16 dicembre 2104 – Garanti, competenti e il rispetto di giovani studenti – 2

Il relatore di cui ho scritto ieri, parlando all’incontro del 10 dicembre ha citato esattamente la seconda formula dell’imperativo categorico kantiano che voglio trascrivere, coì come quel signore l’ha pronunciata: «Agisci in modo tale da considerare  l’umanità  in te e negli altri, sempre anche come un fine, mai soltanto come mezzo».
Forte delle argomentazioni che aveva offerto – e di quella citazione – più tardi ho illustrato brevemente il problema degli ostacoli frapposti alla registrazione alla nascita in Italia dei figli dei sans papier e ho chiesto ai presenti ragione della loro eventuale soddisfazione per un principio fondante di civiltà che, sottratto alla legge,  viene ridotto ad esecuzione di una circolare. E’ successo quello che ho già descritto e, in particolare, il fondamento etico di una relazione umana che provo ad esprimere così: “tu esisti come io esisto e come umano ti devo riconoscere” è stato strumentalizzato sotto il peso oscuro e fangoso del pregiudizio.

I neri non esistevano. Ma davvero?

‘Ni’ ha risposto il relatore che tanto ha affermato. Infatti così ha esordito: «possiamo realizzare questo diritto e questo ideale che ci preme nel momento in cui troviamo una risposta anche a certe paure reali e irrazionali che le persone hanno rispetto alla loro sicurezza». Mentre cercavo un orientamento mentale che mi consentisse di decodificare quella affermazione sono arrivati gli esempi purtroppo chiarificatori del significato. Anche nella Costituzione degli Stati Uniti: « si dice che sono [..]  nati uguali in dignità e diritti sono […] dal loro creatore di diritti inalienabili. Poi uno va a vedere: è scritto nella Costituzione e I neri non esistevano, le donne non esistevano…». I puntini fra parentesi quadre riguardano qualche parola mal registrata ma il senso è chiaro e proprio non ci siamo. A me consta che neppure i razzisti più feroci abbiano mai negato l’esistenza dei neri. Ciò che negavano era che i neri fossero esseri umani con una loro propri identità mentre li riconoscevano ‘cose’ animate e utili per determinati lavori, proprietà dei loro padroni. Tanto ne avevano chiara l’esistenza che per far uscire la popolazione di colore dallo stato di schiavitù negli Stati Uniti si combatté una guerra feroce e lacerante. E anche in seguito tanta era la certezza della loro esistenza che il Ku Klux Klan ne organizzava il linciaggio tramite rogo, operazione non fattibile se non fossero stati riconosciuti esistenti. Il problema non era il passaggio dall’inesistenza all’esistenza ma da ‘cosa’ a essere umano.      E quel passaggio non significava né significa la soluzione automatica dei problemi sociali ma il riconoscimento di relazioni fondamentali di identità personale e nazionale, paternità e maternità, di famiglia, di tutela affidata a soggetti riconosciuti come genitori, formalmente, su quel dannato pezzo di carta che chiamiamo certificato di nascita.

Dichiarazioni dell’Unicef e stampa vaticana

Nel giorno del 67° anniversario dell’UNICEF (la cui istituzione da parte dell’ONU risale all’11 dicembre 1946), l’organizzazione ha lanciato un nuovo Rapporto secondo il quale circa 230 milioni di bambinisotto i 5 anni non sono stati mai registrati alla nascita – circa 1 su 3, a livello globale. «La registrazione alla nascita è più di un semplice diritto. Riguarda il modo in cui la società riconosce l’identità e l’esistenza di un bambino» spiega Geeta Rao Gupta, Vicedirettore dell’UNICEF. «La registrazione alla nascita è fondamentale per garantire che i bambini non vengano dimenticati, che non vedano negati i propri diritti o che siano esclusi dai progressi della propria nazione».
Per approfondire: http://www.unicef.org/publications/index_71514.html

Il 5 dicembre ho riportato un interessante articolo de L’Osservatore Romano sulla tratta di minori e mi sembra che non sia il caso di rafforzare lo stravagante concetto per cui si nega il certificato di nascita – primo fondamento per la protezione di un’identità – anche nella consapevolezza dei rischi della tratta. Rinvio a quel testo e non ci torno su https://diariealtro.it/?p=3481

Non posso però fingere di non aver sentito (ma non potevo andare all’Ikea a comprare regali natalizi il 10 dicembre?) che  «le strategie richiedono di trovare modi di crescita culturale perché noi dobbiamo far sì che i principi e i diritti siano sentiti come significativi per tutta la popolazione».Quindi l’obiettivo sarebbe l’unanimità per poter riconoscere un diritto? Mi sembra un azzardo fuori della storia. Se quello fosse un obiettivo condivisibile per un impegno di civiltà non avremmo avuto per esempio la legge sulla violenza sessuale, che ha richiesto molti anni per essere approvata ma non è tata assicurata certamente dall’essere riconosciuta “significativa per tutta la popolazione”. Non lo è neppure oggi a 18 anni dall’approvazione di quella tardiva, fastidiosa legge. E così mi sono venute in mente le donne …

Nemmeno le donne esistevano, però

Già anche questo è stato detto anche se si intendeva che non votavano. Ma chi lo ha detto pensava davvero che nel giugno del 1946 l’Italia tutta fosse unanime nel riconoscere che un diritto era stato realizzato? Le donne esistevano eccome: si potevano violentare e poi sposare (matrimonio riparatore che, per essere celebrato, richiedeva anch’esso il certificato di nascita), era possibile licenziarle se restavano incinte, dovevano assolvere al ‘dovere coniugale’ con la consapevolezza di essere poco più di un’aspirina (remedium concupiscentiae nei confronti del vorace marito come l’aspirina nei confronti della febbre). Però esistevano, erano riconosciute esistenti senza bisogno di categorie e opportunistici distinguo. Nessuno mise in dubbio l’essitenza della compagna del corridore Coppi quando fu messa in prigione per adulterio. Come avrebbero potuto chiuderla in cella se non fosse stata esistente?

Ifigenia è sempre a disposizione.

Vorrei che quel 10 dicembre non fosse stato adoperato il verbo esistere per giocare con la pelle dei bambini, di alcuni bambini. Avrei preferito la lealtà sciagurata – ma almeno non travestita da realistica sensibilità – con cui fosse stato detto agli studenti che l’art. 3 della Costituzione è stato reso insignificante da un’abile campagna culturale che ha a suo promotore la Lega Nord (forte di tante complicità) e che l’opportunismo politico ha bisogno di vittime, meglio se deboli e indifese così non è faticoso mantenerle nella loro condizione appunto di utile bottino da esibire a un’opinione pubblica largamente forcaiola. Poi magari qualche insegnante poteva spiegare al ritorno in classe il mito di Ifigenia all’insegna del “è sempre stato così. E così è: il presidente del consiglio regionale ve lo ha fatto spiegare da esperti e politici tanto diligenti da trascorrere con voi un’intera mattina, cari figlioli”..

Non ho dimenticato Kant. Alla prossima terza puntata (continua)

Puntata precedente: https://diariealtro.it/?p=3501

 

 

 

16 Dicembre 2014Permalink

15 dicembre 2014 – Garanti, competenti e il rispetto di giovani studenti – 1

 Il 10 dicembre – per l’attenzione dovuta e condivisibile alla giornata in cui nel 1948 venne firmata la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – i garanti della regione Friuli Venezia Giulia sono stati protagonisti di un incontro indetto dal presidente del consiglio regionale dal tema “Diritti umani e organismi di garanzia”.

