16 febbraio 2014 – La presentazione di un libro e molto di più

Giovedì 20 febbraio, ore 20,30 – Biblioteca Guarneriana, San Daniele del Friuli
Il MoVI Federazione Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di San Daniele del Friuli, organizza una serata di presentazione del libro “Bambini Proibiti” di Marina Frigerio Martina.

Così dice un invito che mi è arrivato poche ore fa. Ne sono felice perché considero molto importante il libro che sarà presentato e di cui ho già scritto in questo blog
il 25 aprile 2012, e il  9 marzo 2013.
E’ un testo cui ho fatto riferimento anche di recente – e precisamente il 10 febbraio – per commentare  lo xenofobo referendum svizzero.
Le analogie con l’attuale situazione italiana dei fatti che l’autrice illustra  sono molto significative.

Poiché temo che non mi sarà possibile andare a San Daniele ho scritto al Sindaco la LETTERA APERTA che trascrivo

Egregio sindaco di San Daniele del Friuli,
sono venuta a sapere della bella iniziativa di presentare, in una sede prestigiosa come la Guarneriana, il lavoro di Marina Frigerio Martina  “Bambini proibiti”, di cui voglio ricordare anche l’importante postfazione del giornalista e scrittore friulano Max Mauro.
Purtroppo mi sarà quasi impossibile essere a San Daniele giovedì prossimo e me ne dolgo perché ritengo che quel libro sia testimonianza della sofferenza che nasce dalla violenza intesa a privare – con l’aggravante di farlo tramite norme accettate in un paese civile – un bambino del legame con la famiglia.
Non si tratta perciò solo di una terribile vicenda accaduta non troppi anni fa in Svizzera. Quel libro infatti è importante perché ci introduce a un problema che le è certamente noto, anche se l’informazione dovuta ai cittadini spesso ne sfugge.
Dal 2009 una legge (n.94 – art. 1  comma 22 lettera g), sovvertendo l’ordinamento precedente, ha stabilito che per registrate la nascita di un nuovo nato in Italia debba essere presentato il permesso di soggiorno.
E’ chiaro che i migranti irregolari così possono essere catalogati proprio perché non possiedono quel documento e se, chiedendo di registrare la nascita del proprio figlio ne segnalano la mancanza, si pongono a rischio di espulsione e comunque il loro figlio tale non sarà per legge.
E’ ragionevole quindi pensare che vi siano bambini nascosti anche in Italia e ne danno testimonianza il quinto e sesto rapporto della Convention on the Rights of the Child.
E’ chiaro che non avere un certificato di nascita significa non avere un’esistenza giuridicamente riconosciuta e che il legame familiare potrà essere certamente vissuto nell’amore per il proprio nato ma spogliato di ogni significato per ciò che implica in altrimenti riconosciuti legami sociali.
Mi è noto che, a pochi giorni dall’approvazione della legge, ciò che la legge nega è stato concesso con circolare (n.19 del 7 Agosto 2009)
Ma, e non entro in ovvie valutazioni sulla precarietà dello strumento amministrativo rispetto a quello legislativo, le chiedo se ritiene rispettoso affidare a una circolare un compito che dovrebbe essere onore di ogni sindaco, quello di avere l’evidenza della popolazione che nasce sul suo territorio e se ritiene che questa situazione sia corretto riferimento al diritto prevalente e prioritario del minore nel momento della sua massima fragilità, quello in cui viene al mondo.
Mi auguro perciò che proprio per la situazione di responsabilità e autorevolezza che attiene al suo ruolo istituzionale voglia sostenere la necessità di modifica della legge 94/2009. Già esiste una proposta di legge (n.740 – primo firmatario on. Rosato) sostenuta da 104 firme di parlamentari alcuni dei quali rappresentanti della nostra regione che, con un semplice articolo e senza oneri finanziari, ci riporterebbe, almeno per questo problema, alla più degna situazione anteriore al 2009..

16 Febbraio 2014Permalink

5 gennaio 2014 – Una storia forse squallida, forse grottesca

Segue uno schema di racconto con il collegamento ai link che consentono a chi voglia saperne di più la lettura dei vari pezzi nel mio blog che, volta per volta, saranno raggiungibili facendo clic sulla parola [qui]
Il tentativo di inserire le immagini del dépliant non è ben riuscito. Correggerò appena possibile

Il 24 gennaio ho aggiungo come mio commento un articolo uscito sul n. 224 di Ho un sogno

La storia nel mio blog comincia il 26 luglio 2013 quando scopro e segnalo che su un dépliant che informa gli utenti dell’azienda ospedaliera in merito ai vari servizi compare la seguente disinformazione:

Denuncia  di nascita
COSA SERVE: documento di identità valido di entrambi i genitori, se stranieri non residenti passaporto o permesso di soggiorno valido
    
[qui]     guida rapida1

E’ evidente che, a norma della  Circolare del Ministero dell’interno n. 19 del 7 Agosto 2009, la dizione scelta dall’azienda ospedaliera è improponibile  (ma, trattandosi di denunce di nascita agisce su delega del sindaco che di tali atti è responsabile: sciatteria su tutti i fronti!)

