5 giugno 2013 – Cristian è cittadino italiano

Oggi un notizia positiva che trascrivo come l’ho raccolta dal Corriere della sera.
Ne avevo scritto il 9 febbraio e avevo diffuso il testo della petizione pubblicata da change.org quanto potevo. Ora Cristian è cittadino italiano e tutta la mia ammirazione va alla sua mamma che non ha lasciato perdere. Se i parlamentari italiani facessero lo stesso i figli degli immigrati senza permesso di soggiorno potrebbero essere registrati all’anagrafe. Ma i parlamentari italiani non sono la mamma di Cristian e finora hanno lasciato perdere senza nemmeno cominciare.                    

Adesso è ufficiale: Cristian avrà la cittadinanza

Ha un lieto fine la storia di Cristian che avevamo raccontato sul Corriere (in particolare in questo blog): il ragazzo colombiano (nato e cresciuto a Roma) ha tutti i requisiti per ottenere la cittadinanza italiana, ma non riusciva ad ottenerla perché considerato incapace di intendere e di volere e quindi di giurare sulla Costituzione. Per lui c’era stata una raccolta di firme e una mobilitazione di stampa e politici, primo tra tutti il giovane deputato (Pd) Khalid Chaouki, che mi ha mandato questo commento:

“Sono felice per Cristian Ramos, nato in Italia e affetto da Sindrome di Down, che finalmente potrà pronunciare il giuramento e diventare cittadino italiano. La risposta positiva del Ministero dell’Interno in seguito alla mia interrogazione scritta ci trova soddisfatti per il buon esito di un caso intollerabile di discriminazione, fortunatamente superato, e crea così un precedente importante che elimina una grave discriminazione nei confronti dei figli di immigrati portatori di handicap. Ora attendiamo solo la firma del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che per primo ha creduto nella nostra battaglia di civiltà per la cittadinanza ai figli di immigrati nati o cresciuti in Italia.

Ha giocato un ruolo importante la società civile e la mobilitazione che attorno al caso di Ramos si è sollevata, il sito Change.org ha raccolto più di 30.000 firme e molti giornali, oltre alla popolare trasmissione Le Iene ne hanno parlato, portando alla luce un caso di evidente discriminazione. Questo dimostra che la comunicazione e i social network possono e debbano svolgere un ruolo importante sulla via del riconoscimento dei diritti di cittadinanza. Insieme a Cristian Ramos vogliamo affermare ora che una legge nuova, moderna e democratica in tema di cittadinanza è ormai improrogabile. Chi nasce e cresce in Italia deve diventare italiano!”

Si attende anche una legge che sani tutte le situazioni come quelle di Cristian: si era già spesa il ministro Annamaria Cancellieri quando era al Viminale, adesso che è alla Giustizia potrà certamente intervenire…

Cristian avrà la cittadinanza italiana. “Ho preso molto a cuore questa vicenda – dice al Corriere.it il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri -, al punto che ho chiesto ai miei uffici di preparare un disegno di legge che non potrò portare avanti”, per la legislatura in scadenza, “ma che lascerò in ‘eredità’ al prossimo Parlamento, perché credo che sia materia delicata che vada rivista”.

Riguarda Cristian, che ha la sindrome di Down, e tutti i ragazzi nelle stesse condizioni: di passaporto straniero, nati e cresciuti in Italia, avrebbero diritto a fare domanda di cittadinanza compiuti i 18 anni, ma i loro genitori vengono scoraggiati dal presentarla, per lo scoglio del giuramento. C’è un precedente, un parere dell’Avvocatura dello Stato in un caso analogo di dieci anni fa, e da allora la prassi è questa. L’ha spiegato l’esperto legale del portale Stranieri in Italia a una mamma albanese con un problema analogo: “L’incapacità legata a un qualsiasi tipo di patologia mentale che limita la capacità di intendere e di volere fa sì che lo straniero non sia idoneo ad accedere alla cittadinanza poiché non può essere considerato capace di manifestare autonomamente la propria volontà e desiderio di diventare cittadino italiano”. Non può giurare di osservare la Costituzione e le leggi. C’è, però, e prevale sulle norme nazionali, la Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia, che stabilisce esplicitamente: il diritto di cittadinanza non può essere negato.

La materia diventa allora complessa e delicata, come osserva il ministro, e potrebbe riguardare molti casi, finora rimasti in ombra. Nei dati dell’Istruzione relativi all’anno scolastico 2009-10, riportati dall’Agenzia Redattore sociale, si calcolano nelle classi italiane oltre 10.500 alunni immigrati con disabilità intellettiva. In attesa di una modifica della legge, la domanda di Cristian sarà presa in carico dalla prefettura di Roma. Per tutti gli altri, Cancellieri invita “le associazioni e i cittadini a conoscenza di condizioni di questo genere a segnalarcele”.

