26 novembre 2013 – Un promemoria per il certificato di nascita a tutti i neonati

Dal numero di novembre del mensile Ho un sogno

Nel corso degli ultimi quindici anni in Italia il diritto alla registrazione anagrafica per i bambini nati da genitori cittadini stranieri ha conosciuto un’evoluzione pericolosa. Cerchiamo di riassumerla in modo semplice, chiarendo prima di tutto una questione essenziale: se la nascita non viene registrata, un bambino è privo di esistenza giuridicamente riconosciuta e conseguentemente apolide, senza cittadinanza e senza i diritti fondamentali che questa garantisce. Non ha diritto ad avere dei genitori che possano esercitare su di lui una tutela, perché non è riconosciuto alcun legame giuridicamente fondato con mamma e papà, non può essere iscritto al nido e alla scuola dell’infanzia, né ad alcuna scuola che non sia quella dell’obbligo. Al compimento del diciottesimo anno non potrà giovarsi della misura che consente a chi sia nato e abbia vissuto sempre nel nostro paese di chiedere la cittadinanza italiana. Privo di codice fiscale, avrà accesso agli elementari diritti alle cure solo attraverso misure di sapore assistenziale. È banale, ma non potrà unirsi ai compagni di scuola in una gita e sarà più esposto, per la vita nascosta e non protetta cui è costretto, a rischi di abusi ben noti. Quel bambino semplicemente non esiste. Ecco perché richiedere a un genitore burocraticamente irregolare il permesso di soggiorno per registrare la nascita del figlio – ma anche diffondere una comunicazione confusa o scorretta sul tema, come racconta su questo numero di Ho un sogno Augusta De Piero – espone il nuovo nato a rischi concreti e gravi. E contemporaneamente crea una situazione sociale e sanitaria rischiosa per la collettività.

Ecco, in sintesi, come è evoluta la questione in Italia.

                    1998-2009 La legge Turco-Napolitano (40/1998) non prevede la presentazione del permesso di soggiorno per gli atti di stato civile: dichiarazioni di nascita, morte e matrimonio.

                    2002 La Legge Bossi-Fini (189/2002) non introduce modifiche in proposito.

                    2009 Il pacchetto sicurezza (legge 94/2009) a firma del ministro Maroni include gli atti di stato civile fra quelli per cui è necessario il permesso di soggiorno.

                    2009 A pochi giorni dall’approvazione della legge il ministero emana una circolare (n. 19/7 agosto 2009) che esclude il permesso di soggiorno dai documenti necessari per la registrazione anagrafica. Ma una circolare non è una legge: può essere cancellata senza interpellare il parlamento e i sindaci, responsabili dell’anagrafe, possono provare ad aggirarla appellandosi direttamente alla legge. Non devono essere dimenticati su questo fronte i medici, che nel 2008 si mobilitano contro l’abrogazione del segreto sanitario prevista dalla proposta di legge: i medici – dichiara l’Ordine – non sono disponibili alla delazione e non denunceranno situazioni di irregolarità. La richiesta va contro il loro dovere deontologico alla riservatezza e contraddice un principio fondante della professione medica ribadito dalla nostra Costituzione: l’universalità delle cure. Ecco perché oggi le prestazioni sanitarie sono erogate senza richiedere il permesso di soggiorno e qualunque paziente è protetto dal segreto sanitario, comprese quelle mamme “irregolari” che partoriscano nonostante tutto in ospedale.

                    Aprile 2013 Il deputato Ettore Rosato presenta la proposta di legge 740 per modificare il pacchetto sicurezza in materia di atti civili. È solo l’ultimo atto di una vicenda iniziata nel 2011 con la prima proposta di modifica presentata da Leoluca Orlando. Vicenda che finora non ha avuto esiti concreti.

