6 aprile 2016 – QUESTE BAMBINE E QUESTI BAMBINI ESISTONO

Dal n. 243 di Ho un sogno

“Queste bambine e questi bambini esistono. Il Legislatore non può cancellarli, non può voltarsi dall’altra parte, ignorandone le esigenze di protezione”. Così più di 700 giuristi scrivevano al Senato, impegnato a discutere il disegno di legge  “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. Non  furono ascoltati. La norma ottenne una faticosa approvazione a patto che ne fosse stralciato proprio l’articolo che prevedeva la protezione dei minori. I giuristi firmatari (docenti universitari, magistrati, avvocati) affermavano che proprio per l’impegno “sui temi dei diritti fondamentali, del diritto di famiglia e dei minori, non possiamo non rilevare che l’adozione del figlio da parte del partner del genitore biologico (c. d. “adozione in casi particolari”), diretta a dare veste giuridica ad una situazione familiare già esistente di fatto, rappresenta la garanzia minima per i bambini che vivono oggi con genitori dello stesso sesso”. Non servì a nulla e non è una novità. Da anni Ho un Sogno si occupa del problema dei migranti non comunitari che, se privi del permesso di soggiorno, non possono assicurare il certificato di nascita ai loro figli che nascendo in Italia, diventano bambini invisibili. Dal 2009 (quando fu approvato il cd ‘pacchetto sicurezza’) il Parlamento italiano (che su questo problema sembra godere di un silente consenso sociale) ‘si volta dall’altra parte’. Forse il lungo allenamento gli è servito anche per non vedere i minori che necessitano della stepchild adoption. Continuerà a non vederli anche nel dibattito alla camera? E riuscirà a rigettare anche una piccola norma che – inserita nel progetto di legge “Disposizioni in materia di cittadinanza” (votato alla camera ma non ancora al rissoso senato) – se approvata consentirebbe ai piccoli invisibili di esistere? Sembra che i bambini siano diventati un’arma da usarsi senza scrupolo contro i loro genitori che si vogliano penalizzare, sia per status burocratico, sia per condizione personale. C’è di che preoccuparsi.

 

6 Aprile 2016Permalink

2 marzo 2016 – I bambini si possono abusare senza stupri.

Copio di seguito da La Repubblica (1 marzo) l’articolo di Conchita De Gregorio che totalmente condivido.
Girando per fb ho trovato appelli a firmare contro la maternità surrogata che in questi casi viene chiamata con la più popolare espressione di utero in affitto. Per quanto io abbia molte perplessità su questa pratica oggi mi sento di appoggiare solo ciò che cerca di fondare il diritto del bambino alla sicurezza della continuità affettiva. Infatti non  posso ignorare il cinismo con cui sono state stralciate dal testo della legge sulle Unioni Civili le adozioni coparentali o del figliastro o stepchild adoption, come le si voglia chiamare. Il bambino è il soggetto più debole, non può difendersi da sé e i danni irrimediabili che gli vengono fatti, negandogli la possibilità della continuità di una relazione fondante –ove scompaia il soggetto adulto che a tale relazione ha legalmente diritto – sono sventolati cinicamente come una minaccia contro chi voglia far uso della pratica della maternità surrogata. Qualcuno, soprattutto nell’ambito cattolico, ha artatamente confuso – e fatto confondere – la pratica della maternità surrogata con la sottrazione di un bambino alla madre. La pessima fede di tutti costoro ha una verifica per me certa: il totale disinteresse – esteso dalla politica alla società civile -nei confronti dei bambini cui dal 2009 è negata la registrazione della nascita e quindi la stessa esistenza dei genitori (cfr. in questo blog il tag anagrafe).

1 marzo 2016 –  I diritti dell’amore e quelli dei bambini.
Conchita  De Gregorio

DIPENDE. Vorrei vivere in un mondo dove fosse ancora possibile rispondere così a chi ti chiede – continuamente qualcuno ti chiede – cosa pensi della medicina naturale della riforma del Senato dell’accesso ai tracciati telefonici di un morto, delle donne che portano in grembo un bambino che sarà poi figlio di altri. Dipende, vorrei poter rispondere e invece non si può perché non c’è tempo, non c’è voglia di capire e di ascoltare, di distinguere: puoi solo votare adesso, mettere un mi piace, un pollice verso, scrivere un wow – oppure tacere. Finché un Salvini non dice “disgustoso egoismo” del fatto che Nichi Vendola e il suo compagno Ed Testa hanno avuto un figlio.

E allora cosa pensate dell’opinione di Salvini, su quale spalto sedete, in quale tifoseria vi iscrivete. Avanti, votate. No, non voto, vorrei poter dire. E poi non essere obbligata a tacere, il silenzio unico riparo superstite dal circo osceno delle opinioni sempre nette, sempre urlate, sempre senza dubbio e quasi sempre ignoranti delle ragioni ultime delle cose – ma domandare e ascoltare, piuttosto. Perché dipende. La complessità e la delicatezza delle scelte che riguardano la vita merita ascolto, prima di tutto, e uno sforzo grande di comprensione. Ciascuno di noi si è trovato almeno una volta a dover decidere se mettere al mondo o no un figlio, se mettere fine o no alla vita di un malato terminale, se rivelare o no un segreto, un tradimento, una passione. Ciascuno fa i conti con la legge certo, ma prima e soprattutto con la sua coscienza. Allora vorrei – lo vorrei per me, poi per gli altri – che ci fosse la capacità di provare a capire, conoscere, mettersi nei panni. Il giudizio, se proprio è necessario, dopo. Che poi non sempre è necessario. Il tribunale permanente delle coscienze altrui potrebbe ogni tanto anche prendersi un turno di riposo e considerare magari, nel silenzio del foro interiore, la propria.

“Ognuno dal proprio cuor l’altro misura”, ha detto Nichi Vendola di fronte al rigurgito del web. Ha ragione. Vi piace? Mettete un like. Se proprio è indispensabile dare un’opinione prima di esaminare i fatti dirò che sono sempre felice della felicità altrui. Per una ragione egoista e non altruista, aggiungo: perché mi rallegra, mi contagia. Sono dunque davvero e semplicemente felice di sapere che due persone che si amano abbiano il figlio che desideravano. Sono contenta di sapere che sia nato Tobia, e che la sua famiglia viva ore di meraviglia.

