14 gennaio 2013 – Il fulmine che attraversa i pastrocchi e arriva alla sintesi.

Il fulmine è arrivato con la storia di una bambina, una piccola che la corte di Cassazione ha affidato alla sua mamma – che vive con una compagna – negando, a quanto ho capito, l’affido congiunto al padre che non aveva risparmiato scene di violenza alla figlia.
Spero di aver riassunto correttamente quanto letto e ascoltato, sobbalzando ogni volta che trovo la vicenda associata al riconoscimento del matrimonio degli omossessuali e al loro diritto ad adottare e mi chiedo invano ‘che c’entra?’.
L’ascolto del dibattito che ne è seguito è per molti versi deprimente. Attraverso messaggi di vario peso e natura il buon senso consolidato suggerisce che è preferibile il libero accesso nella vita familiare di un padre violento e la negazione di un equilibrio trovato dalla madre che il richiamo a una presenza omossessuale vicina alla piccola.
Io sono convinta che la Cassazione (che tra l’altro non è giudice monocratico né di primo grado) non abbia fatto giochini da salotto spericolato, sono interessata – molto – a un fatto per me centrale – il riferimento primario al diritto del minore – ma anche ad osservare quel che si è mosso attorno a un caso concreto e rivelatore.
Prima di riferirmi a quel che si è mosso voglio anche aggiungere che se il caso è arrivato ben documentato fino alla Cassazione ciò è certamente merito non solo delle protagoniste (mamma e bambina) ma anche degli avvocati che le hanno assistite. E così si apre un’altra pagina per cui il diritto del minore è tutelato quando c’è la cultura (operativa, non chiacchiera) e i mezzi per promuoverla. Sono felice che qualcuno se lo sia potuto permettere e penso a chi non può, tradito dalla dominanza del buon senso che riesce ad affermarsi nelle scelte politiche che non sanno aprirsi alla solidarietà, se non per sostenere quella benefico-privata  anche con il voto di scambio.
E’ un altro aspetto che nel mio ragionamento non voglio trascurare.

Natura e no

Quando sento la parola ‘natura’ adoperata alla leggera provo sempre un brivido.
Chi se ne considera interprete assoluto moralmente certificato  per ciò che concerne il matrimonio ha organizzato un piccolo blocco esclusivo che non deve essere scalfito.
La funzione procreativa e quello che, con brutale eufemismo visto da un solo lato, veniva chiamato ‘remedium concupiscentiae’ erano i sostegni di un muro invalicabile.
Altri rapporti venivano gettati fuori da quel muro e non solo nella storia del cattolicesimo cui non appartiene in forma esclusiva la condanna, per esempio, di relazioni diverse da quelle coniugali e di coloro che ne erano il frutto (‘la lettera scarlatta’ di Nathaniel Hawthorne tanto per restare alla letteratura-testimonianza).
Ho usato il passato con un certo tremore perché forse non è così realistico.

1974

Ricordo lo spauracchio che veniva agitato da parte democristiana ai tempi del referendum sul divorzio. Eppure ormai è costume cui si adattano nuovi modelli di famiglia allargata o non si adattano (ma era forse rosea la situazione precedente per chi avesse per esempio  la presenza di un padre portatore esclusivo di un principio di autorità fino all’estremo testimoniato da Gavino Ledda nel 1975?).
So che molti si chiederanno che c’entra tutto questo con la connessione affido di minore – omosessualità.
Non ho inventato io il legame ma il non compianto senatore Fanfani che, quando si dibatteva il referendum sul divorzio, dichiarò che a seguito del riconoscimento di quell’istituto ‘le vostre mogli fuggiranno con la cameriera’.
Forse, per quanto difficile sia districarsi in tanta volgarità, un indizio si può trovare nella paura di cui il senatore bollito (così lo aveva identificato Fortebraccio, l’indimenticabile corsivista de L’Unità) era evidente portatore: quella di esplorare il difficile, precario, mobile terreno degli affetti umani. Meglio un patriarcale blocco giuridico e poi … i giochi sono fatti e se chi paga è il più debole, lasciamo perdere. Basta negargli gli strumenti di difesa.

1967

Non si era accorto il senatore sullodato, ma in molti non se ne erano e non se ne sono accorti, che alcuni anni prima del famoso referendum (il card. Ruini ancora inoperante  … era andata bene) era avvenuta una rivoluzione ancora più significativa: l’adozione tout court era diventata ‘speciale’. Fino ad allora l’istituto dell’adozione era riservato alle coppie sterili, tanto anziane da assicurare con doppio requisito la propria incapacità procreativa e bisognose di un erede (per ragioni varie, non tutte nobili, che qui non mi interessano).
Nel 1967 si parlò di preminente diritto del minore ad avere una famiglia: così volle la legge sull’adozione  speciale
Fu una battaglia parlamentare di grande spessore e non breve di cui mi sono meravigliata che nei dibattiti che ho ascoltato sulla proposta di legge a iniziativa popolare sulla cittadinanza nessuno si sia ricordato, almeno che io sappia. Infine la legge passò e, insieme del diffondersi della cultura della contraccezione (1978 legge 194!), si passò allo svuotamento degli istituti dove bimbi e bimbe (spesso fonte di significativa possibilità di profitto per chi li gestiva) vivevano in rigoroso clima monosex senza che fosse discorso diffuso quello della natura bisex, delle figure paterna e materna nell’educazione ecc. ecc.
Ma se affrontassi anche il discorso dell’ipocrisia avrei bisogno di qualche altra pagina.

Omosessualità, eterosessualità, diritti e lobbies

Da quando una più intellettualmente dignitosa e onesta attenzione alle dimensioni reali della affettività umana (non filtrata, giudicata e condannata attraverso lenti di certezze che uniscono catechismi e perbenismi più o meno laici) consente di affrontare in forma trasparente il problema delle convivenze omossessuali si è posto il problema dei diritti da assicurare a questo tipo di coppie.
Quali e come è un discorso aperto che io spero venga affrontato con dignità, competenza e consapevolezza.
Quello che non vorrei è che la società –attraverso le istituzioni – venga interpellata da lobbies con pacchetti a scatola chiusa sventolati – quale che ne sia l’oggetto – come merce elettorale.
I bambini condannati all’istituto non lo potevano fare eppure una società consapevole trovò un punto di equilibrio nell’interesse superiore del minore.
Oggi nessuno dei responsabili politici che ho interpellato (né qualche responsabile nella società civile, salvo sussulti che per essere quantitativamente irrilevanti non pesano) ha voluto cercare un punto di equilibrio per i neonati figli di sans papier cui è negato per legge il diritto di esistere (per chi legga il mio blog l’argomento dovrebbe essere noto, comunque rinvio al 15 marzo 2011, quando ne ho dato dettagliata descrizione).
Vorrei che anche per questi bambini esistesse un tribunale responsabilmente attento come la Corte di Cassazione che ho ricordato all’inizio. Ma questi non hanno avvocati, sono pochi, non interpellano tribunali e non fanno lobby. Possono essere umiliati a protagonisti di una politica che speravamo lontana ma in cui ci stiamo ravvoltolando.