                    Ottobre 2013 E qui da noi, che cosa succede? Di recente uno schieramento trasversale di consiglieri regionali ha presentato una mozione (mozione 21, 23 ottobre 2013) per richiedere che la Regione garantisca in tutte le anagrafi del territorio l’applicazione della circolare ministeriale e il diritto alla registrazione dei nuovi nati, che si impegni perché i deputati eletti in Friuli Venezia Giulia sostengano la proposta di legge 740 e perché sia lanciata una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini a essere registrati

NOTA: Il mensile Ho un sogno si trova alla libreria CLUF di via Gemona 22 a Udine

 

26 Novembre 2013Permalink

15 novembre 2013 – Spigolando nella vita della ministra Cancellieri

Poiché la ministra Cancellieri in questi giorni è piuttosto chiacchierata riporto, con qualche giorno di anticipo sull’uscita di Ho un Sogno del mese di novembre, un mio articoletto.
Ricorda un intervento della signora prefetto che ha coinvolto anche il CIE di Gradisca

Chiuso il CIE di Gradisca. Questione risolta?

Il 7 novembre l’agenzia ASCA pubblicava la dichiarazione che integralmente riportiamo:
Roma, 7 nov – ”Finalmente il Cie di Gradisca d’Isonzo è stato chiuso come più volte richiesto dalla Commissione diritti umani in questi mesi, evitando così il riprodursi di una grave situazione di ingiustizia e di disumanità”. Lo dichiara il Presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato, Luigi Manconi. ”Il provvedimento di chiusura temporanea diventi presto di chiusura definitiva – continua – e quegli spazi vengano utilizzati, una volta adeguatamente ristrutturati, per ampliare il centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara-Cda) situato a pochi metri. In questo modo si verrebbe incontro alle richieste di posti e di spazi per una migliore gestione del Cara e una più adeguata accoglienza per gli ospiti. Inoltre – conclude Manconi – essendo stati chiusi ormai metà dei centri esistenti è evidente la necessità di ripensare radicalmente l’intero sistema dei Cie nel nostro Paese”.
Il senatore, quale Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, aveva presentato una interpellanza urgente, documentando lo stato intollerabile dei CIE, sia dal punto di vista materiale che per la durata e le caratteristiche del trattenimento degli ‘ospiti’. Da parte sua la deputata Serena Pellegrino, che è stata la prima parlamentare ad entrare al CIE di Gradisca durante la rivolta dello scorso agosto, ha ricordato anche i lavoratori della cooperativa che gestisce i servizi al CIE, privi di stipendio dal mese di maggio.
I Cie come luogo che rifiuta ogni dimensione di civiltà rispettosa dei diritti di chi vi è trattenuto e di chi vi lavora?
La Rete FVG contro i CIE ha previsto una mobilitazione per il 16 novembre proponendo un appello cui aderiscono anche Luigi Ciotti e il Gruppo Abele. Non è certamente una situazione che possa considerarsi chiusa: sarà necessario seguire quello che accadrà e forse ci può essere utile qualche traccia delle vicende precedenti. 

Anni fa  la ministra…
La ministra Cancellieri nella sua funzione del Ministro dell’Interno (governo Monti) aveva emanato nel 2011 ben tre direttive concernenti i CIE, ripristinando alla fine la direttiva Amato del 27 aprile 2007 (governo Prodi) in cui, si prevedevano ulteriori decisioni poi ampiamente disattese e si affermava: “Sarà consentito l´accesso in tutti i Centri di accoglienza, identificazione e permanenza temporanea ai rappresentanti delle organizzazioni umanitarie internazionali e nazionali, come l´Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l´Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e la Croce Rossa Italiana. Saranno anche accolte le richieste di accesso provenienti da Sindaci, Presidenti di Provincia e Presidenti di Giunta e di Consiglio Regionale. I soggetti del privato sociale, in relazione alle proprie finalità, saranno ammessi a svolgere specifiche attività di assistenza sulla base di convenzioni con gli enti locali o con i Prefetti”. La ministra però nel 2011, riferendosi ai prefetti, precisava “le SS,LL., oltre che per motivi di ordine pubblico, potranno differire l’accesso nei centri anche per ragioni di sicurezza nei casi in cui la struttura sia interessata a lavori di ristrutturazione o comunque dalla esecuzione di rilevanti lavori di manutenzione straordinaria”.
Paradossalmente proprio ragioni di ordine pubblico resero necessario in agosto l’ingresso di parlamentari e rappresentanti del consiglio regionale e del comune che erano riusciti ad attivare quella garanzia indispensabile di sicurezza che è l’informazione della società civile..
Sappiamo che a fine luglio erano entrati alcuni consiglieri regionali che avevano segnalato in una interpellanza gravissime situazioni anche dal punto di vista igienico-sanitario (ne abbiamo parlato nei numeri di settembre e ottobre di Ho un sogno). Ora ci chiediamo perché negli anni precedenti non si era manifestata un’attenzione dovuta della Regione a un disagio così clamorosamente presente sul territorio.

