6 novembre 2014 – Ancora critiche anche se appare qualche spiraglio di competenza responsabile

Oltre alla proposta di legge Lo Giudice ( si veda 24 ottobre) registro proposte di legge ragionevoli e ben strutturate, presentate dalla senatrice Francesca Puglisi (Emilia Romagna – chi andasse a cercare fra i proponenti qualche senatore autoctono di qualsiasi etnia presente nel Friuli Venezia Giulia, lasci pur perdere. Non ci sono). Mi riservo di analizzarle e scriverne (come sempre a mia futura memoria).
Per ora ancora considerazioni critiche su due potenze culturali riconosciute.

1 – Disattenzioni vaticane
Chi volesse misurarsi con il testo finale del Sinodo sulla famiglia può andare al sito della sala stampa vaticana dove troverà il documento conclusivo del consesso vescovile e potrà fare alcune constatazioni interessanti.

La novità più significativa, a mio parere, è la presenza dei voti espressi articolo per articolo. Quindi nel dibattito ci sono state diversificazioni e, se per molti sarà deludente trovare un numero insufficiente di voti favorevoli per le situazioni più scottanti, emerge però traccia di un dibattito vero che riprenderà l’anno prossimo. Il confronto è pur sempre il contrario dell’annullamento di tante voci responsabilmente pensanti sepolte sotto la coltre perversa dell’unanimità imposta. Resta però fermo il punto di vista esclusivo per cui è l’adulto colui che conta e riesce a farsi sentire e anche ascoltare. I bambini sono bagaglio della famiglia, i diritti propri che la Convenzione ONU dichiara essere loro a prescindere dalla condizione giuridica, amministrativa, sociale dei genitori non sono presi in considerazione e così ci sono piccoli che, nella cattolica ufficializzata indifferenza, nascono in Italia e che per legge possono non esistere con buona pace delle loro eccellenze ed eminenze e del popolo italiano che non trova voce per contestare l’infamia di una legge che da cinque anni nega il certificato di nascita ai figli dei sans papier. Molto ha detto il sinodo in merito a situazioni un tempo taciute o condannate, ora almeno riconosciute e trattate con rispetto, ma nei lunghi elenchi, nei sottili distinguo ci sono neonati ignorati (e quindi conseguentemente spregiati dalle Eccellenze ed Eminenze loro e dalla opinione pubblica cattolica – e non solo più – diffusa) che fantasmi sono e fantasmi restano.

2  –  Beffe dell’UNICEF
Se a livello internazionale l’Unicef non si nega alla sua funzione di promotore di diritti in nome della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (1989 – ratificata con legge 176/1991)  lo fa però solo dove può assumere una veste che, per ridurre a fatto territoriale quello che è un  diritto assoluto, appunto esistere, appare – almeno a me – quella di un beffardo colonizzatore. Infatti in Italia si guarda bene dal sostenere ciò che ritiene essenziale altrove. Riporto il relativo documento 2013 e non commento perché sarei indotta a trascendere. Mi succede quando vedo esercitata una presa in giro.

Suggested citation: United Nations Children’s Fund, Every Child’s Birth Right: Inequities and trends in birth   registration, UNICEF, New York, 2013

Registrazione alla nascita, nel mondo un terzo dei bambini resta invisibile

Nel giorno del 67° anniversario dell’UNICEF (la cui istituzione da parte dell’ONU risale all’11 dicembre 1946), l’organizzazione lancia un nuovo Rapporto secondo il quale circa 230 milioni di bambini sotto i 5 anni non sono stati mai registrati alla nascita – circa 1 su 3, a livello globale.

«La registrazione alla nascita è più di un semplice diritto. Riguarda il modo in cui la società riconosce l’identità e l’esistenza di un bambino» spiega Geeta Rao Gupta, Vicedirettore dell’UNICEF. «La registrazione alla nascita è fondamentale per garantire che i bambini non vengano dimenticati, che non vedano negati i propri diritti o che siano esclusi dai progressi della propria nazione».

Dalla Somalia al Congo, la mappa dei neonati invisibili

Il nuovo rapporto, intitolato “Every Child’s Birth Right: Inequities and trends in birth registration” (Diritto alla nascita per ogni bambino. Diseguaglianze e tendenze nella registrazione alla nascita), presenta analisi statistiche condotte su 161 Stati, con i dati e le stime sul fenomeno più aggiornate disponibili, per ciascun paese.

A livello globale, nel 2012, solo circa il 60% dei neonati è stato registrato alla nascita. Il tasso varia significativamente a seconda delle regioni, con livelli più bassi in Asia Meridionale e in Africa Subsahariana.

I 10 Stati con i tassi di registrazione alla nascita più bassi sono, nell’ordine: Somalia (3%), Liberia (4%), Etiopia (7%), Zambia (14%), Ciad (16%), Tanzania (16%), Yemen (17%), Guinea Bissau (24%), Pakistan (27%) e Repubblica Democratica del Congo (28%).

Anche quando i bambini vengono regolarmente registrati, a molti di loro non rimane traccia della registrazione avvenuta. In Africa Orientale e Meridionale, ad esempio, solo circa metà dei bambini registrati dispone di un certificato di nascita. Nel mondo, 1 bambino registrato su 7 non ha il certificato di nascita.  In molti Paesi, ciò è dovuto a costi di registrazione troppo onerosi per i più poveri. Altrove, invece, il certificato di nascita semplicemente non viene rilasciato alle famiglie.

Certificato di nascita, molto più che un pezzo di carta

I bambini non registrati alla nascita o privi di documenti di identificazione sono spesso esclusi dall’accesso alla scuola, all’assistenza sanitaria e alla sicurezza sociale. Se un bambino viene separato dalla sua famiglia durante un disastro naturale, un conflitto o a causa di qualche forma di sfruttamento, la riunificazione diventa assai più difficile a causa della mancanza di documentazione ufficiale.

«La registrazione alla nascita e il relativo certificato sono fondamentali per garantire a un bambino il suo pieno sviluppo» prosegue Rao Gupta. «Tutti i bambini nascono con un potenziale enorme. Se la società non riesce a contarli tutti, e perfino a non riconoscere la loro esistenza, sono più vulnerabili a subire abusi e ad essere abbandonati. È inevitabile che in questo modo il loro potenziale verrà sensibilmente vanificato.»

