25 aprile 2012 – Quando la memoria non è un rifugio per il letargo

Prima di tutto segnalo gli aggirnamenti nelle segnalazioni che riguardano tre avvenimenti locali e un viaggio in Iran organizzato per il prossimo agosto.
Vi ricordo che oggi – nel corso di programmi di Radio3 -vengono lette lettere dei condannati a morte della Resistenza.

Quando la memoria non è un rifugio per il letargo
ma si fa strumento per comprendere il presente e interagire con responsabilità.
Il mensile Ho un sogno ha pubblicato nel numero di aprile un articolo del giornalista Max Mauro che riporto integralmente.
Per chi volesse saperne di più sul giornalista che ne è autore ricordo che il suo sito (con cui da qui potete collegarvi) si chiama My home is where I/’m happy.

Bambini nascosti, una storia (purtroppo) ancora attuale.

C’è un capitolo dell’emigrazione italiana su cui poco si è scritto e parlato fino ad oggi. Diversamente da altri, tuttavia, ed è un paradosso non insignificante, racconta una storia che non ha perso di attualità. Si tratta del fenomeno dei “bambini nascosti” o “bambini clandestini” nella Svizzera degli anni sessanta e settanta (ma è proseguita fino ai novanta). Il recente dibattito attorno ai diritti dei figli di immigrati irregolari in Italia ha riportato di attualità quegli eventi. Mi è stato chiesto di scrivere un breve contributo al riguardo e lo faccio volentieri. Il mio libro “La mia casa è dove sono felice” (pubblicato da Kappa VU nel 2005 e da poco ristampato) conteneva un capitolo intitolato “Bambino nascosto”. Era la storia, comune a migliaia di altre nella Svizzera a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, di un figlio di emigranti friulani residenti in quel paese con regolari permessi lavorativi che, stante le leggi vigenti, non erano autorizzati a tenere con sé i figli. Al tempo la legge svizzera distingueva fra diverse categorie di immigrati. Numerosi erano gli stagionali, ai quali non era consentito avere con sé i figli. Va detto che i settori dell’edilizia e del turismo, a cui si riferivano quei permessi, occupavano immigrati lungo tutto l’anno, ma per convenzione i permessi erano distinti a questo modo. Erano gli anni del boom demografico e le giovani coppie di immigrati (in maggioranza italiani) che davano alla luce dei bambini erano costrette a trovare soluzioni dolorose e spesso terribili per non rischiare l’espulsione. Molti affidavano i figli ai nonni al paese di origine, finendo per vederli una o due volte all’anno. Altri li nascondevano in casa o li “piazzavano” in collegi al confine con la Svizzera. Altri ancora, come il bambino di cui ho parlato nel mio libro, venivano “alloggiati” presso famiglie con permessi di soggiorno pluriennali oppure presso famiglie di svizzeri disponibili a correre dei rischi. E’ facile immaginare il carico di sofferenze che tutte queste scelte implicavano. “Bambino nascosto” prende spunto dall’esperienza della mia famiglia. Al tempo avevo voluto cercare di mantenere un distacco da studioso e l’avevo trattata come le altre raccolte nel volume, ma oggi, a distanza di qualche anno, sento sia giusto affrontare a viso aperto questo passaggio della mia vita. La decisione è stata in parte influenzata dal dialogo a distanza con Marina Frigerio, ricercatrice svizzera autrice, assieme a Simone Burgherr, del libro “Vesteckte Kinder” (Bambini nascosti, uscito in Svizzera nel 1992). Frigerio mi ha chiesto di scrivere la post-fazione al suo libro “Bambini proibiti” (in uscita presso l’editore Il Margine), dove ricostruisce il contesto storico e riporta alcune testimonianze di ex bambini nascosti di origine italiana. Trovarmi a riflettere nuovamente su quegli eventi mi ha aiutato a capire l’importanza di una memoria civile vissuta in prima persona e sulla necessità di coltivarla per opporsi agli orrori del presente.

NOTA: il libro di Frigerio non è ancora in distribuzione in Italia, appena lo sarà ne darò notizia.