15 Novembre 2013Permalink

5 novembre 2013 – Cie di Gradisca finalmente vuoto. Lo vorremmo chiuso per sempre. 9

CIE GRADISCA!  –  scrive Serena Pellegrino

 È finito un ciclo d’emergenza.  Domani gli ultimi trasferimenti.

 Dopo quasi tre mesi in cui mi sono battuta con tutta me stessa, il CIE più “scandaloso” d’Italia, quello di Gradisca, chiude i battenti.

 Non è stata un’operazione facile ma il risultato mi toglie tutta la fatica di questi mesi.

 Si è conclusa una fase d’emergenza, comincia oggi la fase più importante perché dobbiamo intervenire su tutti gli altri CIE ma soprattutto sulla normativa che li regola.

 Per Sel oggi è una conquista importante.

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Stamattina 36 persone che ancora stanotte hanno tentato con fatica di sentirsi esseri umani al CIE di Gradisca d’Isonzo si imbarcano su un aereo alla volta del Centro di Trapani. Notizia che per me e molti altri, pur attenuando parzialmente il senso di vergogna provato finora nei confronti di una situazione incivile, non rappresenta il punto d’arrivo ma il punto di partenza. Vorremmo il Centro chiuso per sempre, ma non è oggi realistico immaginare che ciò avvenga immediatamente e in via definitiva. Quindi la discussione sull’esistenza dei CIE non può fermarsi qui, deve anzi sostenere il percorso parlamentare di revisione delle norme sull’immigrazione, ribadendo in ogni modo il concetto che i fenomeni migratori dei popoli e le situazioni di clandestinità stanno dentro, e non fuori, il sistema di garanzia dei diritti fondamentali dell’uomo.

 Dietro le mura dell’ex caserma Polonio è probabile si avvieranno una serie di lavori di ristrutturazione: evitiamo assolutamente di ripristinare tal quali le strutture esistenti, rimettendo a nuovo una prigione, ma realizziamo un progetto completamente diverso, fuori dalla illegittima concezione carceraria del trattenimento, destinato come i CARA ad accogliere persone per tempi molto brevi , in condizioni abitative ed igieniche che tutelino i loro diritti e rispettino la loro dignità, e consentano agli operatori e alle forze dell’ordine di gestire la struttura e affrontare le problematiche in maniera efficace e sicura.

Nota mia

La numerazione che ho aggiunto al titolo collega questo articolo alla serie che avevo scritto fra agosto e settembre sul CIE di Gradisca, l’ultimo – che si può leggere anche da qui – il 15 settembre.
E’ un punto importante, una conquista per tutti, non solo per SEL che – attraverso Serena – ne è stato strumento per realizzarla..
Serena capirà e mi perdonerà la precisazione.
Io spero di poter – e vorrei fosse presto – ricollegarmi anche alla serie che ho intitolato CIE di carne per sottolineare l’attribuzione ai neonati figli di sans papier.,
L’ultimo risaleall’8 ottobre scorso – e si può leggere anche da qui – ma molto in  proposito si trova con il tag anagrafe e, per quella strada, si arriva al 2009

5 Novembre 2013Permalink

4 novembre 2013 – Il cuore di un ministro, già prefetto

Il caso Cancellieri

Imperversa il caso Cancellieri e il dibattito si sta concentrando sul problema ‘dimissioni sì’ – ‘dimissioni no’.
Si apre, temo, una pagina per riproporre la cultura alibi del nulla politico negli ultimi vent’anni quando sembrava che far politica fosse l’esercizio – fin troppo ovvio e semplice – di parlar male di Berlusconi, caro a una sinistra incapace si essere propositiva se non su input di sondaggi e spinte di lobbies in odor di gratitudine. Continue reading →