La registrazione alla nascita quale componente essenziale del registro anagrafico di un Paese, migliora la qualità delle statistiche socio-demografiche, aiutando la programmazione e l’efficienza delle misure varate da un governo.

Per l’UNICEF, la mancata registrazione di un bambino alla nascita è sintomo di disuguaglianze e disparità sociali. I bambini più frequentemente colpiti da questa disuguaglianze sono queli che appartengono a determinati gruppi etnici e religiosi, quelli che abitano in aree rurali o remote, i figli di famiglie povere o di madri analfabete.

I programmi di sviluppo devono identificare le ragioni per cui le famiglie non registrano i bambini, dai costi alla scarsa conoscenza delle norme, dalle barriere culturali al timore di subire ulteriori discriminazioni o emarginazione.

Quando l’anagrafe viaggia sullo smartphone

L’UNICEF utilizza approcci innovativi per aiutare governi e comunità a migliorare i loro sistemi di registrazione anagrafica. In Kossovo, ad esempio, lo UNICEF Innovations Lab ha sviluppato un sistema di identificazione e di segnalazione delle nascite non registrate efficiente, efficace e a basso costo, basato su una piattaforma di SMS.

In Uganda, il governo – con il supporto dell’UNICEF e del settore privato – sta implementando una soluzione denominata MobileVRS che usa una nuova tecnologia di messaggistica via smartphone per completare le procedure di registrazione in pochi minuti, un processo che normalmente richiede mesi.

Sempre su questo tema, l’UNICEF ha reso pubblico oggi anche “A Passport to Protection. A Guide to Birth Registration Programming”, manuale per aiutare gli operatori adibiti alla registrazione alla nascita.

6 Novembre 2014Permalink

2 novembre 2014 – CIDI Promemoria

Dopo un faticoso abbonamento alla rivista on line del Centro di Iniziativa democratica insegnanti (ma perché hanno scelto un percorso così tortuoso?) annoto due link ad articoli di Paolo Citran che meritano di non andar dispersi

http://www.insegnareonline.com/istanze/filosofia-educazione-societa/bambini-clandestini-diritti-negati

http://www.insegnareonline.com/istanze/filosofia-educazione-societa/verita-fa#.VC8jpv4umNA.facebook

2 Novembre 2014Permalink

1 novembre 2014 – Calendario di novembre

1 novembre 1911 –  Primo bombardamento aereo italiano in Libia
2 novembre !975  –  Assassinio di Pasolini
6 novembre 1962 – Risoluzione ONU contro l’apartheid in Sudafrica
7 novembre 1917 –  Rivoluzione d’Ottobre
8 novembre 1960 –  USA: elezione alla presidenza di J.F.Kennedy
9 novembre –            Giornata internazionale contro l’antisemitismo
9 novembre 1938 –  Germania: “notte dei cristalli”
9 novembre 1989 –  Germania: abbattimento muro Berlino
9 novembre 1993 –  Distruzione del ponte di Mostar
10 novembre 1483  – Nascita di Martin Lutero
11 novembre 1992 –  La chiesa anglicana inglese ammette le donne prete
15 novembre 1988 –  L’ANP annuncia la nascita dello stato palestinese
17 Novembre 1938 – REGIO DECRETO LEGGE n. 1728 Provvedimenti per la difesa della razza italiana
19 novembre 1975 – Spagna: morte di Francisco Franco
20 novembre 1945 – Inizio del processo di Norimberga
20 novembre              Giornata internazionale per i diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza
20 novembre 1989 –  L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite  approva la Convenzione internazionale sui  diritti del minore
22 novembre 2004 – Ucraina: inizio della ‘rivoluzione arancione’
23 novembre 1971 – La Cina prende il posto di Taiwan nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
25 novembre 1973 – Grecia: golpe militare
25 novembre 1992 – Il Parlamento vota la divisione fra Repubblica Ceca e Slovacca
26 novembre 1915  – Einstein presenta la teoria della relatività generale
26 novembre 1954 –  Ritorno di Trieste all’Italia
27 novembre 1941 –  Resa di Gondar: l’Italia lascia l’Africa Orientale
29 novembre  –          ONU: giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese
30 novembre 1999 –  Seattle: prima mobilitazione del movimento no-global

1 Novembre 2014Permalink

29 ottobre 2014 – Morte di Reyhaneh Jabbari

Il 25 ottobre di Reyhaneh Jabbari è stata impiccata.  L’ultimo messaggio alla madre

Cara Shole,

oggi ho appreso che e’ arrivato il mio turno di affrontare la Qisas (la legge del taglione ndr). Mi sento ferita, perché non mi avevi detto che sono arrivata all’ultima pagina del libro della mia vita. Non pensi che dovrei saperlo? Non sai quanto mi vergogno per la tua tristezza. Perché non mi hai dato la possibilità di baciare la tua mano e quella di papa’?

Il mondo mi ha permesso di vivere fino a 19 anni. Quella notte fatale avrei dovuto essere uccisa. Il mio corpo sarebbe stato gettato in un qualche angolo della città e, dopo qualche giorno, la polizia ti avrebbe portata all’obitorio per identificare il mio cadavere, e avresti appreso anche che ero stata stuprata. L’assassino non sarebbe mai stato trovato poiché noi non godiamo della loro ricchezza e del loro potere. E poi avresti continuato la tua vita nel dolore e nella vergogna, e un paio di anni dopo saresti morta per questa sofferenza, e sarebbe finita cosi’.

Ma a causa di quel colpo maledetto la storia e’ cambiata. Il mio corpo non e’ stato gettato via, ma nella fossa della prigione di Evin e nelle sue celle di isolamento e ora in questo carcere-tomba di Shahr-e Ray. Ma non vacillare di fronte al destino e non ti lamentare. Sai bene che la morte non e’ la fine della vita.

Mi hai insegnato che veniamo al mondo per fare esperienza e per imparare una lezione, e che ogni nascita porta con se’ una responsabilità. Ho imparato che a volte bisogna combattere. Mi ricordo quando mi dicesti che l’uomo che conduceva la vettura aveva protestato contro l’uomo che mi stava frustando, ma quest’ultimo ha colpito l’altro con la frusta sulla testa e sul volto, causandone alla fine la morte. Sei stata tu a insegnarmi che bisogna perseverare, anche fino alla morte, per i valori.

