29 ottobre 2015 – Lo ius soli approda in parlamento e i figli dei sans papier non sono cancellati

Da Ho un sogno n. 240 – L’ITALIA SONO ANCH’IO

Non c’è solo lo Ius soli

Il 14 ottobre, dopo essere stata votata dalla Camera è all’attenzione del Senato la legge “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza”. Si tratta del risultato del dibattito aperto nel 2012 dalla proposta di legge a iniziativa popolare che proponeva il passaggio dallo ius sanguinis allo ius soli. Probabilmente molti ricordano lo slogan accattivante che apriva quella campagna “L’Italia sono anch’io” che non ha cancellato l’equivoco in cui molti sono caduti immaginando uno ius soli assoluto (simile a quello praticato negli USA). Non era e non è così. La norma, che si presenta ora al dibattito del Senato e introduce il principio dello ius culturae, è evidentemente il frutto di una mediazione e propone limiti più significativi di quelli della prima iniziativa.

I bambini nati in Italia saranno italiani per nascita solo se almeno uno dei genitori abbia il permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo (cittadini extraUe) o il “diritto di soggiorno permanente” (cittadini Ue). Altrimenti, come gli altri bambini non nati in Italia, ma arrivati qui entro i dodici anni, dovranno prima frequentare uno o più cicli scolastici per almeno 5 anni e, se si tratta delle elementari, concluderle positivamente.

Per l’acquisto della cittadinanza servirà una dichiarazione di volontà presentata in Comune da un genitore entro il compimento della maggiore età del figlio, altrimenti questo potrà presentarla personalmente tra i 18 e i 20 anni. Sempre tra i 18 e i 20 anni il diretto interessato potrà anche rinunciare alla cittadi­nanza italiana, purché sia possesso di altra cittadinanza. Diverse le regole per i ragazzi arrivati in Italia entro i 18 anni di età. Potranno diventare italiani dopo sei anni di residenza regolare e dopo aver frequentato e concluso un ciclo scolastico o un percorso di istruzione e formazione professionale. In questo caso, però, non si tratterà di un diritto acquisito, ma di una “concessione”, soggetta quindi a una certa discrezionalità da parte dello Stato.

C’è anche una norma transitoria per chi ha superato i 20 anni, ma intanto ha maturato i requisiti previsti dalla nuova legge. Potranno infatti diventare italiani i nati in Italia, o arrivati qui quando avevano meno di dodici anni, se abbiano frequentato in Italia per almeno cinque anni uno o più cicli scolastici e risieduto “legalmente e ininterrottamente negli ultimi cinque anni nel territorio nazionale”.

Chi rientra nella norma transitoria avrà solo un anno di tem­po dall’ entrata in vigore della riforma per presentare in Comune la dichiarazione di volontà e diventare italiano. Dovrà poi però aspettare che entro sei mesi il ministero dell’Interno dia il via libera, dopo aver verificato che a suo carico in passato non ci siano stati dinieghi di cittadinanza, espulsioni o allontanamenti per motivi di sicurezza della Repubblica.

Certificato di nascita ai figli dei sans papier

Nel testo precedente abbiamo cercato di riassumere la com­plessa norma, approvata dalla camera e che il senato si ap­presta a discutere, sulle “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza”. Vogliamo ora soffermarci su una questione che Ho un sogno segue con continuità da anni e che si intreccia con la problematica della cittadinanza. Nel 2009 il pacchetto sicurezza aveva imposto la presentazione del permesso di soggiorno anche per la registrazione degli atti di stato civile (legge 94/2009, art.1, comma 22 lettera g). Ora, se sarà approvata la legge all’attenzione del senato(n. 2092) si tornerà al regime precedente e di nuovo non potrà venir richiesto il permesso di soggiorno a chi si presenterà a registrare la dichiarazione di nascita del proprio figlio (art. 2 comma 3 del progetto 2092). Ciò porrà anche i figli dei sans papier in condizione di attenersi alle nuove norme sulla richiesta della cittadinanza definendo la data della propria nascita (finalmente registrata in un documento ufficiale) come punto di partenza per tutti gli adempimenti, anche di ordine temporale, che la legge prevede. Non solo, ma i genitori, finalmente riconosciuti tali, potranno provvedere agli atti necessari per aprire al figlio, nato in Italia dopo il 2009 e forse non registrato all’anagrafe, il percorso per ottenere la cittadinanza italiana.

29 Ottobre 2015Permalink

18 ottobre 2015 – Sbucano i bambini invisibili –Terza puntata

Una integrazione

Ieri ho scritto anche degli ostacoli incontrati nella società civile nel portare avanti la segnalazione del rifiuto al certificato di nascita. Si tratta di atteggiamenti omissori non di aperto contrasto (almeno nella maggior parte) ma ho dovuto constatare che non riesco a chiarire equivoci anche in gruppi significativi.
Da uno di questi ho ricevuto un messaggio che mi ha molto turbato.
Nella consapevolezza che al momento è essenziale l’approvazione del comma 3 dell’articolo 2 della norma che porta il numero 2092 per superare la disposizione della legge del 2009 che negava (e nega perché ancora in vigore) l’esistenza giuridica ai figli dei sans papier, preferisco – per ragioni di chiarezza e trasparenza – riportare la mia relazione al convegno cui il 9 ottobre ha dato ospitalità il Centro Balducci .

Relazione del 9 ottobre

Nell’anno 2009, al tempo del quarto governo Berlusconi, ministro dell’interno l’on Maroni, il Parlamento italiano si apprestava a votare la legge che, approvata, sarebbe stata chiamata ‘pacchetto sicurezza’. La votazione si sarebbe conclusa con voto di fiducia nel mese di luglio e la legge avrebbe portato il n. 94. Molto ci sarebbe da dire in proposito ma mi soffermerò soltanto sull’oggetto di cui al titolo di questo incontro: i bambini invisibili.