4 Novembre 2013Permalink

1 novembre 2013 – Calendario di novembre

 1 novembre 1911 – primo bombardamento aereo italiano in Libia
 2 novembre !975 – assassinio di Pasolini
 5 novembre –  Muharram 1435 – Capodanno islamico
 6 novembre 1962 – risoluzione ONU contro l’apartheid in Sudafrica
 7 novembre 1917 – rivoluzione d’Ottobre
 8 novembre 1960 – USA: elezione alla presidenza di J.F.Kennedy
 9 novembre 1938 – Germania: “notte dei cristalli”
 9 novembre 1989 – Germania: abbattimento muro Berlino
 9 novembre 1993 – Distruzione del ponte di Mostar
10 novembre 1483  – nascita di Martin Lutero
11 novembre 1992 – la chiesa anglicana inglese ammette le donne prete
15 novembre 1988 – l’ANP annuncia la nascita dello stato palestinese
17 Novembre 1938  – REGIO DECRETO LEGGE n. 1728 Provvedimenti per la difesa della razza italiana
19 novembre 1975 – Spagna: morte di Francisco Franco
20 novembre 1945 – inizio del processo di Norimberga
20 novembre 1989 –  l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite  approva la Convenzione internazionale sui diritti del minore  e il
20 novembre viene dichiarata giornata internazionale per i diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza
22 novembre 2004 – Ucraina: inizio della ‘rivoluzione arancione’
23 novembre 1971 – la Cina prende il posto di Taiwan nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
25 novembre 1973 – Grecia: golpe militare
25 novembre 1992 – il Parlamento vota la divisione fra Repubblica Ceca e Slovacca
26 novembre 1915  – Einstein presenta la teoria della relatività generale
26 novembre 1954 –  ritorno di Trieste all’Italia
27 novembre 1941 – resa di Gondar: l’Italia lascia l’Africa Orientale
28 novembre – Chanukkah – Festa della nuova dedicazione del Tempio di Gerusalemme (164 a.e.v) 
29 novembre  – ONU: giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese
30 novembre 1999 – Seattle: prima mobilitazione del movimento no-global

1 Novembre 2013Permalink

29 ottobre 2013 – Picchiano disabile e lo filmano

 Il preside li denuncia

(da Repubblica.it)  Per quattro tredicenni scatta la “rieducazione” attraverso colloqui settimanali con assistenti sociali e psicologi. Ma il padre di uno dei aggressori inoltra una sorta di controquerela al presidente del Tribunale dei Minori convinto che la decisione della scuola sia sproporzionata 
di GIUSEPPE FILETTO

Picchiano disabile e lo filmano Il preside li denuncia. Il tablet, che la scuola affida agli alunni per studiare, è servito per riprendere la scena: un ragazzo, disabile mentale, aggredito da due studenti, finito a terra, che si contorce come un animale ferito ed indifeso. Il filmato sarebbe finito su YouTube o su altri social network, se una professoressa non fosse intervenuta energicamente, sequestrando iPad e smartphone.
Una vicenda ritenuta grave dal preside della scuola media di Mele, la prima in Italia che dal 2011, attraverso una convenzione tra il Comune, la Regione e il Ministero dell’Istruzione, ad ogni inizio di anno scolastico concede in comodato d’uso a ciascun alunno il tablet come strumento di studio, in grado di “dialogare” con le lavagne digitati attraverso un software didattico.

Un episodio considerato di bullismo dal preside e dall’insegnante di sostegno (una ex professoressa di Educazione Fisica), tanto da avere segnalato i quattro allievi, tutti tredicenni, ai carabinieri della stazione di Voltri. Anche se i genitori del disabile non hanno presentato alcun esposto. La denuncia, dall’Arma è stata trasmessa al Tribunale dei Minori. Una “ragazzata” per il papà di uno degli studenti, un assistente tecnico che lavora in un altro istituto superiore. Che dice: “Anch’io opero dentro una scuola e la vicenda poteva essere risolta con una tirata d’orecchie o al massimo con un provvedimento disciplinare”.