Chi sono i garanti

Si tratta di tre persone esperte cui la regione affida con legge compiti precisi Trascrivo l’art. 1 della legge regionale  9/2014 “Istituzione del Garante regionale dei diritti della persona”: «La Regione autonoma Friuli Venezia Giulia considerando impegno prioritario la tutela dei diritti delle persone soprattutto di quelle che non sono in grado di difenderli in modo diretto e autonomo, concorre a garantirne il rispetto in particolare di quelli dei bambini e degli adolescenti e di coloro che sono privati della libertà personale o a rischio di discriminazione, in adempimento a quanto previsto dalla normativa internazionale, europea e statale»

E all’art. 8 così ne precisa alcuni compiti su cui intendo soffermarmi

«a) verifica e promuove il rispetto dei diritti dei bambini e degli adolescenti alla vita, alla salute, all’istruzione e alla famiglia, all’educazione, all’ascolto e partecipazione, alla pace e più in generale ai diritti sanciti dalla Convenzione di New York del 1989;

b)sollecita l’adozione di provvedimenti normativi a tutela dei diritti dei minori presenti sul territorio regionale, con particolare attenzione per bambini e adolescenti maggiormente svantaggiati e vulnerabili, quali i minori provenienti da Paesi terzi non accompagnati e richiedenti asilo, i minori vittime di tratta o figli di vittime di tratta, i soggetti con disabilità, i minori collocati al di fuori della famiglia di origine o situati negli istituti penali e verifica la corretta attuazione delle norme regionali attinenti»

Naturalmente i compiti dei garanti non sono solo questi. Chi volesse conoscere gli altri può farlo anche da qui

Il 10 dicembre,

nell’auditorium della regione, sono stati convocati i garanti (purtroppo uno, il garante per le persone private della libertà personale, era malato) insieme a due competenti evidentemente di fiducia di chi aveva indetto la riunione. Il pubblico era costituito soprattutto da studenti. Ottime le due relazioni (il cui testo spero verrà pubblicato), di cui prendo in considerazione la prima intitolata “Alla radice dei diritti umani: spunti in prospettiva filosofica e bioetica”. Mi affido ai miei appunti e trascrivo un passaggio e mi permetto le virgolette perché sono in grado di assicurarne l’esattezza: «I diritti umani sono un’invenzione giuridica che serve a proteggere qualche cosa di importante che non è giuridico. […] L’origine dell’etica interpersonale è il riconoscimento che ciascun essere umano ha un valore che lo stato non pone, ma riconosce e si impegna a tutelare». Sembra persino ovvio dire che il primo valore è l’esistenza riconosciuta in un contesto di relazioni che ne preveda l’accoglienza dal momento della nascita, quando il nuovo nato si pone come corpo (traggo la terminologia legata alla constatazione della corporeità dalle affermazioni del relatore), corpo libero, corpo in relazione e vulnerabile. Si suppone quindi che si possa considerare superato l’antico culto romano della dea Levana, quando il padre decideva se sollevare o no il figlio che la levatrice gli metteva davanti, con un gesto che ne implicava il riconoscimento o il rifiuto. Sappiamo che non è così: dal 2009 in Italia per una certa categoria ben definita di neonati lo stato si sostituisce all’antico padre-padrone e ne ostacola il riconoscimento che li renderebbe Centri di Identificazione ed Espulsione di carne. Per l’ennesima volta trascrivo una citazione dal rapporto del gruppo Convention on the Rights of the Child: «… Il timore […] di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità […], nonché […] contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori. Pur non esistendo dati certi sull’entità del fenomeno, le ultime stime evidenziano la presenza di 544 mila migranti privi di permesso di soggiorno. Questo può far supporre che vi sia un numero significativo di gestanti in situazione irregolare»..
Ho scelto il passo di riferimento alla madre tanto per dire che lo stato italiano, nuovo Levana, gode se non di ampi consensi almeno di rassicurante indifferenza, ivi compresa quella dei movimenti di donne che non riescono a pensarsi in un contesto universale neppure in quanto partorienti e quindi si disinteressano della discriminazione fondamentalmente razzista.

Illusa da giovane, scema da vecchia

Questa sono io. Infatti, forte delle belle espressioni dell’esperto cui era stata affidata la prima relazione, sono malauguratamente intervenuta per chiedere a lor signori se si ritengano soddisfatti del fatto che il riconoscimento del bambino alla nascita, che anche l’ONU (CRC) afferma essere universale, in Italia sia invece limitato da un’eccezione a norma di legge e un principio di universalità sia affidato ad una circolare.
A questo punto sono piombata in una condizione di avvilimento che non riesco a superare, soprattutto perché il relatore parlava di fronte a giovani di cui non conoscevo le capacità di difesa. Infatti mi ha spiegato che « …sempre nella storia dobbiamo sapere che c’è un gap tra l’ideale che noi ci poniamo e il reale e il compito nobile della politica, della polis è di colmare questo gap. Si pone il problema delle strategie. Allora le strategie richiedono di trovare modi di crescita culturale perché noi dobbiamo far sì che i principi e i diritti siano sentiti come significativi per tutta la popolazione. Faccio un esempio. Noi dobbiamo lottare perché indipendentemente da chi è tuo padre o da quelli che sono i […] di tuo padre  un bambino appena nato andrebbe riconosciuto. […] Allora se io sento che una fetta della popolazione è spaventata dall’immigrato io devo lottare per riconoscere il diritto di riconoscere il diritto dei suoi figli e creare le condizioni per cui si abbassi una tensione sociale che non ci consente di essere puri, trasparenti e ere il problema per quello che è».
La dott. Mellita Bares, presidente del piccolo comitato di garanti, nel far riferimento al mio intervento ha invece usato (e le sia reso onore) la parola ‘delitto’ in relazione al mancato riconoscimento anagrafico.
A questo punto, se ci sono strategie da identificare nel sistema di welfare che obbligano a considerare priorità in relazione alle risorse, come assicuriamo il valore del ‘corpo vulnerabile’ in una relazione che precede la legge (non l’ho detto io, l’ho ascoltato), nel riconoscimento dovuto ma molto discusso?

Immanuel Kant perdonaci

Su questo tornerò perché non è mancata la citazione dotta ed esatta della seconda formula del kantiano imperativo categorico ma, secondo un uso irritante e diffuso, non è stata contestualizzata, bensì proposta come un bell’aforisma piombato da chissà quale cielo remoto dove si ignorano le strategie. E meno male che nessuno si è ricordato di quel pazzerellone di Cesare Beccaria che 250 anni fa pubblicava “Dei delitti e delle pene” in cui si pronunciava contro la tortura e la pena di morte del tutto immemore (cito sempre dalla risposta che mi è stata data) delle “paure reali e irrazionali che le persone hanno rispetto alla loro sicurezza” che a quel tempo non dovevano mancare se non mancano neppure oggi. Mi dispiace per gli studenti: Kant non meritava di essere trattato, almeno davanti a loro,  con un’approssimazione che alla mia vecchia mente maligna fa venire in mente l’inesausta casalinga di Voghera, simbolo del buon senso comune.. Ma di questo scriverò ancora perché non è una modalità che io possa digerire in silenzio.
(1 continua).

15 Dicembre 2014Permalink

27 novembre 2014 – Quel che è troppo è troppo

Oggi l’Osservatore Romano ha pubblicato un lungo articolo finalizzato a far conoscere l’istituzione della giornata di preghiera contro la tratta (8 febbraio 2015)
Ne riporto il testo nella sua forma breve, quale appare in rete, raggiungibile anche da qui.

«Un terzo delle vittime della tratta di esseri umani è rappresentato da bambini. Lo rivela un rapporto pubblicato ieri a Vienna dall’Unodoc, l’agenzia dell’Onu contro la droga e il crimine e riferito al triennio 2010-2012., precisando che si tratta di una quota è in aumento del cinque per cento rispetto al 2007-2009. Il rapporto sottolinea che questo aspetto è particolarmente accentuato in Africa e in Medio Oriente dove i bambini sono il 62 delle vittime della tratta. Ma nessun Paese è immune: sono almeno 152 quelli di origine quelli di destinazione del traffico di esseri umani. La tratta si verifica soprattutto all’interno dei confini nazionali o della stessa regione, mentre il traffico transcontinentale si dirige soprattutto verso i Paesi ricchi. «Purtroppo, non c’è posto al mondo nel quale i bambini, le donne e gli uomini siano al sicuro da questo pericolo», ha detto il direttore esecutivo dell’Unodc, Yury Fedotov, presentando il rapporto. «I dati ufficiali riferiti dalle autorità nazionali rappresentano solo ciò che è rilevabile. Ma è chiaro che si tratta solo della parte emersa dell’iceberg», ha aggiunto. L’Unodoc parla di 21 milioni di vittime, che ogni anno aumentano di due milioni e mezzo. In Asia orientale e nel Pacifico la destinazione delle vittime è invece soprattutto il mercato del lavoro forzato. A questo si aggiungono arte forme di sfruttamento, dalla servitù domestica, al matrimonio forzato, alle adozioni illegali, fino a quella atroce dell’espianto di organi per i trapianti.»

Se la scelta delle argomentazioni è sincera (ma non ne sono sicura) è comunque incompleta. Infatti a fronte dei dati abbondanti, a fronte della chiarezza nell’uso del termine crimine (cui, nella più ampia edizione a stampa si aggiunge anche il problema della impunità) nulla si dice della prevenzione. Un caso? Dopo cinque anni che me ne occupo non sono più disposta a ritenerlo tale.

Prevenire, reprimere o rimandare la responsabilità altrove?