25 Aprile 2012Permalink

20 aprile 2012 – Informazioni sul nuovo corso

Fallimenti
Devo ormai consatare il fallimento dell’impegno che avevo preso con me stessa non solo di affrontare, ma di conseguire qualche risultato, in merito alla questione dei ‘bambini fantasma’, i figli degli immigrati che – per far riconoscere la loro paternità – devono esibire il certificato di soggiorno. A più di tre anni dall’inizio di questo impegno so che – a parte il comunicato del GrIS e la proposta di legge Orlando i risultati conseguiti sono prossimi allo zero.
Mi sono stupidamente scontrata con ignoranza e pregiudizio e ho ottenuto, come principale risultato, quello di trascurare il mio blog.

Novità

Ora, inaugurando una nuova versione, provo a rimettere a posto la ‘creatura’ abbandonata.
Per il momento confermo la voce  ‘Chi sono’ e segnalo alcune note aggiuntive nelle pagine sottostanti ‘Le mie attività’

20 Aprile 2012Permalink

19 aprile 2012 – Fatti e misfatti

Ieri scrivevo, a proposito dell’inchiesta di El Pais, ripresa da Time, la storia dei massicci rapimenti di bambini, seguiti da vendite, considerandolo una testimonianza che aiuta a costruire il quadro per inserire il problema dei ‘bambini fantasma’ di cui mi occupo da anni.

Il quadro di riferimento come io lo vedo
Gli esperimenti di Mengele non risparmiavano i bambini, soprattutto se gemelli.
I colonnelli argentini distrussero una generazione cui sottrassero i figli per darli in adozione a persone ‘affidabili’. Le ‘nonne di piazza di maggio’ ancora li cercano.
Le suore spagnole hanno fatto più o meno lo stesso, senza bisogno di ammazzare le madri.
Ora spero che quelle sciagurate non diventino un alibi per demonizzare il cattolicesimo in nome di una cultura laica più evoluta e rispettosa dell’integrità della persona.
Purtroppo non è così e seguire questa strada di conflitto ideologico consente ad alcuni di scansare le proprie responsabilità con una copertura cui organizzazioni cattoliche hanno più volte dato credibilità.
La penalizzazione dei figli di sans papier, la cui esistenza non è riconosciuta come loro diritto ma affidata alla transitoria labilità di uno strumento burocratico (la circolare!), unisce religiosi e laici, credenti e atei nella stessa volontà di devastazione, almeno in Italia.
Da parte di esponenti di associazioni e organizzazioni che dicono occuparsi di diritti umani in genere e di migranti in particolare mi è stato detto essere impossibile un intervento perché non ci sono denunce di fatti.
Forse che la negazione della registrazione anagrafica messa in legge non è un fatto?

Fatti che forse susciteranno un provvisorio, labile clamore
Il primo: L’occasionale presenza di un regista a bordo di un aereo che trasportava persone espulse ha documentato la presenza di mani legate e di nastro adesivo sulla bocca.
Chi è responsabile di un simile trattamento? Le vittime in questione erano state informate del diritto a chiedere asilo?
Il secondo: Una cittadina moldava è morta in circostanze non ancora chiarite e trapelate a due giorni dai fatti nel Commissariato di Villa Opicina(Trieste).
Adesso le anime buone, capaci di vedere i fatti solo nei macelli, hanno di che guazzare prima di passare ad altro.

Walter Benjamin: quando è impossibile liberarsi dalla memoria che si affolla di nomi.
So che verrò considerata fanatica ed esagerata più di quanto non capiti normalmente ma mi è venuto in mente il filosofo Walter Benjamin quando, fermato dalla polizia  al confine franco-spagnolo,la notte fra il 26 e il 27 settembre 1940 si uccise, rifiutando la possibilità di cadere in mano ai nazisti.

Klee - Angelus novus. 1920

 Benjamin aveva scritto: “C’è un quadro di Klee che s’intitola ‘Angelus Novus’. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, al bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta. ” (Tesi di filosofia della storia).

20 Aprile 2012Permalink

18 aprile 2012 – Spagna – Lo scandalo dei bambini rapiti: tombe vuote e una monaca zitta.

Il 15 aprile, durante la trasmissione Radio3 mondo, ho ascoltato la presentazione di un articolo di Time che ho ritrovato e tradotto (ringrazio Laura per la revisione).
Qui ne riporto il titolo originale: Spain’s Stolen-Babies Scandal: Empty Graves and a Silent Nun By Lisa Abend / Madrid Friday, Apr. 13, 2012.
Più sotto ho inserito il link che porta a Time.
Per ora mi limito a pubblicarne il testo ma a giorni proporrò il mio commento sperando che altri intervengano.
Infatti è una testimonianza che aiuta a costruire il quadro per inserire il problema dei ‘bambini fantasma’ di cui mi occupo da anni.

