26 ottobre 2010 – Una scienziata, il gergo di facebook e altro ancora

 Domani, 27 ottobre, si celebrerà a Roma la nona giornata del dialogo cristiano islamico, nata nel 2001, dopo l’attentato alle torri gemelle, per iniziativa della rivista Confronti.
Ne ho parlato nel mio blog negli anni precedenti.
Quest’anno mi limito a segnalare il riferimento che consente di accedere al sito ildialogo.org per raccogliere informazioni, notizie, pareri e, per chi volesse, di aderire.  
Ho partecipato parecchie volte a questa giornata, soprattutto a Roma, convinta che le religioni, nella storia e nell’attualità spesso veicoli di violenza, abbiamo gli strumenti per essere anche veicoli di pace.

La voce di facebook
Ma ancora una volta ho dovuto scontrarmi con il pregiudizio.
Su facebook infatti è comparsa una citazione della scienziata Margherita Hack che trascrivo:
Noi atei crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perché ci aspettiamo una ricompensa in paradiso.
Inaspettatamente (mi capita ancora di riscoprirmi illusa) ho constatato che un’affermazione, che da una donna del livello intellettuale della Hack mai mi sarei aspettata, suscitava diffuso consenso.
Ciò che mi turba è la mancata consapevolezza del limite che impedisce le assolutizzazioni, la divisione degli umani in blocchi totalizzanti (atei, credenti ecc. ecc….), identificandoli irrimediabilmente per ciò che sono, e supponendone l’uniformità all’interno di questo loro predefinito essere. 

Mai più con facebook
E dato che sono arrivata a facebook – di cui cercherò di non occuparmi più perché usa un linguaggio che mi turba e mi disturba (ma non lo devo dire) – pressoché contemporaneamente alla registrazione della citazione che ho riportato – ho dovuto, mio malgrado, registrare un’altro atteggiamento per me inaccettabile.
Scrivevo di non capire le risposte prefabbricate stile ‘mi piace’, la brevità delle affermazioni che non si fanno mai argomentazioni, l’espressione di un disagio o di gioia limitata all’esternazione di un’emozione …quando una persona che mi aveva letto mi ha scritto che adesso la comunicazione funziona così.
C’ero arrivata ma volevo capire cosa pensavano gli altri, per me questo atteggiamento appartiene al significato della parola amicizia che facebook proclama (ho consultato pregevoli dizionari e nessuno mi ha smentito) ma evidentemente quello di facebook è un gergo per iniziati che io ignoro.
 
A questo punto ho confermato richieste di amicizia ricevute e non corrisposte, così –quando invierò questo testo con la parola ‘condividi’ arriverà a tutti con i miei saluti.
Chi vuol leggermi può andare sul mio blog ‘diariealtro.altervista.org’ che penso che continuerà a non essere visitato. Io mi limiterò a curiosare in silenzio.
Non so adeguarmi. Senilità. 

E ora una notizia
Chiuso con la sacralità di facebook segnalo una notizia comparsa su Repubblica.
Con un titolo a dir poco di dubbio gusto, Repubblica ci informa che “Aumentano le tutele per i figli di immigrati. Sarà più difficile espellere i genitori”
“La Corte di Cassazione, nel massimo consesso delle Sezioni Unite, ha deciso che non si possono mandare via gli stranieri, anche se hanno commesso reati, nel caso in cui il loro allontanamento dall’Italia, tramite il rimpatrio, abbia riflessi negativi sul generale equilibrio psico-fisico dei loro bambini. Con questa decisione la Suprema Corte ha accolto il ricorso di una signora africana, madre di tre figli residenti a Perugia, condannata per sfruttamento della prostituzione e raggiunta da foglio di via”.
A prescindere dal fatto che non di foglio di via sembra trattarsi, ma di decreto di espulsione, non è aumentato proprio nulla.
Semplicemente la Corte di Cassazione ha applicato le convenzioni internazionali e non la lettera della legge 94/2009 sulla sicurezza pubblica.
Se il giornalista, anziché partire dalla situazione della madre avesse ragionato muovendo dai diritti del bambino (tanto per cominciare dalla Convenzione di New York) avrebbe scritto meno banalità.
Ma può permettersele: dei bambini all’opinione pubblica non importa nulla.
La mamma in questione ha potuto far valere le sue ragioni e ne ha avuto i mezzi..
Quante non potranno permetterselo?
Molto ho scritto sull’argomento. Ne fanno fede i testi raggiungibili con i tag anagrafe, bambini, istituzioni local/regionali. 

Continua
Ci sarebbero altre notizia.
Ne scriverò presto: dare, almeno a me, una continuità di informazione aiuta.

26 Ottobre 2010Permalink

18 ottobre 2010 – Un NO grazie. – Ricevo e giro

Non so se l’iniziativa di rinviare il prodotto letterario del cav. Berlusconi sia, oltre che intelligente, provocatoria.
Fosse accolta … non voglio pensare all’uso che potrebbero fare degli eventuali introiti i ministri (in)competenti. Intanto ho inviato, se provocazione ha da essere il numero conta. 

Con riferimento all’annuncio del Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro “Due anni di governo”, mi preme comunicarVi che desidero assolutamente NON riceverlo, essendo un mio diritto in base alla legge per la tutela della privacy n. 675/1996 ed il relativo D.P.R. n. 501/1998, nella fattispecie articolo 13 comma e), e che la spesa relativa che si risparmierà  venga messa   a disposizione del Ministero della Pubblica istruzione e/o del Ministero della Sanità .
Ringraziando per l’attenzione porgo distinti saluti.

 http://www.governo.it/scrivia/scrivi_a_trasparenza.asp
A seguito dell’invio ho ricevuto il riscontro che trascrivo.

La Presidenza del Consiglio la ringrazia per l’invio del suo messaggio al quale risponderà al più presto.

 

18 Ottobre 2010Permalink

14 ottobre 2010 – Dalla crisi all’espulsione.