Ci hai insegnato andando a scuola ad essere delle signore di fronte alle liti e alle lamentele. Ti ricordi quanto hai influenzato il modo in cui ci comportiamo? La tua esperienza pero’ e’ sbagliata. Quando l’incidente e’ avvenuto, le cose che avevo imparato non mi sono servite. Quando sono apparsa in corte, agli occhi della gente sembravo una assassina a sangue freddo e una criminale senza scrupoli. Non ho versato lacrime, non ho supplicato nessuno.  Non ho cercato di piangere fino a perdere la testa, perché confidavo nella legge.

Ma sono stata incriminata per indifferenza di fronte ad un crimine. Vedi, non ho ucciso mai nemmeno le zanzare e gettavo fuori gli scarafaggi prendendoli per le antenne. Ora sono colpevole di omicidio premeditato. Il mio trattamento degli animali e’ stato interpretato come un comportamento da ragazzo e il giudice non si e’ nemmeno preoccupato di considerate il fatto che, al tempo dell’incidente, avevo le unghie lunghe e laccate.

Quanto ero ottimista ad aspettarmi giustizia dai giudici! Il giudice non ha mai nemmeno menzionato che le mie mani non sono dure come quelle di un atleta o un pugile. E questo paese che tu mi hai insegnata ad amare non mi ha mai voluta, e nessuno mi ha appoggiata anche sotto i colpi dell’uomo che mi interrogava e piangevo e sentivo le parole più volgari. Quando ho rimosso da me stessa l’ultimo segno di bellezza, rasandomi i capelli, sono stata premiata con 11 giorni di isolamento.

Cara Shole, non piangere per quello che senti. Il primo giorno che nell’ufficio della polizia un agente anziano e non sposato mi ha colpita per via delle mie unghie, ho capito che la bellezza non e’ fatta per questi tempi.  La bellezza dell’aspetto, la bellezza dei pensieri e dei desideri, la bella calligafria, la bellezza degli occhi e di una visione, e persino la bellezza di una voce piacevole.

Mia cara madre, il mio modo di pensare e cambiato e tu non sei responsabile. Le mie parole sono senza fine e le darò a qualcuno in modo che quando sarò impiccata senza la tua presenza e senza che io lo sappia, ti verranno consegnate. Ti lascio queste parole come eredita’.

Comunque, prima della mia morte, voglio qualcosa da te e ti chiedo di realizzare questa richiesta con tutte le tue forze e tutti i tuoi mezzi. Infatti, e’ la sola cosa che voglio dal mondo, da questo paese e da te. So che hai bisogno di tempo per questo. Per questo ti dirò questa parte del mio testamento per prima. Per favore non piangere e ascolta. Voglio che tu vada in tribunale e presenti la mia richiesta. Non posso scrivere questa lettera dall’interno della prigione con l’approvazione delle autorità, perciò ancora una volta dovrai soffrire per causa mia.  E’ la sola cosa per cui, anche se tu dovessi supplicarli, non mi arrabbierei – anche se ti ho detto molte volte di non supplicarli per salvarmi dalla forca.

Mia buona madre, cara Shole, più cara a me della mia stessa vita, non voglio marcire sottoterra. Non voglio che i miei occhi o il mio cuore giovane diventino polvere. Supplicali perché subito dopo la mia impiccagione, il mio cuore, i reni, gli occhi, le ossa e qualunque altra cosa possa essere trapiantata venga sottratta al mio corpo e donata a qualcuno che ne ha bisogno. Non voglio che sappiano il mio nome, che mi comprino un bouquet di fiori e nemmeno che preghino per me. Ti dico dal profondo del cuore che non voglio che ci sia una tomba dove tu andrai a piangere e soffrire.  Non voglio che tu indossi abiti scuri per me. Fai del tuo meglio per dimenticare i miei giorni difficili. Lascia che il vento mi porti via. 

Il mondo non ci ama. Non voleva il mio destino. E adesso sto cedendo e sto abbracciando la morte. Perché nel tribunale di Dio incriminerò gli ispettori, l’ispettore Shamlou, il giudice, i giudici della Corte suprema che mi hanno colpita quando ero sveglia e non hanno smesso di abusare di me. Nel tribunale del creatore accuserò il dottor  Farvandi, e Qassem Shabani e tutti coloro che per ignoranza o menzogna mi hanno tradita e hanno calpestato i miei diritti.

Cara Shole dal cuore d’oro, nell’altro mondo siamo io e te gli accusatori e loro sono gli imputati. Vediamo quel che vuole Dio. Io avrei voluto abbracciarti fino alla morte. Ti voglio bene.

Reyhaneh

Fonte: http://27esimaora.corriere.it/articolo/dona-i-miei-organi-e-lascia-che-il-vento-mi-porti-via-il-testamento-di-reyhaneh/

29 Ottobre 2014Permalink

27 ottobre 2014 – Dialogo cristiano-islamico

Oggi, 27 ottobre 2014, si celebra la

XIII Giornata Ecumenica del dialogo cristiano-islamico

Chi vuole saperne di più può andare al sito www.ildialogo.org
La voce di riferimento, per conoscere la più recente documentazione, è ‘”a rivincita del dialogo” mentre chi volesse conoscerne i precedenti può far riferimento alla successiva indicazione “ultimo appello”.

Ho espresso ogni anno la mia adesione a questa iniziativa che risale al 2001, voluta dopo l’attacco alle Torri Gemelle..

In questo blog la giornata è stata segnalata nel calendario del primo di ottobre e ogni anno illustrata con un articolo,
Il precedente risale esattamente a un anno fa e si può leggere anche da qui.

 

27 Ottobre 2014Permalink

24 ottobre 2014 – Una proposta di legge antirazzista. La facciamo approvare?

Più di un anno fa, insulti a una Ministra della Repubblica

La notizia, anche per la particolare volgare incisività degli insulti del Calderoli, ebbe subito una certa notorietà e un senatore reagì.
Ricopio la notizia come da comunicato Ansa del 2013.