I fatti poi, finalmente: l’ex governatore della Puglia ha avuto un figlio in California da una donna che lo ha generato nel rispetto della legge. Il padre biologico del bambino è il suo compagno, Ed Testa. “La donna che lo ha portato in grembo e la sua famiglia sono parte della nostra vita”, ha detto Vendola. In America, Paese che continuamente e a buon diritto portiamo ad esempio di libertà e democrazia, esistono delle regole in base alle quali una coppia dello stesso sesso può non solo sposarsi ma avere un figlio. Se sono due uomini, naturalmente da una donna. La quale deve avere alcune caratteristiche che riassumo brutalmente, me ne scuso, così: deve essere benestante e volontaria. Non in condizioni di necessità, non costretta. Una libera scelta. Lo schiavismo, la tratta delle donne, la sopraffazione, lo sfruttamento non hanno casa in questa storia. Siete dunque favorevoli o contrari all’utero in affitto, come lo abbiamo chiamato con orrenda formula? Dipende. Se la donna è prigioniera, indigente, schiava, costretta dalle condizioni di vita o dal sopruso di altri a vendere il tempo della sua gravidanza e poi suo figlio: sicuramente contrari. Se è una sua libera scelta, regolata dalla legge del Paese in cui vive, seguita e controllata da cento e cento occhi che vigilano su di lei sulla sua decisione chi sono io, chi siamo noi per giudicare?

Sull’adozione del figlio dell’altro ho letto e ascoltato parole sensatissime, competenti, chiare. Dal magistrato Melita Cavallo, per esempio, una vita spesa al servizio delle adozioni e dei bambini. Da Stefano Rodotà, giurista e uomo integro. Ma il bene del bambino?, sento però chiedere. È giusto che un bambino nato dal ventre di una donna debba essere separato dalla madre, non allattato da lei, portato a vivere in un altro Paese per assecondare il desiderio di una coppia che vuole un figlio? Istintivamente no, viene da dire. È qualcosa che ci mette a disagio, che crea malessere. Però dipende. Da un’infinità di variabili: chi sono quelle persone, che relazione avranno tra loro, se manterranno o meno il legame con le origini. Di che natura sarà quel legame. Dipende da quanto amore ci sarà, in definitiva. Viviamo in un Paese dove i tribunali dei minori tolgono i figli alle madri per darli in affido in numero triplo rispetto ad altri Paesi europei. Un racket dell’affido, hanno mostrato alcune inchieste. Conviene toglierli, qualcuno si arricchisce. È dunque sempre il bene del bambino, quello che orienta le decisioni? È sempre vero che per un bambino stare con sua madre è meglio che stare con una coppia di genitori che lo accoglie e lo ama diversamente da come il suo destino avrebbe deciso? Dipende. Caso per caso, bisogna andare a vedere. Avere testa e cuore. Tobia Antonio è un bambino strappato a sua madre? Tecnicamente, giuridicamente no. È un bambino nato in un cerchio di amore di cui la madre farà parte? Una vita ricca e complessa e difficile come quella di tutti, la sua vita? È possibile. Probabilmente sì.

In altre circostanze – moltissime altre – questo su Tobia non sarebbe un dibattito pubblico. Le coppie eterosessuali vanno a fare l’eterologa all’estero, le donne sole li concepiscono dove possono. Decine di bambini nascono così ogni mese da quelli che hanno soldi per farlo, questa sì è la vera discriminazione. Solo chi ha denaro può farlo, in Italia. In altri Paesi le donne e gli uomini soli – star, attrici, cantanti celebri – adottano e concepiscono in un batter di ciglia, poi occupano le copertine dei rotocalchi. Altri mentono: è il figlio naturale di mio marito, la madre lo ha abbandonato. Ci sono casi celebri, tutto lo sanno ma nessuno lo dice.

La nascita del figlio di Nichi Vendola è un fatto pubblico perché lui è un uomo pubblico. Il suo gesto e quello di Ed, all’indomani dell’approvazione della legge sulle unioni civili orfana dell’adozione del figlio dell’altro (stepchild adoption, lo abbiamo detto in inglese) è un gesto anche politico. È un modo per incarnare una battaglia. Per dire: eccomi, io sono qui. Quello che penso sia giusto è questo, faccio della mia vita un manifesto. È perciò legittimo il dibattito. Certo per chi lo patisce faticoso, ma legittimo. Se e quando l’Italia arriverà a scrivere una legge che prende atto della realtà è qualcosa che non sappiamo. Difficile, in questo clima, adesso. Ciascuno continuerà a fare come crede, e come può.

Secondo coscienza. E se sia giusto o sbagliato non possiamo davvero dirlo al posto di altri, è già molto difficile decidere per sé. Certo non possiamo farlo al posto di Tobia, che è senz’altro benvenuto al mondo. Potremmo chiederglielo quando sarà grande, se avremo la pazienza di aspettare. Pensa che sorpresa se fra vent’anni, con un sorriso, rispondesse: mah, dipende.

Fonte: http://www.repubblica.it/politica/2016/03/01/news/i_diritti_dell_amore_e_quelli_dei_bambini-134590656/

Fonti precedenti + altre reperibili con i tag anagrafe, bambini, nascita:

21 gennaio 2016- un articolo di S. Rodotà. Il Parlamento si volterà dall’altra parte?                https://diariealtro.it/?p=4194

14 gennaio 2016 – appello di giuristi: Il parlamento non si volti dall’altra parte                               https://diariealtro.it/?p=4186

24 ottobre 2014 – proposta di legge Lo Giudice n. 1562    –   https://diariealtro.it/?p=3401

2 Marzo 2016Permalink

25 febbraio 2016 – Un capro espiatorio deve continuare ad esistere

Il senato ha approvato.

E voglio pensare con riconoscenza ai senatori che si sono adoperati per salvare il salvabile. Ricordo tre nomi: Cirinnà, Lo Giudice, Lo Moro, sperando ce ne siano altri altrettanto determinati.