Il 28 luglio riporto qualche notizia  sulle mie immediate segnalazioni ad esponenti del comune di Udine (sia a livello di giunta che di consiglio)
[qui]
e presento una segnalazione all’azienda ospedaliera il cui testo trascrivo il 4 settembre
[qui]

Il 28 settembre trascrivo la risposta dell’ospedale che si impegna alla correzione del dépliant
[qui]

Il 4 ottobre due amiche scrivono al sindaco e ottengono risposta
[qui]

Da parte mia visito regolarmente la bacheca nell’atrio dell’ospedale, accanto all’ufficio informazioni,  per vedere se l’impegno preso dalla Direzione il 28 settembre 2013 viene rispettato o disatteso.
Ieri, 4 gennaio 2014, trovo il dépliant corretto dove la dizione relativa alle denunce di nascita è così modificata:

Denuncia  di nascita
COSA SERVE: documento di identità valido di entrambi i genitori
Il nuovo dépliant è datato dicembre 2013.    guida rapida2.pdf

Un piccolo passo avanti ma non è l’ultima puntata di questa squallida storia: da cinque anni mi impegno per la modifica della norma modificata dall’ineffabile allora ministro Maroni, uno dei coraggiosi lottatori che hanno identificato in alcuni  neonati  il n emico da combattere e vincere ‘ad maiorem Bossi gloriam’.
Naturalmente, se vengono –come vengono – lasciati fare, prevarranno come prevalgono.
Diceva Nelson Mandela:  “Disumanizzare l’altro significa inevitabilmente disumanizzare se stessi”.

5 Gennaio 2014Permalink

27 dicembre 2013 – La Repubblica intervista il ministro Alfano

Come il solito l’intervista (che in ogni caso tocca più temi) si gioca fra il pressapochismo, i luoghi comuni e sfugge ai problemi che non  fanno opinione, di cui non si fanno carico lobbies utili e anche opportunisticamente attive.
Così ho deciso di scrivere al ministro.
So che non serve ma è l’unico modo che ho per far conoscere (se qualcuno mi legge) ciò che penso.

Lettera aperta al ministro Alfano

Egregio Ministro Alfano
leggo su La Repubblica di oggi, 27 gennaio, la sua intervista e spero riconosca il diritto a una cittadina italiana di farle conoscere un parere su un paio di punti precisi in merito alle opinioni che ha espresso.
Su un punto sono perfettamente d’accordo, quando lei afferma che “La Bossi Fini non può essere liquidata con uno slogan”.
La Bossi Fini è espressione di una cultura che  va ben oltre quel testo e in molte altre norme si esprime e provoca i suoi effetti. Mi soffermerò su uno soltanto ma prima le ricordo un altro passo delle  sue dichiarazioni:  “
ma davvero con la crisi che attanaglia migliaia di famiglie, il Pd ritiene che la proprietà debba essere quella di dare la cittadinanza a chi semplicemente è nato in Italia oppure la cancellazione della Bossi Fini? Per noi invece la priorità è il lavoro”.
Non riesco a capire perché occuparsi della cittadinanza jus soli anziché jus sanguinis  ostacoli l’espressione del dovuto interesse del governo e del parlamento per il problema del lavoro.

Ma lascio perdere anche questo e vengo al punto.
Dopo la Bossi Fini fu approvata nel 2009 la legge 94 (il cd pacchetto sicurezza, fortemente voluto dall’allora ministro Maroni) che contiene altre norme anche indipendenti dalla Bossi Fini. Fra queste norme c’è la negazione della trascrizione degli atti di stato civile a chi non disponga del permesso di soggiorno. Per i matrimoni ha rimediato la Corte Costituzionale, modificando la legge con sentenza  245/2011.
Nessuno invece si però voluto occupare dei neonati, il cui diritto venne così descritto nel 2010 con la risposta dell’allora sottosegretario Davico ad una interrogazione dell’allora on Leoluca Orlando: “E’ stato chiarito che l’eventuale situazione di irregolarità riguarda il genitore e non può andare ad incidere sul minore, il quale ha diritto al riconoscimento del suo status di figlio, legittimo o naturale, indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori stessi. La mancata iscrizione nei registri dello stato civile, pertanto, andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico”.
Senonché questo diritto, così accuratamente descritto anche nelle sue drammatiche  conseguenze, fu affidato a una circolare  (n.19/2009) emanata a pochi giorni dalla legge, una circolare che potreste rimuovere senza scomodare il Parlamento all’espressione di un parere.

Ora disponete di una proposta di legge (n.740, primo firmatario on. Rosato) che, se avesse il consenso del governo, potrebbe venir discussa e sperabilmente dar luogo per le nascita allo stesso rimedio assicurato dall’Alta Corte per i matrimoni senza imporre dibattiti troppo impegnativi.
Mentre mi piacerebbe capire perché costruire persone prive di ogni diritto ad avere dei diritti sia un sostegno alla sicurezza degli italiani e faciliti l’impegno sul problema del lavoro mancante, Le porgo distinti saluti.
Augusta De Piero

27 Dicembre 2013Permalink

4 ottobre 2013 – CIE di carne sempre in attività di servizio – 2

Per fare ordine.  4 settembre.

Ho pubblicato il testo della mia segnalazione all’ospedale di Udine in un pezzo intitolato ‘Naturalmente tacciono’ .
Ero venuta in possesso di un dépliant dell’Ospedale stesso, finalizzato ad informare gli utenti sui servizi e sulle modalità in cui – insieme a una lunga serie di utilissime informazioni – si leggeva alla voce ‘denuncia di nascita’
 “COSA SERVE: documento di identità valido di entrambi i genitori, se stranieri non residenti passaporto o permesso di soggiorno valido” .
Ho ricopiato pedissequamente il testo dalla “Guida rapida all’ospedale” dove si citano come estensori  l’Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine, la sede di Cividale del Friuli e di Gemona del Friuli.

Per fare ordine. 26 settembre  

Scrivo un pezzo intitolato ‘CIE di carne’  anche in risposta a una lettera (prot. 51831) inviatami dall’Ospedale di Udine come riscontro alla mia segnalazione, da poco ricevuta anche se la data del timbro postale è  20 settembre.  
Ne ho scritto nel mio pezzo del 26 settembre e ne riprendo il passo centrale perché è intervenuto un fatto nuovo che voglio commentare senza escludere nessun elemento, almeno di quelli che io riesca a cogliere.