(ANSA) – ROMA, 15 LUG – “Stamattina ho inviato all’Unar- Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, una formale segnalazione dell’inquietante episodio di offese a sfondo razziale verso la ministra Cecile Kyenge che ha avuto come protagonista il vice presidente del Senato Roberto Calderoli”. Lo dichiara Sergio Lo Giudice, senatore del Partito Democratico. “Per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e in ottemperanza alla Direttiva 2000/43/CE contro le discriminazioni razziale, l’Unar svolge da anni una meritoria attività di rilevazione e monitoraggio degli episodi di razzismo che accadono nel nostro paese. Ho ritenuto mio dovere segnalare questo episodio che, per la fonte istituzionale da cui proviene, assume una gravità eccezionale e rischia di essere elemento di sostegno e promozione di comportamenti fondati su un’idea di superiorità razziale e di discriminazioni sulla base delle origini etniche”, conclude. (ANSA). PH 15-LUG-13 13:36 NNNN

Nel clima di soporosa indifferenza ai problemi posti da una diffusa cultura razzista, l’idea che un  senatore ne identificasse finalmente un caso fra i tanti mi sembrò interessante, anche se non conoscevo e non conosco quella persona. Perciò gli scrissi esprimendo apprezzamento per la sua iniziativa e allo stesso tempo mi dichiarai “sconvolta dall’idea che ci siano bambini cui è negato per legge il certificato di nascita”, esprimendo la speranza che volesse occuparsene “con l’intelligente incisività con cui ha affrontato il caso che ho sopra ricordato”. Gli ricordai la proposta di legge 740, ben nota a questo blog, che rimedierebbe alla situazione se non si giacesse alla (dis)attenzione della commissione Affari Costituzionali della Camera dal mese di giugno dello scorso anno.

.Qualcuno risponde. Capita.

Ieri sera mi raggiunge un messaggio del sen. Lo Giudice che, ricopiando per fortuna in calce la mia vecchia comunicazione di cui avevo perso memoria, mi scrive: “Vorrei segnalarle che ho presentato in Senato  il disegno di legge 1562 “Modifiche al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno e divieti di segnalazione.” Può scaricare il testo da questo indirizzo: www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00797393.pdf
Grazie per la sua sollecitazione.”

Verifico: il link funziona. Per sicurezza ne indico un secondo così – di qua o di là- chiunque voglia la potrà leggere..

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/797393/index.html

La bella novità: un senatore risponde a una cittadina e le segnala un adempimento realizzato! Non capita spesso.
Ora però è necessario mettere in atto tutti i mezzi possibili perché la proposta sia discussa e approvata.
L’unico mezzo che finora ha funzionato (almeno per me) è scrivere ai singoli parlamentari firmatari della proposta. Molte volte l’ho praticato e suggerito per la camera dei deputati, ora lo ripropongo per il senato.
I firmatari della pdl 1562 sono (nell’ordine di firma): Sergio Lo Giudice; Monica Cirinnà; Gianpiero Dalla Zuanna; Rosa Maria Di Giorgi; Francesco Giacobbe; Luigi Manconi; Marino Germano Mastrangeli; Francesco  Palermo; Magda Angela Zanoni; Lucrezia Ricchiuti

Ricopio inoltre il testo dell’ottima relazione, che chiarisce il senso della norma evitando le tecnicità del linguaggio legislativo,  e ne evidenzio in grassetto i passaggi essenziali

La relazione della proposta 1562

Il testo della norma è stato modificato dalla legge 15 luglio 2009, n. 94, in materia di sicurezza pubblica. In particolare è stato modificato il comma 2 dell’articolo 6 recante «Facoltà ed obblighi inerenti al soggiorno».

Il testo attualmente vigente afferma che «Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.»

Nell’ambito dei provvedimenti esclusi dall’obbligo di presentazione di documenti attestanti il soggiorno, la formulazione introdotta nel 2009 ha eliminato l’esplicito riferimento agli atti di stato civile e all’accesso ai servizi pubblici sostituendolo con quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie e alle prestazioni scolastiche obbligatorie.

La norma così modificata garantisce a tutti i cittadini provenienti da Paesi terzi presenti sul territorio nazionale l’accesso alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali. L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno, infatti, non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, fatto salvo il caso in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.

Sono così garantiti la tutela sociale della gravidanza e della maternità, la tutela della salute del minore, le vaccinazioni, gli interventi di profilassi internazionale e la diagnosi e la cura delle malattie infettive.

Tuttavia non può dirsi altrettanto per quanto riguarda gli atti di stato civile — certificati di nascita, stato di famiglia ed altro — espunti dal testo e sottoposti così ad un dubbio interpretativo relativo alla necessità o meno dell’attestazione del soggiorno.

La necessità di chiarimenti sulle questioni inerenti allo stato civile come modificate dalla legge n. 94 del 2009 è testimoniata dalla circolare del Ministero dell’interno n. 19 del 7 agosto 2009, protocollo n. 0008899, che al punto 3 specificava come «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».

Tuttavia il contrasto fra le indicazioni della circolare ministeriale e la lettera della norma mantiene una incertezza interpretativa che non agevola la gestione univoca di situazioni analoghe nei diversi uffici dei diversi enti locali. Questo ha prodotto nel tempo diversi casi di mancata registrazione all’anagrafe della nascita dei propri figli da parte di genitori provenienti da Paesi non comunitari per paura di denunce e di espulsioni.

Dal canto loro gli uffici di alcuni enti locali, nella situazione di dubbio sulla corretta applicazione della norma, rifiutano di accettare la registrazione della nascita da parte di genitori sprovvisti di regolare titolo di soggiorno sul territorio nazionale.

Il mancato riconoscimento dello status di figlio, indipendentemente dalla situazione di irregolarità dei genitori, lede un diritto fondamentale del bambino il quale, in assenza di una certificazione anagrafica, risulterebbe giuridicamente inesistente. La Costituzione garantisce tutti i diritti a tutti i soggetti, senza distinzione alcuna, e in particolare afferma il principio dell’inviolabilità del diritto del nato, in sintonia con quanto stabilito dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, secondo la quale: «Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi».

Un ulteriore problema si è posto con la sostituzione del riferimento generico all’accesso ai servizi pubblici con la più specifica formulazione riferita alle prestazioni scolastiche obbligatorie, che rende incerto il tema dell’obbligo di presentazione dei documenti di soggiorno per l’accesso alle scuole dell’infanzia e agli asili nido.