Permesso  di soggiorno

Così il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286
“Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”

”Il permesso di soggiorno è rinnovato per una durata non superiore al doppio di quella stabilita con il rilascio iniziale.
Inoltre la perdita del posto di lavoro non costituisce motivo per privare il lavoratore extracomunitario ed i suoi familiari legalmente residenti del permesso di soggiorno 

Così la legge 30 luglio 2002 n. 189 (nota come Bossi Fini)

Il permesso di soggiorno verrà concesso solo a chi ha già un contratto di lavoro. Durerà due anni. Alla perdita del lavoro, l’immigrato dovrà tornare in patria.

E ora il mio commento dal mensile Ho un Sogno  –  ottobre 2010.

Un po’ di storia

Sappiamo che durante il dibattito parlamentare su quello che allora si chiamava –con intrigante definizione – ‘pacchetto sicurezza’ (oggi legge 94/2009) si era profilato il rischio che il testo definitivo prevedesse l’abolizione del segreto sanitario e quindi obbligasse i medici e gli operatori sanitari tutti a segnalare all’Autorità (genericamente indicata) la presenza di stranieri irregolari identificabili dall’assenza del permesso di soggiorno.

Tale norma non è passata per l’impegno della società civile e soprattutto – è bene ricordarlo – degli organi professionali che seppero percepire la ferita alla loro deontologia e alla loro dignità e oggi il segreto sanitario è ancora in legge con la riserva – ovvia in clima di uguaglianza – per “casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”. Sinteticamente tali casi si riassumono come delitti “procedibili d’ufficio” (art. 365 codice penale) e fra questi si ritrovano anche le conseguenze di infortuni sul lavoro, siano essi morti o lesioni personali o malattie professionali.

Infortuni e disoccupazione

Tali situazioni invalidanti possono comportare tra l’altro la perdita del posto di lavoro il che trasformerà automaticamente l’infortunato non comunitario in irregolare e quindi non assumibile.

E se tanto non bastasse all’emergere del caso seguiranno le dovute segnalazioni anche per chi risulti irregolare o lavoratore in nero.

Prima della crisi la segnalazione si rivelava un ‘vantaggio’ per il lavoratore colpito che il datore di lavoro doveva mettere in regola e quindi, tramite il dovuto contratto, assicurarne il passaggio da irregolare a regolare.
In clima di crisi tale passaggio è improponibile.

A questo punto infatti l’irrimediabile perdita del lavoro (che non c’é per nessuno, cittadino o straniero) lo priverà di quello status che gli consente di disporre di un permesso di soggiorno trasformando automaticamente lo straniero, legalmente entrato in Italia, in irregolare.

Italiani e stranieri – uguali e diversi

Non è difficile immaginare un’altra situazione: il lavoratore in cassa integrazione all’esaurirsi di tale misura se italiano potrà giovarsi delle labili tutele di solidarietà sociale ancora esistenti (dall’assegno di disoccupazione fino alla rete familiare) ma il lavoratore non comunitario passerà – sempre per la conseguente cancellazione della sua figura di lavoratore – dallo status di regolare a quello di irregolare.

In questi casi per il lavoratore irregolare seguirà l’espulsione e, posto che le condizioni politiche del paese da cui si è legalmente allontanato gli consentano il ritorno, non avrà i mezzi per provvedere al rimpatrio proprio e della famiglia (ancorché regolarmente presente a seguito di una procedura di ricongiungimento).
Passerà quindi –in nome della puntuale applicazione di una legge, non solo infame ma anche sciocca – a un obbligato stato di clandestinità.

Sono pochi esempi dei casi che dovremo affrontare a seguito dell’imprevidenza governativa su cui sarebbe opportuno si concentrasse l’attenzione della società civile e, perché no. della silente classe politica.

 

14 Ottobre 2010Permalink

1 0ttobre 2010 – Fra becere dichiarazioni, ignoranza e pregiudizio

Il sentore Ciarrapico, tra l’altro editore, eletto nel 2008 su spinta berlusconiana (“Ha giornali importanti che non devono esserci ostili”) ha dichiarato in un intervento al senato: “Fini ha fatto sapere che presto fonderà un nuovo partito. Spero che abbia già ordinato le kippah perché è di questo che si tratta. Chi ha tradito una volta, tradisce sempre”.
Al momento sono rimasta travolta dalla sintesi fulminante delle argomentazioni: era chiaro chi era stato tradito da Fini ma bisognava collegare il camera-presidente traditore alle kippah.
Ho scartato la prima idea che mi era balenata (Fini come Giuda, richiamato come prototipo dei traditori, ma non nominato. Quindi identificato per essere ebreo?).
Mi era sembrata un’ipotesi – oltre che ripugnante -sinteticamente stupida perché

  1. costruita su un antigiudaismo che (con qualche eccezione, tanto per cominciare Lefebvre e i suoi devoti seguaci) ritenevo inesistente anche nel più retrivo mondo cattolico, ancora ignaro dei documenti del concilio Vaticano secondo e, in ogni caso, inesistente in una società che voglia dirsi civile;
  2. cronologicamente sconnessa dal richiamo della kippah, copricapo che -se non erro- viene dal mondo ebraico più tardo di quello in cui Giuda operò (Giuda presumibilmente per coprirsi usava uno scialle non la kippah).

In ogni caso aspettavo, per chiarirmi le idee, una articolata dichiarazione della giornalista Fiamma Nirenstein, ben nota per le sue dichiarazioni sull’antisemitismo, pure lei componente del Pdl, deputata per il medesimo partito (o ex partito? Nelle vicende di questi giorni mi confondo) e, come l’editore Ciarrapico, membro della delegazione parlamentare italiana al Consiglio d’Europa e all’Unione Europea occidentale.
Qualunque cosa si raccontino i due a Bruxelles (barzellette apprese dal capo?) la signora Nirenstein ha disapprovato il collega  con insolita discrezione o forse la sua voce –normalmente robusta – é stata coperta da quella di un ministro che, per aver dato dei porci ai cittadini della città in cui trascorre parte del suo tempo (inutile o nocivo che sia). spiegava urbi et orbi che si trattava di una battuta.
Per fortuna è intervenuto un felicissimo intervento del giornalista Gramellini che mi ha costretto a prendere sul serio l’interpretazione che avevo pensato fosse stupida e così, fra sconcezze, insulti e bestemmie devo accettare che anche il pregiudizio appesti dall’interno le istituzioni.
Ma questi signori sono graditi al popolo italiano (o almeno ai segretari dei partiti che hanno loro assicurato un posto in parlamento).
Al solito: “Che fare”?

