9 agosto 2012 – Il cammino di Santiago 14 … e non solo

7 giugno – settimo giorno (a) –San Miguel de la Escalada

Forse l’influenza del clima a 1000 m. di altezza, la bellezza del luogo e altre considerazioni di cui proverò a scrivere hanno reso questa visita fra quelle che ricordo con più interesse e gioia.
La chiesa di San Miguel de la Escalada sorse a seguito dell’insediamento di una comunità di monaci su terre loro donate dal re Alfonso III delle Asturie. Fu consacrata, nel luogo in cui sorgeva una precedente chiesa visigotica, il 20 novembre 951 dell’era ispanica. Passò poi a una comunità benedettina e subì delle trasformazioni: nel 1050 venne aggiunto il portico esterno che tanto mi è piaciuto per le evidenti assonanze con l’arte araba. Non a caso la  prima comunità di monaci veniva da Cordova.
Ancora una volta quindi è opportuno notare la continuità della storia che esaltazioni ideologiche vorrebbero di rottura: certamente la rottura ci fu … ma dobbiamo arrivare al 1492.

Mozarabi
Questa continuità ha anche un nome, mozarabi, i cristiani che vivevano nella Spagna quasi interamente islamizzata dopo la conquista araba (che in realtà ebbe a principali protagoniste le popolazioni berbere del nord Africa). Pur vivendo immersi nella cultura araba dominante, avevano mantenuto magistrati propri e libertà di esercitare il proprio culto e di parlare la propria lingua. Ci è già capitato di notare che, al di là della violenza dei momenti di guerra guerreggiata, in Spagna non si ha memoria di conversioni di massa.
Il rito liturgico mozarabico fu comunque soppresso dal concilio locale che si tenne nel monastero di Najera nel 1067 e sostituito con il rito romano (di Najera ho fatto cenno il 17 luglio).
Così pure lo stile dalla produzione artistica preromanica (IX-XI sec) nella penisola iberica prende il nome di arte mozarabica che si avvale della commistione di elementi cristiano visigoti e islamici.
All’incanto dell’esterno corrisponde anche la purezza di linee dell’interno di una chiesa che non conosce la pesantezza dei polittici di legno dorato che invadono troppo spesso secondo il mio gusto le absidi delle cattedrali.

 

 

 

 

Una curiosità cronologica
Poco sopra ho scritto ‘era ispanica’.
Un tempo la datazione aveva riferimenti molteplici e diversi che non conoscevano quella che noi oggi riteniamo (a torto) essere uniformità. Chi in Israele voglia leggere la stampa locale troverà due date: quella ‘occidentale’ e quella ebraica. Nei territori ne troverà tre, perché dovrà aggiungere la datazione islamica.
A seguito della decisione di Lenin di uniformare le date, la rivoluzione che diciamo di ottobre – secondo il calendario giuliano – è databile in novembre secondo il calendario gregoriano. A Betlemme, data l’abbondanza di patriarchi nelle terre d’oriente si festeggiano tre natali, rispettosi dei calendari occidentale, ortodosso e armeno.
Tornando alla Spagna l’era ispanica inizia nel 38 a.e.v., con la ‘pacificazione’ imposta da Augusto.
Mi piace annotare tutto questo perché il passaggio dagli assoluti alla relatività che la ragione ci impone mi entusiasma sempre.

… e non solo –  ancora streghe

Sembra che non riesca a liberarmi dalle ‘streghe’ di Logroño, ma l’ascolto della risposta che ad una delle mie tante domande in buona parte inespresse ha dato il prof Cardini (ascolto che devo all’enorme lavoro di registrazioni regalatemi da Marco T. cui sono veramente grata) mi consente alcune ulteriori considerazioni che espongo con molta attenzione e prudenza perché non posso evidentemente rivolgermi all’accompagnatore culturale del viaggio di giugno per una verifica.
Avevo tentato di sfuggire alla necessità di questa nota inserendo una piccola riga di riferimento ai contadini nei testi precedenti, ma non mi basta. E vediamo perché.
Innanzitutto i numeri. Per fortuna, dopo una digressione su calcoli ipotetici di eretici (e streghe loro assimilate) bruciati in Europa (di cui nulla avevo chiesto), il prof. Cardini è tornato allo specifico e ha parlato di circa 3000 persone fuggite da Bordeaux e arrivate a Logroño nel 1610, di cui 1800 interrogate e assolte dopo che il tribunale laico (l’eresia era reato) ne aveva sbrigativamente condannate 12.
Questo l’ho già scritto ma l’elemento interessante che rilevo nell’ampia risposta datemi è la contestualizzazione. La chiave di tutto è il periodo di crisi che colpisce l’Europa fra la seconda metà del 1300 e la prima del 1600 che determinò lo spostamento di masse significative di persone appartenenti alle classi maggiormente colpite dalla insorgente povertà, fra cui evidentemente anche i contadini. Giustamente Cardini annota che nulla vieta ai contadini di essere eretici e viceversa.
Possiamo allora dire che coloro che giunsero a Logroño nel 1610 non erano un compatto numero di eretici in cerca della libertà religiosa ma persone che fuggivano dalla povertà cui si mescolavano anche quelle che fuggivano dalle persecuzioni.
Anche se Cardini non lo afferma esplicitamente mi sembra una considerazione ragionevolmente deducibile dalle sue parole e che risponde a parecchie delle domande che mi sono posta senza saper rispondere.
Chi volesse collegarsi a quanto ho già scritto può andare a: 22 luglio  e  27 luglio