I bambini, una particolare categoria di bambini costruita per l’occasione, vennero resi invisibili a seguito della lettera g, del comma 22, dell’art. 1 della legge 94/2009. Quella lettera afferma, sia pur attraverso una formula criptica che si rifiuta alla immediata lettura, che lo straniero non comunitario debba presentare il permesso di soggiorno per registrare la dichiarazione della nascita in Italia del proprio figlio. Così si è negata a un padre, a una madre la possibilità di assicurare al proprio figlio un nome, un’identità, di testimoniarne la cittadinanza ed affermarne il diritto di essere componente riconosciuto della propria famiglia. Sono i dati che vengono trascritti nel certificato di nascita. Il certificato è diritto personale del bambino ma oggi in Italia sulla testa del genitore che, privo del titolo di soggiorno, glielo voglia assicurare quale fondamento di un’esistenza giuridicamente riconosciuta, pesa il rischio dell’espulsione. Il diritto del nuovo nato si è fatto trappola. Spesso alle critiche viene opposta una questione  di quantità. Quante volte mi sono sentita chiedere: “Ma quanti sono?”. Non è un problema di quantità, non stiamo pesando le bottiglie rotte in un cassonetto della raccolta differenziata per capire a che punto il comune tragga profitto dalla raccolta, stiamo affermando un diritto assoluto che l’umanità dovrebbe sostenere prima ancora della legge. Ce lo ricorda da quattro anni la Convention on the Rights of the Child , gruppo che raccoglie associazioni e realtà coordinate da Save the Children  e chiede con forza una soluzione istituzionale del problema, raccomandando al Parlamento una riforma legislativa che garantisca il diritto alla registrazione di tutti i minori nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori. Certamente anche il governo in carica nel 2009 previde un sistema di salvezza, ma non in legge; scelse di affidare la sorte di un nuovo essere umano alla labile volatilità di una circolare. Non voglio entrare ora nella tecnicità della legge. Abbiamo qui chi potrà dircene con più competenza e significato di ruolo di quanto io abbia e soprattutto potrà informarci in merito alle modifiche che si stanno discutendo (o sono già state discusse) alla camera a proposito della lettera g. Quindi continuo con la narrazione, lasciando all’on Rosato l’onore di poterci aprire alla speranza che potrebbe consentirci di parlare al presente di quanto io sto per narrare al passato, a un passato che non dobbiamo però dimenticare e, per capirne il significato, è utile ripercorrerne la storia. Aprendo questo intervento ho parlato del periodo in cui il Parlamento si apprestava a votare la legge perché ha una specifica importanza che impegna ad attenzione e gratitudine per chi in quel periodo è stato pubblicamente attivo.

Infatti il progetto presentato prevedeva la cancellazione dell’articolo in vigore allora – e ancora oggi – che recita “L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.

Se fosse stata realizzata la cancellazione dell’articolo che ho appena letto,  sarebbe stato cancellato il principio del segreto professionale fondante la deontologia medica che impegna il medico a                                                        (art. 10 del codice di deontologia medica)

“mantenere il segreto su tutto ciò di cui è a conoscenza in ragione della propria attività professionale”. … e precisa che “la violazione del segreto professionale assume maggiore gravità quando ne possa derivare … nocumento per la persona assistita o per altri”.

Ricordo la reazione allora fortissima degli ordini professionali da noi pubblicizzata dalla componente locale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni e voglio citare quanto scrisse l’allora presidente provinciale dell’Ordine dei medici di Udine in un comunicato pubblicato anche dai media locali:

“ Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione”.

Purtroppo, anche per l’indifferenza della società che si definisce civile, la lettera g invece restò, penalizzando per due anni anche chi volesse sposarsi pur se privo di permesso  di soggiorno. Ho detto per due anni perché nel 2011 una sentenza della Corte Costituzionale sottrasse i matrimoni alla previsione della lettera g rimasta come un inamovibile, squallido e disonorante pilastro, per penalizzare esclusivamente i neonati, ultimo resto di un progetto che si era proposto di usare anche la debolezza del malato, dell’infartuato, del ferito per farne forza di chi lo volesse distruggere. E in ogni caso la ‘debolezza’ da usarsi era quella dello straniero non comunitario attraverso uno slalom fra le maglie delle leggi per sentirsi vincitori di non so che e come tali presentarsi a una popolazione che si voleva e si vuole e si costruisce impaurita. Ora quella forza può ancora rivolgersi legalmente solo contro i neonati. Ormai solo alla politica – che non si umili alla ricerca di consenso fondato sul numero di chi si associ alla volontà devastatrice– è dato essere parola autorevole e alta per affermare un principio che ne proclami l’onore nel farsi voce di chi nasce sul nostro territorio, chiunque sia, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali                                                                           (art. 3 Costituzione).

Per capire il senso del disprezzo che consente di penalizzare i neonati, alcuni neonati, fino a negarne l’esistenza legale –ci aiuta anche la storia e non mi rifaccio alla grande storia che ci ha fornito testimonianze incancellabili (per brevità ricordo due nomi soltanto, Primo Levi e Hannah Arendt che ci hanno offerto strumenti per pensare l’impensabile e per dire l’indicibile). Voglio invece far memoria di un esempio di piccola storia, quella della famiglia Cardosi, una famiglia italiana la cui madre fu deportata ad Auschwitz dove morì. Racconta una figlia in un prezioso libretto che onora la piccola editoria per essere stato pubblicato ma che è immeritatamente poco noto:

Mia madre era stata arrestata, perché ebrea, la mattina del 12 maggio 1944 nella nostra abitazione di Gallarate da agenti di pubblica sicurezza per ordine della questura di Varese … e consegnata alle SS del comando di polizia germanica del carcere di San Vittore a Milano”. La colpa di quella donna era di essere ebrea e questa sua caratteristica di razza era stata identificata da solerti funzionari italiani del regno d’Italia ancora nel 1938 quando, a seguito delle leggi razziali, era stata cacciata dalle scuole del regno dove insegnava come maestra elementare. E non l’aveva salvata neppure l’essere cattolica e sposata a un ‘ariano’. Dal 13 maggio all’ 8 giugno 1944 fu ristretta nel carcere di San Vittore a Milano, poi spostata a Fossoli e infine definitivamente ad Auschwitz. La figlia maggiore, Giuliana allora diciottenne, così ci narra della sua visita al carcere. Era in fila con i familiari dei detenuti cui era concesso portare un pacco per il cambio di biancheria e viveri e

Quando venne il mio turno l’agente di custodia italiano incaricato del ritiro dei pacchi, dopo un rapido controllo sui registri, mi disse che il nome della mamma non risultava. Mi chiese il motivo dell’arresto e quando glielo dissi raccolse il mio fagotto e me lo scaraventò in faccia”.

Se una persona non ha un nome giuridicamente riconosciuto non può avere rapporti familiari: la sua famiglia come luogo di relazioni definite, non esiste. La situazione dei detenuti a San Vittore è confermata dal rapporto inviato dal comandante provinciale della Guardia nazionale repubblicana di Milano l’11 gennaio 1945 al capo della Provincia di Milano e per conoscenza alla G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana – a scanso di equivoci non si tratta della Repubblica Italiana ma della repubblica di Salò). Testimoniando la presenza all’interno del carcere di San Vittore di due reparti, uno giudiziario e uno tedesco, scrive

Non risulta … che i detenuti presso questo reparto vengano sottoposti a mezzi coercitivi. La disciplina è alquanto rigida su ciò che concerne il tenore di vita dei detenuti. Non così si può dire per i detenuti di razza ebraica, la sorte dei quali si ignora”. Era e ancora può essere il destino dei senza nome quando arrivano al vortice che via via si forma per cui c’è sempre un punto di partenza. Affido alla riflessione di tutti noi il commento di Giuliana Cardosi:

 “Capii allora che .. gli ebrei avevano perduto qualsiasi identità , quindi nei loro confronti la violazione di qualsiasi obbligo civile ed umano era permessa”.