Tanto più grave appare il silenzio sulla prevenzione se andiamo a leggere (Avvenire – 11 novembre 2014) quanto disse il card. Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nella sua prolusione all’Assemblea della Conferenza stessa il 10 novembre ad Assisi. Ne riporto il passo relativo alla famiglia dove le espressioni in grassetto non  sono mie ma si trovano alla fonte: «Per questo è irresponsabile indebolire la famiglia, creando nuove figure – seppure con distinguo pretestuosi che hanno l’unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di troia di classica memoria – per scalzare culturalmente e socialmente il nucleo portante della persona e dell’umano. L’amore non è solo sentimento – è risuonato nell’Aula sinodale – è decisione; i figli non sono oggetti né da produrre né da pretendere o contendere, non sono a servizio dei desideri degli adulti: sono i soggetti più deboli e delicati, hanno diritto a un papà e a una mamma.»

Non si dica che il cardinale si occupa di sommi principi e non di legislazione italiana. Anche senza l’indicazione delle fonti precise (anno, numero della legge, eventuale indicazione di altra fonte) il giochetto di Sua Eminenza è chiaro. Il richiamo al diritto del bambino “a un papà e a una mamma” è un modo obliquo per indicare come scelta univoca quella della famiglia tradizionale su cui la Lega Nord sta sprecando le sue confuse e populistiche, ma coincidenti,  energie. Il cardinale si chiude quindi a quelle che lui stesso chiama ‘nuove figure’ ma non solo. E dei bambini che hanno un papà e una mamma ma cui è negato farsi famiglia che ne facciamo? Lasciamo che Sua Eminenza ci chiuda gli occhi e intorpidisca la mente? Io non ci sto e per l’ennesima volta riporto un passo dal Rapporto 5 (2011-12) del gruppo CRC, di cui fanno  parte anche la Caritas italiana, l’AGESCI e altre organizzazioni gradite nell’ambito cattolico: «Il timore di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori.

Pur non esistendo dati certi sull’entità del fenomeno, le ultime stime evidenziano la presenza di 544 mila migranti privi di permesso di soggiorno Questo può far supporre che vi sia un numero significativo di gestanti in situazione irregolare».
(per verificare i rapporti CRC trasferire su un motore di ricerca l’indirizzo che segue: http://www.gruppocrc.net/-documenti-)

Al di là dell’analisi della lettera g del comma 22 dell’art. 1 della legge 94/2009 (che l’ONU ci chiede  esplicitamente di modificare come ci informa il 7mo rapporto CRC) ci viene testimoniata l’esistenza del problema che unisce molti nell’indifferenza creando legami insospettabili. Chi avrebbe detto di veder insieme, uniti nell’intento di voltare la testa dall’altra parte, le loro eminenze e i gruppi di sostegno alle donne che mai del problema delle gestanti costrette – vuoi dalla paura vuoi da minacce percepite nell’ambiente in cui vivono –  a nascondersi, a partorire di nascosto e a nascondere il proprio nato?

Nel memorabile recente discorso di Strasburgo il papa ha detto, probabilmente invano, ignaro forse o impotente di fronte al vescovil disinteresse ben forte nella base cattolica sempre unita dal legame razzista a molti laici  (questa volta il grassetto è mio)

«Nel mondo politico attuale dell’Europa risulta sterile il dialogo solamente interno agli organismi (politici, religiosi, culturali) della propria appartenenza. La storia oggi chiede la capacità di uscire per l’incontro dalle strutture che “contengono” la propria identità al fine di renderla più forte e più feconda nel confronto fraterno della trasversalità. Un’Europa che dialoghi solamente entro i gruppi chiusi di appartenenza rimane a metà strada; c’è bisogno dello spirito giovanile che accetti la sfida della trasversalità. < omissis> Parimenti sono numerose le sfide del mondo contemporaneo che necessitano di studio e di un impegno comune, a partire dall’accoglienza dei migranti, i quali hanno bisogno anzitutto dell’essenziale per vivere, ma principalmente che venga riconosciuta la loro dignità di persone

Aggiungo:” e quale maggior ferita alla dignità della negazione dei legami fondamentali dell’esistenza umana?”.

Tornando al punto di partenza Se un bambino che non esiste sarà rapito da bande pedofile come potranno denunciarne la scomparsa i suoi genitori che non possono nemmeno dimostrare di essere tali  se non  c’è documento che lo certifichi? So che nessuno vorrà rispondermi ma io la domanda la pongo lo stesso come un messaggio in una bottiglia.

27 Novembre 2014Permalink

21 novembre 2014 – Il destino è ironico quando non grottesco.

Il comma 22 è sempre in vigore

Nel 2009 avevo constatata la paradossale grottesca vicenda per cui il voto di fiducia al pacchetto sicurezza aveva imposto una numerazione che trasformava quella degli articoli del progetto di legge in numeri da attribuirsi ai commi di un unico emendamento-articolo (quello appunto su cui si sarebbe espresso il voto di fiducia).
L’articolo precedente la decisione del voto di fiducia portava il numero 45.
Il nuovo articolo si identifica nel punto specifico come comma 22 e voglio ripeterne la formulazione originaria quale pro memoria:
«Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo».
Gli aviatori americani di stanza su un’isoletta del Mediterraneo durante la seconda guerra mondiale cercavano così di difendere la propria vita, ma il cerchio era invalicabile e la vita spesso si perdeva. Il parlamento italiano nel 2009 (ma la situazione attuale è in piena paciosa, irresponsabile continuità) ha inventato un nuovo comma 22 che provo a formulare secondo attualità:
«Chi non dichiara la nascita del proprio figlio distrugge la propria paternità quale registrata per legge  ma a chi ne dichiara la nascita la paternità sarà distrutta per legge».
Praticamente questo è il senso imposto dalla legge 94/2009 con la lettera g, dell’articolo 1 del comma 22 che anche l’ONU ci chiede invano di modificare. Si veda il 7mo rapporto ONU a pag. 47
http://www.gruppocrc.net/7o-Rapporto-CRC-infanzia-e

Come non smontare il neo comma 22
La strada di cui tante volte ho scritto sarebbe la modifica dello specifico articolo del ‘pacchetto sicurezza’. Di recente il senato ha proposto un disegno di legge che porta il n. 1562 (da friulana sottolineo che nessun senatore/trice indigeno/a l’ha firmata). Per conoscerne il testo e l’ottima relazione si veda il mio blog del 24 ottobre scorso

Precedentemente era stata presentata alla Camera la pdl 740.
Avevo cercato un anno fa di promuoverne la calendarizzazione con una petizione pubblicata su change [punto] org che in un anno ha raccolto 673 firme. Poche certamente ma sono state strappate una ad una, con qualche significativo appoggio che ho sempre segnalato nel mio blog, ma le associazioni che contano in una cultura diffusa non hanno voluto assumersi responsabilità che portassero spezzare il muro che riesce ad assumere in sé le funzioni del cemento e della gomma e ostacola la calendarizzazione di entrambe le proposte facendone elemento quasi eroico di difesa nazionale per gli aderenti alla lega nord e il lega-dipendenti

Il nuovo paradosso del comma 22 si chiama 20 novembre

Il 20 novembre l’organizzazione di change mi comunica (nel rispetto delle proprie regole) che la raccolta di firme per la mia petizione si chiude (a meno che io non la rinnovi con una nuova) perché è trascorso un anno dalla presentazione della proposta stessa. Il 20 novembre è la giornata ONU per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. La data è stata scelta perché coincide con l’approvazione della Convenzione che in Italia è legge n. 176 dal 1991 Ne trascrivo l’art. 7, finora condannato irrispettosamente all’inefficacia programmata per una precisa e definita categoria di nuovi nati, costruita a norma del nostro comma 22:
Art. 7 1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi. 2. Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

21 Novembre 2014Permalink

13 novembre 2014 – L’intervento del gruppo regionale al Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni

Il Congresso nazionale della Società Italiana di medicina delle Migrazioni si era svolto in primavera e nei documenti conclusivi era presente una raccomandazione importante di cui ho già scritto ma che volentieri ripeto.