5 Giugno 2013Permalink

31 maggio 2013 – Le ‘nonne’ e il papa

Ho trovato il documento che trascrivo nel n. 18 di ADISTA Documenti (www.adista.it) e spero che  papa Francesco corrisponda alle aspettative di queste eroiche nonne con la celerità con cui ha tolto dalle secche dei comodi dimenticatoi il processo di beatificazione di don Puglisi.

Lettera delle nonne di piazza di maggio

Santità, noi Nonne di Piazza di maggio vogliamo esprimere la nostra soddisfazione per l’elezione di un papa argentino, che contribuirà, con la sua saggezza, al lavoro a favore dei settori più trascurati e impoveriti.

Siamo anche grate per il fatto che ha avuto l’amabilità di riceverci e auspichiamo che, nel suo nuovo ruolo di massima autorità della Chiesa cattolica, possa fornire i mezzi necessari alla ricerca dei quasi 400 nipoti che ancora oggi non hanno recuperato la loro vera identità. Come pure speriamo possa aiutarci a sapere che ne è stato dei nostri figli e delle nostre figli desaparecidos durante l’ultima dittatura militare.
Sappiamo che i nostri nipoti, per via della loro età, potrebbero essere dappertutto e quindi la sua collaborazione sarebbe di grande importanza per accrescere la visibilità della nostra diperatga ricerca agli occhi del mondo.

Noi Nonne portiamo avanti tale ricerca in modo pacifico, attraverso il dialogo e la giustizia, al fine di ricostruire ciò che il terrorismo di Stato ha voluto distruggere. In questo lungo cammino, che, per quanto vi siano gruppi iniziato a percorrere da sole, con pericolo, dolore, paura e mancanza di riconoscimento, uno dei grandi ostacoli che abbiamo incontrato è stato il silenzio.

Oggi, grazie a Dio, possiamo contare sull’accompagnamento di un ampio settore della società, per quanto vi siano gruppi che ancora mantengono il patto del silenzio instaurato dal terrorismo di Stato.

La dittatura non solo ha eliminato i nostri figli e sottratto loro i nostri nipoti, ma ha anche cancellato tutte le prove che ci avrebbero permesso di sapere che ne è stato di loro. E’ per questo che per noi qualunque elemento, per quanto piccolo possa apparire, rappresenta un bene prezioso per poter rintracciare i figli dei nostri figli. In questo senso, la sollecitiamo a chiedere ai rappresentanti della Chiesa cattolica e ai fedeli di comunicare le informazioni di cui dispongono sul destino dei nostri nipoti desaparecidos.

Noi Nonne abbiamo restituito l’identità a giovani che sono stati dati in adozione dal Movimento Familiare Cristiano; la Giustizia argentina ha chiamato a testimoniare suore che durante l’ultima dittatura lavoravano in Centri clandestini di detenzione, come Campo de Mayo. Tutti loro possono sicuramente offrire informazioni precise.

Sono passati ormai 35 anni da quando abbiamo iniziato a cercare i nostri familiari: vogliamo abbracciare i nostri nipoti e vogliamo che conoscano la loro storia. Per questo chiediamo a sua Santità di spiegare ai rappresentanti della Chiesa e a tutti i fedeli che è un dovere cristiano trasmettere informazioni sul destino dei bambini desaparecidos in Argentina. Di avvertire che costituisce un peccato occultare reati catalogati dalla comunità giuridica internazionale come crimini contro l’umanità, come i sequestri, gli assassinii e la sottrazione di neonati perpetrati dal terrorismo di Stato.

Lo scorso anno la Giustizia argentina ha comprovato l’esistenza di un piano sistematico di appropriazione di minori durante il regime militare e ha processato i responsabili di questo delitto. Ciononostante, il processo non è servito ad ottenere informazioni che ci possano aiutare a rintracciare i nostri nipoti.

E’ in questo senso che le chiediamo di provvedere ad aprire gli archivi del Vaticano come pure quelli che esistono nelle diocesi dell’Argentina, per sapere se vi si può reperire qualche dato che ci dia la felicità di trovare qualcuno dei nostri nipoti.

La salutiamo con ogni considerazione.

31 Maggio 2013Permalink

23 maggio 2013 – Un’infamia parzialmente rimossa

http://www.articolo21.org/2013/05/borghezio-sospeso-la-vittoria-di-una-petizione-contro-il-razzismo-sottoscritta-da-130mila-cittadini/

Borghezio sospeso, la vittoria di una petizione contro il razzismo sottoscritta da 130mila cittadini   di Stefano Corradino

Mario Borghezio, eurodeputato della Lega e, inverosimilmente, membro della Commissione per le libertà civili è stato sospeso o quantomeno indotto all’autosospensione dal gruppo “Europa della libertà e della democrazia” di cui l’esponente del Carroccio fa parte. Il gruppo di euroscettici, conservatori e nazionalisti della Efd non ha affatto gradito le espressioni razziste pronunciate dal collega nei confronti della ministra italiana Cecile Kyenge e ne ha chiesto l’espulsione ottenendo, per adesso, la sospensione. Borghezio pertanto non si è affatto autosospeso come egli stesso ha dichiarato “per tutelare la Lega e l’Efd in attesa di fare piena chiarezza sulle sue frasi (“lei è una bonga bonga”, nominarla “è stata una scelta del cazzo”, ndr).