1 Ottobre 2010Permalink

18 settembre 2010 – Lombardia: Una scuola insozzata e forse ripulita – Friuli: un sindaco saggio.

Una ministra, autorità scolastiche e poteri locali.

Adro (Brescia) è un paese diventato famoso per una iniziativa ignobile: una scuola pubblica è stata insozzata con simboli leghisti inseriti ovunque, e non disegnati sui muri per iniziativa di ragazzini maleducati, ma ufficialmente rappresentati sugli arredi dell’edificio. Ora la ministra Gelmini ne ha ordinato la rimozione per via gerarchica, facendo inviare dal direttore dell’ufficio scolastico della Lombardia una lettera con cui viene richiesto al sindaco di Adro di «adoperarsi per la rimozione dal polo scolastico del simbolo» noto come il «sole delle Alpi».
A questo punto, secondo me, dovrebbe essere rimosso – insieme ai simboli- il suddetto direttore, ma la cosa più importante è che a tanto si è arrivati in seguito a una motivata protesta popolare.
Anch’io ho firmato uno degli appelli che circolavano sul web ricordando uno degli scontri – seguito per punizione dal lavaggio dell’aula- con i miei studenti che avevano disegnato una svastica sulla lavagna.
I simboli sono carichi di significati ed è indecente che si inquini la mente dei bambini con la trasmissione dei pregiudizi che hanno inquinato quella di molti genitori. 

A questo punto trascrivo un mio piccolo articolo, pubblicati su Ho un Sogno, un bollettino mensile che testardamente pubblichiamo a Udine da 19 anni.
Non ha molti lettori ma consente di dire e dirsi a chi, in questo paese di lingue tagliate, non ne avrebbe altrimenti la possibilità.
Ho scelto di intervistare un sindaco che fa il suo lavoro con dignità e intelligenza, una voce che non si adegua alla deriva podestarile che umilia il ruolo di molti suoi colleghi, più intesi ad occupare seggiole che a governare un territorio.

Ma su questo ritornerò. 

Da Ho un sogno n.191

Chi, forse nel ricordo della prima guerra mondiale, volesse visitare Caporetto (oggi Kobarid, Slovenia) si inoltrerebbe, superata Cividale, nel territorio delle Valli del Natisone, attraversando, prima di arrivare al confine, il comune di Pulfero, il maggiore della zona per estensione di territorio. E in quel passaggio vedrebbe numerosi cartelli indicanti le varie frazioni, alcune piccolissime, abitate da un paio di famiglie soltanto, altre ormai disabitate o praticate da chi, vivendo altrove ma non lontano, torna nei fine settimana.
Il Sindaco di Pulfero, con cui abbiamo avuto una lunga chiacchierata, puntualizza che la popolazione del comune, un tempo la più numerosa del territorio, oggi si é ridotta a 1150 residenti e, precisa con la dignità di chi conosce il significato del ruolo che ricopre, di averne l’evidenza per ‘dovere di anagrafe’.
La riduzione della popolazione si lega a una storia di migrazioni.
Fra le due guerre mondiali i pulferesi (allora i residenti erano circa 4000) che emigravano in Belgio, Germania, Francia e nell’America latina e del Nord, al momento del pensionamento tornavano e costruivano o ristrutturavano la loro abitazione. Nemmeno l’emigrazione stagionale in Svizzera, tipica degli anno ’60, aveva modificato significativamente la situazione.
Solo dopo il terremoto del 1976, l’emigrazione è diventata, come dice il Sindaco, ‘esodo definitivo’. La mancanza, allora, di un piano regolatore, e conseguentemente di una adeguata viabilità, l’assenza di una organizzazione che assicurasse opportunità di lavoro in loco, spinse molti pulferesi a risiedere nei comuni, spesso poco lontani, dove lavoravano e dove si erano definitivamente stabiliti come gli emigrati che si integrano là dove lavorano e dove i loro figli sono nati e cresciuti.
Le crisi balcaniche degli anni ’90 portarono nelle Valli – e anche a Pulfero – profughi di guerra e così il fenomeno migratorio si è rovesciato: ora il 15% dei residenti sono immigrati (nel 2007 costituivano il 12%), in prevalenza bosniaci e serbi che, veniamo informati, disponibili a qualsiasi tipo di lavoro, si sono pienamente integrati delle comunità locali.
Fanno quello che gli italiani non vogliono o non ‘sanno’ (precisa ancora il Sindaco) più fare. Hanno creato soprattutto piccole imprese edilizie e possiedono quelle competenze che appartenevano ai vecchi muratori e che ora è difficile ritrovare in imprese italiane.
Nelle Valli – e non solo a Pulfero- si sono sistemati per il basso costo degli affitti e qui sono nati i loro figli.
La presenza di bambini e ragazzi a Pulfero è minima e con l’anno scolastico trascorso si è chiuso il servizio di scuola elementare- Non così la scuola dell’infanzia: le iscrizioni per il prossimo anno oscillano fra i 15 e i 17 piccoli di cui 9 figli di immigrati. 
Le scuole elementare e media si trovano nel vicino comune di San Pietro al Natisone e agli spostamenti dei ragazzi possono provvedere anche i normali servizi di trasporto urbano.
E’ una realtà che si modifica. E a una modificazione positiva pensa anche il Sindaco la cui amministrazione ha scommesso –dice- sulla valorizzazione di un turismo ‘di nicchia’ –come lo definisce – che, sempre più diffuso, potrebbe sostenere anche la rinascita di un mercato locale di prodotti caseari e salumi della zona. E non solo questi: potrebbe risultarne favorita la rinascita di quella agricoltura che implica per sé la cura dell’ambiente e che in passato interessava la maggior parte del territorio (in alcune frazioni anche l’80%) e oggi si è ridotta a valori minimi. ‘Non ci sono più le pesche prelibate di un tempo, oggi dominano i meleti’ ricorda il sindaco con il rimpianto di un attimo che non soffoca la determinazione di un impegno che vuol farsi progetto. 