Dopo aver premesso «Il minore non è soltanto “oggetto di tutela e assistenza”, ma anche e soprattutto “soggetto di diritto”, e quindi titolare di diritti in prima persona […] In questo quadro, si riconosce l’importanza del riconoscimento della cittadinanza, come diritto ad avere diritti e punto di partenza per ogni possibile percorso di inserimento sociale»

Raccomandava tra l’altro di « approvare una legge che garantisca il diritto alla registrazione anagrafica per tutti i figli indipendentemente dalla situazione giuridico–‐amministrativa dei genitori, senza la necessità di esibire documenti inerenti al soggiorno, in modo da evitare che ci siano “nati invisibili” con conseguenze aberranti di ordine sociale e sanitario »

Ora finalmente sono stati pubblicato integralmente gli atti del Congresso e mi è stata recapitata la relazione integrale del gruppo regionale, con un importante aggiornamento:

Dagli atti del Congresso Nazionale SIMM di Agrigento
Gruppo Immigrazione Salute Friuli Venezia Giulia

Prima dello jus soli   –  GrIS Fvg

Nel 2008 si profilavano concrete iniziative di modifica del testo della legge Bossi Fini, che assemblate sotto il nome di ‘pacchetto sicurezza’ sarebbero diventate legge nell’estate successiva (l.94/2009 – Disposizioni in materia di sicurezza pubblica). Nell’ambito della discussione parlamentare furono presentati emendamenti che prevedevano l’ abrogazione del comma 5 dell’art. 35 del D.L.286/1998 (Testo Unico sull’immigrazione). Era chiaro l’intento di trasformare le strutture sanitarie in centri di identificazione degli immigrati irregolari, che sarebbero stati quindi denunciati per il reato di ingresso e/o soggiorno illegale introdotto dalla stessa legge. Si scatenò una grande mobilitazione: l’Ordine dei Medici della Provincia di Udine, accogliendo l’appello della SIMM, pubblicamente precisò: “Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione” .

La campagna NOI NON SEGNALIAMO costrinse i parlamentari a cancellare quell’emendamento: nonostante l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare, è infatti rimasto in vigore il dispositivo previsto dal comma 5 dell’art. 35 del TU: “L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione  all’autorità, …”

Meno forte – e con caratteri di estrema occasionalità – si levò la voce contro la norma che imponeva (con formule di difficile lettura che rendono le leggi testi da decriptare) la presentazione di “documenti inerenti il soggiorno” anche per la richiesta di “atti di stato civile” (legge 94/2009 art. 1, comma 22 lettera g).

Infatti il “pacchetto sicurezza” introduceva, non solo il reato di ingresso e/o soggiorno illegale ma anche l’ obbligo di dimostrare la regolarità del soggiorno ai fini del perfezionamento degli atti di stato civile (matrimonio, registrazione della nascita, riconoscimento del figlio naturale, registrazione della morte), oltre ad altre norme atte a complicare vari adempimenti burocratici ed amministrativi cui devono sottostare gli immigrati anche ai fini dell’accesso ai servizi (con esclusione di sanità, nei termini già precisati dalle norme precedenti, e scuola dell’obbligo).

Il GrIS del Friuli Venezia Giulia nel 2011, si pronunciò contro quella norma, dichiarando esplicitamente che l’esistenza giuridicamente riconosciuta di minori nati in Italia non poteva essere affidata alla labilità di una circolare, ma doveva essere garantita dalla legge: infatti a pochi giorni dall’approvazione del “pacchetto sicurezza” era stata emanata dal Ministero dell’Interno la circolare n. 19 che sostanzialmente consente ciò che la legge nega.

Come scritto nel quinto rapporto del gruppo CRC 2011-2012 al Cap. 3.1 , “l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale previsto dalla Legge 94/2009, con il conseguente obbligo di denuncia da parte dei pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza della situazione di irregolarità di un migrante , comporta il rischio che i genitori presenti in Italia privi di permesso di soggiorno possano non accedere ai pubblici servizi, compresi quelli anagrafici per la registrazione del figlio appena nato. La Circolare del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno ha cercato di porre rimedio a questa situazione, chiarendo che non è necessario esibire documenti inerenti al soggiorno per attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile). … Si deve comunque sottolineare come la Circolare Ministeriale non sia una fonte primaria del diritto e di conseguenza sia suscettibile di essere modificata o revocata dal potere esecutivo senza bisogno di alcun passaggio parlamentare. Il timore, quindi, di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato…”

Il CRC ha rilanciato la raccomandazione del Comitato ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza perché il Governo italiano si impegni a superare le restrizioni legali e pratiche rispetto al diritto dei minori di origine straniera di essere registrati alla nascita e ha sua volta raccomandato al Parlamento di attuare una riforma legislativa che garantisca il diritto alla registrazione per tutti i minori, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori.

Alla Camera dei Deputati è stata ripresentata una proposta di legge (n.740) che, con un solo articolo, cui non necessita copertura finanziaria, ripristinerebbe il diritto ad esistere di ogni bambino: “Modifica dell’art 6 del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno” presentata il 13 aprile 2013 a prima firma Rosato”.*** Il 26 febbraio di quest’anno una mozione del consiglio regionale del Friuli V.G. ne ha raccomandato l’approvazione. L’eventuale passaggio dallo jus sanguinis, come criterio primario per l’acquisizione della cittadinanza italiana, allo jus soli renderebbe comunque necessaria la correzione della norma del 2009. La cittadinanza (oggi quella dei genitori, domani – nei casi previsti – quella legata al territorio) per essere riconosciuta deve essere da qualche parte trascritta e, se il certificato di nascita non c’è, resta un principio volatile che non può garantire per sé i diritti imprescindibili del nuovo nato.

***AGGIORNAMENTO ottobre 2014: in Senato è stata recentemente presentata una proposta di legge per superare la norma introdotta nel 2009; porta il n. 1562, primo firmatario il senatore Sergio Lo Giudice.

E’ più articolata di quella (n.740) a suo tempo presentata alla camera. Per chi la volesse conoscere (ottima la relazione) segnaliamo tre link,

www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00797393.pdf
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/797393/index.html
https://diariealtro.it/?p=3401

I precedenti : ; Non voglio dimenticare la bella campagna ‘Non siamo spie’, che precedette l’approvazione in Parlamento del pacchetto sicurezza e che si arricchiva anche di un logo che riporto logo_divietodisegnalazione_400x160_01

Avevo sperato di vederne uno analogo proposto da sindaci e amministratori comunali. Ma non c’è stato

Ricordo anche il lavoro di Chiara Paccagnella (che fa capo sempre al GrIS e che ho pubblicato il 28 settembre 2013)

Infine collego i link per raggiungere i miei pezzi del 3 ottobre e del 6 novembre che si connettono a quanto scritto sopra

13 Novembre 2014Permalink

24 ottobre 2014 – Una proposta di legge antirazzista. La facciamo approvare?

Più di un anno fa, insulti a una Ministra della Repubblica

La notizia, anche per la particolare volgare incisività degli insulti del Calderoli, ebbe subito una certa notorietà e un senatore reagì.
Ricopio la notizia come da comunicato Ansa del 2013.

(ANSA) – ROMA, 15 LUG – “Stamattina ho inviato all’Unar- Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, una formale segnalazione dell’inquietante episodio di offese a sfondo razziale verso la ministra Cecile Kyenge che ha avuto come protagonista il vice presidente del Senato Roberto Calderoli”. Lo dichiara Sergio Lo Giudice, senatore del Partito Democratico. “Per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e in ottemperanza alla Direttiva 2000/43/CE contro le discriminazioni razziale, l’Unar svolge da anni una meritoria attività di rilevazione e monitoraggio degli episodi di razzismo che accadono nel nostro paese. Ho ritenuto mio dovere segnalare questo episodio che, per la fonte istituzionale da cui proviene, assume una gravità eccezionale e rischia di essere elemento di sostegno e promozione di comportamenti fondati su un’idea di superiorità razziale e di discriminazioni sulla base delle origini etniche”, conclude. (ANSA). PH 15-LUG-13 13:36 NNNN

Nel clima di soporosa indifferenza ai problemi posti da una diffusa cultura razzista, l’idea che un  senatore ne identificasse finalmente un caso fra i tanti mi sembrò interessante, anche se non conoscevo e non conosco quella persona. Perciò gli scrissi esprimendo apprezzamento per la sua iniziativa e allo stesso tempo mi dichiarai “sconvolta dall’idea che ci siano bambini cui è negato per legge il certificato di nascita”, esprimendo la speranza che volesse occuparsene “con l’intelligente incisività con cui ha affrontato il caso che ho sopra ricordato”. Gli ricordai la proposta di legge 740, ben nota a questo blog, che rimedierebbe alla situazione se non si giacesse alla (dis)attenzione della commissione Affari Costituzionali della Camera dal mese di giugno dello scorso anno.

.Qualcuno risponde. Capita.

Ieri sera mi raggiunge un messaggio del sen. Lo Giudice che, ricopiando per fortuna in calce la mia vecchia comunicazione di cui avevo perso memoria, mi scrive: “Vorrei segnalarle che ho presentato in Senato  il disegno di legge 1562 “Modifiche al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno e divieti di segnalazione.” Può scaricare il testo da questo indirizzo: www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00797393.pdf
Grazie per la sua sollecitazione.”

Verifico: il link funziona. Per sicurezza ne indico un secondo così – di qua o di là- chiunque voglia la potrà leggere..