Non credo ci sia bisogno di declinare le tante analogie fra gli eventi del 1944 e la situazione che si è voluta rendere possibile sei ani fa. Non ne avrei il tempo e non credo sia necessario. Quel pacco negato arrivò a Clara Pirani, la mamma di Giuliana Cardosi, per l’attività clandestina di un agente penitenziario, Andrea Schivo, che si fece garante di umanità nel mantenere il legame fra i familiari e i carcerati. Quando fu scoperto finì a Flossemburg  dove morì il 29 gennaio 1945. E’ ricordato in Israele allo Yad Vashem (il museo dell’olocausto di Gerusalemme) come Giusto fra le nazioni. In Italia le sorelle Cardosi (Giuliana, Marisa e Gabriella) gli hanno dedicato il loro libro. E io mi permetto di affidare la sua memoria, che ci onora fra tanto squallore, alla presidente dell’Ufficio regionale FVG di Garanzia dei diritti della persona con la funzione specifica di garanzia per i bambini e gli adolescenti. Per fortuna di tutti noi ha ben altri strumenti di quel fondamentale rispetto di sé come essere umano che Andrea Schivo seppe efficacemente manifestare di cui sa fare l’uso migliore, garante di bambini e adolescenti che – se le vengono presentati – sono in stato di sofferenza e sono anche certa che saprà sostenere i parlamentari che vogliono liberarci dalla vergogna che ci è stata imposta con una legge che conta ormai sei anni.

Ricordo che l’organizzazione mondiale della sanità ha definito la salute: stato di benessere fisico, mentale e sociale e sono certa che tutti vogliano e vogliamo (perché non si può giocare con le responsabilità) associarsi, come medici di una ferita non del corpo ma di umanità, all’antico giuramento di Ippocrate che fa parte delle nostre radici di europei fin dal IV secolo a. C. In un suo passo recita In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.

[continua3]

18 Ottobre 2015Permalink

17 ottobre 2015 – Sbucano i bambini invisibili –Seconda puntata

Scriverò su facebook che, bene o male, è diventato un mezzo di informazione, la nota che segue ma poi qui (perché questo è il mio blog che contiene memorie che per me vogliono far parte della storia e non di fibrillazioni emotive) metterò i miei commenti.

Certificato di nascita per tutti su cui trascrivere la cittadinanza.

La legge, approvata il 13 ottobre alla camera con il titolo «Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza» è stata ufficialmente trasmessa al senato dalla Presidente della camera il 13 ottobre ed è reperibile con il numero 2092. Ora si attendono le decisioni del senato. Se l’approverà così come è stata trasmessa diventerà legge dello stato, altrimenti tornerà alla camera per ulteriore eventuale approvazione. Chi volesse conoscerne l’iter può seguirlo servendosi del link che trascrivo. http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/46079.htm

Ricordo che l’oggetto della legge è lo ius soli (identificato con la nuova formula dello ius culturae) e spero che chi ha sostenuto la campagna l’Italia sono anch’io (che nasceva dalla proposta di legge popolare finalizzata a introdurre il principio dello ius soli) darà adeguate informazioni in merito al provvedimento nel suo complesso. Da parte mia mi limito al punto di cui tante volte mi sono occupata, ricopiando il comma 3 dell’articolo 2 dal testo predisposto per una eventuale stampa (per i non esperti di navigazione parlamentare lo trovate nella colonna a destra del sito segnalato):

3. Al comma 2 dell’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, dopo le parole: «carattere temporaneo» sono inserite le seguenti: «, per i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile»”.

Questo comma (presentato in corso di dibattito e approvato in prima battuta dalla commissione Affari Costituzionali) risolverebbe lo sfregio di fondamentale civiltà introdotto con la lettera g, del comma 22, dell’art. 1 della legge 94/2009 (nota come pacchetto sicurezza) e transitato nel testo unico sull’immigrazione modificandone il comma 2 dell’art. 6. Se la legge passerà il testo unico verrà rimodificato e ne propongo la ricostruzione che io ne ho fatto, e assumendomene la responsabilità, isolo con il simbolo delle virgolette le parole che sarebbero inserite, se approvata la legge sulla cittadinanza, all’art. 2 comma 3.. “Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, «per i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile» e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.

Commenti (i precedenti si raggiungono con il tag anagrafe)

Da sei anni mi  indigno, ma non mi meraviglio più perché per quanto io sia testona non lo sono tanto da non saper trarre considerazioni da una osservazione che conta ormai sei anni.