Alla sospensione ha sensibilmente contribuito la petizione lanciata da Articolo21 sul sito Change.org e che ha ottenuto in pochi giorni oltre 130mila firme.
Lunedì 20 maggio il presidente del Parlamento Martin Schulz in apertura di seduta ha espresso “vergogna” per le dichiarazioni di Borghezio citando la petizione di Articolo21. Quando il giorno successivo siamo stati ricevuti dai capigruppo di socialisti e democratici, popolari, liberali, verdi, comunisti gruppi diversi che, all’unisono hanno espresso altrettanta vergogna per le affermazioni offensive dell’esponente del Carroccio ai danni del ministro dell’Integrazione Kyenge abbiamo subito pensato che non si trattasse di un incontro rituale ma di una forte presa di coscienza e di una indignazione vera della gran parte del parlamento europeo per le affermazioni del deputato del Carroccio.

La sospensione di Borghezio di oggi dal gruppo Efd è pertanto la vittoria di 130mila cittadini che hanno voluto ribadire un concetto: “fuori il razzismo dal Parlamento europeo”. Ora che dal Parlamento europeo si è levata una voce così forte nei confronti di Borghezio sarebbe ora e tempo che arrivasse un pronunciamento altrettanto netto dall’Italia magari appellandosi a quella legge Mancino che condanna gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali.

P.S. “Mario Borghezio ha fatto pubblicamente le sue scuse al ministro Kyenge e si è reso disponibile per “invitarla a cena e stringerle la mano”. Scuse tardive e ridicole che si è sentito obbligato a fare solo perché è stato sospeso dal suo gruppo e rischia l’espulsione”. “Tuttavia, ammesso e non concesso che le sue scuse siano in buona fede, a quando le scuse nei confronti dei “clandestini bastardi” e dei meridionali “palla al piede” come lui stesso a più riprese li ha definiti?”.

23 maggio 2013

 E io?

Sono contenta di aver contribuito alla diffusione della petizione che chiedeva la rimozione dell’on. Borghezio dal Parlamento europeo.
E’ uscito solo dal gruppo. E’ già un passo, ma secondo me dovrebbe dimettersi o meglio essere costretto a farlo.
Ora vorrei che a livello istituzionale e politico un soprassalto di responsabilità ci liberasse dalle norme volute dalla Lega, complice il governo Berlusconi nella loro approvazione e l’indifferenza di molti altri nel loro mantenimento.
Ma l’esperienza fatte in questi anni nel tentativo si stimolare alcuni parlamentari ad occuparsi della registrazione anagrafica dei figli dei sans papier mi induce a pensare che la speranza sia un azzardo (cfr. tag anagrafe)..

23 Maggio 2013Permalink

21 MAGGIO 2013 – Non solo miscellanea

Se hai paura, firma!

La Lega Nord ha aperto una serie di gazebo “per bloccare in via preventiva ogni tentativo di abolire il reato di clandestinità e introdurre lo jus soli” (così leggo su un blog e così mi ha confermato un’amica che mi ha segnalato il problema suggerendomi anche alcuni quotidiani che ne hanno dato notizia):
Introduco due link, uno con una nota informativa da Il giornale e l’altro con una cronaca-testimonianza di un illustre firmatario, Vittorio Feltri.
Che la clandestinità sia reato è una norma fortemente discussa.ai livelli opportuni.
Mi limito anche qui a una informazione con un link.

Chiariti, spero, i termini del problema e della sua contestazione (ma con un buon motore di ricerca è possibile andare oltre quel poco che io propongo) cerco di chiarire a me stessa prima di tutto perché ci sono tante persone che sono attratte dalle firme ‘contro’.

:Sono sempre più convinta della malvagità radicale della cultura della Lega e della luciferina abilità dei percorsi che ha saputo promuovere e che non sono certo attribuibili a ometti meschini come Bossi e i suoi simili, seguaci e affezionati sostenitori:
Hanno saputo cogliere il nucleo profondo della paura di ogni diversità, che caratterizza molto della tradizione più diffusa, lo hanno elaborato, ingigantito, ne hanno identificato gli obiettivi e lo hanno posto a fondamento di ogni agire, privato e politico.
Secondo me era un progetto evidente ma non capito e sottovalutato.
Mi ricordo la campagna del 1996 con la distribuzione delle cartoline che chiedevano al presidente della Repubblica di diventare Rom per avere una diaria di 35.000 lire al giorno.
Ebbe un grande successo di firme e di opinione. Era un falso che ero riuscita a smontare pezzo pezzo, documentando.
Non posso perdonare all’allora presidente Scalfaro di non aver rigettato quella cartaccia che gli arrivava (senza francobollo avendo – ed era ben chiarito – la forma della petizione).
E non posso dimenticare la solitudine assoluta in cui mi mossi (sindaci, deputati, parroci, vescovo, persone autorevoli che ritenevo perbene …), ottenendo beffe e arrogante tolleranza che mettessero il silenziatore a una mia supposta mania, di cui vado orgogliosa perché, anche se ero sola, avevo purtroppo capito.

