4 novembre 2013 – Il cuore di un ministro, già prefetto

Il caso Cancellieri

Imperversa il caso Cancellieri e il dibattito si sta concentrando sul problema ‘dimissioni sì’ – ‘dimissioni no’.
Si apre, temo, una pagina per riproporre la cultura alibi del nulla politico negli ultimi vent’anni quando sembrava che far politica fosse l’esercizio – fin troppo ovvio e semplice – di parlar male di Berlusconi, caro a una sinistra incapace si essere propositiva se non su input di sondaggi e spinte di lobbies in odor di gratitudine. Continue reading →

4 Novembre 2013Permalink

1 novembre 2013 – Calendario di novembre

 1 novembre 1911 – primo bombardamento aereo italiano in Libia
 2 novembre !975 – assassinio di Pasolini
 5 novembre –  Muharram 1435 – Capodanno islamico
 6 novembre 1962 – risoluzione ONU contro l’apartheid in Sudafrica
 7 novembre 1917 – rivoluzione d’Ottobre
 8 novembre 1960 – USA: elezione alla presidenza di J.F.Kennedy
 9 novembre 1938 – Germania: “notte dei cristalli”
 9 novembre 1989 – Germania: abbattimento muro Berlino
 9 novembre 1993 – Distruzione del ponte di Mostar
10 novembre 1483  – nascita di Martin Lutero
11 novembre 1992 – la chiesa anglicana inglese ammette le donne prete
15 novembre 1988 – l’ANP annuncia la nascita dello stato palestinese
17 Novembre 1938  – REGIO DECRETO LEGGE n. 1728 Provvedimenti per la difesa della razza italiana
19 novembre 1975 – Spagna: morte di Francisco Franco
20 novembre 1945 – inizio del processo di Norimberga
20 novembre 1989 –  l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite  approva la Convenzione internazionale sui diritti del minore  e il
20 novembre viene dichiarata giornata internazionale per i diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza
22 novembre 2004 – Ucraina: inizio della ‘rivoluzione arancione’
23 novembre 1971 – la Cina prende il posto di Taiwan nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
25 novembre 1973 – Grecia: golpe militare
25 novembre 1992 – il Parlamento vota la divisione fra Repubblica Ceca e Slovacca
26 novembre 1915  – Einstein presenta la teoria della relatività generale
26 novembre 1954 –  ritorno di Trieste all’Italia
27 novembre 1941 – resa di Gondar: l’Italia lascia l’Africa Orientale
28 novembre – Chanukkah – Festa della nuova dedicazione del Tempio di Gerusalemme (164 a.e.v) 
29 novembre  – ONU: giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese
30 novembre 1999 – Seattle: prima mobilitazione del movimento no-global

1 Novembre 2013Permalink

29 ottobre 2013 – Picchiano disabile e lo filmano

 Il preside li denuncia

(da Repubblica.it)  Per quattro tredicenni scatta la “rieducazione” attraverso colloqui settimanali con assistenti sociali e psicologi. Ma il padre di uno dei aggressori inoltra una sorta di controquerela al presidente del Tribunale dei Minori convinto che la decisione della scuola sia sproporzionata 
di GIUSEPPE FILETTO

Picchiano disabile e lo filmano Il preside li denuncia. Il tablet, che la scuola affida agli alunni per studiare, è servito per riprendere la scena: un ragazzo, disabile mentale, aggredito da due studenti, finito a terra, che si contorce come un animale ferito ed indifeso. Il filmato sarebbe finito su YouTube o su altri social network, se una professoressa non fosse intervenuta energicamente, sequestrando iPad e smartphone.
Una vicenda ritenuta grave dal preside della scuola media di Mele, la prima in Italia che dal 2011, attraverso una convenzione tra il Comune, la Regione e il Ministero dell’Istruzione, ad ogni inizio di anno scolastico concede in comodato d’uso a ciascun alunno il tablet come strumento di studio, in grado di “dialogare” con le lavagne digitati attraverso un software didattico.

Un episodio considerato di bullismo dal preside e dall’insegnante di sostegno (una ex professoressa di Educazione Fisica), tanto da avere segnalato i quattro allievi, tutti tredicenni, ai carabinieri della stazione di Voltri. Anche se i genitori del disabile non hanno presentato alcun esposto. La denuncia, dall’Arma è stata trasmessa al Tribunale dei Minori. Una “ragazzata” per il papà di uno degli studenti, un assistente tecnico che lavora in un altro istituto superiore. Che dice: “Anch’io opero dentro una scuola e la vicenda poteva essere risolta con una tirata d’orecchie o al massimo con un provvedimento disciplinare”.