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9 Agosto 2012Permalink

5 agosto 2012 – Il cammino di Santiago 13

Il Cid Campeador

Avevo lasciato la cattedrale di Bugos ricordando la tomba del Cid Campeador e di sua moglie doña Sancha. Qualche cosa ne devo dire perché il Cid rappresenta molto di più, delle caratteristiche dell’immagine stereotipata che lo vuole eroe nazionale e difensore della cristianità.
Fu signore di Valencia che, conquistata nel 1094 dopo lungo assedio, tenne fino alla morte quando gli successe la moglie Sancha che mantenne il potere sulla città fino al 1112.
Nel 1081 il re Alfonso VI l’aveva esiliato e il Cid per 10 anni fu mercenario e capitano di ventura dell’emiro di Saragozza.
Una situazione che – come ha precisato Laura Novati –  “la dice lunga sul tipo di rapporti di vassallaggio e interdipendenza culturale ed economica che si stabilì in terra di Spagna fra i regni sia mussulmani che cristiani” nella lunga storia che va dal 711 al 1492.
Chi volesse vedere i confini fra la Spagna mussulmana e la Spagna cristiana può andare al mio diario del 30 giugno, raggiungibile anche da qui, dove ho pubblicato una cartina.

6 giugno – sesto giorno – Frómista, Sahagun
Dovevo essere in un giorno di particolare negligenza perché i miei appunti non mi consentono di essere precisa nell’indicazione delle fotografie che pure voglio pubblicare.
La prima rappresenta un sarcofago in cui è visibile una donna che passa le mani sul volto che si presume rigato dal pianto, immagine straordinaria del dolore umano fuori di ogni retorica e schematizzazione.
La seconda invece è molto deprimente: rappresenta una madonna burattino del tipo (e non è l’unica che ci è stata proposta) che viene esibito durante le processioni quando può essere costretta a qualche movimento con un attrezzo posto sul retro della statua.
Questa statua viene vestita, cambiata, curata  da donne che si considerano sue devote come le sacerdotesse di un antico idolo.

Il volumetto offerto da Biblia  ricorda a Sahagun la presenza “di una forte comunità giudaica che visse in perfetta armonia con i benedettini del monastero intitolato ai santi Facondo e Primitivo fino a quando nel 1492 i re Ferdinando e Isabella non ne decisero l’espulsione dalla Spagna”.

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5 Agosto 2012Permalink

3 agosto – Il cammino di Santiago 12

5 giugno – quinto giorno – Nájera, Santo Domingo de la Calzada (carreggiata), Monastero  San Juan Ortega, Burgos

In Spagna e fuori
Gli appunti che soccorrono la memoria sono strumenti di diagnosi del suo funzionamento e la mia- senza stampelle – scricchiola e poco so dire di ciò che ho visto.
Mi sono concentrata sulla vicenda delle streghe di Logroño, che ancora mi interroga.
Certo non ci bruciano, non ci impiccano, l’Inquisizione – che è diventata ‘Congregazione per la dottrina della fede’ (con una modifica che onestà obbliga a considerare ben più che nominale)– si concentra su qualche personaggio di pubblico rilievo in particolare nel campo della cultura e della ricerca teologica e su misure che portano ad indicazioni di carattere generale che, se non si trasformano in sanzioni comminate da tribunali ecclesiastici o laici che siano, là dove il cattolicesimo conta ancora come potere, diventano occasione di stigma sociale.
Perché ho scritto cattolicesimo e non chiesa? Perché –dal Concilio Vaticano II – la chiesa non è definita come un potere gerarchico, almeno finché la ormai sessantenne definizione non verrà cancellata, come già in parte lo è, nella sonnolenta indifferenza della realtà del mondo cattolico e – almeno in Italia – in furberie di politicanti da strapazzo che ricercano il successo assicurato dai sondaggi secondo categorie costruite su una tradizione non ragionata e opportunisticamente adoperata con squallide complicità.
La laicità, almeno in Italia, sembra ormai a brandelli ovunque.

Ma torniamo in Spagna
La prima tappa del quinto giorno è il monastero di Santa Maria la Real di cui ricordo la pietra che diventa merletto secondo un gusto raffinato che a me richiama alcune decorazioni arabe.
Vi si trovano sepolcri di una trentina di sovrani di Navarra.

 

 

Per arrivarci attraversiamo il fiume Najerilla dove piante acquatiche scorrono trascinate dall’acqua come isole fiorite.
E’ uno spettacolo straordinario (ma gli allarmi ormai automatici mi fanno scattare una domanda cui non ho risposta: natura affascinante o inquinamento?). Comunque lo spettacolo così inconsueto non mi impedisce di guardare in su e di vedere –ed è uno spettacolo costante- nidi di cicogne ovunque che purtroppo non sono riuscita ad adeguatamente fotografare.

Il pollaio in chiesa.
Il pollaio è una nicchia alta all’interno di una navata della cattedrale di Santo Domingo.
Vi soggiornano (mi hanno detto che vengono sostituiti ogni 15 giorni) un gallo e una gallina.
Se ne stanno lì da quando i loro antenati schizzarono fuori dal piatto di un giudice che aveva inopinatamente condannato a morte un giovane presunto ladro. E’ buffo ma la leggenda è simile (in chiave grossolana) alla storia biblica di Giuseppe. In questo caso non un fratello offeso ma una fanciulla rifiutata da un giovane pellegrino aveva messo una coppa d’argento nel suo sacco, denunciandolo poi al magistrato locale. Inseguito, scoperta la coppa, condannato e impiccato fu ritrovato parecchi giorni dopo ancor vivo dai genitori che avevano proseguito il pellegrinaggio. Ovviamente i due si precipitarono dal magistrato che consumava un pollo arrosto e, informato del miracolo, affermò che lo avrebbe accettato quando il pollo che mangiava fosse uscito vivo dal piatto. Secondo miracolo e la tradizione continua. Non mi entusiasma ma è evidentemente attrae.
Fuori della cattedrale si trova l’antico edificio dell’Ospedale dei pellegrini, esempio interessante di quel ‘percorso attrezzato’ che aveva ed ha tanti e diversi luoghi di accoglienza che meriterebbero uno studio a sé.
Ma purtroppo bisogna proseguire.