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/797393/index.html

La bella novità: un senatore risponde a una cittadina e le segnala un adempimento realizzato! Non capita spesso.
Ora però è necessario mettere in atto tutti i mezzi possibili perché la proposta sia discussa e approvata.
L’unico mezzo che finora ha funzionato (almeno per me) è scrivere ai singoli parlamentari firmatari della proposta. Molte volte l’ho praticato e suggerito per la camera dei deputati, ora lo ripropongo per il senato.
I firmatari della pdl 1562 sono (nell’ordine di firma): Sergio Lo Giudice; Monica Cirinnà; Gianpiero Dalla Zuanna; Rosa Maria Di Giorgi; Francesco Giacobbe; Luigi Manconi; Marino Germano Mastrangeli; Francesco  Palermo; Magda Angela Zanoni; Lucrezia Ricchiuti

Ricopio inoltre il testo dell’ottima relazione, che chiarisce il senso della norma evitando le tecnicità del linguaggio legislativo,  e ne evidenzio in grassetto i passaggi essenziali

La relazione della proposta 1562

Il testo della norma è stato modificato dalla legge 15 luglio 2009, n. 94, in materia di sicurezza pubblica. In particolare è stato modificato il comma 2 dell’articolo 6 recante «Facoltà ed obblighi inerenti al soggiorno».

Il testo attualmente vigente afferma che «Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.»

Nell’ambito dei provvedimenti esclusi dall’obbligo di presentazione di documenti attestanti il soggiorno, la formulazione introdotta nel 2009 ha eliminato l’esplicito riferimento agli atti di stato civile e all’accesso ai servizi pubblici sostituendolo con quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie e alle prestazioni scolastiche obbligatorie.

La norma così modificata garantisce a tutti i cittadini provenienti da Paesi terzi presenti sul territorio nazionale l’accesso alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali. L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno, infatti, non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, fatto salvo il caso in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.

Sono così garantiti la tutela sociale della gravidanza e della maternità, la tutela della salute del minore, le vaccinazioni, gli interventi di profilassi internazionale e la diagnosi e la cura delle malattie infettive.

Tuttavia non può dirsi altrettanto per quanto riguarda gli atti di stato civile — certificati di nascita, stato di famiglia ed altro — espunti dal testo e sottoposti così ad un dubbio interpretativo relativo alla necessità o meno dell’attestazione del soggiorno.

La necessità di chiarimenti sulle questioni inerenti allo stato civile come modificate dalla legge n. 94 del 2009 è testimoniata dalla circolare del Ministero dell’interno n. 19 del 7 agosto 2009, protocollo n. 0008899, che al punto 3 specificava come «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».

Tuttavia il contrasto fra le indicazioni della circolare ministeriale e la lettera della norma mantiene una incertezza interpretativa che non agevola la gestione univoca di situazioni analoghe nei diversi uffici dei diversi enti locali. Questo ha prodotto nel tempo diversi casi di mancata registrazione all’anagrafe della nascita dei propri figli da parte di genitori provenienti da Paesi non comunitari per paura di denunce e di espulsioni.

Dal canto loro gli uffici di alcuni enti locali, nella situazione di dubbio sulla corretta applicazione della norma, rifiutano di accettare la registrazione della nascita da parte di genitori sprovvisti di regolare titolo di soggiorno sul territorio nazionale.

Il mancato riconoscimento dello status di figlio, indipendentemente dalla situazione di irregolarità dei genitori, lede un diritto fondamentale del bambino il quale, in assenza di una certificazione anagrafica, risulterebbe giuridicamente inesistente. La Costituzione garantisce tutti i diritti a tutti i soggetti, senza distinzione alcuna, e in particolare afferma il principio dell’inviolabilità del diritto del nato, in sintonia con quanto stabilito dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, secondo la quale: «Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi».

Un ulteriore problema si è posto con la sostituzione del riferimento generico all’accesso ai servizi pubblici con la più specifica formulazione riferita alle prestazioni scolastiche obbligatorie, che rende incerto il tema dell’obbligo di presentazione dei documenti di soggiorno per l’accesso alle scuole dell’infanzia e agli asili nido.

Per garantire una uniforme applicazione della norma in oggetto su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento alle incertezze interpretative illustrate, si propone — con l’articolo 1 del presente disegno di legge — la modifica dell’articolo 6 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, volto a chiarire sul piano legislativo che sono esclusi dall’obbligo di presentazione di documenti attestanti il soggiorno, oltre che i provvedimenti inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35, quelli attinenti all’accesso ai servizi pubblici e alle prestazioni scolastiche nelle scuole di ogni ordine e grado, compresi le scuole dell’infanzia e gli asili nido, nonché i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile.

Vengono poi introdotti, sulla scia della previsione attualmente contenuta nell’articolo 35, comma 5 del testo unico sull’immigrazione in materia di accesso alle prestazioni sanitarie, due analoghi divieti di segnalazione all’autorità volti a rendere effettivo per i migranti privi di un regolare permesso di soggiorno l’accesso ai provvedimenti inerenti gli atti di stato civile, nonché quelli attinenti all’accesso ai pubblici servizi ed alle prestazioni scolastiche nelle scuole di ogni ordine e grado, compresi le scuole dell’infanzia e gli asili nido.

Il presente disegno di legge non comporta variazioni al bilancio dello Stato, in quanto da esso non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

24 Ottobre 2014Permalink

29 agosto 2014 – Ragionando su un documento confuso

Hypotheses non fingo

Ieri ho pubblicato un documento dell’Asgi (con tutti i link che oggi mi risparmio) e l’ho definito ‘confuso’ perché in calce al testo datato 26 agosto riporta suoi importanti documenti del 2009 senza contestualizzare il periodo di latenza durante il quale mai, a mia conoscenza, ne ha fatto menzione.
Scrivo per esperienza personale ma non così privata dato che sono andata a un convegno importante a Sasso Marconi, ho partecipato ad aggiornamenti promossi dall’ASGI, sempre sui problema dei minori e, quando segnalavo il problema della registrazione degli atti di nascita all’anagrafe ai solerti rappresentanti dell’illustre associazione mai ne è stato fatto riferimento.
Perché?
A 299 anni dalla saggia prudenza scientifica di Newton tengo le mie ipotesi per me e mi limito a considerare ciò che conosco del periodo di ASGI-latenza salvo una piccola contestualizzazione: nel 2009 regnava il presidente Berlusconi (e il trono del cav era sostenuto dalla Lega Nord).
Oggi invece…basta così, se non per ricordare come la cultura dell’inciviltà, abilmente diffusa, sia diventata dilagante senso comune.
Nonostante questo l’ASGI ha riesumato i suoi documenti.
Vedremo se ne farà uso oltre quanto ha scritto sulle squadrette di calcio negate ai figli dei sans papier (si veda mio blog dell’8 maggio) e sugli ostacoli rilevati nelle linee di indirizzo del Miur a proposito dell’iscrizione dei figli dei sans papier alla scuola dell’obbligo (si veda il mio blog del 16 maggio).

Correva l’anno 2009
e la legge, nota come pacchetto sicurezza (aggiungo io: sicurezza del pregiudizio là custodito e promosso attraverso norme assicurate se non da un rissoso consenso diffuso, almeno da un pacioso silenzio), non aveva ancora meritato l’approvazione con voto di fiducia. Sarebbe accaduto nel mese di luglio.
Fu allora che mi avvicinai al GrIS regionale, strumento operativo locale di quella ‘rete di reti’ che è la Società di Medicina delle Migrazioni, quando sostenne una campagna che riuscì a coinvolgere anche l’Ordine dei medici (ricordo il coraggioso pubblico comunicato dell’allora presidente dell’Ordine del FVG).
La campagna, condotta con competenza e determinazione, riuscì a far  rimuovere dalla proposta di legge l’articolo che avrebbe imposto ai medici la violazione del segreto sanitario se avessero curato o comunque soccorso un sans papier.
Quella fu una campagna vincente.
Al corrente degli ostacoli che sarebbero stati frapposti alla registrazione degli atti di stato civile scrissi al sindaco di Udine, nell’illusione che i sindaci si sentissero onorati dall’assicurare l’esistenza giuridica a chi nasce sul loro territorio. Non mi rispose e un assessore, da me contattato, negò il problema.
La lettera g del comma 22 dell’art. 1 del pacchetto sicurezza passò.
Nel 2011 la Corte Costituzionale (sentenza 245 – si veda tra l’altro il mio scritto del 26 giugno 2014) ristabilì la legalità per ciò che concerne i matrimoni (per due anni negati ai sans papier) ma nulla fece per i nuovi nati, la cui estromissione dal consorzio civile era ormai ratificata nell’indifferenza della complicità diffusa.
La proposta di legge 740 – che fa seguito a quella precedentemente presentata dall’on Orlando (si vedano i miei blog del 15 marzo 2011 e del 17 giugno 2013) – potrebbe porre rimedio a questa ferita di civiltà (che anche l’ONU ci chiede di rimuovere  si veda tra l’altro il mio blog dell’11 agosto) ma, se non ci sarà una spinta da parte della società cd civile, penso non ne sarà fatto nulla.

