15 luglio 2012 – Ricevo un messaggio e interrompo per oggi il diario di Santiago

Il messaggio

Il testo che trascrivo mi è stato inviato da una donna che non fa parte dell’organizzazione firmataria

Ciao a tutt*,

Da circa 10 giorni fuori dal CIE di Gradisca staziona con grande tenacia Yasemin, vent’anni, incinta di 7 mesi di Radouane, 25 anni, detenuto a Gradisca da un mese dopo aver passato due settimane al centro di Torino. Yasemin chiede l’immediata scarcerazione di Radouane, con cui è già sposata con rito islamico e con cui conviveva a Torino da due anni. Radouane è uno dei tre detenuti che da venti giorni stanno portando avanti uno sciopero della fame. Erano partiti in 48 quando le misure repressive all’interno del CIE si sono fatte ancora più insopportabili. Durante l’ultima visita di una delegazione di parlamentari, circa 20 giorni fa, un ragazzo si è gettato con forza contro il vetro anti-sfondamento delle celle, riportando una ferita alla testa e perdendo I sensi. La delegazione ha parlato con un altro ragazzo che si trova in sedia a rotelle poichè durante l’ultima grossa rivolta gli è stato sparato un lacrimogeno sulla gamba. Come sempre non possiamo sapere tutto quello che succede all’interno del CIE, date le misure di isolamento cui I detenuti sono sottoposti: tuttavia ora abbiamo delle notizie anche all’esterno, grazie a Yasemin e alla sua lotta. Crediamo sia fondamentale sostenerla non solo affinchè possa ricongiungersi a Radouane ma anche per riprendere a parlare e a mobilitarsi contro I CIE.

Alcune persone di Tenda per la Pace e i diritti e dell’UDS da giorni si alternano per non lasciare sola Yasemin, che questa notte è arrivata a rifiutare l’accoglienza che le era sempre stata offerta e ha passato la notte su un materassino davanti al CIE, con i “ci dispiace” dei poliziotti che lavorano al suo interno.

C’è da fare molto di più: abbiamo già una serie di proposte e ragionamenti da fare che ci piacerebbe condividere con voi, pertanto convochiamo una riunione presso la nostre sede a Staranzano (Piazza Dante 4) alle ore 21.00 di martedì 17 luglio. Chiediamo inoltre a chi è disponibile a passare qualche ore fuori dal CIE con Yasemin per non lasciarla sola questo weekend di farsi vivo a questo numero: 3208105362 (Marta).

A martedì!                                                   Tenda per la pace e i diritti 

La risposta che ho inviato 

Grazie per l’informazione.

Consiglio di contattare i responsabili del GrIS (livello operativo locale della società di medicina delle migrazioni www.simmweb.it)
Dovrebbero potervi spiegare i doveri dei vari livelli istituzionali – previsti in legge – nei confronti di gravide, madri e padri dei neonati che credo sia un punto di partenza ineludibile, certo e vincolante.

Il 13 dicembre scorso ho inserito nel mio blog (www.diariealtro.it) un documento del ministro Cancellieri per ciò che concerne l’accesso ai CIE (è chiaro che il Prefetto vi si deve adeguare).
Provate a mandare la notizia anche all’ASGI (Associazione Studi Giuridici Immigrazione); a mia conoscenza è referente locale silviacanciani@gmail.com.

Per ragioni personali ora non posso raggiungere Yasmine, cui faccio i miei più affettuosi auguri.
Mi spiace non esservi utile.
Augusta De Piero Udine tel.0432204274 

La risposta che avrei dovuto inviare
Cito dal Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”
Art. 35 Assistenza sanitaria per gli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 33)  
<omissis>
3. Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all’ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono, in particolare, garantiti:
a. la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n. 194, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1995, a parità di trattamento con i cittadini

La domanda che ne segue è banale: potrebbe il comune di Gradisca ignorare la presenza di una cittadina italiana incinta ‘accampata’ fuori del CIE?
Evidentemente no.
Ma non mi sento di estendere il mio ragionamento alla situazione di cui sono stata informata trasmettendolo a chi di dovere perché ho avuto troppe esperienze negative e non vorrei che il sindaco di quel comune (persona che non conosco) considerasse questo fatto un problema di ordine pubblico e peggiorasse la condizione di quella poveretta.
Ormai so che per questo tipo di soggetti tutto è possibile e l’indifferenza delle istituzioni pressoché totale dal livello nazionale a quello locale (colore politico a prescindere).
Comunque ho inviato il messaggio che qui ho trascritto ai soggetti indicati alla mia sconosciuta interlocutrice.