 

Comune di Pulfero
Territorio 48 kmq
Frazioni 59 p   parecchie disabitate;
Abitanti 1.150
Scuole elementari Nell’anno scolastico 2009 – 10
é stata attiva una pluriclasse
di 6 bambini che costituiva
il servizio di scuola
elementare,  ora chiuso. 
Scuola dell’infanzia  –
 statale
15/17 bambini iscritti per il prossimo anno scolastico, di cui 9 ‘extracomunitari’. 
 
18 Settembre 2010Permalink

9 settembre 2010 – Tra feste e tragici ricordi rispuntano i roghi – Un documento per l’Italia di questi squallidi giorni.

Oggi gli ebrei celebrano Rosh HaShanah, il loro Capodanno religioso che apre l’anno 5771. Seguiranno dieci giorni penitenziali che culmineranno nello Yom Kippur (il giorno dell’espiazione),
Domani invece i mussulmani celebreranno la chiusura del mese di Ramadan.
Sabato sarà il giorno anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001.
Intanto lo statunitense Terry Jones, pastore di una chiesa evangelica a Gainesville-Florida, ha pensaro di ricordarlo bruciando pubblicamente copie del Corano.
Il presidente degli Stati Uniti ha definito il progetto distruttivo e pericoloso, il gen. Petraeus, comandante in capo delle truppe statunitensi in Afganistan, ha avvertito che non solo minaccia la vita dei militari ma potrebbe causare problemi a Kabul e ovunque nel mondo.

Ragionando su questi squallidi giorni italiani.

Nel mio bisogno di razionalità ho trovato un testo di Giancarla Codrignani che trascrivo.
Si trova in http://domani.arcoiris.tv/ (per contatti comunicazioni@arcoiris.tv)

09-09-2010   – Il Palazzo trema – Se mi chiedono qual è il programma del Pd non so cosa rispondere

Premessa n.1 (che importa poco): sono contenta che finalmente Berlusconi debba vedersela non con un traditore, ma con gli aspiranti alla successione, ormai pronti a fargli la festa. Preoccupato per la classe di Fini è venuto fuori il Bossi delle migliori performance e, tra pernacchie e preparativi di feste padane, ha detto che la corona tocca a lui (da consegnare a Tremonti?). Ma non siamo ancora alle sfide sul campo ed è inutile sprecare adrenalina mentre il Cavaliere dà appuntamento il 29 settembre per dribblare la sfida.

Premessa vera: ho ricevuto e-mail da gente che mi chiedeva se “mi era piaciuto” Fini. Il mio non vuole essere un punto di vista personale: in politica il verbo “piacere” va eliminato, perché non è (solo) così che si forma un giudizio politico serio. Quindi diciamo che Fini è stato molto bravo e il suo stile, argomentativo e senza insulti, corretto. Dopo di che chiediamoci quali conseguenze il suo intervento comporta per il paese, cercando anche di leggere con attenzione quali sono, dietro le critiche al governo, i suoi obiettivi. Se volesse dare all’Italia una destra “normale”, come sostiene Carlo Galli (Repubblica, 7.IX), d’accordo, a patto che non significhi una disponibilità ad alleanze intempestive con uno che continua a recuperare la storia di Alleanza Nazionale e di Almirante, pezzo d’obbligo dovuto a parte dei suoi seguaci.

Le tentazioni “di pancia” sono, anche a sinistra, pericolosissime perché già i politici vengono percepiti “tutti uguali”. Attenzione: si può finire per avere tutti uguali i cittadini.

Ritorniamo alla Costituzione e domandiamoci quanti sgarri abbiamo lasciato passare (anche noi, compresi i comitati intitolati alla sua salvaguardia) senza protestare, almeno dentro i nostri gruppi. E’ un po’ tardi per rimediare perché neppure la sinistra ha mai promosso una seria cultura istituzionale “di massa”. Quale legalità, se ognuno tira la coperta come gli pare? quale difesa dello stato dei cittadini – la sovranità – se si impara dalla TV e dai dibattiti politici a ricorrere solo alla rissa per “dimostrare” le proprie ragioni? se non ci si accorge di quanto Beppe Grillo aiuta Berlusconi riducendo pezzi della sinistra al non-voto e al leghismo qualunquista? Oggi l’interesse e il dovere dei cittadini perbene è salvare il paese. Anche perché i problemi veri non vengono mai messi sul piatto e nessuno si accorge che i problemi più grossi il governo li ha nell’economia, non solo per il debito che si ritrova, ma per i licenziamenti che verranno con la fine della cassa integrazione e con la perdita dei diritti dovuti alla linea Marchionne.

Ma il problema principale sembra Fini, perché è sul suo protagonismo che si rischia la fine della legislatura. La pubblica opinione sembra riprendere interesse e sarebbe bene approfittare di questo sussulto e impegnarsi su quell’ “informazione formativa” che potrebbe essere usata un po’ meglio dai leader politici. Troppa gente si lascia passare addosso l’idea che Berlusconi abbia le sue ragioni nei confronti di un “traditore”, perché, ha detto il Cavaliere, il Presidente della Camera è “il garante del programma di governo”. E’ grave che una roba così possa passare senza scandalizzare, appena detta, i telespettatori: chi vince le elezioni non si porta a casa il Parlamento cancellando l’opposizione e la libertà di ciascun membro eletto “senza vincoli di mandato”.

I giornalisti che hanno citato il caso di Pertini che, quando il suo partito andò in crisi e lui prese posizione al riguardo, ebbe la sensibilità di porre le dimissioni. Quello che segna la trasformazione della cultura politica è che pochi anni fa la defunta prima Repubblica aveva regole non scritte di questa finezza e non a caso la proposta avanzata fu respinta dalla Camera, responsabile dell’elezione di Pertini a suo Presidente e che da lui aveva ricevuto la richiesta per competenza: il governo non c’entrava per niente. Berlusconi sa bene che perfino lui ha ricevuto la fiducia in Parlamento, non dal popolo o da dio. Ma gli fa comodo imbrogliare.