La dott.ssa Paola  Toscani ha approfondito la problematica evidenziata e precisa che l’informazione inerente il “permesso di soggiorno valido”, indicato in alternativa al passaporto per effettuare la denuncia di nascita, non è finalizzata a verificare se sussiste una situazione di irregolarità del migrante, ma ad agevolare lo straniero, offrendogli più di una possibilità. Infatti ai migranti irregolari non è mai stato chiesto il permesso di soggiorno ma solamente ‘un documento’ che potesse accertare l’identità del genitore, come previsto dalla normativa.

Dalle sue osservazioni sembrerebbe che l’indicazione del permesso di soggiorno abbia generato equivoci, pertanto le assicuriamo che nella prossima ristampa della Guida Rapida si provvederà a ometterla.

Nel ringraziarla per la segnalazione che ha fornito l’occasione per migliorare le informazioni sull’accessibilità ai servizi sanitari da parte della popolazione migrante, si coglie l’occasione per inviare i migliori saluti”.

Una osservazione soltanto.
Il problema che ho posto  non è l’eventuale ‘generar di equivoci’ , non questione di  opportunità, ma di ‘legalità’.
Persino la subdola circolare Maroni, con cui nel 2009 il Ministro dell’Interno allora in carica negava ciò che la legge affermava (per evitare penalizzazioni legate alla violazione di norme internazionali) recitava: “Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto” (Circolare del Ministero dell’interno n. 19 del 7 Agosto 2009).
Quindi, se i documenti non devono essere esibiti perché possono essere richiesti?

La lettera dell’Ospedale – che segnalava come mittente la responsabile dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico e citava nel testo la Dottoressa Paola Toscani (mi scuso ma ne ignoro il ruolo) – era giustamente firmata dal dott. Mauro Delendi, direttore generale, perché la normativa prevede che il Sindaco (sul cui ruolo di Ufficiale di Stato Civile, responsabile dei registri su cui si trascrivono gli atti di stato civile, dovrò tornare) possa delegare la registrazione degli Atti di Nascita ai direttori sanitari degli ospedali, così come a Udine è avvenuto.

A qualcuno è stato fatto presente che il documento su cui si svolge la procedura delle registrazioni non contiene la dizione con cui è stato (dis)informato il pubblico.
Ci mancherebbe. Un illecito praticato in un atto ufficiale?
Nemmeno la mia malignità arriva a supporre tanto ma io ritengo fondamentale anche l’informazione generalizzata soprattutto quando proviene da fonte autorevole e, surrettiziamente, sostiene un pregiudizio.
(Comunque chi volesse può verificare l’art. 30 del DPR n. 396/2000 e l’art. 16 comma 2 n. 445/2000).

E infine anche oggi provo a fare ordine

 Due amiche hanno scritto al sindaco di Udine, a seguito delle considerazioni relative alla responsabilità del Sindaco, una lettera con argomentazioni analoghe a quelle della mia segnalazione, e hanno ricevuto – datata 24 settembre PG/U 0128916 e firmata dal dirigente del servizio dott. Paolo Asquini – una lettera che, dopo aver ricordato  ”che analoga nota era già stata presentata direttamente all’Ufficio URP della locale Azienda Ospedaliera , da altra persona”, propone due precisazioni importanti.
1. Ricorda ‘i diritti dei minori figli di immigrati che qualsiasi Amministrazione pubblica italiana deve rispettare’ (dal che ho cominciato ad occuparmene io è la prima volta che la cosa viene detta nell’ambito dell’Amministrazione comunale. Che abbiano finalmente capito? Onore alle due amiche – Adriana Libanetti e Daniela Rosa – che sono riuscite ad ottenere questa risposta).
2 – Però afferma anche Corre l’obbligo di precisare che sia l’Ufficio di Stato Civile di questo Comune, sia la Direzione Sanitaria dell’Azienda ospedaliera, struttura presso la quale si effettuano le dichiarazioni di nascita, che operano in collaborazione pur nei rispettivi distinti ruoli, mai hanno richiesto agli stranieri l’esibizione del permesso di soggiorno in sede di dichiarazione/denuncia di nascita”.
L’ho già scritto sopra: nemmeno io avrei supposto che qualcuno potesse impegnarsi in un simile ignominia. Lasciamo l’excusatio non petita. Ovvio che non l’abbiano fatto.

Che fare?
Ora, ma questo spetta alle forze politiche non agli amministratori in quanto tali, è necessario impegnarsi per la modifica della legge che nel 2009 ha introdotto la matta bestialità dell’esibizione  del permesso di soggiorno.
Finora esiste in parlamento una proposta (n. 340 – primo firmatario on. Rosato, alla cui firma segue quasi un centinaio di firme Pd, quella di SEL dell’on Pellegrino e un paio di Scelta civica). Si trova nel mio blog, ricopiata  in data 17 giugno.
Io spero che questo pluralismo, non numericamente significativo ma reale, serva a facilitare la velocità del dibattito e impedisca perdite di tempo in cui ognuno voglia dimostrare che il partito suo è meglio di quell’altro.
Una volta tanto si concentrino su di un obiettivo in nome della loro dignità di parlamentari che ‘esercitano un ruolo senza vincolo di mandato, quindi, spero, in scienza e coscienza e non ‘in disciplina’ con finalità elettorali asservite a lobby.

Dopo la tragedia di Lampedusa.

Qualcuno comincia ad urlare ‘aboliamo la Bossi Fini’.
E’ una specie di mantra di cui non so si valuti bene il significato.
La Bossi Fini è una delle nostre vergogne nel settore specifico, non la vergogna.
Lasciamo perdere i mantra da esibizionisti e cominciamo a nominare esattamente la norma da modificare. Ecco:
Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 – “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.
Qui sono confluiti la legge Turco-Napolitano, la Bossi- Fini e il ‘pacchetto sicurezza’ (legge 94/2009) di maroniana gestazione, con tutte le modifiche via via cumulatesi.
Ed è su questo testo che bisogna consapevolmente lavorare.