Aghi nel pagliaio

Ho inviato il testo ricevuto anche al sito www.ildialogo.org che già ieri l’ha pubblicato.
So che quel sito nulla può fare direttamente ma la mia speranza è che la notizia sia letta da qualcuno che abbia la competenza e il ruolo per fare qualche cosa.
A volte con gli aghi perduti nei pagliai ci si punge.
Oggi su Repubblica c’è un articolo “Clandestini, Italia disumana. La Germania blocca i rinvii”.
Ora cerco un eventuale indirizzo email del giornalista che l’ha scritto e se non lo trovassi proverò a scrivergli presso la redazione di Repubblica.
Sarà un altro ago spuntato nel pagliaio … ma che altro posso fare?

15 Luglio 2012Permalink

11 luglio 2012 – Il Cammino di Santiago 8

                               

3 giugno, terzo giorno (c) da Roncisvalle (Orreaga) a Pamplona (Iruña).

Siamo partiti dal territorio del regno di Aragona, percorrendo a ritroso la via Argonese per raggiungere il valico di Somport (1660 m. circa) da cui entravano in Spagna i pellegrini del Nord, rientriamo in Spagna via Roncisvalle (altezza 1000 m. circa), incontrando il cammino della Navarra – percorso soprattutto da pellegrini francesi -ed anche la leggenda che si è intrecciata con le motivazioni religiose del pellegrinaggio.

Nel 776 Carlo Magno aveva tentato di estendere il suo potere nella penisola iberica, trovandosi fatalmente a contrastare (e ad esserne contrastato) l’espansione dei territori mussulmani.
L’impresa si concluse male (battaglia di Roncisvalle – 15 agosto 778) e i cavalieri franchi furono battuti non dai saraceni ma da montanari baschi cristiani (ariani, d’obbedienza romana o cattolici che dir si voglia, misti? Non so) ostili alla presenza di un esercito straniero nelle loro terre.
A Roncisvalle una chiesetta testimonia l’intreccio fra religiosità e racconti che si pretenderebbero storici e appartengono invece ai modi della propaganda..

La leggenda appartiene al genere letterario epico delle Chanson de geste e ci è stata trasmessa con la Chanson de Roland (o Canzone di Rolando o Orlando), scritta intorno alla seconda metà dell’XI sec., che fa parte del ciclo carolingio (Mi piace ricordare che geste in questo caso si collega al significato di stirpe e non di eventi promossi da valorosi).
Ormai in piena reconquista  (la distruzione del sistema politico creato in Spagna dai mussulmani che si concluderà nel 1492) era evidentemente necessario offrirsi un passato che giustificasse tale impegno. Probabilmente nemmeno allora bastava la motivazione religiosa, ideologicamente auto giustificatrice.
Se qui si potesse scrivere di storia, oltre i brevi appigli che offro alla mia memoria, sarebbe il caso di segnalare anche le divisioni all’interno dei regni mussulmani che ne favorirono la disgregazione, nonché la presenza di sette fanatiche anche in campo mussulmano. Voglio ricordare quella dei califfi Almohadi cui si deve la cacciata dei filosofi Maimonide (Moshe ben Maimun) e Averroé (Ibn Rush) la cui citazione mi ha richiamato un bellissimo film Il destino (1997- regista Youssef Chahine).

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l’ire e i giovenil furori
d’Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano

Certamente i cavalieri potevano permettersi (se sopravvivevano agli scontri cui eventualmente avessero partecipato) soste in piacevoli castelli. Non altrettanto evidentemente i loro scudieri, servitori e quant’altri partecipassero alle battaglie come componenti del loro seguito.
Ma di questi non c’è storia a meno che non vogliamo leggerla in con una ‘scorretta’ analogia nei barconi di immigrati che oggi attraversano il Mediterraneo per il loro pellegrinaggio verso la sopravvivenza.
Dell’immagine pacifica dei dintorni dei campi di battagli abbiamo parlato in particolare con Laura Novati (accompagnatrice culturale insieme a Cardini) e ci tornerò più avanti.