Quindi dispiace che sia così diffusa l’ignoranza costituzionale tra i cittadini che non possono farsi interpreti della sovranità se non ne controllano le regole: quando si esprimono giudizi senza conoscerne il merito si va incontro a brutte sorprese, perché i pifferai in politica abbondano più che nelle favole. Solo che il bisogno di sapere dei più va soddisfatto con la chiarezza da parte di chi si fa classe dirigente. Il futuro dei partiti, ancora necessari nelle realtà democratiche, sta in questo. Sta bene tornare alla campagne “porta a porta”, ma, caro Bersani, non penserai che i cittadini che aprono la porta siano anche cretini: guarda che, se mi chiedono quale è la proposta del PD per una nuova legge elettorale, io non ne so ancora nulla…. Aspettiamo di andare a votare con “questa” legge?

Nota aggiuntiva d’emergenza: a proposito di pancia. L’aggressione di chi reagisce con la violenza e non con la testa a chi giova se non a Marchionne e Fini? Qualcuno dei meno sconsiderati chieda scusa a Bonanni!

P.S.: Giancarla Codrignani, è docente di letteratura classica, giornalista, politologa, femminista. Parlamentare per tre legislature

9 Settembre 2010Permalink

17 agosto 2010 – Verdini, Obama e il mio blog.

Le ragioni di un titolo stravagante

Il titolo stravagante che propongo mi è venuto in mente da sé, senza sforzo e ora cerco di spiegarmene le ragioni.
Comincio da Verdini. Scrive nel sito on line del Corriere della Sera (15 agosto) il giornalista Massimo Muchetti: “ … fin d’ora si può dire che la vicenda Verdini fa riemergere la cattiva abitudine dell’uso privatistico della cosa comune. Una cooperativa creditizia è un soggetto economico privato. E tuttavia, quando è a mutualità prevalente come sono il Credito Cooperativo Fiorentino e le altre 400 e passa banche di credito cooperativo italiane, l’interesse del socio viene perseguito nel quadro dell’interesse generale della compagine sociale, a sua volta legata alla comunità locale. Non a caso queste banche hanno un regime speciale che ne lega l’attività al territorio, limita la remunerazione, l’emissione e la compravendita delle azioni e, al tempo stesso, detassa ampiamente gli utili portati a riserva. Le Bcc sono una grande e positiva espressione dell’autogoverno delle comunità locali. Non perseguono il profitto, ma servono valori. Non speculano, non concentrano il rischio a favore dei soliti noti, possono perdere durante le crisi con artigiani, commercianti, agricoltori, ma non con gli amici degli amici.”
Ma i giornali proni al governo difendono Verdini. Perché?
Forse é meglio porre diversamente la domanda.
Chi governa deve comperare il consenso funzionale al mantenimento di posizioni in qualsivoglia modo acquisite o costruirlo attorno ai principi che fondano la vita di uno stato e che  ne costituiscono la base?
Il presidente degli Stati Uniti, riferendosi alla costruzione di una moschea a New York nei pressi di ground zero, ha detto:  “Con la massima chiarezza in quanto cittadino, in quanto presidente, sono convinto che i musulmani abbiano lo stesso diritto di praticare la propria religione come qualsiasi altra persone in questo paese. Ciò comprende il diritto di costruire un luogo di culto e un centro per la comunità su una proprietà privata a Lower Manhattan, nel rispetto delle leggi e delle ordinanze locali”. E ancora: “questa è l’America, e il nostro impegno per la libertà religiosa deve essere incrollabile. Il principio in base al quale i popoli di tutte le fedi sono benvenuti in questo paese, e che non verranno trattati in maniera diversa dal loro governo, è essenziale per quello che siamo. La volontà dei nostri Fondatori deve essere rispettata”.
E’ abbastanza evidente che nella dialettica della vita di una società organizzata c’é chi ritrova nella convinta chiarezza dei propri principi e nella propria forza contrattuale la capacità di difesa propria e per chi di quella difesa ha bisogno ed è a questo punto che diritti e consenso si intrecciano e, quando invece il consenso si può mercanteggiare con qualsiasi moneta, i diritti dei deboli sono i primi a venir calpestati.
E chi é più debole di un bambino?
Ho scritto tante volte nel mio blog della questione della registrazione anagrafica dei figli degli immigrati irregolari. Il mio blog è fornito di un indice analitico –chiamato tag (non mi piace ma funzione così). Evidenziando nell’elenco della colonna a destra le parole ‘anagrafe’ o ‘bambini’ (o la parola ‘minori’ nell’elenco delle categorie della stessa colonna) ne esce abbondante materiale con l’indicazione delle varie fonti.
Io suggerisco, prima di passare ad altro, l’articolo del 10 novembre 2009.

Di analogia in analogia

Il caso della banca di Credito Cooperativo Fiorentino mi ha fatto venire in mente un mio –fallito – tentativo di dialogo con l’ Unicoop Firenze, cooperativa che aderisce all’ Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori  della Lega delle Cooperative.
Nel 2005 mi trovavo a Betlemme e osservavo con interesse (era uno degli scopi che mi ero prefissa) il sistema scolastico. Una delle scuole più stimate era –ed é -la scuola di Terrasanta, gestita dai francescani, che comprende anche una scuola dell’infanzia, rigorosamente allora (oggi non so) solo maschile eppure –e ciò va a onore soprattutto delle scuole protestanti – in Palestina ci sono anche scuole miste.
Quella scuola, un vero gioiello finanziato dall’Italia, così veniva e viene ancora presentata dall’Ufficio stampa dell’Unicoopo (uno dei finanziatori del progetto)
”L’intento di tutti e’ quello di offrire ai bambini e alle bambine di Betlemme un ambiente accogliente per far crescere una speranza di pace e normalità”.
Una frottola che inutilmente provai a segnalare, inviando numerosi messaggi ai politici che avevano partecipato all’inaugurazione della scuola (fra cui l’on. Bindi) e all’ufficio stampa dell’Unicoop  senza mai ricevere risposta).
Evidentemente l’obiettivo era soddisfare il rispetto delle pari opportunità – che si presumeva presente nei donatori – e insieme l’opportunismo della scelta che prevalse a Betlemme.
Sia stata sciatteria o consapevole doppio gioco, mi resta la domanda “è più grave rubare consenso con i quattrini o con l’ostentazione di buoni sentimenti fondati su un falso, in quel caso le bambine di Betlemme, ancora una volta beffate e tradite, abusate quali esche per un consenso evidentemente utile?”