Burgos
Dal 1936 al 1938 vi ebbe sede il governo franchista, l’organizzazione nata dal golpe (alzamiento) militare contro la Seconda Repubblica Spagnola (nata nel 1931).
Perciò la città fu pesantemente bombardata dai repubblicani.
Non ho competenze sufficienti per sintetizzare la storia di Spagna, ci tengo solo a precisare che cito eventi di cui controllo sempre i relativi dati e che non appartiene al mio pensiero spiegare una violenza come la contropartita di un’altra violenza. Ognuna è una storia a se stante.

Anche la cattedrale di Burgos subì danni significativi e oggi appare comunque in tutta la sua imponenza. Non la descrivo se non per alcune considerazioni,
Qui, come in altre chiese, troneggiano sfondi di legno dipinto e soprattutto dorato che spesso coprono l’intera abside. Nel mio egocentrismo fotografico ne ho ripresi alcuni, senza entusiasmo. Avrei voluto potermi soffermare su i particolari più raccapriccianti che spesso vi si possono vedere, nati –temo (ma so di essere maligna) più per imbonire un popolo che per istruirlo (non posso negarmi un parallelo con i meravigliosi, sobri capitelli romanici), ma non c’era il tempo per un’attenzione mirata. Meglio così, forse!
Al centro della navata di Burgos sorge il coro: un ampio spazio riservato  alle preghiere del clero che disponeva dei suoi stalli ben rinchiusi in una sorta di chiesa nella chiesa. Rappresentano una frattura per me  liturgicamente  interessante quanto l’iconostasi delle chiese ortodosse dietro la quale il clero celebra riti tutti suoi, avvolto i nubi di incenso.
Non ricordo se qui o a Leon l’enorme porta di ingresso al coro (in qualche modo aperto verso l’altar maggiore) non è cieca, ma sostituita da una di cristallo che consente di godere di una visuale completa del tempio.

Nella cattedrale di Burgos ci sono le tombe del Cid Campeador e della moglie.
Prometto a me stessa di verificare le mie note e di riprendere l’argomento.

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3 Agosto 2012Permalink

31 luglio 2012 – Senza legge e senza pietà

Il 15 luglio ho pubblicato una nota (raggiungibile anche da qui) in cui riportavo un messaggio ricevuto che segnalava la presenza di una donna straniera, in avanzato stato di gravidanza che, fuori dal Centro di identificazione ed espulsione (CIE di Gradisca – Go), cercava di sollecitare l’opportuno interesse per il padre del suo bambino, trattenuto nel Centro.
Non sono riuscita a saperne più nulla e non so quindi se si sia attivato un processo di tutela dovuta a lei e al nascituro (il comune di Gradisca è intervenuto per garantire a una donna incinta ridotta in strada le misure di assistenza dovute? Qualcuno ha assicurato il padre del padre del piccolo in merito alla registrazione anagrafica dopo la nascita, atto che deve poter compiere senza presentazione alcuna del permesso di soggiorno per far sì che quel bambino non diventi un apolide – si veda il tag anagrafe in questo blog)?
Di regola da queste parti le associazioni e i movimenti che si adoperano per i migranti scelgono la strada della protesta generale contro il CIE (obiettivo certamente condivisibile) affidando la tutela dei soggetti in difficoltà a misure assistenziali di vario genere, cui spesso sono estranei i soggetti istituzionali se non come erogatori di contributi (quando ne erogano).

La legge che non c’è
Ricopio di seguito una nota ricevuta da un’amica bolognese che segnala la strada della tutela individuale a termine di legge.
Personalmente penso che una seria riflessione sui diritti violati servirebbe anche a sostenere la richiesta di modifica dei CIE e non solo.
In Italia manca infatti una legge sull’asilo a norma della Convenzione di Ginevra.
L’articolo 1 della Legge 28 febbraio 1990, n. 39 (cd legge Martelli) dice: “Dalla data di entrata in vigore del presente decreto cessano nell’ordinamento interno gli effetti della dichiarazione di limitazione geografica e delle riserve di cui agli articoli 17 e 18 della convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, ratificata con legge 24 luglio 1954, n. 722, poste dall’Italia all’atto della sottoscrizione della convenzione stessa. Il Governo provvede agli adempimenti necessari per il formale ritiro di tale limitazione e di tali riserve”.
Nonostante gli impegni allora previsti nulla è stato fatto per questo problema anche se sono state emanate diverse norme (di vario livello e con diverse finalità) relative ai migranti.
Il semplice testo della Convenzione si dimostra da tempo insufficiente garanzia per i richiedenti asilo, uomini e donne.
La drammaticità della notizia che pubblico ci ricorda l’importanza della distinzione di genere.