Voltare la testa. Una storia di interventi beffati
Mi limito ai titoli e poco più. Le date (se non c’è altra indicazione) si riferiscono alla pubblicazione nel blog
15 marzo 2011 e 21 dicembre 2012. Due articoli pubblicati dal mensile Il Gallo, di Genova.
Neppure quella storica pubblicazione riuscì a scuotere  la tetra totale indifferenza del mondo cattolico.
20 luglio 2010 Restando alle chiese cristiane devo registrare lo stesso atteggiamento nel mondo protestante, sebbene sia comparso anche di recente un nuovo articolo sul mensile Confronti.
Il mensile locale Ho un sogno (pure citato il 20 luglio 2010, reperibile presso la libreria CLUF di via Gemona 22 – Udine)  ha seguito costantemente la questione e ne ho sempre pubblicato gli articoli nel blog.
21 dicembre 2013 Neonati “clandestini” invisibili per lo Stato, articolo di Tommaso Canetta e Pietro Pruneddu sul quotidiano Linkiesta
9 giugno 2014 – Bambini “clandestini” e diritti negati  articolo di Paolo Citran nella rivista Insegnare del Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti.
11 giugno 2914Il XIII Congresso della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni scrive tra l’altro nelle raccomandazioni conclusive: «Il minore non è soltanto “oggetto di tutela e assistenza”, ma anche e soprattutto “soggetto di diritto”, e quindi titolare di diritti in prima persona […]  E prosegue con le raccomandazioni:  approvare una legge che garantisca il diritto alla registrazione anagrafica per tutti i figli indipendentemente dalla situazione giuridico–amministrativa dei genitori, senza la necessità di esibire documenti inerenti al soggiorno, in modo da evitare che ci siano “nati invisibili” con conseguenze aberranti di ordine sociale e sanitario»
22 giugno 2014 Una nota del MoVI (Notizie dal MoVI n 23-2014)e un articolo di Elia Beacco con le interviste a Frigerio e a me che si possono raggiungere dai link che trascrivo

http://www.moviduepuntozero.it/bambini-proibiti/

http://www.moviduepuntozero.it/bambini-invisibili/

6 maggio 2014 – Una misera petizione
Lo scorso mese di novembre ho scritto su change.org una petizioni e per l’on. Boldrini chiedendole di impegnarsi per la promozione della pdl 740.
Le avevo già scritto appena presentata la proposta e in entrambi i casi mi ha dato riscontro, facilitando anche – nell’ambito delle sue competenze- l’attribuzione della proposta alla commissione Affari Costituzionali, un luogo evidentemente di lunga giacenza (la proposta sta in quel contenitore dal 21 giugno 2013).
La petizione  – in dieci mesi – ha ottenuto 531 firme e, per assicurare un illuminante confronto quantitativo, segnalo che una petizione per impedire la caccia all’orso nei boschi del trentino ha ottenuto in pochi giorni più di 65.000 firme.
Per l’opinione pubblica italiana i bambini non sono una specie protetta e ai loro diritti si può applicare a rovescio l’art. 3 della Costituzione dove gli ostacoli da rimuovere diventino nei loro confronti (non nei confronti degli orsi, per carità!) segnali per la discriminazione.

Infine le donne

Ho più volte citato i rapporti della Convention on the Rights of the Child dove, in particolare nei rapporti 5 e 6 (2012 e 2013) si ricorda che «Il timore di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori».
Dovrebbe essere considerato quindi non solo il danno al neonato, cui viene negata un’esistenza giuridicamente riconosciuta, alla vita familiare (di cui tanto si starnazza) ma anche alla salute della donna che partorisce di nascosto.
Da parte delle associazioni femminili – che ormai hanno evidentemente acquisito un concetto esclusivo di solidarietà nazionale e poco più– il silenzio è totale.
Non esistevano le ‘pari opportunità’?

29 Agosto 2014Permalink

2 agosto 2014 – Nel ricordo della strage di Bologna (1980) la mia attenzione va anche alla violenza del capro espiatorio.

Un incrocio di ruoli nella continuità del linguaggio

Il ministro Alfano, secondo quanto ho letto, “va giù duro al termine del comitato nazionale per l’ordine pubblico e la sicurezza convocato nella prefettura di Caserta.
«Non accetteremo che un immigrato prenda il posto di lavoro di un italiano»”
Lo fa in una riunione nella prefettura di Caserta alla presenza dei sindaci del casertano.
L’on Kyenge – parlamentare europea – non condivide:  «Irresponsabili parole del Ministro Alfano che alimenta lo scontro tra poveri per il lavoro in un casertano già in fiamme»
Conclusione? Certamente no.
E’ molto interessante che il ministro del Nuovo  Centro Destra (nuovo ?!) operi – probabilmente senza accorgersene  – uno stravolgimento cronologico.
Nel 2009 l’on Alfano era Ministro della Giustizia nel quarto governo Berlusconi, Ministro dell’Interno era l’attuale governatore della Lombardia, Maroni.
Oggi Ministro dell’Interno è lui, Angelino Alfano.
Ma – in omaggio all’ideologia che gli occupa evidentemente  cervello e cuore – usa le parole dell’inimicizia.
Torno a scriverle: «Non accetteremo che un immigrato prenda il posto di lavoro di un italiano».
L’on Kyenge ha controbattuto ma, secondo me, non ha colto la centralità del messaggio alfaniano. L’italiano  è indicato esplicitamente come vittima della presenza non comunitaria, un incitamento all’inimicizia tra persone di diversa nazionalità.
E’ la scelta del capro espiatorio che consente di voltare la testa di fronte a molti altri problemi.
Così ho scritto nella pagina facebook della on. Kyenge
«Con queste parole (non a caso pronunciate in prefettura durante una riunione con i sindaci del casertano) il ministro Alfano si  conferma malsano portatore della cultura diffusa dalla Lega e ormai consolidata nella consapevolezza di molti.
Non a caso il parlamento italiano non discute la proposta di legge n. 740 che, se approvata, cancellerebbe lo sfregio di civiltà introdotto nel 2009. Con questa norma (legge 94/2009, art. 1 comma 22 lettera g) i cittadini non comunitari privi di permesso di soggiorno nel momento in cui denunciano la nascita del figlio corrono il rischio dell’espulsione.
Ciò fa sì che vi siano bambini nascosti e privi di esistenza giuridica e madri che non partoriscono in ospedale ma si assoggettano al nascondimento con tutti i rischi che comporta alla salute propria e del bambino (ce lo testimonia il Gruppo Convention on the Rights of the Child –CRC – che ha il compito di monitorare la Convenzione di new York sui diritti del minore.
Le ricordo che inizialmente la norma che ho citato riguardava anche i matrimoni: nel 2011 una sentenza della Corte Costituzionale sottrasse questi atti alla presentazione del permesso di soggiorno per tutelare questo diritto umano fondamentale. Ma non fu chiamata ad occuparsi dei nuovi nati su cui perciò continua a pesare quella minaccia.
On Kyenge questo minaccia la riguarda anche come parlamentare europea: può accettare che in Europa vi sia uno stato – il suo- – che viola principi fondamentali internazionalmente affermati?
Sarebbe interessante sapere se fra i bambini abusati – che saranno identificati dalla polizia italiana e tedesca per proteggerli – ci sono anche bambini con le caratteristiche previste dalla lettera g, del comma 22, dell’art. 1 della legge 94/2009, cioè i figli degli immigrati privi di permesso di soggiorno per cui la possibilità di registrare la nascita del figlio è pesantemente ostacolata.
E’ possibile chiedere al ministro competente un’indagine in proposito?.
Oltre che all’identificazione dei pedofili e dei loro complici vogliamo parlare anche delle responsabilità remote?
Non dimentichiamo che la mancanza del certificato di nascita rende una persona giuridicamente inesistente e quindi più esposta ad ogni rischio.
I bambini senza certificato quindi diventano soggetti di cui è più facile l’abuso»

Pedopornografia conclamata

Non a caso sono passata dalla questione lavoro negato alla questione esistenza negata ai minori figli di sans papier.
Leggo su La Repubblica on line di ieri (testo completo leggibile da qui):
«Maxi operazione della polizia italiana e tedesca. L’inchiesta è partita dalla Procura di Catania

Agenti della polizia postale al lavoro CATANIA Scaricavano e diffondevano su internet video di pornografia minorile, con abusi sessuali e anche torture su bambini di pochi anni. Due persone sono state arrestate e 34 indagate nell’ambito di una maxi operazione internazionale della polizia di Stato italiana e tedesca contro la pornografia minorile on line. La Procura distrettuale di Catania ha disposto numerose perquisizioni domiciliari in diverse città d’Italia, eseguite dalla Polizia Postale».

