9 settembre 2012 – Il cammino di Santiago 21

Oltre Santiago  –  10-11 giugno 

Madrid non mi coinvolge come mi è capitato in altre città (e, per restare a questo viaggio penso a Bilbao); non mi pesa troppo quindi dover ridurre in due giorni le mie visite: un passaggio al Prado (come si può parlare di visita di fronte a tanta ricchezza di tele alcune delle quali vado a cercare perché mi sono imbattuta tante volte in loro riproduzioni?) e infine la meta del mio pellegrinaggio personale, il museo centro d’arte Reina Sofia dove si trova Guernica di Picasso.

L’edificio è affascinante, unisce un antico ospedale a una struttura modernissima e tutto appare connesso armoniosamente, senza forzature.
E’ una vita che desidero vedere quel quadro che da tanto mi intriga.
Attraverso sale in cui è possibile osservare gli studi preparatori del pittore finché arrivo alla sala del dipinto.
Ho ben presente il mio recente punto di partenza, la città di Lugo da cui il 28 aprile 1937 partirono gli aerei della legione Condor, corpo volontario composto da piloti della Luftwaffe, di cui facevano parte anche volontari italiani.
Ne ho scritto il 10 agosto e quel pezzo si può raggiungere anche da qui.
Quando arrivo alla sala con la tela che cerco mi trovo in mezzo a un gruppo folto di Giapponesi, stranamente silenziosi che non danno alcun segno di aver fretta. Per un po’ guardo sopra le loro spalle e mi ci vuole quasi mezz’ora per arrivare in prima fila: l’atmosfera che hanno creato è stranamente intensa; mi chiedo se non pensino a Hiroshima.

La strage degli innocenti
Quando arrivo davanti al quadro i pezzi analizzati sopra altrui spalle e resi visibili dalla curva del collo di chi mi stava davanti si ricompongono. Ma non voglio parlare delle mie considerazioni su di un quadro per cui gli studi abbondano: sarebbe ridicolo-
C’è però un particolare che non voglio lasciarmi sfuggire: l’immagine della mamma che regge un bimbo morto, relegata in un angolo dalla violenza-cavallo che spacca la quotidianità della vita.
E’ un’altra tappa delle strage degli innocenti che in tanti artisti hanno riprodotto: è facile trovare un diluvio di immagini anche con un motore di ricerca. Io mi limito a Giotto, un’altra tappa di una narrazione che non ha fine.
E le stragi hanno tanti modi per realizzarsi. Giorni fa ho sentito che i bimbi siriani rifugiati (?!) in Giordania non saranno ammessi a frequentare la scuola: sono troppi. Le stragi possono essere anche ‘morbide’.
E così un altro tassello si aggiunge a quello che tante volte ho scritto. Qui mi limito solo a un riferimento pubblicato il 16 agosto da cui si può risalire a molto altro Anche noi contribuiamo alla continuità della storia di stragi: anche da noi ci sono bambini e ci saranno perché nel 2009 abbiamo scritto che non devono esistere, non devono avere un nome, non possono andare a scuola (rimando a un mio vecchio articolo, gentilmente pubblicato da Il Gallo di Genova  e trascritto in questo blog il 15 marzo 2011)

Il quarto piano del Reina Sofia
Qui il museo consente di approfittare di uno straordinario lavoro di raccolta di documentazione sulla guerra civile spagnola e sulla seconda guerra mondiale.
Mi imbatto inaspettatamente nel documentario Notte e Nebbia di Alain Resnais. Girato nel 1955 è il primo che io abbia visto che testimoni gli orrori dei campi di sterminio. Non speravo di rivederlo e invece mi si è proposto in un museo spagnolo.
Così mi torna alla mente l’immagine del bambino ebreo con il berrettone troppo grande e le mani alzate cacciato da Varsavia e finito chissà dove e chissà come (un altro tassello della strage degli innocenti) e quindi non posso concludere ora, come volevo, questo diario. Devo concedermi ancora una puntata. Ma questa sarà veramente l’ultima.

continua– precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5, 9, 10, 14, 19, 21 agosto e 8 settembre.
Per ingrandire le immagini fare clic sopra con il mouse. Alcune non rispondono.