LA RIFUGIATA LIBANESE A BOLOGNA           Repubblica/BO, 20 luglio 2012
Giancarla Codrignani
Anche a Bologna non ci sono soltanto stranieri – e straniere – immigrati. Anche a Bologna ci sono i richiedenti asilo e rifugiati e la struttura per la loro protezione (Sprar) che gestisce tre centri di accoglienza: 18  posti sono riservati a donne sole, che, ben peggio di noi occidentali, vivono la discriminazione di genere. L’avvocata Antonietta Cozza e le operatrici dei servizi  si fanno carico dei “diritti difficili” di queste persone vulnerabili, ma riscontrano che le donne hanno contro tutto: non credute, in conflitto con legislazioni discriminatorie del loro paese, “diverse” anche ai fini dell’ottenimento della protezione.

E’ accaduto così che non sia stata giustificata la richiesta di una camerunese impossibilitata a rientrare perché, giudicata strega, chiunque può aggredirla; oppure che abbia ottenuto solo “protezione umanitaria” la congolese settantenne che non può certo trovare casa e lavoro per mantenere un soggiorno non richiesto.

Oggi è in grande difficoltà una signora libanese arrivata a Bologna alla fine del 2010, dopo un viaggio fortunoso fino al porto di Ancona e presa in carico dallo sportello protezioni internazionali dell’Asp Poveri vergognosi, in osservazione al Bellaria per ematoma cranico e difesa dall’avv. Cozza. Si tratta di un caso apparentemente fuori dalla giurisprudenza della Convenzione di Ginevra (del 1951, estesa ai paesi non-europei nel 1967) perché legato a persecuzione e maltrattamenti maritali; ma la ragione della richiesta di protezione è dovuta alla volontà della donna di far uscire l’ultimo figlio avuto da un marito che, dopo il divorzio, l’ha inseguita, ingravidata e abbandonata con un figlio “illegittimo” e privo di personalità giuridica secondo la legge patriarcale libanese. Amal – chimiamola così – è’ stata ascoltata in febbraio di quest’anno dalla Commissione per il Riconoscimento che, in giugno, le notificava il respingimento, pur consentendole il soggiorno. La lettura dell’atto è interessante: per tutte le dichiarazioni della donna si usa l’indicativo dell’oggettività, per l’uomo il condizionale dubitativo, anche per l’edema cerebrale dell’ultima aggressione e per l’affidamento al padre dei quattro figli non più rivisti. Si tratterebbe, dunque, di questioni “di natura esclusivamente personale e familiare”, di un rapporto “complesso”, non sarebbe “credibile” la rinuncia ai figli e, ancor meno convincente, che “la donna non abbia potuto presentare denuncia per le aggressioni subite”. Ma soprattutto non si fa menzione della ragione della richiesta di protezione e non di soggiorno: Amal chiede il ricongiungimento familiare per salvare il suo bambino “illegittimo” e senza diritti e su questa base è urgente il riesame del provvedimento.
La Convenzione, nata per tutelare gli esuli politici, oggi si confronta con ben altri problemi di sopravvivenza e di dignità umana: per le donne vari paesi tengono in considerazione anche la fuga da paesi che legittimano l’infibulazione. Ma c’è anche la Convenzione per i diritti dell’infanzia. La loro applicazione secondi la nostra concezione dell’universalità dei diritti.

 

31 Luglio 2012Permalink

29 luglio 2012 –Olimpiadi, rappresentanza nazionale e contraddizioni insanabili

Leggo su facebook in data di oggi il pezzo che ricopio.

Della vicenda di Balotelli si è parlato tanto durante gli Europei, ma i nuovi italiani sono molti, meno famosi e alcuni di loro alle Olimpiadi di Londra porteranno la bandiera italiana, mentre altri, per questioni burocratiche, non saranno lì a rappresentare il paese in cui, di fatto, sono nati o cresciuti.

Gli italiani di origine straniera che parteciperanno alle Olimpiadi di Londra sono 21 fra i nati in Italia da genitori stranieri o nati all’estero, ma naturalizzati per matrimonio e per sport.

Gli italiani con genitori stranieri. Gloria Hooper (atletica), nata in Veneto da genitori del Ghana. Ivan Zaytsev, pallavolista, è nato a Spoleto e i suoi genitori sono Russi. Nathalie Moellhausen (scherma) è nata a Milano da un genitore tedesco e uno brasiliano.

Gli atleti naturalizzati. Sono dodici. Dragan Travica (pallavolo) Croato. Michail Lasko (pallavolo) Polacco. Noemi Batki (tuffi) Ungherese. Mihai Bobocica (tennis tavolo) Rumena. Deni Fiorentini (pallanuoto) Croato. Pietro Figlioni (pallanuoto) è di Rio de Janeiro. Claudia Wurzel (canottaggio) è tedesca, mentre la pallavolista Carolina Costagrande è Argentina. Jiri Kovar (pallavolo) è originario della Repubblica Ceca. Edwige Gwend (judo), è nata a Edea in Camerun. Andrea Stefanescu è nata Romania e Anzhalica Savrayuk, in Ucraina.

Gli “italiani per matrimonio”. La canoista azzurra Josefa Idem, tedesca d’origine; Nadia Ejjafini (atletica), nata in Marocco; Libania Grenot (atletica) e Amau Rys Perez (pallanuoto) cubani. E’ cinese, Wenling Tan (tennis tavolo), mentre è Moldava la tiratrice con l’arco Natalia Valeeva.

Non saranno presenti alle olimpiadi per questioni burocratiche legate ai tempi delle leggi italiane sulla cittadinanza: Dariya Derkach, di origine Ucraina, campionessa di atletica, in Italia fin da bambina, ma che per motivi burocratici non è stata ammessa perché non ancora ufficialmente Italiana. Hakim Chebakia, pugile di origine marocchina, in Italia dall’età di sei anni, ha richiesto la cittadinanza quattro anni fa, ma non è arrivata in tempo per la partecipazione alle olimpiadi. Eusebio Haliti, nato in Albania, qui dall’età di 9 anni in Italia, campione di atletica potrà richiedere la cittadinanza Italiana solo da settembre 2012. Judy Ekeh, campionessa di atletica nata in Nigeria e che, nonostante i 15 in Italia, non è ancora cittadina italiana e per questo è stata esclusa dalle Olimpiadi.