Così non è stato. Nessuna sospensione dalle lezioni. La vicenda si è svolta nel cortile e non dentro la scuola. Quel pomeriggio del 23 maggio scorso, per ragioni sconosciute, due studenti aggrediscono e spintonano il disabile, un diciottenne non più iscritto, ma rimasto legato alla scuola, che tutti i giorni aspetta nel cortile quelli che lui ritiene gli ex compagni, conosciuto da tutti gli 850 allievi dell’Istituto Comprensivo.

“Adesso, quattro famiglie si ritrovano in un girone infernale, con i figli che devono seguire un corso di recupero  –  ripete M. P.  –  anche se il mio non ha partecipato all’aggressione, ma ha solamente assistito.
Il Tribunale dei Minori non distingue gli aggressori da chi ha assistito alla scena”. Per la professoressa che ha visto, due degli studenti avrebbero materialmente spintonato e picchiato il disabile, gli altri due erano tra quei tanti che con l’Ipad ed i telefonini hanno ripreso lo “spettacolo”.
La Procura della Repubblica ha sentito ragazzi, genitori, professori e preside, poi ha stabilito cosa fare. I giudici dei minori hanno deciso un percorso rieducativo per tutti e quattro, attraverso colloqui settimanali con assistenti sociali e psicologi. Fino al prossimo gennaio, anche se due dei quattro studenti sono passati alla scuola superiore. Una punizione che vuole essere esemplare: visto che siete bravi e solerti a riprendere le scene di violenza, invece che impedire che questa si sviluppi, vi “condanniamo” a produrre un video sul bullismo ed a diffonderlo in alcune scuole liguri, attraverso incontri con altri studenti. Espiazione comunque grave per i genitori: “Soprattutto perché viviamo in un piccolo paese dove ci si conosce tutti e tutti i pomeriggi i nostri figli giocano tranquillamente insieme a quel ragazzo disabile”.

Il fatto, accaduto negli ultimi giorni di scuola, si è saputo solo ieri, quando M. P. ha inoltrato una sorta di controquerela al presidente del Tribunale dei Minori, Adriano Sansa, per conoscenza al direttore scolastico regionale, Giuliana Pupazzoni, ed al Ministero dell’Istruzione. “Premesso che quel disabile non doveva essere toccato con un dito e ritenendo  grave quanto è successo, soprattutto il filmato delle scene  –  ammette il papà  –  mi sembra sproporzionata la decisione del preside, che non ha preavvisato le famiglie ed ha ritenuto opportuno rivolgersi ai carabinieri, scatenando seri danni psicologici ai ragazzi”. “Non è vero  –  ribatte Marzio Angiolani, preside al suo primo anno di incarico  –  I genitori sono stati contattati lo stesso giorno dell’accaduto”.

Mio commento

Se avessi modo di esprimere al Preside tutta la mia solidarietà lo farei.
Aggiungo a questo episodio quello dei genitori che a seguito della partita di calcio di non so quale squadretta hanno picchiato un bambino che non aveva passato la palla al loro figlio.
Penso che dove ci sia come a Mele complicità dei genitori in una cultura a sfondo razzista o comunque violenta i Tribunali dovrebbero estendere la indicazioni di intervento per la rieducazione degli adulti asociali che danneggiano i loro figli e gli altri minori che si trovano ad avvicinare.

29 Ottobre 2013Permalink

27 ottobre 2012 – Dodicesima giornata del dialogo crstiano-islamico

XII Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
Comunicato stampa n. 6 del 26 ottobre 2013