Ho voluto accompagnare i versi di Ariosto (successivi al tempo cui appartiene l’evento che ha dato origine alla leggenda e anche al racconto della Chanson de geste con cui ci è stata tramandata) con una miniatura di Jean Fouquet (metà del XV secolo) che offre un’immagine idilliaca dei margini di un campo di battaglia ripresa poi anche nella poesia italiana, di cui mi limito all’incipit dell’Orlando Furioso.

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno, 4 e 10 luglio

 
11 Luglio 2012Permalink

10 luglio 2012 – Il Cammino di Santiago 7

Omissioni

Ne segnalo una (delle mie evidentemente) ed è la connessione  fra il monastero di San Juan de la Peña (San Giovanni del dirupo) e la coppa che viene chiamata Santo Graal nella presunzione che si tratti di quella usata da Gesù nell’ultima cena.

Devo dire che mentre provo un grande interesse per gli oggetti che aiutano a capire molti aspetti di un’epoca (materiali, lavoro, uso, valore …) provo irritazione per le reliquie.

Non so capire che contributo possa dare alla presenza della fede nella vita di una persona (o alla sua assenza, o al suo rifiuto) il riconoscimento della datazione e della provenienza di un oggetto (e mi turba ancor di più se di resti umani si tratta) la cui attribuzione ‘sacra’ è sempre almeno dubbia.

Quindi non dirò nulla del Graal dato che non ho registrato quanto ci è stato detto nel corso del viaggio, non ho preso appunti adeguati e i miei ricordi sarebbero inficiati dal pregiudizio. Ricordo solo che si tratta di una leggenda riportata da Chretien de Troyes (XII) secolo e che ha come protagonista Perceval (da non confondere con il Parsifal wagneriano)

Certamente anch’io nel viaggio scopro i miei significati (Cardini ha scritto: ’non si va in pellegrinaggio. Si è pellegrini’. E anch’io lo sono – certamente in questa situazione in una forma particolare dove non mi è consentito il gusto soporifero della quotidianità).

 

Ma cos’è, cosa è stato per me il cammino di Santiago?

Lo vado scoprendo un po’ alla volta in questa lenta rivisitazione e mi conforto con una citazione di Saramago da Viaggio in Portogallo
”Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.… Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre”

 3 giugno, terzo giorno (b) da Saint Jean Pied de Port (Francia) a Roncisvalle

 

Il percorso, che ho sommariamente descritto nella precedente puntata, rappresenta una delle strade descritte nel Codex Calixtinus (alcune notizie sono reperibili anche da qui), o Liber Sancti Jacobi, un insieme di documenti manoscritti, complessivamente di 225 fogli, divisi in cinque libri, raccolti nel XII secolo.
Recentemente restaurato ed esistente in una replica esatta, un anno fa è stato rubato.
Da notizie che ho letto su La Stampa il 4 luglio sarebbe stato ritrovato.

Il prof Cardini ci parla delle modifiche al paesaggio attuate soprattutto nell’ultima fase della dittatura franchista con la creazione di envalse (invasi) o –sempre in spagnolo- pantani che hanno determinato significative modifiche climatiche..

Più volte nel fondovalle vediamo zone lacustri, ampi stagni per cui in un caso vedo segnalate anche attrezzature turistiche.
Scorgo anche tracce di antiche carbonaie: purtroppo non c’è tempo per soffermarsi su tutto questo, come mi piacerebbe.

La lingua basca (euskara) rappresenta un linguaggio isolato nel complesso iberico ma avrebbe qualche punto di contatto con linguaggi caucasici, in particolare con il georgiano.
Alcuni linguisti avrebbero fatto l’ipotesi di un’enorme area culturale e linguistica celtica al cui centro si sarebbero inseriti popoli indo europei, dividendo definitivamente le popolazioni originarie.
Tale è la mia incompetenza in materia che non voglio dire nulla oltre a questa nota confusa.
Meglio procedere con il ‘mio’ viaggio, per quanto posso capire e documentare.