Per garantire una uniforme applicazione della norma in oggetto su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento alle incertezze interpretative illustrate, si propone — con l’articolo 1 del presente disegno di legge — la modifica dell’articolo 6 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, volto a chiarire sul piano legislativo che sono esclusi dall’obbligo di presentazione di documenti attestanti il soggiorno, oltre che i provvedimenti inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35, quelli attinenti all’accesso ai servizi pubblici e alle prestazioni scolastiche nelle scuole di ogni ordine e grado, compresi le scuole dell’infanzia e gli asili nido, nonché i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile.

Vengono poi introdotti, sulla scia della previsione attualmente contenuta nell’articolo 35, comma 5 del testo unico sull’immigrazione in materia di accesso alle prestazioni sanitarie, due analoghi divieti di segnalazione all’autorità volti a rendere effettivo per i migranti privi di un regolare permesso di soggiorno l’accesso ai provvedimenti inerenti gli atti di stato civile, nonché quelli attinenti all’accesso ai pubblici servizi ed alle prestazioni scolastiche nelle scuole di ogni ordine e grado, compresi le scuole dell’infanzia e gli asili nido.

Il presente disegno di legge non comporta variazioni al bilancio dello Stato, in quanto da esso non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

24 Ottobre 2014Permalink

14 ottobre 2014 – Gli alpini tutelano una storica caserma

Non riesco a commentare questo articolo con parole mie, mi limito a riprenderlo dal link che ho identificato e a proporre qualche nota poco più che linguistica..

Gli alpini: no ai profughi in caserma a Tarvisio                                      13 ottobre 2014

Per il presidente del gruppo Ana Udine sud: la Lamarmora è un luogo simbolo della storia della Julia di Giancarlo Martina

TARVISIO. «Consideriamo quanto meno irriverente destinare la gloriosa caserma Lamarmora di Tarvisio a centro di raccolta – temporaneo o permanente che sia – dei tanti profughi che cercano asilo in Italia». Il pensiero di Antonino Pascolo, responsabile del gruppo Alpini Udine Sud. «Sicuramente – spiega – sono persone che necessitano d’aiuto, che fuggono da conflitti e miserie per mettere in salvo le proprie vite e quelle dei loro congiunti, tra i quali tanti bambini (1).

E come alpini condividiamo questo spirito di solidarietà, è uno dei fondamenti della nostra associazione, l’Ana. Ma, e penso di interpretare il pensiero di tanti alpini che son passati per Tarvisio, trasformare in “parcheggio” (2) uno dei simboli della Julia, una delle caserme più spiccatamente alpine, dove centinaia di migliaia di giovani italiani hanno fatto il servizio militare, dove innumerevoli ufficiali e sottufficiali hanno prestato servizio e molti hanno posto le basi di importanti carriere (3), ci fa storcere il naso».

«Viene alla mente, poi – aggiunge Antonino Pascolo -, quanto accaduto ad altre strutture militari, utilizzate negli anni passati come centri di raccolta di clandestini e profughi: l’inidoneità degli immobili e le carenze logistiche, sommate al posizionamento estremamente remoto e disagiato, hanno deturpato questi luoghi, seminando il degrado a discapito della dovuta memoria storica che andrebbe invece attribuita alle vecchie caserme alpine». «Non si tratta di banali e nostalgici pensieri, anzi: si fa un gran parlare di rievocazioni per il Centenario della Grande Guerra  e Tarvisio c’entra indirettamente con quel conflitto.

E’ la storia che ne è seguita, dall’Unità (4) in poi, che ha sancito un’indissolubile significato storico e affettivo, nazionale, di valore alpino. Valore alpino – conclude il capogruppo -, del quale si sente sempre più necessità, che richiede rispetto in forme concrete».

Pensiero del tutto condiviso dal maresciallo degli alpini in pensione Angelo Zanetti. «La caserma Lamarmora ha una storia importante, ricordo che nei primi anni dopo la fine della guerra, dal 1945, fino all’arrivo del battaglione L’Aquila era ospedale da campo, poi, in anni più recenti ha ospitato il Gemona che da li è partito per importanti missioni, come in Bosnia e l’8° alpini.

E’, dunque, una struttura da preservare e da valorizzare – dice convinto Zanetti -, ma con quella destinazione che si vuole darle si va dalla parte opposta. Il suo degrado, purtroppo, essendo stata utilizzata solo in parte da più anni, è già in corso, ma sono convinto che avrebbe potuto continuare ad essere sede di corsi estivi e invernali di reparti dell’esercito”. E in conclusione Angelo Zanetti afferma che è convinto che la struttura, “Troverebbe, senz’altro maggiore dignità se trasformata in villaggio turistico (5)

NOTE:

1 Il richiamo ai bambini profughi e sopravvissuti a una fuga terribile sottolinea il significato di una presenza che determina  un degrado per la dignità di luoghi altrimenti valorizzabili come villaggio turistico  (vedi nota 5.i

2 Il ricovero è degradato a ‘parcheggio’ qualora vi vengano collocati esseri umani. Meglio carri armati che possano sottolineare la sacralità di così onorande mura! 

3 Il luogo dove si sono radicate le basi di carriere militari verrebbe minacciato dai profughi e in particolare dai bambini non a caso menzionati al primo paragrafo. Molti anni fa un sovrano tentò di liberarsi da un  rischioso infante eliminando tutti i suoi coetanei, ma quello più pericoloso gli sfuggì..

4 La grande guerra prima dell’Unità (identificata come storia che alla Grande Guerra è seguita). Normalmente si parla di unità d’Italia in  coincidenza con l’attribuzione di titolo regio a Vittorio Emanuele II di famiglia sabauda. Qui evidentemente per terminus a quo dell’unità si intende il 1918. E’ una faccenda concettualmente un po’ confusa ma se piace così …

5 Piuttosto che luogo di riparo per profughi meglio un  villaggio turistico. E’ più dignitoso! Dal che si deduce che la dignità non dipende dall’appartenenza alla specie umana ma dal benessere che consente di alloggiare in un villaggio turistico dove ti spiegano anche come si fa a divertirsi, attività certo non consona allo spirito depresso di chi fugge dalla guerra.