Così non è stato. Nessuna sospensione dalle lezioni. La vicenda si è svolta nel cortile e non dentro la scuola. Quel pomeriggio del 23 maggio scorso, per ragioni sconosciute, due studenti aggrediscono e spintonano il disabile, un diciottenne non più iscritto, ma rimasto legato alla scuola, che tutti i giorni aspetta nel cortile quelli che lui ritiene gli ex compagni, conosciuto da tutti gli 850 allievi dell’Istituto Comprensivo.

“Adesso, quattro famiglie si ritrovano in un girone infernale, con i figli che devono seguire un corso di recupero  –  ripete M. P.  –  anche se il mio non ha partecipato all’aggressione, ma ha solamente assistito.
Il Tribunale dei Minori non distingue gli aggressori da chi ha assistito alla scena”. Per la professoressa che ha visto, due degli studenti avrebbero materialmente spintonato e picchiato il disabile, gli altri due erano tra quei tanti che con l’Ipad ed i telefonini hanno ripreso lo “spettacolo”.
La Procura della Repubblica ha sentito ragazzi, genitori, professori e preside, poi ha stabilito cosa fare. I giudici dei minori hanno deciso un percorso rieducativo per tutti e quattro, attraverso colloqui settimanali con assistenti sociali e psicologi. Fino al prossimo gennaio, anche se due dei quattro studenti sono passati alla scuola superiore. Una punizione che vuole essere esemplare: visto che siete bravi e solerti a riprendere le scene di violenza, invece che impedire che questa si sviluppi, vi “condanniamo” a produrre un video sul bullismo ed a diffonderlo in alcune scuole liguri, attraverso incontri con altri studenti. Espiazione comunque grave per i genitori: “Soprattutto perché viviamo in un piccolo paese dove ci si conosce tutti e tutti i pomeriggi i nostri figli giocano tranquillamente insieme a quel ragazzo disabile”.

Il fatto, accaduto negli ultimi giorni di scuola, si è saputo solo ieri, quando M. P. ha inoltrato una sorta di controquerela al presidente del Tribunale dei Minori, Adriano Sansa, per conoscenza al direttore scolastico regionale, Giuliana Pupazzoni, ed al Ministero dell’Istruzione. “Premesso che quel disabile non doveva essere toccato con un dito e ritenendo  grave quanto è successo, soprattutto il filmato delle scene  –  ammette il papà  –  mi sembra sproporzionata la decisione del preside, che non ha preavvisato le famiglie ed ha ritenuto opportuno rivolgersi ai carabinieri, scatenando seri danni psicologici ai ragazzi”. “Non è vero  –  ribatte Marzio Angiolani, preside al suo primo anno di incarico  –  I genitori sono stati contattati lo stesso giorno dell’accaduto”.

Mio commento

Se avessi modo di esprimere al Preside tutta la mia solidarietà lo farei.
Aggiungo a questo episodio quello dei genitori che a seguito della partita di calcio di non so quale squadretta hanno picchiato un bambino che non aveva passato la palla al loro figlio.
Penso che dove ci sia come a Mele complicità dei genitori in una cultura a sfondo razzista o comunque violenta i Tribunali dovrebbero estendere la indicazioni di intervento per la rieducazione degli adulti asociali che danneggiano i loro figli e gli altri minori che si trovano ad avvicinare.

29 Ottobre 2013Permalink

27 ottobre 2012 – Dodicesima giornata del dialogo crstiano-islamico

XII Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
Comunicato stampa n. 6 del 26 ottobre 2013

