1 luglio 2014 – Lettera all’on. Curzio Maltese

Nel sito del parlamento europeo tutti i deputati hanno una casella di posta elettronica.
Ho trovato quella dell’on. Curzio Maltese e gli ho scritto il messaggio che segue.
All’on. Kyenge avevo già scritto il 25 maggio, approfittando della sua casella di parlamentare italiana. Quella lettera è leggibile anche da qui

Egregio onorevole Curzio Maltese,

Mi rivolgo a lei come parlamentare neo eletto al Parlamento europeo e come giornalista attento alla realtà su cui possiamo intervenire, se qualcuno ce la rende nota.
Capisco che gli oggetti che in questo momento possono attrarre il prevalente interesse dell’opinione pubblica siano riferibili alla flessibilità dei vincoli finanziari e, per ciò che riguarda le migrazioni, all’accoglienza dei migranti in fuga per cui l’Italia è, geograficamente, paese di approdo.
Ma per chi si rivolge a un parlamentare europeo, avendo consapevolezza delle ragioni per cui è nata l’idea di Unione Europea (già nella tragedia in cui fu steso il documento di Ventotene), l’Europa è anche altro e anche su altro dovrebbe costruirsi un virtuoso necessario rapporto fra l’Unione europea e gli stati che la compongono, di cui gli europei sono cittadini.
Questo messaggio sarà molto lungo perciò non mi soffermo su tanti aspetti che pur mi coinvolgono e la cui conoscenza cerco di approfondire.
Mi limito a un solo problema, ricordando che, ancora nel giugno1999, il Consiglio europeo ritenne che fosse opportuno riunire in una Carta i diritti fondamentali riconosciuti a livello dell’Unione europea (UE) e che quindi assicurano nella legislazione dell’UE stessa diritti personali, civili, politici, economici e sociali dei cittadini e dei residenti dell’UE.

Per giungere al problema specifico che le porrò, ricordo, citando dal testo della Carta:

–> l’articolo 21  Non discriminazione

1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale.
2. Nell’ambito d’applicazione dei trattati e fatte salve disposizioni specifiche in essi contenute, è vietata qualsiasi discriminazione in base alla nazionalità.

–> l’articolo 24  Diritti del minore
1 I minori hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. [omissis]
2. In tutti gli atti relativi ai minori, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore del minore deve essere considerato preminente.
3. Il minore ha diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori, salvo qualora ciò sia contrario al suo interesse.

In vari documenti inoltre si può leggere un esplicito riferimento alla Convenzione di New York sui diritti dei minori, approvata dalle Nazioni Unite nel 1989, ratificata da tutti gli stati dell’Unione Europea. In Italia è legge n. 176 dal 1991 e afferma:

–> Articolo 7
1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi.
2. Gli Stati parti vigilano affinché’ questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

Dal 2009 (quarto governo Berlusconi, ministro dell’interno Maroni) questa norma in Italia è esplicitamente violata, negando quindi anche l’indirizzo delle politiche fondanti l’Unione Europea cui sopra ho fatto breve riferimento.
Infatti con un criptico emendamento (lettera g, comma 22, art. 1 legge 94/2009) è stata imposta per legge la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione della nascita – in Italia – di un figlio.
Ciò ha creato ostacoli a che un nuovo nato possa avere – in Italia – il certificato di nascita se figlio di migranti non regolari.
Così il vicedirettore esecutivo dell’Unicef definisce quel certificato: «La registrazione delle nascite è di vitale importanza. E’ la chiave per garantire che i bambini non vengano dimenticati e che non vengano negati i loro diritti».
Sia detto per inciso che l’Unicef si impegna in campagne promozionali (rivolte a paesi del terzo mondo e comunque non appartenenti all’Unione Europea) perché sia assicurata la registrazione anagrafica di coloro che in quei paesi nascono.
In Italia invece esiste una proposta di legge per rimediare allo sfregio di civiltà introdotto cinque anni fa, proposta n. 740 che è da una anno alla attenzione della commissione Affari Costituzionali senza che nessuno si impegni ad assicurane l’approvazione (che, tra l’altro, non comporta oneri di spesa).

Lo scorso anno la Convention on the Rights of the Child (gruppo CRC) nel suo sesto rapporto ci aveva ricordato che
«Sebbene non vi siano dati certi sull’entità del fenomeno le stime più recenti sulla presenza di immigrati in situazione irregolare fanno supporre che vi possa essere un numero significativo di gestanti in situazione irregolare che potrebbero, per paura di essere identificate, non accedere alle cure ospedaliere ed alla registrazione anagrafica del figlio».

Quest’anno – nel suo settimo rapporto – il Gruppo CRC ci richiama le raccomandazioni del Comitato ONU nella forma che integralmente trascrivo:
«28. Il Comitato ONU è preoccupato per le restrizioni legali e pratiche al diritto dei minorenni di origine straniera di essere registrati alla nascita. In particolare, il Comitato esprime preoccupazione per come la L. 94/2009 sulla pubblica sicurezza renda obbligatorio per i non cittadini mostrare il permesso di soggiorno per gli atti inerenti il registro civile.
29. Il Comitato, richiamando l’accettazione da parte dello Stato Italiano della Raccomandazione n. 40 durante l’Universal Periodic Review, al fine di attuare la L. 91/1992 sulla cittadinanza italiana, in modo da preservare i diritti di tutti i minorenni che vivono in Italia, raccomanda all’Italia:
a) di assicurare che l’impegno sia onorato tramite la legge e facilitarlo nella pratica in relazione alla registrazione alla nascita di tutti i bambini nati e cresciuti in Italia;
b) di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini a essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori;
c) di facilitare l’accesso alla cittadinanza per i bambini che potrebbero altrimenti essere apolidi».

Le chiedo quindi un impegno forte di Parlamentare europeo per attivare ogni strumento che assicuri anche in Italia un rimedio a questo sfregio che da cinque anni ci disonora come esseri umani, come cittadini italiani e come europei che aspirano a veder realizzata un’Unione fondata sulla giustizia che non può prescindere dal rispetto dei diritti umani fondamentali,

Insieme ai miei cordiali saluti le porgo vivissimi auguri di buon lavoro

Augusta De Piero

1 Luglio 2014Permalink

26 giugno 2014 – Vorrei tirare le somme [Settima puntata]

Vorrei concludere questa serie ma la recentissima scoperta dell’impegno internazionale dell’Unicef per la garanzia del certificato anagrafico ai neonati del paesi del terzo mondo mi ha sconvolto per la sua grossolana contraddizione con ciò che avviene in Italia dove la legge che vuole i figli dei sans papier privi di certificato di nascita trova il suo punto di forza nei silenzi della società civile, comprese le locali sezioni dell’Unicef.
Il 22 corrente ho pubblicato ampia documentazione scrivendo un post la mattina e uno la sera e rinvio ai collegamenti .
Per darmi una spiegazione di questa situazione non so immaginare altro che un retropensiero del tipo: «I certificati di nascita? Ora lo spieghiamo al Terzo Mondo!
Noi … noi siamo i padroni e abbiamo ripreso l’antica tradizione euro-americana per cui la nascita degli schiavi non si registrava».
E così, per non restare invischiata nel neo colonialismo di cui non avevo immaginato l’esistenza e per capire …

… torno alle origini

Nel 2010 (l’anno precedente era stata approvata la legge 94/2009) anche l’allora deputato Leoluca Olando voleva capire (poi divenne sindaco di Palermo e non manifestò ulteriori curiosità) e il 2 agosto presentò al Ministro dell’Interno Maroni l’interrogazione che trascrivo limitatamente all’aspetto concernente le nascite di figli dei sans papier.