Il contributo specifico dei consiglieri comunali potrebbe essere, nel dolore di tutte quelle morti atroci che hanno colpito anche bambini, quello impegnarsi a non fare dei bambini che nascono a Udine dei morti alla vita giuridicamente riconosciuta.
Dopo il pianto viene il ‘che fare?’
La mia è una proposta.
I figli non possono essere usati come  CIE di carne, strumenti per l’identificazione e l’espulsione dei genitori.

4 Ottobre 2013Permalink

15 agosto 2013 – CIE e ferragosto 3

CIE di Gradisca: Una parlamentare …

Il 13 e 14 agosto ho riportato nel mio blog (e come potevo trasferito su facebook)  i comunicati e le frettolose note dell’on. Serena Pellegrino che anche oggi ha pubblicato una notizia nel sito che si è costruita e a cui rimando per il futuro (www.serenapellegrino.it). Comunico comunque che domani alle 11.45 terrà una conferenza stampa a Gradisca nel piazzale antistante il CIE.
Non sono l’addetta stampa di Serena e l’ho fatto perché era l’unico modo di proporre una voce dall’interno che è stata indubbiamente enfatizzata dall’emergenza della situazione ma di cui nessuno ha potuto soffocare la visibilità.
Però Serena si è messa in gioco e di ciò le va dato onore anche per aver sollevato la voce del senatore Manconi, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.
Non era mai successo e speriamo abbia un seguito.
Il CIE è là – se non vado errata – dal 2006, impenetrabile all’esterno ma non a chi (parlamentari e consiglieri regionali) ha un ruolo per potervi entrare, ruolo che da allora non è stato esercitato o almeno non lo è stato con efficacia.

CIE di Gradisca: …e sette consiglieri regionali

Il 31 luglio i consiglieri regionali Cremaschi, Codega, Dal Zovo, Gratton, Moretti, Pustetto, Travanut hanno presentato, a seguito della visita di alcuni di loro al CIE, l’interpellanza n. 10 di cui riassumo, collegandola per una lettura completa,  i  termini essenziali:
–        eterogeneità delle presenze dal punto di vista della classificazione amministrativa;
–        situazioni di fragilità e vulnerabilità psichica che necessitano di interventi socio sanitari non attuabili dentro un sistema di contenzione;
–         e, cito, “anche le forze dell’Ordine ritengono scarsamente tutelante la situazione sia per le persone trattenute, sia per gli operatori deputati a mantenere le norme di legge, tanto che lo stesso Sindacato di Polizia è intervenuto con numerosi comunicati”.

In definitiva  i consiglieri firmatari, prima di porre le ovvie domande alla giunta,  constatano come : “si ponga un problema umanitario, un problema di diritto ed un problema di efficacia”.
Nulla è accaduto nel consiglio regionale prima dell’intervento dell’on. Pellegrino cui ha fatto seguito (13 agosto) un comunicato stampa di Gianni Torrenti, Assessore all’istruzione, università, ricerca, famiglia, associazionismo, cooperazione, cultura, sport, relazioni internazionali e comunitarie, che qui collego per una eventuale lettura.

Non ho trovato invece comunicati personali della Presidente della Regione salvo qualche brandello di interviste, spero correttamente riportato, in cui chiede la chiusura del CIE.
Mi sembra poco e generico.  Continuerò a cercar di capire soprattutto se la Presidente della Regione, al di là degli auspici, si rende conto che – anche se il CIE venisse chiuso- questi migranti ora e per un futuro non so quanto lungo sono qui e che ci si deve far carico nell’esercizio delle proprie funzioni, partiti di riferimento consentendo o meno, anche dell’ora e del ‘qui’.

Le appartenenze dei consiglieri interpellanti
Volutamente non le collego ai singoli nomi: ci sono 4 Pd, 2 SEL, 1 M5S. Quello che mi interessa è l’eterogeneità delle appartenenze che segnano il rispetto dell’art. 67  della Costituzione (che vale anche per i Consiglieri regionali) “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Poco dopo la formazione del governo Letta c’era stata una stupida polemica in merito (ma poiché le cose stupide hanno successo me ne ero molto –e ancora lo sono –preoccupata).

Ha vinto Erode?

Ora spero che chi se ne ricorda sappia, nell’ambito delle proprie funzioni e con trasparenza, stimolare interventi efficaci non dimenticando la legge che nega ai neonati –figli di immigrati irregolari – il certificato di nascita.
Come ricorda la proposta di legge regionale n. 740, che potrebbe rimuovere questa infamia, è una riforma che non costa nulla (ma cui non sembrano attenti nemmeno i proponenti).
In questo periodo mi interesso di certi antichi miti e mi viene in mente un precedente: il re Erode decise di far ammazzare tutti i bambini di Betlemme per essere certo di liberarsi di uno che gli sfuggì. Nel 2009 il ministro Maroni volle minacciare alcuni bambini per spaventare i migranti e ottenere il consenso di chi si crogiola in una cultura xenofobo razzista. Gli è riuscito?

16 agosto – mattino presto
Trascrivo la segnalazione di un articolo che ho ricevuto e, pur trovandolo molto pertinente, ora non ho tempo di commentare. Ma se qualcuno legge…
http://www.famigliacristiana.it/articolo/bari-al-cara-si-violano-i-diritti-umani.aspx

Un po’ più tardi
http://www.cronachediordinariorazzismo.org/2013/08/in-coma-luomo-caduto-dal-cie-di-gradisca-chiudere-subito-i-cie/

E ancora, dopo una telefonata di Serena

Scritto su fb
Cara Serena, l’adesione dei movimenti è importante ma, ti prego, non dimenticare di essere una parlamentare. Agisci anche sulle regole. Troppi pensano che l’urlo basti.
Ho letto che è stata ritirata la circolare che negava l’uso del cellulare.
 E’ una misura importante e il non piccolo successo va a tuo merito.
Mi hai detto che avevi concordato con il prefetto anche la possibilità dell’uso della mensa per i pasti (i detenuti mangiano in cella) e l’uso di un campetto di calcio.
Forse ai fautori del tutto o nulla sembrerà poco ma ogni misura per umanizzare è un passo,  purché sia un passo e non l’ultima sosta davanti a una porta chiusa. Hai aperto uno spiraglio. Continua, se potessi mettere il piede nella fessura per non far chiudere quella porta lo farei.
Speriamo e attendiamo con trepidazione lo scioglimento della prognosi per il cittadino del Marocco in coma farmacologico.