a cura del Comitato Promotore

Domani in tutta Italia si terrà la celebrazione della dodicesima giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico. Dal precedente comunicato ad oggi sono oltre 155 le associazioni che in tutta Italia hanno aderito e hanno promosso iniziative di incontro con le comunità musulmane italiane. Alcune si sono già svolte, altre si faranno nei prossimi giorni. In molte realtà l’attività del dialogo proseguirà nei prossimi mesi con la programmazione di numerose iniziative. Per la scorsa edizione le adesioni erano state 125.
Significative le adesioni di numerosi sindaci ed istituzioni comunali, come quella di Saronno, l’ultima arrivata, o del comune di Faenza, di Pisa, di Rezzate (BS), Lugo, Firenze… E poi la presentazione nel Senato della Repubblica tenutasi il 24 ottobre scorso, con un messaggio del Presidente del Senato Pietro Grasso. (Vedi il resoconto della iniziativa)
Dal precedente comunicato stampa si sono aggiunte iniziative a Messina, Cosenza, Mantova, Cuneo, Bolzano, Diocesi di Casale Monferrato,Occimiano (AL), Pisa, Vicenza, Torino, Genova, Trento, Bologna, Parma, Serdiana (Ca) , Ravenna. A Bologna ci saranno due iniziative, una della quali si terrà, per la quinta volta, nel carcere della Dozza.
Per gli aggiornamenti delle adesioni e delle iniziative vedi la pagina delle adesioni e degli appuntamenti.
Sul sito www.ildialogo.org è anche disponibile la tradizionale «LETTERA ALLE DONNE E AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’ IN OCCASIONE DELLA DODICESIMA GIORNATA ECUMENICA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO» che quest’anno è stata scritta da Giovanni Sarubbi, direttore del sito www.ildialogo.org . (Per leggerla usare il seguente link)
In questa lettera vi è l’appello a realizzare, per la prossima primavera, un “incontro nazionale fra quanti in questi 12 anni hanno caparbiamente creduto al dialogo e lo hanno sostenuto con la propria iniziativa, mettendoci la faccia, il cuore, la propria passione e intelligenza”, un incontro per andare oltre il semplice conoscersi e consolidare sempre di più la cultura del dialogo e della pace.
Ringraziamo quanti/e si sono impegnati/e per la realizzazione delle iniziative e a tutti diamo il nostro fraterno augurio di
Shalom, salaam, pace
I promotori della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
Roma, 26 ottobre 2013
Per l’elenco dei promotori, per le adesioni e le iniziative vedi la pagina:
http://www.ildialogo.org/cristianoislamico

Sabato 26 Ottobre,2013 Ore: 10:15

27 Ottobre 2013Permalink

25 ottobre 2013 – L’Osservatore romano segnala la solidarietà senza impegni legali

Una segnalazione che suona critica

Il significato della notizia (che mantiene il tono sobri tipico del quotidiano vaticano) è tutto nel titolo.
Una mia domanda: perché a livello locale il mondo cattolico opta per la beneficenza (anche di alto livello) e guarda con sospetto all’interesse per modifiche di natura politico-istituzionale? 

L’Osservatore Romano:  http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#3

Al Consiglio europeo non sono previste modifiche della legislazione comunitaria su immigrazione e asilo   

                                                                            SOLIDARIETA’ SENZA  IMPEGNI LEGALI

Bruxelles, 24. Il vertice straordinario dei capi di Stato e di Governo dell’Unione europea, oggi e domani a Bruxelles, affronta i temi dell’immigrazione e dell’asilo con la dichiarata intenzione di un maggior coinvolgimento comunitario, ma senza modifiche strutturali alle regole che ne affidano la gestione all’esclusiva competenza dei singoli Stati. Su iniziativa di Italia, Francia, Spagna, Grecia, Malta, Cipro e Croazia, nella bozza della dichiarazione finale del vertice, che ovviamente deve essere ancora discussa, sono stati aggiunti la “necessità di un’azione europea”, un richiamo alla solidarietà e l’impegno alla “cooperazione con gli Stati di origine e transito” dei migranti e dei profughi. Viene inoltre fissata entro la fine dell’anno la scadenza per la costituzione del comitato che Stati membri e Commissione europea devono insediare per “individuare azioni concrete per un uso più efficiente degli strumenti esistenti”.

 Il punto cruciale è proprio quello degli strumenti esistenti, a partire da Frontex, l’agenzia europea per le frontiere. Né rappresenta un sostanziale mutamento l’adozione, già decisa martedì a Lussemburgo dal Consiglio dei ministri degli Esteri, dell’European Border Surveillance System (Eurosur), un programma per consentire una condivisione di informazioni tra gli Stati che effettuano operazioni di sorveglianza delle frontiere, sulle quali mantengono appunto competenza esclusiva. L’Eurosur, infatti, è uno strumento tecnico e non una sede decisionale comunitaria.