a cura del Comitato Promotore

Domani in tutta Italia si terrà la celebrazione della dodicesima giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico. Dal precedente comunicato ad oggi sono oltre 155 le associazioni che in tutta Italia hanno aderito e hanno promosso iniziative di incontro con le comunità musulmane italiane. Alcune si sono già svolte, altre si faranno nei prossimi giorni. In molte realtà l’attività del dialogo proseguirà nei prossimi mesi con la programmazione di numerose iniziative. Per la scorsa edizione le adesioni erano state 125.
Significative le adesioni di numerosi sindaci ed istituzioni comunali, come quella di Saronno, l’ultima arrivata, o del comune di Faenza, di Pisa, di Rezzate (BS), Lugo, Firenze… E poi la presentazione nel Senato della Repubblica tenutasi il 24 ottobre scorso, con un messaggio del Presidente del Senato Pietro Grasso. (Vedi il resoconto della iniziativa)
Dal precedente comunicato stampa si sono aggiunte iniziative a Messina, Cosenza, Mantova, Cuneo, Bolzano, Diocesi di Casale Monferrato,Occimiano (AL), Pisa, Vicenza, Torino, Genova, Trento, Bologna, Parma, Serdiana (Ca) , Ravenna. A Bologna ci saranno due iniziative, una della quali si terrà, per la quinta volta, nel carcere della Dozza.
Per gli aggiornamenti delle adesioni e delle iniziative vedi la pagina delle adesioni e degli appuntamenti.
Sul sito www.ildialogo.org è anche disponibile la tradizionale «LETTERA ALLE DONNE E AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’ IN OCCASIONE DELLA DODICESIMA GIORNATA ECUMENICA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO» che quest’anno è stata scritta da Giovanni Sarubbi, direttore del sito www.ildialogo.org . (Per leggerla usare il seguente link)
In questa lettera vi è l’appello a realizzare, per la prossima primavera, un “incontro nazionale fra quanti in questi 12 anni hanno caparbiamente creduto al dialogo e lo hanno sostenuto con la propria iniziativa, mettendoci la faccia, il cuore, la propria passione e intelligenza”, un incontro per andare oltre il semplice conoscersi e consolidare sempre di più la cultura del dialogo e della pace.
Ringraziamo quanti/e si sono impegnati/e per la realizzazione delle iniziative e a tutti diamo il nostro fraterno augurio di
Shalom, salaam, pace
I promotori della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
Roma, 26 ottobre 2013
Per l’elenco dei promotori, per le adesioni e le iniziative vedi la pagina:
http://www.ildialogo.org/cristianoislamico

Sabato 26 Ottobre,2013 Ore: 10:15

27 Ottobre 2013Permalink

25 ottobre 2013 – L’Osservatore romano segnala la solidarietà senza impegni legali

Una segnalazione che suona critica

Il significato della notizia (che mantiene il tono sobri tipico del quotidiano vaticano) è tutto nel titolo.
Una mia domanda: perché a livello locale il mondo cattolico opta per la beneficenza (anche di alto livello) e guarda con sospetto all’interesse per modifiche di natura politico-istituzionale? 

L’Osservatore Romano:  http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#3

Al Consiglio europeo non sono previste modifiche della legislazione comunitaria su immigrazione e asilo   

                                                                            SOLIDARIETA’ SENZA  IMPEGNI LEGALI

Bruxelles, 24. Il vertice straordinario dei capi di Stato e di Governo dell’Unione europea, oggi e domani a Bruxelles, affronta i temi dell’immigrazione e dell’asilo con la dichiarata intenzione di un maggior coinvolgimento comunitario, ma senza modifiche strutturali alle regole che ne affidano la gestione all’esclusiva competenza dei singoli Stati. Su iniziativa di Italia, Francia, Spagna, Grecia, Malta, Cipro e Croazia, nella bozza della dichiarazione finale del vertice, che ovviamente deve essere ancora discussa, sono stati aggiunti la “necessità di un’azione europea”, un richiamo alla solidarietà e l’impegno alla “cooperazione con gli Stati di origine e transito” dei migranti e dei profughi. Viene inoltre fissata entro la fine dell’anno la scadenza per la costituzione del comitato che Stati membri e Commissione europea devono insediare per “individuare azioni concrete per un uso più efficiente degli strumenti esistenti”.

 Il punto cruciale è proprio quello degli strumenti esistenti, a partire da Frontex, l’agenzia europea per le frontiere. Né rappresenta un sostanziale mutamento l’adozione, già decisa martedì a Lussemburgo dal Consiglio dei ministri degli Esteri, dell’European Border Surveillance System (Eurosur), un programma per consentire una condivisione di informazioni tra gli Stati che effettuano operazioni di sorveglianza delle frontiere, sulle quali mantengono appunto competenza esclusiva. L’Eurosur, infatti, è uno strumento tecnico e non una sede decisionale comunitaria.