14 Gennaio 2013Permalink

6 gennaio 2013 – In salute ma inesistenti?

Ricevo dal dr. Pitzalis, responsabile del GrIS del Friuli Venezia Giulia il comunicato del Ministero della salute che trascrivo di seguito, collegandomi a quanto avevo scritto il 26 dicembre scorso e il 3 gennaio.

Io però continuo a domandarmi quale perversione mentale, quale vuoto etico, quale sostanziale incompetenza impedisca ai parlamentari italiani (anzi abbia impedito visto che ora sono in scadenza) di affrontare il problema della registrazione anagrafica dei figli di un papà senza permesso di soggiorno..

Comunicato n. 1
02 Gennaio 2013

Comunicato stampa

Ministro Balduzzi su accordo Stato-Regioni per sanità stranieri: “Nessuno sia escluso da assistenza”

Il Ministro della Salute, prof. Renato Balduzzi, sottolinea – dopo il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel quale il Capo dello Stato ha ricordato come un Paese solidale deve avere cura “dei soggetti più deboli, garantendoli dal timore della malattia e dell’isolamento” – l’importanza dell’Accordo sancito nei giorni scorsi dalla Conferenza Stato-Regioni per l’applicazione delle norme in materia di assistenza sanitaria a cittadini stranieri e comunitari. L’Accordo reca il titolo “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province Autonome italiane”. Il Ministro Balduzzi spiega che esso va nella direzione dell’accoglienza di “chi arriva in Italia per cercare protezione da profugo o lavoro da immigrato e offrendo l’apporto di nuove risorse umane per il nostro sviluppo”, così come affermato dal Presidente Napolitano. Si è reso necessario realizzare iniziative più efficaci per garantire una maggiore uniformità, nelle Regioni e nelle Province autonome, dei percorsi di accesso e di erogazione delle prestazioni sanitarie, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sui Livelli essenziali di assistenza (LEA). Il Ministro Balduzzi spiega che si è dovuto “raccogliere in un unico strumento operativo le disposizioni normative nazionali e regionali relative all’assistenza sanitaria agli immigrati, anche al fine di semplificare la corretta circolazione delle informazioni tra gli operatori sanitari, poiché sul territorio nazionale è stata riscontrata una difformità di risposta in tema di accesso alle cure da parte della popolazione immigrata, che può essere in contrasto con l’art. 32 della Costituzione”. Tale accordo è la conclusione di un percorso avviato da oltre 4 anni sia con ricerche specifiche, come quella coordinata dalla Regione Marche e quella dell’Area sanitaria della Caritas di Roma, sia all’interno del Tavolo interregionale “Immigrati e servizi sanitari” presso la Commissione salute della Conferenza delle Regioni e P.A. (documento approvato nel settembre 2011). Non si tratta di una nuova legge ma del livello interpretativo delle norme esistenti. Infatti taluni ambiti sono già applicati da alcune Regioni e nella Pubblica Amministrazione. Va ricordato che a seguito della Legge costituzionale n. 3, 18 ottobre 2001, “Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione”, le Regioni sono gli enti di programmazione cui spetta la competenza legislativa in termini di tutela della salute, ma, compito dello Stato è quello di garantire l’equità nell’attuazione di questo diritto sancito dalla Costituzione, svolgendo un ruolo di garante della realizzazione di risposte efficaci ai bisogni di salute di tutti i gruppi di popolazione, particolarmente di quelli vulnerabili, attraverso un costante confronto con le Regioni. L’accordo prevede tra l’altro l’iscrizione obbligatoria al SSN dei minori stranieri anche in assenza del permesso di soggiorno. Il Ministero della Salute nel recente riparto dei fondi destinati ai cosiddetti obiettivi di piano ha previsto una cifra vincolata di 30 milioni di euro per la tutela della salute degli stranieri extracomunitari privi di permesso di soggiorno. Il Ministro Balduzzi a questo proposito dichiara: “Si tratta di iniziative che concretizzano l’art. 32 della Costituzione, perché nessuno sia escluso dai percorsi assistenziali in un’ottica di equità e di giustizia”.

Ufficio Stampa Ministero della Salute
Tel.: 06/59945293-5397 mail: ufficiostampa@sanita.it
Lungotevere Ripa, 1 – 00153 Roma

 

6 Gennaio 2013Permalink

3 gennaio 2013 – Neonati, pediatri e aspiranti parlamentari.

Pediatra o non pediatra?

Mi viene segnalato che in un’ASL della regione Friuli Venezia Giulia è stata rifiutata l’iscrizione al Servizio Sanitario a una bambina di otto anni perché il padre non ha il permesso di soggiorno non so per quali ragioni.
Non ne so molto di più e comunque mi sento di dover proteggere chi mi ha riferito la notizia della cui veridicità sono certa e, attraverso chi mi ha informato, l’identità dei protagonisti.
Le sono state negate anche le cure? Se ciò è avvenuto spero che nessuno leggendo abbia un sobbalzo di inaccettabile meraviglia: “ma come! Non si curano i bambini!”.
No, capita che non si curino e molti si adeguano senza sapere che ciò è illegale.
Nella nostra regione esiste dal 2007 una delibera (n. 340) che prevede l’ “Assistenza primaria pediatrica a favore di minori di anni 14, figli di cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno”. (Ringrazio il dr. Pitzalis, responsabile del GrIS del FVG per avermene segnalato l’esistenza). Quindi quella delibera ha garantito ai bambini senza permesso di soggiorno il diritto alla assistenza pediatrica dei pediatri di base come per i loro coetanei iscritti al Servizio Sanitario, ma non l’iscrizione al Servizio stesso.
Ovviamente, com’è giusto, il servizio pediatrico era regolarmente retribuito.
E tutto ciò nel rispetto della legge 27.5.1991, n. 176 che è la ratifica della Convenzione ONU sui diritti dei minori.

E, se tanto non bastasse, il 20 dicembre 2012 la Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, ha approvato un Accordo sul documento  “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province Autonome italiane”. In tale documento, constatato che sul territorio nazionale è stata riscontrata una difformità di risposta in tema di accesso alle cure da parte della popolazione immigrata, vengono definiti alcuni punti che richiedono uniformità e, fra questi si trova l’iscrizione obbligatoria al SSN dei minori stranieri anche in assenza del permesso di soggiorno’.
Il problema della piccola quindi dovrebbe essere risolto ma se l’Asl di competenza abbia informato il padre di questa opportunità non lo so. Se mai verrò a saperlo ne scriverò.