Traduzione dal Time

La donna anziana che lunedì mattina ha lasciato il tribunale di Madrid era curva e spettrale, ma né l’ovvia debolezza né il semplice abito blu che indossava hanno impedito alla piccola folla di spettatori di  contestarla clamorosamente. Una donna gridava ”Vergogna! Come hai potuto causare tanto dolore?”
Si pensava che lunedì sarebbe stato il giorno che avrebbe dato una risposta a coloro che si ritengono vittime di decenni di rapimenti di bambini in Spagna. La religiosa chiamata a testimoniare, suor María Gómez Valbuena, é la prima persona formalmente accusata per il suo presunto coinvolgimento in un piano che si dice abbia sottratto migliaia di neonati alle loro madri per venderli a genitori adottivi.
Ma una volta davanti al giudice Gómez ha esercitato il suo diritto a non parlare.
E più tardi quello stesso giorno in un incontro con i rappresentanti delle associazioni delle vittime esponenti ufficiali del governo spagnolo hanno ammesso che, sebbene volessero impegnare mezzi dell’amministrazione per cercar di riunire i neonati alle loro madri, le probabilità di assicurare alla giustizia chi aveva diviso   famiglie erano deboli.
Qualcosa come 1500 accuse di rapimento di bambini, collocabili dai tardi anni ’50 alla metà degli anni ’80, sono state presentate in Spagna negli ultimi due anni. La maggior parte segue lo stesso agghiacciante racconto: una madre sola o una donna sposata che avesse giù parecchi bambini partoriva un piccolo in evidente buona salute ma subito le veniva detto – spesso da una suora che lavorava come infermiera- che il piccolo era morto. Sebbene i genitori adottivi avessero spesso pagato consistenti somme di denaro per i loro bambini, l’ideologia più che l’avidità sembra essere stata il movente dei ladri. “Quelli sono suore e preti che credevano fermamente che il bambino sarebbe stato meglio   con una famiglia più tradizionale o più ‘morale’”, spiega la giornalista Natalia Junquera che ha condotto l’investigazione sui rapimenti per conto del giornale El Pais. “Pensavano onestamente di fare la cosa giusta”.
Da quando, più di un anno fa, i primi casi cominciarono ad attrarre l’attenzione, i test del DNA hanno riunito sei madri con i loro bambini che credevano morti. Dozzine di genitori hanno scoperto che le tombe in cui credevano di aver sepolto i loro bambini di fatto erano vuote, o che i registri dello stato civile non contenevano i certificati di morte dei bambini che loro pensavano fossero morti alla nascita.
E fino a suor Maria nessuno era stato realmente incriminato. I tribunali avevano chiuso molti casi per mancanza di prove.
 “Gli accusatori sono frustrati” dice Junquera. “Hanno evidenziato qualche cosa di sbagliato – cosa può esserci di più chiaro di una tomba vuota? – ma nulla che possa essere dimostrato in tribunale”.
Le vittime avevano sperato che le accuse contro Suor Maria avrebbero cambiato tutto questo. La suora era stata imputata dopo che i test del DNA avevano riunito Maria Luisa Torres a sua figlia Pilar che lei non aveva più visto dalla nascita.
Secondo quanto da lei testimoniato in tribunale, nel 1982 Torres aveva 24 anni e si era separata dal marito quando era rimasta incinta di un altro uomo. Aveva sentito di una suora della clinica Santa Cristina che aiutava le donne nella sua situazione e si era incontrata con suor Maria, e poi, entrata in clinica, una volta iniziato il travaglio, l’aveva avvicinata di nuovo. “Dopo il parto mi disse che mia figlia era morta” ha spiegato Torres alla stampa. “Poi mi disse che la piccola era stata data a un’altra famiglia. E mi minacciò che se me ne fossi ancora occupata  avrebbe detto alle autorità che ero un’adultera e loro mi avrebbero strappato anche l’altro mio bambino”.
Venerdì il padre adottivo della figlia che Torres aveva perduto testimoniò che lui e sua moglie avevano pagato la loro figlia a suor Maria, sebbene allora ritenessero di sostenere le spese di una giovane donna in difficoltà. “Suor Maria era una donna molto forte. Ora la vedo e non la riconosco.  Era una donna terribilmente fredda, ma io le ero immensamente grato perché mi aveva dato una figlia”.
Negando tutto, lo stesso giorno in cui era comparsa in tribunale suor Maria rese nota una pubblica lettera affermando che l’idea di separare una bambina dalla sua madre biologica per lei era “ripugnante”. Sebbene rimanga sotto investigazione giudiziaria, senza prove che confermino che aveva esercitato una coercizione nei confronti di Torres per farsi dare la sua piccola, la possibilità che lei – o qualcuno degli altri dottori, infermiere, suore e preti a quanto si dice coinvolti in questo caso – vengano giudicati, è minima.
Richiesta di cosa provi a proposito del procedimento di lunedì Inés Madrigal ha risposto con una sola parola: ‘indignazione’. La 42enne lavoratrice delle ferrovie aveva capito che c’era qualche cosa di sbagliato nella sua adozione quando ne aveva visto la documentazione che le era risultata falsificata. Il medico che aveva assistito alla sua nascita al Santa Caterina era evidentemente uno con cui suor Maria lavorava spesso ed è offesa da quello che chiama ‘il tremendo cinismo’ della suora.
Come molti altri spagnoli che ora sospettano di essere stati bambini venduti si è sottoposta al test del DNA e sta facendo il possibile per identificare la sua madre biologica.
“Abbiamo dovuto diventare detectives” dice Madrigal, “confrontare i registri di stato civile, riportare alla luce tombe. Sapevo che c’era qualche cosa di sbagliato nella mia adozione perché me lo sentivo. Ma la legge è indifferente ai sentimenti.”