L’on Orlando chiede

«in data 7 agosto 2009 è stata emanata, dal dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno, una circolare (prot. 0008899) con oggetto: «Legge 15 luglio 2009, n. 94, recante »Disposizioni in materia di sicurezza pubblica«. Indicazioni in materia di anagrafe e stato civile», ed è stata inviata a tutti i prefetti della Repubblica italiana;

con questa circolare il Ministero dell’interno andava a sanare una situazione di interpretazione dubbia della suddetta legge, su alcuni temi, tra cui quello importantissimo delle dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione;

al punto 3 della predetta circolare si chiariva che «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita-stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto. L’atto di stato civile ha natura diversa e non assimilabile a quella dei provvedimenti menzionati nel citato articolo 6»;

a parere dell’interrogante, molti punti della circolare stessa sono fondamentali per la struttura e per la funzionale applicazione della legge n. 94 del 2009, ma il metodo applicato dell’uso della circolare stessa appare di indicazione troppo lieve e sicuramente meno impegnativa dell’uso di una legge nell’applicazione della stessa –

se il Ministro non ritenga opportuno assumere iniziative che attribuiscano valore normativo alla circolare del 7 agosto 2009 prot. 0008899 fornendo così strumenti sicuramente più incisivi a chi la stessa debba applicare».

e il Ministro risponde

Il 31 gennaio dell’anno successivo ricevette una risposta scritta

 « All’Interrogazione 4-08314 presentata da LEOLUCA ORLANDO
Risposta.

Il ministero dell’interno, con la circolare n. 19 del 7 agosto 2009, ha inteso fornire indicazioni mirate a tutti gli operatori dello stato civile e di anagrafe, che quotidianamente si trovano a dover intervenire riguardo ai casi concreti, alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 94 del 2009 (entrata in vigore in data 8 agosto 2009), volta a consentire la verifica della regolarità del soggiorno dello straniero che intende sposarsi e ad arginare il noto fenomeno dei matrimoni fittizi o di comodo.

È stato chiarito che l’eventuale situazione di irregolarità riguarda il genitore e non può andare ad incidere sul minore, il quale ha diritto al riconoscimento del suo status di figlio, legittimo o naturale, indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori stessi. La mancata iscrizione nei registri dello stato civile, pertanto, andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico.

Il principio della inviolabilità del diritto del nato è coerente con i diritti garantiti dalla Costituzione italiana a tutti i soggetti, senza alcuna distinzione di sorta (articoli 2, 3, 30 eccetera), nonché con la tutela del minore sancita dalla convenzione di New York del 20 novembre 1989 (Legge di ratifica n. 176 del 27 maggio 1991), in particolare agli articoli 1 e 7 della stessa, e da diverse norme comunitarie.
Considerato che a un anno dall’entrata in vigore della legge n. 94 del 2009 non risultano essere pervenute segnalazioni e/o richieste di ulteriori chiarimenti, si ritiene che le deposizioni contenute nella predetta circolare siano state chiare ed esaustive, per cui non si è ravvisata sinora la necessità di prospettare interventi normativi in materia.
Il Sottosegretario di Stato per l’interno: Michelino Davico».

Identità di pensiero

L’identità di pensiero fra l’allora sottosegretario Davico (appartenenza Lega Nord) e l’Unicef inteso come agenzia della Nazioni Unite (United Nations Children’s Fund)  è perfetta.
Il vicedirettore esecutivo dell’Unicef stessa ha dichiarato: «La registrazione delle nascite è di vitale importanza. E’ la chiave per garantire che i bambini non vengano dimenticati e che non vengano negati i loro diritti. Il certificato di nascita è il passaporto di un bambino».
E allora per quale ragione non c’è impegno a far sì che in Italia sia garantito a tutti i nuovi nati il certificato di nascita su cui verrà scritta la cittadinanza qualche che sia, anche oggi a norma jus sanguinis e domani, se il nuovo principio passerà, a norma jus soli?

Le astuzie della ragione e le ragioni del pregiudizio

Poiché siamo europei possiamo permetterci un riferimento a un illustre figlio dell’Europa quale fu Georg Wilhelm Friedrich Hegel e quindi faccio uso di una sua espressione che perfettamente si collega alla grottesca situazione che vado srotolando.
Leggendo con un po’ di attenzione la ridondante dichiarazione del già sottosegretario Davico emerge il diritto del bambino, in termini tanto solenni quanto inadatti ad essere rappresentati da una circolare e non essere invece fondati su una legge.
Ma un’attenzione che non sia beota aiuta a leggere in controluce lo squallore sotteso a quelle proclamazioni.
Certamente si volevano impedire i matrimoni di comodo ma la strada scelta di impedire la celebrazione dei matrimoni tout court sembra incongrua e contorta, tanto più considerando la folle associazione ai matrimoni degli atti di nascita.
Poi … la ragione ha le sue astuzie e capitò che il  ‘lui’, di una coppia mista, a seguito della richiesta di pubblicazione dell’atto di matrimonio, ricevesse il decreto di espulsione essendo risultato privo di permesso di soggiorno. Evidentemente si trattava di adulti avveduti, cui evidentemente non  mancavano le relazioni e i mezzi intellettuali e finanziari per premetterselo, e fecero risorse al decreto arrivando fino alla Corte Costituzionale.
Con sentenza n. 245 dd. 25 luglio 2011.L Corte dichiarò «l’illegittimità costituzionale dell’articolo 116, primo comma, del codice civile, come modificato dall’art. 1, comma 15, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), limitatamente alle parole «nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano».
Ne avevo scritto in questo blog il 31 luglio 2011 (e comunque la sentenza è facilmente raggiungibile per una lettura integrale anche da qui) esprimendo la speranza che quella lettura sostenesse l’ipotesi di una modifica della legge.
Da un anno l’ipotesi è diventata progetto ma l’astuzia del pregiudizio fa sì che, probabilmente in ossequio al consenso di un’opinione pubblica che si presume asservita alla diffusa lego cultura e quindi disposta fare la guerra anche ai neonati ‘diversi’, neppure i deputati proponenti della pdl 740 che risolverebbe la questione si prendano cura di farla approvare.