La biografia del Ministro Alfano non può essere ignorata

Non sarebbe rispettoso ignorare la biografia di una persona pubblica così importante quale un ministro dell’interno già della giustizia.
Nella significativa storia delle sua vita politica c’è anche la piccola Shalabayeva.
Forse non se ne è accorto ma per me è un macigno, simbolico (perché non è certo l’unica piccola vittima) ma insuperabile.
Ne avevo scritto nel mio blog il 14, 16 e 20 luglio 2013.
Legge sempre da La Repubblica del 30 luglio scorso:
« Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Muktar Abliazov, non doveva essere espulsa dall’Italia e il provvedimento di rimpatrio è viziato da “manifesta illegittimità originaria”. Lo afferma la Cassazione che ha accolto il ricorso della Shalabayeva contro il decreto del giudice di Pace di Roma del 31 maggio 2013. Tra le anomalie c’è inoltre il fatto che l’irruzione notturna nell’abitazione di Casal Palocco dove risiedeva la Shalabayeva, effettuata dalle forze dell’ordine, era stata fatta per cercare suo marito e non per finalità di prevenzione e repressione dell’immigrazione irregolare».

Chi volesse andare all’intero articolo (e può farlo anche da qui) troverà un richiamo all’archivio del caso.
Da parte mia voglio ricordare il lavoro efficace di Emma Bonino (Ministro degli esteri dall’aprile 2013 al febbraio 2014 – governo Letta).
Contribuendo in modo risolutivo alla soluzione di quel problema ha consentito, a chi voglia pensare, di identificare nodi della politica minori/capri espiatori.
Qualsiasi generale in guerra sa che bisogna attaccare il fronte dove è debole. E i minori sono deboli. Attaccando i ‘figli dei clandestini’ è assicurata la vittoria più importante, il consenso dell’opinione pubblica.

2 Agosto 2014Permalink

1 luglio 2014 – Lettera all’on. Curzio Maltese

Nel sito del parlamento europeo tutti i deputati hanno una casella di posta elettronica.
Ho trovato quella dell’on. Curzio Maltese e gli ho scritto il messaggio che segue.
All’on. Kyenge avevo già scritto il 25 maggio, approfittando della sua casella di parlamentare italiana. Quella lettera è leggibile anche da qui

Egregio onorevole Curzio Maltese,

Mi rivolgo a lei come parlamentare neo eletto al Parlamento europeo e come giornalista attento alla realtà su cui possiamo intervenire, se qualcuno ce la rende nota.
Capisco che gli oggetti che in questo momento possono attrarre il prevalente interesse dell’opinione pubblica siano riferibili alla flessibilità dei vincoli finanziari e, per ciò che riguarda le migrazioni, all’accoglienza dei migranti in fuga per cui l’Italia è, geograficamente, paese di approdo.
Ma per chi si rivolge a un parlamentare europeo, avendo consapevolezza delle ragioni per cui è nata l’idea di Unione Europea (già nella tragedia in cui fu steso il documento di Ventotene), l’Europa è anche altro e anche su altro dovrebbe costruirsi un virtuoso necessario rapporto fra l’Unione europea e gli stati che la compongono, di cui gli europei sono cittadini.
Questo messaggio sarà molto lungo perciò non mi soffermo su tanti aspetti che pur mi coinvolgono e la cui conoscenza cerco di approfondire.
Mi limito a un solo problema, ricordando che, ancora nel giugno1999, il Consiglio europeo ritenne che fosse opportuno riunire in una Carta i diritti fondamentali riconosciuti a livello dell’Unione europea (UE) e che quindi assicurano nella legislazione dell’UE stessa diritti personali, civili, politici, economici e sociali dei cittadini e dei residenti dell’UE.

Per giungere al problema specifico che le porrò, ricordo, citando dal testo della Carta:

–> l’articolo 21  Non discriminazione

1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale.
2. Nell’ambito d’applicazione dei trattati e fatte salve disposizioni specifiche in essi contenute, è vietata qualsiasi discriminazione in base alla nazionalità.

–> l’articolo 24  Diritti del minore
1 I minori hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. [omissis]
2. In tutti gli atti relativi ai minori, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore del minore deve essere considerato preminente.
3. Il minore ha diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori, salvo qualora ciò sia contrario al suo interesse.

In vari documenti inoltre si può leggere un esplicito riferimento alla Convenzione di New York sui diritti dei minori, approvata dalle Nazioni Unite nel 1989, ratificata da tutti gli stati dell’Unione Europea. In Italia è legge n. 176 dal 1991 e afferma:

–> Articolo 7
1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi.
2. Gli Stati parti vigilano affinché’ questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

Dal 2009 (quarto governo Berlusconi, ministro dell’interno Maroni) questa norma in Italia è esplicitamente violata, negando quindi anche l’indirizzo delle politiche fondanti l’Unione Europea cui sopra ho fatto breve riferimento.
Infatti con un criptico emendamento (lettera g, comma 22, art. 1 legge 94/2009) è stata imposta per legge la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione della nascita – in Italia – di un figlio.
Ciò ha creato ostacoli a che un nuovo nato possa avere – in Italia – il certificato di nascita se figlio di migranti non regolari.
Così il vicedirettore esecutivo dell’Unicef definisce quel certificato: «La registrazione delle nascite è di vitale importanza. E’ la chiave per garantire che i bambini non vengano dimenticati e che non vengano negati i loro diritti».
Sia detto per inciso che l’Unicef si impegna in campagne promozionali (rivolte a paesi del terzo mondo e comunque non appartenenti all’Unione Europea) perché sia assicurata la registrazione anagrafica di coloro che in quei paesi nascono.
In Italia invece esiste una proposta di legge per rimediare allo sfregio di civiltà introdotto cinque anni fa, proposta n. 740 che è da una anno alla attenzione della commissione Affari Costituzionali senza che nessuno si impegni ad assicurane l’approvazione (che, tra l’altro, non comporta oneri di spesa).

Lo scorso anno la Convention on the Rights of the Child (gruppo CRC) nel suo sesto rapporto ci aveva ricordato che
«Sebbene non vi siano dati certi sull’entità del fenomeno le stime più recenti sulla presenza di immigrati in situazione irregolare fanno supporre che vi possa essere un numero significativo di gestanti in situazione irregolare che potrebbero, per paura di essere identificate, non accedere alle cure ospedaliere ed alla registrazione anagrafica del figlio».

Quest’anno – nel suo settimo rapporto – il Gruppo CRC ci richiama le raccomandazioni del Comitato ONU nella forma che integralmente trascrivo:
«28. Il Comitato ONU è preoccupato per le restrizioni legali e pratiche al diritto dei minorenni di origine straniera di essere registrati alla nascita. In particolare, il Comitato esprime preoccupazione per come la L. 94/2009 sulla pubblica sicurezza renda obbligatorio per i non cittadini mostrare il permesso di soggiorno per gli atti inerenti il registro civile.
29. Il Comitato, richiamando l’accettazione da parte dello Stato Italiano della Raccomandazione n. 40 durante l’Universal Periodic Review, al fine di attuare la L. 91/1992 sulla cittadinanza italiana, in modo da preservare i diritti di tutti i minorenni che vivono in Italia, raccomanda all’Italia:
a) di assicurare che l’impegno sia onorato tramite la legge e facilitarlo nella pratica in relazione alla registrazione alla nascita di tutti i bambini nati e cresciuti in Italia;
b) di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini a essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori;
c) di facilitare l’accesso alla cittadinanza per i bambini che potrebbero altrimenti essere apolidi».