L’asse attrezzato

Da Saint Jean Pied de Port ci portiamo a Roncisvalle percorrendo un tratto di una delle vie note agli antichi pellegrini francesi. Certamente nel Medio Evo le strade sono dominate dai pellegrinaggi (soprattutto dopo l’anno 1000). Questo di Santiago ha testimonianze di età carolingia che non escludono tracce di culti precedenti.
Di San Giacomo parlano infatti Eusebio di Cesarea (III sec.), S. Girolamo e Ilario di Poitiers (IV sec.), Isidoro di Siviglia (VIII sec) che ne scrive nel De ortu et obitu Patrum riferendosi ormai a San Giacomo come ‘apostolo della Spagna’.
A questo punto arriviamo all’VIII sec. e ormai la presenza dei ‘mori’ è un fatto importante – che si intreccia significativamente con il pellegrinaggio a Santiago- che rinvio alla prossima ‘puntata’.
Se oggi il Cammino si avvale di una sua particolare segnaletica; anche i pellegrini antichi trovavano lungo la strada forme di accoglienza e ristoro.

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno e 4 luglio

10 Luglio 2012Permalink

5 luglio 1012 – Informazione disinformata e deprimente: è solo effetto del caldo?

Informazione e caos

Ieri (4 luglio), durante il giornale radio 3 delle 8.45, c’è stata un’intervista a un signore presentato come il Segretario dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani.
Sono andata alla ricerca dei dati relativi a questa associazione e ne ho trovato la seguente autodefinizione “un’associazione di avvocati fondata il 2 marzo 1968, con lo scopo di diffondere la conoscenza delle norme interne e di carattere internazionale riguardanti la tutela dei diritti umani e di promuoverne l’osservanza concreta ed effettiva in sede giurisdizionale, amministrativa e legislativa”.
Stabilito che il relativo sito non mi ha aperto spazi illuminanti che chiarissero l’intervista*, a questa mi fermo. E’ durata un minuto e mezzo e spero che la brevità del tempo sia la causa della confusione che l’ha caratterizzata, certamente facilitata dalle domande della intervistatrice a loro volta non appropriate.
Voglio lo stesso puntualizzare quello che ne ho ricavato.
In Italia sarebbero 835 ‘i minori scomparsi del nulla’, ‘piccolo esercito di desaparecidos’ (il termine non è mio, definiti in oscura alternanza figli di immigrati e minori non accompagnati.
Quello che il Segretario dell’Unione forense ha detto con chiarezza è che i diritti dei minori non possono essere trattati nell’ambito della immigrazione irregolare ma impongono protezione come i diritti dei rifugiati.
Naturalmente l’intervistatrice non gli ha chiesto come si può configurare la situazione di un minore figlio di immigrato irregolare poiché, date le premesse, verrebbero a configurarsi due situazioni collocabili in categorie estranee l’una all’altra..
Che ne pensano i politici italiani?
Probabilmente non sono neppure in grado di definire i termini del problema, dato che – quando viene loro posto – ne rifuggono.
Riporto per documentazione il testo di una lettera inviata a un parlamentare locale (da cui dovrei sentirmi rappresentata?!) ovviamente senza risposta (inviata tramite la casella postale del parlamento lo scorso mese di maggio)

Testo della lettera al deputato silente

Egregio onorevole
sono una cittadina italiana fortemente interessata alla proposta di legge n. 4756 (primo firmatario l’on. Orlando – “Modifica all’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione” ecc. ecc.) di cui Lei è cofirmatario. Riconosco in quella norma l’unico tentativo finora messo in atto nel Parlamento italiano per cancellare la vergogna della discriminazione che differenzia –penalizzandoli- i figli dei sans papier dagli altri neonati.
Se bene che esiste una circolare, precipitosamente emanata dal ministero Maroni a pochi giorni dall’approvazione della legge 94/2009 che, affermando il contrario della norma, rende possibile l’iscrizione anagrafica. Ma come cittadina italiana la presenza di un discrimine legato non a un reato eventualmente commesso bensì all’esistenza di una persona mi offende profondamente e vorrei fosse cancellato (considerando, in via subordinata ma non irrilevante, che vecchie affezioni alla logica –derivanti forse dalla mia lontana professione di insegnante di filosofia –mi irritano e in questo quadro colloco la contraddizione fra legge e circolare).
Ora noto che, se alla proposta 4756 è possibile arrivare dal Suo sito, così più non è dalla home page della camera dei deputati, dove sono solita esercitare le mie ricerche.
La prego di darmi qualche indicazione in merito al permanere dell’interesse del Suo gruppo parlamentare a proposito della pdl 4756 e, se lo ritiene, di spiegarmi le ragioni della scomparsa della stessa proposta dall’home page della camera. Altra strada per informarmi non ho.
Ringrazio e porgo distinti saluti
Augusta De Piero via Caccia 33 – Udine tel. 0432204274