Intanto però non mi nego il diritto di scrivere quello che penso io.

L’amara fulminea battuta di Jena è una buona premessa “Tesoro, la tua mamma è morta ma io non ti posso adottare.  E quindi?   Divertiti all’orfanotrofio”.

E’ accaduto l’inimmaginabile: un senato organizzato contro i bambini!

Infatti uno dei punti di forza imposti col voto di fiducia è la scomparsa della stepchild adoption

I nostri eroi hanno dimenticato la necessità di tutelare il superiore interesse dei bambini, di tutti i bambini, pur affermato in una legge, ratifica di una convenzione ONU, che forse non conoscono (176/1991). Nel 2009 erano riusciti (benedicente Maroni) a cancellare del tutto quelli con genitori non comunitari burocraticamente irregolari, oggi hanno pensato a cancellare la certezza della continuità affettiva per quelli con due mamme e due papà.

Dal cinismo politico al cinismo vescovile

L’Avvenire (autorevole voce della Conferenza Episcopale Italiana) oggi scrive a firma di Angelo Picariello: «.. sulle adozioni viene detto con chiarezza che non si applica per intero la legge 184 del 1983 che regolamenta la materia: non c’è più quindi non solo la stepchild adoption, ma anche l’ac cesso alle adozioni speciali. Sebbene, si aggiunge, “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozioni dalle norme vigenti”, lasciando quindi aperta la possibilità di specifici pronunciamenti dei giudici minorili» Poiché questi signori e monsignori sciocchi non sono sanno benissimo che, per quanto esperti e consapevoli siano i magistrati, la situazione dei loro uffici rende per sé lenti i processi e che quindi la posizione del bambino, abusato per spaventare i genitori, si può ancora adoperare in uno spazio di grave insicurezza. L’avevo già sospettato seguendo il disinteresse con cui il mondo cattolico in genere e la sua componente gerarchica in particolare (pur impegnata in un “sinodo sulla famiglia”) aveva voltato le spalle ai bambini invisibili per legge. C’è stato un momento in cui avevo sperato la voce della CEI si scuotesse dal suo glaciale torpore (che tanto l’avvicina al torpore laico) quando – fra il 30 settembre e i primissimi giorni di ottobre delle scorso anno – Avvenire ne aveva parlato. Una svista perché poi ha perseguito della sua cecità tanto ignobile quanto volontaria. Ne avevo scritto sul mio blog del 17 ottobre   https://diariealtro.it/?p=4045 Concludo con una citazione da un articolo di Rodotà da La Repubblica di oggi: «… i bambini, strumentalmente come oggetto di una necessaria tutela e che. invece, rischiano d’essere ricacciati in una condizione di discriminazione, creando una nuova categoria di ‘illegittimi’. più che un intento discriminatorio ormai uno spirito persecutorio».

Un capro espiatorio deve continuare ad esistere

La triste approvazione probabilmente necessaria del ddl Cirinnà ora affida il testo alla Camera. Cosa accadrà se non lo approvano così com’è? Un nuovo balletto sulla pelle dei bambini? Il capogruppo del Pd ha concluso assicurando una prossima modifica della legge sull’adozione. Legge necessaria ma qualcuno gli avrà detto che l’adozione riguarda chi non ha genitori e che invece i piccoli discriminati radicalmente dalla nascita hanno i genitori che però la legge ha condannato a costruire l’inesistenza dei figli? Qualcuno si occuperà anche di loro o un capro espiatorio deve continuare ad esistere? E perché continui ad esistere tornerà a sbucare un cardinale sostituto del presidente dell’Assemblea?

25 Febbraio 2016Permalink

23 febbraio 2016 – Capri espiatori sempre pronti all’uso

Il Senato voterà (se voterà) la ‘legge Cirinnà’ senza l’art. 5.
Ci sono riusciti: hanno ‘concesso’ ciò che era possibile, avendo di fronte una richiesta consolidata dal fatto di proporre come obiettivo una norma ormai diffusa in molti stati europei, pur escludendo il matrimonio e collocandola nell’ambito delle Unioni Civili. Era necessario però mantenere un ostacolo di quelli cari ai muri che, non potendo tradursi in filo spinato e cemento, si consolidano nelle nostre teste. Dovevano dimostrare alla cultura del pregiudizio (cui non premetto l’abusato ‘catto’ perché appesta anche le più sedicenti ‘laiche’ collocazioni) di essere forti di fronte ai cedimenti a una diversità incombente e così. sordi all’appello di più di 700 giuristi, indifferenti all’appello di 400 intellettuali, hanno ostentato di ignorare la disparità che la legge ora impone fra i figli che vivono nell’ambito di unioni omossessuali e i figli di un componente di coppie sposate che possono essere adottati dal coniuge.

Il giurista Stefano Rodotà ha scritto: (La Repubblica 23 febbraio 2016): «Di fronte a noi è una grande questione di uguaglianza, di rispetto delle persone e dei loro diritti fondamentali, che non merita di essere sbrigativamente declassata, perché altre urgenze premono. I diritti, dovremmo ormai averlo appreso, sono indivisibili e quelli civili non sono un lusso , perché riguardano libertà e dignità di ognuno» Occorre invece: « sfuggire alla superficialità con la quale troppo spesso in Italia si affrontano questioni serie come quelle riguardanti le adozioni coparentali (stepchild adoption). Tema, questo, che trascura del tutto le dinamiche degli affetti, la genitorialità come costruzione sociale e che, a giudicare da alcuni improvvidi emendamenti al disegno di legge in discussione al Senato, rischia di lasciare bambine e bambini in un avvilente limbo che di nuovo nega dignità ed eguaglianza».