25 Ottobre 2013Permalink

24 ottobre 2013 – Registrazione anagrafica per i figli di immigrati

Premessa a mia futura memoria

Riporto per esteso la mozione n. 21 presentata ieri alla presidenza del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

Mi sembra importante rilevare che le firme dei presentatori appartengono a consiglieri di tre diversi gruppi che si sono fatti carico di due elementi per me ineludibili: una corretta documentazione che non si umilia, come spesso accade, agli slogan a volte impropriamente declamati e lo sforzo di ritrovare in una materia per sé appartenente allo stato e, nella sua attuazione, ai comuni, un ruolo proprio e corretto della Regione.
Vorrei scrivere molto di più perché per me seguire nel corso degli ultimi anni questa vicenda è stata un’esperienza per lo più dolorosa, spesso frustrante ma importante anche per valutare chi ci rappresenta e governa. E non voglio dimenticare.

XI LEGISLATURA  Mozione n. 21

“Registrazione anagrafica per i figli di immigrati”

Pustetto, Cremaschi, Edera, Da Giau, Paviotti, Gregoris, Zecchinon

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,

PREMESSO che:

− il 6 giugno 2013 il Gruppo Convention on the Rights of the Child (CRC) ha redatto il Sesto Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (2012-2013) alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Enrico Giovannini, del Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Cecilia Guerra, e dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Vincenzo Spadafora;

− in quell’occasione il CRC ha rilanciato la raccomandazione del Comitato ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza perché il Governo italiano si impegni a superare le “restrizioni legali e pratiche rispetto al diritto dei minori di origine straniera di essere registrati alla nascita”;

− in particolare il Comitato esprime preoccupazione di come la Legge 15 luglio 2009, n. 94 sulla pubblica sicurezza renda obbligatorio per i cittadini stranieri mostrare il permesso di soggiorno per gli atti inerenti il registro civile; il conseguente obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali rappresenta un deterrente per quei genitori che, trovandosi in situazione irregolare, non si presentano agli uffici anagrafici per la registrazione del figlio per paura di essere identificati ed eventualmente espulsi (art. 1, comma 22, lettera g), stessa legge);

− sebbene non vi siano dati certi sull’entità del fenomeno le stime più recenti sulla presenza di immigrati in situazione irregolare fanno supporre che vi possa essere un numero significativo di gestanti in situazione irregolare che potrebbero, per paura di essere identificate, non accedere alle cure ospedaliere ed alla registrazione anagrafica del figlio;

− se è vero che la circolare n 19 del 7 agosto 2009 del Dipartimento per gli affari interni e territoriali, nell’ intento di sciogliere possibili dubbi interpretativi della l. 94/2009, al punto 3 recita: “Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto”, resta il fatto che la legge in questione è tuttora in vigore e in ogni caso è sempre sovraordinata rispetto ad una circolare;

POSTO che la “Convenzione dei diritti del fanciullo– ratificata con legge 27 maggio 1971, n. 176 –stabilisce che: “il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e ad essere allevato da essi”;

VISTO che il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, all’art 35 norma l’Assistenza sanitaria per gli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale (legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 33) anche se non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno;

CONSIDERATO che al comma 3, lettere a), b), c), d), e) dello stesso articolo viene puntualizzato come lo Stato assicura la tutela sociale della gravidanza e della maternità, la tutela della salute del minore, le vaccinazioni, gli interventi di profilassi internazionale e la diagnosi e la cura delle malattie infettive;

VISTO che la Regione FVG con deliberazione della Giunta regionale n. 1147 del 28 giugno 2013 ha recepito l’accordo n. 255/CSR sui migranti, approvato il 20 dicembre 2012 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, in cui si dispone che l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme del soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità;

PRESO ATTO che non tutte le nostre strutture hanno recepito in toto quanto sopraindicato stante che richiedono un documento valido di soggiorno per la registrazione del minore alla nascita

Tutto ciò premesso;

impegna la Giunta regionale

− a garantire l’obbligo di registrazione alla nascita di tutti i bambini che nascono e vivono in Regione intervenendo presso gli uffici dell’anagrafe di tutti i Comuni della Regione e presso i Presidi Ospedalieri che hanno la delega dei Comuni per la registrazione anagrafica dei nuovi nati affinché si applichi la Circolare del 7 agosto 2009;

− a coinvolgere i parlamentari eletti in regione al fine di sostenere la proposta di legge 740 “Modifica dell’art 6 del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno” presentata il 13 aprile 2013 a prima firma Rosato;

− ad intraprendere una diffusa campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini di essere registrati alla nascita, indipendentemente dalla validità o meno del permesso di soggiorno dei genitori.