Se ti senti buono/a, firma!

La campagna per la promozione dello jus soli si muoveva a seguito di uno slogan accattivante, ben costruito e piacque.  Diceva ‘L’Italia sono anch’io’
Oggi quella campagna suona ‘Chi nasce in Italia è italiano’, spostando i termini del protagonismo gioioso all’automatismo di una sequenza nascita-cittadinanza (su cui ben costruisce la cultura della paura). Se qualcuno leggesse la proposta saprebbe che introduce certamente il rovesciamento di un principio ma che la applicazione non è un assoluto.
Non rispondevano a un criterio di automatismo le storie che avevo raccolto ben prima che la campagna fosse aperta e di cui riporto i link
aprile 2011:  Nabila e Bilal 
febbraio 2012: Anna 
marzo 2012: Emmanuel 

Inoltre la presenza in legge di una norma che vieta la registrazione anagrafica dei figli dei sans papier avrebbe dovuto imporre una atteggiamento responsabile e accostare alla campagna ’Italia sono anch’io’ la necessità di una modifica del pacchetto sicurezza.
Riporto in proposito l’articolo che scrissi e che successivamente copiai nel blog il 15 marzo 2011, continuando a proporre informazione reperibile con il tag anagrafe e non solo.

Ho ripreso il  mio tentativo di informare parlamentari, totalmente franato con la conclusione della precedente legislatura, con i nuovi eletti. Ho scritto a quasi tutti i parlamentari Pd e Sel eletti in regione, da alcuni ho ricevuto parole di normale, ma non responsabilizzata cortesia, da altri nulla.
Uno di loro (on. Ettore Rosato – Pd Trieste) ha presentato un’interrogazione che ho trascritto il 29 aprile che espone esattamente i termini della questione, fino alla contraddizione più folle per cui si affida il rispetto di un diritto negato in legge a una circolare.
Certamente la burocrazia corretta e competente può produrre effetti positivi e anche no ( si veda una storia di cittadinanza negata – marzo 2013: Monnalisa)  ma io continuo a chiedermi perché dobbiamo continuare a sopportare silenti e indifferenti  una norma che nega ad alcuni neonati il certificato di nascita.
In Regione l’unica organizzazione che si è inutilmente ma dignitosamente pronunciata è stato il GrIS che il 28 ottobre 2011 ha scritto:

La Corte Costituzionale ci ha recentemente ricordato che i diritti inviolabili dell’uomo, di cui leggiamo negli artt. 2 e 3 della Costituzione, appartengono “ai singoli, non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”. Non possiamo perciò accettare che il diritto alla salute, di cui anche come operatori del settore siamo garanti, e ogni altro diritto inviolabile che appartiene ad ogni essere umano, sia affidato per alcuni bambini alla labilità di una circolare e non a una norma di legge che regoli la nostra convivenza civile.
Chiediamo perciò al Parlamento italiano di modificare con la necessaria urgenza la lettera g)del comma 22 dell’art. 1 della legge 94 del 2009 (cd. pacchetto sicurezza)”.

E se una circolare non basta ci sono altri sotterfugi

Nello scorso mese di gennaio la federconsumatori avvertiva che ‘La nuova procedura online introdotta dal MIUR per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo, infatti, richiede come campo obbligatorio il codice fiscale, di cui gli immigrati irregolari non dispongono’:
Ne ho scritto ad alcuni neoeletti consiglieri comunali e assessori di nuova nomina e due di loro mi hanno immediatamente risposto (e ringrazio) informandomi che l’iscrizione è stata assicurata anche ai privi di codice fiscale (alias ai figli di sans papier) con un  escamotage.
Mi è stato precisato che: “ Da informazioni raccolte con ASGI l’iscrizione è consentita anche in assenza di codice fiscale.L’operatore che inserisce i dati deve solo inserire una serie qualunque (tipo ddddddddddddd) e l’iscrizione è consentita. Resta inteso, inoltre, che è stata promessa una revisione del programma tale da consentire l’assenza del codice fiscale”.
E’ stata promessa una revisione del programma. Sarà mantenuta? Qualcuno vigilerà perché lo sia? Non lo so.
Quello che so è che questo trucco per sfuggire a difficoltà informatiche soddisfa la burocrazia ma non il diritto allo studio e che, come per la circolare che aggira il pacchetto sicurezza, ancora una volta un diritto fondamentale che appartiene a tutti (e che per soggetti a debole contrattualità dovrebbe trovare garanzia nella legge e nelle istituzioni) è affidato a una manovra di aggiramento di leggi infami e di norme insensate.
Perché tutti tacciono? Perché i parlamentari più o meno sedicenti democratici abbozzano?
Perché non ci si rende conto che questo metodo è un’umiliazione per tutti (e non solo un danno per i più deboli) nel momento in  cui non è la Costituzione che ci garantisce ma la correttezza operativa affidata alla lealtà (o all’arbitrio) di alcuni? Ci stiamo avviando a un nuovo feudalesimo e dovremo – come i nostri antenati – imparare a muoverci fra lealtà e fellonia educandoci alla cultura dell’omaggio?