Per chi volesse verificare il testo dell’Accordo segnalo che la prima organizzazione a darne notizia è stata la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, come riportato in questo blog il 26 dicembre scorso (è leggibile anche da qui ) e dal 2 gennaio si trova anche nel sito dell’Associazione Studi Giuridici Immigrazione (leggibile anche da qui).

Certificato di nascita e cure

La bambina di cui ho scritto all’inizio aveva evidentemente un papà (che altrimenti la richiesta dell’iscrizione al servizio sanitario non avrebbe potuto essere presentata da chi a questo ha provveduto). Per avere un papà doveva avere un atto di nascita su cui si potesse leggere l’identità dei genitori, doveva –in definitiva – essere stata registrata all’anagrafe del comune di nascita.
Chi pratica questo blog sa che ci sono bambini per cui la legge italiana ha stabilito che di tale certificato e di tutto ciò che ne consegue devono essere privi (vedi alla voce anagrafe e, in particolare, quanto ho scritto il 15 marzo 2011).
Che poi la norma possa essere fortunatamente aggirata con l’uso di circolari è un fatto (finché un governo prossimo venturo non decida di abrogarle senza che debba darne notizia al parlamento, appunto perché di circolari si tratta) ed è un fatto anche che operatori consapevoli e competenti informano gli interessati in modo da  rendere possibile la registrazione anagrafica.
Ma è una misura sempre e uniformemente applicata su tutto il territorio nazionale?
Credo di no, ma c’è di peggio

I candidati alle primarie, vincenti o perdenti

Poiché mi piace sapere qual è il livello di competenza di chi mi rappresenta, mi rappresenterà o vorrebbe rappresentarmi ho cercato di contattare, via facebook, candidati alle ‘primarie’ del Pd e di Sel (o almeno chi della loro propaganda si è fatto carico) con risultati squallidi. La maggior parte non ha nulla da dire, qualcuno/a si scoccia perché sembra non si debba andare oltre il consenso, l’applauso, gli auguri (mi sembra si chiamasse culto della personalità), uno/a di loro mi ha spiegato che questa è questione da affrontarsi di in termini di solidarietà con una nuova legge sull’immigrazione. E no signor/signora mio/a. Io, con queste premesse, non ti voterò mai. Non è una questione di migranti: stiamo giocando con diritti civili fondamentali che vanno salvati oggi (anzi dovevano esserlo ieri) e lo possiamo fare senza modifiche complessive pur, per altre ragioni, necessarie. Ci basta la Costituzione letta nel rispetto delle norme internazionali che abbiamo ratificato: siamo nel campo dei diritti inviolabili dell’uomo caratterizzati dall’universalità (si veda il mio pezzo del 31 luglio 2011).

La società (in)civile 

Se chi vorrebbe rappresentarci può permettersi di proclamare sciocchezze lo fa certamente in virtù di una basilare incompetenza ma anche perché la società (in)civile glielo permette.
E’ passato da poco il Natale e chiese e grandi magazzini si sono uniti nelle più dolciastre delle promozioni di beni materiali ed emotivi.

Vogliamo vedere se corrispondono almeno ai testi dei Vangeli canonici?
Giuseppe, che era un uomo giusto (Vangelo di Matteo cap. 1, 19) si fece carico di un bimbo non suo e cui fu messo il  nome di Gesù (Vangelo di Luca cap. 2, 21).
Il che significa che fin dall’antichità si conoscevano i modi di una responsabilità verso i neonati oltre la generazione e la dignità di un nome che identifica una persona.
Oggi anche la legge ce ne dà strumenti che vorrebbero essere certi.
Il legislatore italiano non è d’accordo? Sarebbe bene che chi vuole entrare in Parlamento ci facesse un pensierino.

3 Gennaio 2013Permalink

31 dicembre 2012 – E’ morta Rita Levi Montalcini

Vedo che l’interesse per il premio Nobel Rita Levi Montalcini è grande e mi fa piacere,
E’ stata una donna straordinaria per talento, impegno, visione della vita.
Io vorrei che fossero esplicitamente ricordate anche le ragioni per cui, cacciata dalle leggi razziali, dovette andarsene dall’Italia e gli insulti che le furono tirati addosso come pietre quando, senatrice a vita, sostenne il governo Prodi.
Spero che chi commise quell’infamia – e che probabilmente ancora siede in Parlamento – abbia il buon gusto di allontanarsi quando verrà commemorata e che tacciano coloro che accolsero beffe e insulti con indifferenza quando non con compiacimento.
Rita Levi Montalcini non merita di dover subire  i consensi di opportunistici voltagabbana.
A Storace che le aveva beffardamente offerto stampelle per sostenere qualche incertezza del passo di una centenaria rispose (e valga per tutti): “Esprimo il mio profondo sdegno a quanti non possiedono le mie stesse facoltà mentali perché le loro manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria“.

C’è però un’espressione nel messaggio di cordoglio del Presidente della Repubblica che non posso condividere. Ha scritto Napolitano: “ La fermezza e dignità con cui di fronte alle persecuzioni razziali del fascismo scelse la difficile strada dell’esilio ha rappresentato un esempio straordinario nel movimento per la libertà e la rinascita della democrazia in Italia”.
L’esilio non si sceglie, Presidente, l’esilio si subisce e Rita Levi Montalcini fu costretta a sospendere l’attività accademica a causa delle leggi razziali del 1938 che negavano anche l’insegnamento ai cittadini di razza non ariana. Quindi andò in Belgio (momentaneo rifugio che l’avanzata dell’esercito tedesco rese presto insicuro) e poi dovette trovare precarie sistemazioni segrete fino alla fine della guerra.
Credo che la consegna del Nobel per la pace alla ragazzina pachistana  Malala  Yousufzai, gravemente ferita dai talebani per aver difeso il diritto allo studio delle bambine, potrebbe saldarsi al Nobel per la medicina conferito a Levi Montalcini nel 1986  (per la vicenda di Malala si veda il mio “Una ragazza coraggiosa e intelligente e un parlamento dormiente” dell’11 novembre, leggibile anche da qui).
Aggiungo il link che consente di avere maggiori notizie sul trattamento che fu riservato alla Levi Montalcini ormai senatrice.
http://www.lettera43.it/politica/quelli-che-odiavano-la-montalcini_4367578147.htm