Arriva, dunque, anche dallo sport, un segnale forte che invita le istituzioni a riconsiderare seriamente la legislazione sulla cittadinanza, proprio alla luce di quello che questi cittadini italiani di origine straniera, possono

Così ho risposto

Non so se arrivi dallo sport un qualche segnale forte di civiltà e dubito ci sia qualcuno che, se arriva, lo voglia raccogliere, almeno in relazione agli atleti italiani di origine straniera. Esiste infatti nell’ordinamento italiano una norma che nega (dal 2009) alle persone prive di permesso di soggiorno la possibilità di riconoscere i figli: presentandosi in comune a registrarne la nascita infatti si esporrebbero a misura di espulsione. Poco importa vi sia una circolare che permette di aggirare l’ostacolo: quel che conta in fatto di principio è che siamo, per legge, produttori di apolidi che, qualora avessero attitudini sportive, non  potrebbero gareggiare per nessuno stato.
E questo sarebbe l’aspetto meno drammatico conseguente questa condivisa scelta di inciviltà.
Mi occupo inutilmente da anni della questione e ho scoperto che molti cittadini italiani – anche con ruoli istituzionali – ignorano la differenza fra cittadinanza e registrazione anagrafica, da cui l’indifferenza al problema e l’impossibilità di legiferare per irresponsabile, colpevole ignoranza.
Chi volesse saperne di più può andare al mio blog www.diariealtro.it e evidenziando i tag anagrafe, nascita, bambini potrà trovare molte informazioni che sono disposta anche a girare, se richiesta, a chi fosse interessato al problema (augusta.depiero@tin.it)

Ricopio quanto avevo scritto il 29 0ttobre 2010.

Le mie opinioni sulle due signore di cui avevo scritto due anni fa, una delle quali è anche oggi presente a Londra, non differiscono per nulla da quelle di allora e ci tengo a dire che simili personaggi non mi rappresentano vincano, perdano o facciano quel che accidenti gli pare.

Consenso e svendita dei figli.
Alla televisione capita spesso di vedere corpi di bambini usati per pubblicità: non è un bello spettacolo e forse nemmeno decente, ma, a mio parere, esistono casi intollerabili per le contraddizioni interne che presentano.
Ci sono due signore che praticano con successo internazionalmente riconosciuto lo sport loro congeniale che, attraverso ciò che propinano ai loro figli e figlie impietosamente esibiti in attività masticatorie, traggono un reddito aggiuntivo.
A me consta che quando si fanno campagne contro l’obesità infantile uno dei cibi indicati come pericolosi siano le merendine che le due sventate propinano alle loro redditizie creature.
E si tratta di signore che per la loro attività hanno cura del proprio corpo ben conservato e anche i loro figli non sono obesi.
Forse nella vita privata non faranno ingurgitare ai graziosi piccini ciò che danno loro davanti alla macchina da presa.
Come spiegheranno la contraddizione?
Diranno – o lasceranno intendere- che ci sono bambini di qualità, che devono avere rispetto per la loro salute e altri, di qualità inferiore, cui tanto non è dovuto?
Di qui all’accettazione dei bambini di razza il passo non è poi così lungo.
A questo punto mi vengono in mente le critiche ai rom che mandano i loro figli a mendicare. Non so perché mi frullino per la testa queste strane idee.
Qualcuno me lo sa spiegare?

Indirizzo relativo alla citazione iniziale:
http://www.avoicomunicare.it/blogpost/futuro/nuovi-italiani-alle-olimpiadi-di-londra-chi-va-e-chi-no

29 Luglio 2012Permalink

27 luglio 2012 – Il cammino di Santiago 11

Una digressione. Ancora eretici e streghe

Purtroppo non mi riesce di proseguire trascurando alcune considerazioni sui condannati e assolti (dall’accusa d’eresia e poi?) a Logroño.
Il prof Cardini ha considerato i 12 ammazzati perché riconosciuti eretici, in rapporto ai molti (circa 1800) non riconosciuti tali. Ha inoltre dato significato a questo dato ricordando sia la caratteristica sociale dei fuggiaschi (soprattutto contadini in un’Europa in profonda crisi economica) sia gli atteggiamenti di ‘correttezza’ nell’istruttoria processuale da parte di inquisitori ‘illuminati’ appartenenti alla Suprema e non al tribunale locale.
Ha inoltre ricordato che la ‘leggenda nera’ riguardante l’inquisizione era senza dubbio sostenuta da una robusta propaganda antispagnola da parte degli inglesi concorrenti della Spagna nella conquista dei mari per assicurarsi il dominio coloniale.
Tutto vero ma dodici esecuzioni dovute a precipitazione nel concludere il processo (influenza del fanatismo?) non sono una bazzecola. Anche nel XVII sec. una vita umana è una vita umana e non c’è contestualizzazione che tenga.
Inoltre la mia abitudine a considerare anche le condizioni materiali mi ha costretta a pormi una serie di domande, di cui ho scritto nella puntata precedente e da cui non mi libero.
Così sono andata a rivedere un vecchio testo di Prosperi, autore citato con stima anche da Cardini. Si tratta di Adriano Prosperi Tribunale della coscienza 1996 Giulio Einaudi editore

Mi limito a copiarne alcuni passaggi. Perché trovare parole mie quando posso usare quelle di Prosperi?:

Pag. 140 Il papa Carafa (Paolo IV) decretò l’assoluta preminenza del Sant’Uffizio su ogni altra magistratura romana (1 ottobre 1555) … conferì al Sant’Uffizio ampia facoltà di ricorso alla tortura esentandone i membri dal rischio di irregolarità canonica conseguente al sangue versato (29 aprile 1557)

Pag. 155 Il termine ‘umanità’ si trova molto spesse nelle descrizioni che il Sant’Uffizio dava delle proprie procedure , in contrapposizione a quelle degli altri. Non si può ignorare tuttavia (pag.156) quanto questo tipo di rappresentazioni fosse destinato intenzionalmente alla propaganda.