Segnalazione puntate precedenti (tutte contengono documenti)
6 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3051    (petizioni Boldrini)
8 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3056   (calcio negato ai minori stranieri)
16 maggio 2014 – https://diariealtro.it/?p=3070 (Asgi – Miur)
11 giugno 2014  –  https://diariealtro.it/?p=3110  (congresso SIMM)
13 giugno 2104    https://diariealtro.it/?p=3128   (Asgi – MCE)
21 giugno 2014  https://diariealtro.it/?p=3139 (ASGI pubblica 7 mo rapporto CRC)

A questo elenco aggiungo, oltre i documenti citati nel testo, quelli pubblicati

24 giugno 2014  -documento di lettera 22
22 giugno 2014 documenti dell’Unicef e del MoVi
—————— https://diariealtro.it/?p=3145  https://diariealtro.it/?p=3148
9 giugno 2014      articolo Paolo Citran – CIDI  https://diariealtro.it/?p=3100
7 giugno  2014    Cittadinanza ai figli dei rifugiati   https://diariealtro.it/?p=3090 .
25 maggio 2014  Lettera Kyenge   https://diariealtro.it/?p=3081
21 dicembre 2013 – Figlio di clandestini  https://diariealtro.it/?p=2852
—————-Il primo articolo scritto da altri, Tommaso Canetta e Pietro Pruneddu
15 marzo 2011 Il gallo – Il mio primo articolo oltre il blog  https://diariealtro.it/?p=673

FINE della serie o almeno provvisoria conclusione

26 Giugno 2014Permalink

24 giugno 2014 – I fantasmi sono tutti uguali?

Avevo avuto notizia della vicenda descritta dall’articolo che segue, pubblicato il 4 giugno da ‘Ferrara Italia”. Non mi erano stati dati indizi per trovarne la fonte e l’ho cercata, rabbiosamente, per ore.
Per me, per l’impegno che mi sono prefissa, è un testo molto importante.
Ma ora lo trascrivo. I commenti alla fine

Il dramma di Giuba rinchiusa al Cie di Fiumicino. Cinque figli l’attendono nella sua casa di Berra

E’ rinchiusa nel centro di identificazione ed espulsione di Fiumicino da una settimana. Ha chiesto asilo politico, ma dovrà aspettare una trentina di giorni per avere una risposta. Tutto è incerto.
A cominciare dalla sua identità ufficiale, non ha un documento, non esiste né Italia né in Macedonia, dove è nata senza che i genitori l’abbiano denunciata all’anagrafe.

Ulfindana, per gli amici Giuba, rom di 34 anni, moglie di Afrim Bejzaku, cinque figli di cui quattro minorenni, abita in Italia da un ventennio e da qualche anno vive con la famiglia in una casa di proprietà a Berra. “Non sono mai stata rinchiusa, sono incensurata, mi mancano i miei figli, non sopporto questa lontananza”, racconta al telefono. “Mi hanno fermata a Goro mentre chiedevo l’elemosina, mi hanno domandato i documenti e quando ho detto di non averli è cominciata una trafila tra una caserma e l’altra fino a che mi sono ritrovata a Roma”, spiega con voce agitata.
“Il giudice ha confermato il decreto di espulsione, non ha voluto tener conto della situazione, i nostri figli sono nati in Italia, vanno a scuola qui e qui c’è la mia famiglia, siamo in 13”, spiega il marito, 32 anni, tre volte nonno e insieme alla moglie docente di danza rom insegnata in differenti teatri e scuole soprattutto a Bologna dove entrambi, spiega, vantano un passato da mediatori culturali nelle scuole. Afrim è agli arresti domiciliari e quando li avrà scontati anche per lui si profila l’espulsione. “Io posso andare in Kosovo, vengo da lì, ma Giuba non può raggiungermi”, dice.
E’ un problema politico, è un problema di etnie, è un problema comunque, che si riversa sulle vite dei bambini: dove metterà radici il loro futuro? Per sempre in viaggio? Afrim e Giuba, una storia di nomadismo stanziale, complicata e impensabile per chi ha in tasca una normale carta d’identità. Siamo di fronte a un’altra cultura, avversata e difesa da fronti politicamente opposti. C’è chi giustifica e chi accusa. Chi non li vuole e chi ne considera i differenti valori un arricchimento. La sostanza non cambia: dove devono vivere queste persone? Dove hanno casa, sostiene l’avvocato Salvatore Fachile, che si sta occupando del caso. “Tenuto conto che la signora è un apolide di fatto, ha una vita radicata in Italia, quattro figli minorenni, mi sembra ci siano ragioni fondate, perché possa essere accettata la richiesta d’asilo che abbiamo presentato – spiega – tra 28 giorni ci sarà la prossima udienza, speriamo venga attivata la protezione umanitaria”.
Al giudice di pace, racconta il legale, è stata fatta presente la situazione, ma “ha dichiarato di disinteressarsene a discapito dell’interesse familiare. C’è una certa superficialità”. Sicché l’espulsione è stata convalidata, ma la Macedonia, dove Giuba non esiste, respingerà con tutta probabilità quella richiesta d’ingresso e lei rischia così di restare prigioniera del Cie, lontano dai suoi, a spese dello Stato per essere, “dopo 18 mesi, rilasciata in Italia”. Perché l’Italia non è né dei diritti né dei doveri. Ha leggi “così così” e soluzioni ancora meno di “così così”.
Monica Forti

Un’altra storia di mancata registrazione anagrafica

Non posso togliermi dall’orecchio la voce di una sciocca giornalista, impegnata in un quotidiano tanto  di sinistra, di quella sinistra topografica che per riconoscersi vuole spostarsi sempre un po’ più in là, che, quando tentai (stupida e testarda) di spiegarle la questione della mancata registrazione anagrafica, si mise  a squittire: “Mi dica una storia”, negandosi a qualsiasi riflessione sull’infamia di una norma.
Quando le dissi che se avessi conosciuto una storia non gliel’avrei raccontata perché chi diventa genitore senza permesso di soggiorno si nasconde e nasconde i propri figli per prolungare al limite del possibile l’illusione di assicurare protezione a quei piccoli che, per esistere, non devono essere, continuò a squittire.
Chiusi il telefono che le avrei volentieri ficcato in bocca per far tacere tante stupidaggini così di buon senso.
Avvicino questo caso a un altro di una ragazza – Monnalisa- cui fu negata la cittadinanza italiana al compimento del 18mo anno perché per tre anni non era esistita, priva di certificato di nascita e il suo periodo da fantasma non poteva esserle attribuito per assicurarne la continuità di vita nei suoi primi 18 anni.
Ne avevo scritto il 22 marzo 2013 e ne ho registrato la positiva conclusione il 18 gennaio 2014.   
Giuba come Monnalisa?
I fantasmi sono tutti uguali o no?