Una scultura che mi ha dato una scossa.

Ieri ho visitato la mostra dedicata ai fratelli Basaldella   La statuetta di cui propongo l’immagine   è un lavoro di Mirko (1930). Si intitola la strage degli innocenti.
Quel bambino aggrappato, come se ne volesse ricavare sicurezza, alla gamba di chi lo massacrerà (sembra che anche il dr. Mengele ad Auschswitz sapesse suscitare fiducia nei piccoli che avrebbe torturato e massacrato) mi ha fatto tornare in mente troppe cose.
Se segnalare la responsabilità di chi compera il consenso altrui è doveroso è insieme opportuno ignorare la responsabilità di chi –con quattrini o sollecitazioni sentimentali – si lascia comperare?
Qual è il confine fra l’essere vittime e l’essere complici?
Purtroppo per molti funziona non il criterio della conoscenza ma quello dell’appartenenza acriticamente accettata.

P. S.: Chi volesse saperne di più sulla scuola dell’infanzia di Terrasanta può andare, sempre attraverso la colonna destra a blog precedenti – diari e altro – 14 agosto 2005 e 30 gennaio 2007

17 Agosto 2010Permalink

29 luglio 2010 – Il Governo, la Camera, le intercettazioni e i blog. 30 luglio 2010 – Un lungo seguito.

Intercettazioni e blog  

Il disegno di legge “Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche”, che ora porta il numero 1415, è approdato al dibattito della Camera. Proviene dal Senato ma il suo iter è iniziato più di due anni fa.
I quotidiani ne parlano, ha dato occasione per parecchie pesanti e autorevoli critiche.  

Da parte mia mi voglio soffermare su un aspetto soltanto, una parte del comma 29 dell’art. 1 (al solito quanto intervengono voti di fiducia i vari articoli vengono accorpati per rendere più sbrigativamente agevole la votazione e la lista dei commi si allunga a dismisura).   

Per leggere il comma 29  

Il comma  29 del disegno di legge in discussione fa riferimento al decreto legislativo n. 177 del 2005 che al comma 2 dell’art. 32 recita  

2. Chiunque si ritenga leso nei suoi interessi morali o materiali da trasmissioni contrarie a verità ha diritto di chiedere all’emittente, al fornitore di contenuti privato o alla concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo ovvero alle persone da loro delegate al controllo della trasmissione che sia trasmessa apposita rettifica, purché questa ultima non abbia contenuto che possa dar luogo a responsabilità penali.  

 A sua volta quel decreto fa riferimento alla legge 8 febbraio 1948, n. 47  che all’art. 8 (risposte e rettifiche) recita  

“il direttore o vicedirettore responsabile è tenuto a far inserire, nel periodico, integralmente e gratuitamente le risposte, rettifiche o dichiarazioni delle persone cui siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni lesivi della loro dignità o da esse ritenuti contrari a verità, purchè le risposte, rettifiche o dichiarazioni non abbiano contenuto che possa dar luogo a incriminazione penale”.   

Comma 29  

E infine il comma  29 dell’art. 1 prevede che “Per i siti informatici,  ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica,  

le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”;  

Non mi sento di scrivere di più perché non è materia in cui io sia esperta e competente, ma, posto che il disegno oggi o in futuro (se mai fosse rinviato) venga sciaguratamente votato com’è, vorrei poter sperare che i grandi mezzi di informazione, gruppi d’opinione e partiti politici, giovandosi di veri esperti e competenti, diano indicazioni di comportamento a chi, pur volendo continuare a confrontare le proprie opinioni per via informatica, non ne sia dissuaso dal timore di incappare in situazioni insostenibili, almeno sul piano finanziario.  

Spero invece che non vengano diffuse informazioni errate o devianti che, indicando percorsi di ricerca privi di senso, distolgano l’interesse da una questione su cui si gioca la nostra libertà di sapere e dire, inducendoci a darci da fare per diffondere opinioni errate (si veda il mio scritto Contraddizioni del 30 maggio).  

Non possiamo permetterci il lusso di perdere tempo: abbiamo bisogno di idee chiare.
La protesta é doverosa ma la costruzione di apparenti sommarie certezze da strillare è nociva e non fa onore a chi la promuove.   

Post scriptum: 

Sebbene io abbia già collegato i singoli argomenti alle loro fonti, ne ripeto qui l’indirizzo per chi volesse documentarsi:  

Collegato al paragrafo ‘Intercettazioni e blog’: http://www.camera.it/126?pdl=1415-B&tab=4&leg=16  

Collegati al paragrafo ‘Per leggere il comma 29’: http://www2.agcom.it/L_naz/dl177_05.htm
 http://www.italgiure.giustizia.it/nir/lexs/1948/lexs_145703.html   

Collegato al paragrafo ‘Comma 29’:  http://diariealtro.altervista.org/blog/30-maggio-2010-contraddizioni/).  

30 luglio – Un lungo seguito 

Il ddl intercettazioni é defunto o dorme?

Il caos costante del parlamento italiano (e insieme del governo) ha trovato ieri nella scelta dell’on. Fini il catalizzatore che ne ha determinato un’accelerazione. In tale contesto –e non certo per un’azione politicamente corretta ed efficace di chicchessia da qualsivoglia parte- l’iter del disegno di legge 1415 si è arenato.

Tornerà al dibattito a settembre?

Io non tento previsioni in una situazione che richiederebbe l’uso della sfera di cristallo e non del ragionamento. Sono convinta che una ragionevole prudenza suggerisce di comportarsi come se fossimo certi che il dibattito riprenderà.
E’ bene quindi tener vigile l’attenzione sulle critiche relative ad argomenti alti e a quelli di apparente piccolezza (ma, a pensarci bene, l’opposizione alla censura non ha livelli: è in ogni caso necessaria e doverosa) avendo ben presente la necessità di non fare sciocchezze, di promuovere e sostenere una comune riflessione, senza indulgere al piacere di ululare in gruppo  (si veda il mio articolo di maggio – contraddizioni- collegato sopra).

Un decalogo per orientarsi nella eventuale censura dei blog
A sostegno di un percorso possibile io propongo un passo di un intervento importante, con il relativo indirizzo per il collegamento). 