 *Chi volesse ascoltare la notizia di cui ho scritto in apertura può far uso del seguente indirizzo (che non posso collegare con link perché il computer mi dice essere troppo lungo) dal minuto 9.03 al minuto 10.35
http://www.rai.it/dl/grr/edizioni/ContentItem-824ac410-5173-4a29-85ec-7e329d1d68b1.htm

Un sindaco e un assessore intelligenti

Trascrivo da Repubblica dell’1 luglio.
“E’ vietato vietare i giochi dei bambini in cortile. Lo ha deciso il Comune di Milano modificando il regolamento di polizia urbana. L’obiettivo è restituire i giardini condominiali al loro scopo storico”, quello di essere spazi per il gioco dei bambini.
A Udine nel post terremoto (1976) erano stati organizzati alcuni campetti comuni appunto per il gioco. Successivamente sono stati sottratti ai bambini per essere affittati alle squadrette appartenenti a società sportive.

5 Luglio 2012Permalink

4 luglio 2012 – Il cammino di Santiago 6

Ho interrotto il diario di viaggio per consentirmi (29 e 30 giugno) qualche appunto a sostegno di quello che via via scrivo con tutta la preoccupazione che mi viene dall’insufficienza delle note frettolosamente prese in pullman (e non riviste –come avrei voluto – la sera quando la stanchezza mi stroncava) e dall’assenza di registrazioni durante il percorso. Dovrò considerare come superare l’irritazione che il rumore di fondo del motore mi produce quando registro nel corso del viaggio.
Provo a servirmi anche di fotografie che ho preso pur riconoscendone l’inadeguatezza a fronte delle splendide cose viste.
Per oggi mi fermerò di fronte a Roncisvalle (per un tratto proprio il 3 giugno abbiamo superato il confine francese) di cui scriverò la prossima volta.

3 giugno, terzo giorno (a)  Jaca (Chaca in aragonese), San Juan de la Peña (San Giovanni del dirupo), Santa Cruz de la Seròs (Seros: dal latino sorelle, monache), Saint Jean Pied de Port (Francia)

Da Pamplona ci spostiamo verso est per raggiungere Jaca, che fu la prima capitale del regno di Aragona, uno di quei piccoli regni di confine che ostacolarono la diffusione dei regni islamici oltre i Pirenei. E’ un problema che in questo viaggio è emerso nella sua complessità, superando la rigida visione ideologica di contrasto ‘cristiano’ all’Islam.
Siamo quindi ancora sul Cammino aragonese che percorreremo all’inverso rispetto alla sua direzione ‘naturale’ per raggiungere Somport (valico a 1600 m circa) e poi spostarci – direzione ovest – a Saint Jean de Pied de Port e scendere quindi a Roncisvalle (Roncesvalles in castigliano e Orreaga in basco. Passo di Roncisvalle 1000m circa), ma di questo alla prossima puntata).
Abbiamo fatto un giro che ci ha riportato più o meno a nord di Pamplona.

Un percorso interessante

Il percorso del 3 giugno attraversa ampie zone verdi, assolutamente prive di centri urbani ma dove anche i villaggi sono piuttosto rari. La diversità con il paesaggio italiano è enorme, tanto che sento la necessità di procurarmi qualche numero che non occorre commentare:
– Spagna: territorio 504.782 kmq – abitanti (stima del 2010) 45.054.694 – densità media 81 abitanti per kmq
– Italia: territorio 301.340 km². – abitanti (stima del 2011) -Italia 60.626.442  – densità media 200 abitanti per kmq
Quello che mi colpisce di più comunque in tutto questo verde così inusuale per chi percorra il paesaggio italiano è il canto delle rondini.
In Friuli la monocultura del mais –sostenuta dall’uso di pesticidi – ha fatto scomparire gli insetti di cui le rondini si cibano.
In Spagna, almeno in questa zona, l’agricoltura dev’essere diversamente organizzata: ma su questo paesaggio dovrò tornare.

E finalmente le fotografie

Comincio con il primo impatto: il monastero di San Juan de la Peña , cui fanno seguito alcuni capitelli del chiostro.

Il primo raffigura il sogno di Giuseppe

 

 , il secondo l’ultima cena,

 

il terzo l’ho identificato come Raab, la prostituta di Gerico senza il conforto di alcuna spiegazione.