Filippo, il transfrontaliero  

Filippo ha sei anni e già un considerevole passato di lavoratore transfrontaliero se lo studio è, com’è, un lavoro e se lo è anche il gioco che – come tale – i bambini hanno il diritto a rivendicare.
Quando Filippo era piccino i suoi genitori (vivono in un piccolo centro vicino al confine sloveno) dovendo garantirsi la possibilità di lavorare pensarono di inserirlo al nido ma si trovarono scoraggiati da esasperanti liste d’attesa. Spinti dalla necessità – e sapendo che il più vicino centro sloveno era a pochi minuti d’auto- lo inserirono al nido in Slovenia e l’esperienza si rivelò felice oltre le esigenze da cui muoveva.
Finché la Slovenia non entrò a far parte dell’area Schengen il nostro Filippo attraversava giornalmente il confine con il suo bravo permesso di transfrontaliero;  ora i suoi fratellini gemelli lo attraversano liberamente. Vivono l’Europa prima di sapere che stanno dentro un grande processo storico che per loro è ‘solo’ esperienza quotidiana di vita.
Dopo il nido Filippo (e oggi Alessandro ed Enrico) passarono alla scuola dell’infanzia e anche in questa seconda fase l’esperienza slovena si dimostrò felice sia dal punto di vista educativo che didattico.
I bambini mi mostrano con orgoglio il raccoglitore di schede che le educatrici e le maestre predispongono per ognuno: fotografie, rametti ed erbe raccolti durante le passeggiate, trascrizioni di filastrocche naturalmente in sloveno, lingua che i bambini capiscono e parlano insieme all’italiano.
E proprio qui Filippo, terminata la scuola dell’infanzia, ha posto un problema: si è reso conto infatti che i suoi genitori non capiscono lo sloveno e, desiderando condividere in  famiglia le sue esperienze scolastiche,
ha chiesto di frequentare la scuola italiana. Lo sloveno resta per lui la lingua della comunicazione fra amici e della pratica comune degli sport che ancora coltiva oltre quello che un tempo era un confine.
La lingua come comunicazione e ostacolo in aree confinarie è un vecchio problema: i nostri tre transfrontalieri ce lo pongono in concreto. Meritano di essere presi in considerazione: hanno molto da dirci.

(dal n. 214 del mensile Ho un sogno – articolo precedente 29 ottobre 2112. Tracce d’Europa. Leggibile anche da qui).

31 Dicembre 2012Permalink

5 dicembre 2012 – Minori e omissioni della politica

Nota aggiunta nel pomeriggio: apro Repubblica cartacea e trovo l’articolo che avevo letto e commentato dall’edizione virtuale.

Trovo in repubblica on line un articolo che segnala la lunga persecuzione contro uno studente minorenne gay in una scuola udinese. Oggi la stessa persona ormai maggiorenne si concede a un’intervista, negando il suo nome per ragioni in cui non sta a me entrare tanto più che la scelta, sempre secondo l’articolo di repubblica.it, sarebbe stata assunta con il conforto di un circolo Arci gay (ed evidentemente quindi escludendo una denuncia per il bullismo entro le mura scolastiche che dichiara avergli rovinato anni di vita).

Qualche inutile considerazione.

Con la legge regionale 7/2010 la Regione Friuli Venezia Giulia ha istituito la figura di Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza e affidato questa funzione a un assessore regionale.
Perché non l’abbia affidata a una figura competente, determinata e indipendente non si sa o almeno io non lo so.
Mentre considero con favore la pur lenta scomparsa dell’ottocentesca parola ‘fanciullo’ (che si ritrova anche nella legge di ratifica della Convenzione di New York che esplicitamente nel testo fa riferimento ai diritti dei minori) più correttamente riportata alla dizione ‘infanzia e adolescenza’, trascrivo dal sito della regione
“Per assicurare l’applicazione dei diritti riconosciuti ai minori, la Regione ha istituito su tutto il territorio appositi uffici con funzioni di garante dell’infanzia e dell’adolescenza.
La funzione di garante dell’infanzia e dell’adolescenza intende assicurare nel territorio regionale l’attuazione dei diritti riconosciuti ai bambini ed adolescenti e viene esercitata per il tramite della Struttura stabile per l’esercizio della funzione di garante dell’infanzia ed adolescenza, un ufficio appositamente istituito presso la Direzione centrale istruzione, università, ricerca, famiglia, associazionismo e cooperazione dell’amministrazione regionale”.
Per saperne di più si può andare al sito della regione  stessa alla voce: http://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/famiglia-casa/diritti-infanzia-adolescenza/

e qualche inutile domanda ai rappresentanti regionali

Diritto dei minori è anche quello di sentirsi sicuri e protetti nelle realtà in cui vivono.
Non sarebbe compito del pubblico tutore dei minori (alias assessore di competenza) chiarire la situazione del ragazzo perseguitato nella scuola udinese e dell’indifferenza e peggio dei docenti (così almeno è stata descritta nell’intervista di Repubblica)? Se invece quelle denunce anonime fossero false dovremmo constatarne ugualmente una indicazione destabilizzante nei confronti di soggetti che sappiamo essere fragili.
E se la maggioranza (in cui non dimentichiamo sono presenti rappresentanti della Lega Nord, non estranea a un linguaggio in cui per denigrare fa riferimento a termini se non omofobi sessisti e razzisti) non è interessata al problema, mi chiedo se l’opposizione sia intervenuta sollecitando il Pubblico Tutore ad esercitare il suo compito oltre i programmi che si è dato, nel rispetto degli obiettivi dichiarati in legge.
Per chiarezza cito dal sito regionale poco fa menzionato.
“La funzione di garanzia, ai sensi della legge istitutiva, assicura:
a) vigilanza sull’applicazione nel territorio regionale della Convenzione sui diritti del fanciullo e delle altre convenzioni internazionali di tutela dei soggetti in età evolutiva e sull’applicazione e attuazione delle disposizioni normative in vigore”.

e qualche altra inutile domanda ai rappresentanti comunali

Ho ricordato nel mio blog l’intervento del Sindaco di Udine a garanzia di una modifica di legge che assicuri la registrazione anagrafica ai minori figli di migranti senza permesso di soggiorno.  Il mio pezzo del 30 novembre è leggibile anche da qui https://diariealtro.it/?p=1931
In questo caso rilevo ancora una volta l’importanza della segnalazione del dovere di tutela del minore anche a norma di legge.
Il Sindaco di Udine ha finalmente segnalato di non ritenersi convinto dell’opportunità di collegare il suo dovere di assicurare l’evidenza della popolazione che vive sul territorio di competenza e la necessità conseguente di fondare la registrazione anagrafica (diritto di ogni minore) sulla certezza della legge e non sulla volatilità di una circolare e ha sollecitato a provvedere nell’ambito delle rispettive competenze il Presidente del Consiglio, della Camera e del Senato. Non so se da parte di costoro ci sia stata risposta ma mi chiedo che fanno le forze politiche presenti in consiglio comunale, i singoli consiglieri comunali a sostegno dell’iniziativa del Sindaco. Fino a questo momento, a quanto mi risulta, nulla.