La memoria risveglia il disgusto.
Risento quello che mi aveva inorridito in anni lontani quando si usava lo spauracchio di una stigmatizzazione infamante contro le ragazze madri (non c’era ancora la prova del DNA e i padri potevano scivolare nell’ombra) e i bambini finivano in istituti così redditizi per i gestori che credo li rimpiangano ancora. Non riesco a dissociarmi dall’immagine del senator Monti (uno fra i tanti) che si pronuncia contro la stepchild adoption. E’ ben vero che ha cinque anni meno di me ma non sono abbastanza per immaginare si sia dimenticato del dibattito nella società che portò nel 1975 alla modifica del codice civile che fece scomparire l’infamia di quel NN. E dov’era quando si discusse la legge sulle adozioni? Ora parla e a me sembra un penoso vecchio immemore, un’icona della cultura che non ha imparato a guardare ai bambini come persona. Ma è solo uno fra tanti.

Le colpe dei padri e delle madri ricadano sui figli. Il parlamento approva

In questo blog, nel 2009 avevo parlato dei figli dei migranti senza permesso di soggiorno, cui è negato il certificato di nascita, come di cartine al tornasole e la mia vecchia intuizione ha funzionato. Quei bambini invisibili mi hanno accompagnato in tutti questi anni e, se non è dato vederli, sono però ben visibili coloro che hanno ostinatamente scelto di non riconoscerli uguali nei diritti ai loro coetanei, ricchi del merito di aver genitori burocraticamente accettabili. Ho potuto constatare come l’esercizio del rifiuto alla registrazione della nascita di questi bambini, il fermo riconoscimento che una categoria di nuovi nati si può negare, abbiano consentito a chi dovrebbe avere l’onore di testimoniarne l’esistenza (i sindaci prima di tutto)  di esercitarsi a non farlo.

Se il parlamento approva, il ‘sacro’ consente

Il rifiuto può assumere addirittura il marchio accattivante della sacralità Un sacerdote, trasmettendo legittimamente e con timbro vescovile, le informazioni turistiche relative al trasferimento a Roma per il recente family day così si firmava:  “Responsabile del Coordinamento Diocesano per la custodia della verità su persona, procreazione e famiglia”. Ne ho parlato con parecchie persone e ho trovato da parte di non cattolici supponente irrisione e da parte di cattolici acquiescenza che, quando non era consenso, era fatalistica rassegnazione. Comprensione del problema, poca. Dovrò pensarci ancora.

FONTI:

1 – Appello dei giuristi. Si legge nel sito di magistratura democratica:
http://www.magistraturademocratica.it/mdem/articolo.php?id=2440&a=on ed è trascritto nel mio blog il 14 gennaio
https://diariealtro.it/?p=4186

2  –  Agli onorevoli membri del Parlamento italiano, La legge Cirinnà rappresenta, oggi, l’occasione storica di fare un primo passo verso il riconoscimento di diritti civili e umani fondamentali. È tardi per perdersi in strategie politiche, si sta parlando delle vite concrete di milioni d’italiani in estenuante attesa di esistere agli occhi dello Stato. Siamo fuori tempo massimo, come hanno chiaramente indicato la Corte Costituzionale e la Corte Europea dei Diritti Umani. La legge Cirinnà è già frutto di numerosi compromessi con un Parlamento che, in nome di una presunta difesa dell’infanzia, sceglie di ignorare i bambini italiani che oggi crescono privati dei loro diritti. Se comparata alle leggi vigenti nei Paesi a noi vicini e affini, questa legge, oltre ad arrivare ultima in Europa occidentale, garantisce il minimo dei diritti alle persone LGBT. Un minimo oltre il quale non si può sconfinare, perché significherebbe approvare una legge di facciata o peggio lesiva, rimandando al mittente il riconoscimento di legittimità di milioni d’italiani e delle loro famiglie. Accorgersi di un’ingiustizia e correggerla a metà, significa perpetuarla. È insufficiente non essere razzisti, omofobi o sessisti, è necessario essere operosi nella lotta contro il razzismo, l’omofobia o il sessismo, combatterli ovunque si celino, soprattutto attraverso gli strumenti legislativi in mano al Parlamento. Un Paese dove tutti i cittadini, di là dal genere, razza, o orientamento sessuale, godono di pari opportunità, è un Paese più ricco, produttivo e felice. Il prezzo dell’esclusione lo paga la società intera. Abbiamo oggi l’occasione di fare la Storia, chiediamo pertanto la celere approvazione della legge Cirinnà nella sua completezza, permettendo all’Italia di unirsi al resto d’Europa e di sempre più Paesi del mondo nel riconoscimento di diritti fondamentali a tutti i suoi cittadini.

http://www.repubblica.it/politica/2016/02/21/news/unioni_civili_lettera_appello_change_org-133932321/?ref=HREC1-3

3 – art. 44 della legge n. 184/83 così come sostituito dalla legge n. 149/2001

4 – Legge 19 ottobre 2015, n. 173 “Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare”.
8 novembre 2015 –   https://diariealtro.it/?p=4081

5 – 1 novembre 2009 . Mi ha convinto l’on. Binetti. https://diariealtro.it/?p=222

23 Febbraio 2016Permalink

19 febbraio 2016 – IL SENATO NEL PALLONE

  • Concordo con Federico Geremicca ma non mi basta

IL 17 febbraio Federico Geremicca, giornalista de  La Stampa ha scritto: «Una questione che è nervi e sangue per migliaia di coppie omosessuali è stata trasformata in una Torre di Babele fatta di “canguri”, inglesismi e “affidi rafforzati”, capace di sgomentare qualunque normale cittadino. E se a questo si aggiungono i trucchi e gli sgambetti ideati per lucrare un qualche consenso elettorale, il quadro è completo».

A prescindere dal fatto che Torre di Babele mi sembra –per la solennità dell’enunciato – espressione troppo nobile in quel contesto e preferisco il mio titolo familiare e intenzionalmente irridente, ho bisogno di ritrovare ragionevolezza e provo a seguire una linea mia più rassicurante di quello che emerge dalle cronache, senza ignorare quello che non  emerge.

Al ‘tutti uguali’ non ci sto. Fa parte di quella cultura populista, che mi sembra sempre più forte e pervasiva, per cui nell’indifferenza che si forma a seguito appunto del ‘tutti uguali’ trovano spazio le ideologie nate dal pregiudizio che ormai domina l’immaginario dei molti (resisto alla tentazione di scrivere ‘dei più’).

