiorno a pagamento. Il permesso di soggiorno e l’acquisizione della cittadinanza italiana saranno a pagamento: da 80 a 200 euro.
Favoreggiatori’ nel mirino. Chi favorisce l’ingresso dei clandestini rischia fino a 15 anni di carcere. E chi affitta appartamenti agli irregolari .rischia fino a 3 anni di carcere.
Le ronde per la sicurezza. Associazioni di cittadini potranno pattugliare il territorio e segnalare alle forze dell’ordine situazioni di disagio sociale o di pericolo. Saranno iscritte in elenchi e dovranno essere format prioritariamente da ex agenti.
Nuovo giro di vite antimafia. Carcere duro per i reati di mafia è rinnovato non più ogni 2 anni ma ogni 4. Tutti i colloqui familiari saranno registrati. Escluse dagli appalti pubblici le imprese che abbiano omesso denunce di racket. Nei casi di infiltrazione mafiosa, lo scioglimento dei Comuni riguarderà anche gli organi amministrativi e tecnici.
Writers e vandali, pene più severe. La nuova legge prevede carcere fino a 3 mesi per chi imbratta cose di interesse artistico o storico.
Alcol e droghe, patente da rifare. E’ disposta d’ufficio la ‘revisione della patente’ per chi guida ubriaco o sotto l’effetto di droghe. Si tratta della procedura che accerta il possesso dei requisiti psicofisici attitudinali per la guida. Inoltre, la revoca della patente è più facile.

E ora alcuni passaggi delle dichiarazioni del ministro dell’Interno cui aggiungo, per necessità di personale decenza, alcune mie note.

“Maroni: ..<…> Mi hanno detto che Micromega accusa il governo di aver ripristinato le leggi razziali. Affermano che vietiamo i matrimoni misti e che le donne clandestine, con questo provvedimento, non potranno riconoscere i loro figli. Così costoro saranno sottratti dallo stato come avveniva per i figli degli ebrei. Di fronte a questo genere di falsità non intendo più restare inattivo …<…>” (nota 1)

Domanda: L’appello di Micromega è stato firmato da diversi esponenti della cultura: possibile che si siano sbagliati tutti?
Maroni: Io sfido chiunque a trovare nel testo approvato da Parlamento un articolo, un passaggio, in cui è scritto quel che dice Micromega sui matrimoni misti e sui matrimoni dei clandestini”.
(nota 2)

”Maroni: <…> Ha ragione mons. Marchetto; questa nuova legge porterà dolore ai mafiosi e difficoltà ai clandestini; di contro sarà una legge a tutela delle persone perbene”.
Domanda: Ministro, non sono perbene molte colf e molte badanti che ora rischiano il penale?
Maroni: Ecco un altro esempio di malafede venduta per verità. Qualsiasi studente del primo anno di giurisprudenza sa bene che la legge penale non ha effetto retroattivo, pertanto il reato di immigrazione clandestina non si può applicare a chi è già entrato in Italia anche se irregolarmente. Di conseguenza nessuna colf o nessuna badante già in Italia, ripeto anche se entrata irregolarmente, sarà espulsa. …” (nota 3)