Presentata alla Presidenza il 23/10/2013

24 Ottobre 2013Permalink

22 ottobre 2013 – Dodicesima giornata del dialogo cristiano islamico

Comunicato stampa n. 5 del 21 ottobre 2013 a cura del Comitato Promotore

A pochi giorni dalla celebrazione della dodicesima giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, sono oltre 140 le associazioni che in tutta Italia hanno aderito e stanno promuovendo iniziative di incontro con le comunità musulmane italiane. Per la scorsa edizione le adesioni erano state 125. Per gli aggiornamenti delle adesioni vedi la pagina http://www.ildialogo.org/ViewAppel.php?doc=cristiaisl2013&nver=y

Si tratta di un risultato del tutto insperato ed estremamente positivo, che ci conforta molto ed è indice del clima nuovo che si respira in Italia sui temi del dialogo interreligioso, come non succedeva oramai da molti troppi anni.

Incontri sono in programma a Roma, Serdiana (ca), Faenza, Lugo Di Romagna, Pisa, Ivrea, Bari, Vicenza, Ravenna, Bologna, Voghera, Genova, Crema, Casalmaggiore (cr), Rezzato ( Brescia), Modena, Trento, Venezia-Marghera, Sondrio, Vicenza … Per gli aggiornamenti delle iniziative vedere il sito http://www.ildialogo.org/ShowIndex.php?sez=cristianoislamico

In molte realtà le iniziative non si limiteranno alla sola giornata del 27 ottobre ma proseguiranno anche nei prossimi mesi. Alcune iniziative, come a Faenza, sono già state tenute con grande successo.

Giovedì 24 ottobre, a cura della rivista Confronti, la giornata sarà presentata a Roma, presso il Senato della Repubblica, con la partecipazione di numerosi parlamentari e rappresentanti delle chiese cristiane e della comunità musulmana. (Per i dettagli vedi qui  http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/cristianoislamico/Appuntamenti_1382169904.htm).

Il prossimo comunicato sarà emesso sabato 26 ottobre 2013.

Con un fraterno augurio di Shalom, salaam, pace

I promotori della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico

Roma, 21 ottobre 2013

Mia nota:
Ho guardato l’elenco delle adesioni per identificare eventualmente quelle della mia regione.
Ne ho trovate tre, solamente di singole persone, due a Udine (n. 53 e 131 a Udine e una a Trieste n. 96).
Tre singoli? Mi ricordano la prima edizione organizzata nell’anno delle Torri Gemelle e che alcuni di noi hanno voluto con tutta la forza anche – e proprio – allora.
Non ho usato il ‘noi’ perché la mia adesione (e presenza che ho voluto garantirmi anche per alcuni anni successivi) contasse qualcosa ma perché veramente credo in questa iniziativa, una di quelle in cui la diversità resta come espressione della propria identità e si fa legame, non ragione di opposizione

22 Ottobre 2013Permalink

20 ottobre 2013 – Identificazione di minori stranieri

Dal Messaggero Veneto del 20 ottobre 2013 – Cronaca di Udine – pag. 19

Trascrivo la parte centrale dell’articolo, di cui non mi assumo la responsabilità:

Ecco come di sono svolti i fatti alcune settimane fa, a fine agosto. …
A un certo punto l’agente addetto allo sportello stranieri si rivolge a una donna con due bambini pensando che sia giunto il suoi turno. «No, faccio prima io, ho fretta, devo andare a lavorare» si inserisce all’improvviso un altro straniero che era seduto vicino alla donna. Quest’ultima acconsente e così l’uomo, che come detto è di origine senegalese, si avvicina allo sportello e presenta i documenti necessari per il rinnovo del permesso di soggiorno.
La legge italiana prevede che, nel caso in cui lo straniero abbia figli, i minorenni siano presenti allo sportello per poter essere riconosciuti dal pubblico ufficiale che riceve le loro fotografie. In base a tale regola, l’agente ha chiesto al senegalese dove fossero i suoi figli e si è v isto indicare i due bambini della donna a cui era passato davanti.
pensando che i 4 formassero una famiglia, l’agente ha avviato la procedura di rinnovo seguendo la prassi. Ma pochi minuti più tardi, quando è arrivato il turno della donna con i due bambini, è emersa la verità. I figli non erano affatto figli del senegalese e lei, una colombiana, non era sua moglie, I due non avevano nulla a che fare. Semplicemente il senegalese aveva detto una bugia perché uno dei suoi figli in verità si trovava dalla nonna in Senegal.