9 Settembre 2012Permalink

8 settembre 2012 – Il cammino di Santiago 20

Il mio viaggio non è finito a Santiago

E’ stata una fortuna che il mio viaggio non sia finito a Santiago ma sia potuto procedere fino a Finisterrae, uno dei due punti più occidentali d’Europa, affacciato al nulla dell’oceano Atlantico che qui ha perso tutta l’immagine – bella certamente che ma che nel confronto mi sembra addomesticata—di San Sabastian.
Ma andiamo per ordine.

Strada facendo ci imbattiamo negli hòrreos, granai di dimensioni diverse, evidentemente in funzione del numero delle persone che se ne servivano. Griglie disposte lungo il fianco ne testimoniano l’antica sapienza dell’areazione – era ben importante che le granaglie non marcissero – e presumo che i pali che li sorreggono fossero costruiti in modo da impedire l’arrampicata dei topi.
Mi hanno mostrato qualche cosa del genere in Alto Adige spiegandomene la funzione. Le antiche forme tradizionali mi suggeriscono che la curiosità non sia solo mia, che forse i pellegrini di un tempo abbiano pensato quello che io sto cercando di immaginare ora.
Conservare il cibo e farlo con  mezzi  simili… anche questo è Europa.

Quello che mi sconvolge è l’ammasso di rocce in riva all’oceano, dove i pellegrini venivano a raccogliere la conchiglia dalle costole ruvide che avrebbe testimoniato il compimento del loro viaggio (che se poi volevano imbrogliare i possibili devoti ammiratori o coloro che pagandoli li avevano delegati all’impresa la conchiglia la raccoglievano altrove e le costole lisce ancor oggi ci testimoniano la piccola truffa,  di cui ho scritto il 30 giugno).

Ma di qui partivano anche i coraggiosi (o i disperati) che la curiosità o la fame rendevano capaci di imprese straordinarie. Oggi si ricorda il nome di Cristoforo Colombo. Ma come si chiamava il mozzo che serviva sulla sua caravella?
Una torre che ha il colore delle rocce ricorda uno sversamento di petrolio avvenuto in anni recenti.

Domani saluterò i miei compagni di viaggio (con cui oggi ho condiviso un indimenticabile pulpo gallego) e mi recherò a Madrid per concludere il mio personale pellegrinaggio visitando finalmente la Guernica di Picasso la cui fotografia si trova da anni sopra la mia scrivania.

 

 

 

Ricordo che le fotografie si possono ingrandire facendo clic sopra con il mouse.

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5, 9, 10, 14, 19 e 21 agosto 

8 Settembre 2012Permalink

3 settembre 2012 – Quando l’attualità è incomprimibile

Ho più volte citato Giancarla Codrignani, scrittrice, giornalista, già parlamentare nelle Sinistra Indipendente, particolarmente interessata ai temi della pace e della nonviolenza, sempre attenta al punto di vista delle donne e molto altro ancora.
Oggi riporto un suo articolo come pubblicato nell’agenzia stampa Adista Notizie (n. 31 08 settembre 2012).
Si veda anche il mio scritto del 29 agosto.

Il comune senso del diritto

Il comune senso del diritto è laico. A molti italiani, in particolare cattolici, deve venire insegnato da autorità superiori, come la Corte europea di Strasburgo, che ha accolto il ricorso di due genitori, portatori sani di malattia genetica, contro la legge italiana sulla fecondazione assistita, che, limitando la diagnosi preimpianto solo ai casi di sterilità, interferisce nella vita privata e familiare delle famiglie. Doveva intervenire la Corte a stabilire che la legge 40 viola la Convenzione europea sui diritti dell’uomo e appare incoerente con la legislazione italiana sull’interruzione volontaria di gravidanza che consente l’aborto quando il feto è portatore delle stesse malattie; è stato anche imposto al nostro paese di pagare 15.000 euro di risarcimento oltre alle spese legali, a meno che il governo non ricorra in appello.

La legge 40 del 2004 ha testimoniato fin dall’origine che le strumentalizzazioni politiche nel nostro paese condizionano la laicità e insidiano i diritti individuali. Infatti stiamo parlando di una norma che, come l’interruzione di gravidanza (di cui è l’esatto contrario), è volontaria e non obbliga nessuno a praticarla, mentre consente a persone sterili o portatrici sane di malattie genetiche di fruire della ben legittima possibilità, oggi consentita dalla scienza, di avere un figlio. Tutti sanno che molti italiani interessati alle pratiche di fecondazione assistita emigrano in paesi in cui non esiste il capestro falsamente moralistico della nostra norma e che solo pochi ricorrono ai tribunali e, come il caso di cui stiamo parlando, alla giustizia europea: all’occhio del comune consumatore di notizie sembrano persone coraggiose, mentre sono soltanto cittadini responsabili.