24 Giugno 2014Permalink

22 giugno 2013 — E’ sera ma sono sempre più esterrefatta

Dopo aver pubblicato questa mattina la nota che devo alla documentazione degli amici del MoVi di Gemona ho continuato a cercare e ho trovato molte cose in proposito.
In particolare non voglio dimenticare un articolo di Lettera 22 che riporto integralmente.
Risale al 12 dicembre scorso e mi chiedo perché non l’avessi visto.
La ragione sta proprio nella data. Verso Natale c’è un sommovimento pro infanzia così chi compera pupazzi, portamatite, bigliettini festevoli col logo di qualche associazione per l’occasione pietosa può trascorrere la festa natalizia tutta calda di bontà, un sentimento così buono e gradevole che non deve essere mescolato con la freddezza dei diritti e delle politiche conseguenti.
Così ho lasciato perdere e ho fatto male perché l’articolo è ottimo.
Rimedio pubblicandolo e segnalando però il buco dell’Italia.
Da noi è previsto che alcuni bambini non possano avere il certificato di nascita per legge (vedasi tag anagrafe).
Ai loro genitori infatti viene chiesto il permesso di soggiorno che non hanno e si riducono a proteggere i figli nascondendoli.
Ha scritto in uno dei suoi rapporti annuali il Gruppo CRC che ha il compito di monitorare l’applicazione della  Convenzione di New York sui diritti del minore

Il timore, di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori.
Pur non esistendo dati certi sull’entità del fenomeno, le ultime stime evidenziano la presenza di 544 mila migranti privi di permesso di soggiorno  Questo può far supporre che vi sia un numero significativo di gestanti in situazione irregolare”.
Qualcuno se ne occuperà in occasione del prossimo Natale? O anche prima?

Lettera 22    –   IL DRAMMA DEI BAMBINI “INVISIBILI”

L’Unicef lancia l’allarme,230 milioni di bambini non hanno un certificato di nascita
Gianna Pontecorboli

Giovedi’ 12 Dicembre 2013
A prima vista, potrebbe apparire un problema da poco. Il bimbo e’ nato, e’ bello e sano, la mamma sta bene, si pensa a festeggiare il nuovo arrivato. Nessuno si preoccupa troppo di quel piccolo passo formale che serve a segnalare la sua nascita e che può essere scomodo, costoso, qualche volta anche percepito come pericoloso.
I guai, però, cominciano qualche anno dopo , quando la mamma cerca inutilmente di iscrivere il figlio a scuola e di fargli avere l’assistenza medica . La sua crescita è piena di rischi. Il passaporto è un miraggio impossibile.

In occasione del suo sessantasettesimo ‘’ compleanno’’, l’Unicef ha voluto quest’anno dedicare la sua attenzione a un problema tanto drammatico quanto spesso sottovalutato, quello dei bambini ”invisibili”, che un compleanno, almeno ufficiale e riconosciuto, non lo avranno mai.

Nel mondo, ha fatto sapere l’organizzazione dell’Onu che si occupa dell’infanzia in un rapporto intitolato ‘’I diritti natali di ogni bambino’’ ci sono oggi 230 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni che non sono mai stati registrati e che non hanno un certificate di nascita. Più o meno, si tratta di un bimbo su tre.

‘’Essere registrato alla nascita è più che un semplice diritto’’, spiega Geeta Rao Gupta, vice direttore esecutivo dell’Unicef,’’ la registrazione è la garanzia che il nuovo nato non può essere dimenticato, che non possono essere negati i suoi diritti e che non gli possono essere nascosti i progressi del suo paese’’.

Il problema è più complesso di quanto possa apparire a prima vista. Quella semplice comunicazione di una nuova nascita , che viene ormai da tanti anni considerata un dovere e un diritto in gran parte dei paesi , può incontrare molti ostacoli, a cominciare dalla povertà di tanti paesi in via di sviluppo. Non a caso, i paesi che hanno il piu’ basso tasso di registrazione delle nascite sono la Somalia, con il 3 per cento, la Liberia, con il 4, l’Etiopia con il 7.In alcune parti dell’Africa , la metà dei bambini registrati alla nascita non e’ in grado di ottenere un regolare certificato di nascita, perché’ le spese per averli sono troppo alte per le famiglie con un reddito più modesto, o perché i governi non li rilasciano.
Povertà, mancanza di organizzazione e arretratezza delle strutture pubbliche, tuttavia, non bastano a spiegare l’ampiezza del fenomeno.
Nell’elenco degli stati che ancora incontrano molte difficoltà, ci sono anche il Pakistan e l’India, che ha delle grosse differenze tra le varie regioni , e perfino alcune delle ruggenti economie del sud-est asiatico. .
Spesso, a ostacolare il processo sono gli stessi genitori, e per una serie di ragioni diverse.
Per le popolazioni più isolate o che vivono nelle zone rurali, per esempio, il viaggio verso il più vicino ufficio pubblico può essere lungo, troppo scomodo e costoso da affrontare per un compito di cui non si percepisce fino in fondo l’importanza.

Per altri, entra in gioco la paura di dover rivelare delle informazioni che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza della famiglia, come la religione o l’appartenenza etnica . In altri casi, infine, sono le leggi a creare degli ostacoli. In Nicaragua, per esempio, i figli di un’unione consensuale vengono registrati solo temporaneamente se il padre non mette la sua firma , in Buthan non possono essere registrati i figli di un padre sconosciuto, in Libano hanno diritto alla registrazione per i palestinesi solo i bambini che hanno uno stato ufficiale di rifugiati .

Insieme alla povertà insomma, influiscono anche la geografia, l’educazione e spesso la politica.

Le conseguenze però sono disastrose. I bambini ‘’inesistenti’’, infatti, non rischiano soltanto di non poter andare a scuola e di non poter chiedere un regolare passaporto. Il loro stato li mette in pericolo in ogni momento, possono essere venduti o adottati illegalmente quando sono piccoli. E quando crescono possono facilmente essere utilizzati come soldati bambini senza che nessuno possa difenderli, sono facili prede di ogni ambiguo sfruttatore. Senza un certificate di nascita e’ difficile proteggere legalmente una sposa- bambina o un dodicenne armato di mitra.