5 Dicembre 2012Permalink

30 novembre 2012 – I figli dei sans papier e il sindaco di Udine

Un paio di giorni fa mi è stato girato un comunicato stampa del Comune di Udine che si può raggiungere nel relativo sito anche da qui. (http://www.udin-e.it/cittadinanza-italiana-necessaria-riforma-per-riconoscerelo-ius-soli/)
Lo pubblico privandolo delle citazioni dei nomi dei singoli assessori che hanno portato a questo risultato che potrete trovare nel testo di cui ho trascritto l’indirizzo..
Chi legge questo blog e volesse confontarsi con la documentazione già raccolta può andare nei tag alla voce anagrafe.
A seguito del testo del comunicato alcune mie considerazioni.

COMUNICATO STAMPA

 Riconoscere la cittadinanza italiana per ius soli (diritto del suolo, per il fatto di essere nato sul territorio dello stato) ai figli nati in Italia da genitori stranieri regolarmente residenti e ai ragazzi arrivati in Italia adolescenti, figli di cittadini italiani regolarmente residenti, che abbiano compiuto un ciclo scolastico: la giunta del Comune di Udine ha espresso la convinzione della forte necessità di riformare in tempo rapidi la legge di cittadinanza n.91 del 5 febbraio 1992 (che prevede la cittadinanza per ius sanguinis, ovvero il diritto di sangue), votando all’unanimità una delibera in cui viene dato mandato al sindaco di procedere con gli atti necessari al sostegno di questa azione. E l’azione di Honsell non si è fatta attendere: in questi giorni, il sindaco del capoluogo friulano ha inviato una lettera con allegata la delibera al presidente del Consiglio, Mario Monti, al presidente del Senato, Renato Schifani e al presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini.

Non solo. Nella stessa delibera si è sostenuta la necessità di modificare la norma che vuole la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione degli atti di nascita. Questa norma, nel violare la Convenzione Onu sui diritti dei minori, ratificata dall’Italia (legge n. 176 del 27 maggio 1991 ), promuove l’apolidia, condizione che danneggerà tutta la vita del bambino che sia stato costretto a questo status. La Giunta quindi auspica che il Parlamento possa mettere in atto una rapida procedura per garantire con una legge il diritto inalienabile alla registrazione anagrafica per tutti i neonati nel rispetto della Costituzione italiana, tornando alle norme precedenti la legge 94/2009. Quello della Giunta comunale di Udine è il primo intervento istituzionale in Italia in questa materia. “Un Paese civile dovrebbe tutelare l’infanzia in modo da garantire i pieni diritti di chi viene al mondo – sottolinea il sindaco Honsell -. Trovo vergognoso e indice di barbarie strumentalizzare l’infanzia per punire la possibile non regolarità della posizione dei genitori
Udine, 28 novembre 2012                                                                Ufficio stampa

Che dire?
Avevo pubblicato il testo della delibera cui il comunicato fa riferimento il 23 ottobre (la si può leggere anche da qui). Poi non ne avevo saputo nulla fino all’invio del comunicato che consente a chi lo voglia leggere (è stato pubblicato anche su un quotidiano locale) di formarsene un’opinione.
Ora spero (esagero?) in una reazione consapevole del consiglio comunale che svegli forze politiche indifferenti al tema (esagero!) e in un interesse da parte delle associazioni che si dicono attente ai diritti dei soggetti deboli (ma che evidentemente non considerano tali i neonati o almeno tali non li hanno considerati finora).

Alcuni ringraziamenti

Mi rendo conto che di questo problema mi occupo da quattro anni e da quasi due ne scrivo costantemente in questo blog.
E’ stata un’esperienza frustrante e difficile da accettare ma credo di dover segnalare le persone che mi hanno consentito di non mollare.
Ricordo l’assessore che, negando il rischio dell’apolidia conseguente il pacchetto sicurezza, mi ha scritto essere io persona che quando sbaglia non si corregge, quello che si è dichiarato annoiato dagli scritti con cui cercavo di documentarlo e soprattutto il segretario regionale della CGIL che, a seguito di un mio intervento in merito alla fine di un convegno che presiedeva, ha pensato di fingere che non fosse stato pronunciato.
Purtroppo a questi atteggiamenti storicamente maschili (ma ci si stanno adeguando anche molte donne) di far conto sul potere del dominio e non della ragione reagisco convincendomi di averli spaventati e di assistere a una loro fuga dal confronto, valorizzata dall’incapacità – sempre loro – a dialogare. E perciò continuo.
Sbaglio? Qualcuno me lo spieghi.
Ma se in tutti questi anni nessuno ha tentato di spiegarmi perché sbaglio nel preoccuparmi del problema della registrazione anagrafica (che molti di loro signori pensono essere automatica conseguenza della cittadinanza) non credo si preoccuperanno di spiegarmi l’eventuale errore nella interpretazione del loro comportamento.
Chissà che l’intervento del sindaco di Udine non sia finalmente efficace.

30 Novembre 2012Permalink

20 novembre 2011 . Occhi e voci di donne

Mentre a Gaza infuria l’orrore voglio segnalare due testi (una lettera e un articolo) pubblicati su facebook da Lucia Cuocci, giornalista che  lavora presso Protestantesimo Raidue.
Per la conoscenza che Lucia ha della situazione israelo palestinese e le sue relazioni con persone nei Territori Palestinesi e nello stato di Israele considero più che affidabile quanto ci segnala e mi piace trasferire i due testi delle donne israeliane che si discostano da molto di ciò che ci viene normalmente offerto dai mezzi di informazione.
 