Per risalire alla fonte: http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2014/10/13/news/gli-alpini-no-ai-profughi-in-caserma-1.10108553

 

14 Ottobre 2014Permalink

13 ottobre 2014 – UNA VERA BABILONIA. Il Friuli dopo Caporetto 2

Faccio seguito a quanto pubblicato dal mensile Ho un sogno lo scorso mese continuando con alcune testimonianze sull’esodo del 1917.

La guerra nel cuore dei maschi   

Nel numero scorso ci siamo proposti di riprendere passi dei diari pubblicati dagli storici Lucio Fabi e Giacomo Viola nel volume del 1993 ‘Una vera Babilonia’.  Ci riportano le memorie di parroci friulani, spesso unico riferimento per la popolazione dopo lo sfacelo di Caporetto, quando le autorità civili abbandonarono i territori occupati. La solidarietà operante che seppero manifestare non li rende però estranei a una cultura  allora diffusa.

Un anno prima della catastrofe, il 4 novembre 1916, il parroco di Campoformido scriveva, citando un personaggio che diventerà poi significativo nella realtà del cattolicesimo italiano: “Il capitano medico Padre Gemelli tenne uno splendido discorso dimostrando quanto sia nobile e santo il sacrificio della vita per la patria quando è vivificato dalla fede e dalla carità di Gesù Cristo. Dopo la funzione la Giunta Comunale presentò i suoi ossequi e ringraziamenti a Padre Gemelli in canonica”. La dichiarazione prova quanto fosse ambiguo il contesto in cui un anno dopo – il primo agosto del 1917 – la voce del papa Benedetto XV si sarebbe alzata isolata per definire la guerra “inutile strage”. Nel 1914 Giovanni Papini, direttore della rivista letteraria Lacerba, aveva scritto “Finalmente è arrivato il giorno dell’ira dopo i lunghi crepuscoli della paura. […] Ci voleva, alla fine, un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. Ci voleva una bella innaffiatura di sangue per l’arsura dell’agosto; e una rossa svinatura per le vendemmie di settembre; e una muraglia di svampate per i freschi di settembre […] La guerra è spaventosa – e appunto perché spaventosa e tremenda e terribile e distruggitrice dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi”.

Una vera Babilonia: le donne, la razza, i pregiudizi  scalarini

Le parole dei parroci si insinuano fra militarismo e dolore e, pur non così grottescamente altisonanti, non rinnegano il pregiudizio diffuso. Nel febbraio 1918 il parroco di Moruzzo, testimoniando la difficoltà della situazione, identifica – associandoli – due fattori di rischio: “sia da parte delle donne, sia da parte delle truppe non vi furono, almeno in questa parrocchia disordini”. E’ un’associazione che, non estranea al contesto sociale, certamente apparteneva alle preoccupazioni del clero anche prima della catastrofe. Scriveva nel 1915 il parroco di Martignacco – dopo aver espresso una grottesca venerazione per il re e la sua famiglia presenti in paese: “Quale il contegno dei soldati addetti alla guardia reale? […]. Non sopprusi, né violenze … ma belli e grossi corazzieri aitanti nella persona, forniti di mezzi anche materiali più degli altri soldati, non influirono certo sulla castigatezza dei costumi. Una mancanza non restava imperdonata giunta all’orecchio del Re; ma si possono fare tante cose al mondo senza che il superiore lo sappia. I fatti purtroppo si conobbero di poi non solo dal numero degli illegittimi; ma peggio ancora dall’abbassamento dei costumi”. E nel 1918, a guerra finita, il parroco di Flambro scrive in un suo ‘bilancio morale’: “Di fatto durante questo sciagurato anno non si ebbero illegittimi, e i tentativi di violenza contro le nostre donne furono rarissimi e sempre superati. E’ bensì vero che due o tre ragazze non diedero il più bel saggio di correttezza nei loro contatti con i soldati nemici. Ma erano sempre quelle e tutto finì lì”.

La preoccupazione per  l’abbassamento dei costumi si fa dileggio senza pietà quando il 30 ottobre del 1918 il parroco di Campoformido osserva la fuga delle truppe austro tedesche:  “Durante l’intera notte vi fu un continuo passaggio verso Udine e Basaldella di autocarri. […] Tutto il giorno passaggio incessante di truppe isolate la maggior parte disarmate e affamate. […] E’ divertente vedere quelle signore con bauli e casse e fagotti sulla strada supplicare piangenti i passanti di lasciarle montare sui carri. Nessuno le accoglie; non era così quando vennero”. E se alle prostitute (spesso vittime coatte dell’organizzazione militare) non è rivolto uno sguardo di pietà altrettanto avviene per le madri che si trovano a reggere il peso dell’organizzazione della famiglia, fino a doversi far carico in solitudine – o al massimo con i parenti anziani – del sostentamento economico. La parola ‘genitori’ che compare nel testo successivo non deve trarci in inganno: gli uomini giovani ancora vivi erano al fronte o prigionieri. Scrive il parroco di Trasaghis il 15 novembre 1917: “Nonostante i ripetuti avvisi miei di custodire i ragazzi (acci) onde non scherzino colle bombe lasciate in quantità dai fuggitivi e con le cartucce e coi fucili, stassera mi is annuncia che un bambino (figlio di … omissis) di anni 8 circa è rimasto ucciso con una bomba a mano ai piedi Naruint. Mi fa compassione l’età e quindi l’inesperienza, ma la trascuranza dei genitori avvisati ripetutamene no e no e poi ancora no. Domani sera funerale … Non è bastato a questi gnocchi lo specchio del mese di gennaio scorso , in  cui 5 altri ragazzi, forse più gnocchi che cattivi lasciavano la pelle a brandelli con una granata fatta esplodere presso il passaggio del Leale per Oncedis”. Questa citazione è tratta da Timp di vuere Il diario del vicario di Avasinis e altre testimonianza sulla Grande Guerra nel territorio di Trasaghis a cura di Pieri Stefanutti, una pubblicazione edita nel 1989 dalla Biblioteca comunale del Comune di Trasaghis con il contributo della legge regionale 15/1987 che prevedeva di sostenere la costruzione di una cultura di pace ricordando certamente il passato ma in un contesto ben diverso da quello che caratterizza molte militarizzate celebrazioni centenarie.