Il referendum che doveva abrogare la legge 40 ha rappresentato una grande sconfitta: abbiamo subito perfino il grave sfregio alla Costituzione e al Concordato da parte del Presidente della Cei, a cui è stato consentito invitare gli italiani a disertare il voto (la chiesa cattolica poteva legittimamente esprimersi per il no), mentre il governo Berlusconi (proprio lui) difendeva gli embrioni e l’opposizione non sembrava in grado di sostenere convenientemente un elettorato disinformato.

Ancora una volta il partito delle notti di Arcore approfitterà dell’occasione e si esprimerà per il ricorso, mentre il ministro della sanità Balduzzi, esaurito il tormentone del conflitto di principi tra il bene giuridicamente soggettivo dell’embrione e la salute della madre, interpellerà la Gran Chambre per ribaltare la sentenza.

Ci risiamo. Ci ritroveremo sulla piazza CL e il Movimento per la vita, con Casini che allerterà i sodali cattolici del PD per prevedibili ricatti. Ci mancherebbe solo che si mettesse nel gioco Beppe Grillo per ridurci alle giaculatorie. Almeno per la sperimentata diffidenza di noi donne, conforta poco che radicali, sinistre e cattolici responsabilmente laici non abbiano dubbi e intendano procedere a una rapida revisione della legge 40. C’è da temere che invece sarà conflitto e che a qualcuno non parrà vero gettare sul tavolo elettorale quella soggettività dell’embrione che, obiettivamente, non potrà mai giuridicamente diventare persona prima di essere uscito dal grembo materno, ma che la Chiesa cattolica idealizza e ideologizza, ancora una volta con la pronta reazione del card. Bagnasco. E qualche politico si darà da fare per metter mano non alla legge 40, ma alla 194.

Il primate americano card. Dolan insegna: chiude con la sua preghiera la convention di Mitt Romney, mormone, ma fiero oppositore di Obama “l’abortista” che ha lasciato l’interruzione volontaria di gravidanza a carico del servizio sanitario nazionale. Ancora una volta, signori, si gioca sul corpo della donna.

3 Settembre 2012Permalink

29 agosto 2012 – Ancora stato e chiesa (ovviamente cattolica)

Tornando a casa dopo alcuni giorni di assenza volevo riprendere il mio diario “Il cammino di Santiago” (che dovrei spicciarmi a concludere) ma ancora una volta l’attualità entra di prepotenza nel mio blog.
Poichè so che alcune persone se ne erano incuriosite segnalo il tag ‘viaggio Spagna 2012’ da cui è possibile raggiungere tutte le puntate del diario.

Il card. Bagnasco difende la legge italiana

Ricopio da un articolo di Repubblica che si può trovare sul sito on line del quotidiano (per entrambe le citazioni che mi appresto a trascrivere riporto per intero il link per dare a chi lo voglia una sicura possibilità di verifica).

STRASBURGO – La Corte europea dei diritti umani rimette in discussione la legge 40. E’ infatti stata bocciata la parte della normativa che riguarda l’impossibilità per una coppia fertile ma portatrice sana di fibrosi cistica di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni.

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/08/28/news/procreazione_la_corte_europea_
boccia_parte_della_legge_40-41595506/?ref=NRCT-41657070-4

In altro articolo però leggiamo in riferimento alle dichiarazioni del card. Bagnasco:

Dal numero uno dei vescovi [……] l’affondo sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che demolisce la legge italiana in materia di fecondazione assistita: “Singolare superamento della giustizia italiana”.

http://www.repubblica.it/politica/2012/08/29/news/bagnasco_rifondare_politica_e_stato_
legge_40_magistratura_italiana_surclassata-41653302/?ref=NRCT-41657070-3

Fermo restando il diritto di Sua Eminenza a dire ciò che pensa – e dei mezzi di informazione a riportarlo – resta anche il diritto mio a dichiarare dove posso che non mi va di essere presa in giro.
Nel 2005 il card Ruini (e la sua esortazione fu capillarmente diffusa) dopo aver espresso (ed era suo diritto) un parere negativo sulla legge 40 invitò con craxiano successo gli italiani a non andare a votare per il referendum abrogativo della legge stessa (ora non ricordo se l’abrogazione era totale o parziale).