I soggetti della mia indignazione

  1. i partiti. Il parlamento italiano ha in evidenza due proposte di legge (740 dal 2013 alla Camera e 1562 al Senato dal 2014) ma, pur se affidate entrambe alle rispettive Commissioni Affari Costituzionali non hanno avuto dai partiti di appartenenza dei firmatari (stragrande maggioranza Pd ma nella 740 c’è anche una firma SEL e di un paio di soggetti di altri gruppi che hanno praticato spostamenti che non sono riuscita a seguire, ma pur sempre firmatari) appoggio e pubblicità per queste proposte.
  2. la società civile – Da anni il gruppo Save The Children, coordinando una ottantina di associazioni (gruppo CRC – Convention on the Rights of the Child) chiede all’Italia di modificare la ‘lettera g’ e di ciò non danno notizia neppure le associazioni firmatarie, pur se la richiesta si trova in un pubblico rapporto facilmente reperibile (www.gruppocrc.net).
    – Il 9 ottobre il Centro di Accoglienza e di Promozione Culturale “E. Balducci”, la Rete per i Diritti di Cittadinanza del FVG, la Rete Radié Resch,  l’ASGI (Ass. Studi Giuridici Immigrazione), il GrIS-SIMM (Gruppo regionale Immigrazione Salute FVG della Società Italiana Medicina Migrazioni) hanno proposto nella sede di Zugliano un incontro sul tema dei ‘bambini invisibili’ .
    Di queste associazioni solo il GrIS Simm aveva già preso una pubblica posizione nel congresso del 2014 (ne ho scritto il 13 novembre di quell’anno).
    Le altre associazioni promotrici dell’incontro hanno offerto un’occasione di confronto con i parlamentari primi firmatari delle proposte di legge 740 e 1562 e la Presidente dell’Ufficio regionale FVG di Garanzia dei diritti della persona  (e sono personalmente grata alla generosa ospitalità del Centro Balducci) ma non si sono espresse, né in quell’occasione né in precedenza, con un proprio comunicato o altro strumento che ne rendesse esplicita una posizione pubblica nel merito.
    Purtroppo questa situazione ha dato luogo a un fatto ridicolo. Gli intervenuti si sono riferiti a me (che tenevo la relazione d’apertura) come soggetto civile di riferimento.
    So che molti lo hanno fatto con sincerità (altri temo per non mettere in gioco posizioni pubbliche rendendosi, come associazioni, sgradevoli a qualche soggetto politico di riferimento).
    Ho dovuto nascondere il mio imbarazzo cercando di giocare con l’ironia, ma non nego la fatica e la sofferenza che questo mi è costato.
    La cosa che più mi ha turbato è che sia l’on. Rosato (il senatore Lo Giudice ha inviato una sua gentile comunicazione in video perché impegnato a Roma per i dibattiti in aula che tutti consociamo) che la Garante regionale, prof. Mellina Bares, si sono riferiti alle mie mail come stimolo alla loro presa in carico del problema.
    Funzione politica di una persona che, non trovando nella società civile riscontri significativi e appoggi (anzi … non ho contato i convegni e seminari in cui ho dato fastidio!) ha fatto ricorso alla strumento che le restava, la funzione di rompiscatole? Ma che allegria!
  3. i mezzi di informazione. Lasciando perdere il locale Messaggero Veneto che dopo l’incontro al Centro Balducci ha scritto (per la prima volta) una nota in proposito, ricordo il consenso della micro redazione dell’ormai ben più che ventenne mensile Ho un Sogno che mi ha permesso di seguire puntualmente da anni il problema, scrivendone.
    E voglio ricordare il primo articolo su una pubblicazione nazionale (il mensile il Gallo di Genova) che ha dato spazio alla questione nel 2011 (il 15 marzo di quell’anno l’ho riportato nel blog). Un articolo è comparso anche sul mensile Confronti (ora purtroppo non riesco a recuperarne la data).
    Ci sono poi note e informazioni comparse su qualche sito locale e non solo di cui non ho l’elenco ma nulla impedisce a chi mi legga e voglia farne memoria di scrivermene nei commenti a questo testo. Ricordo anche una intervista che mi è stata fatta recentemente da radio Onde Furlane e una abbastanza recente intervista a Chiara Gallo, consigliera comunale di Udine, a Tele Pordenone.
    E infine l’impegno consapevole e documentato della giornalista Lucia Bellaspiga su Avvenire. Ho segnalato i suoi articoli al prezioso sito ildialogo[.]org dove c’è un archivio cui mi riferisco perché, almeno per me, è di facile consultazione

articoli del 30 settembre, 1 e 2 ottobre http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/norazzismo/notizie_1443810505.htm

articolo del 14 ottobre http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/norazzismo/notizie_1444926561.htm

In questa storia spesso saltano fuori donne. Che diventi una faccenda di donne? Mi farebbe piacere come segno di intelligenza, responsabilità e libertà intellettuale di cui abbiamo bisogno. Comunque Lucia Bellaspiga è stata molto brava

Vorrei continuare con il problema della Chiesa cattolica, di altre chiese cristiane e del Sinodo in corso. Questo aspetto merita, secondo me, una riflessione approfondita per l’influenza che hanno le chiese sull’opinione pubblica (e in particolare in Italia la chiesa cattolica) per cui lo farò domani o dopodomani

[continua 2]

 

17 Ottobre 2015Permalink

16 ottobre 2015 – Sbucano i bambini invisibili – Prima puntata

Una speranza dalla Camera dei deputati?
Non riesco a trovare, pur girando e rigirando nel sito della Camera, il testo ufficiale della legge approvata che modifica le norme in vigore sulla cittadinanza  e mi accontento perciò del comunicato stampa, riservandomi la pubblicazione del testo appena possibile.

Comunicato stampa 13/10/2015 Approvate le modifiche alla legge sulla cittadinanza

Nella parte antimeridiana della seduta odierna la Camera ha approvato il testo unificato delle proposte di legge recante Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di cittadinanza (C. 9-A e abb.). Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

Ius soli / Ius culturae e bambini invisibili

Il comunicato stampa è ufficiale però ci metto anche qualche cosa di mio che fa seguito alla relazione che avevo presentato alla biblioteca civica nel quadro delle manifestazioni del Festival Costituzione di San Daniele del Friuli e pubblicato il 9 giugno scorso.

Nella legge, così come è uscita dalla Camera ma non ancora all’attenzione del Senato, si afferma, in un emendamento approvato (e se ne trova conferma nella dichiarazione conclusiva della relatrice di maggioranza on. Marilena Fabbri), che

Art 2, comma 3 “Al comma 2 dell’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al « carattere temporaneo » sono inserite le seguenti: «, per i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile».

Così viene rimodificato il Testo Unico sull’immigrazione (ricostruzione mia – colore rosso)

Articolo 6  Facoltà ed obblighi inerenti al soggiorno. (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 6; R.D. 18 giugno 1931, n. 773, artt. 144, comma 2, e 148)

  1. Il permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato, lavoro autonomo e familiari per essere utilizzato anche per le altre attività consentite. Quello rilasciato per motivi di studio e formazione può essere convertito, comunque prima della sua scadenza, e previa stipula del contratto di soggiorno per lavoro ovvero previo rilascio della certificazione attestante la sussistenza dei requisiti previsti dall’articolo 26, in permesso di soggiorno per motivi di lavoro nell’ambito delle quote stabilite a norma dell’articolo 3, comma 4, secondo le modalità previste dal regolamento di attuazione.
  2. Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, «per i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile» e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.
    [continua 1]
16 Ottobre 2015Permalink

25 settembre 2015 – In Europa non entrino gli atei!