 

 

 
 

 

Infine un’immagine francese: Il ponte di Saint Jean Pied de Port.

Di capitelli e ponti avrò occasione di scrivere ancora. Per oggi basta così.

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29 e 30 giugno

4 Luglio 2012Permalink

2 luglio 2012 – Un appello

 

 

Undicesima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2012

 

Comunicato stampa n. 1
“Islam, cristianesimo, Costituzione: cristiani e musulmani a confronto con la laicità dello Stato”  

E’ questo il tema che quest’anno proponiamo all’attenzione delle comunità cristiane e musulmane per l’undicesima edizione della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico.

I motivi che ci spingono a proporre tale tema sono:

1 La nostra Carta Costituzionale, a 65 anni dalla sua promulgazione, è ancora largamente inattuata ed anzi continuamente calpestata nei suoi principi fondamentali e necessita, quindi, di una sua robusta difesa che si può attuare con la sua conoscenza e con lo stimolare iniziative concrete dal basso per la sua attuazione.

2 L’Islam in Italia, come è sottolineato in numerosi studi sull’argomento, fa ancora fatica a diventare un “islam italiano”, è ancora un fenomeno legato molto strettamente all’immigrazione, pur essendoci già le seconde e forse anche terze generazioni degli immigrati musulmani arrivati in Italia 40 anni fa, che però sono ancora legati alle loro terre d’origine di cui vivono intensamente come proprie le vicissitudini attuali.

3 C’è, infine, sia tutta la questione della costruzione delle moschee, che sono di fatto bloccate in tutta Italia (vedi ad esempio la vicenda di Genova) , sia la questione dell’intesa, che è del tutto in alto mare e non solo per i musulmani.

Invitiamo così anche quest’anno a celebrare, il prossimo 27 ottobre 2012, la Undicesima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, nella convinzione che sono “Beati quelli che si adoperano per la pace” (Mat 5:9) , perché Dio (Allah) “chiama alla dimora della pace” (Sura 10, 25) perché Lui è “La Pace” (Sura LIX, 23 ), perché il dialogo è lo sforzo sulla via di Dio che ci compete e ci onora.

Con un fraterno augurio di  Shalom, salaam, pace

I promotori della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico

Roma li, 28/06/2012

Per l’elenco dei promotori, per le adesioni e le iniziative, vedi la pagina: http://www.ildialogo.org/cristianoislamico

 

1 Luglio 2012Permalink

30 giugno 2012 – Il cammino di Santiago 5

 Se ieri ha funzionato la mappa che mi ha orientato nello spazio percorso (e che mi servirà quando mi soffermerò sui ricordi delle singole località più viste che visitate) ora devo mettere ordine nel tempo.

Qualche data nella storia della Spagna.
Territorio invaso dai Romani cui subentrarono i Visigoti (VI-VII sec.  capitale Toledo) cristiani ariani (passarono al cattolicesimo romano nel 589). Nel 711 iniziò la conquista araba e, nel 756, nacque l’emirato ommayyade di Cordoba.
La conquista araba si estese a buona parte del territorio della penisola da loro chiamata Al Andalus, terra dei Vandali. Nella zona della catena dei Pirenei e della cordigliera cantabrica si formarono piccoli regni che rappresentarono il limite dell’insediamento arabo-berbero, dando inizio al lungo processo noto come Reconquista.

Nel 996-97 (con un gesto dall’alto valore simbolico) il califfo cordobano Hisham II assalì e saccheggiò la citta di Compostela, rispettando però le ‘reliquie’  dell’apostolo Giacomo.
Così – dal prezioso libretto di Biblia – alla tomba dell’apostolo “stava convenendo un numero di anno in anno più folto di pellegrini dalle regioni poste al di là dei Pirenei. Quel che non poteva comprendere è come quel culto si fosse ormai radicato in tutta Europa. … La causa dell’apostolo Giacomo diventava, ora, quella della cristianità intera” (F. Cardini).
L’apostolo quindi venne umiliato (parere mio ma non ci rinuncio) al ruolo di matamoros e identificato nella figura di un cavaliere che compariva in occasione di scontri fra mussulmani e cristiani e volgeva le sorti della battaglia in favore di questi ultimi.