Il minore è soggetto di diritti, primo quello della propria identità

Da una lettura del testo che ho riportato, per la verità un po’ confuso, traggo qualche considerazione.
I bambini, ritenuti per equivoco figli del senegalese, erano per fortuna con loro mamma che ritengo munita di regolari documenti per ciò che  li riguarda.

E se la situazione equivoca si fosse sviluppata in altro contesto, a Udine, in Friuli o altrove in Italia, e i bambini fossero stati privi di certificato di nascita? o la mamma non fosse stata in grado di esibirlo (ammettiamo un incidente d’auto in cui avesse perso conoscenza) e di provare l’identità dei due piccoli e il suo rapporto genitoriale in presenza di un  tizio dall’indice indicatore credibilmente veloce?
Non più tardi di ieri ho citato il caso di Monnalisa, una ragazza cui al compimento del 18esimo anno è stata negata la cittadinanza italiana che per legge le spettava in quanto il comune di nascita ne aveva trascurato la registrazione e quindi non  risultava la continuità della sua presenza in Italia dalla nascita.
Un errore capita  a tutti, certamente … ma il prezzo dell’errore altrui può essere molto alto per chi lo subisce e allora bisogna prevenire e magari, prima, pensare.

Ammettiamo quindi che il caso segnalato dal Messaggero Veneto, per cui il senegalese dall’indice indicante tanto veloce quanto improprio, “è stato denunciato a piede libero per l’ipotesi di falsità ideologica commessa da un privato in un atto pubblico”, sia avvenuto come è stato descritto e partiamo da lì. Dalla cronache riportata traspare a mio parere una forma di informazione confusa in cui non è segnalato il prioritario diritto all’identità di un minore e da cui consegue la necessaria prudenza da parte di chi – e tanto più se in veste ufficiale – se ne deve occupare.

Analogie preoccupanti e negligenze sconcertanti

Non posso non associare questa cattiva comunicazione a quella – ancor più cattiva perché costruita con irragionevole calma a tavolino e non davanti a uno sportello – per cui l’Azienda ospedaliero universitaria di Udine distribuiva dépliant che citavano il permesso di soggiorno come documento da potersi richiedere per la registrazione delle denunce di nascita, senza che il sindaco, ufficiale di stato civile che a questa funzione aveva delegato l’ospedale, fosse mai intervenuto a imporre la correzione di quel testo se non dopo che la cosa gli era stata segnalata da private cittadine (ne ho scritto in questo blog il 4 ottobre e il 4 settembre scorso).

Non posso non riferire queste cattive comunicazioni e tanta negligenza alla sottovalutazione totale dei diritti del minore, sottovalutazione facilmente riferibile  al quadro culturale espresso dal ‘pacchetto sicurezza’, come concepito dall’allora ministro Maroni (legge 94/2009 art. 1, comma 22, lettera g), che nega il diritto di registrazione anagrafica ai figli dei migranti irregolari.

Fra ignoranza e pregiudizio: il rimedio negato

Sarebbe necessario cambiare la legge – e sarebbe operazione semplice.
Purtroppo la proposta presentata dall’on . Orlando prima che diventasse sindaco di Palermo fu totalmente abbandonata da due disattenti – e mi sembra un aggettivo molto debole – cofirmatari.
Analoga proposta è stata presentata in questa legislatura.
Ne ho parlato più volte in questo blog e ne ho riportato il testo il 17 giugno scorso.
Questa volta i firmatari sono 104 ma nessuno di loro sembra intenzionato a farsi carico di promuoverne la conoscenza. I partiti cui gli stessi firmatari appartengono se ne infischiano e la società cd civile pure.
Chissà se sono in grado di immaginare il destino di un bambino privo di certificato di nascita.
Dopo anni di interviste, richieste, solleciti penso non arrivino neppure a tanto.
I bambini nella cultura post maronica non sono tutti uguali, oggetti appresso dei loro genitori ne duplicano privilegi e condanne.
Sarò felice di smentirmi.