E questo invito non era suo diritto. Allora io cercai di dirlo quanto potevo a quanti potevo.
Ora glielo dice il suo successore card. Bagnasco.
Se la pronuncia dei giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo  rappresenta “un singolare superamento della giustizia italiana” posso dire che –a mio parere- il riferimento consapevolmente autorevole non a scelte di coscienza di cattolici ma all’impianto stesso di uno strumento di democrazia previsto dalla Costituzione rappresenta una scelta di sapore eversivo?
Eminenze mettetevi d’accordo. Il referendum non è uno strumento della vostra pastorale e il rispetto della legge – che nulla toglie alla libertà di scelta e non impone a nessuno che non lo voglia azioni che la chiesa cattolica giudica moralmente sbagliate- o vale o non vale.

Quando la memoria è lunga

Nel 2005 trovai nello studio del mio medico di base un pacchetto di volantini del movimento Scienza e Vita che invitava a non votare al referendum sulla fecondazione assistita. Convinta che fosse  una intrusiva iniziativa di qualche propagandista del settore ne avvisai il medico che mi disse di essere lui l’autore del deposito.
Allora avvicinai persone che sapevo esserne clienti (e non cattoliche) per vedere se erano disposte a denunciare con me all’Ordine dei medici l’uso di quell’ambulatorio per una propaganda che non avrebbe dovuto trovarvi spazio.
Ne ricevetti una risposta negativa e non proseguii su quella strada.
Mi limitai a cambiare medico: non potevo affidare la mia salute a chi presupponeva di interferire con i miei diritti di cittadina spero consapevole.

29 Agosto 2012Permalink

21 agosto 2012 – Il cammino di Santiago 19

8 giugno – ottavo giorno (c) Monastero di Samos  Lugo

Una breve passeggiata pomeridiana consente la visione dall’altro del Monastero di Samos. La struttura è imponente e interessante ma il chiostro riserva una sgradevole ma non sorprendente documentazione.
Dice una grande lapide: “Il 26 agosto 1943 Francisco Franco Caudillo di Spagna vincitore della crociata contro il comunismo, accompagnato dalla sua sposa e (una parola che non capisco bene) dal seguito civile e militare visitò questo cenobio (due parole che non capisco)”. La lapide riguarda un fatto e i fatti non si cancellano, ma non può essere ignorato l’uso spregiudicato e cinico della parola crociata, attività violenta nel Medio Evo e non meno in tempi a noi più vicini.
Ma non potrebbero lasciar perdere la croce?

 

Lugo, città fortificata con interessante cattedrale accanto alla quale sorge un edificio progettato da Gaudì quale abitazione del  vescovo della città che non vi risiedette mai perché morì prima del suo completamento. Mi è sembrata una cosa tristarella, una specie di grigia brutta copia dei palazzi delle fiabe dei film di Walt Disney.

9  giugno – nono giorno:  Santiago. Per mia fortuna il cammino non finisce qui!

La meta di un cammino interessante mi rattrista. E’ chiaro che qui convergono tutti quelli che sono riusciti a completare il cammino (a piedi o in bicicletta!) e che sono ben lieti di aver raggiunto il loro obiettivo.
E’ domenica e la cattedrale si affolla perché vi si potrà godere del dondolio spettacolare dell’incensiere che, appeso a un corda, vola attraverso tutto il transetto. Secondo la testimonianza del prof. Cardini il profumo dell’incenso un tempo serviva a coprire gli odori sgradevoli inevitabilmente emessi da una folla che non si lavava, sia per difficoltà oggettive che a seguito di pregiudizi.
Oggi a me sembra soltanto folclore che si accompagna alla statua del povero San Giacomo umiliato a matamoros.  Qualcuno, in un attacco di rispettabile pudore, ha coperto con fiori i ‘mori’ maciullati sotto le zampe del suo miracoloso cavallo.
Mi è capitato di vedere un’immagine analoga a Scicli dove, di fronte a una procace e feroce ‘madonna delle milizie’, un bambino, non ancora drogato dalla rispettabilità della tradizione, aveva esclamato “Qui la madonna è cattiva”. Il re è nudo, in chiesa e fuori!
Scopro che a Santiago non ho scattato nemmeno una foto. Se vorrò rivedere le immagini dei monumenti mi servirò dei materiali facilmente reperibili su internet. Di San Giacomo ho doverosamente scritto qualche cosa nelle mie pagine di diario del 29 e del 30 giugno.
Per mia fortuna il cammino non finisce qui!