nota 1 – Sul problema del riconoscimento dei figlio ho riportato da marzo in qua molta documentazione da fonti autorevoli e non mi ripeto.
Una precisazione soltanto, relativa all’ignoranza del ministro Maroni, che non sarebbe un problema se la gente non gli credesse.
Le leggi razziali del 1938 non prevedevano la lacerazione del rapporto madre-figlio.
Agli ebrei era proibito il matrimonio, anche quando fossero parte di coppia mista; di conseguenza il figlio eventuale di una coppia non sposata sarebbe stato un illegittimo (così voleva il linguaggio dell’epoca), ma non ne sarebbe stata impedita la registrazione anagrafica come figlio della sua mamma e credo che il padre lo avrebbe potuto riconoscere come ‘figlio naturale’.
A strappare i figli ai genitori avrebbero provveduto, con l’apporto operativo dell’esercito tedesco occupante, le leggi naziste, e i solerti funzionari della Repubblica di Salò che garantivano l’invio degli ebrei a Fossoli, agevolando ‘legalmente’ le successive deportazioni.
Posso ancora considerare priva di significato la collocazione della repubblica di Salò in territorio padano?
Forse l’entusiasmo – sguaiatamente esibito dopo l’approvazione del pacchetto sicurezza in Senato – ha fatto sì che le confuse cognizioni del ministro sovrapponessero alle leggi razziali il caso Mortara (1858) quando i gendarmi pontifici (Bologna allora faceva parte dell’ancor esteso stato papale) rapirono un bambino ebreo che una cameriera cristiana aveva nascostamente battezzato durante un grave malattia, rivelandolo poi al confessore. Secondo Pio IX quel bambino doveva essere allevato nella religione cristiana. E così fu.

nota 2 – Certamente nelle norme sulla nuova sicurezza non è esplicitamente scritto che i matrimoni misti sono vietati, che i neonati figli di sans papier diventeranno apolidi senza nome e via bestemmiando, ma semplicemente è stata soppressa la norma che nel testo unico sull’immigrazione prevedeva che non fosse necessario presentare il permesso di soggiorno per la registrazione degli atti di stato civile.
Dice esattamente quel testo che ha meritato la fiducia della maggioranza parlamentare (art. 1, comma 22, lettera g, spesso ancora citato secondo il testo del primo codice 733 e del successivo 2180: articolo 45, comma 1, lettera f ) che
”Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie. i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”.
Un testo da decriptare. L’ho fatto più volte nei miei articoli da marzo a giugno

 nota 3 – Questa volta non annoto io ma riprendo un testo dal Sole 24 Ore del 4 luglio (pag. 6 – Marco Ludovico. Ma la mia Svetlana è fuori legge?).
Scelgo questo quotidiano perché notoriamente estraneo alla sinistra (termine cui ormai sembra indispensabile nell’opinione comune aggiungere un aggettivo denigratorio), ammesso che esista una sinistra che, nell’abietto dibattito sul pacchetto sicurezza, sia stata capace di fondare i propri ragionamenti su concetti alternativi a quelli lego-governativi. Uniche eccezioni a questa cupa atmosfera ammorbante che io abbia avuto modo di riscontrare alcuni interventi parlamentari, di cui scriverò nelle prossime puntate.
Commentando la citazione governativa trascritta sopra, l’articolista scrive: “Secondo il ministro, quindi, sarebbero salvi anche gli stranieri irregolari approdati in Italia fini a ieri, compresi quelli che non hanno presentato domanda per i flussi. L’articolo 10 bis della legge appena approvata, però, parla di ‘ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato’. Punisce non solo chi entra clandestinamente, ma anche chi in Italia continua a vivere in questa condizione. Tutti gli addetti ai lavori interpellati dal ‘Sole 24 Ore’ sostengono: chiunque, anche se badante o colf o lavoratrice o lavoratore, in assenza di permesso di soggiorno è destinatario, in teoria, di espulsione e, da ieri, di condanna penale per il reato di clandestinità, con l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza”.

Concludo, sempre dal ‘Sole 24 Ore’ del 4 luglio (pag.13), con le ultime righe di un articolo di Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale: “Alessandro Manzoni ci racconta delle ‘gride’ con cui il governatore della Milano spagnola intimava ai ‘bravi e vagabondi’, di ‘sgomberare il paese’, minacciando ‘la galera a renitenti’; e l’anno dopo, constatato che la città ne era tuttora piena, ordinava che chiunque constasse esser ‘riputato per bravo’ e ‘aver tal nome’, ancorché ‘non si verifichi aver fatto delitto alcuno’, fosse ‘mandato alla galea’ per un triennio, ‘per la sola opinione e nome di bravo’. Si sa quanto servivano questi provvedimenti. Ma fino a quando la nostra ‘civile’ società italiana continuerà a chiedere alla politica di emanare sempre nuove gride, anziché chiedere di affrontare con razionalità i problemi reali nelle loro radici effettive, e con i mezzi adeguati?”