 

15 Agosto 2013Permalink

18 giugno 2013 – Cercando di rendere visibili i bambini fantasma.

Ieri nel mio blog ho scritto dei bambini fantasma, considerando la proposta di legge di cui ho riportato il testo come un primo possibile sguardo su di loro o almeno per non  essere coloro che si rendono disponibili a produrne.
Oggi ne ho scritto al Sindaco di Udine. So bene che non è compito suo votare leggi, ma sollecitare iniziative necessarie a tutela dei soggetti più deboli sì.
Ne ho mandato copia anche ad alcuni assessori e consiglieri comunali.
Se qualche cosa accadrà ne darò notizia.

Lettera aperta

Egregio prof Honsell,
con questa lettera mi rivolgo al Sindaco della città dove sono nata e vivo per segnalare una questione che da anni mi tormenta.
Nel 2009 quando fu approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza venne introdotta una modifica, secondo me di squallida portata storica, alla norma che era stata introdotta con la legge Turco Napolitano e rispettata persino dalla Bossi Fini.
Precedentemente al 2009 infatti il testo unico sull’immigrazione non richiedeva l’esibizione del permesso di soggiorno per alcuni documenti tra cui gli atti di stato civile o inerenti l’accesso a pubblici servizi.
Nel 2009, con la legge 94 (lettera g, comma 22, art. 1) si impose la presentazione del permesso di soggiorno anche per la registrazione degli atti di stato civile.
Lo stesso governo che aveva voluto quella norma, blindandola con un voto di fiducia, non potendo violare norme internazionali che impongono la registrazione anagrafica per ogni nuovo nato, intervenne con una circolare ‘interpretativa’ che consente ciò che la legge nega.
Vedo in questo anche un vulnus al ruolo del sindaco, custode dell’evidenza della popolazione del suo comune, che non può rifiutare ai nuovi nati il certificato di nascita, accontentandosi della labilità di una circolare che potrebbe essere abrogata senza intervento parlamentare.

So che ora si propongono iniziative non solo per il passaggio dal principio di jus sanguinis a quello di jus soli, come fondamento della cittadinanza, ma anche per ripristinare il regime precedente il 2009 per ciò che concerne la registrazione anagrafica, registrazione che non consegue automaticamente dall’attribuzione della cittadinanza, quale che sia, come ho scoperto essere convinzione di molti (per chiarezza mi riferisco alla pdl 740/2013).

Purtroppo per la questione dello jus soli il significato delle proposte è affogato dentro un bellissimo slogan ‘L’Italia sono anch’io’ che spesso nasconde il necessario approccio al tema, che merita certamente adesione ma deve accompagnato da quella consapevolezza critica che è la condizione necessaria per ogni efficace attuazione di un principio.
Per la registrazione anagrafica non è così. La modifica necessaria e – a mio parere anche urgente- della norma in vigore passa attraverso la correttezza della legge, per non ridursi a fonte di emozioni, piacevoli a viversi ma inutili a dare dignità alla vita stessa di coloro cui il riconoscimento di tale dignità è sottratto all’origine. E in una operazione del genere il linguaggio è tecnico. Altrimenti si riduce a beffa.

La prego quindi di fare, ciò che è possibile avvalendosi dell’autorevolezza che il suo ruolo consente, per sostenere lo spirito di tali iniziative e assicurare quindi ai nuovi nati nel comune di Udine il diritto (non la conseguenza di una benevolenza burocratica) a disporre di quel certificato di nascita che li rende legalmente  componenti di una famiglia, riconoscendone ai genitori il diritto – dovere di tutela,  e che li rende cittadini italiani (o d’altro stato finché viga il principio dello jus sanguinis)

Ora ce lo chiede anche il 6o Rapporto del Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) – rapporto presentato al Parlamento all’inizio del mese – che raccomanda al Parlamento: “ …di attuare una riforma legislativa che garantisca il diritto alla registrazione per tutti i minori, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori” (Cap 3.1).
Il Rapporto dello scorso anno così descriveva la condizione di famiglie naturali e non legalmente riconosciute di bambini non registrati all’anagrafe: “ … la scarsa conoscenza dei contenuti di questa circolare, in primo luogo tra le donne immigrate prive di permesso di soggiorno, rende necessario  promuovere una reale e diffusa campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita senza che questo comporti alcun rischio per le loro famiglie. Si deve comunque sottolineare come la Circolare Ministeriale non sia una fonte primaria del diritto e di conseguenza sia suscettibile di essere modificata o revocata dal potere esecutivo senza bisogno di alcun passaggio parlamentare.
Il timore, quindi, di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori”.

Ringraziandola per l’attenzione porgo distinti saluti
Augusta De Piero

18 Giugno 2013Permalink

21 MAGGIO 2013 – Non solo miscellanea

Se hai paura, firma!

La Lega Nord ha aperto una serie di gazebo “per bloccare in via preventiva ogni tentativo di abolire il reato di clandestinità e introdurre lo jus soli” (così leggo su un blog e così mi ha confermato un’amica che mi ha segnalato il problema suggerendomi anche alcuni quotidiani che ne hanno dato notizia):
Introduco due link, uno con una nota informativa da Il giornale e l’altro con una cronaca-testimonianza di un illustre firmatario, Vittorio Feltri.
Che la clandestinità sia reato è una norma fortemente discussa.ai livelli opportuni.
Mi limito anche qui a una informazione con un link.