Per aiutare i paesi piu’ a rischio e soprattutto le famiglie, l’Unicef ha studiato alcuni programmi tecnologici di facile utilizzazione. In Nigeria , per esempio , si utilizzano adesso i messaggini dei telefoni cellulari per registrare le nuove nascite. In altri paesi, come l’Albania, l’agenzia dell’Onu ha chiesto l’aiuto delle organizzazioni non governative per compilare moduli e raggiungere le popolazioni nomadi o altri gruppi marginalizzati.

Qualche passo avanti, negli ultimi anni, e’ stato fatto. Il lavoro da fare, tuttavia, è ancora moltissimo. ‘’La registrazione e il certificato di nascita sono vitali per sviluppare le potenzialità di un bimbo’’, dice Geeta Rao Gupta.,’’tutti bambini nascono con un enorme potenziale. Ma se le società mancano di contarli e non riconoscono neppure che ci sono, i piccoli diventano vulnerabili a ogni abuso. E inevitabilmente il loro potenziale ne risulta enormemente diminuito.”

Gianna Pontecorboli

La questione nello stesso periodo è stata ripresa anche dall’Ansa

 

22 Giugno 2014Permalink

22 giugno 2014 – Sono esterrefatta

 

Ho ricevuto dal Movimento di Volontariato Internazionale  del Friuli Venezia Giulia (Notizie dal MoVi Numero 23/2014) una copia della loro pubblicazione da cui ricavo una pagina che trascrivo, isolando un passaggio per evidenziarlo.
In questa pagina si riporta un articolo che fa riferimento a un’iniziativa dell’Unicef relativa ai paesi del Terzo Mondo, di cui l’autorevole organizzazione  stigmatizza ciò che in Italia tace.
Perché taccia non lo so.
A seguire nella stessa pagina del MoVi c’è un articolo di Elia Beacco (che pure riporto, ringraziando l’autrice anche per  la pertinenza dei link)

 Notizie dal MoVI n 23-2014                  a cura del MoVi – FVG

L’esercito dei bambini invisibili

L’Unicef alza il velo su un altro fenomeno dal quale giungono ulteriori conferme delle enormi contraddizioni che caratterizzano il nostro mondo moderno. Parliamo dei «bambini invisibili», ovvero di quei bimbi fisicamente esistenti ma di cui, da un punto di vista legale, non ve ne è traccia su questa Terra. Di loro non esiste nulla di scritto, un certificato di nascita, un atto di registrazione, né altro documento che possa comprovarne l’esistenza. In sostanza sono fantasmi, o meglio visibili all’occhio umano, invisibili per la società in cui vivono. Sono in tutto 230 milioni, ovvero un piccolo su tre sotto i cinque anni ufficialmente «non esiste», in sostanza nel 2012 solo il 60% dei neonati nel mondo sono stati registrati all’anagrafe o in qualsivoglia ufficio pubblico. Molti di loro però non possono fornirne la prova: un piccolo su sette infatti è registrato ma non possiede un certificato di nascita.
Cifre che sbalordiscono. Ancora una volto i più vulnerabili sono i bimbi del Sud del mondo come spiega il rapporto Unicef, non a caso scelto per il 67 esimo compleanno dell’agenzia delle Nazioni Unite. I tassi più elevati di «invisibilità» si registrano in Asia meridionale e nell’Africa sub-sahariana. La triste classifica dei tassi di registrazione più bassi vede ai primi dieci posti i soliti nomi, Somalia (con il 3%), Liberia, (4%) Etiopia (7%), Zambia (14%), Chad (16%), Tanzania(16%), Yemen (17%), Guinea Bissau (24%), Pakistan (27%) e Congo (28%). Claudia Cappa, esperta Unicef per le statistiche, spiega che «in certi Paesi solo il padre può registrare un figlio, per le madri single è impossibile». Spesso entrano in gioco anche le barriere culturali e i costi troppo alti, mentre altre volte le famiglie hanno paura che registrando un figlio possano subire discriminazioni.

«La registrazione delle nascite è di vitale importanza – dice il vice direttore esecutivo di Unicef, Geeta Rao Gupta – E’ la chiave per garantire che i bambini non vengano dimenticati e che non vengano negati i loro diritti. Il certificato di nascita è il passaporto di un bambino».

L’Unicef stessa ha messo a punto alcuni strumenti per contrastare il fenomeno, mettendo la tecnologia al servizio dei bimbi meno fortunati. In Kosovo è stato sviluppato un sistema efficace e con un costo limitato che permette di segnalare i piccoli che «non esistono» con un sms. Speriamo sia un apripista per portare alla luce sempre più bimbi invisibili.

Bambini Invisibili

“Constatiamo che oggi in Italia ci sono bambini cui è negata un’esistenza giuridicamente riconosciuta, destinati a vivere nascosti. Approvare una legge che garantisca il diritto alla registrazione anagrafica per tutti i figli, indipendentemente dalla situazione giuridico- amministrativa dei genitori senza la necessità di esibire documenti inerenti al soggiorno. In modo da evitare che ci siano “nati invisibili” con conseguenze aberranti di ordine sociale e sanitario” (Augusta De Piero).
Sono infatti questi gli effetti prodotti da una normativa ambigua e contraddittoria (Legge 94 del 15/07/2009 e Circolare del 7/08/2009) circa l’obbligo di presentazione del permesso di soggiorno per registrare gli atti di nascita, obbligo poi contraddetto dalla successiva circolare. Comunque il risultato è che molti stranieri senza documenti ancora non registrano i propri figli per paura di essere denunciati. Un dramma che può raggiungere l’assurdo: madri immigrate irregolari che partoriscono in una struttura ospedaliera ma non possono riconoscere e registrare all’anagrafe il loro bimbo appena nato, rendendolo così adottabile.
In Parlamento – presso la Commissione Affari Costituzionali – da più di un anno è depositata una proposta di Legge (n. 740) ad oggi ancora non discussa – che può correggere questa situazione inaccettabile. Ma evidentemente considerata di non sufficiente urgenza ed importanza, visto che non è stata ancora presa in considerazione nonostante la petizione che l’accompagna e ne sollecita l’esame ( per firmare la petizione).