La  Costituzione italiana all’art. 3, nell’elencare gli ostacoli che “limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”, avvicina le distinzioni (nell’ordine) di sesso e di razza. Abbiamo considerato sopra alcuni pregiudizi sulle donne che, pur non appartenendo esclusivamente al clero, sono testimoniati nei diari dei parroci, non solo significativa presenza riconosciuta autorevole nei territori occupati, ma anche dotati di certa familiarità con la scrittura in tempi di diffuso analfabetismo. E, in quei diari, compare anche il riferimento alla razza.

Il 2 novembre 1917, al parroco di Campoformido che si lamentava del furto di una carta topografica, un ‘ufficiale germanico’ spiegava, previa consultazione di vocabolario: “Eh! Signor Curato, è la guerra!”. Un anno dopo gli occupanti in fuga ripetevano le razzie per quel poco che era rimasto in canonica e “Si distingue fra tutti l’occhialuto ebreo di Trieste […] zoppo per giunta. Cave a signatis maxime quando sono anche ungheresi”. Il parroco, che non si è fatto mancare neppure il pregiudizio verso la disabilità, respira “Finalmente se ne vanno”. Ma non è finita: “Entro nella cucina tornata mia con profondo sospiro di sollievo. Povero me, ti vedo in un canto l’occhialuto elmo triestino. Ha trovato un bicchiere, un cucchiaino, una forchetta e se li porta via trionfante, Vada, vada, gli dico. Le serviranno per il rancio nella gavetta italiana quando sarà prigioniero a Padova. Mi lancia un’occhiata nella quale leggo tutto l’odio di un ebreo e tutta l’ironia di chi è sicuro di sé. Infatti egli non è né tedesco, né italiano. E’ ebreo e quindi prigioniero di nessuno, ma padrone di tutti”.
Non possiamo dimenticare che l’antigiudaismo fu solido supporto all’antisemitismo che più tardi avrebbe segnato per sempre la storia europea.

13 Ottobre 2014Permalink

9 ottobre 2014 – Lettera aperta al Sindaco di Udine che vuol trascrivere i matrimoni di coppie omossessuali

Egregio prof Honsell sindaco di Udine

mi rivolgo a lei perché non ho titolo né modo per scrivere a tutti i sindaci che hanno rivendicato la loro scelta di trascrivere i matrimoni di persone dello stesso sesso celebrati all’estero. Ha dichiarato di averlo fatto (e che continuerà) poiché non esiste nel nostro ordinamento legge che lo vieti e, di conseguenza, non c’è nessuno che lo possa proibire come vorrebbe invece la circolare annunciata dal Ministro Alfano. Il giurista Stefano Rodotà ha in proposito dichiarato “Il nostro ministro dell’Interno si chiude in una lettura formalistica della legislazione vigente e sfugge ad una precisa responsabilità politica, quella che da anni spetta al Parlamento” (La repubblica 8 ottobre 2014) Anche Lei ha fatto richiamo alla responsabilità del Parlamento e, con sbrigativa efficacia, ha dichiarato in una recente intervista che non ”ci faremo fermare da una circolare amministrativa” Nell’apprezzare la sua posizione, che fa seguito a una pagina di civiltà aperta dai cittadini omosessuali nel dichiararsi tali sfuggendo all’oscurità cui un tempo li condannavano le convenzioni sociali che ne volevano il nascondimento, desidero però porle un problema che, a mio parere, ha forti analogie con quanto ho sopra ricordato. Dal 2009 Lei, come ogni altro sindaco (e spero non ci siano eccezioni) registra la nascita dei figli dei migranti senza permesso di soggiorno non più a norma di legge ma di circolare, trattata questa in forma opposta a quella cui ho fatto riferimento finora. Infatti dal 2009 la legge 94 (all’art. 1 comma 22 lettera g che si può leggere anche nel testo coordinato del Testo Unico sull’immigrazione) prevede che, per registrare gli atti di stato civile – fra cui evidentemente l’atto di nascita – sia necessario presentare il permesso di soggiorno. A pochi giorni dall’approvazione della legge lo stesso ministero dell’interno emanò la circolare che, per la registrazione dell’atto di nascita, dice non essere necessaria la presentazione del permesso di soggiorno. Così fu motivata la scelta della circolare in una risposta ministeriale a interrogazione parlamentare: “La mancata iscrizione nei registri dello stato civile andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato” La legge esclusiva però è rimasta a garanzia dei sindaci che, ignorando la circolare, possono negare ai nuovi nati la dignità di persone destinatarie delle regole dell’ordinamento giuridico. Che esistano genitori costretti a nascondere i loro figli sia dall’insipienza delle amministrazioni italiane dei comuni dove sono nati, sia dalla paura di vederseli strappare a norma di occhiuta burocrazia, ce lo dice il gruppo CRC per cui “Il timore […] di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori”. Non sia superfluo ricordare che l’acronimo CRC corrisponde a Convention on the Rights of the Child, organizzazione di associazioni italiane che opera al fine di garantire un sistema di monitoraggio indipendente sull’attuazione della Convenzione sui diritti del minore (ratificata in Italia con legge 176/1991). Se fosse approvata la pdl 740, già affidata da più di un anno alla commissione Affari Costituzionali, il problema sarebbe risolto almeno nella sua radice giuridica. In questo momento Lei è stato sollecitato a proporsi come istituzione di frontiera, chiamata ad impegnarsi per diritti di cittadini che hanno finalmente trovato parola e, sia pur contradditorio,  ascolto. Io le chiedo di impegnarsi anche per sollecitare l’approvazione della proposta di legge che assicurerebbe un diritto fondante tutta l’esistenza di chi parola non ha ma necessita del medesimo rispetto e protezione.

Distinti saluti  (firma)

Per non dimenticare il contesto

Il 28 di maggio 2013 (governo Letta) è Ministro dell’Interno l’on. Angelino Alfano, il sostenitore dei ‘valori non negoziabili’, che non impedisce l’espulsione di una minore con la sua mamma. E’ il caso Shalabayeva. Per farne memoria riporto qui il link con un articolo de La Repubblica.

Leggo che domani verrà interrogata dai magistrati di Perugia, non come persona informata sui fatti, ma in qualità di indagata, Stefania Lavore,. Giudice di Pace. Dovrà spiegare la sua versione dei fatti in merito a presunte omissioni contenute nel verbale di espulsione di Alma Shalabayeva e della piccola Alua, rispettivamente moglie e figlia del banchiere e dissidente kazako Muchtar Ablyazov. Omissioni che, oggi, costano al giudice l’accusa di falso e abuso d’ufficio.