Chi volesse risalire alla trasmissione Radio3 mondo può farlo da qui.

20 Aprile 2012Permalink

7 aprile 2012 – Nel ricordo di Sarajevo assediata e di Alex Langer

 Finalmente un commento
Nel post di ieri c’è un commento. Ne ho avuto pochissimi e parecchi li ho cancellati: erano pubblicità di servizi perché io potessi meglio impaginare e diffondere i miei scritti.
Ringrazio Giovanna: ogni parere espresso è importante e spero che ne susciti altri.
Provo una grande solidarietà per Giovanna (anche se so che è inutile) ma quanto ha scritto consolida il mio disprezzo per chi ha provocato la situazione in cui ci troviamo ma anche per la massa grigia che, per servilismo o perché solleticata in ciò che ognuno di noi ha di peggio entro se stesso, ha consentito a costoro di farsi soggetti di potere.

L’articolo di Alex
Intanto mi collego al link che permette di raggiungere un articolo di Alex Langer la cui stesura (1994) precede di meno di un anno la sua morte.
Ieri, nel ricordo dell’inizio dell’assedio di Sarajevo (vent’anni!) pensavo di pubblicarlo. Ma per chi fosse interessato sarà facile leggerlo integralmente con un clic. Per me non è il ricordo di una verità occultata ma qualche cosa di ancor più importante: la testimonianza di chi faceva politica con competenza e onestà, aperto al dialogo su proposte e contenuti,
In quegli anni gli incontri erano facili e normali. Oggi lo sono, temo, per chi si rende disponibile ai raduni di osannanti e consenzienti o di altrettanto vacui protestatari.
Già il titolo dell’articolo è significativo: SARAJEVO, L’EUROPA, IL PIANETA. E il sottotitolo dice: L’Europa muore o rinasce a Sarajevo
Oggi forse Alex non avrebbe osato il ‘rinasce’ 