Ecclesia abhorret a sanguine

Continua la citazione di Prosperi.
Pag 156 Il fondamento antico di quella propaganda risiedeva nell’opposizione originaria tra sacerdozio cristiano e violenza: riti di una religione nuova aliena dai sacrifici cruenti, quelli cristiani si fondavano su di un corpo ecclesiastico che non poteva macchiarsi le mani del sangue delle vittime. Ci volle, come si è visto, una misura speciale di Paolo IV per cancellare l’irregolarità prevista dai canoni per quegli inquisitori che, durante la tortura dei rei, si trovavano materialmente contaminati dal sangue.  Un altro problema dello stesso genere si creava tuttavia in occasione della consegna al braccio secolare.
<…> la sanzione più dura che il tribunale dell’Inquisizione poteva irrogare era la scomunica, Quando si trattava di mandare a morte i condannati, si era trovato l’escamotage di una formula di consegna in cui non solo non si parlava di morte fisica (ma solo di scomunica) ma per di più i giudici ecclesiastici pregavano l’autorità secolare ci moderare la punizione fisica e di astenersi dal versare il sangue.ma al di là degli schemi formali – e che si trattasse di un puro formalismo lo riconoscevano anche gli esperti di procedura inquisitoriale, come Francisco Peña – la realtà era ben diversa….

E dopo le citazioni ci sono anch’io

Quindi l’umanità del Sant’Uffizio sembra più orientata alla tutela dell’inquisitore prete (assicurato dal rischio di una irrituale contaminazione da sangue) che alla protezione della dignità della persona umana, assicurata – anche se Cesare Beccaria non era ancora entrato in gioco – dall’opera di un Dio resosi fratello nella storia umana.
Tralascio alcune mie considerazioni sull’ateismo pontificio e mi limito a ricordare che lo stesso Cardini ha segnalato l’uso della mazza d’armi  da parte di Giulio II, papa guerriero, che rifiutava la spada. Evidentemente un’arma da taglio richiama il sangue contaminatore più di uno strumento che si limita a spaccare il cranio.
Ma i papi della controriforma erano così concentrati sul loro obiettivo antiprotestante da non tener conto neppure della Bibbia?
Forse se l’avessero considerata il loro orrore per la contaminazione da sangue avrebbe subito uno scossone significativo o forse no:
“20 Ed ecco una donna, che soffriva d`emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. 21 Pensava infatti: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. 22 Gesù, voltatosi, la vide e disse: “Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita”. E in quell`istante la donna guarì”  (Matteo, 9)

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno e 4, 10, 11, 17, 22 luglio

27 Luglio 2012Permalink

Una truffa

Ieri mi è arrivata una mail che sembrava spedita da un’amica (per accorgersi che così non era occorreva analizzarla con attenzione) che chiedeva denaro (da inviare tramite la Western Union) perché si trovava in una città straniera ed era stata derubata della borsa e, pur assistita dall’ambasciata, non poteva pagare l’albergo.
Un po’ per mia prudenza (ma ho rischiato di cascarci) un po’ per informazioni ricevute non ho inviato il denaro.
Alla fine lo avrei perso definitivamente: quando ho telefonato alla polizia postale mi è stato risposto che la denuncia che intendevo presentare era inutile perché i mittenti di questi messaggi non si trovano.
Tutto quello che posso fare è diffondere la notizia, invitando alla prudenza.
Ho pubblicato questa informazione anche sul detestabile facebook, ben più letto del mio blog.
Piò essere utile diffonderla

24 Luglio 2012Permalink

22 luglio 2012 – Il cammino di Santiago 10

 

4 giugno, quarto giorno (b) da Puente la Reina (Gares), a Estella (Lizarra), a Logroño.

Estella è stata una straordinaria scoperta di una città che mi era ignota anche nel nome.
Purtroppo non mi sento di dirne nulla – se non ricordarla con l’immagine dell’ingresso di una chiesa (la immagino città ricchissima capace di attrarre scultori di vaglia) e del capitello rimasto di quella che doveva essere una sala palatina che rappresenta non un soggetto religioso, ma una figura cavalleresca, probabilmente inserita nella leggenda di Rolando e Ferragut .
E’ un vero dispiacere sorvolare sulla descrizione delle immagini e sfuggire alla descrizione e al ragionamento sui  simboli che contengono ma i miei appunti sono poveri, la mia memoria pure e la mia conoscenza della storia dell’arte spagnola, che possa sostenere lacune e manchevolezze …è al livello dei miei appunti.
Quindi passo a Logroño non senza annotare lo schema di un progetto che non realizzerò mai: se rifacessi a modo mio il percorso di Santiago mi fermerei a Bilbao e a Estella cercando di approfondire la comprensione di ciò che avessi deciso di vedere.