 

21 Maggio 2013Permalink

18 maggio 2013 – Videla e il ‘pacchetto sicurezza’

Ieri è morto Jorge Videla leader della giunta militare argentina responsabile del golpe del 24 marzo del 1976

Uno dei primi commenti è stato quello del Premio Nobel per la pace argentino Adolfo Pérez Esquivel, che per anni ha denunciato gli abusi della dittatura: “Ha passato la vita a provocare danni gravissimi, ed ha marchiato la vita del Paese”, ha detto  “La sua morte elimina la presenza fisica, ma non ciò che ha fatto al Paese”.
Subito dopo la leader delle nonne di Plaza de Mayo, Estela de Carlotto, ha dichiarato: “Un essere spregevole ha lasciato questo mondo… Ha rivendicato tutti i suoi delitti e non si è mai pentito dei crimini commessi”.

Non voglio raccontare la storia di Videla né l’elenco dei processi che lo portarono e lo riportarono in  prigione ma la citazione delle parole di Estela de Carlotto mi richiama a uno dei tanti delitti di Videla, la sottrazione dei figli alle madri che li avevano generati e ai padri che forse mai seppero di essere diventati tali.
A quelle madri, poi eliminate, si sono sostituite le nonne, in uno stravolgimento delle generazioni su cui sarebbe necessario riflettere e speriamo lo faccia il papa argentino cui le nonne si sono rivolte per un aiuto a meglio conoscere la famiglie ‘adottive’ dei neonati rapiti in carcere.

Costruire una generazione fedele e succube.
La distruzione dei genitori in quanto tali per contribuire alla costruzione di una generazione fedele al sistema della giunta militare  ha raggiunto in Argentina vertici che, non per quantità ma per qualità, possono assimilarla al nazismo e ai diversi progetti di cancellazione di intere popolazioni.
Ormai purtroppo sappiamo che le dittature fanno scuola (si dice che Hitler si fosse accuratamente documentato sul genocidio armeno prima di procedere a costruire il suo).

Non posso sottrarmi alle mie riflessioni che da cinque anni mi inducono a ritrovare in Videla l’iniziatore di una scuola che ci riguarda.
Una legge del nostro stato, che abbiamo chiamato ‘pacchetto sicurezza’, prevede che ci siano genitori che, per essere privi di permesso di soggiorno, non possono registrare la nascita dei propri figli, riducendoli a un nulla come gli ebrei e i rom nei lager, un numero senza nome che, per i ‘nostri’ bambini non registrati, nessun documento potrà identificare.
Se poi accorgimenti burocratici rendano possibile la registrazione anagrafica, in ossequio a norme internazionali e per una prudente attenzione alla necessità di non irritare qualche italiano cui siano ancora noti i diritti umani (e  fra queste persone attente finora non è possibile annoverare i parlamentari né di questa né della precedente legislatura), poco importa.
Quel che conta è che il virus è entrato in noi, attraverso quelle norme che ci vincolano in quanto italiani e che sono consolidate per ora dalla paura abilmente indotta e dalla politica della Lega che ne è stata l’iniziatrice e non solo.
Oggi possiamo non guardarne i ‘piccoli’ effetti (che potremmo rimuovere ma non lo facciamo). Domani?

A mia futura memoria riporto il link ad alcuni articoli relativi al dittatore argentino

http://www.repubblica.it/esteri/2013/05/17/news/argentina_morto_ex_dittatore_videla-59005963/?ref=HREC1-5

http://www.corriere.it/esteri/13_maggio_17/argentina-morto-dittatore-videla-ergastolo-desaparecidos_ffb1845c-bef2-11e2-be2c-cd1fc1fbfe0c.shtml

http://www.lastampa.it/2013/05/17/esteri/argentina-addio-all-ex-dittatore-videla-dxOXOV3r82tyK89V1fPa6J/pagina.html

18 Maggio 2013Permalink

4 maggio 2013 – NOTIZIE in FRAMMENTI

UNO

Ho aggiornato le segnalazioni con il calendario di maggio e giugno degli incontri  promossi dal Gruppo Immigrazione Salute Friuli Venezia Giulia della Società italiana di Medicina delle Migrazioni. www.simmweb.it 

Ho inserito anche nella stessa rubrica il programma del  progetto formativo  
IL PIACERE DELLA LEGALITÀ? MONDI A CONFRONTO   Edizione   2013

E infine la presentazione del libro di Ivo Andrić: Buffet Titanic.
(10 maggio ore 18)

DUE

Seguo inoltre lo scorrere sulla piattaforma change.org delle firme per la richiesta di espulsione dal parlamento europeo  dell’on. Borghezio (Lega Nord) a causa delle offese alla signora Cécile Kyange, ministro all’Integrazione.
La petizione è stata presentata il primo maggio e ad oggi – 4 maggio alle 9.40 – ha raggiunto le 72.504 firme.