Elia Beacco

vedi anche raccomandazioni fin ali congresso SIMM

22 Giugno 2014Permalink

21 giugno 2014 – E’ il tempo di tirare le somme [Sesta puntata]

L’ASGI e il CRC

Nel sito dell’ASGI trovo una notizia inaspettata di cui ricopio la presentazione a seguito di un mio breve commento
Perché il collegamento al 7mo rapporto del Gruppo Convention on the Rights of the Child (CRC) e l’ampia presentazione  è per me inaspettata?
A mio parere sui minori l’Asgi ha finora traccheggiato (particolarmente inopportuna a fronte di altri silenzi  l’insistenza sui minori stranieri impossibilitati a far parte delle squadrette della FIGC) voltando consapevolmente le spalle al problema della iscrizione anagrafica che da tre anni il Gruppo CRC riporta correttamente nel suo rapporto.
In questo 7mo rapporto si vada a pag. 47 sgg.. Per i precedenti rapporti li ho citati più volte. Ricordo a titolo di esempio quanto scritto il 18 dicembre 2013 
Ora – obliquamente ma senza equivoci – l’ASGI ne prende atto (si veda il terzo paragrafo della presentazione del rapporto CRC che ricopio alla fine).
La cosa per me gravissima è che mai l’autorevole associazione è intervenuta sulle pubbliche dichiarazioni (RAI – Radio3 – 23 aprile scorso) dell’avvocato suo associato che segnalava una situazione che non oso neppure definire presente in qualche ospedale italiano.
Ne ho scritto alla presidente Boldrini il 6 maggio riportando ampie citazioni di quella intervista che ho integralmente trasmesso a tutti i deputati firmatari della proposta di legge 740. Ora l’ASGI si attiva? Speriamo. Più che un atto di fiducia sperare è un dovere.

Cosa ho fatto io

L’unica certezza dei miei faticosi cinque anni di impegno sul tema, faticoso soprattutto per le delusioni che ho vissuto e vivo nei confronti di varie persone e gruppi organizzarti (partititi, associazioni, chiesa cattolica), è la correzione che ho ottenuto in un dépliant dell’Ospedale di Udine che aveva pubblicato una notizia falsa e deviante..
Ne ho scritto, concludendo questa triste vicenda il 5 gennaio scorso.

Forse ho contribuito, scrivendo ai parlamentari locali del Pd e di SEL appena eletti, alla presentazione della pdl 740 (se ne può trovare il testo nel mio blog il 17 giugno 2013).
Forse ho contribuito, forse no. Di fatto ora tutti i 104 deputati sembrano disinteressati a far approvare o almeno discutere quanto hanno proposto.

L’ASGI pubblica il rapporto CRC

Il Gruppo CRC ha lanciato il 17 giugno 2014 il nuovo Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione Onu sull’infanzia e l’adolescenza e i suoi Protocolli Opzionali (Rapporto CRC).

Per quanto riguarda i minori stranieri molte sono le problematiche emerse e, diverse, vengono riposte all’attenzione delle autorità che non hanno dato seguito a precedenti raccomandazioni poste in precedenti rapporti sull’infanzia .

Il Gruppo CRC ribadisce, innanzitutto, la mancanza di modifiche normative necessarie ad assicurare la sicura registrazione anagrafica per i minori stranieri figli di cittadini presenti irregolarmente, così come già richiesto nel precedente rapporto e chiede alla presidenza del Consiglio dei Ministri di promuovere la riforma dell’art. 6 del Testo Unico sull’Immigrazione in modo da reintrodurre gli atti di stato civile tra i documenti per i quali non è necessaria l’esibizione del permesso di soggiorno .

Al Ministero della Salute il Gruppo CRC chiede di rendere uniformi le previsioni contenute nell’Accordo Stato- Regioni che precedono l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale dei minori figli di genitori irregolarmente presenti sul territorio italiano, vista l’attuale situazione disomogenea che genera disparità di diritti.

Famiglie e minori, reduci da viaggi faticosi attraverso il mar Mediterraneo, devono poter sostare presso i centri di primissima accoglienza il più breve tempo possibile e devono essere garantiti servizi di tutela alla salute nei centri di seconda accoglienza, si legge nelle raccomandazioni al Ministero dell’Interno.

Viene nuovamente richiesto al Parlamento di provvedere ad una modifica della normativa sulla cittadinanza rispetto all’accesso da parte di minori stranieri giunti in Italia da piccoli, nonostante alcune modifiche positive sono state rilevate.

Particolare attenzione ai minori non accpompagnati (MNA) viene data nell’ambito del capitolo dedicato alle misure speciali per la tutela dei diritti dei minoto (7) dove il Gruppo CRC raccomanda al Parlamento di approvare la proposta di legge A.C. 1658 contenente misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati . Inoltre chiede  a tutti i Garanti regionali per l’infanzia di promuovere la creazione presso le sedi giudiziarie di albi e/o elenchi riservati ai tutori volontari, nonché la stipula di protocolli di intesa che li rendano operativi, e di realizzare corsi di formazione inter-disciplinare per i tutori dei minori stranieri non accompagnati. Alle Regioni, agli Enti locali e alle Autorità giudiziarie minorili viene richiesto di di predisporre adeguati progetti di presa in carico complessiva dei MNA stranieri e di promuovere e applicare l’affido familiare laddove rispondente al loro interesse.

Riguardo alle minorenni straniere vittime di tratta va sottolineato come questo non sia  fenomeno così manifesto, dato che generalmente le minorenni vengono tenute al chiuso, negli appartamenti e nei locali, e il “ponte” coi clienti avviene tramite donne adulte e quindi meno esposte ai controlli.  Percio’ si deve prestare maggiore attenzione quando ci si trova di fronte a minori stranieri : a tal proposito  le associazioni che si occupano del tema della tratta lamentano, purtroppo, la scarsa attenzione e identificazione delle vittime di tratta tra coloro che presentano richiesta di asilo da parte delle Commissioni Territoriali che valutano tali richieste e alle frontiere, dove proprio la giovane età – e, a volte, la nazionalità – dovrebbe essere un utile indicatore di cui tener conto per identificare le vittime di tratta. La richiesta di asilo politico viene invece troppo spesso considerata  dalle forze di Polizia come “strumentale”, in quanto permette di girare liberamente sul territorio dello Stato fino alla valutazione della domanda. Essa, invece, va  considerata come “coercitiva”, in quanto sono gli sfruttatori a indicare alle vittime di tratta di seguire tale procedura.

La condizione dei minori rom, sinti e camminanti risulta ancora difficile, con una diminuzione della frequenza scolastica e l’aumento della politica dei campi e degli sgomberi che il Gruppo CRC chiede di terminare per applicare, al contrario, la Strategia nazionale per l’inclusione, assicurandone una concreta attuazione e un efficace monitoraggio, che preveda la partecipazione attiva delle comunità rom e sinte, garantendo adeguate risorse finanziarie alla sua effettiva attuazione ed esplicitando chiari obiettivi quantificabili e indicatori di risultato.

Infine il Rapporto affronta anche i casi di apolidia tra i minori stranieri, che risultano essere oltre 15 mila, chiedendo al Ministero dell’Interno di risolvere, di concerto con Prefetture, Questure e Rappresentanze Diplomatiche, la questione degli “apolidi di fatto” e di sanare, di concerto con le competenti autorità, le posizioni dei minori nati in Italia, figli di genitori scappati da Paesi in guerra, che si ritrovano a oggi a non avere uno status giuridico definito.