Ho un sogno n. 239 – settembre
FRA UNA NUOVA DEVOZIONE E SINODI ECCLESIALI

IN EUROPA NON ENTRINO GLI ATEI
Dopo che in un mare che è il cuore dell’Europa fin dall’antichità sono annegati centinaia di migranti, altri si accalcano alle frontiere orientali.
Correttamente dovremmo chiamarli richiedenti asilo ma subito dobbiamo precisare.
Sono richiedenti asilo solo quelli che fuggono dalla Siria? E quelli che fuggono da altri stati pure in guerra come li consideriamo? E quelli che fuggono dalla fame? E dalla persecuzione religiosa?
Sull’ultimo punto veniamo illuminati dal direttore responsabile de ‘Il giornale’ che, in data 17 settembre dedica ben tre pagine del suo quotidiano all’argomento.
In apertura di questa ampia trattazione ci offre un editoriale su cui è fondamentale soffermarsi e da cui ci permettiamo due brevi citazioni.
“Delle oltre duecentomila persone sbarcate quest’anno sulle nostre coste, si calcola che almeno una su otto sia cristiana” e “quel gregge di fedeli perseguitati perché crede nel nostro stesso Dio … merita una corsia preferenziale”.
Poiché abbiamo il vizio delle concretezza immaginiamo un poliziotto che – al di là dei nuovi muri di cemento o filo spinato, armato di gas urticante da spruzzare anche sui bambini (si presuma che prima chieda ‘sei battezzato?’) – accosti adulti che vogliono entrare in Europa e –per sapere se sono cristiani o meno – faccia loro un esame di religione. Ne ha le competenze? Forse sarebbe aiutato se uno stato attento alle proprie forze di sicurezza organizzasse corsi di formazione religiosa tali da fare dei poliziotti competenti inquisitori.
Ove fosse chiarito per gli islamici anche questo ostacolo e stabilito un ‘no, tu no’ o un ‘tu vieni dopo quando avrò soddisfatto i cristiani’ resta il problema degli atei per cui l’esame di religione è impossibile per insussistenza dell’oggetto..
Che fare di coloro che per l’imprevidenza dei genitori o per spericolate decisioni personali non siano muniti del certificato di battesimo e non se lo possano procurare perché inesistente?
Infatti il direttore di cui sopra fa riferimento come garanzia identitaria salvifica a questo documento che ogni cristiano si porterebbe appresso come la carta d’identità.
Ci aspetteremmo un soprassalto di manifesta dignità da parte dei cristiani (cattolici, protestanti e ortodossi) ma non osiamo sperare.

BAMBINI SENZA NOME E SENZA FAMIGLIA PER LEGGE E PER ECUMENICA SCELTA DELLE CHIESE CRISTIANE.
Da anni Ho un Sogno segnala la legge che dal 2009 vuole che sia negato il certificato di nascita ai neonati che nascono in Italia, figli di migranti privi di permesso di soggiorno,.
La chiesa cattolica si appresta a celebrare il Sinodo ordinario sul tema «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo» cui farà seguito un Convegno Ecclesiale Nazionale che si ispira anche a un ‘Nuovo umanesimo’.
Considerata l’enorme spazio che ha l’informazione che proviene da questa fonte non vogliamo ignorarla.
Abbiamo perciò esaminato il materiale proposto ai lavori dell’assemblea dei due incontri e abbiamo constatato che, nel pur corposo elenco di situazioni in cui si dibatte chi sia famiglia e chi no, i neonati, marchiati dal neo peccato originale di essere figli di genitori irregolari per l’amministrazione italiana, non ci sono, così come non ne abbiamo trovato traccia nei documenti del recente Sinodo delle chiese metodiste e valdesi apertamente attente alle nuove famiglie.
Fanno eccezione un vescovo, mons Bruno Forte, che si è espresso in proposito il 28 giugno su Il Sole 24 Ore e due parrocchie udinesi, la cui voce ha trovato spazio il 6 agosto nel settimanale diocesano locale. Chiedono che nel Sinodo e nel Convegno Ecclesiale si faccia riferimento anche a quei neonati che la legge italiana condanna e non esistere. Saranno ascoltati?

25 Settembre 2015Permalink

7 settembre 2015 – Il gender. Mai!

Un documento che deve essere letto.
Pubblicherò in seguito qualche commento ma per capire è imporrante leggerlo, ricordando che la mozione è stata presentata in una regione italiana, quest’anno.

Trascrivo all’inizio il link al consiglio regionale nel caso qualcuno non ci credesse http://www.consiglioveneto.it/crvportal/getScheda.jsp?canale=consiglio&layout=testo&leg=10&tipo=MOZ&numero=0013&anno=2015

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO DECIMA LEGISLATURA MOZIONE N. 13 LA SCUOLA NON INTRODUCA IDEOLOGIE DESTABILIZZANTI E PERICOLOSE PER LO SVILUPPO DEGLI STUDENTI QUALI L’IDEOLOGIA GENDER
presentata il 24 agosto 2015 dal Consigliere Berlato

Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE :
– “I genitori hanno il diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli” – articolo 26, Terzo comma della Dichiarazione Universale dei Diritto dell’Uomo;
– “Lo Stato nel campo dell’insegnamento deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche” – articolo 2, Convenzione Europea sulla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo;
– “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli” – articolo 30 della Costituzione Italiana;
– “Gli Stati rispettano il diritto e il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei tutori legali, di guidare il fanciullo nell’esercizio della libertà di pensiero, di coscienza e di religione” – articolo 14, Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza,
UNICEF;

RICORDANDO CHE:
– le norme che regolano la scuola italiana ben riconoscono il diritto dovere educativo dei genitori, tra le quali citiamo:
a) Regolamento dell’autonomia del 1999: “Le istituzioni scolastiche devono rispettare la libertà di scelta educativa delle famiglie e devono intervenire in base alla domanda delle famiglie”;
b) Il patto di corresponsabilità educativa DPR 235 del 1997: “La scuola deve programmare e condividere con gli studenti e con le famiglie il percorso educativo da seguire”;
c) Linee di indirizzo sulla Partecipazione dei Genitori e Corresponsabilità educativa, MIUR, 22 novembre 2012;
– ogni scuola ha il suo POF, Piano Offerta Formativa, in cui si esplicita la progettazione educativa, organizzativa curricolare ed extracurricolare, tenuto conto anche delle proposte delle Associazioni di genitori;
– la Raccomandazione dei Ministri del Consiglio d’Europa rispetto alla lotta alla discriminazione in base al proprio orientamento sessuale afferma esplicitamente che tutte le misure adottate devono “tenere conto del diritto del genitore di curare l’educazione dei figli nel predisporre e attuare politiche scolastiche e piani d’azione per promuovere l’uguaglianza e la sicurezza e garantire l’accesso a formazioni adeguate o a supporti e strumenti pedagogici appropriati per combattere le discriminazioni”;
– la lettera del FONAGS (Forum Nazionale Genitori nella Scuola) al Ministro dell’Istruzione, datata 12 novembre 2013, rivendica il diritto dei genitori come responsabili primi dell’educazione dei figli in materia di educazione all’affettività e la necessità di svolgere l’azione educativa da parte della scuola verso gli studenti in pieno accordo con le famiglie; SOTTOLINEANDO COME:
– la Repubblica Italiana, all’articolo 29 della Costituzione, privilegia la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” della quale riconosce gli speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione;
– la famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna rappresenta l’unica istituzione naturale aperta alla trasmissione della vita;
– la “famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società” e, in quanto tale, “ha il diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”, così come stabilito dalla Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo (10.12.1948, art. 16, terzo comma);