 

20 Ottobre 2013Permalink

19 ottobre 2013 – Minori difesi in Francia, condannati per legge all’inesistenza in Italia

Per fondare ancora una volta un ragionamento negato

Il 22 marzo scorso scrivevo della cittadinanza assicurata agli infradiciottenni, nati e vissuti in Italia e negata a una ragazza (dal nome suggestivo, Monnalisa) che risultava inesistente nei suoi primi anni di vita per un  errore del comune che non aveva registrato all’anagrafe dei suoi genitori.
Chi volesse saperne di più può leggerlo qui
Ora – l’ho scritto mille volte e rinvio almeno al testo del 22 marzo 2011 e, per chi volesse saperne di più, al tag anagrafe – dovremmo unire a Monnalisa i bambini figli di sans papier la cui condizione è segnalata anche dal sesto rapporto del CRC che cito anche nel mio testo pubblicato lo scorso 23 settembre:

“Nel suo recente 6o rapporto il gruppo CRC raccomanda (segnalando l’evidenza di una necessità di intervento legislativo) al Parlamento «di attuare una riforma legislativa che garantisca il diritto alla registrazione per tutti i minori, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori» (Cap 3.1).

Il Rapporto dello scorso anno così descriveva la condizione di famiglie di bambini non registrati all’anagrafe: « … Il timore […] di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità […], nonché […] contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori»”.

Il rapporto del CRC (Convention on the Rights of the Child) si può comunque utilmente leggere in italiano nel sito di riferimento http://www.gruppocrc.net  

Minori espulsi in Francia

Ricopio l’articolo di Fabio Mengali, da Parigi, che si può leggere anche da qui e segnalo l’utile sito in cui si trova. http://www.meltingpot.org/

Da noi non si vuole nemmeno cambiare una norma infame (contenuta nel ‘pacchetto sicurezza’) che condanna alcuni bambini all’inesistenza giuridicamente riconosciuta, rendendoli quindi disponibili per legge a violenza simili a quelle contestate in Francia e a molte altre.

Francia – Studenti e professori in difesa dei senza permesso

Il 17/10 un corteo ha attraversato la zona Bastille di Parigi per richiedere la revoca dell’espulsione di Leonarda e Khatchick.

Più di 14 licei parigini si sono mobilitati stamattina [17/10, ndr] a seguito della vicenda legata all’espulsione di due sans papiers, Leonarda e Khatchick, la prima adolescente di origini kosovare e il secondo studente liceale armeno. Assieme ai docenti e alle associazioni dei genitori, la manifestazione organizzata dai sindacati studenteschi (FIDL, RESF e la sezione istruzione della CGT) è partita da Place de la Nation raccogliendo all’incirca 7000 partecipanti e bloccando il traffico nella zona di Bastille.

L’espulsione dei due giovani – la quinta da quando si è insediato il governo Hollande – ha diffuso nel mondo della formazione un’indignazione generalizzata sia per gli aspetti politici legati alla cittadinanza che per le modalità. In particolar modo, l’espulsione di Leonarda è avvenuta durante una gita scolastica in un fabbrica vicino alla città dove viveva con la famiglia, Doubs: gli ufficiali di polizia, non avendo trovato la bambina a casa sua, hanno intimato all’insegnate accompagnatrice di far fermare l’autobus per completare la procedura. Dopo un primo rifiuto da parte dell’insegnante e nonostante la reazione sconvolta di tutti gli alunni, la polizia ha comunque bloccato l’autobus e ha prelevato Leonarda. La legittimazione dell’operazione di polizia si basa su una serie di rifiuti che la famiglia di Leonarda avrebbe ricevuto rispetto alle richieste di regolamentazione del soggiorno.

Tuttavia, come scritto su Le Monde, gli insegnanti ribadiscono che la famiglia stava applicando tutte le condizioni necessarie per ottenere il permesso di soggiorno, compresa la scolarizzazione dei figli con tanto di certificato di lingua francese. L’unico elemento mancante era la residenza in Francia da cinque anni, visto che la famiglia entrò nel territorio nel 2009, ma i mandati non hanno voluto permettere che si arrivasse a questa condizione procedendo all’espulsione. Nonostante l’apertura di un’inchiesta interna da parte degli uffici del Ministero degli Interni sulla questione, l’imbarazzo di Hollande e del ministro Valls non è stato affatto scongiurato, anche per la congiunzione con il caso di Khatchick.