Questi alcuni dei temi affrontati nel 7° Rapporto CRC nei 51 paragrafi redatti dalle 87 associazioni che compongono il Network. Il Gruppo CRC si impegna ad attivare e rafforzare il dialogo con le istituzioni competenti al fine di garantire una piena ed efficace implementazione della CRC nel nostro Paese.

Per leggere tutto il Rapporto, CLICCA QUI.

6 puntata – forse continua

Segnalazione puntate precedenti (tutte contengono documenti)
6 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3051    (petizioni Boldrini)
8 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3056   (calcio negato ai minori stranieri)
16 maggio 2014 – https://diariealtro.it/?p=3070 (Asgi – Miur)
11 giugno 2014  –  https://diariealtro.it/?p=3110  (congresso SIMM)
13 giugno 2104    https://diariealtro.it/?p=3128   (Asgi – MCE)

A queste aggiungo, oltre i documenti citati nel testo, quelli pubblicati  il 25 maggio
25 maggio  Lettera Kyenge   https://diariealtro.it/?p=3081
7 giugno     Cittadinanza ai figli dei rifugiati   https://diariealtro.it/?p=3090 .
9 giugno     articolo Paolo Citran – CIDI  https://diariealtro.it/?p=3100
15 marzo 2011 Il gallo – Il mio primo articolo oltre il blog  https://diariealtro.it/?p=673
21 dicembre 2013 – Figlio di clandestini   Il primo articolo scritto da altri
Tommaso Canetta e Pietro Pruneddu   https://diariealtro.it/?p=2852

21 Giugno 2014Permalink

13 giugno 2014 – Forse qualche volta segnalare è utile [Quinta puntata]

Il 16 maggio avevo scritto della lettera inviata il 13 maggio dall’ASGI al MIUR a proposito della richiesta del permesso di soggiorno per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo presente nelle linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri dello stesso  ministero. Drasticamente l’Asgi affermava “le linee guida vanno modificate” e ancor più drasticamente la lettera di accompagnamento firmata dal suo presidente concludeva: «in mancanza di sollecito riscontro ci attiveremo in sede giudiziale al fine di ottenere  la rimozione dalle linee guida della richiesta del permesso di soggiorno ai fini dell’iscrizione scolastica».
Il 23 maggio l’Asgi informava che «tale indicazione deve considerarsi mero errore materiale di trascrizione, essendo più volte ribadito nel corpo delle stesse Linee Guida come l’irregolarità dei genitori riguardo al possesso del permesso di soggiorno non possa in alcun modo compromettere il diritto degli alunni all’iscrizione scolastica».

L’esonero del permesso di soggiorno per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo – una storia.

Soddisfatta del risultato della richiesta dell’ASGI non posso però impedirmi di giudicare ridicola la giustificazione dell’errore perché l’inserimento della dizione ‘iscrizione alla scuola dell’obbligo’ ha una non onorevole storia, raccontata molto bene in un articolo di Paolo Citran (CIDI) di cui ho dato notizia con il relativo link il 9 giugno

Scrive Paolo: « L’aureo provvedimento esonera però il cittadino straniero che chiede l’iscrizione del proprio figlio a scuola dall’obbligo di esibire il permesso di soggiorno per quanto concerne le “prestazioni scolastiche obbligatorie”. Il carattere buonista (!) di questa disposizione si avverte tenendo conto del fatto che genitori privi del permesso di soggiorno, richiesti della presentazione di tale documento, tenderebbero a non iscrivere i loro figli a scuola per evitare di autodenunciarsi come irregolari. Tuttavia la faccenda sembra valere per la sola scuola dell’obbligo. Ma prima della scuola dell’obbligo esistono l’asilo nido e la scuola dell’infanzia».
Tanto per la cronaca l’intento di escludere la scuola dell’obbligo dalla presentazione del permesso di soggiorno era stato espresso dall’allora presidente della Camera on. Fini e realizzato con un emendamento – accolto dalla maggioranza – dell’on. Alessandra Mussolini (era il 2009 e si discuteva del ‘pacchetto sicurezza’. Persino la legge Bossi Fini non era intervenuta nel merito).

Scrive il Movimento di Cooperazione Educativa

Il 12 giugno di prima mattina trovo copia di una lettera che il gruppo di Udine del MCE ha scritto alla propria segreteria nazionale.
Tralascio la prima parte dove l’MCE udinese segnala le riserve dell’Asgi e chiede alla segreteria nazionale di intervenire in proposito.
Come ho scritto sopra è superata.
Ne riporto invece la seconda parte:
«Rileviamo d’altra parte come, in base all’articolo del Decreto legislativo sopra citato, l’esenzione dalla presentazione del permesso di soggiorno riguardi solo l’iscrizione alla scuola dell’obbligo e non alle altre istituzioni educative e scolastiche, la cui frequenza viene quindi di fatto ostacolata per i figli di immigrati “irregolari”. Pensiamo in particolare agli asili-nido e alle scuole dell’infanzia, che rappresentano per il bambino un’ occasione di crescita e di arricchimento, nonché di precoce apprendimento della lingua italiana, necessario ai fini di un’effettiva integrazione sociale e culturale nel nostro Paese.

Ciò è in evidente contrasto con la Legge n. 176/1991 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione dei diritti del fanciullo, pubblicata a New York il 20.11.1989) e con l’insieme della legislazione riguardante i minori, che afferma come la condizione di irregolarità dei genitori non possa ostacolare in alcun modo il rispetto dei diritti dei minori, compreso quello all’educazione e all’istruzione.

Riteniamo perciò che sia urgente una revisione complessiva della legislazione in materia.

 Vogliamo ricordare, in particolare, che la Legge n. 94 del 15 luglio 2009 stabilisce l’obbligo di presentare il permesso di soggiorno anche per gli atti di stato civile quali la dichiarazione di nascita (art.1 comma 22, lettera g). Questo crea il rischio che genitori immigrati irregolari non denuncino la nascita di un figlio per paura di essere espulsi. Precisiamo che il 7 agosto dello stesso 2009, il Ministero dell’Interno ha cercato con una circolare  di porre rimedio a questa situazione, chiarendo che non è necessario esibire documenti inerenti al soggiorno per dichiarazioni  di nascita e di riconoscimento di filiazione. Ma, non essendo una Circolare Ministeriale una fonte primaria del diritto, permane l’urgenza di una revisione della legislazione in materia, da approvarsi da parte del Parlamento. (Esiste a riguardo una proposta di legge, la  n.740, presentata  il 13 aprile 2013 e assegnata alla Commissione Affari Costituzionali, che ancora giace ignorata).

L’MCE, che nei suoi principi di fondo annovera l’attenzione e l’impegno al  riconoscimento dei diritti dei minori, a nostro parere dovrebbe impegnarsi per un cambiamento dell’attuale  legislazione
».

Una speranza, come altre forse inutile, ma non illegittima.