Una signora che mi ha deluso.
Su Repubblica di ieri (6 aprile pag. 4) mi è capitato di leggere un articolo (Il potere delle madonne e delle streghe) di Natalia Aspesi, una giornalista brillante che vuole essere ragionevolmente anticonformista (ma non sempre ci riesce).
Natalia Aspesi è una giornalista di costume e non vado nei suoi scritti a cercare analisi politiche ma questa volta, secondo me, non ha capito il soggetto di cui parla e non sono il suo particolare punto di vista e la bella scrittura a compensare questa pericolosa incongruenza.
Scrive a proposito del figlio del deputato Umberto Bossi, usando l’impietoso vezzeggiativo che papà gli ha affibbiato: “ … il Trota che ha difficile comunicazione col sapere anche più modesto. E qui spiace per il povero Umberto, il cui fascino era anche l’essere sempliciotto, ordinario, di paese, tutto casa e chiesa, in canottiera, col sigaro, la cravatta solo in Parlamento, venire colpito al cuore da un figlio…”.
No signora Aspesi, non ci siamo. L’ on. Bossi, decida sa sé o sia da altri più abili manovrato, non è un sempliciotto. E’ un pericoloso, irresponsabile furbastro (per vocazione o per imposto addestramento non mi interessa) che ha raccolto il peggio della cultura italiana, lo ha elaborato e rinviato confezionato con l’apparente dignità della proposta politica (se politica sono quelle urla rauche, scomposte e sguaiate ma certamente come politica interpretate e assunte da molti quali proprie scelte di pensiero).
Razzismo e disprezzo della diversità non diventano banalità sempliciotte perché indossano la canottiera: restano pericoli che ci minacciano tutti anche perché si fanno scelte elettorali.
Loschi figuri assetati di potere e indifferenti ai mezzi per raggiungerlo, vecchi debosciati che si pretendono rispettabili per ragioni anagrafiche, volonterosi sostenitori di leggi ad personam ci sono sempre stati: ma Bossi, i suoi sodali – dentro o fuori il suo partito: ci sono ovunque (ma non sono tutti!) – sono stati votati da uno stuolo di illusi o di complici consapevoli.
E Aspesi ci ricorda che anche altri figli di Bossi sono “pieni di pretese volgarotte, da nuovi ricchi..” e che il padre “appannato dalla malattia forse non ha avuto la forza di opporsi, sperando che il Dio Po lo proteggesse dalla realtà, o che il Cerchio Magico in cui era stato imprigionato dai suoi, fosse davvero tale”.
Non promuova signora Aspesi lo spreco della pietà che è un dovere ma non deve oscurare la ragione. Per sua fortuna l’onorevole che ha inventato la Padania è pietoso di sé e se lo può permettere: quando si è ammalato si è fatto curare in Svizzera (e sono lieta che le cure siano state efficaci) ma ai migranti, insieme a molti politici di vari partiti e tipologie istituzionali, ha negato le cure, ai figli degli irregolari persino la possibilità di avere un certificato di nascita, agli italiani ha reso impossibile insieme l’accesso alle cure costose e a decenti condizioni di vita.
Lasci perdere signora, non occorre la sua indicazione di pietà: in nome del disprezzo per ogni diversità e della aggregazione attorno all’urlo molti lo voteranno comunque.

7 Aprile 2012Permalink

6 aprile 2012 – Memorie

Tornerò a scriverne.

Oggi non ho tempo di far di più ma non posso ignorare il significato di questa giornata
Vent’anni fa iniziava l’assedio di Sarajevo.
Tre anni fa il terremoto de L’Aquila. La non ricostruzione a me appare come un segno dell’oscenità del governo Berlusconi & C.
Oggi gli italiani – singoli e associati nelle aggregazioni della società civile e politica – che non hanno capito il significato della guerra nella ex Jugoslavia starnazzano e chiacchierano della ‘caduta’ di Bossi, famiglia e, sperabilmente, della Lega che a mio parere resterà dov’è con tutto il peso della devastazione culturale che ha rivelato nel suo essere ed efficacemente esaltato.
Non dimentico la connivenza fra Lega e opinione e pubblica a proposito del razzismo e non solo.
Ne scriverò, inutilmente, ma per me la mia ‘futura memoria’ è importante

6 Aprile 2012Permalink

3 aprile 2012 – Nuovo corso4 … e altro ancora

A mia futura memoria

4 aprile 1949 a Washington viene fondata la NATO
6 aprile 1992- 2omo anniversario dell’inizio dell’assedio
                           di Sarajevo 
7 aprile  Pesach (o Passover – Inizia la settimana della Pasqua 
                       ebraica –  anno 5772  del calendario ebraico)
8 aprile  Pasqua    –     Festa del Vesakh, principale festa
                                           buddhista
9 aprile 1945  le SS impiccano Dietrich Bonhoeffer
11  aprile 1963   Giovanni XXIII promulga la Pacem in terris
11 aprile  1987   muore Primo Levi
16 aprile 1995  Pakistan  ucciso il sindacalista Iqbal Masih.
                               Aveva 13 anni
17 aprile 1961  Cuba. Fallisce lo sbarco di anticastristi nella Baia
                              dei Porci
20  aprile 570   nascita del profeta Muhammad (che normalmente
                               chiamiamo Maometto)
26 aprile 1986  Ucraina: scoppia il reattore nucleare di Chernobyl
29  aprile 1944  rivolta del ghetto di Varsavia
30  aprile 1982  A Palermo Cosa Nostra uccide Pio la Torre