Così si finge di vivere in una società che, inizialmente coesa, si sarebbe poi spezzata per il prevalere di interessi e forze estranee, fingendo di non sapere che una società nasce appunto come luogo della coesione di interessi diversi che in una società democratica devono poter convivere senza che nessuno cannibalizzi gli altri.

Mentre si contano seggiole

Penso con vergogna ai senatori che – nell’intento rivelatore di dissociare la stepchild adoption dal contesto della legge – dimostrano di voler gettare l’esca dell’approvazione delle Unioni Civili ad adulti che siano capaci di voltare la testa di fronte ai bambini, ostentando di considerarli persone senza diritti, bagaglio appresso dei loro genitori.

Ma si rendono conto costoro che i bambini cui è dovuto il riconoscimento della sicurezza della loro continuità affettiva esistono? Questi miei non rappresentanti fingono di ignorare che la continuità affettiva è giustamente assicurata in legge ai bimbi affidati, privilegiando gli affidatari in caso di adozione. Cito esattamente la legge – di cui avevo scritto in questo blog l’8 novembre scorso – perché fra pregiudizi e ignoranza non  riesco a liberarmi da una sgradevole sensazione di malafede: “legge 19 ottobre 2015, n. 173. Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare”.

Quindi nelle famiglie considerate ‘normali’ il bambino è giustamente garantito, in quelle che così non sono considerate non lo è. Pur di punire i genitori, uno dei quali solo con la stepchild adoption potrebbe essere considerato tale, la maggioranza dei senatori è disposta ad infischiarsene di un elementare principio di uguaglianza sulla pelle di chi non può difendersi.

Ricordo il caso dei cd cattodem (che, insisto, non sono “i” cattolici ma un gruppo di cattolici) e tre nomi che voglio ricordare perché devo a me stessa la conoscenza di chi pretende rappresentarmi: Alfano, Lorenzin e Monti.

Uno di loro è abbastanza vecchio (come me) per ricordare cos’erano i figli di NN prima della riforma del codice civile del 1975.

Ma non prova orrore all’idea di costruirne altri con nuova denominazione ma altrettanto reietti? Se dal 2009 sopravvive senza scrupoli alla presenza della legge che nega il certificato di nascita ai figli dei sans papier potrà continuare così, temo insieme ai suoi ideologicamente simili.

Per arrivare a tanto si allenano da sette anni

Quando fu approvato il pacchetto sicurezza (legge 94/2009) si stabilì che, per registrare la nascita dei propri figli i migranti non comunitari dovessero presentare il permesso di soggiorno. E’ chiaro che la misura voleva terrorizzare chi, per essere irregolare, tale permesso non aveva. Era la stessa logica della dissuasione che oggi si usa per rifiutare la stepchild adoption. Ieri si minacciava ‘se ti riveli padre o madre e non sei amministrativamente regolare rischi l’espulsione’. Oggi si minaccia: ‘se cresci un figlio insieme al tuo compagno o alla tua compagna e il genitore riconosciuto tale venisse a mancare tu non potrai occuparti di quel bambino’.
Per ciò che riguarda i non comunitari irregolari nel corso di sette anni il parlamento italiano non ha voluto rimediare alla bestialità del 2009. Esistevano due proposte di legge per poterlo fare ma non sono state discusse (una si deve all’on. Rosato, capogruppo del PD alla camera, l’altra al sen Lo Giudice che ora si batte per la norma sulle Unioni Civili, compreso l’art. 5, quello che consentirebbe di riconoscere la stepchild adoption). Sette anni a voltar la testa dall’altra parte hanno insegnato agli eroi della famiglia ‘normale’  come si possa abusare di piccoli indifesi per affermare volontà in ogni caso devastanti.
Molto tempo fa avevo chiamato le piccole vittime del pacchetto sicurezza le mie cartine al tornasole: seguirne la sorte che la legge italiana vuole far subire loro mi ha permesso di entrare con più convincimento nei meandri della norma ora in discussione.

E che ha da dire la chiesa cattolica che non molti mesi fa aveva promosso un sinodo sulla famiglia? Ne scriverò i prossimi giorni.

19 Febbraio 2016Permalink

12 febbraio 2016 – Sguaiataggini laico cardinalizie

Quando il gatto non c’è, i topi gongolano

Non so se l’uscita il card Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, abbia a che fare con il fatto che ieri papa Francesco stava organizzando metaforiche valige per prepararsi all’incontro con  Sua Santità Kirill, patriarca di tutte le Russie, ma certamente l’uscita di Sua Eminenza ha meritato la dignitosa replica del sottosegretario Pizzetti. Secondo l’informativa dell’Ansa Bagnasco aveva proclamato: «Ci auguriamo che il dibattito in Parlamento e nelle varie sedi istituzionali sia ampiamente democratico, che tutti possano esprimersi, che le loro obiezioni possano essere considerate e che la libertà di coscienza su temi fondamentali per la vita della società e delle persone sia, non solo rispettata, ma anche promossa con una votazione a scrutinio segreto» Ha risposto il sottosegretario: «Le esortazioni sono giuste e condivisibili, ma come regolare il dibattito del Senato lo decide il presidente del Senato. Non il presidente della Cei». A mio parere le prime parole peccano di un eccesso di cortesia, totalmente assente invece dall’intervento, volgare e sguaiato, indegno di un parlamentare quale che sia la forza politica di appartenenza, dell’on  Gasparri che è arrivato ad accusare un collega di compravendita di minori.

Cardinali che non apprezzano gli strumenti della democrazia

Nell’intervento di Bagnasco riconosco la linea seguita da Ruini nel 2005 quando non si limitò ad esprimere il suo legittimo parere sulla legge 40 ma invitò gli italiani a non  andare a votare al referendum abrogativo (pro memoria: legge 40/2004. “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”) Era giugno, la giornata invitava alla gita, votare significa esercitare sia pur per breve tempo una modesta ma sempre impegnativa attività di pensiero … e il colpaccio di Sua Eminenza raggiunse il suo obiettivo e da allora la legge 40, salvata dalla ‘astensione’,  ha impegnato la Corte Costituzionale che ne ha distrutto brandelli vari.