TRE

Questa sera sarò a Torviscosa (Villa Ilenia 20.30) con lo scrittore Božidar  Stanisić  e il giornalista Max Mauro per presentare il libro dello stesso Mauro  La mia casa è dove sono felice. Storie di emigrati e immigrati.

4 Maggio 2013Permalink

29 aprile 2013 – Fra orrore e disgusto

Ho scritto su facebook ma voglio resti anche qui.
All’orrore della sparatoria di ieri si aggiunge l’indecenza delle interviste a un bambino di 11 anni, figlio dello sparatore.
D’altra parte come si può supporre che in un paese in cui si nega il certificato di nascita ad alcuni neonati per ragioni di razza (senza suscitare dissenso) non sia perfettamente logico strumentalizzare il dolore di un bambino?

Mi è capitato spesso quando, occupandomi del problema della registrazione anagrafica negata per legge ai figli degli immigrati irregolari, mi sentivo chiedere: Mi dica un caso. Inizialmente cercavo pazientemente di spiegare che il caso era la norma discriminatoria e che, se ne avessi conosciuto uno, mai lo avrei reso pubblico a tutela dei protagonisti: Sono vecchia ma non ancora totalmente scema e non sono mai stata irresponsabile.
La cosa è andata avanti per un po’ finché – a fronte delle domande di una giornalista particolarmente petulante – sono sbottata e le ho detto ‘Se le serve un cadavere fresco di giornata se lo cerchi da sé. Io non ne fornisco’.
Ora leggo quello che trascrivo e sono inorridita. ma l’ordine professionale che fa? Certo non può rimediare il danno che questi eroi dell’informazione hanno fatto al bambino, ma almeno sanzioni la violazione di ogni regola professionale (e di un’elementare decenza).

Protesta il Garante. “E’ inaccettabile il comportamento di certa stampa che in preda a una irresistibile ricerca di spettacolarizzazione della notizia rischia di strumentalizzare il ruolo di un minorenne in una vicenda drammatica come quella della sparatoria di ieri davanti Palazzo Chigi” dichiara Vincenzo Spadafora, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. “I mezzi di informazione hanno una grande responsabilità nei confronti dei bambini e degli adolescenti coinvolti in fatti di cronaca e devono pertanto garantire loro una particolare tutela non solo in termini di privacy ma anche e soprattutto di rispetto della loro sensibilità in momenti come questi. Una tutela da anteporre sempre e comunque al dovere di informazione, tanto più se  –  come in questo caso  –  la notizia non esiste. Non sono certamente queste le forme di ascolto che ci interessano” ha concluso il Garante.

29 Aprile 2013Permalink

29 aprile 2013 – Una interrogazione parlamentare

Da tempo chi legge il mio blog sa che mi occupo della iscrizione anagrafica dei figli dei migranti irregolari, diritto loro negato per legge cui rimedia una circolare, strumento per sé volatile che potrebbe essere revocato senza intervento del parlamento (Chi volesse rivedere i termini del problema può far clic sul tag anagrafe, terminus a quo 15 marzo 2011).
I tentativi fatti per ottenere una risposta dal precedente parlamento sono franati con il passaggio a sindaco del comune di Palermo dell’on. Orlando che aveva presentato una proposta di legge di cui, uscito lui di scena, nessuno si è più voluto occupare e che ora non è più all’attenzione del nuovo parlamento.
Convinta che potesse esservi qualche opportunità di ottenere interesse dai parlamentari di nuova legislatura ho scritto (nello spazio a ciò dedicato dei rispettivi siti ufficiali) a 4 senatori e 5 deputati della mia regione, assortiti fra Pd e SEL.
Di questi 3 hanno dato segno di vita attraverso il riscontro automatico, 2 hanno dato una risposta di cortesia, 2 mi hanno in modo diverso comunicato interesse.
So che un senatore è stato sollecitato anche dall’amica Francesca Longo che ringrazio.
Uno di loro, l’on. Rosato, ha presentato una interrogazione a risposta scritta di cui riporto il testo, attendendo la risposta con tanto più interesse ora che, se il governo avrà la fiducia, abbiamo una signora ministro all’integrazione