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5, 9, 10, 14 e 19 agosto

21 Agosto 2012Permalink

19 agosto 2012 – Il cammino di Santiago 18

8 giugno – ottavo giorno (b) Ponferrada –O Cebreiro

Ponferrada
A Ponferrada non è possibile sfuggire alla vista incombente  di quella che fu la fortezza dei cavalieri Templari (Ordo pauperum militum Salomonici Templi) una delle più note congregazioni religiose cavalleresche medievali, sciolta nel 1314, ma non soppressa.
Nati per una presenza armata in Palestina (a difesa dei luoghi santi e dei pellegrini), cacciati dalla riconquista di Salah al Din (da noi Saladino) si occuparono di varie attività (compresa quella ‘bancaria’ per il trasferimento di denaro in sicurezza) nell’ambito mediterraneo: le dimensioni della fortezza sono uno dei tanti segni della loro ricchezza su cui si costruirono leggende che ancora li vorrebbero custodi del tesoro di Salomone..
Qualche anno fa ho trovato l’immagine di un contractor italiano (Stefio), addetto in Iraq alla sicurezza – non so di chi ma certamente non degli iraqueni – che nel 2004 fu fatto prigioniero in una storia che si concluse tragicamente con l’assassinio di un suo compagno. Tornato in Italia si ‘arruolò’ nei Templari ed è comparso in buffi travestimenti, in qualche modo collegato all’operazione gladio (non ricordo come e non ho voglia di risfogliare quella brutta pagina delle recenti vicende italiane). Non so se i templari cui appartiene Stefio siano autentici o meno.
Meglio lasciarli perdere e tornare a Ponferrada.

Ai piedi della fortezza si trova una statua con una didascalia che recita (credo che la mia traduzione sia accettabile): “Questa scultura di Venancio Blanco ricorda la leggenda che racconta che durante la costruzione della fortezza di Ponferrada un cavaliere templare trovò nel cavo di un’antica quercia un’immagine della Vergine che vi era stata nascosta secoli prima al tempo dell’avanzata saracena”.
E’ il solito schema di miracoli per giustificare una costruzione … meglio lasciar perdere.
La fortezza all’interno è vuota. Quando l’organizzazione dei Templari fu sciolta la popolazione di Ponferrada vi penetrò e sottrasse letteralmente ogni pietra per servirsene in altre costruzioni. Oggi l’interno è vuoto e così ampio che vi fu un periodo in cui l’amministrazione locale pensava di inserirvi un campo di calcio.

Ricordando i Celti
A O Cebreiro consumiamo uno dei pasti che meritano di essere ricordati a onore di una ospitalità generosa ed esemplare. Qui i pellegrini arrivavano e ancora arrivano al termine di una impegnativa salita.  Siamo a 1300 metri di altezza.
Vi sono state ricostruite alcune abitazioni, rifugi di pastori che vogliono ricordare l’appartenenza della località al lembo occidentale dell’area celtica.

 

 

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5 9, 10 e 14 agosto

19 Agosto 2012Permalink

16 agosto 2012 – Ferragosto, da Repubblica

Mi ero proposta di affrettare la conclusione del mio diario del cammino di Santiago ma non
voglio ignorare l’articolo di Repubblica che trascrivo integralmente. Chi volesse raggiungerlo nel sito del quotidiano potrà farlo anche da qui
Proviamo a riflettere su cosa sarebbe successo a Muna se la sua mamma fosse arrivata in Italia: le avrebbero messe in un Centro di identificazione ed espulsione (CIE), spero facendo scattare anche le particolari tipologie di protezione che la legge prevede per le puerpere. Ma l’inesistenza di una legge sul rifugio avrebbe reso confusa la situazione della mamma di Muna e, senza permesso di soggiorno, la registrazione dei figli comporta l’espulsione del reo che si definisce genitore. Così dice una legge voluta da una cultura legadipendente così pervasiva che non c’è impegno alcuno per la sua modifica:  la registrazione anagrafica senza rischi dei bambini è affidata a una circolare che può essere rimossa senza che il parlamento ne sappia nulla, così come senza che nulla ne sapesse è stata emanata (la legge della vergogna no, quella era stata votata). E continuo a non capire –perché capirlo mi spaventa- perché nessun partito (im)politico si voglia far carico di richiederne la modifica.
Molto ho già documentato di tutto ciò in questo blog e lo si può verificare attraverso il tag ‘anagrafe’.