E gli italiani si adeguano

Il Senato va avanti con un dibattito che rattrista e umilia, salvo poche, difficili posizioni. E la gente (uso un termine che non mi va ma a questo punto è il caso) sbadiglia annoiata. “Tutti uguali”. Parlo con parecchie persone e provo a sentirne le opinioni: la maggior parte (il mio non è un sondaggio ma ha abbastanza credibilità per spaventarmi) non  riesce a capire che i bambini sulla cui pelle ci si batte per cancellare la possibilità di sicurezza e continuità affettiva (la stepchild adoption!) esistono, non sono astrazioni ideologiche. Il fatto che l’adozione coparentale sia pratica che dal 1983 riguarda i figli di un solo membro di una coppia eterosessuale (1983/184 Diritto del minore ad una famiglia) e che quindi nel negarne l’estensione alle coppie che in futuro (forse) potranno avvalersi delle norme sulle Unioni Civili si penalizzano e si discriminano minori, di cui si fa cinico uso come deterrente nei confronti dei genitori, non turba l’opinione pubblica. Il meccanismo è lo stesso per cui dal 2009 i genitori privi del permesso di soggiorno devono esibire il documento di cui non dispongono per registrare la nascita del figlio esponendosi, nel momento in cui affermano la propria genitorialità, al rischio di espulsione. Anche in questo caso la norma che disonora (se mai ve ne fosse bisogno) l’allora ministro dell’interno on. Maroni, resta dov’è senza che l’opinione pubblica se ne senta turbata.

Non ho il diritto alla meraviglia ma ho il dovere del dissenso

Quando è stato organizzato il trasferimento a Roma per il Family Day nella mia città ha girato una circolare (intestata all’Arcidiocesi) con tutte le informazioni per la partecipazione (mezzi di trasporto, orari, costi ecc.). Nulla di illegittimo se non fosse stato per un  titolo strabiliante posto in finale in cui il firmatario si dichiarava: “Responsabile del Coordinamento Diocesano per la custodia della verità su persona, procreazione e famiglia”.
La cosa mi ha profondamente offeso perché carica di una cultura dell’inquisizione certamente valida ai tempi del Concilio di Trento ma superata nei testi del Vaticano II, nNon per la curia udinese (e chissà per quante altre di cui possiamo considerare l’on. Giovanardi “braccio secolare”). Speravo di trovare cattolici locali associati al mio sdegno. Niente da fare. Quell’espressione lascia i più indifferenti e comunque non disponibili ad assumersi la responsabilità di una dovuta protesta. Pochi si associano. Ho provato a scrivere ad amici, l’ho detto in pubblico … mi è stato persino risposto che ‘non ci si salva da soli’. Non so se mi salverò. Ma vi tengo a tenere la schiena dritta  e a guardarmi allo specchio senza vergognarmi troppo della mia impotenza.

Fonti:

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/02/10/unioni-civili-senato-renzi-voto-segreto_1306a2a3-ac0f-4891-aca3-62c4e516b132.html

Per ciò che riguarda l’esistenza dei bambini che potrebbero giovarsi della stepchild adoption se la legge sarà approvata si veda l’appello presentato al parlamento lo scorso gennaio  da un numeroso gruppo di giuristi. Si trova anche trascritto nel mio blog      https://diariealtro.it/?p=4186

   

 

12 Febbraio 2016Permalink

7 febbraio 2016 – Riconosciamo la piena dignità di ogni essere umano che nasca in Italia o forse no

Premessa:
Poco fa ho inserito nel mio blog un piccolo pezzo con i riferimenti ad articoli organici su singoli argomenti cui si fa riferimento nel testo che segue, così la lettura di questo pezzo riesce più scorrevole e chi lo desideri può verificare la documentazione andando al blog diariealtro[.]it.

Ignorato un tabou facciamo i conti con la sua coda perversa
Il problema di cui mi occupo dal 2009 è la discriminante introdotta alla nascita per negare il relativo certificato. Così è possibile usare strumentalmente nuovi nati al fine di impaurirne i genitori con lo spauracchio dell’espulsione se trovati privi del permesso di soggiorno (ne ho scritto tante volte: tutto è reperibile con il tag anagrafe).

Ora il dibattito sui bambini, figli di coppie omogenitoriali, ha messo alla luce un aspetto nuovo del problema: il dovere di dare continuità alla relazione che si instaura fra il bambino che vive in una coppia omogenitoriale e il partner del genitore legalmente riconosciuto, relazione di cui assicurare la continuità con la stepchild adoption (adozione del figlio del partner, letteralmente figliastro).

Il fatto che in una questione così significativa, discussa e ormai nota come quella delle unioni civili, il dibattito si avviti sulla condizione dei minori getta una luce perversa sull’annoso problema che questa vicenda pone.
Infatti nel 2009 si è voluto rompere il tabou per cui si pensava, almeno nei paesi che ritengono di essere e si dichiarano civili, che non fosse possibile negare l’esistenza giuridica a chi nasce (si veda l’art. 7 della Convenzione ONU sui diritti dei minori – documentata nel blog anche il 2 maggio 2015).

Purtroppo l’equivoco disinteresse per la questione è stata una delle poche posizioni politiche che hanno unito trasversalmente anche la maggior parte di laici democratici e benpensanti cristiani (cattolici e protestanti) nel convincimento che l’impegno individuale possa risolvere le questioni caso per caso senza bisogno di leggi.

Fra negazione del diritto fondante ad avere un’esistenza riconosciuta e il libertinaggio della “coscienza”

Così si è creata la convinzione che ci siano categorie di neonati cui negare l’esistenza altrimenti riconosciuta nella società civile, affidabili quindi alla tratta, alla donazione illegale, ai pedofili in attività di servizio senza che nessuno li possa tutelare.
Come si può denunciare la molestia o la violenza perpetrata nei confronti di un minore che non c’è? E se è così facile e – l’esperienza insegna – così socialmente ben accetto che possano esistere minori strumentalmente inesistenti siamo ben tranquilli, allenati e ridicoli per accettare che si chiami libertà di coscienza il rifiuto di coloro la cui situazione sarebbe risolvibile almeno alla radice con la stepchild adoption.