Chiariti, spero, i termini del problema e della sua contestazione (ma con un buon motore di ricerca è possibile andare oltre quel poco che io propongo) cerco di chiarire a me stessa prima di tutto perché ci sono tante persone che sono attratte dalle firme ‘contro’.

:Sono sempre più convinta della malvagità radicale della cultura della Lega e della luciferina abilità dei percorsi che ha saputo promuovere e che non sono certo attribuibili a ometti meschini come Bossi e i suoi simili, seguaci e affezionati sostenitori:
Hanno saputo cogliere il nucleo profondo della paura di ogni diversità, che caratterizza molto della tradizione più diffusa, lo hanno elaborato, ingigantito, ne hanno identificato gli obiettivi e lo hanno posto a fondamento di ogni agire, privato e politico.
Secondo me era un progetto evidente ma non capito e sottovalutato.
Mi ricordo la campagna del 1996 con la distribuzione delle cartoline che chiedevano al presidente della Repubblica di diventare Rom per avere una diaria di 35.000 lire al giorno.
Ebbe un grande successo di firme e di opinione. Era un falso che ero riuscita a smontare pezzo pezzo, documentando.
Non posso perdonare all’allora presidente Scalfaro di non aver rigettato quella cartaccia che gli arrivava (senza francobollo avendo – ed era ben chiarito – la forma della petizione).
E non posso dimenticare la solitudine assoluta in cui mi mossi (sindaci, deputati, parroci, vescovo, persone autorevoli che ritenevo perbene …), ottenendo beffe e arrogante tolleranza che mettessero il silenziatore a una mia supposta mania, di cui vado orgogliosa perché, anche se ero sola, avevo purtroppo capito.

Se ti senti buono/a, firma!

La campagna per la promozione dello jus soli si muoveva a seguito di uno slogan accattivante, ben costruito e piacque.  Diceva ‘L’Italia sono anch’io’
Oggi quella campagna suona ‘Chi nasce in Italia è italiano’, spostando i termini del protagonismo gioioso all’automatismo di una sequenza nascita-cittadinanza (su cui ben costruisce la cultura della paura). Se qualcuno leggesse la proposta saprebbe che introduce certamente il rovesciamento di un principio ma che la applicazione non è un assoluto.
Non rispondevano a un criterio di automatismo le storie che avevo raccolto ben prima che la campagna fosse aperta e di cui riporto i link
aprile 2011:  Nabila e Bilal 
febbraio 2012: Anna 
marzo 2012: Emmanuel 

Inoltre la presenza in legge di una norma che vieta la registrazione anagrafica dei figli dei sans papier avrebbe dovuto imporre una atteggiamento responsabile e accostare alla campagna ’Italia sono anch’io’ la necessità di una modifica del pacchetto sicurezza.
Riporto in proposito l’articolo che scrissi e che successivamente copiai nel blog il 15 marzo 2011, continuando a proporre informazione reperibile con il tag anagrafe e non solo.

Ho ripreso il  mio tentativo di informare parlamentari, totalmente franato con la conclusione della precedente legislatura, con i nuovi eletti. Ho scritto a quasi tutti i parlamentari Pd e Sel eletti in regione, da alcuni ho ricevuto parole di normale, ma non responsabilizzata cortesia, da altri nulla.
Uno di loro (on. Ettore Rosato – Pd Trieste) ha presentato un’interrogazione che ho trascritto il 29 aprile che espone esattamente i termini della questione, fino alla contraddizione più folle per cui si affida il rispetto di un diritto negato in legge a una circolare.
Certamente la burocrazia corretta e competente può produrre effetti positivi e anche no ( si veda una storia di cittadinanza negata – marzo 2013: Monnalisa)  ma io continuo a chiedermi perché dobbiamo continuare a sopportare silenti e indifferenti  una norma che nega ad alcuni neonati il certificato di nascita.
In Regione l’unica organizzazione che si è inutilmente ma dignitosamente pronunciata è stato il GrIS che il 28 ottobre 2011 ha scritto:

La Corte Costituzionale ci ha recentemente ricordato che i diritti inviolabili dell’uomo, di cui leggiamo negli artt. 2 e 3 della Costituzione, appartengono “ai singoli, non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”. Non possiamo perciò accettare che il diritto alla salute, di cui anche come operatori del settore siamo garanti, e ogni altro diritto inviolabile che appartiene ad ogni essere umano, sia affidato per alcuni bambini alla labilità di una circolare e non a una norma di legge che regoli la nostra convivenza civile.
Chiediamo perciò al Parlamento italiano di modificare con la necessaria urgenza la lettera g)del comma 22 dell’art. 1 della legge 94 del 2009 (cd. pacchetto sicurezza)”.

E se una circolare non basta ci sono altri sotterfugi

Nello scorso mese di gennaio la federconsumatori avvertiva che ‘La nuova procedura online introdotta dal MIUR per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo, infatti, richiede come campo obbligatorio il codice fiscale, di cui gli immigrati irregolari non dispongono’:
Ne ho scritto ad alcuni neoeletti consiglieri comunali e assessori di nuova nomina e due di loro mi hanno immediatamente risposto (e ringrazio) informandomi che l’iscrizione è stata assicurata anche ai privi di codice fiscale (alias ai figli di sans papier) con un  escamotage.
Mi è stato precisato che: “ Da informazioni raccolte con ASGI l’iscrizione è consentita anche in assenza di codice fiscale.L’operatore che inserisce i dati deve solo inserire una serie qualunque (tipo ddddddddddddd) e l’iscrizione è consentita. Resta inteso, inoltre, che è stata promessa una revisione del programma tale da consentire l’assenza del codice fiscale”.
E’ stata promessa una revisione del programma. Sarà mantenuta? Qualcuno vigilerà perché lo sia? Non lo so.
Quello che so è che questo trucco per sfuggire a difficoltà informatiche soddisfa la burocrazia ma non il diritto allo studio e che, come per la circolare che aggira il pacchetto sicurezza, ancora una volta un diritto fondamentale che appartiene a tutti (e che per soggetti a debole contrattualità dovrebbe trovare garanzia nella legge e nelle istituzioni) è affidato a una manovra di aggiramento di leggi infami e di norme insensate.
Perché tutti tacciono? Perché i parlamentari più o meno sedicenti democratici abbozzano?
Perché non ci si rende conto che questo metodo è un’umiliazione per tutti (e non solo un danno per i più deboli) nel momento in  cui non è la Costituzione che ci garantisce ma la correttezza operativa affidata alla lealtà (o all’arbitrio) di alcuni? Ci stiamo avviando a un nuovo feudalesimo e dovremo – come i nostri antenati – imparare a muoverci fra lealtà e fellonia educandoci alla cultura dell’omaggio?