6 Luglio 2009Permalink

09 maggio 2009 – Diari e altro torna a funzionare.

Quale situazione? Evidentemente quella con cui ho forzatamente concluso i miei scritti in aprile: la sottrazione –per legge- dei neonati alle madri sans papier.
La prossima settimana la camera dei deputati voterà la fiducia sui tre maxiemendamenti al cd. pacchetto sicurezza.
La fiducia verrà posta martedì 12 maggio per essere votata mercoledì 13 maggio. Previsto invece per giovedì 14 maggio, con diretta televisiva, il voto finale sul provvedimento.
Riporto il link al sito del parlamento, dove però non compare ancora il testo degli emendamenti che saranno votati il 13 maggio.

Riassumo brevemente la situazione, per quello che ne so.
L’articolo (di cui ho scritto nel mio blog – pulsante: diari e altro – a partire dallo scorso ottobre) che prevedeva l’esercizio della funzione spia per i medici (art. 45, comma 1, lettera t) é stato soppresso.
A seguito delle pressioni del presidente della camera é stato proposto un emendamento che introdurrebbe una deroga dalla funzione spia per i presidi .
Nulla é stato invece modificato della lettera f) che, decriptata perché di difficile lettura, impegna alla presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione di atti di stato civile, ivi comprese le registrazioni delle nascite di cui mi sono occupata, in questo sito il 24 aprile, il 10, 15 e 28 marzo.
Questa norma, unita alla introduzione del ‘reato di clandestinità’ non lascia ben sperare nemmeno nella certezza dell’esonero dalla funzione spia per medici e presidi.
Quando la legge sarà passata bisognerà fare estrema attenzione a regolamenti attuativi e circolari che hanno mietuto vittime addirittura in previsione dell’approvazione parlamentare.

Insisto a scriverne poiché ho registrato –almeno a livello locale- un rifiuto di questa informazione Un pubblico amministratore, cui mi ero rivolta, mi ha scritto: “Non mi sembra il caso di esagerare predicando pericoli che in realtà non ci sono” e poi ha ribadito:“Gridare al lupo al lupo per poi essere smentiti dai fatti e’, secondo la mia opinione, un grave errore” e molte persone con cui ho tentato un colloquio si sono defilate con un bonario “Impossibile!” E, non lo dicevano per pietà. ma io glielo leggevo negli occhi “perché mai dovremmo credere a una vecchia matta?”.
Unici fatti positivi registrati localmente per l’aspetto specifico: due articoli del direttore di Voce Isontina (settimanale della diocesi di Gorizia) che –bontà sua- ha creduto all’esistenza della ‘famigerata lettera f). Potete leggerli qui e qui.
Riporto anche i link a rispettabili, autorevoli documenti:
1. comunicato ASGI sulla lettera f;
2. commento Bonetti sul ‘pacchetto sicurezza’.
(Paolo Bonetti è Professore associato di diritto costituzionale nell’Università degli studi di Milano-Bicocca, membro del Consiglio direttivo dell’ASGI)

So che il respingimento della nave in Libia ha suscitato tale orrore da provocare persino una reazione dei vescovi italiani che, impegnati nel chiacchiericcio sul divorzio Berlusconi, non avevano trovato parole adeguate per la possibile sottrazione dei figli alle madri.
Escludo a priori che fossero influenzati dalla memoria del caso Mortara.
Insisto però a pensare che un orrore non ne seppellisca un altro ma che la nostra attenzione debba essere vigile su ogni aspetto.
Quindi continuo a pubblicare informazioni su fatti meno noti di altri.

9 Maggio 2009Permalink