Lo stato del dibattito al senato

Per avere un quadro organico, serio e aggiornato del dibattito politico, suggerisco http://www.sergiologiudice.it/2016/02/03/9313/

7 Febbraio 2016Permalink
7 Febbraio 2016Permalink

31 gennaio 2015 – Per conoscere esempi di ragionevolezza

LE UNIONI CIVILI TRA DIRITTO ED ETICA

Mi è chiesto un commento sulla nuova disciplina sulle unioni civili, cd. Cirinnà, come giurista, docente universitaria ma anche donna credente impegnata all’interno della Chiesa locale.

Premetto che in queste settimane ho vissuto con fatica e disagio, sul tema, queste mie diverse «appartenenze» nella ricerca di un’analisi fedele al dettato normativo ma anche filtrata dall’universo dei valori della mia formazione cristiana, sui quali cerco di fondare la mia vita. Questo scritto riflette dunque il difficile equilibrio che ho individuato fra queste mie diverse «radici».

 

Non ho condiviso, anzitutto, l’affermazione ricorrente per cui un intervento del legislatore sul tema delle unioni civili non è affatto urgente, data l’emergenza ben più pressante della tutela dei diritti sociali, imposta dalla crisi economica. L’attuazione dei diritti fondamentali, in realtà, è sempre essenzialmente indivisibile; ogni diritto è uno specchio o un Giano Bifronte che impone responsabilità e solidarietà parallele.

Così proclama la stessa Costituzione nei Principi fondamentali, dove il riconoscimento dei diritti fondamentali, civili e sociali, all’art. 2, è associato al rispetto dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale. Il diritto all’assistenza in ospedale al partner comporta dunque, inevitabilmente, la responsabilità di provvedervi, come quello al mantenimento successivo alla cessazione della convivenza implica l’assunzione del relativo dovere.

Se legiferare sui diritti impone sempre, certamente, la prudenza e la cautela richieste dalla delicatezza delle situazioni personali coinvolte, la loro appartenenza ad una minoranza non pare liquidabile con il pretesto di un interesse generale giudicato più rilevante; il rispetto e la dignità di ogni persona, alla base del riconoscimento dei diritti civili, ne sono componenti essenziali e irrinunciabili. Con la stessa logica irragionevole si sarebbero dovute procrastinare sine die la tutela delle minoranze linguistiche o l’integrazione scolastica dei disabili, in entrambi i casi giudicate viceversa, a ragione, un ineludibile dovere costituzionale.

Da giurista mi è imposta, ancora, una collocazione della disciplina sulle unioni civili nel diritto europeo e nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo; questo non per supina imitazione di altre discipline nazionali ma perché da tempo è quello il contesto obbligato in cui situare il tema della tutela dei diritti civili e sociali, per la nostra stessa adesione alla Convenzione europea dei diritti fondamentali e al processo di integrazione europeo.

La condanna del nostro Paese da parte della Corte europea di Strasburgo, con la sentenza del 21 luglio 2015, ad attuare i diritti fondamentali alla vita privata e familiare delle coppie omosessuali, al pari di quanto hanno già fatto tutti gli altri Stati europei, è, dunque, un obbligo ineludibile, non una volubile convinzione del nostro legislatore nazionale. Se ne impone, pertanto, l’attuazione con la sollecitudine invocata anche dalla nostra stessa Corte costituzionale, senza che nessun alibi possa essere ritrovato nel nostro sistema giuridico, nazionale ed europeo.

Certamente il costituente del 1948 non aveva in mente l’unione di persone omosessuali quando scrisse l’art. 29 sulla «famiglia come società naturale fondata sul matrimonio»; l’innovazione decisiva dell’art. 29 Cost. fu quella, in realtà, di introdurre «l’uguaglianza giuridica e morale dei coniugi» per sancire il progressivo superamento, nella realtà sociale, del modello di famiglia patriarcale.

E’ in ogni caso da escludersi, allo stesso modo, un’interpretazione dell’aggettivo «naturale» utilizzato dall’art. 29 in relazione alla famiglia, inteso come riferito al dato biologico della diversità dei sessi che precluda il riconoscimento dei diritti civili ad una coppia omosessuale. Come precisò Aldo Moro all’Assemblea costituente l’intenzione del legislatore costituzionale era piuttosto quella di scongiurare un’ingerenza indebita dei pubblici poteri nelle dinamiche della vita familiare, non di irrigidire il modello familiare in uno specifico dato biologico.

Il diritto regola i rapporti sociali e ne coglie, recepisce e orienta i mutamenti in atto, non dovrebbe mai imporre modelli astratti o lontani dalla realtà, pena la sua disapplicazione o irrilevanza. Ci è richiesto inoltre un grande sforzo, come cittadini e credenti, per mutare e adeguare i nostri schemi concettuali alla realtà del mutamento sociale e abbandonare quelli ormai inadatti a interpretarlo senza paure o resistenze irragionevoli che non siano effettivamente fondati su valori meritevoli di tutela.

L’universo familiare si presenta, oggi, come una realtà molto variegata riconducibile ormai con difficoltà al modello costituzionale di famiglia, se rigidamente interpretato o alla fissità dello schema convenzionale «mamma, papà, bambino/a».

Vi sono convivenze di fatto, nuclei monogenitoriali con minori, coppie sterili o adottive, coniugi rimasti soli per la morte del coniuge, nuclei riformati dopo lo scioglimento di un precedente matrimonio, genitori separati e divorziati con figli e coppie omosessuali, talora con figli. A queste realtà negheremmo oggi con difficoltà, nella sostanza e nel linguaggio quotidiano, la definizione di «famiglia».

Appare quindi altrettanto inconcepibile negare a qualcuna di queste il riconoscimento dei diritti e l’imposizione delle responsabilità necessarie a garantire il rispetto e la dignità di ciascuna persona impegnata in una convivenza affettiva stabile, solo sulla base del suo orientamento sessuale.