15 agosto – La bimba nata su una nave senza patria e documenti

Le organizzazioni umanitarie si stanno battendo per lei: “Le leggi non la tutelano”. Ora ha 4 anni e vive in Francia con la mamma. Ma è apolide. E tra poco ci sarà la scuola
di DAVIDE CARLUCCI 

L’UMILIAZIONE potrebbe arrivare il primo giorno di scuola. “Dove sei nata, piccola?”. “In una barca, signore”.  Muna non avrà altre risposte da dare. Perché questa bambina somala di 4 anni, che oggi vive a Parigi, non ha nessun documento da esibire. Nessun pezzo di carta in cui è scritto in quale angolo della Terra è nata. E ora le organizzazioni cattoliche e umanitarie maltesi si stanno mobilitando perché le venga riconosciuto questo diritto.

Orfana del “qui e ora” che definisce ogni esordio umano nel mondo, Muna è nata in mare, figlia di una profuga somala salvata dal naufragio con altri 74 immigrati partiti dalla Libia e diretti verso l’Italia. Era il novembre del 2008, il Mediterraneo era grosso come un bestione affamato e cinque passeggeri finirono, uno dopo l’altro, inghiottiti dalle onde. Ma in quell’inferno di morte e salsedine c’era anche spazio per tre nuove vite: Muna e, figli di una madre diversa, altri due gemelli. Per prima nacque Muna. La barca era ancora in acque libiche o, forse, già internazionali. Chi poteva dirlo, in quel momento, quando c’era solo da salvare la pelle? E così, quando accostò la nave russa Yelenia Shatrova per salvare i disperati, la piccola appena nata salì a bordo, in braccio alla madre 24enne, già con un luogo di nascita confuso.

I due gemelli, invece, seppero aspettare. Fino a quando – la nave ormai in acque maltesi – arrivò l’elicottero della Marina militare italiana che prelevò la loro mamma e la trasportò d’urgenza all’ospedale maltese Mater Dei. “Da quel momento – spiega monsignor Philip Calleja, il presidente della commissione per gli immigrati della Chiesa maltese – il destino dei tre bambini si è diviso. I due gemelli sono stati immediatamente registrati a Malta. La bambina invece, vive ancora in un limbo civile. E questo va contro ogni elementare principio di dignità, a cominciare da quelli sanciti dalla Convenzione dei diritti dell’uomo dell’Onu”.

Calleja ha aperto un contenzioso con le autorità del suo Paese: ne è nata una disputa legale su quale nazione dovesse sobbarcarsi la registrazione della povera Muna. La Russia no, perché la bimba è nata prima dei soccorsi. La Libia? La Somalia? “Ma cos’avrebbe dovuto fare la madre – non riesce a capire il sacerdote – ritornare da dove fuggiva perseguitata?”. “Ogni persona deve avere un’identità”, protesta Tonio Azzopardi, l’avvocato che segue la causa e che ora, dopo una prima sentenza sfavorevole del tribunale, ha presentato un ricorso urgente in appello.

Per ottenere la registrazione anagrafica della figlia, la madre della bambina, Chama Hatra, ha fatto nel febbraio 2009 una dichiarazione giurata nella quale spiegava, chiamando a testimoni gli altri profughi che l’avevano aiutata a partorire: si legge che sua figlia è nata il 2 novembre 2008 “while on boat”, “mentre era su una barca”. In una autodichiarazione successiva, la donna scrive che la piccola è venuta al mondo “between Lybia and Malta”. Tutto qui: sono gli unici due atti “ufficiali” – di un’ufficialità provvisoria e labile – di cui la bambina dispone per poter attribuire un luogo, sia pure vago, alla sua comparsa sul pianeta. Ma è con questi due fogli, logori perché di continuo esibiti e rimessi a posto, che Chama, dopo essere stata ospite di un centro di accoglienza a Malta, è riuscita a ottenere un lasciapassare per raggiungere nel 2009 la Francia, dove vive grazie a un progetto europeo per la ricollocazione degli stranieri ai quali l’isola, troppo piccola, non riesce a garantire la permanenza.

“Quella bambina rischia di diventare un piccolo fantasma”, teme Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati. Nel mondo, spiega, gli apolidi sono sempre di più, “almeno dieci milioni. Ma sono stime: pochi stati hanno accettato di istituire il registro che noi abbiamo chiesto. In questo caso manca addirittura la registrazione, il primo passo per l’acquisizione di qualsiasi diritto”.