CONSIDERATO CHE:
– oggi più che mai ci troviamo di fronte ad un’emergenza educativa, in modo particolare per quanto concerne le tematiche dell’educazione all’affettività.
In alcuni casi purtroppo l’educazione all’affettività è diventata sinonimo di educazione alla genitalità, priva di riferimenti etici e morali, discriminante per la famiglia fatta da un uomo e da una donna, che induce una sessualizzazione precoce dei ragazzi;
– in paesi dove simili strategie sono state applicate, come in Inghilterra e in Australia, questo ha portato ad una sessualizzazione precoce della gioventù, con conseguente aumento degli abusi sessuali (anche tra giovani), dipendenza dalla pornografia, all’attività sessuale prematura con connesso aumento di gravidanze ed aborti già nella prima adolescenza, e all’aumento della pedofilia;
– i risultati delle indagini sociologiche dimostrano come ritardare l’inizio dell’attività sessuale e ridurre il numero di partner aumenti le possibilità di intrattenere relazioni stabili e riduca i problemi psicologici quali la depressione, specialmente nelle ragazze;
– errate convinzioni vorrebbero equiparare ogni forma di unione e di famiglia e giustificare e normalizzare qualsiasi comportamento sessuale;
– sovente questi progetti educativi e persino la Strategia nazionale dell’UNAR sono stati redatti con la collaborazione esclusiva di associazioni LGBT, senza l’adeguato coinvolgimento di associazioni ed enti rappresentativi dei genitori e quindi, sia per modalità che per contenuti, elaborati e diffusi in palese violazione degli articoli sopra premessi e sottolineati, così come si è già verificato con il caso dei libretti “Educare alla diversità a scuola” ;
– in questi libretti la famiglia composta da una donna e da un uomo è vista come uno stereotipo da superare e l’omofobo viene identificato in base al grado di religiosità;
– in alcuni casi si è arrivati alla deriva dell’ideologia di gender. Attualmente i progetti educativi vengono spesso presentati richiamando l’esigenza di contrastare la discriminazione. L’intento in sé potrebbe essere lodevole se ciò significasse educare gli studenti a rispettare ogni persona e a non rendere nessuno oggetto di bullismo, violenze, insulti, discriminazioni. Ciò, tuttavia, non si è sempre verificato. In alcuni casi è stato il cavallo di Troia con il quale si sono introdotti progetti di chiara ispirazione ideologica gender;
– la teoria gender sostiene che l’identificarsi come uomini o donne non dipende dai caratteri biologici che determinano un corpo maschile piuttosto che un corpo femminile. Secondo questa teoria si nasce maschio o femmina per questioni genetiche, ma si diventa uomo o donna (o nessuno dei due) in base a fattori esclusivamente culturali;
– la persona deve invece essere ritenuta un tutt’uno di corpo e mente: non può esistere un corpo contenitore ed un io sganciato dalla dimensione corporea; non si può scindere la componente biologica sessuata dalla componente psicologica relazionale;
– la concezione del corpo come contenitore apre la strada a scenari inquietanti quali la pratica dell’utero in affitto;
– la scissione tra il dato biologico e il dato psicologico non è solo impossibile, ma è anche pericoloso per lo sviluppo del bambino perché crea confusione, incertezza, doppiezza, laddove invece i minori chiedono certezza di ruoli e regole condivise;
– l’ideologia gender è, non solo pericolosa in quanto porta alla disintegrazione della personalità con conseguente fragilità psichica, instabilità emotiva ed affettiva, bassa autostima, senso di inadeguatezza, ma totalmente inutile; esiste infatti un paradosso che dimostra come nei paesi in cui si è maggiormente investito nella cosiddetta impostazione di genere paritario, quali la Norvegia, le differenze uomo-donna sono molto più accentuate. Ciò significa che quando una persona è libera di seguire le proprie inclinazioni sceglie quelle tipiche del sesso di appartenenza;
– riconoscere la diversità tra uomini e donne non significa discriminare; il vero principio dell’eguaglianza non nega l’esistenza delle differenze, non le azzera, ma le accoglie e le valorizza in quanto portatrici di ricchezza e di complementarietà;

IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
ad intervenire nelle scuole di ogni ordine e grado della Regione del Veneto affinché: – non venga in alcun modo introdotta la teoria del gender;
– venga rispettato il ruolo prioritario della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità, riconoscendo il suo diritto prioritario ai sensi dell’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dei Decreti che riconoscono le scelte educative dei genitori (artt. 1.2, 3.3 e 4.1 del DPR 27/99, art. 3 del DPR 235/97, artt. 2.3, 2.6 e 3 del DPR 235/2007 e il Prot. AOODGOS n. 3214 del 22.11.2012).
La famiglia rappresenta l’ambiente più idoneo ad assolvere l’obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera armonica, prudente e senza traumi;
– siano coinvolti gli enti rappresentativi dei genitori e delle famiglie in ogni strategia educativa della scuola rispettando, sia nei contenuti che nelle modalità di elaborazione e diffusione, questo diritto fondamentale della famiglia;
– siano coinvolte le famiglie nella predisposizione dei progetti sull’affettività e sulla sessualità e nell’opera di educazione, rendendo i loro contenuti trasparenti ed evitando il contrasto con le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori;
– l’azione educativa della scuola sia ispirata a due principi: il principio di sussidiarietà ( per cui il diritto-dovere dei genitori di educare è insostituibile e va sostenuto dallo Stato ) e il principio di subordinazione (l’intervento della scuola deve essere soggetto al controllo da parte dei genitori);
– sia oggetto di spiegazione e di studio la ragione per la quale la nostra Costituzione, all’articolo 29, privilegia la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”, della quale riconosce gli speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione;
– si educhi a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale e della complementarietà biologica, funzionale, psicologica e sociale che ne consegue. ________________________________________ ________________________________________

7 Settembre 2015Permalink

3 settembre 2015 – Un marchio, la memoria, la pietà e il disprezzo

Leggo dall’agenzia Ansa e non commento

(ANSA) – ROMA, 2 SET – “È un fatto gravissimo”. Così il presidente dell’Unione delleCOMBO MARCHIO Comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna definisce “i segnali in queste drammatiche ore” dalla Repubblica Ceca dove “decine di profughi sono stati letteralmente marchiati come fossero bestiame al macello, richiamando inevitabilmente il periodo più oscuro della storia contemporanea”.