Streghe a Logroño

Non scriverò di Logroño per i monumenti o l’ambiente, ma per la conferenza serale del prof. Cardini su un processo per stregoneria che si svolse nella città ne 1610.
Ho registrato la conferenza – ma non la trascriverò perché non sarebbe corretto nei confronti del relatore senza averne il consenso.
Però l’ho riascoltata più volte e spero che il riassunto di una parte del discorso (di cui mi assumo la responsabilità) sia pienamente rispettoso di un intervento brillante che a volte deviava anche piacevolmente dalla linea principale.
A Logroño nel 1610 arrivò un consistente gruppo di persone (sembra 1800) che fuggivano dalla Francia per i rischi che comportava il sospetto di eresia/stregoneria che gravava su di loro, attratte forse dal fatto che l’inquisizione spagnola (o, più esattamente la Santa Apostolica Suprema Inquisizione che già dal XV secolo dipendeva dai sovrani) non attribuiva con automatica generalizzazione il carattere di eresia alla stregoneria (ritenuta tale solo se comportava l’adorazione –canonicamente definita – del demonio).
I tribunali che giudicavano l’accusa in relazione ai soggetti che venivano loro presentati erano formati da tre inquisitori, per la maggior parte membri del clero con esperienza giuridica, e altri funzionari fra cui un notaio. In caso di giudizio di eresia venivano poi deferiti ai tribunali comuni che si comportavano secondo le leggi del luogo.
A Logroño. prima che intervenisse la Suprema,  si era pronunciato il tribunale locale che aveva  condannato a morte 12 degli imputati ed eseguita la condanna.
Il giudice della Suprema assolse tutti gli altri (dall’accusa di eresia, altre imputazioni non lo riguardavano).

Le mie domande inevase

Le mie domande inevase sono tante ma voglio scriverle a mia futura memoria, dividendole in due blocchi.
Il primo riguarda il tempo in cui l’evento accadde: 1800 persone sono un numero enorme in una zona certamente meno popolata dell’attuale. Avevano portato con sé denaro o beni che ne garantissero la sopravvivenza? O altrimenti chi le manteneva? Dove erano state collocate? Erano tutte convinte di aver avuto una qualche forma di relazione con il demonio (fosse o non fosse di adorazione) o altri erano i motivi che le avevano spinte a personali e particolari esperienze di natura religiosa? Non erano certo 1800 singoli che si erano incontrati sulla via dell’esilio casualmente uniti dalle stesse riflessioni o presunte esperienze soprannaturali. Cosa li legava?
Quanto tempo poteva aver richiesto l’istruttoria del processo?
E soprattutto che cosa dire della paura che certa ecclesiastica inflessibilità suscitava.
Era un consapevole sistema di dominio? E se tale che influenza poteva avere sui pellegrini contemporanei dell’evento processuale cui non potevano essere nascoste né 12 esecuzioni (probabilmente pubblicizzate perché potessero funzionare da utile deterrente) né 1800 persone a giudizio. E i 12 morti ‘innocenti’ suscitarono qualche seria riflessione?
Certamente quei 12 non fanno storia, su di loro non si sono scritti codici da leggere e studiare, ma sono storia umana: sono vissuti e sono morti per essersi inseriti in una scelta di vita non bene accetta dal potere.
E oggi – il mio secondo e più tormentoso dubbio – i pellegrini di passaggio per Logroño hanno cognizione – e qualcuno li informa – di quello che avevano visto i loro predecessori o alle varie organizzazioni, anche parareligiose, che di loro si occupano la cosa è indifferente?
Quel che conta è che la via del pellegrinaggio sia percorsa per la gioia dei pellegrini, con tutti i vantaggi che ne derivano per i residenti?
E’ un caso che mentre io mi pongo le mie inutili domande in Norvegia si celebri il primo anniversario della strage di Utoeya? Quale la differenza fra i fanatismi? La conoscenza consapevole del passato può aiutare a rendere più decente il presente?

 

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno e 4, 10,
11. 17 luglio

22 Luglio 2012Permalink

20 luglio 2012 – Undicesima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2012

 Ho ricevuto dal Comitato Organizzatore della Decima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2012 (tramite il sito www.ildialogo.org) il testo che trascrivo.
Ricordo che avevo pubblicato il primo appello del Comitato il 2 luglio.

Auguri ai Musulmani per l’inizio del Ramadan 1433

Cari fratelli e sorelle,

in occasione dell’inizio del Ramadan 1433 vi porgiamo i nostri auguri più sinceri e fraterni e niente affatto rituali.

Ci auguriamo che anche quest’anno il periodo di Ramadan possa essere per voi e per tutti i credenti delle altre fedi, in particolare per i cristiani, un momento fecondo di sviluppo della reciproca conoscenza e del reciproco ascolto e rafforzamento dell’amicizia e della stima reciproca, condizioni indispensabili per sviluppare, nell’ambito del rispetto dei principi sanciti nella nostra Costituzione, quella civile convivenza che porta concretamente alla pace.

Ed è proprio la PACE ad essere oggi grandemente in pericolo con il delinearsi di nuovi e tremendi scenari di guerra mondiale a partire dal vicino oriente. Ed è proprio la PACE, come abbiamo imparato in questi undici anni di proficuo e profondo rapporto di amicizia e stima reciproca, ad essere l’aspirazione profonda del musulmano impegnato sulla via di Dio. Ed è proprio la PACE uno dei cardini fondamentali della nostra Costituzione repubblicana che all’art. 11 esprime il ripudio per la guerra e le sue mostruosità.