Interrogazione a risposta scritta 4-00229

presentato da ROSATO Ettore     testo di Martedì 16 aprile 2013, seduta n. 9

 — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
il permesso di soggiorno e la carta di soggiorno consentono agli stranieri presenti sul territorio nazionale regolarmente di accedere ai servizi dello Stato; pertanto, l’esibizione del permesso di soggiorno o della carta è richiesta dagli uffici ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni od altri provvedimenti di interesse dello straniero;
l’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio 1988, n. 286, così come modificato dalla legge 15 luglio 2009, n. 94, prevede che siano fatti salvi dall’obbligo di esibizione di tale documenti da parte dello straniero, i provvedimenti che riguardino l’«accesso alle prestazioni sanitarie […] e quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie»;
in particolare, la legge 15 luglio 2009, n. 94, sostituisce la precedente previsione normativa che estendeva la non sussistenza dell’obbligo a tutti i provvedimenti inerenti «gli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi»;
il decreto legislativo, così novellato, escluderebbe – stando ad una interpretazione restrittiva – la possibilità per lo straniero irregolare di poter registrare anagraficamente la nascita di un figlio in territorio nazionale;
eppure, l’articolo 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo fatta a New York il 20 novembre 1989, che anche l’Italia ha recepito con legge 27 maggio 1991, n. 176, dichiara che «Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi»;
il Ministero dell’interno ha emanato una circolare del 7 agosto 2009, del dipartimento per gli affari interni e territoriali, nella quale si precisa che «per le attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti il soggiorno»;
sebbene la circolare ministeriale abbia contribuito a dirimere il dubbio iniziale circa l’interpretazione dell’articolo 6 del decreto legislativo di cui sopra, affinché tale disposizione non si ponga in contrasto con l’articolo 10 della Costituzione per violazione di norma del diritto internazionale generalmente riconosciuta, sarebbe necessaria una sua modifica –:
se il Governo ritenga opportuno assumere iniziative per attribuire ai contenuti della circolare un valore legislativo, almeno in relazione al punto 3 della stessa. (4-00229)

29 Aprile 2013Permalink

25 aprile 2013 – Vizi mattutini.

Come ogni mattina mi piace attardarmi a letto ascoltando la radio, dal giornale radio delle 6.45 a quello delle 8.45, passando così attraverso la rassegna stampa internazionale e Prima Pagina. Non mi interessa che i giornalisti siano bravi, che io sia o meno consonante con le loro idee, anzi quelli disastrosi (e ce ne sono) mi servono come verifica ci ciò che penso dandomi l’opportunità di leggermi al contrario.
Non è un caso che sopra il mio letto abbia appeso un planisfero visto dall’Australia.

Questa mattina una notizia mi ha dato una scossa.

Un signore spiegava (collegandosi  a due dibattiti già proposti ieri in merito ai diritti dei bambini e ai matrimoni delle coppie gay) e faceva un caso molto interessante e illuminante ben compreso da un giornalista evidentemente informato..
Immaginiamo una donna che abbia una propria figlia (uso provocatoriamente il femminile ma è chiaro che i generi sono due) da lei partorita e riconosciuta. E immaginiamo che questa donna vada a vivere con una compagna e che, di conseguenza, la  figlia sia cresciuta da due mamme.
Immaginiamo che la mamma ‘legale’ (preferisco questo termine a biologica perché mi serve a sottolineare l’avvenuto riconoscimento) muoia.
Quella bambina ha un certificato di nascita con il nome di un solo genitore che non c’è più. Come finirà quella bambina?
La persona che le è stata vicina (possiamo anche dire seconda mamma) non può adottarla (è single) e non ha alcun diritto su di lei (in Italia non esiste vincolo giuridico, matrimonio o altro, per i gay tale da poter intervenire a risolvere un caso come questo).  
Sarà data in adozione? Abbiamo visto bambini strappati a un genitore dall’azione congiunta di assistenti sociali e polizia, a ciò obbligati dalla sentenza di un tribunale. Perché non dovrebbero farlo con chi genitore non è?  
Finirà in un istituto o in una casa –famiglia?
Qualcuno comincia porsi il problema dei diritti collegati a soggetti gay.
Ed è bene ed è urgente ma è altrettanto chiaro, secondo me, che si deve trovare una soluzione (matrimonio o altra ugualmente efficace) che non solo corrisponda al diritto di due adulti a una affettività loro propria che sia riconosciuta ma anche ai diritti e alle necessità delle persone che età o altra fragilità affidi alla loro tutela.