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2015/09/02/gattegna-marchiare-profughi-evoca-shoah_e857172e-59f5-4589-bc08-f1e822ff2053.html

Un’immagine che appare e scomparirà

bambino_spiaggia

In Italia abbiamo provveduto altrimenti. I figli dei migranti senza permesso di soggiorno sono buttati inermi e condannanti a sparire sulla spiaggia della vita con lo stesso spirito di chi ha caricato quel piccolo e la sua famiglia su un barcone che poteva affondare e sarebbe affondato vanificando anche la disperazione della speranza.
Spero che questa foto ci aiuti a chiederci ‘che fare?’, almeno dove possiamo intervenire.
I percorsi di civiltà e di solidarietà hanno tanti spazi da praticare, se si vogliono praticare.
Mi autocito mettendo il riferimento al mio pezzo del 18 giugno ‘Come un osso a un cane’ https://diariealtro.it/?p=3835

3 Settembre 2015Permalink

2 settembre 2015 – La parola e l’immagine

Il 25 agosto compariva sul web l’immagine di un uomo che vendeva penne a Beirut come tanti che anche da noi cercano di procurarsi qualche soldo per sopravvivere. Però quell’immagine aveva un elemento inusuale. Sulla spalla dell’uomo era penne2appollaiata una bambina che dormiva profondamente. Con un braccio il papà la sosteneva, con l’altro porgeva ai passanti la sua povera mercanzia. Un attivista svedese, trovata la foto in rete, l’ha diffusa. In pochi giorni l’immagine ha fatto il giro del mondo. E’ scattata una raccolta spontanea (la campagna #BuyPens), l’uomo è stato identificato come Abdul, un siriano fuggito dl campo profughi di Yarmuk e in poche ore si sono raccolti 80 mila dollari. La maggior parte delle donazioni è arrivata dagli Stati Uniti, poi Gran Bretagna e a seguire Emirati Arabi, Arabia Saudita, Svezia e Canada.

In Italia invece
Io posso solo augurarmi che nessuno abbia ricamato su questa storia e che Abdul possa trovare una sicurezza che gli consenta di mandare a scuola i suoi figli secondo il desiderio che ha espresso.

Comunque sia mi pongo una domanda. Quando sei anni fa ho cominciato a chiedermi e a chiedere cosa si potesse fare per cancellare l’infamia di una legge che nega il certificato di nascita ai figli dei migranti senza permesso di soggiorno (e non ho mai promosso raccolte di denaro ma soltanto chiesto di sostenere una semplice modifica di legge) mi sono scontrata con l’indifferenza. Certamente un padre che non può registrare la nascita del proprio figlio non può metterselo in spalla. Deve nasconderlo perché quel bambino senza nome non ha neppure una famiglia che come tale sia riconosciuta. Va bene così? Senza immagine si possono assicurare l’indifferenza e la complicità?

http://www.corriere.it/esteri/15_agosto_29/dal-crowdfunding-80-mila-dollari-abdul-profugo-che-vende-penne-09b1eeaa-4e30-11e5-a97c-e6365b575f76.shtml

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Il-venditore-di-penne-di-Beirut-5c3d789a-c2de-4a7a-8b54-e485f9903fac.html

2 Settembre 2015Permalink

24 agosto 2015 – Il card. Bagnasco dice bugie

Traggo questa citazione da un’intervista del card. Bagnasco al Corriere della sera di ieri

E come giudica le posizioni del governo Renzi sulle unioni civili?
«La Chiesa non è contro nessuno. Crede nella famiglia quale base della società, presidio dell’umano e garanzia per vivere insieme; la famiglia come è riconosciuta dalla nostra Costituzione e come corrisponde all’esperienza universale dei singoli e dei popoli: papà, mamma, bambini, con diritti e doveri che conseguono il patto matrimoniale. Applicare gli stessi diritti della famiglia ad altri tipi di relazione è voler trattare allo stesso modo realtà diverse: è un criterio scorretto anche logicamente e, quindi, un’omologazione impropria. I diritti individuali dei singoli conviventi, del resto, sono già riconosciuti in larga misura a livello normativo e giurisprudenziale».

Una considerazione per me non marginale
Oggi non posso e, a causa della mia lontananza, riprenderò a scrivere (ma mantengo in continuità il diritto a pensare) il mese prossimo.
Personalmente ritengo che il card. Bagnasco, se avesse dichiarato di non ritenere celebrabili nella forma prevista dal concordato matrimoni di coppie omossessuali, si sarebbe mosso nel suo legittimo ambito di autorità della chiesa cattolica (che tra l’altro oggi non si manifesta come monolite, ed è un bene).
Ha voluto andare oltre ma per sostenere la sua posizione ha detto una sciagurata bugia.
La ripeto: «I diritti individuali dei singoli conviventi, del resto, sono già riconosciuti in larga misura a livello normativo e giurisprudenziale».

Non è così.
La legge italiana nega a  conviventi e coniugi stranieri privi di permesso di soggiorno il diritto a registrare la dichiarazione di nascita dei figli che vengano al mondo in Italia. Viola quindi i diritti individuali dei coniugi o conviventi che siano e di neonati totalmente indifesi. (si veda il mio post del 9 giugno: https://diariealtro.it/?p=3821)

Un autorevole supporter del card Bagnasco

Le reazioni politiche sono varie e confuse. Spero che il parlamento sappia garantire una dignità che in questa circostanza non mi sembra appartenere al card. Bagnasco. A seguito dell’intervista del Corriere della sera c’è un twitt-dichiarazione dell’on Maroni.. L’on. Maroni fu colui che, nella sua veste di ministro dell’interno,  volle il pacchetto sicurezza del 2009, il tempo del quarto governo Berlusconi, maggioranza connivente.
Lo ricopio, eccolo:
Maroni, questa è la Chiesa che mi piace
“Questa e’ la Chiesa che mi piace”. Così, sul suo profilo Twitter, il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni con il link all’intervista del presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, al Corriere della Sera, sulla legge in discussione in Parlamento per le unioni civili.

Riporto anche per esteso i link di riferimento:

http://www.corriere.it/cronache/15_agosto_23/migranti-cardinal-bagnasco-poveri-mondo-non-vogliono-piu-vivere-modo-disumano-41382a02-495c-11e5-b566-99560c716b18.shtml#

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/08/23/unioni-civili-card.bagnasco-no-a-stessi-diritti-famiglie_e38626d3-a9bd-41b1-8801-95e25ebc449d.html

 

 

24 Agosto 2015Permalink

23 agosto 2015 – Fra i vescovi italiani e il fondatore de La Repubblica

Due premesse, una considerazione e una domanda

Avvenire, quotidiano che si propone di ispirazione cattolica (ed è noto come la voce della Conferenza Episcopale Italiana) oggi pubblica un articolo che tratta dello sfruttamento dei minori profughi.
Sempre oggi lo ‘storico’ editoriale di Eugenio Scalfari afferma, riferendosi, a papa Francesco, “il compito che sta cercando di condurre a termine è il mandato ricevuto dal Vaticano II laddove indica come finalità l’incontro della Chiesa con il mondo moderno”.