Le chiedo quindi un impegno forte di Parlamentare europeo per attivare ogni strumento che assicuri anche in Italia un rimedio a questo sfregio che da cinque anni ci disonora come esseri umani, come cittadini italiani e come europei che aspirano a veder realizzata un’Unione fondata sulla giustizia che non può prescindere dal rispetto dei diritti umani fondamentali,

Insieme ai miei cordiali saluti le porgo vivissimi auguri di buon lavoro

Augusta De Piero

1 Luglio 2014Permalink

26 giugno 2014 – Vorrei tirare le somme [Settima puntata]

Vorrei concludere questa serie ma la recentissima scoperta dell’impegno internazionale dell’Unicef per la garanzia del certificato anagrafico ai neonati del paesi del terzo mondo mi ha sconvolto per la sua grossolana contraddizione con ciò che avviene in Italia dove la legge che vuole i figli dei sans papier privi di certificato di nascita trova il suo punto di forza nei silenzi della società civile, comprese le locali sezioni dell’Unicef.
Il 22 corrente ho pubblicato ampia documentazione scrivendo un post la mattina e uno la sera e rinvio ai collegamenti .
Per darmi una spiegazione di questa situazione non so immaginare altro che un retropensiero del tipo: «I certificati di nascita? Ora lo spieghiamo al Terzo Mondo!
Noi … noi siamo i padroni e abbiamo ripreso l’antica tradizione euro-americana per cui la nascita degli schiavi non si registrava».
E così, per non restare invischiata nel neo colonialismo di cui non avevo immaginato l’esistenza e per capire …

… torno alle origini

Nel 2010 (l’anno precedente era stata approvata la legge 94/2009) anche l’allora deputato Leoluca Olando voleva capire (poi divenne sindaco di Palermo e non manifestò ulteriori curiosità) e il 2 agosto presentò al Ministro dell’Interno Maroni l’interrogazione che trascrivo limitatamente all’aspetto concernente le nascite di figli dei sans papier.

L’on Orlando chiede

«in data 7 agosto 2009 è stata emanata, dal dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno, una circolare (prot. 0008899) con oggetto: «Legge 15 luglio 2009, n. 94, recante »Disposizioni in materia di sicurezza pubblica«. Indicazioni in materia di anagrafe e stato civile», ed è stata inviata a tutti i prefetti della Repubblica italiana;

con questa circolare il Ministero dell’interno andava a sanare una situazione di interpretazione dubbia della suddetta legge, su alcuni temi, tra cui quello importantissimo delle dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione;

al punto 3 della predetta circolare si chiariva che «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita-stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto. L’atto di stato civile ha natura diversa e non assimilabile a quella dei provvedimenti menzionati nel citato articolo 6»;

a parere dell’interrogante, molti punti della circolare stessa sono fondamentali per la struttura e per la funzionale applicazione della legge n. 94 del 2009, ma il metodo applicato dell’uso della circolare stessa appare di indicazione troppo lieve e sicuramente meno impegnativa dell’uso di una legge nell’applicazione della stessa –

se il Ministro non ritenga opportuno assumere iniziative che attribuiscano valore normativo alla circolare del 7 agosto 2009 prot. 0008899 fornendo così strumenti sicuramente più incisivi a chi la stessa debba applicare».

e il Ministro risponde

Il 31 gennaio dell’anno successivo ricevette una risposta scritta

 « All’Interrogazione 4-08314 presentata da LEOLUCA ORLANDO
Risposta.

Il ministero dell’interno, con la circolare n. 19 del 7 agosto 2009, ha inteso fornire indicazioni mirate a tutti gli operatori dello stato civile e di anagrafe, che quotidianamente si trovano a dover intervenire riguardo ai casi concreti, alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 94 del 2009 (entrata in vigore in data 8 agosto 2009), volta a consentire la verifica della regolarità del soggiorno dello straniero che intende sposarsi e ad arginare il noto fenomeno dei matrimoni fittizi o di comodo.

È stato chiarito che l’eventuale situazione di irregolarità riguarda il genitore e non può andare ad incidere sul minore, il quale ha diritto al riconoscimento del suo status di figlio, legittimo o naturale, indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori stessi. La mancata iscrizione nei registri dello stato civile, pertanto, andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico.

Il principio della inviolabilità del diritto del nato è coerente con i diritti garantiti dalla Costituzione italiana a tutti i soggetti, senza alcuna distinzione di sorta (articoli 2, 3, 30 eccetera), nonché con la tutela del minore sancita dalla convenzione di New York del 20 novembre 1989 (Legge di ratifica n. 176 del 27 maggio 1991), in particolare agli articoli 1 e 7 della stessa, e da diverse norme comunitarie.
Considerato che a un anno dall’entrata in vigore della legge n. 94 del 2009 non risultano essere pervenute segnalazioni e/o richieste di ulteriori chiarimenti, si ritiene che le deposizioni contenute nella predetta circolare siano state chiare ed esaustive, per cui non si è ravvisata sinora la necessità di prospettare interventi normativi in materia.
Il Sottosegretario di Stato per l’interno: Michelino Davico».

Identità di pensiero

L’identità di pensiero fra l’allora sottosegretario Davico (appartenenza Lega Nord) e l’Unicef inteso come agenzia della Nazioni Unite (United Nations Children’s Fund)  è perfetta.
Il vicedirettore esecutivo dell’Unicef stessa ha dichiarato: «La registrazione delle nascite è di vitale importanza. E’ la chiave per garantire che i bambini non vengano dimenticati e che non vengano negati i loro diritti. Il certificato di nascita è il passaporto di un bambino».
E allora per quale ragione non c’è impegno a far sì che in Italia sia garantito a tutti i nuovi nati il certificato di nascita su cui verrà scritta la cittadinanza qualche che sia, anche oggi a norma jus sanguinis e domani, se il nuovo principio passerà, a norma jus soli?

Le astuzie della ragione e le ragioni del pregiudizio

Poiché siamo europei possiamo permetterci un riferimento a un illustre figlio dell’Europa quale fu Georg Wilhelm Friedrich Hegel e quindi faccio uso di una sua espressione che perfettamente si collega alla grottesca situazione che vado srotolando.
Leggendo con un po’ di attenzione la ridondante dichiarazione del già sottosegretario Davico emerge il diritto del bambino, in termini tanto solenni quanto inadatti ad essere rappresentati da una circolare e non essere invece fondati su una legge.
Ma un’attenzione che non sia beota aiuta a leggere in controluce lo squallore sotteso a quelle proclamazioni.
Certamente si volevano impedire i matrimoni di comodo ma la strada scelta di impedire la celebrazione dei matrimoni tout court sembra incongrua e contorta, tanto più considerando la folle associazione ai matrimoni degli atti di nascita.
Poi … la ragione ha le sue astuzie e capitò che il  ‘lui’, di una coppia mista, a seguito della richiesta di pubblicazione dell’atto di matrimonio, ricevesse il decreto di espulsione essendo risultato privo di permesso di soggiorno. Evidentemente si trattava di adulti avveduti, cui evidentemente non  mancavano le relazioni e i mezzi intellettuali e finanziari per premetterselo, e fecero risorse al decreto arrivando fino alla Corte Costituzionale.
Con sentenza n. 245 dd. 25 luglio 2011.L Corte dichiarò «l’illegittimità costituzionale dell’articolo 116, primo comma, del codice civile, come modificato dall’art. 1, comma 15, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), limitatamente alle parole «nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano».
Ne avevo scritto in questo blog il 31 luglio 2011 (e comunque la sentenza è facilmente raggiungibile per una lettura integrale anche da qui) esprimendo la speranza che quella lettura sostenesse l’ipotesi di una modifica della legge.
Da un anno l’ipotesi è diventata progetto ma l’astuzia del pregiudizio fa sì che, probabilmente in ossequio al consenso di un’opinione pubblica che si presume asservita alla diffusa lego cultura e quindi disposta fare la guerra anche ai neonati ‘diversi’, neppure i deputati proponenti della pdl 740 che risolverebbe la questione si prendano cura di farla approvare.

Segnalazione puntate precedenti (tutte contengono documenti)
6 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3051    (petizioni Boldrini)
8 maggio 2014 –https://diariealtro.it/?p=3056   (calcio negato ai minori stranieri)
16 maggio 2014 – https://diariealtro.it/?p=3070 (Asgi – Miur)
11 giugno 2014  –  https://diariealtro.it/?p=3110  (congresso SIMM)
13 giugno 2104    https://diariealtro.it/?p=3128   (Asgi – MCE)
21 giugno 2014  https://diariealtro.it/?p=3139 (ASGI pubblica 7 mo rapporto CRC)

A questo elenco aggiungo, oltre i documenti citati nel testo, quelli pubblicati

24 giugno 2014  -documento di lettera 22
22 giugno 2014 documenti dell’Unicef e del MoVi
—————— https://diariealtro.it/?p=3145  https://diariealtro.it/?p=3148
9 giugno 2014      articolo Paolo Citran – CIDI  https://diariealtro.it/?p=3100
7 giugno  2014    Cittadinanza ai figli dei rifugiati   https://diariealtro.it/?p=3090 .
25 maggio 2014  Lettera Kyenge   https://diariealtro.it/?p=3081
21 dicembre 2013 – Figlio di clandestini  https://diariealtro.it/?p=2852
—————-Il primo articolo scritto da altri, Tommaso Canetta e Pietro Pruneddu
15 marzo 2011 Il gallo – Il mio primo articolo oltre il blog  https://diariealtro.it/?p=673

FINE della serie o almeno provvisoria conclusione

26 Giugno 2014Permalink