25 Ottobre 2013Permalink

22 ottobre 2013 – Dodicesima giornata del dialogo cristiano islamico

Comunicato stampa n. 5 del 21 ottobre 2013 a cura del Comitato Promotore

A pochi giorni dalla celebrazione della dodicesima giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, sono oltre 140 le associazioni che in tutta Italia hanno aderito e stanno promuovendo iniziative di incontro con le comunità musulmane italiane. Per la scorsa edizione le adesioni erano state 125. Per gli aggiornamenti delle adesioni vedi la pagina http://www.ildialogo.org/ViewAppel.php?doc=cristiaisl2013&nver=y

Si tratta di un risultato del tutto insperato ed estremamente positivo, che ci conforta molto ed è indice del clima nuovo che si respira in Italia sui temi del dialogo interreligioso, come non succedeva oramai da molti troppi anni.

Incontri sono in programma a Roma, Serdiana (ca), Faenza, Lugo Di Romagna, Pisa, Ivrea, Bari, Vicenza, Ravenna, Bologna, Voghera, Genova, Crema, Casalmaggiore (cr), Rezzato ( Brescia), Modena, Trento, Venezia-Marghera, Sondrio, Vicenza … Per gli aggiornamenti delle iniziative vedere il sito http://www.ildialogo.org/ShowIndex.php?sez=cristianoislamico

In molte realtà le iniziative non si limiteranno alla sola giornata del 27 ottobre ma proseguiranno anche nei prossimi mesi. Alcune iniziative, come a Faenza, sono già state tenute con grande successo.

Giovedì 24 ottobre, a cura della rivista Confronti, la giornata sarà presentata a Roma, presso il Senato della Repubblica, con la partecipazione di numerosi parlamentari e rappresentanti delle chiese cristiane e della comunità musulmana. (Per i dettagli vedi qui  http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/cristianoislamico/Appuntamenti_1382169904.htm).

Il prossimo comunicato sarà emesso sabato 26 ottobre 2013.

Con un fraterno augurio di Shalom, salaam, pace

I promotori della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico

Roma, 21 ottobre 2013

Mia nota:
Ho guardato l’elenco delle adesioni per identificare eventualmente quelle della mia regione.
Ne ho trovate tre, solamente di singole persone, due a Udine (n. 53 e 131 a Udine e una a Trieste n. 96).
Tre singoli? Mi ricordano la prima edizione organizzata nell’anno delle Torri Gemelle e che alcuni di noi hanno voluto con tutta la forza anche – e proprio – allora.
Non ho usato il ‘noi’ perché la mia adesione (e presenza che ho voluto garantirmi anche per alcuni anni successivi) contasse qualcosa ma perché veramente credo in questa iniziativa, una di quelle in cui la diversità resta come espressione della propria identità e si fa legame, non ragione di opposizione

22 Ottobre 2013Permalink

20 ottobre 2013 – Identificazione di minori stranieri

Dal Messaggero Veneto del 20 ottobre 2013 – Cronaca di Udine – pag. 19

Trascrivo la parte centrale dell’articolo, di cui non mi assumo la responsabilità:

Ecco come di sono svolti i fatti alcune settimane fa, a fine agosto. …
A un certo punto l’agente addetto allo sportello stranieri si rivolge a una donna con due bambini pensando che sia giunto il suoi turno. «No, faccio prima io, ho fretta, devo andare a lavorare» si inserisce all’improvviso un altro straniero che era seduto vicino alla donna. Quest’ultima acconsente e così l’uomo, che come detto è di origine senegalese, si avvicina allo sportello e presenta i documenti necessari per il rinnovo del permesso di soggiorno.
La legge italiana prevede che, nel caso in cui lo straniero abbia figli, i minorenni siano presenti allo sportello per poter essere riconosciuti dal pubblico ufficiale che riceve le loro fotografie. In base a tale regola, l’agente ha chiesto al senegalese dove fossero i suoi figli e si è v isto indicare i due bambini della donna a cui era passato davanti.
pensando che i 4 formassero una famiglia, l’agente ha avviato la procedura di rinnovo seguendo la prassi. Ma pochi minuti più tardi, quando è arrivato il turno della donna con i due bambini, è emersa la verità. I figli non erano affatto figli del senegalese e lei, una colombiana, non era sua moglie, I due non avevano nulla a che fare. Semplicemente il senegalese aveva detto una bugia perché uno dei suoi figli in verità si trovava dalla nonna in Senegal.