La lettera di Ruth Garribba 

Grazie a tutti gli amici che ci chiedono come stiamo, che si preoccupano per noi, che ci pensano… Arianna Giorgi, Letizia Tabarrini, Ingeborg Miotti e tanti altri cari amici. Noi stiamo bene, qui nel nord non c’è la guerra, ma vivere in un paese che conosce solo il confronto militare come soluzione dei problemi e’ deprimente, nauseante, terribile. Da molti, troppi anni il processo di pace non viene portato avanti, anzi il governo cerca in tutti i modi di distruggere quel poco che è sopravvissuto di Oslo. Dal 1999 ad oggi ci sono state 5 tornate elettorali – tutte accompagnate pochi mesi prima da un’ impresa militare. Anche questa volta siamo alla vigilia delle elezioni. La destra ci guadagna sempre a fomentare il nazionalismo estremista e l’ odio per il nemico che poi alla fine il nemico è anche chiunque si dichiari contro la guerra, come me.
Come se non bastassero le rivalità politiche della campagna elettorale, ogni “giro” di guerra permette alla violenza (mal repressa) di popoli che vengono alimentati a forza di odio di tirare fuori il peggio di sé, senza nessuna remore – quello che si vede e si sente su facebook, in televisione, sui giornali, è la voce del popolo assetata di sangue. Ovviamente non sono l’ unica a pensarla in un altro modo, e se c’è qualcosa di confortante il questo giro di guerra rispetto ai precedenti, sta nel fatto che anche se flebilmente si sente chi dice che la guerra non risolve nessun problema, che bisogna a tutti costi dialogare, la vera calma si raggiungerà con la pace e non con un confronto armato i cui patti dureranno fino a quando le due parti in conflitto non si saranno armati a sufficienza per dare via al prossimo giro di violenza. Ieri c’è stata una manifestazione di palestinesi e israeliani contro la guerra a Bet Jalla, vicino a Gerusalemme. Anche e Haifa arabi ed ebrei hanno manifestato insieme contro la violenza delle due parti e in solidarietà alle vittime delle due parti. Anche io, per fortuna, posso vivere la solidarietà di arabi ed ebrei contro la guerra e a favore di una soluzione pacifica del conflitto, nel centro in cui lavoro – Il centro di educazione umanistica.
Ghershon Baskin e’ una persona molto seria, non uno di quei pacifisti che non sanno cosa dicono e tanto meno cosa facciano. Ha fondato anni fa un organizzazione di ricerca e di sviluppo di israeliani e palestinesi, che per molti anni ha diretto insieme ad un palestinese. IPCRI si chiama l’ organizzazione, cercateli nel web, si occupano di sviluppo economico, di ricerca, di educazione alla pace. Ghershon Baskin, non li sapevamo, ma ha tenuto i contatti con i dirigenti di Hamas che hanno portato alla liberazione del soldato Ghilad Shalit. Dopo la liberazione di Shalit, ha continuato a mantenere gli stessi contatti, nella speranza di poter promuovere un dialogo che porti ad un accordo tra Hamas e Israele. Baskin era in contatto con Giabari, il capo militare di Hamas che è stato ucciso dall’ esercito israeliano la scorsa settimana, e il giorno in cui e’ stato ucciso aveva ricevuto da Baskin una proposta accordo tra Hamas e Israele. Ovviamente Baskin non lavorava da free- lance, il governo e gli ali ranghi dell’ esercito erano a conoscenza del suo lavoro.
Eppure la logica militare, dalla parte israeliana come da quella palestinese, ha avuto il sopravvento ancora una volta.
C’è sempre più gente che capisce che questa logica soffoca ogni possibilita’ di trattare problemi sociali acuti della societa’ israeliana, che questa logica non da’ vera tranquillità a chi vive vicino a Gaza, che questa logica comporta essenzialmente una deumanizzazione della società in generale, e di chi viene mandato a combattere in particolare. La funzione elettorale di queste guerre e’ ormai chiaro a molti. Ovviamente per ballare questo tango c’e’ bisogno di due ballerini, Hamas e il governo di Netaniahu sono una coppia affiatatissima, spietati nei confronti dei nemici – moltissimi civili – e spietati non meno nei confronti del “loro” popolo.

Un articolo di Manuela Dviri   19 NOVEMBRE 2012

 Se anche i bambini usano le parole di guerra
A Gaza come a Tel Aviv i piccoli stanno imparando parole che non dovrebbero mai conoscere: «allarme», «missile», «rifugio», «stanza sicura»

Un amico con il quale lavoro da anni nell’ambito di un progetto sanitario per la cura di bambini palestinesi, mi telefona da Gaza per sapere se sto bene, se il missile che è esploso a Tel Aviv ha creato danni, se ho preso paura quando ha suonato l’allarme.

Rispondo che per fortuna non ci sono stati danni, che il missile è caduto in mare, intercettato in aria dal sistema di difesa «cupola di ferro», che non ho paura, che sono a casa, che da una settimana sto lavorando a un nuovo libro, un giallo, e che comunque non ho rifugio in cui andare perchè nella mia palazzina Bauhaus, qui a Tel Aviv, il rifugio non c’è.

Lui mi racconta di un’altra palazzina, quella in cui abitava la famiglia Aldalu, a Gaza City. Dice che ne resta solo un enorme cratere. Che delle 13 persone che vi abitavano non è rimasto più niente, tutti uccisi dal missile israeliano che ha centrato in pieno la loro casa. Mi parla delle decine di persone del quartiere che hanno cercato a lungo di scavare tra le macerie nella speranza che fosse rimasto vivo qualcuno e invece hanno trovato solo i corpi senza vita di quattro donne, un uomo anziano e sei bambini. Due intere famiglie.

Non so che dirgli. Non c’è nulla da dire. Tranne che mi dispiace. Che non è giusto. Che non provo quasi più rabbia, solo nausea. Che la violenza mi fa male. Male al cuore, male all’anima, male, male, male. Che mi fa male come israeliana, come ebrea, come donna, come madre di tre figli e nonna di sette nipoti e sopratutto come essere umano.

Che vorrei che le due parti la smettessero di colpirsi come pugili in un ring, entrambi pesti e sanguinanti a tirarsi pugni sperando inutilmente di mettere l’altro k.o. per potere finalmente annunciare la vittoria che mai ci sarà, come Robert De Niro e Sugar Ray Robinson in «Toro Scatenato».

Gli ho raccontato dei miei nipoti, che stanno imparando, per la prima volta nella loro vita, il significato delle parole «allarme», «missile», «rifugio», «stanza sicura». Poi è caduta la linea. Sono tornata al mio giallo. Improvvisamente hanno iniziato a suonare le sirene, sono andata alla finestra per vedere cosa stava succedendo (sarebbe proibitissimo) e ho capito che l’allarme non proveniva da fuori, che era la tivù che mandava in onda un allarme ad Asdod o ad Ashkelon. Dev’essere caduto un razzo nel cortile di una scuola, che per fortuna era chiusa.

Subito dopo hanno ricominciato a parlare i soliti esperti che ormai da una settimana sembrano vivere all’interno degli studi televisivi, tutti maschi, tutti ex (o futuri) capi di Stato Maggiore, generali, colonnelli, capitani. O politici. Ho spento la televisione. E mi son seduta ad attendere il mio missile quotidiano (ieri erano due). Speriamo di no.

(19/11/2012 13:00) 

PROMEMORIA

REGIO DECRETO LEGGE n. 1728 17 Novembre 1938
Provvedimenti per la difesa della razza italiana

REGIO DECRETO LEGGE n. 1779 15 Settembre 1938
Integrazione e coordinamento in testo unico elle norme già emanate per la difesa della razza nella scuola italiana

20 Novembre 2012Permalink

17 novembre 2012 – La logica ci salverebbe ma se ne sono perse le tracce

Non era questa la strada che volevo seguire nel far sintesi ancora una volta della questione della registrazione anagrafica dei figli di persone senza permesso di soggiorno e dei loro diritti alle cure pediatriche ma, a seguito di quanto ho pubblicato il 15 novembre scorso, ho ricevuto un’informazione preziosa, la scheda che in Friuli Venezia Giulia viene illustrata ai mediatori di comunità che si occupano anche degli stranieri senza permesso di soggiorno (quelli identificati con il codice STP – stranieri temporaneamente presenti).
Ecco la scheda che illustra la possibilità di cure pediatriche (fino a 14 anni) ai figli di persone senza permesso di soggiorno facendo riferimento a una delibera della giunta regionale, emanata dalla giunta precedente quella ora in carica.