Il ragazzo, dopo essere stato internato in un centro di detenzione amministrativa, è stato espulso verso il suo paese di origine il primo fine settimana di ottobre. Anche la vicenda del ragazzo sembra violare i diritti umani per i richiedenti asilo: espatriato come figlio di un rifugiato politico armeno, Khatchick ha sempre vissuto in Francia e stava frequentando un liceo a Parigi; adesso rischia fino a cinque anni di prigione con l’accusa da parte dello Stato armeno di insubordinazione per non aver prestato la leva militare. Oltretutto, l’intera famiglia del giovane non è stata espulsa, ma è rimasta in Francia.

E’ con lo spirito di solidarietà nei confronti dei due giovani che si è svolto il corteo. Una manifestazione in cui una generazione ha di fatto sfiduciato l’orientamento politico del governo di Hollande, sempre meno tendente a promuovere politiche di sinistra soprattutto nell’ambito dei diritti di cittadinanza.

I sindacati studenteschi sono riusciti ad organizzare un vero e proprio sciopero: fin dalla mattina hanno presidiato il provveditorato di Parigi e barricato l’entrata dei licei con transenne e contenitori dell’immondizia, interrompendo per un giorno le attività didattiche. Il corteo convocato per le 11 ha attraversato la città nel tentativo di arrivare vicino all’Assemblée Générale, nei pressi della quale i blocchi della polizia hanno fermato il corteo. Dopo attimi di tensione con lancio di bottiglie verso la celere per cercare di proseguire nel suo percorso, il corteo si è poi sciolto. Per i prossimi giorni sono programmati altri momenti di mobilitazione, tra cui venerdì 18 con appuntamento a Place de la Bastille, affinché siano ritirati i mandati di espulsione e i due giovani possano tornare in Francia.

– Le Monde  – Liberation  [ 18 ottobre 2013 ]

19 Ottobre 2013Permalink

14 ottobre 2013 – Nell’anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma

Alle Ardeatine
Mi chiedo perché si faccia giusta attenzione al boia delle Ardeatine e quasi mai, con altrettanta enfasi, a chi ‘non obbedì’, seppe discernere il crimine e quasi sempre pagò con la vita.
Perché mentre giustamente molto si parla della Resistenza nulla si dice dei singoli, che nella loro quotidianità, seppero dire ‘no’?
Forse perché siamo imbarazzati dai troppi sì che ancora si dicono? Sono i piccoli ‘sì’ di tutti i giorni ognuno dei quali implica un passo successivo.

Riporto il messaggio che ho scritto al giornalista che conduce Prima Pagina  (Rai 3), aggiungendo questa nota:
“Perché non ricordare mai i nomi di chi non obbedì?
Fra i morti nelle Ardeatine c’erano persone che si trovavano in carcere per non aver obbedito ed essersi rifiutati al crimine.

A  Milano
Aggiungo un nome: Andrea Schivo, secondino a San Vittore, che aiutò gli ebrei imprigionati a San Vittore, fu scoperto, deportato e morì in un lager.
Oggi è giusto fra le nazioni, ignorato fra tanti in Italia.
Gli è dedicato un libro scritto da tre sorelle: Giuliana, Marisa, Gabriella Cardosi. La giustizia negata.
La mamma di queste tre donne (allora avevano fra i 18 e i 3 anni)  fu deportata e uccisa perché nata da famiglia di origine ebraica di cui solerti funzionari dello stato italiano avevano identificato il nome.
Nel 1938, era maestra elementare nella scuola pubblica, fu irrimediabilmente licenziata.
Nel conteggio della pensione (dopo la guerra) non fu riconosciuto il periodo trascorso in carcere e nel lager e la pensione di reversibilità non fu concessa.
A fronte del dipendente del carcere che disse alla 18enne Giuliana che portava qualche soccorso alla mamma ‘Ebrea? allora è nessuno’. Andrea Schivo assicurò, finché la signora Cardosi restò a San Vittore, lo scambio di notizie fra la donna e la famiglia”.

Segnalo l’ottimo perché problematico (a mio parere) articolo di Barbara Spinelli
 

 

16 Ottobre 2013Permalink