Il minore è soggetto di diritti, primo quello della propria identità

Da una lettura del testo che ho riportato, per la verità un po’ confuso, traggo qualche considerazione.
I bambini, ritenuti per equivoco figli del senegalese, erano per fortuna con loro mamma che ritengo munita di regolari documenti per ciò che  li riguarda.

E se la situazione equivoca si fosse sviluppata in altro contesto, a Udine, in Friuli o altrove in Italia, e i bambini fossero stati privi di certificato di nascita? o la mamma non fosse stata in grado di esibirlo (ammettiamo un incidente d’auto in cui avesse perso conoscenza) e di provare l’identità dei due piccoli e il suo rapporto genitoriale in presenza di un  tizio dall’indice indicatore credibilmente veloce?
Non più tardi di ieri ho citato il caso di Monnalisa, una ragazza cui al compimento del 18esimo anno è stata negata la cittadinanza italiana che per legge le spettava in quanto il comune di nascita ne aveva trascurato la registrazione e quindi non  risultava la continuità della sua presenza in Italia dalla nascita.
Un errore capita  a tutti, certamente … ma il prezzo dell’errore altrui può essere molto alto per chi lo subisce e allora bisogna prevenire e magari, prima, pensare.

Ammettiamo quindi che il caso segnalato dal Messaggero Veneto, per cui il senegalese dall’indice indicante tanto veloce quanto improprio, “è stato denunciato a piede libero per l’ipotesi di falsità ideologica commessa da un privato in un atto pubblico”, sia avvenuto come è stato descritto e partiamo da lì. Dalla cronache riportata traspare a mio parere una forma di informazione confusa in cui non è segnalato il prioritario diritto all’identità di un minore e da cui consegue la necessaria prudenza da parte di chi – e tanto più se in veste ufficiale – se ne deve occupare.

Analogie preoccupanti e negligenze sconcertanti

Non posso non associare questa cattiva comunicazione a quella – ancor più cattiva perché costruita con irragionevole calma a tavolino e non davanti a uno sportello – per cui l’Azienda ospedaliero universitaria di Udine distribuiva dépliant che citavano il permesso di soggiorno come documento da potersi richiedere per la registrazione delle denunce di nascita, senza che il sindaco, ufficiale di stato civile che a questa funzione aveva delegato l’ospedale, fosse mai intervenuto a imporre la correzione di quel testo se non dopo che la cosa gli era stata segnalata da private cittadine (ne ho scritto in questo blog il 4 ottobre e il 4 settembre scorso).

Non posso non riferire queste cattive comunicazioni e tanta negligenza alla sottovalutazione totale dei diritti del minore, sottovalutazione facilmente riferibile  al quadro culturale espresso dal ‘pacchetto sicurezza’, come concepito dall’allora ministro Maroni (legge 94/2009 art. 1, comma 22, lettera g), che nega il diritto di registrazione anagrafica ai figli dei migranti irregolari.

Fra ignoranza e pregiudizio: il rimedio negato

Sarebbe necessario cambiare la legge – e sarebbe operazione semplice.
Purtroppo la proposta presentata dall’on . Orlando prima che diventasse sindaco di Palermo fu totalmente abbandonata da due disattenti – e mi sembra un aggettivo molto debole – cofirmatari.
Analoga proposta è stata presentata in questa legislatura.
Ne ho parlato più volte in questo blog e ne ho riportato il testo il 17 giugno scorso.
Questa volta i firmatari sono 104 ma nessuno di loro sembra intenzionato a farsi carico di promuoverne la conoscenza. I partiti cui gli stessi firmatari appartengono se ne infischiano e la società cd civile pure.
Chissà se sono in grado di immaginare il destino di un bambino privo di certificato di nascita.
Dopo anni di interviste, richieste, solleciti penso non arrivino neppure a tanto.
I bambini nella cultura post maronica non sono tutti uguali, oggetti appresso dei loro genitori ne duplicano privilegi e condanne.
Sarò felice di smentirmi.

 

20 Ottobre 2013Permalink