SCHEDA

Alcuni bambini rischiano di rimanere ai margini del sistema sanitario:

se viene loro negata l’iscrizione al SSN, le conseguenze possono essere:

–  accessi impropri ai Pronto Soccorso

– carenza di interventi di prevenzione  quali screening e bilanci di salute

– carenza di interventi di educazione

Assistenza primaria pediatrica a favore dei minori di anni 14 figli di cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno nella regione Friuli Venezia Giulia –

delibera Giunta Regionale n° 340 del 23.02.2007 

Considerando che il numero totale dei minori di anni 14 STP, presenti in Regione al 31.12.2006, secondo i dati forniti dall’INSIEL, ammonta a 57 unità e  ipotizzando un numero massimo di 5 visite annuali

1. I pediatri di libera scelta convenzionati dovranno effettuare le visite ambulatoriali e domiciliari anche favore dei minori di anni 14 in possesso del codice STP;

2. I pediatri di libera scelta convenzionati che effettueranno le visite occasionali a favore dei minori di cui sopra, saranno compensati con gli importi e secondo le modalità previste, rispettivamente, dai commi 3 e 4, dell’art. 56, dell’Accordo collettivo nazionale di cui in premessa.

3. I bisogni socio – sanitari, riscontrati nelle viste pediatriche occasionali, saranno segnalati, dai pediatri di libera scelta convenzionati, alle competenti strutture socio –sanitarie territoriali e ospedaliere;

 La DGR n. 340 27 febbraio  2007 è ’stata promulgata  tenendo conto delle:
Politiche internazionali, nazionali e regionali di tutela della salute dei minori
Indicazioni contenute nel documento finale della IX Consensus Conference e VII Congresso Nazionale SIMM ( aprile 2006)

Criticità rilevate nei confronti dell’assistenza sanitaria ai bambini stranieri STP che indicavano accessi impropri al PS e soprattutto carenza di interventi di prevenzione e di educazione alla salute

Garantisce l’ “Assistenza primaria pediatrica a favore dei minori di anni 14 figli di cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno” tramite l’accesso ai Pediatri di Libera Scelta

Le prestazioni dei PLS, nei confronti di minori in possesso di codice STP, sono configurate quali visite occasionali e sono retribuite dalle Aziende Sanitarie nell’ambito del finanziamento indistinto annualmente assegnato alle medesime e destinato alle attività istituzionali

—————–

Quindi

–        non solo il ministro Balduzzi è al corrente dell’esistenza degli immigrati senza permesso di soggiorno (la cui mancanza non inibisce la possibilità di procreare) e dei loro figli ma anche i consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia i quali con sciagurata negligenza non conoscono il contenuto delle delibere giuntali o fingono di non conoscerlo;

–        la regione FVG scarica la patata bollente a un’associazione che agisce al meglio ma non ha fra i suoi compiti quello di promuovere una campagna di informazione per i sindaci né di sollecitare i parlamentari ad assicurare  il ritorno alla legislazione precedente il 2009 il che, ripristinando la possibilità di registrare anche i figli dei sans papier, semplificherebbe tutte le procedure relative ai minori (oppure nelle istituzioni tutti sono complici di un turpe gioco alle scimmie non sagge: non vedo, non sento, non parlo?).

Ma su tutto questo tornerò.
Per ora mi limito a riportare una notizia per cui rinvio a un mio scritto del 31 luglio 2011  per consentirne una miglior comprensione

Don Abbondio risorge nel bergamasco.

Sebbene la Corte Costituzionale abbia cancellato la modifica intervenuta nel 2009 nel codice civile e reintrodotto l’assenza di obbligo di presentazione del permesso di soggiorno per i matrimoni, il sindaco di Terno d’Isola (BG) ha rifiutato di celebrare il matrimonio di un cittadino del Marocco privo di permesso di soggiorno.
Poi la questione è stata sanata e il matrimonio è stato celebrato da un’impiegata dell’ufficio anagrafe.
Per maggiori informazioni collego ai link de la Repubblica e de Il giorno.

17 Novembre 2012Permalink

15 novembre 2012 – Il mio parziale accordo con il Ministro della salute

Il 26 ottobre l’agenzia Adkronos  pubblicava un  comunicato che diceva:

“A tutti i bambini spetta il pediatra, con o senza permesso di soggiorno. Grazie alla proposta avanzata dal ministro della Salute Renato Balduzzi. Un’altra vittoria a favore del diritto alla salute per tutti”. Ad affermarlo in una nota è Foad Aodi, presidente dell’Associazione medici stranieri in Italia (Amsi). Ad eliminare la discriminazione per i figli di immigrati irregolari è un documento di indirizzo sull’assistenza ai cittadini stranieri che, una volta approvato in Conferenza Stato-Regioni, avrà applicazione immediata”.

Ho verificato sul sito dell’Amsi e ho trovato conferma con una precisazione importante
«Finalmente vengono rispettate la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Convenzione sui Diritti del Fanciullo e si definisce un obbligo morale e materiale l’assistenza pediatrica per tutti i bambini immigrati, senza distinzioni tra chi ha il permesso e chi no».

Il testo, che porta la stessa data della comunicazione d’agenzia, si può raggiungere anche da qui.

Se ne trova un riferimento anche nelle raccomandazioni finali del XII congresso della Società italiana di medicina delle migrazioni (SIMM Viterbo, 10-12 ottobre 2012) raggiungibile anche da qui.
Ne ho già scritto il 21 ottobre

Stabilito che non farnetico, cosa che ormai molti sospettano anche se –con educata ipocrisia non me lo dicono – vediamo di analizzare la sintetica espressione del Balduzzi pensiero.