Il mondo moderno ha inserito, prima in legge che nella propria cultura, la concezione del minore come persona, cui vengono riconosciuti diritti propri, e non come individuo dipendente, per lo status giuridico che gli viene riconosciuto, dai suoi genitori.
E lo strumento che sancisce questa sua caratteristica di persona la cui tutela deve essere riconosciuta come ‘supremo interesse’, da promuoversi con mezzi adeguati, è la Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza La Convenzione è ratificata da molti stati e anche dalla Santa Sede.
In Italia è la legge 176 del 1991.

In Italia però la legge nota come ‘pacchetto sicurezza’ (legge 94/2009) non rispetta questo principio alla lettera g del comma 22 dell’art. 1 quando impone al genitore che chiede di registrare la nascita del figlio la presentazione del permesso di soggiorno, affermando quindi che la garanzia del certificato di nascita, garanzia che appartiene al nuovo nato, è subordinata alla condizione amministrativa dei genitori.
Si instaura quindi una condizione di sfruttamento del minore  che posso chiamare burocratico-amministrativo (ma che a mio parere è criminale).
Viene abusato come fosse un Centro di Identificazione ed Espulsione per provocare l’espulsione dei genitori, nell’indifferenza ratificata in legge per i danni che alla persona del nuovo nato conseguono, a partire dalla possibile decisione dei genitori di nasconderne la ‘minacciosa’ presenza. (Si veda l’ottavo rapporto di Save the Children cap.3.1-pag.53)
Se il genitore deve essere espulso per ragioni legalmente fondate non si usi del figlio per scoprirlo!

Finalmente la domanda I
l silenzio omissivo dei recenti documenti della chiesa cattolica sul problema specifico ne  indica l’incontro con il mondo moderno che sfrutta i minori o con quello che li riconosce persone con diritti propri?

Da Avvenire – Così il racket sfrutta i piccoli profughi”

Le rotte dei migranti, i Balcani come il Mar Mediterraneo, costituiscono il corridoio principale di transito usato dai trafficanti per trasferire in Europa minori vulnerabili. Ed è così che cresce la schiavitù dei più piccoli. Dal 2012 a oggi 1.679 sono le vittime di tratta accertate in Italia e tra loro, dal 2013, ci sono 130 sono ragazzini, inseriti in progetti di protezione; mentre 7.357 sono gli adolescenti migranti arrivati in Italia dall’inizio dell’anno. Sono alcuni dei numeri del dossier 2015, «Piccoli schiavi invisibili», diffuso da Save the Children, alla vigilia della giornata Onu in ricordo della schiavitù e della sua abolizione.

La Nigeria e le schiave bambine

La Nigeria è considerato il principale Paese di provenienza, seguito da Romania, Marocco, Ghana, Senegal e Albania. Due sono le prime destinazioni in Italia per le giovani nigeriane: Napoli, dove avviene la compravendita delle ragazze che non hanno già una destinazione prefissata, e Torino per coloro che invece giungono in aereo. Ad attenderle una maman nigeriana, che da quel momento in avanti terrà in pugno le loro vite, stabilendo quando e dove debbano prostituirsi per ripagare il debito contratto dalle famiglie per il loro viaggio.

Dall’Est Europa anche per traffici illegali

Il dossier di Save the Children mette in luce anche altre forme di sfruttamento, oltre a quello sessuale. Sono soprattutto ragazzine, di origine rom e romena, a essere date in sposa dai loro stessi genitori alla famiglia del marito: diventando così “merce di scambio”, vendute per un costo variabile che può spingersi anche oltre i 50.000 euro. Per ripagare il debito contratto con il “matrimonio” le giovanissime sono costrette a compiere attività illegali come borseggi e furti in appartamenti. Dall’Est non mancano le storie di sfruttamento sessuale di 1617enni, rumene, albanesi, bulgare o moldave, adescate da conoscenti o giovani uomini che le portano in Italia con la promessa di un lavoro da parrucchiera o da baby sitter per poi obbligarle a prostituirsi, sia in strada che al chiuso, in appartamenti o night club.

Il lavoro nero riguarda i minori egiziani

Quasi 400 minori egiziani, tra giugno e agosto, sono arrivati in Italia: povertà e carenza di opportunità lavorative dell’Egitto sono i principali fattori li spingono a venire nel nostro Paese, con le famiglie che si sobbarcano un debito di viaggio con i trafficanti compreso fra i 2mila e i 5mila euro e che i ragazzi dovranno quindi ripagare con il loro lavoro. A rischio di vita e sotto il controllo dei trafficanti, affrontano il viaggio in mare: una volta approdati in Italia vengono collocati in strutture di accoglienza da cui però solitamente scappano per raggiungere Roma, o altre città del Nord come Torino o Milano. Dove vengono sfruttati nei mercati generali di frutta e verdura, negli autolavaggi, nelle pizzerie o nelle frutterie. 10 euro per caricare un camion di frutta e verdura e 50 centesimi per ogni cassetta riempita. Negli autolavaggi si lavora ininterrottamente anche per 12 ore a 2-3 euro all’ora, come nelle pizzerie.

Il racket dei minori eritrei e afghani

Lo sfruttamento non ha nazionalità: il racket, infatti, riguarda anche i minori afghani non accompagnati – 850 presenti in Italia al 30 giugno 2015 -: il loro viaggio può costare 3-4mila euro, per ripagare il quale i ragazzi si fermano anche mesi a lavorare in Turchia o Grecia, subendo sfruttamento, violenze e abusi. Talvolta coloro che non hanno disponibilità economica vengono usati dai trafficanti per manovrare il gommone dalla Turchia alla Grecia e così non pagano la tratta. Secondo alcune testimonianze sembra addirittura che, al fine di garantire l’arrivo, i trafficanti facciano fare loro una giornata di prova per imparare a guidare l’imbarcazione. Ad alto rischio anche i ragazzi eritrei – 1.600 arrivati in Italia al 30 giugno 2015 – che possono diventare vittime di tratta, sfruttamento e violenze soprattutto durante l’attraversamento del Sahara o la detenzione in Libia. Nel transito in Italia le loro condizioni di vita sono caratterizzate da un massiccio controllo dei connazionali e una forte promiscuità che, nel caso delle ragazze, può sfociare in violenze e abusi.

http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Quei-piccoli-schiavi-del-2015-Il-racket-sfrutta-i-minori-stranieri-.aspx

http://www.repubblica.it/politica/2015/08/23/news/quando_un_papa_cita_ulisse_e_si_oppone_al_potere_temporale-121448559/?ref=HRER2-1

http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img272_b.pdf?_ga=1.71298002.334414312.1415517229

23 Agosto 2015Permalink