L’MCE nazionale è organizzazione stimata e autorevole. Mi ostino a sperare che faccia buon uso della lettera udinese e si attivi presso il ministero per  arrivare a una norma che ponga fine a questi continui riferimenti al Permesso di soggiorno.
Probabilmente il coinvolgimento responsabile del Ministero faciliterebbe la revisione parlamentare della norma che l’MCE correttamente auspica.
Risolvendo la questione in radice – come anche l’MCE udinese suggerisce – si semplificherebbe la situazione.
Ma di ciò a una prossima puntata   –  continua

La documentazione specifica a questo punto si infittisce.
Per ora segnalo le quattro puntate precedenti:

6 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3051;
8 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3056
16 maggio 2014 – https://diariealtro.it/?p=3070
11 giugno 2014  –  https://diariealtro.it/?p=3110

A queste aggiungo, oltre i documenti citati nel testo, quelli pubblicati  il 25 maggio
https://diariealtro.it/?p=3081 e il 7 giugno   https://diariealtro.it/?p=3090 .

13 Giugno 2014Permalink

11 giugno 2014 – Chiamarmi fuori? [Quarta puntata]

Il desiderio di non occuparmi più della questione relativa alla mancata registrazione anagrafica è sempre più forte ma accade che si manifestano piccoli segnali alla cui lettura non riesco a sottrarmi.
E questa volta il segnale non è così piccolo.

Il XIII Congresso della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni.

Nelle raccomandazioni conclusive – che neritano di essere integralmente lette – ha detto a proposito della registrazione anagrafica qualche cosa di estremamente chiaro, valido e pertinente, ricordando anche i 25 anni trascorsi dalla firma della Convenzione di New York..

Ricopio alcuni passi:
«Il minore non è soltanto “oggetto di tutela e assistenza”, ma anche e soprattutto “soggetto di diritto”, e quindi titolare di diritti in prima persona […] In questo quadro, si riconosce l’importanza del riconoscimento della cittadinanza, come diritto ad avere diritti e punto di partenza per ogni possibile percorso di inserimento sociale»

E prosegue con le raccomandazioni: 

->  «Accelerare l’iter di riforma della legge sulla cittadinanza per garantire ai minori nati o cresciuti in Italia una piena inclusione e contemporaneamente portare avanti un nuovo concetto di cittadinanza per un’Italia più inclusiva e meno discriminatoria;

->  approvare una legge che garantisca il diritto alla registrazione anagrafica per tutti i figli indipendentemente dalla situazione giuridico–‐amministrativa dei genitori, senza la necessità di esibire documenti inerenti al soggiorno, in modo da evitare che ci siano “nati invisibili” con conseguenze aberranti di ordine sociale e sanitario»

E buffo ma trovo consolante la chiara distinzione fra cittadinanza e registrazione anagrafica, e la correttezza della loro connessione, trattandosi di concetti il cui significato sfugge – a mia più volte verificata conoscenza –  anche a politici e amministratori che di ciò si occupano o dovrebbero occuparsene.

Segnalo ancora che per la prima volta a mia conoscenza un documento che proviene da un’organizzazione della società civile indica con chiarezza l’elemento politicamente fondante della questione: approvare una legge che garantisca il diritto alla registrazione anagrafica per tutti i figli indipendentemente dalla situazione giuridico–amministrativa dei genitori

Spero che la Simm abbia un ascolto migliore di quello che non ho ottenuto io.

La documentazione specifica a questo punto si infittisce.
Per ora segnalo le più recenti puntate precedenti:
6 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3051;
8 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3056
16 maggio 2014https://diariealtro.it/?p=3070

A queste aggiungo  documenti pubblicati il 25 maggio https://diariealtro.it/?p=3081,
il 7 giugno   https://diariealtro.it/?p=3090  e il 9 giugno  CIDI   https://diariealtro.it/?p=3100

 

11 Giugno 2014Permalink

9 giugno 2014 – Il Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti e la registrazione anagrafica

Nel supplemento on line della rivista Insegnare del CIDI si può leggere un articolo dell’amico Paolo Citran datato 31 maggio
E’ una carrellata molto precisa sulla storia della vicenda di cui mi occupo da cinque anni.
Ne riporto solo il link perché Paolo ha voluto parlare di me e la visibilità dell’intero testo mi imbarazza un po’.

 

 

 

 
http://www.insegnareonline.com/istanze/filosofia-educazione-societa/bambini-clandestini-diritti-negati

9 Giugno 2014Permalink

7 giugno 2014 – I nomi delle cose

Pio La Torre torna a Comiso

La decisione è stata assunta dall’amministrazione comunale.

Già dieci anni addietro l’aeroporto era stato intitolato a Pio La Torre.
Poi, nel 2007, la nuova amministrazione comunale di centro-destra, revocò la scelta, intestando l’aeroporto ad un generale dell’aviazione siciliano , “distintosi” particolarmente durante l’ efferata aggressione fascista all’Etiopia.
Tanti e forti i dissensi all’oltraggio consumato contro l’eroe isolano Pio La Torre. In particolare una grande manifestazione si tenne a Comiso l’11 ottobre 2008 con delegazioni di cittadini provenienti da tutta la Sicilia.

Domenico Stimolo   –  dal sito ildialogo.org

Figli di rifugiati e figli di clandestini

Cittadinanza italiana ai figli dei rifugiati, in arrivo una circolare      06/06/2014

«Stiamo mettendo a punto una circolare interpretativa che ormai è quasi pronta e in emanazione a breve scadenza».
Il sottosegretario al Ministero dell’Interno, Domenico Manzione, ha annunciato la pubblicazione di una circolare che estenderà il diritto di acquisire la cittadinanza da parte dei figli di cittadini stranieri titolari di protezione internazionale, in analogia al riconoscimento che ora già spetta ai figli degli apolidi (per i genitori invece resta l’iter ordinario). L’articolo 1 della Legge 91/92 n. 5 stabilisce che è «cittadino per nascita» – oltre a chi è figlio di padre o madre cittadini italiani – anche «chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi».
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha espresso apprezzamento per l’intenzione del Ministero dell’Interno, ricordando che l’attuale normativa sulla cittadinanza prevede che nella sua applicazione la condizione del rifugiato e quelle dell’apolide siano equiparati.
La circolare, dunque, chiarirà, secondo l’UNHCR, che in ragione di tale equiparazione anche il figlio nato in Italia di genitori rifugiati possa ottenere la cittadinanza italiana.
“E’ la stessa Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato ad impegnare gli Stati contraenti a facilitare l’acquisizione della cittadinanza per i rifugiati.” afferma Laurens Jolles, Delegato UNHCR per il Sud Europa.

Dal nuovo sito dell’ASGI  – datato 6 giugno

7 Giugno 2014Permalink