Il ministro e i pediatri (e, forse, i neonati)

Prima significativa notizia: “A tutti i bambini spetta il pediatra, con o senza permesso di soggiorno” dice il ministro (sempre che l’agenzia adkronos lo abbia correttamente citato, ma non mi constano smentite e, tra l’altro, la tutela della salute del minore è legge in Italia dal 1991 con il provvedimento che ratifica la relativa convenzione ONU).
Quindi esistono, almeno come autorevolmente contemplata possibilità, bambini figli di immigrati senza permesso di soggiorno e perciò non registrabili (è chiaro che non considero quelli che arrivano ‘non accompagnati’ perché vengono identificata all’arrivo e la legge impone di provvedere con le tutele specificatamente previste, per quanto operativamente sgradite siano anche ai cittadini consapevolmente o inconsapevolmente legadipendenti).
Il ministro lo sa e, almeno in questa battuta, non fa menzione della famosa circolare che – Ministro Maroni regnante – pretese sanarne la situazione.
In ogni caso, anche se rispettata, la circolare, ammesso che non si frappongano ostacoli alla sua applicazione, non è fonte primaria del diritto è di conseguenza può essere modificata o revocata dal potere esecutivo senza bisogno di alcun passaggio parlamentare.
Inoltre la circolare, per il fatto stesso di esistere, indica una voragine della legge italiana che – come espressione di una cultura razzista in quanto prevede di produrre ineguaglianza alla nascita – dovrebbe offenderci tutti a prescindere dal fatto che i neonati danneggiati o minacciati siano tanti o pochi (si veda il mio pezzo del 15 marzo 2011, raggiungibile anche da qui, o si evidenzi il tag anagrafe).

Seconda significativa notizia: ‘A tutti i bambini spetta il pediatra’.
Sembra una limpida certezza, ma proviamo ad analizzarla.
Il pediatra è un diritto dei bambini fino ai sei anni, poi – su richiesta dei genitori che non vogliano affidare il bambino al medico di famiglia (che i sans papier non hanno –  tale garanzia può essere estesa fino ai 12 anni (o 14, non mi ricordo bene ma non ha grande importanza).
Quando il bambino compie sei anni il pediatra che l’assiste – che a questo punto non è un volontario ma un medico pagato, come è giusto, dal servizio sanitario anche per questa specifica funzione –  cessa dalle sue funzioni se un genitore non ne chiede il prolungamento. Ma come può farlo un genitore senza permesso di soggiorno?
Non dubito che un regolamento possa risolvere questo problema, ma vorrei conoscerlo.
Due anni fa il Gruppo Immigrazione e Salute del Friuli Venezia Giulia (GrIS) aveva detto una cosa molto chiara che ricopio dal mio blog (testo raggiungibile anche da qui).
«La Corte Costituzionale ci ha recentemente ricordato che i diritti inviolabili dell’uomo, di cui leggiamo negli artt. 2 e 3 della Costituzione, appartengono “ai singoli, non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”. Non possiamo perciò accettare che il diritto alla salute, di cui anche come operatori del settore siamo garanti, e ogni altro diritto inviolabile che appartiene ad ogni essere umano, sia affidato per alcuni bambini alla labilità di una circolare e non a una norma di legge che regoli la nostra convivenza civile.
Chiediamo perciò al Parlamento italiano di modificare con la necessaria urgenza la lettera g) del comma 22 dell’art. 1 della legge 94 del 2009 (cd. pacchetto sicurezza)
».

Allora ho atteso con molta speranza il successivo Congresso Simm: pensavo avrebbe avvolto la richiesta del GrIS, ma così non è stato.
Nel recente Congresso SIMM di Viterbo è apparsa solo la raccomandazione e il riferimento alla posizione ministeriale come ho riferito sopra.
Come cittadina italiana – consapevole che è proprio all’impegno di questa organizzazione di operatori di settore che dobbiamo il mantenimento del segreto sanitario in legge (durante il regno Maroni lo si voleva sopprimere)– spero che la proposta Balduzzi sia accolta dalla Conferenza stato regioni e stimoli il parlamento a una modifica della legge che discrimina i neonati (non più gli sposi che, fino all’intervento della Corte Costituzionale,  subivano la stessa sorte (si veda il mio pezzo del 2 dicembre 2011, raggiungibile anche da qui

Un promemoria

  1. Rinvio quanto vorrei scrivere a proposito dei sindaci (che in questo campo hanno tradito il loro ruolo) costruendo un piccolo promemoria su ciò che è garantito ancora per legge in merito al diritto alla scuola e alla salute:
    1. scuola – E’ possibile accedere alla scuola dell’obbligo senza presentare il permesso di soggiorno (si veda la lettera g del comma 22 dell’art. 1). Per dovere, ma con molta tristezza, segnalo che questa affermazione è dovuta a un emendamento voluto dal presidente della Camera dei Deputati e presentato dall’on. Mussolini. Questi signori non si sono accorti che esiste un periodo fondamentale per la crescita di un bambino che è quello della scuola dell’infanzia, preceduta, se c’è, dal nido. Ai senza permesso di soggiorno sono evidentemente negati. E poi blaterano di integrazione!
    2. salute – Alle persone prive di permesso di soggiorno sono comunque dovuti (e protetti dal segreto sanitario) i seguenti interventi; (già previsti e non cancellati dalla legge 6 marzo 1998 n. 40 art. 33):
    – le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono, in particolare, garantiti:

    1. la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane;
    2. la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
    3. le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
    4. gli interventi di profilassi internazionale, .la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai

Dice l’art. 32 della Costituzione:  La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Considerazione finale (per oggi): Se un bambino che abbia compiuto i sei anni e vada a scuola (è suo diritto) privo di assistenza pediatrica (cessata per età senza che sia potuta intervenire la normale assistenza medica)  prenda una qualsiasi della malattie tipiche dell’età infantile e della fanciullezza (gli orecchioni!), fermo restando l’assoluta priorità del suo diritto alla tutela della salute, come si tutela l’interesse della collettività (nel caso specifico classe scolastica) se nessuno è abilitato a produrre una diagnosi?

 

15 Novembre 2012Permalink

14 novembre 2012 – Ancora una notizia orribile

Ricevo da Giancarla Codrignani, dei cui scritti più volte si è giovato questo blog
SEMPRE CELEBRANDO, mie care.
Oggi, 14 novembre, l’ Interpress Service informa di una manifestazione di religiosi integralisti al Cairo per opporsi alle proposte di legge contro la violenza alle donne e per chiedere che venga abbassata a nove anni (dico “nove anni”) l’età del matrimonio per le bambine. E temono che con leggi di tutela potrebbero essere portati i tribunale mariti che picchieranno e violenteranno queste “mogli”.
Non ho parole. Anche perché il 12 dicembre dovrebbe essere presentata la nuova Costituzione e, se non ci saranno menzioni dei diritti delle donne e dei minori, sarà possibile ogni sfruttamento, prostituzione, maltrattamento, segregazione nel privato.
Credo che la nostra ostinazione nella difesa dei diritti delle donne nei paesi democratici e nelle sedi internazionali, nonostante la crisi che sta soffocando il mondo, serva anche a queste bambine.
Giancarla Codrignani
E io credo che le aiuteremo anche se sapremo non cedere nella difesa della registrazione anagrafica dei figli e figli di extracomunitari privi di permesso di soggiorno … abbandonandoci alla stanchezza che l’irresponsabile silenzio a livello istituzionale tenta di imporci.
Vedi alla voce anagrafe
14 Novembre 2012Permalink