 

21 Maggio 2013Permalink

18 maggio 2013 – Videla e il ‘pacchetto sicurezza’

Ieri è morto Jorge Videla leader della giunta militare argentina responsabile del golpe del 24 marzo del 1976

Uno dei primi commenti è stato quello del Premio Nobel per la pace argentino Adolfo Pérez Esquivel, che per anni ha denunciato gli abusi della dittatura: “Ha passato la vita a provocare danni gravissimi, ed ha marchiato la vita del Paese”, ha detto  “La sua morte elimina la presenza fisica, ma non ciò che ha fatto al Paese”.
Subito dopo la leader delle nonne di Plaza de Mayo, Estela de Carlotto, ha dichiarato: “Un essere spregevole ha lasciato questo mondo… Ha rivendicato tutti i suoi delitti e non si è mai pentito dei crimini commessi”.

Non voglio raccontare la storia di Videla né l’elenco dei processi che lo portarono e lo riportarono in  prigione ma la citazione delle parole di Estela de Carlotto mi richiama a uno dei tanti delitti di Videla, la sottrazione dei figli alle madri che li avevano generati e ai padri che forse mai seppero di essere diventati tali.
A quelle madri, poi eliminate, si sono sostituite le nonne, in uno stravolgimento delle generazioni su cui sarebbe necessario riflettere e speriamo lo faccia il papa argentino cui le nonne si sono rivolte per un aiuto a meglio conoscere la famiglie ‘adottive’ dei neonati rapiti in carcere.

Costruire una generazione fedele e succube.
La distruzione dei genitori in quanto tali per contribuire alla costruzione di una generazione fedele al sistema della giunta militare  ha raggiunto in Argentina vertici che, non per quantità ma per qualità, possono assimilarla al nazismo e ai diversi progetti di cancellazione di intere popolazioni.
Ormai purtroppo sappiamo che le dittature fanno scuola (si dice che Hitler si fosse accuratamente documentato sul genocidio armeno prima di procedere a costruire il suo).

Non posso sottrarmi alle mie riflessioni che da cinque anni mi inducono a ritrovare in Videla l’iniziatore di una scuola che ci riguarda.
Una legge del nostro stato, che abbiamo chiamato ‘pacchetto sicurezza’, prevede che ci siano genitori che, per essere privi di permesso di soggiorno, non possono registrare la nascita dei propri figli, riducendoli a un nulla come gli ebrei e i rom nei lager, un numero senza nome che, per i ‘nostri’ bambini non registrati, nessun documento potrà identificare.
Se poi accorgimenti burocratici rendano possibile la registrazione anagrafica, in ossequio a norme internazionali e per una prudente attenzione alla necessità di non irritare qualche italiano cui siano ancora noti i diritti umani (e  fra queste persone attente finora non è possibile annoverare i parlamentari né di questa né della precedente legislatura), poco importa.
Quel che conta è che il virus è entrato in noi, attraverso quelle norme che ci vincolano in quanto italiani e che sono consolidate per ora dalla paura abilmente indotta e dalla politica della Lega che ne è stata l’iniziatrice e non solo.
Oggi possiamo non guardarne i ‘piccoli’ effetti (che potremmo rimuovere ma non lo facciamo). Domani?

A mia futura memoria riporto il link ad alcuni articoli relativi al dittatore argentino

http://www.repubblica.it/esteri/2013/05/17/news/argentina_morto_ex_dittatore_videla-59005963/?ref=HREC1-5

http://www.corriere.it/esteri/13_maggio_17/argentina-morto-dittatore-videla-ergastolo-desaparecidos_ffb1845c-bef2-11e2-be2c-cd1fc1fbfe0c.shtml

http://www.lastampa.it/2013/05/17/esteri/argentina-addio-all-ex-dittatore-videla-dxOXOV3r82tyK89V1fPa6J/pagina.html

18 Maggio 2013Permalink

4 maggio 2013 – NOTIZIE in FRAMMENTI

UNO

Ho aggiornato le segnalazioni con il calendario di maggio e giugno degli incontri  promossi dal Gruppo Immigrazione Salute Friuli Venezia Giulia della Società italiana di Medicina delle Migrazioni. www.simmweb.it 

Ho inserito anche nella stessa rubrica il programma del  progetto formativo  
IL PIACERE DELLA LEGALITÀ? MONDI A CONFRONTO   Edizione   2013

E infine la presentazione del libro di Ivo Andrić: Buffet Titanic.
(10 maggio ore 18)

DUE

Seguo inoltre lo scorrere sulla piattaforma change.org delle firme per la richiesta di espulsione dal parlamento europeo  dell’on. Borghezio (Lega Nord) a causa delle offese alla signora Cécile Kyange, ministro all’Integrazione.
La petizione è stata presentata il primo maggio e ad oggi – 4 maggio alle 9.40 – ha raggiunto le 72.504 firme.

TRE

Questa sera sarò a Torviscosa (Villa Ilenia 20.30) con lo scrittore Božidar  Stanisić  e il giornalista Max Mauro per presentare il libro dello stesso Mauro  La mia casa è dove sono felice. Storie di emigrati e immigrati.