Una analogia che mi turba

Da cinque anni cerco di occuparmi della situazione dei figli di immigrati non comunitari senza permesso di soggiorno. Dal luglio del 2009 per il loro riconoscimento  è necessario presentare un documento che i genitori non hanno: Il permesso di soggiorno. E’ la trappola infernale inventata dal ministro Maroni i cui sodali però non si trovano solo nella Lega, ma ovunque.
Finora infatti  non c’è stato alcun intervento efficace di parlamentari o sollecitazione di sindaci a che la legge venisse modificata, riportando al regime precedente il ‘pacchetto sicurezza’. Tutti paciosamente soddisfatti dall’esistenza di una circolare che prevede il contrario della legge e indifferenti al fatto che potrebbe essere revocata senza neppure darne ragione al parlamento.
Sanno che l’opinione pubblica mediamente si infischia del problema anche perché si è abituata a considerare i migranti oggetti di una eventuale pietà, non di diritti e men che meno estendendo tali diritti ai minori.
Nel disinteresse generale la legge 176/1991,  che è ratifica della convenzione (ONU) di New York, all’art. 7:
1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a esse re allevato da essi.
2. Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

I bambini non votano.

Quando ho cominciato a considerare questo problema ho ritenuto ovvio rivolgermi al sindaco della mia città, convinta che per i sindaci fosse un onore e un dovere assicurarsi l’evidenza della popolazione che nasce e vive sul loro territorio.
Mi aspettavo ponesse il problema. Non è stato così. Ha dimostrato un disinteresse totale e mi sono trovata nell’angosciosa situazione di doverlo rivotare alle elezioni di pochi giorni fa perché l’alternativa che poteva essere forte era peggiore (e si va al ballottaggio).
So che fra dieci giorni sarò di nuovo in cabina consapevole di non essere riuscita a tutelare soggetti deboli.
Ma, ora mi chiedo anche perché l’interesse – doveroso- per i diritti dei gay e dei loro figli non si estenda anche ai figli dei sans papier. Potremmo facilmente immaginare un caso perfettamente sovrapponibile a quello che ho descritto sopra, siano i genitori omo o eterosessuali.
Consideriamo il diritto del bambino come dall’art. 7 che ho trascritto o lo riduciamo a strumento per dar voce a una categoria che finalmente può dire l’elemento identitario che l’accomuna?
E domani la categoria ‘forte’ forse sarà un’altra che verrà sostenuta non per doveroso convincimento ma per opportunistico conformismo.
E’ lo stesso conformismo che ci ha fatto accettare il virus della paura dell’altro con cui la Lega ha creato convincimenti talmente forti da sopire ogni rigetto di tutte le schifezze che è riuscita a far passare. e che, se non ci ha visti consenzienti,  non ci ha resi dissenzienti.
Era diventata, attraverso la colonizzazione del senso comune, la garanzia di ogni sicurezza.
E come tale ha dato coperture anche alla credibilità di altri che con lei si sono mantenuti forza di governo, dalle opportunità per nascondere la corruzione, fino al riconoscimento della nipote di Mubarak.
Molto spesso ho letto nei politici (di ogni parte) la paura a dimostrarsi diversi dal dannato senso comune che aveva vinto.
Che a me questo abbia profondamente turbato evidentemente non conta nulla.
Perché dovrebbe?

25 Aprile 2013Permalink

18 aprile 2013 – Scommetto con me stessa (ore 15)

ore 15
Allora provo la scommessa con me stessa che a questo punto mi appassiona.
Prima che iniziasse il toto presidente io avevo detto a me stessa (e scritto da qualche parte) che la mia personale terna era Bonino, Rodotà, Zagrebelsky:
Adesso Bonino e Zagrebelsky non ci sono e sono contenta che l’essere lasciati in disparte abbia loro risparmiato l’indegno trattamento cui il Pd ha esposto Marini (sia benedetta la dignità di Gabanelli che ha evitato la sconcezza di altri giochi).
Se a certi nomi ero arrivata io a maggior ragione poteva arrivarci il Pd.
Ma non ce l’ha fatta. Perché? Non lo so o meglio non lo voglio sapere.
Quello che a me risulta evidente è l’analogia fra le ignobili sconnesse procedure in atto e il trattamento cui sono stata sottoposta io quando ho posto il problema della registrazione anagrafica dei figli degli immigrati senza permesso di soggiorno sia nell’ambito del Pd e dintorni sia oltre il Pd a sinistra (con tutto l’appoggio che questo coacervo gode da parti della società cd civile più rispettata, sindacato di riferimento compreso).
Il problema che ponevo è stato isolato fra silenzio e beffe senza argomentazioni e senza che tutti i signori protagonisti dell’inciucio col nulla si rendessero conto che si trattava di diritti che coloro che ne venivano privati non potevano difendere da sé.

schede bianche
Ora sembra che il Pd proponga scheda bianca per le prossime due elezioni. Evidentemente vuole
1. –  assicurare  agli elettori di riferimento una pausa di riflessione (versione ufficiale per i media);
2 – garantirsi uno spazio in cui il segretario possa costringere gli elettori ritenuti dominabili all’obbedienza (ad imitazione delle linee cultuali grilliche). Avrà la forza suina del porcellum: io vi ho fatto eleggere quindi obbedienza perché la prossima volta potrebbe essere vicina
Presto sapremo se sarà 1 o 2 o altro.
Vorrei ridere ma non ci riesco.

18 Aprile 2013Permalink