Altri bambini nel mondo, spiega monsignor Calleja, si trovano o rischiano di trovarsi nel limbo di Muna. “Le legislazioni nazionali devono cominciare a tutelarli”. In molte nazioni, compresa l’Italia, si decide di registrare i neonati nella città portuale più vicina alla nascita. A Lampedusa, dove le puerpere di solito emigrano verso gli ospedali di Palermo, gli immigrati hanno rimpolpato il bilancio anagrafico. E il nome di Yeabsera, una piccola etiope nata a marzo del 2011 al largo di Linosa (ma in acque internazionali), è in un registro dell’ufficio comunale palermitano. Muna, invece no: il momento della sua venuta al mondo si è perso nel tempo indefinito del mare.

16 Agosto 2012Permalink

14 agosto 2012 – Il cammino di Santiago 16

8 giugno – ottavo giorno (a) Astorga

Lasciando Leon

Per lasciare Leon percorriamo la strada principale della città sul cui selciato è inserita, oltre le ormai consuete conchiglie, la scritta che riporto.
Qui si incrociano quindi il cammino che viene (o va … le strade hanno sempre due sensi) da Oviedo e il cammino più consueto che da Leon si dirige a Santiago.
La mappa che ho pubblicato il 18 giugno consente di identificare facilmente le due città ed è raggiungibile anche da qui
Il cammino di Oviedo sembra particolarmente difficile, inerpicato sui monti cantabrici, ma anche significativo dal punto di vista devozionale. Un antico proverbio (l’espressione spagnola è facile e così la trascrivo) dice:”Quien va a Santiago y no va al Salvador, honra al criado y deja al Señor”.

Verso Astorga

L’esperienza vissuta sulla strada per Astorga è stato uno dei momenti che più ha avvicinato il mio viaggio a un pellegrinaggio. Un tempo era evidentemente necessario un obiettivo per chi lasciava la sua casa per un lungo periodo (o forse per sempre) ed è comprensibile che le reliquie di San Giacomo (ci siano o non ci siano poco importa) potessero essere una motivazione sufficiente. Ma quel che avveniva per strada era più importante: si incontravano persone diverse (persino donne sole! ci ha ricordato Laura Novati in una sua conferenza), provenienti da paesi diversi di cui quei lontani camminatori ignoravano reciprocamente l’esistenza . E l’immagine dell’ignoto penso trovasse forma nelle parole, in ciò che si comunicavano, superando inevitabili difficoltà linguistiche.  Nasceva anche lì l’inconsapevole conoscenza dell’Europa.
Noi siamo stati fermati dai minatori in sciopero che avevano bloccato l’autostrada: e questa è la nostra Europa di cui –nel nostro pellegrinaggio impropriamente motorizzato – abbiamo sfiorato un tratto doloroso.
Tornati in Italia abbiamo saputo della continuità della protesta.
Certamente venir bloccati fra un guardrail e un tir non è piacevole (anche perché nessuno ti spiega quando finirà).
Mi chiedo se fra i miei compagni di viaggio (escludo quelli che conosco da tempo e chi mi siede vicino con cui ho scambiato piacevoli chiacchierate) ci sia qualcuno che mormora la frase –tante volte altrove sentita- della libertà altrui che confligge con la propria (libertà di sciopero contro libertà di turismo senza fastidi). Mi piacerebbe – anche perché non abbiamo altro da fare che chiacchierare fra noi- porre la questione, ma non lo faccio.
So che un tempo lo avrei fatto e mi chiedo (ma non chiedo) perché la mia voglia di comunicare si sia così ridotta.
Dopo parecchio tempo si profilano lontane le sagome dei poliziotti con il volto coperto.
Mi viene in mente Pasolini e la sua ‘Battaglia di Valle Giulia’ (1 marzo 1968) ma anche di questa non dico niente (Inserisco qui il link per chi la voglia leggere).Penso che allora la contrapposizione era fra studenti e poliziotti, qui è fra minatori e poliziotti e ognuno difende, come può, il suo tragico lavoro, chi per non perderlo, chi per mantenerlo.
Ripartendo sfioriamo copertoni che bruciano.

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5  9 e 10 agosto

 

14 Agosto 2012Permalink

13 agosto 2012- Una notizia dalla Siria

Mentre veniamo dolorosamente colpiti dalle notizie che arrivano dalla Siria, ne riprendo una che si collega a quanto avevo scritto il 21 giugno nel ricordo di una visita indimenticabile al monastero di Mar Musa.