La fedeltà al dato costituzionale vigente va dunque necessariamente coniugata con il rispetto dei vincoli costituzionali europei e l’adeguamento al mutamento sociale in atto. Un’equiparazione assoluta dell’unione civile fra omosessuali al regime giuridico del matrimonio sarebbe oggi probabilmente dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale alla luce dell’attuale formulazione dell’art. 29 Cost.. Allo stesso modo, tuttavia, qualsiasi discriminazione nel riconoscimento dei diritti civili ad un’unione affettiva stabile fra persone dello stesso sesso derivante dall’orientamento sessuale sarebbe da giudicarsi, oggi, altrettanto incostituzionale. La Carta europea dei diritti fondamentali, infatti, ha eliminato il requisito della diversità dei sessi per la costruzione di un’unione affettiva stabile e ha reclamato con forza l’inammissibilità di discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale per l’insieme dei diritti e doveri diretti a disciplinarne la convivenza.

Nessun alibi ad evitare l’approvazione di tale disciplina può essere rinvenuto, infine, nel pericolo, tanto paventato, del ricorso alla maternità surrogata da parte dei partner di un’unione civile. Il suo utilizzo, peraltro praticato illegalmente, per il 98%, da coppie eterosessuali, non è in alcun modo previsto dalla disciplina in corso di approvazione ed è anzi sanzionato nel nostro Paese con la reclusione fino ai due anni, oltre che nella maggior parte dei Paesi europei. Utilizzare questo argomento logico per negare il riconoscimento dei diritti civili di una coppia omossessuale equivarrebbe ad impedire l’accesso al matrimonio a due persone di sesso diverso, per la sterilità di una o entrambe, per l’eventuale pericolo del ricorso ad una pratica illegittima di filiazione.

L’eventuale introduzione della stepchild adoption, la cd. «adozione in casi particolari» ossia la possibilità di adozione del figlio naturale del partner di un’unione civile è, giustamente, da valutare con la massima prudenza e delicatezza richieste dal rischio di assegnare una priorità ai desideri degli adulti sui diritti dei minori. A questo pericolo si cerca di far fronte, nella nuova disciplina, prevedendo una previa e rigorosa valutazione dell’ammissibilità della richiesta da parte del Tribunale dei minori, diretta ad assegnare la giusta priorità all’interesse del minore e pretendere un’adeguata capacità dei richiedenti nell’assolvere la responsabilità genitoriale.

A chi obietta, in modo condivisibile, che «ogni bambino ha diritto di crescere con un padre e una madre» secondo una logica antropologica e non ideologica, si può rispondere che questa condizione in linea di principio può venir meno o non essere possibile, per mancato riconoscimento, abbondono o morte di uno dei genitori naturali. Se infatti non sempre la sessualità coincide con la procreazione, non sempre il concepimento comporta assunzione di responsabilità genitoriale. In questa condizione, purché non artificiosamente o illegalmente precostituita allo scopo, sarebbe altrettanto ideologico negare ad un Tribunale la possibilità di valutare, con il massimo rigore possibile e nell’interesse esclusivo del minore, la capacità del convivente di assumere la responsabilità genitoriale, con i conseguenti doveri di mantenimento, assistenza e cura, solo perché di un determinato orientamento sessuale. Non bisogna trascurare, infatti, che l’assunzione di questi compiti da parte del cd. genitore sociale avverrebbe in una situazione di fatto già esistente in cui il minore avrebbe, in alternativa, un unico riferimento genitoriale ed è già stata riconosciuta, nella prassi, dai Tribunali dei minori attraverso il ricorso all’art. 44 lett. d), della legge sull’adozione.

Infine, da credente impegnata nella Chiesa locale, aggiungo che proprio il Vangelo della Misericordia imporrebbe la massima delicatezza e rispetto umano nell’affrontare temi così legati alla vita intima e affettiva delle persone e l’astensione da alcun giudizio o condanna che possa ferirne la dignità o produrre inutili sofferenze.

Monica Cocconi

 

fonte: http://ilborgodiparma.net/web/index.php?option=com_content&view=article&id=1397:le-unioni-civili-tra-diritto-ed-etica&catid=13:il-palco&Itemid=34

31 Gennaio 2016Permalink

27 gennaio 2016 – Titoli allarmanti e articoli dissociati.

Oggi, mercoledì, l’Avvenire (quotidiano ‘di ispirazione cattolica’) titola in prima pagina «Ddl Cirinnà. I numeri dell’”emergenza”. Per ora. Bimbi adottabili. Non 100.000 ma appena 500». Un po’ criptico ma alla pag. 8 il discorso si chiarisce. Copio dall’articolo «Stepchild, una battaglia per solo 529 casi».

«Dati precisi di bambini che potrebbero essere interessati alle “novità” del ddl Ciurinnà non ce ne sono. Ma esiste un ordine di grandezza che viene fuori dal censimento Istat del 2011: 529, ricordava ieri l’agenzia Redattore sociale. Queste infatti sarebbero le coppie dello stesso sesso fra le 7513 conviventi».

Quindi 529, arrotondate a 500, sarebbero le coppie non i bambini. proclamati in prima pagina, e men che meno gli improbabili  100.000 affermati dal Corriere della sera, secondo Avvenire.

Non mi interessa verificare. Quello che mi turba è l’attenzione determinante alla quantità . Quando parliamo di diritti civili davvero la quantità ha un senso?

Recita l’art. 3 della Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli ….»

A questo punto, se l’aspetto quantitativo avesse un senso in questo contesto, dovemmo scrivere una cifra, in connessione con le forme del discrimine elencate al primo comma, per indicare la quantità da cui iniziare la rimozione degli ostacoli.

L’aspetto quantitativo evidentemente non ha senso ma questa insensatezza mi aiuta a capire anche la ragione per cui  il mondo cattolico non si è mai adoperato a “rimuovere l’ostacolo” che – per legge – impedisce ai migranti irregolari di registrare la dichiarazione di nascita dei propri figli.

Anche questi sono pochi. Vengono nascosti per paura. Chi se ne importa! Andiamo spensieratamente al family day dove nessuno ce ne parlerà

Fonte (un po’ lenta da raggiungere, almeno per me):
http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/Stepchild-una-battaglia-per-soli-529-casi-.aspx

 

27 Gennaio 2016Permalink