 

L’organizzazione del pelligrinaggio
Dell’organizzazione materiale del pellegrinaggio avrò modo di scrivere nel corso del diario.
Per ora mi limito a segnalare a me stessa il Codex Calixtinus (di cui si considera committente papa Callisto II 1119-1124; notizie raggiungibili anche da qui)
Una sola annotazione, sperando che la memoria non mi inganni.
Il prof. Cardini ci ha segnalato la particolarità della conchiglia a ventaglio che può essere raccolta in riva all’oceano. A differenza di quelle mediterranee presenta ‘costole’ aspre e ruvide.
Quando i pellegrini tornavano da Santiago erano soliti offrire la conchiglia alla loro chiesa. La particolarità della struttura (le conchiglie mediterrane all’esterno sono lisce) ha permesso di constatare che molti dei pellegrini (forse quelli che avevano fatto il cammino per delega?) avevano mentito sul raggiungimento della meta.

Come sempre è possibile ingrandire le immagini facendo clic sopra (tasto sinistro)
Continua – precedenti puntate 18, 21, 23 e 29 giugno

 

 

30 Giugno 2012Permalink

29 giugno 2012 – Il cammino di Santiago 4

Leggende, viaggi, percorsi, turismo e non.

Se non riesco a mettere ordine nella mia testa non posso proseguire con il diario che, a ogni parola che scrivo, mi interroga per vedere se ho capito bene. Poiché dare un nome alle cose è fondamentale per capire e capirsi, provo ad affrontare così la strada del ‘mettere ordine’.

San Giacomo: chi era costui?
Cominciamo dalla fonte essenziale: il cap. 6 del vangelo secondo Luca 13Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: 14Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, 15Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; 16Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
(Analoga lista si trova anche in Mt 10, 2-4; Mc 1, 16 sgg; At 1, 12 sgg)
L’apostolo Giacomo (detto il Maggiore, per distinguerlo dal Minore, pure apostolo, fu ucciso nel 44 (At 12, 2).
Il suo nome è presente nel toponimo Santiago e così ne scrive il prof. Cardini nell’opuscolo che Biblia ci ha distribuito (se qualcuno ne fosse interessato evidenzi le voci ‘contatti – scrivici’ in www.biblia.org) -: “Fra 820 e 830 in Galizia, in un luogo detto campus stellae (in realtà piuttosto compostum tellus,’ necropoli’), sede di un antico cimitero visigoto, una serie di apparizioni segnalarono al vescovo Teodomirio di Iria, la presenza di una tomba e di una reliquia, quelle dell’apostolo Giacomo ’fratello del Signore’, secondo la leggenda miracolosamente giunte via mare, si disse, dalla Terrasanta”.

Il cammino e le strade per percorrerlo
E’ un argomento su cui dovrò tornare  ma, stabilito che le mete più significative nel Medio Evo e non solo erano tre e precisamente Gerusalemme, Roma e Santiago, per ora mi limito a superare la fatica di decidere da dove partire inserendo una schematica mappa dei percorsi possibili (magnificamente segnalati con simboli appositi per chi voglia assicurarsi l’avventura del Cammino).

 Chi volesse vederla meglio può ingrandirla con un clic.
Il 23 ottobre 1987 il Consiglio d ’Europa ha dichiarato il cammino  “itinerario culturale europeo” e nel 1993 l ’UNESCO lo ha a sua volta dichiarato “patrimonio dell ’Umanità”.

Continua – precedenti puntate 18, 21 e 23  giugno

29 Giugno 2012Permalink

28 giugno 2012 – il mosaico di Moha

Riprendo un articolo da Ho un sogno di giugno (n.210), come faccio ogni mese.
Nel 2011 il mensile Ho un sogno ha pubblicato (riprendendo una serie di dieci anni prima) storie di donne immigrate
che nel 2012 sono diventate storie di migranti, immi ed emi-grati, uomini e donne.
Sono lieta che HUS abbia dato spazio alla mia sfida a superare l’abitudine di considerare i migranti soltanto all’interno dei ‘grandi numeri’ relativi alle tragiche vicende dell’attraversamento del Mediterraneo o peggio con definizioni etniche, quando non grossolanamente religiose, ispirate al pregiudizio.
Quando (e penso fra molto tempo) le vicende che oggi viviamo saranno affidate alla memoria per farsi storia, gli argomenti che descriveranno un fenomeno che segna, secondo me, una delle possibili grandi svolte che descrivono  l’evolversi dell’umanità non saranno solo tragedie e pregiudizi. O almeno lo spero anche se non farò in tempo a conoscere l’evolversi di questo fenomeno.