Altro ancora: una notizia triste e preoccupante

Ho trovato la notizia  Sanità, dalla chiesa sì alla riforma  sul Messaggero Veneto del 23 marzo.
«L’arcidiocesi di Udine ha dichiarato la sua opzione per il riassetto territoriale della sanità regionale. Condivide l’ipotesi di Azienda sanitaria unica, in cui sino scorporati e autonomi i maggiori ospedali e gli Ircs, propone la suddivisione del territorio in quattro macrozone, ognuna con proprio direttore sanitario, stabilisce la ripartizione vincolante delle risorse assegnate alla spesa ospedaliera e a quella assistenziale e sociosanitaria; meccanismi di elasticità interna, per poter evitare che alcune risorse economiche finalizzate non possano essere spese pienamente, mentre su altri fronti si patisce il sottofinanziamento cronico».
E ancora: «interviene sulla necessità di rivedere al spesa storica, di ripensare il rapporto fra Comuni e Azienda sanitaria, di convertirete alcuni ospedali in RSA, Day hospital, Day surgery , strutture riabilitative, strutture di accoglienza per l’anziano e per altre patologie croniche».
Ricordate il 2005 quando l’allora segretario di stato card. Ruini si fece beffe dell’istituto del referendum, invitando i già cittadini ma ormai sudditi italiani a non andare a votare?
Anche se l’oggetto della proclamazione è diverso la cultura è quella evidentemente condivisa dall’ossequioso, servile silenzio di tutte le forze politiche e sociali comunque collocate (e se hanno parlato la loro voce aveva scelto il tono del pigolio).
E se costoro, in massa, non fanno il loro lavoro perché la gerarchia cattolica non dovrebbe straripare?

Altro ancora: una notizia squallida

La signora Monti (che giustamente precisa non essere lei la first lady italiana ma è pur sempre la moglie del presidente del consiglio) ha concesso un’intervista al direttore della rivista Chi, tale Signorini.
Se fossi così sciocca da pensare a una intemperanza della signora non me ne preoccuperei ma ritengo invece che tale iniziativa abbia avuto la collaborazione di chi nello staff del presidente si occupa della pubblicità del medesimo.
Quale immagine hanno lo staff del presidente, il presidente medesimo e la signora che si è lasciata, in verità con poca eleganza, adoperare, degli italiani cui si sono rivolti attraverso Chi, anche altrove pubblicizzato per l’occasione? Rabbrividisco. Spero che  nell’attività politica (tecnica o meno che sia) il Presidente sappia raffigurarsi un target diverso.

3 Aprile 2012Permalink

27 marzo 2012 – Cittadinanza o anagrafe?

Due fratelli bosniaci – trattenuti in un Centro di Iden tificazione ed Espulsione –ne sono usciti a seguito della sentenza di un giudice di Modena.
Trascrivo da Il resto del Carlino che, fra le varie fonti che ho cercato di raccogliere, mi è sembrato equilibrato nell’esposizione:
“Modena, 22 marzo 2012 – Andrea e Senad, i due fratelli di origine bosniaca trattenuti al Cie e finiti al centro di una lunga polemica, sono stati rilasciati. Il giudice di pace ha infatti accolto il ricorso dei due fratelli ed ha annullato il decreto di espulsione emesso dal questore di Modena. L’avvocato Luca Lugari ha dichiarato che si tratta di una sentenza storica, perché sancisce l’impossibilità di espellere chi è nato in Italia da genitori stranieri. E’ la prima volta in Italia che questo principio viene affermato da un magistrato”.

Quel che capisco io

I due fratelli stavano in un centro di identificazione: perché?.
Evidentemente  qualcuno aveva dubitato della loro identificazione ma, nati in Italia più di vent’anni fa – quindi precedentemente al pacchetto sicurezza –, la loro identificazione, garantita dalla registrazione anagrafica, non era e non è soggetta a dubbio.