Ed è anche per questo che per la undicesima edizione della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del prossimo 27 ottobre 2012, abbiamo proposto come tema dell’incontro tra comunità cristiane e musulmane quello di “Islam, cristianesimo, Costituzione: cristiani e musulmani a confronto con la laicità dello Stato”.

Auguriamo che la gioia che caratterizza il Ramadan possa contagiare positivamente tutta la società italiana e mondiale nel suo complesso, affinché prevalgano la riscoperta del bene comune, l’amore per la vita ed il rifiuto di ogni violenza, rifiutando l’idea di poter essere padroni di Dio, perché – così abbiamo concluso anche quest’anno il nostro appello – il dialogo è lo sforzo sulla via di Dio che ci compete e ci onora.

Ramadan karim!

Con un fraterno saluto di shalom, salaam, pace

Il Comitato Organizzatore                                               Mercoledì 19 Luglio,2012

20 Luglio 2012Permalink

17 luglio 2012 – Il cammino di Santiago 9

4 giugno, quarto giorno (a) da Pamplona (Iruña) a San Salvador de Leyre, Santa Maria di Eunate, Puente la Reina (nome basco del comune Gares)

E’ un itinerario che mi ha consentito emozioni straordinarie e rappresenta uno dei ricordi più belli di questo viaggio.
Dopo una rapida visita al monastero si San Salvador de Leyre arriviamo a Santa Maria di Eunate, chiesa circolare dall’aspetto invitante per la novità e l’armonia dell’architettura.
Ma qui devo scegliere e opto per quella che considero appunto la prima delle mie due straordinarie emozioni della giornata: il tragitto (finalmente a piedi!) fino a Puente la Reina.

Camminare nella meseta

La passeggiata si svolge, sostanzialmente piana, a circa 600 metri d’altezza.  Il vento fresco è piacevole e il sole non dà fastidio.
La strada pedonale segue l’antico percorso ed è costantemente segnalata con gli appositi simboli che ho già pubblicato il 10 luglio; in alcuni paesi la conchiglia è inserita nel selciato.
So che su tutto il percorso si trovano luoghi di accoglienza, anche molto antichi, non necessariamente turistici o commerciali. Alcuni sono tradizionalmente gestiti da confraternite (evidentemente fedeli all’antica motivazione religiosa del pellegrinaggio). Purtroppo non c’è tempo per approfondire le informazioni: già la possibilità di camminare è un regalo insperato.
L’incontro con i ‘pellegrini’ è frequente: nei saluti e nelle brevi frasi scambiate in cammino si intrecciano i linguaggi più diversi. Molti portano il simbolo della conchiglia disegnato sulla giacca o sullo zaino. Alcuni hanno la conchiglia penzolante addosso, il che mi sembra un po’ improprio dato che dovrebbero appropriarsene all’arrivo. Ma non sono un’esperta di ‘liturgie pellegrinesche’. Forse va bene così.
Mi piacerebbe chiedergli perché sono lì … penso che per molti sia un’avventura da vivere forse – o forse no- rinnovando il ricordo di avventure più antiche quando l’uscita dal proprio villaggio poteva significare una rottura completa con la vecchia vita e l’inizio di un’altra che avrebbe portato chissà dove, posto che disagi, malattie, pericoli ne consentissero il completamente del percorso (si veda il commento inserito in questo blog il 30 giugno).
Forse ad altri pellegrinaggi, diventando romei se prendevano la via di Roma o Palmieri se si dirigevano a Gerusalemme? Chissà!
E chissà cosa pensano coloro che mi si affiancano, mi salutano, mi sorpassano.

Ponte la Reina

Quttro sono le strade per Santiago che a Puente la Reina, ormai in Spagna, si riuniscono in una sola…Così inizia la “Guida del pellegrino di Santiago”, libro V del “Codex Calixtinus” (qualche notizia il 10 luglio) o meglio questa nota che ho trovano in una mia veloce ‘navigazione’.
Semplificando  i miei appunti dicono che qui si incrociano i vari cammini di Santiago, il cammino di Navarra e Aragona confluiscono in quello Francese proseguendo per Logroño.
Ho già pubblicato una mappa (29 giugno) ora ne inserisco un’altra, più semplice e schematica.

Il ponte attraversa il fiume Arga è un esempio di architettura civile romanica sul cammino di Santiago. Formato da 7 archi a tutto sesto, misura 110 metri di lunghezza. Tra gli archi se ne aprono altri più piccoli, come sfiatatoi, che alleggeriscono la struttura permettendo il passaggio dell’acqua quando la portata del fiume cresce.

Regine
Anonimamente Ponte de la Reina perché le regine cui è attribuito sono due: Doña Mayor sposa di Sancho el Mayor, Sancho il Grande (990 -1035), Re di Pamplona e conte di Aragona, e Estefania, sposa di García Sánchez III, conosciuto come García el de Nájera.
Lo scopo del ponte era quello di agevolare il flusso dei pellegrini del Cammino di Santiago che lasciavano la città dopo aver attraversato la Rúa Mayor.
Quale che fosse la regina cui è attribuito mi chiedo perché, pur senza nome, è ricordata.
Lo volle convincendo il marito, aveva denaro suo, si rifece con il pedaggio che si pagava nei luoghi chiave di ogni passaggio fino all’avvento degli stati nazionali nell’età moderna?
Ne intuiva l’importanza agli effetti economici (facilitare un affollato pellegrinaggio interessava a molti) o era spinta da motivazioni religiose? O da entrambe?
Non lo so.
Ma su quel ponte si sono concretizzate anche motivazioni mie che non lascerò perdere.

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno e 4, 10, 11 luglio

17 Luglio 2012Permalink