Il bavaglio ai blog spiegato in 10 punti

DIECI COSE CHE NON SI POSSONO NON SAPERE SULL’OBBLIGO DI RETTIFICA PER I BLOG

«Il ddl intercettazioni, ancora in fase di approvazione, come è ampiamente noto, minaccia di incidere anche su Internet.
Il comma 29, infatti, prevede alcune modifiche alla legge stampa, imponendo l’obbligo di dichiarazione e rettifica, entro quarantotto ore dalla richiesta, anche ai “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”. Le rettifiche dovranno essere pubblicate con analoghe caratteristiche grafiche, metodologia di accesso al sito e pari visibilità della notizia cui si riferiscono.
Ma nel caos che ha scatenato questa proposta di legge, è necessario fare un po’ di chiarezza e precisare in quale contesto giuridico si inserisce la proposta di modifica.

10 cose che non si possono non sapere quando si parla di diritto di rettifica….

1) Che cos’è il diritto di rettifica?
È il diritto di fare pubblicare gratuitamente dichiarazioni dei soggetti interessati dalla pubblicazione di immagini, dichiarazioni, notizie ritenute lesive della loro dignità o contrarie a verità.
In sostanza, è il diritto – riconosciuto a certe condizioni – di affermare la propria verità.

2) Dove o come è pubblicata la notizia, la dichiarazione o l’immagine?
Nei giornali o in televisione.

3) Quali sono oggi le norme di riferimento?
a) La legge sulla stampa (e precisamente l’art. 8 della l. n. 47 del 1948) che afferma: il diritto di rettifica è il diritto di fare inserire “gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale” .

b) Il T.U. dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (e precisamente l’art. 32 quinquies del d. lgs. n. 177 del 2005) che dispone: “chiunque si ritenga leso nei suoi interessi morali (…) o materiali da trasmissioni contrarie a verità ha diritto di chiedere (…) che sia trasmessa apposita rettifica, purché questa ultima non abbia contenuto che possa dar luogo a responsabilità penali”.

4) Il diritto di rettifica elimina altri diritti?
Il diritto di rettifica si aggiunge, ma non elimina le azioni, cioè gli strumenti giuridici di tutela riconosciuti da altri diritti (querela per diffamazione, risarcimento del danno, ecc.).

5) Qual è il presupposto ad oggi per l’esercizio del diritto di rettifica?
Ad oggi, il diritto di rettifica è previsto per la stampa (quotidiani, periodici, agenzie di stampa) e per le radiotelevisioni, che trasmettono in via analogica o digitale.
Il presupposto è che la notizia o la dichiarazione siano state diffuse da un mezzo di informazione. Si presuppone che ci sia una struttura organizzativa creata allo scopo di produrre “informazione”, in altri termini, un’impresa a ciò finalizzata.

6) Il “sito informatico” è un giornale o una trasmissione televisiva?
E’ banale affermare che il sito telematico possa essere qualunque cosa. Anche un giornale (ad esempio un quotidiano on line). Ma certo non tutti i siti sono giornali. QUI STA L’ERRORE CONCETTUALE.

7) Il blog è un giornale?
No. Ci sono tanti tipi di blog, ma il blog tipicamente non ha i caratteri di periodicità di un giornale e non è registrato.

8) Il blogger è un imprenditore?                        Non in quanto blogger.

9) Quali sono rischi maggiore derivante da questa norma del ddl intercettazioni?

Oltre alle pesanti sanzioni (da Euro 7.746 ad Euro 12.911), oltre ai termini stringenti per la rettifica (appena quarantotto ore dalla richiesta) che appaiono concretamente non praticabili, il grave pericolo è che, a lungo termine, questa norma, se approvata, consentirà di equiparare siti (e blog) ai giornali, creando il presupposto per l’applicazione di norme severe (amministrativamente impegnative, e corredate di sanzioni penali) nate per le imprese di informazione ai “siti informatici” e magari ad ogni trasmissione telematica (perché no? anche social network e Twitter).

10) Allora, la conclusione è affermare che Internet sia o debba essere il Far West?
No. Oggi, esistono già validi strumenti giuridici di tutela (quali: diffamazione, risarcimento dei danni patiti, pubblicazione della sentenza). Se ne possono introdurre anche altri, ma meglio ponderati.
La libertà di espressione non è (SOLO) degli imprenditori dell’informazione, ma di tutti. Espressione del pensiero e attività imprenditoriale sull’informazione non coincidono.»

Qualche lettura

E infine ecco l’indirizzo per leggere il testo del disegno di legge sulle intercettazioni, sia morto, in agonia o ‘in sonno’, come un vecchio massone temporaneamente silente.
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0038530.pdf 

Se poi qualcuno volesse documentarsi sul (dis) funzionamento della legge 15 luglio 2009, n. 94, “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, può farlo servendosi dell’indirizzo che trascrivo di seguito:
http://www.ildialogo.org/norazzismo/documenti_1280409675.htm

 

30 Luglio 2010Permalink

27 luglio 2010 – il blog si rinnova

Il mio ‘diariealtro’, nato come blog, trasformato in sito web, ridiventa blog senza modificare il proprio nome. 

Le due fotografie che inserisco in questo articolo illustrano l’immagine che apre questo blog e che riprende l’ombra de ‘Il guerriero di Montauban’ (Bourdelle. 1898),
statua che si trova nell’Art Garden del Museo Nazionale di Gerusalemme

La gestione del sito si era rivelata complicata per il mio livello di abilità e il perfezionamento dell’offerta di blog automaticamente organizzati con archivi, categorie, tag (perché non scrivono ‘indici analitici’?), possibilità di ricerca interna e di accesso ai blog precedenti, mi offre l’opportunità  di continuare a scrivere con minor fatica.
In questa trasformazione tenterò anche –alla ricerca di lettori con cui mi piacerebbe aprire un dialogo – di praticare il collegamento con facebook, questione che mi intriga non poco.