4 Maggio 2013Permalink

25 aprile 2013 – Vizi mattutini.

Come ogni mattina mi piace attardarmi a letto ascoltando la radio, dal giornale radio delle 6.45 a quello delle 8.45, passando così attraverso la rassegna stampa internazionale e Prima Pagina. Non mi interessa che i giornalisti siano bravi, che io sia o meno consonante con le loro idee, anzi quelli disastrosi (e ce ne sono) mi servono come verifica ci ciò che penso dandomi l’opportunità di leggermi al contrario.
Non è un caso che sopra il mio letto abbia appeso un planisfero visto dall’Australia.

Questa mattina una notizia mi ha dato una scossa.

Un signore spiegava (collegandosi  a due dibattiti già proposti ieri in merito ai diritti dei bambini e ai matrimoni delle coppie gay) e faceva un caso molto interessante e illuminante ben compreso da un giornalista evidentemente informato..
Immaginiamo una donna che abbia una propria figlia (uso provocatoriamente il femminile ma è chiaro che i generi sono due) da lei partorita e riconosciuta. E immaginiamo che questa donna vada a vivere con una compagna e che, di conseguenza, la  figlia sia cresciuta da due mamme.
Immaginiamo che la mamma ‘legale’ (preferisco questo termine a biologica perché mi serve a sottolineare l’avvenuto riconoscimento) muoia.
Quella bambina ha un certificato di nascita con il nome di un solo genitore che non c’è più. Come finirà quella bambina?
La persona che le è stata vicina (possiamo anche dire seconda mamma) non può adottarla (è single) e non ha alcun diritto su di lei (in Italia non esiste vincolo giuridico, matrimonio o altro, per i gay tale da poter intervenire a risolvere un caso come questo).  
Sarà data in adozione? Abbiamo visto bambini strappati a un genitore dall’azione congiunta di assistenti sociali e polizia, a ciò obbligati dalla sentenza di un tribunale. Perché non dovrebbero farlo con chi genitore non è?  
Finirà in un istituto o in una casa –famiglia?
Qualcuno comincia porsi il problema dei diritti collegati a soggetti gay.
Ed è bene ed è urgente ma è altrettanto chiaro, secondo me, che si deve trovare una soluzione (matrimonio o altra ugualmente efficace) che non solo corrisponda al diritto di due adulti a una affettività loro propria che sia riconosciuta ma anche ai diritti e alle necessità delle persone che età o altra fragilità affidi alla loro tutela.

Una analogia che mi turba

Da cinque anni cerco di occuparmi della situazione dei figli di immigrati non comunitari senza permesso di soggiorno. Dal luglio del 2009 per il loro riconoscimento  è necessario presentare un documento che i genitori non hanno: Il permesso di soggiorno. E’ la trappola infernale inventata dal ministro Maroni i cui sodali però non si trovano solo nella Lega, ma ovunque.
Finora infatti  non c’è stato alcun intervento efficace di parlamentari o sollecitazione di sindaci a che la legge venisse modificata, riportando al regime precedente il ‘pacchetto sicurezza’. Tutti paciosamente soddisfatti dall’esistenza di una circolare che prevede il contrario della legge e indifferenti al fatto che potrebbe essere revocata senza neppure darne ragione al parlamento.
Sanno che l’opinione pubblica mediamente si infischia del problema anche perché si è abituata a considerare i migranti oggetti di una eventuale pietà, non di diritti e men che meno estendendo tali diritti ai minori.
Nel disinteresse generale la legge 176/1991,  che è ratifica della convenzione (ONU) di New York, all’art. 7:
1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a esse re allevato da essi.
2. Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

I bambini non votano.

Quando ho cominciato a considerare questo problema ho ritenuto ovvio rivolgermi al sindaco della mia città, convinta che per i sindaci fosse un onore e un dovere assicurarsi l’evidenza della popolazione che nasce e vive sul loro territorio.
Mi aspettavo ponesse il problema. Non è stato così. Ha dimostrato un disinteresse totale e mi sono trovata nell’angosciosa situazione di doverlo rivotare alle elezioni di pochi giorni fa perché l’alternativa che poteva essere forte era peggiore (e si va al ballottaggio).
So che fra dieci giorni sarò di nuovo in cabina consapevole di non essere riuscita a tutelare soggetti deboli.
Ma, ora mi chiedo anche perché l’interesse – doveroso- per i diritti dei gay e dei loro figli non si estenda anche ai figli dei sans papier. Potremmo facilmente immaginare un caso perfettamente sovrapponibile a quello che ho descritto sopra, siano i genitori omo o eterosessuali.
Consideriamo il diritto del bambino come dall’art. 7 che ho trascritto o lo riduciamo a strumento per dar voce a una categoria che finalmente può dire l’elemento identitario che l’accomuna?
E domani la categoria ‘forte’ forse sarà un’altra che verrà sostenuta non per doveroso convincimento ma per opportunistico conformismo.
E’ lo stesso conformismo che ci ha fatto accettare il virus della paura dell’altro con cui la Lega ha creato convincimenti talmente forti da sopire ogni rigetto di tutte le schifezze che è riuscita a far passare. e che, se non ci ha visti consenzienti,  non ci ha resi dissenzienti.
Era diventata, attraverso la colonizzazione del senso comune, la garanzia di ogni sicurezza.
E come tale ha dato coperture anche alla credibilità di altri che con lei si sono mantenuti forza di governo, dalle opportunità per nascondere la corruzione, fino al riconoscimento della nipote di Mubarak.
Molto spesso ho letto nei politici (di ogni parte) la paura a dimostrarsi diversi dal dannato senso comune che aveva vinto.
Che a me questo abbia profondamente turbato evidentemente non conta nulla.
Perché dovrebbe?

25 Aprile 2013Permalink