Riscontri
10 ottobre – pubblicata da il Gazzettino
Girata da esponente SNOQ ai propri aderenti

9 Ottobre 2014Permalink

5 ottobre 2014 – In Friuli Venezia Giulia c’è una Garante per i diritti della persona … e parla!

Ho ricevuto la lettera che si trova in allegato, scritta alla commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza dalla Garante regionale dei diritti della persona: Mi ha fatto piacere venir a sapere che un organismo regionale si fa carico del problema della segnalazione della pdl 740, di cui tanto si trova in questo blog.

testo della lettera della Garante

Così ho risposto: 

Gentile dr. Mellina Bares, La cortese dr. D’Orlando mi ha inviato copia della sua lettera alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza su cui  mi permetto, per la personale conoscenza che ho del problema alcune precisazioni. Lieta del sostegno da Lei manifestato alla pdl 740 e della consapevolezza espressa relativamente al danno che una persona subisce se privata (e a tanto in Italia provvede la lettera g del comma 22 dell’art. 1) della registrazione della nascita, sento però il dovere di alcune precisazioni.

Lei scrive che il ‘rischio paventato’ di mancata registrazione anagrafica ‘non ha trovato probabilmente effettiva realizzazione’ e cita, quale elemento di tutela dei nuovi nati, la circolare datata 7 agosto 2009 (cui fa riferimento con il n. 0008899). Il 23 aprile scorso l’avvocato Fachile, membro della Associazione Studi Giuridici Immigrazione, esprimeva alla radio tutta la sua consapevole preoccupazione (trasmissione Tutta la città ne parla – radio 3  – Rai). Le allego il testo del suo intervento che ho trascritto. Inoltre, per ciò che riguarda il problema specifico, il gruppo Convention on the Rights of the Child – CRC (http://gruppocrc.net) – così scrive nel suo quinto rapporto 2011-2012, lamentando la scarsa conoscenza della circolare da lei citata: “Il timore […] di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori.

Pur non esistendo dati certi sull’entità del fenomeno, le ultime stime evidenziano la presenza di 544 mila migranti privi di permesso di soggiorno. Questo può far supporre che vi sia un numero significativo di gestanti in situazione irregolare” (cap.3.1).

E ancora, dopo aver ripetuto tali considerazioni nel successivo e sesto rapporto, nel settimo e più recente pubblica la seguente raccomandazione del comitato ONU, che parzialmente riporto sempre dal cap. 3.1 “Il Comitato ONU è preoccupato per le restrizioni legali e pratiche al diritto dei minorenni di origine straniera di essere registrati alla nascita. In particolare, il Comitato esprime preoccupazione per come la L. 94/2009 sulla pubblica sicurezza renda obbligatorio per i non cittadini mostrare il permesso di soggiorno per gli atti inerenti il registro civile. Il Comitato [..], raccomanda all’Italia: di assicurare che l’impegno sia onorato tramite la legge e facilitarlo registrazione alla nascita di tutti i bambini nati e cresciuti in Italia”

Voglio aggiungere – a riprova della constatata inefficacia della circolare – che è di mia conoscenza una informazione errata, diffusa dal 2009 – successivamente all’approvazione della legge 94/2009 – e contenuta in un dépliant informativo dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine che indicava il permesso di soggiorno fra i documenti da presentarsi per la registrazione di nuovi nati che poteva e può essere eseguita nell’ambito ospedaliero. A seguito di mia personale segnalazione il dépliant veniva ritirato e l’anno successivo ripubblicato corretto. Con una cortese lettera il Direttore dell’Azienda mi informava non essere mai stati frapposti ostacoli alla registrazione delle nascite ma resta il fatto che per più di quattro anni l’opinione pubblica aveva ricevuto un’informazione distorta da fonte autorevole. Considerando che ci sono gestanti che scelgono (secondo la testimonianza dell’autorevole gruppo CRC) il parto nascosto a domicilio non è difficile evincere l’urgenza della modifica legislativa da Lei stessa sostenuta. Permetta però a una cittadina italiana, priva di qualsiasi ruolo politico e autorevole nella società civile di affermare con forza che il diritto inalienabile a un’esistenza giuridicamente riconosciuta deve, per la dignità di noi tutti, essere affidato alla legge e non a uno strumento di rango inferiore, quale una circolare che, per sua stessa natura, potrebbe essere revocata senza che vi sia neppure dibattito parlamentare.

Le dichiarazioni dell’avv. Fachile (citato come allegato) si trovano in questo blog in data 6 maggio

Ma non basta. Chi volesse andare nel rinnovato, ottimo sito dell’ASGI e volesse seguire la voce famiglia/minori dell’archivio ben organizzato, retrocedendo al 2009 troverà una voce datata 29 settembre di quell’anno, titolo
“I minori stranieri extracomunitari e il diritto all’istruzione dopo l’entrata in vigore della legge n. 94/2009”

E non basta ancora Se visiterà il testo del cinque agosto troverà un pezzo straordinario scritto sotto forma di appello con il titolo “Dichiarazione di nascita e riconoscimento del figlio naturale da parte di cittadini stranieri irregolarmente soggiornanti dopo la legge n. 94/2009”. Le riporto per intero ricordando che in finale ci sono le firme (parecchie pagine!) a seguito di un appello al Governo e uno alle regioni.

Ecco il sintetico testo: “La legge n. 94/2009 (c.d. “pacchetto sicurezza”) prevede una norma che, se interpretata restrittivamente, potrebbe impedire la registrazione alla nascita dei figli di cittadini stranieri irregolari. L’A.S.G.I. e altre Associazioni, al fine di chiarire che l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno previsto da tale norma non si applica alla dichiarazione di nascita ed al riconoscimento del figlio naturale, in quanto tra le possibili interpretazioni della legge, questa viene ritenutala sola conforme alla Costituzione e agli obblighi internazionali, ha inviato in data 5 agosto 2009 un appello al Governo e alle Regioni al fine di emanare disposizioni attuative” .

Intristita e un po’ disgustata rimando i miei commenti alla prossima volta. Intanto se qualcuno legge ci pensi su!

5 Ottobre 2014Permalink