Infatti un paio di anni or sono o poco meno ho cominciato a ricevere messaggi che mi offrivano di corrispondere su facebook a richieste di amicizia. L’ho fatto sia per curiosità sia perché mi sembrava villano non corrispondere a una dichiarata richiesta di amicizia di persone di cui, tra l’altro, ero già amica.
Poco dopo ho avuto un brusco scossone, tale da provocarmi, allora, un rigetto totale di facebook.
Infatti, mentre mi occupavo della negazione della registrazione anagrafica dei neonati figli di immigrati senza permesso di soggiorno, avevo scritto al sindaco di Udine, dato che a Udine vivo, anche se il problema ha un carattere generale.
Non ricevetti risposta ma ne ebbi invece una, a mio parere sconcertante, da un assessore dello stesso comune. Una persona cui erano note la questione, la mia delusione e la mia indignazione mi inviò una richiesta di adesione a un gruppo di sostenitori del sullodato sindaco silente. Allora ebbi l’impressione di finire in un groviglio inestricabile di gruppi, adesioni, amicizie che mi avrebbero impedito di esprimere chiaramente le mie scelte o peggio mi avrebbe coinvolto in scelta improponibili.

Poi sono stata costretta a convenire che facebook ormai è un luogo di comunicazione cui, se voglio essere letta (ma non è detto che ciò avvenga) mi devo adeguare, cercando di non essere coinvolta nel balbettio di brevi battute proprio del linguaggio di facebook che, a mio parere, non aiuta a comunicare.
Così provo anche a praticare anche questo spazio.

Segnalo, per chi volesse documentarsi sulla questione registrazione anagrafica dei figli dei sans papier (non sarà certo il lega-dipendente di turno ad indurmi a chiamarli clandestini) l’indirizzo dell’articolo (10 novembre 2009) che sintetizza la questione: 
http://diariealtro.altervista.org/blog/10-novembre-2009-i-sans-papier-ditalia-e-i-corollari-della-sicurezza/

27 Luglio 2010Permalink

20 luglio 2010 – Letture: Ho un sogno e Confronti

Ho un sogno è un mensile locale che esce ormai da 19 anni.
Chi volesse prenderne visione può rivolgersi alla libreria CLUF (Via Gemona 22 – Udine) o all’associazione Proiezione Peters (asspp@iol.it).


Confronti é un mensile nazionale di cui si può prendere visione – e scaricare anche alcuni articoli – nel sito web www.confronti.net. 
Si presenta come “una pubblicazione mensile di “fede, politica e vita quotidiana”. Al tempo stesso è un centro culturale impegnato
sui temi del dialogo tra le fedi e le culture, del pluralismo e dell’educazione alla pace”.

Sono due letture cui non manco mai e, in particolare per ciò che riguarda Ho un sogno, riesco anche a scrivere qualche cosa.
Riporto, con un po’ di megalomania dato che ne sono autrice,  l’editoriale del numero appena uscito.

Su Ho un sogno abbiamo già segnalato che il ‘pacchetto sicurezza’ (lettera g, comma 22, art. 1, legge 15 luglio 2009 , n. 94 – Disposizioni in materia di sicurezza pubblica) richiede ai migranti privi di permesso di soggiorno (coloro che vengono chiamati clandestini) l’esibizione dello stesso anche per la registrazione degli atti di stato civile (nascita, matrimonio, morte). Sono atti che prevedono l’intervento del sindaco che –agendo quale ufficiale di governo- trova in queste registrazioni lo strumento per riconoscere chi, nel suo comune, nasce, vive e muore.
Purtroppo rendere difficile se non impossibile il godimento dei diritti che spettano ad una persona, indipendentemente dalla sua appartenenza a uno o ad altro stato, non ha creato diffuse perplessità o motivati dubbi in un’opinione pubblica ormai assuefatta ad accettare le discriminanti etniche come condanna e solo la labilità di una circolare del Ministero dell’Interno ha ridotto il rischio di  trasformare sistematicamente in apolidi i  neonati figli di sans papier.
Ma gli strappi alla Costituzione che il pacchetto sicurezza prevede non si fermano qui e, se l’assenza della politica è stata pressoché totale anche nel tutelare diritti sanciti dall’ONU e dalla legislazione europea, non altrettanto può dirsi della magistratura che, agendo come suo compito su casi precisi, ha cominciato ad identificarli.
Così  il Giudice di Pace di Trento (con un’ordinanza dello scorso mese  di giugno) ha sospeso il procedimento espulsivo a carico di una cittadina cilena cui erano state impedite le pubblicazioni di matrimonio con un cittadino italiano e rinviato gli atti alla Corte Costituzionale.
La stessa Corte ha già deliberato su un punto fondamentale della legge 94/2009 e.
pur riconoscendo il ‘reato di clandestinità’,  avrebbe riconosciuto l’illegittimità dell’aggravante  di clandestinità (pene aumentate di un terzo se a compiere un reato è un immigrato presente illegalmente in Italia).
Ci sembra però opportuno non ignorare l’ordinanza dello scorso mese di giugno del giudice del lavoro del Tribunale di Udine  che  ha accolto il ricorso presentato da un cittadino rumeno, sostenuto da ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), CGIL, CISL e UIL, contro il diniego all’erogazione dell’assegno di natalità regionale (meglio conosciuto come bonus bebè) da parte del Comune di Latisana per mancanza del requisito di residenza decennale in Italia e quinquennale nel Friuli Venezia Giulia,come previsto dalla relativa legge regionale.
Sempre in giugno la corte di Cassazione ha emesso una sentenza che nega il riconoscimento di idoneità all’adozione a coppie che facciano riferimento, come criterio di scelta, all’etnia dei minori adottandi. Sembra un passo importante nei confronti del rifiuto di un pregiudizio che spesso non accoglie il riconoscimento della pienezza del diritto di un minore.
Certamente l’elencazione di questi ‘frammenti’ di pronunce della magistratura (e non sono le sole) non soddisfa l’esigenza dell’affermazione di un principio di civiltà che non appartiene alle nostre leggi sull’immigrazione, sulla sicurezza e non solo, ma l’enunciazione di un principio quale che sia non è compito del potere giurisdizionale ma del legislativo che dovrebbe trovare sostenitori e oppositori in una società civile consapevole e attenta.
Non é un caso che ora a livello governativo ci si dia da fare per mutilare (o almeno pesantemente minacciare) le fonti di informazione.

 

 

20 Luglio 2010Permalink