Il testo è quello diffuso dall’ANSA   06 agosto, 16:54

(ANSAmed) – BEIRUT, 6 AGO – Uomini armati hanno assaltato il monastero di Mar Musa, a nord di Damasco, del IV secolo, senza causare vittime ma saccheggiandolo. Lo riferiscono all’ANSA fonti vicine al monastero, fino a poche settimane fa gestito dal gesuita italiano Padre Paolo Dall’Oglio, fondatore della comunità monastica.
Le fonti affermano che né le suore né i monaci presenti nel monastero – 80 km a nord di Damasco nel deserto siriano a est dell’autostrada che collega la capitale con Homs – sono stati feriti o aggrediti, ma che gli uomini armati hanno “rubato tutto quello che potevano rubare”, compresi i trattori e gli altri strumenti per l’agricoltura e l’allevamento. Già a febbraio e ad aprile scorsi il monastero era stato obiettivo di uomini armati.
Padre Paolo dall’Oglio, presente in Siria da oltre trent’anni, è stato costretto a lasciare il Paese a giugno dopo che le autorità non gli hanno rinnovato il permesso di soggiorno in seguito alle sue dichiarazioni per una “vera riconciliazione nazionale”. Dall’Oglio ha espresso “profondo rammarico” per l’assalto. Interpellato dall’Ansa, il gesuita italiano ha “espresso profondo rammarico per il molto lavoro andato perso, soddisfazione perché non ci sono state vittime, solidarietà con la comunità monastica e speranza per un futuro migliore a breve”. (ANSAmed).

Ho aggiornato le segnalazioni

 

13 Agosto 2012Permalink

10 agosto 2012 –Il cammino di Santiago 15

7 giugno – settimo giorno (b) –San Miguel de la Escalada – Leon

Lascio San Miguel de la Escalada con il desiderio di un improbabile ritorno. Tra l’altro mi piacerebbe vedere di nuovo i cartelli che documentano l’entità dei finanziamenti europei per il restauro e il procedere del progetto. Sono informazioni che in Spagna ho trovato più volte mentre in Italia non ho visto nulla di simile; sono solo consapevole che non spendiamo una consistente parte di analoghi finanziamenti e a seguito di questa inettitudine paghiamo multe rilevanti.
Leon ci offre un esempio splendido di cattedrale (così grande che naturalmente non riesco a fotografarne l’intera facciata).
Sconvolgente per la bellezza delle gigantesche vetrate l’interno (1800 mq di superficie). Mi dicono che ne è in corso la pulizia e il restauro, operazione che richiederà 50 anni.
La vetrate non sono state distrutte dai bombardamenti durante la guerra civile perché a Leon si trovava la base della Legione Condor da cui partivano gli aerei per i bombardamenti sulla Spagna e la base costituiva un oggettivo elemento di protezione della città.
Burgos invece, come ho già scritto il 3 agosto, era la sede della Giunta militare.
Nella legione operarono anche piloti ‘volontari’ italiani
Purtroppo non sono riuscita a fotografare un vecchio aereo, ancora collocato in una piazza, e me ne dispiace perché lì ho scoperto che iniziava un segmento del mio personale pellegrinaggio che si sarebbe concluso a Madrid dove mi è stato possibile realizzare un vecchio desiderio di vedere Guernica di Picasso, testimonianza della città bombardata il 26 aprile 1937. Ma id questo scriverò a diario di viaggio di Biblia concluso.

Non solo cattedrali
A Leon abbiamo avuto anche la possibilità di vedere un palazzo progettato da Gaudi (Botines) quale magazzano di tessuti. Non mi entusiasma, eppure a Barcellona ho visto edifici che mi sono molto piaciuti, Sagrada Familia esclusa.
E’ un modo un po’ sbrigativo per liquidare Gaudi, ma non era uno degli obiettivi del mio viaggio.
Ho trovato invece molto importanti (e li ho naturalmente, anche se malamente, fotografati) i primi manifesti di protesta per la politica di rigore e soprattutto per la chiusura delle non lontane miniere di Astorga.
Ma l’incontro con la tragedia dei minatori si sarebbe ripetuto il giorno dopo e a quella data rinvio

 

 

 

 

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5 e 9 agosto

10 Agosto 2012Permalink