Quel che mi aspetto

Strilli di coloro che, singoli, associati o organizzati in rete si proclamano difensori dei diritti dei migranti, per sostenere (come fa la Lega per trarne opposte conclusioni) che è stata loro riconosciuta la cittadinanza italiana (cosa manifestamente impossibile, a mio parere).
D’altra parte ho ampia casistica di persone (anche con responsabilità istituzionale) che confondono cittadinanza e registrazione anagrafica).

Quel che non mi aspetto

1 -Un sussulto di decenza parlamentare per togliere quel residuo del pacchetto sicurezza che vuole non registrabili i figli di immigrati irregolari  (ho scritto decine di volte che – a mio parere – la circolare emanata in contraddizione con la legge non è misura adeguata e sufficiente anche se funziona);
2 – un’assunzione di responsabilità da parte dei sindaci per rivendicare, anche su questo problema, la loro dignità di Ufficiali di stato civile in uno stato democratico;
3 – un sussulto di decenza da parte della società civile variamente organizzata perché la smetta di usare i proclami di presunta solidarietà per finalità esclusiva di opposizione politica e pre elettorale.

27 Marzo 2012Permalink

24 marzo 2012 – La decadenza delle parole anticipa quella della civiltà che ne abusa 2

La responsabilità dei membri del NSDAP  (National Sozialistische Deutsche Arbeiter Partei) venne confermata  nel 1945 durante i processi che si tennero a Norimberga contro i principali responsabili del regime nazista.
L’incendio del Reichstag rientrava nel quadro più generale della “strategia della tensione” ripetutamente utilizzata dai nazisti prima e dopo la conquista del potere: si trattava di creare il massimo disordine, spaventando e disorientando l’opinione pubblica, in modo tale da potersi presentare come integerrimi tutori dell’ordine.
Il 28 febbraio, soltanto un giorno dopo l’incendio, fu emanato un decreto che diceva:

«§ 1. Gli articoli 114, 115, 117, 118, 123, 124 e 153 della costituzione sono sospesi fino ad ulteriore avviso. È pertanto possibile: restringere i diritti di libertà personale [si intende l’habeas corpus], libertà di espressione, compresa la libertà di stampa, la libertà di organizzazione ed assemblea, la riservatezza di corrispondenza, posta, telegrammi e telefonate, ordinare perquisizioni e confische e limitare la proprietà, anche se questo non è altrimenti previsto dalla legge attuale.»

La decadenza delle parole anticipa quella della civiltà che ne abusa

e, anche questo ci è stato detto, ciò che è accaduto può tornare ad accadere e, aggiungo io, le parole degradate e degradanti sono un significativo incentivo che ci induce al peggio.
Anche le norme di legge sono parole.

24 Marzo 2012Permalink

20 marzo 2012 – La decadenza delle parole anticipa quella della civiltà che ne abusa

Lo ha scritto il 20 febbraio il vicedirettore de la Stampa. Massimo Gramellini, nella sua rubrica quotidiana.
E’ un’espressione che dice, con parole appropriate, ciò che io penso e perciò l’ho conservata. Sapevo che prima o poi ne avrei fatto uso nel mio blog, ma non immaginavo che ciò sarebbe accaduto in un’occasione così terribile come la strage alla scuola ebraica di Tolosa.
La notizia è di ieri e si parla di neonazismo.
Mi angoscia l’immagine di quella zona grigia in cui le parole più oscene corrono con leggerezza che sembra buon senso.
Spero non si cada nella trappola di colpevolizzare i giovani, vittime – a volte conniventi, ma vittime –  di una cultura che si aggrappa ad ogni minuscolo gancio che il presente offre all’idiozia, negando la storia se non per farne uso sconsideratamente retorico.
Ciò che mi fa orrore è l’incoscienza consapevole di anziani, fra cui ci sono ancora  coloro che ricordano la guerra che pur hanno vissuto e insieme inneggiano con borghesissima discrezione al fascismo che l’ha voluta, fingono di non vedere la continuità dirompente del razzismo che nel 1938 divenne legge, usano con incoscienza parole che spaventano ogni mente pensante ma sono gradite al loro cattivo buon senso.
Collego – a futura memoria – un link da un articolo di Repubblica

20 Marzo 2012Permalink