IL MOSAICO DI MOHA

“A questo punto capisco finalmente che non tutti possono avere a cuore la mia causa … e cerco di capire cos’altro ho in comune con le persone con cui vivo, studio, lavoro…”.

Sto chiacchierando piacevolmente, seduta nella bottega del giovane maestro mosaicista Mohammed Chabarik, siriano e quella frase mi fa trasecolare. Conosco bene Mohammed (Moha per gli amici) e sono in grado di datare ‘quel punto’. Siamo nel 2001, nel clima rovente successivo all’11 settembre e gli USA hanno invaso l’Afghanistan per prendere Osama Bin Laden, primo responsabile di quel giorno terribile.

Mohammed frequenta la Scuola Mosaicisti di Spilimbergo ed espone la bandiera della pace suscitando una reazione se non ostile, preoccupata che lo induce a riflettere, agganciando, allora forse inconsapevolmente, la sua piccola storia alla grande storia che in qualche modo ci ingloba tutti. Certamente la scuola di Spilimbergo è un luogo di notorietà e frequentazione internazionale ma Mohammed non è arrivato lì attraverso quel richiamo che sarà una scoperta successiva.

“Ad Aleppo dove sono nato – racconta – ho frequentato la scuola dell’obbligo (che allora in Siria era di otto anni) poi – a 12 anni – ho iniziato un percorso lavorativo che mi ha infine introdotto in uno studio di calligrafia e grafica (prima dell’avvento del computer la calligrafia era importante per il disegno di manifesti pubblicitari, insegne, biglietti da visita ecc.). Ma la mia carriera di calligrafo non poteva durare: a 18 anni ho iniziato il servizio militare obbligatorio da cui sono uscito consapevole della ipocrisia della trasmissione di pretesi valori con cui si era cercato di indottrinarmi. Allora ho deciso di andarmene e ho pensato all’Italia perché là c’era mia sorella e un legame è sempre importante.

Mi sono messo a studiare italiano, sono entrato con un permesso legale e ho poi scoperto l’esistenza della scuola mosaicisti. Ho fatto il test di ammissione, quasi per gioco, forse suggestionato da quella commistione fra arte e manualità che caratterizza il lavoro del mosaicista. Mi è andata bene e poi sono stati tre anni di scuola e lavoro, superati anche con il sostegno di amici. Negli studi, ma anche ora nel mio lavoro, mi è stata utile la mia esperienza di calligrafo e la mia conoscenza dei motivi decorativi islamici che ornano le moschee e che mi hanno assicurato una sorta di archivio mentale. Ho deciso che il mio posto è qui ma non voglio rischiare di appartenere a un sistema chiuso”.

E così Mohammed racconta della sua recente esperienza sudafricana, nata da un’altra casualità (ma il ripetersi di casualità non indica forse la sua capacità di trasformarle in opportunità?). Venuto a conoscenza che in Sudafrica, in un’impresa riconducibile a un quadro di attività promosse da un locale mecenate, cercavano un insegnante di mosaico che conoscesse la lingua inglese si è proposto ed è stato accettato.

Ha goduto di un’esperienza ricca anche dal punto di vista umano dove ha approfittato di quelle relazioni che nella ‘contaminazione’ (ed è proprio questo il termine significativo che usa) trovano la loro ricchezza che potrebbe aprire a un possibile futuro diverso.

28 Giugno 2012Permalink

24 giugno 2012 – Elezioni in Egitto

Non voglio riportare lunghi articoli ma nemmeno evitare la segnalazione di alcuni che mi sembrano di significativo rilievo e che è possibile collegare con link.
Mentre si attende di conoscere le reazioni dell’Egitto alla proclamazione della vittoria del candidato dei Fratelli Mussulmani a Capo dello Stato, rileggo l’articolo di Tariq Ramadan che mi sembra molto utile: ‘I fratelli Mussulmani di fronte alla storia’ 22 giugno.
Si trova nel sito www.ildialogo.org  (sezione Conoscere l’Islam).e si può raggiungere anche da qui.

Approfitto della segnalazione per far presente che il sito, oltre a facilitare la massimo la possibilità di scaricare ciò che pubblica e di collegarlo in link, ha inserito anche la possibilità dell’ascolto di ogni testo con sintetizzatore vocale.

24 Giugno 2012Permalink